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giovedì 20 ottobre 2011

Non seguiamo le pedine


Basterebbero due dati. Il primo, Mario Draghi che da ragione agli indignados. Il secondo, l'elenco completo degli organizzatori della manifestazione del 15 ottobre: "Arci, Attac Italia, Unicobas, Cobas, Cub, Federazione Anarchica Italiana, Federazione della Sinistra, Gruppo Abele, Popolo Viola, Legambiente, Partito comunista dei lavoratori, Rete 28 Aprile-CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Critica, Snater, USB".

Praticamente tutti soggetti nuovi, davvero alternativi, e soprattutto campioni di coerenza. Questi gruppi e partiti (con rispettivi sostenitori), che non si sfilerebbero mai dal fronte comune con Monti, Draghi, Prodi in nome della lotta a Berlusconi e per i quali i moniti di Moodys e dell'Unione europea sono il vangelo, hanno avuto la faccia tosta di mettere su all'improvviso una manifestazione contro il pagamento del debito e lo strapotere delle banche, che poi si è rivelata la copia sputata di tutte le altre piazzate romane degli ultimi 20 anni (canti, balli, girotondi, urli qualunquisti e cartelli variopinti contro il nano, dopodichè...tutti a casa). Non sono esclusi i partiti trotzkoidi critici del PD e di Vendola, che ormai si possono scorgere sempre più spesso insieme alla  vecchia "casa madre" SEL-PRC in cortei, tavole rotonde ecc.
Dalla loro i senza ritegno hanno anche la provvidenziale gazzarra mediatica sui black bloc, che hanno movimentato la festa: così qualunque "osservatore" può fregarsene bellamente di sottolineare l'unico risvolto importante, e cioè che in Italia un personale politico e associativo asservito alla grande finanza ha organizzato un evento di protesta...contro la finanza, con una "piattaforma" di 3 parole in croce e con "indignati" presi SOLO ed esclusivamente dalle loro nicchie elettorali (la presunta "base buona").
 
Di elementi oscuri sul vero significato della trappola di sabato ne erano saltati fuori parecchi: c'è chi si è accorto che la pagina Facebook sull'evento era collegata a quelle di Obama, del popolo viola o di altre fesserie antiberlusconiane e anticasta, oppure chi ha riconosciuto guardando le interviste televisive ai portavoce degli indignados (prima del 15) le facce di ragazzi solitamente ospitati da Michele Santoro in veste di esponenti del popolo viola o dei gruppi studenteschi dell'onda anti-Gelmini (affiliati ai partiti). La stessa manifestazione è stata preceduta da una analoga di prova a Bologna: in cui già si poteva vedere la solita fauna giovanile mista (dai centri sociali ai vendoliani più di bocca buona) uscirsene con slogan pericolosamente confusionari contro il debito e le banche, senza critica precisa ai veri responsabili della crisi (ma biascicando altri capri espiatori: il governo, i politici corrotti, addirittura "lo stato"!). Era stata preparata da giorni una trappola che rientra in una più ampia strategia pianificata dell'assorbimento e dell'oscuramento, messa in atto dall'ammucchiata "sinistra" da circa un paio d'anni.

Da tempo tutte le realtà al di fuori dello schema destra/sinistra sono sotto osservazione dei poteri forti, tramite le sue pedine di centrosinistra: dai parlamentari trombati ai movimenti e sindacati controllati dai partiti, dagli intellettuali bombardatori ai provocatori megalomani di paese, ecc. 
Dato che le nuove realtà stanno iniziando ad acquisire un minimo grado di notorietà e seguaci presso il popolo (quello vero!), queste pedine ne le rimasticano parole d'ordine e trasfigurano ai limiti del grottesco i loro punti fondamentali: copia, taglia, incolla per vanificare l'impegno di poche, ma coerenti avanguardie e confonderlo con le carnevalate dei più reazionari e venduti che esistano: il "popolo di sinistra". 
I figli della classe media aristocratica, le stesse facce che si vedono al leoncavallo, nelle fabbriche di nichi e tra il popolo viola (per i quali "l'ILVA deve rimanere aperta" e "Gheddafi va scacciato con le bombe"), si sono limitati a imparare 4 parole nuove navigando per qualche ora in internet (tipo debito, signoraggio, BCE, Draghi) e a sciorinarle alle telecamere del tg3 a Roma e Bologna. Costoro non hanno scippato "ai buoni" la manifestazione (che hanno organizzato) ma fatto molto di peggio: hanno letteralmente scippato il linguaggio e i contenuti anticapitalisti di tutte le tendenze critiche della dicotomia Destra/Sinistra. E se lo hanno fatto in maniera così deliberata e spavalda lo scorso sabato, vuol dire che d'ora in poi lo faranno in ogni altra occasione e ambito.

Chissà poi come mai persino il Tg1 di Minzolini, quello del presunto minculpop di regime, stavolta non è stato il megafono del manganello (vedi scontri di Genova, 2001) ma fin da subito ha preso le parti dei manifestanti parlando apertamente di infiltrati isolati (mandando in onda tanto di filmati di prova). E chissà come mai nessuno (nè gli opinionisti e pensatori dei mass-media, nè la "base" che è andata a Roma) ha voglia di ricordare che quel poco di piattaforma ambigua di questa bella protesta indignata era basata sulla questione "stop BCE", non sulla questione "Berlusconi, dimettiti". 
I motivi sono presto detti. Innanzitutto, si sta spingendo ogni italiano che voglia protestare davvero o a riconoscersi nei militanti "pacifici" minacciati dagli intrusi, appartenenti al gregge dei partiti del centrosinistra, oppure viceversa a solidarizzare con le tute nere, raffigurati (anche grazie a storie commoventi che circolano in queste ore sui rotocalchi e riprese dalla galassia antagonista - trotzkisti, stalinisti, centrosocialisti ecc.) come scusabilissimi trentenni precari timidi e gentili diventati violenti sfasciatori di negozi e d'auto per sfogarsi della propria situazione di vita; ed è appunto questo il modello offerto alle menti più critiche di cui vengono strumentalizzate apposta le inclinazioni estremistico-radicali più grezze (secondo cui se salta un bancomat non ce frega giustamente niente!).

Non vengono offerte terze soluzioni a questa (falsissima) contrapposizione, così se qualcuno è schifato sia dagli indignados arcobaleno che dalle violenze dai provocatori sfasciatutto in odore di servizi (come per i romani che ci hanno rimesso l'auto o il negozio) manderà naturalmente al diavolo l'anticapitalismo e chi lo porta realmente avanti - come infatti sta già avvenendo senza che agli indignati freghi alcunchè. 
E com' è prevedibile, si vuole che tutti confondano il tema della difesa di welfare e diritti sociali (contro gli interessi delle banche e le manovre europee) e quello solito della caduta del governo, mantenendo sempre il secondo obiettivo come primario rispetto al primo. Il che significa oscurare e silenziare i soggetti politici e culturali difensori della nostra sovranità, dando il diritto di parola solo ai fasulli indignados sovvenzionati da Soros.

Se solo in queste piazzate si possono trovare le "avanguardie", e tutto ciò che sta al di fuori è retroguardia, molto meglio (è una modesta opinione dello scrivente) dialogare con la retroguardia. Questi 4 gaglioffi (rumorosi quando si uniscono in piazza, ma sempre pochi - e sempre gaglioffi) possono continuare a rubare tutta l'attenzione pubblica, diffamare i coerenti per prendersene i meriti, giocare agli indignati divertendosi, mentre i loro beniamini fanno i voleri di Wall Street, degli Usa e del sionismo, ma almeno accorgiamoci della tattica pericolosa e subdola che stanno conducendo. E vendiamo loro cara la pelle - che già ci stanno strappando di dosso.

Andrea Russo

lunedì 6 giugno 2011

LA SCUOLA E' APERTA A TUTTI 2 parte: Moratti Fioroni


L. n.53/2003: La struttura gerarchica della Riforma Moratti

L’agibilità democratico-sindacale e gli spazi di libertà e legalità presenti all'interno dell'istituzione scolastica pubblica , hanno subito colpi durissimi, dopo l'autonomia, infatti le scelte politiche dei governi nella loro alternanza si sono mossi in direzione univoca , costruendo un sistema alternativo a quello ipotizzato e delineato dalla Carta Costituzionale.

Sia l’istituzione della cosiddetta “autonomia scolastica” che poi l’applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come “riforma Moratti”), hanno determinato una profonda disparità di funzioni e redditi all'interno della scuola sulla base di “meriti” e competenze eregendo di fatto una struttura oligarchica e verticistica che segna in maniera definitiva la gestione autoritaria dei singoli istituti modo autoritario.
Di fatto si è costituito un sistema gerarchico che ha pregiudicato definitivamente il residuo di democrazia collegiale generando una situazione di subalternità ai poteri politici ed economici territoriali.

Liberandosi di ogni ambiguità con la legge Moratti si introduce il modello aziendalistico prevedendo dopo la scuola media un duplice canale, uno per la futura classe dirigente (i Licei) e un altro per la classe subalterna . Ovviamente la disparità che si veniva a determinare presupponeva anche una diversa organizzazione , nasce così il modello “spezzatino”, orari minimi e differenziati a seconda delle esigenze ore aggiuntive ecc.
La Riforma presentava altri elementi di forte criticità come la scuola dell' infanzia ,anticipata a due anni e mezzo, trasformata in mera custodia , e l'inesistente copertura finanziaria. 
La forte opposizione del mondo della scuola impedì l'applicazione di questo sconclusionato e classista modello scolastico, ma non impedì la politica dei tagli che nella finanziaria per il2007 fu di 3.175 milioni di euro per la scuola statale , mentre fu previsto un contributo per le scuole non statali di 100 milioni di euro, con la giustificazione che le scuole non statali svolgono una funzione pubblica!

Governo Prodi

- Finanziaria 2007 sono stati tagliati “solo”14.000 posti (10.000 docenti + 4.000 ATA). A un certo punto si sono resi conto che un taglio di 47.000 posti

- Finanziaria 2008 il Governo Prodi ha previsto di distribuire equamente in tre anni i 33.000 taglimancati, sospendendo per un anno gli effetti della clausola di salvaguardia per “evitare” il collasso finanziario delle scuole.

- Nell'anno scolastico 2008/2009 furono “coerentemente” tagliati 11.000posti (10.000 docenti + 1.000 ATA). Il Governo Prodi poi è caduto, quindi l’eredità dei restanti 22.000 tagli è passata all’attuale Governo Berlusconi.
Il Governo Prodi quindi in due anni ha tagliato 25.000 posti (20.000 docenti + 5.000 ATA).

IL SUPERAMENTO DEL MORATTISMO :

a)scuole come fondazioni


Nel gennaio del 2007 l'allora ministro dell'istruzione Fioroni annunciò al Summit di Caserta che nel giro di un paio d'anni la scuola avrebbe cambiato voto trasformando le scuole in Fondazioni, per poter garantirne vantaggi fiscali .Ilministro mossodall'entusiasmo andò oltre e consiglio che i consigli di Istituto nominassero un Comitato Tecnico che lo affiancasse composto da rappresentanti del mondo aziendale e del terzo settore, riprendendo il comma 15 dell'art 1 del decreto legislativo n.226/2005 che prevedeva la costituzione di Poli formativi riabilitando di fatto la riforma Moratti anche in virtù della riconferma dei percorsi sperimentali triennali in collaborazione con il sistema di formazione professionale delle Regioni . Il superamento del morattismo al summit di Caserta scatenò l'entusiasmo dei sindacati, fuori dal coro solo i Cobas, mentre Andrea Ranieri dei Ds affermò che bisognava essere realisti che le scuole così saranno assolutamente trattate come terzo settore e per quanto riguarda le aziende saranno i dirigenti scolastici a decidere se prevedere l'ingresso delle aziende nella gestione dei costi.



b) Parità scolastica

Con l'art. 68 con 12 contratto nazionale della scuola Fioroni volle innalzare di 100 milioni di euro i già cospicui finanziamenti alle scuole private a fronte di un aumento mensile di 30 euro lorde per i docenti;

c) obbligo scolastico:

innalzato a 16 anni con la biforcazione classista del doppio canale art.68 c. 1 e 2, i ragazzi dovranno scegliere se il proseguo degli studi o la formazione professionale privata per contrastare la dispersione scolastica, compito per legge destinato alla scuola pubblica;

d) Pensioni:

avvio all'introduzione del Tfr dei fondi pensioni complementari e nel silenzio assenso di tutti i partiti e sindacati , ma fu il famigerato protocollo “segreto” del luglio 2007 ,firmato dal Governo e i sindacati, a prevedere la riduzione dei rendimenti pensionistici e l'innalzamento dell'età pensionistica.

Adele Dentice - PBC Puglia

sabato 12 marzo 2011

Venti di libertà!






 E' frastornante il silenzio di tutte le sinistre tese ad esortare qualche tipo di “intervento umanitario” in Libia e a condividere l'idea di un'Italia portaerei degli Stati Uniti contro il, fin ora ben pagato dalla UE, guardiano dei flussi migratori.
Troppo importante la Libia per la sua posizione strategica e le sue risorse di gas e petrolio per non solleticare le voglie dei governi imperialisti , USA e UE in primis
Persino Berlusconi si è allineato, anche perchè la questione libica potrebbe salvarlo , in quanto si porrebbe come funzionale intermediatore asservito ai voleri di Washington, non è un caso che dopo un'iniziale posizione di debole condanna al generale Gheddafi, Frattini abbia poi affermato che ci vuole "uno sforzo corale di tutti", che l'Italia offre Sigonella ed è disposta come tutte le serve a condividere il peso e le spese della missione umanitaria, con improbabili onori, ma l'importante è esserci e magari come nostra abitudine storica accontentarci di qualche briciola nel banchetto che si sta allestendo.

Anche Vendola si esprime a favore del Vento di Libertà che soffia sulla Libia senza spostare l’attenzione sui Profughi.
Vendola vuole esportare democrazia contro i Tiranni locali attuali mentre qualche rivoltoso “riesuma” le insegne di Re Idris, quell’oscuro re libico filo statunitense che oltre a offrire territori alle basi militari USA e Gran Bretagna offriva loro il petrolio e il gas, sfruttando e affamando il suo popolo , tale personaggio fu cacciato dall’allora ben visto rivoluzionario anticolonialista Gheddafi, che ora ci rappresentano come un personaggio fumettistico abbagliato dal potere e dimentico di essere doverosamente attento verso il suo popolo, popolo va precisato ben lontano dalle situazione di fame o vittima di violenze democratiche presenti in altri paesi, ma che che ci dicono oppresso le cui sofferenze sono la causa delo scatenanarsi di un conflitto civile spontaneo, che comunque nella volontà del "popolo" forse non vuole essere né filo-occidentale né succube dell’oscurantismo islamista.

La libertà del popolo libico, di cui amiamo riempirci la bocca, da chi deve provenire , quindi , da noi potenze occidentali , già ampiamente screditate nelle nostre missioni umanitarie di pace ? o dagli islamisti, repressi da Gheddafi? E se le ragioni del popolo sono di natura sociale se è una rivolta del pane quali sono gli obiettivi ? liberarsi del despota senza sovvertire l’ordine costituito (sembra che pezzi del potere militare siano con i rivoltosi!) o eliminare insieme al dittatore, ex padre, della rivoluzione le multinazionali, i comitati d’affari e il capitale finanziario globalista?
E, ritornando alle dichiarazioni del governatore delle Puglie, perché è convinto della necessità “morale” dei nostri interventi umanitari in Libia , e mostra interesse relativo verso gli sbarchi di fuggitivi che stanno intasando i nostri centri di accoglienza? Forse ingenuamente influenzato dalle notizie diffuse dai media , dispensatori generosi delle false notizie sull’ Irak Afghanistan Gaza ecc., che ci parlano di 10.000 morti, di bombardamenti, mai ripresi da nessuno né comprovati da testimoni italiani che hanno sempre parlato di scontri armati per le strade e mai di bombardamenti. O delle fughe del generale libico verso il Venezuela , ospite dell’odiatissimo dagli USA Chavez, tanto per gettare ombre anche su quest’ultimo?In realtà le informazioni sono poche si sa solo che esiste una rete di forze difficilmente individuabile sostenute dai “filantropi” occidentali e soprattutto diventa sempre più chiaro come le rivoluzioni colorate abbiano fatto scuola , gli imperialisti statunitensi operano dietro le quinte scegliendo la soluzione più conveniente e gli altri a seconda delle direttive tifano per gli uni o per gli altri. Intanto i flussi emigratori continuano ma noi non dobbiamo guardare, se i nostri campi di concentramento ovvero Cie , mutuati da quelli libici o quelli sionisti per i palestinesi, scoppiano e non si riesce a sostenere le bombe umane , noi dobbiamo prepararci alle nuove missioni di umanitarie e battere le mani quando sulle nostre teste svolazzano gli aerei portatori dei venti di libertà.


Adele Dentice

giovedì 3 febbraio 2011

INTRECCI e INCIUCI


E’ facile inculcare idee sbagliate a persone che, per fiducia o ignoranza, le accettano come oro colato facile diffondere insussistenti menzogne messe in piedi dalle forze politiche per fini elettorali è facile, soprattutto quando si parla di energia e di ambiente, perché è molto difficile farsi strada in un groviglio di nomi società cordate ,governi che cadono risorgono firmano accordi si scontrano , ma tutti lontani immensamente lontani dai reali bisogni della gente comune di cui altrove si decide il destino Ci addormentano con immagini da cartolina propagandandoci un futuro di centrali nucleari o inceneritori poiché altre soluzioni non esistono E’ l’ideologia diffusa del emergenza e del meno peggio è la vittoria del capitalismo nell’imporre stili di vita dai quali è difficile sganciarsi , e il sistema si diffonde servendosi della discrezionalità dei veri potenti che si celano dietro la volgare diatriba che occupa da vari anni, ormai, i talk show e le testate dei nostri quotidiani ma soprattutto (sic!) i nostri pensieri.

Così lo scacchiere internazionale delle politiche energetiche fissa le regole di un gioco i cui proventi la nostra mente non riesce a misurare e in questo altro universo da noi alieno la salute degli abitanti di Ferrandina, come della valle del Basento o dei fondali del mare di Otranto e della Puglia intera e dell’Italia è un fatto residuale ,Ne sa qualcosa Taranto sacrificata alle logiche del mercato e della modernizzazione per un progetto compensato dal lavoro

Ed oggi privati per sino di prospettive lavorative dopo essere stati attraversati dal furore ideologico delle energie alternative , sulle nostre ignare teste si sta svolgendo la guerra del gas tra ENI Gasprom con il progetto South Strem che non piace all’UE , da qui la leggenda delle disavventure di Berlusconi per via della ‘accordo ENI Gaz prom che avrebbe fatto arrabbiare gli USA ,

e il progetto Nabucco, il quale liberebbe l’Europa dalla dipendenza russa per l’approvviggionamento del gas per rimanere sotto la protezione statunitense . Sono interessi enormemente più grandi di noi , anche se a perdere il lavoro la salute l’ambiente saremo sempre noi i cittadini inconsapevoli e confusi . Ma sono questioni importanti gestite da nomi e società che spesso si incontrano e si intrecciano su versanti diversi

per esempio il progetto South Stream riguarda da vicino l’Italia e in particolare la Puglia e la Basilicata , fu siglato nel 2007 dall’ENI e la Gazprom alla presenza di Bersani, allora ministro allo sviluppo economico favorevolmente approvato dalla giunta Vendola come testano le seguenti parole del’allora assessore alla ‘ambiente Losappio «L’accordo raggiunto fra ENI, Gazprom e Governo italiano porterà il nuovo gasdotto lungo 900 km a sfociare con una delle sue diramazioni ad Otranto per poi collegarsi con la rete nazionale. L’opera, finalizzata a ridurre le difficoltà di approvvigionamento per l’Italia e l’Europa del prezioso gas, rientra nelle scelte indicate dal Piano Energetico Ambientale della Puglia.

Il PEAR, adottato dalla Giunta con delibera n. 827 del 8 giugno 2007, indica infatti fra i suoi obiettivi generali che «coerentemente con l’incremento dell’impiego del gas naturale si prevede di attrezzare il territorio regionale con installazioni che ne consentano l’approvvigionamento, per una capacità tale da poter soddisfare sia i fabbisogni interni che quelli di aree limitrofe



Poi, quando, sopraggiunse il Governo Berlusconi il progetto inglobò la francese Edf che strinse un accordo con l’Enel per l’istallazione del nucleare in Italia. La rotta del South Strem, se si dovesse concretizzare, dovrebbe approdare secondo il complesso disegno, ad Otranto il terminal petrolifero e gassifero, mentre la Basilicata e in particolare la val Basento, dovrebbe essere un polo energetico, con grandi prospettive per l’ILVA per la produzione dei tubi per metanodotti . Terminal e stoccaggio tutto in mano alla Geogasstock società che ha sede in provincia di Brescia (Paterno Franciacorta) , che ha comprato20 pozzi di proprietà ell’ENI (Salandra e Pisticci) un territorio che già nel 2003 fu dichiarato SIN cioè sito di bonifica nazionale . Un luogo che la classe dirigente dovrebbe difendere e tutelare , ma a quanto pare sono più interessanti le compensazioni per il mancato utilizzo del territorio che la salute degli abitanti e dell’ambiente. Val la pena però capire chi controlla questa società bresciana e diventa interessante scoprire che si tratta della Energetic Source a sua volta controllata dalla Avelar energy , holding europea della Renova di Victor Vekselberg proprietario della TNK terza compagnia petrolifera russa , strettamente collegata alla Gazprom.

La Avelar Energy, holding ha il compito di condurre l’espansione nel settore energetico in tutta Europa e in particolare in Italia, con investimenti previsti per un miliardo di euro in tempi brevi, nel CdA ci sono nomi italiani tra cui Massimo De Caro , amico di D’Alema e Dell’Utri, e Roberto De Santis amico di D’alema (imprenditore salentino con quote importanti nella società ITALGEST) gli vendette la barca Ikarus , presente anche nel C.dA del porto di Rimini che la Avelar comprò per 8 milioni di euro nel 2007 e rivendette per 12 milioni nel 2008 . La avelar ha iniziato a diffondersi in Puglia stringendo un accordo per la centrale a ciclo combinato di San Severo (nel foggiano), dove Vekselberg è entrato nella società di progetto En Plus insieme agli svizzeri di Atel.

In brevissimo tempo la Avelar con una quota di controllo congiunto entra nella Kerself (fotovoltaico), che ha disseminato la Puglia di Pannelli solari , in crisi nel 2010 poi salvata dalla stessa Avelar Energy, che comunica che il patto parasociale (stipulato in data 24 settembre 2008 con Pier Angelo Masselli e Immobiliare VEGA) e' stato risolto ai sensi dell'art. 1454 c.c. per effetto dell'inadempimento del Masselli. Com-red (RADIOCOR) 28-12-10, sostituito da Giorgi Vicepresidente della AZvelar e precedentemente consulente di Bain&co e investiment Bunker in ABN AMRU e Rotschild

Sempre nel dicembre 2010 si espande ulteriormente il giro d’interesse della Avelar in Puglia è infatti del 12 gennaio 2011 , dopo il via libera dell’antitrust (22dicembre 2010) l’acquisto di 17 MW di impianti fotovoltaici (provvedimenti 21476 e il 21485.





Contemporaneamente Gennaio 2011 la regione Puglia firma un protocollo con Beghelli per la solarizzazione dei tetti pugliesi, il Gruppo annuncia il completamento con Ergycapital e la connessione alla rete elettrica di un impianto da 1 MW nel Comune di Spongano (Lecce), senza che siano state prese in considerazioni società e cooperative locali. Si ripropone dopo il furore ambientalista la solita logica dei giochi fatti sulla testa dei cittadini con i poteri forti e la politica rimane sempre quella poco attenta al territorio e al destino della gente qualunque


adele dentice

mercoledì 22 dicembre 2010

I despoti all'acqua di rose



In questi ultimi giorni, inchiodati davanti all’occhio scrutatore e manipolatore dei nostri pensieri, ci hanno mostrato cassonetti e macchine bruciate e ragazzi che aggredivano altri coetanei in divisa. Quasi sfiorata e distorta la ragione o le ragioni della rabbia , non che si voglia giustificare la violenza, soprattutto se fine a se stessa è inutile, perché non credo onestamente che questi episodi siano già il preludio di un futuro sanguinoso e insurrezionale; perchè la rivolta nasce da uno stato di necessità che i nostri ragazzi non conoscono, ma questo non vuol dire che le ragioni della rivendicazione non abbiano sostanza, al contrario la riforma Gelmini , mette il punto su un processo distruttivo dei principi costituzionali di Libertà e Democrazia colpendo al cuore il diritto all’istruzione e allo studio. Diritti che ci parlano di egualitarismo ,non nel senso di appiattimento verso il basso ma di Merito, quello decantato da chi immeritatamente si trova a coprire cariche istituzionali, che nella declinazione del dettato costituzionale prevede aiuti agli studenti “meritevoli” privi di  mezzi, un ascensore ,dicono,ma soprattutto l’unico strumento di rivoluzione sociale  che permette a chi appartiene a classi sociali deboli il riscatto sociale.

Ma  già il lontano 1997, anno della famigerata autonomia scolastica varata dal Distruttore Berlinguer, e da una sinistra prona ai voleri del capitalismo, rappresenta la parola fine della scuola pubblica, avremmo dovuto essere più solleciti e attenti , invece di vendere la nostra professionalità alle lusinghe di poche lire, e sempre di soldi si parla quando la parità scolastica ha profuso incentivi alle scuole private togliendoli alle pubbliche servendosi dell’ambiguità terminologica  dell’equipollenza, in barba all’art 33 della Costituzione: Ormai è tutto passato si dice, i giovani contestano, gli operai si arrampicano sui tetti e sulle gru, manifestazioni spontanee ma inoffensive che non scalfiscono di un millimetro il potere delle classi dominanti, la coscienza civile è spezzata e Il Capitalismo ha stravinto, favorito da un clima indotto da intellettuali prezzolati, portatori del pentitismo sessantottesco diffusori dell’ideologia del negazionismo e dell’emergenza.

Oggi ciò che mi spaventa  profondamente è questa  dittatura dalla faccia smielata, sostenuta dall’indifferenza della gente attenta più al profumo dell’acqua di rose  delle escort che a leggi che hanno demolito  gli ultimi residui dei  diritti dei lavoratori, come quella medievale sul Collegato Lavoro , passata inosservata , senza parlare poi della  sicurezza nei luoghi di lavoro o nelle scuole, poste all’attenzione della pubblica opinione  solo in caso di tragedie, rimaniamo silenziosi e passivi di fronte  alla distruzione della sanità e del welfare  tanto i minori , come i malati, i vecchi, i pensionati, i diversamente abili sono gli  invisibili , non sono produttivi , quindi inutili, per la manovalanza ci si serve degli schiavi extracomunitari e dei precari, che tanto pur di mangiare pane e acqua (ho sbagliato l’acqua è un bene destinato alle classi abbienti) sono disposti a tutto.

E’ una dittatura soft, forse, ma per me, sia  se indossa una camicia nera o si presenta con il volto bonario da pater familias ringalluzzito o da monaco eremita o da cosiddetti mezzi di lotta democratica  non cambia nella sostanza, è sempre prevaricazione , imposizione del pensiero unico che mostra la sua ferocia contro  chiunque prova a non allinearsi, oscurato, ridicolizzato o fatto passare per folle e, se proprio non riesce a farlo rientrare nei ranghi, lo si fa passare per   fuori legge.

Hanno contorto il nostro cervello e quei pochi pensieri autonomi rimasti, inducendoci a sentirci in colpa  se pensiamo di volerci curare gratis nelle strutture pubbliche, eppure paghiamo un botto di tasse per servizi che non ci danno, far studiare i nostri figli poi è un lusso, e se avremo l’ardire di pensare ad una formazione decorosa ci sono le scuole private che offrono prodotti adeguati alle rette, nonostante i finanziamenti statali e nonostante gli stipendiucoli(quando li danno) a quei poveri morti di fame di docenti - schiavi , che non avranno nemmeno la pensione a dispetto delle  trattenute e delle pensioni compensative.

Intanto, sempre da quello schermo parlante, quotidianamente ci parlano della patria, degli atti di eroismo dei nostri giovani in luoghi di guerra, loro i portatori di  PACE armati fino ai denti, mentre qui in Italia i morti sul campo del lavoro non si contano, ma non ha importanza è necessario sostenere le guerre statunitensi e filo-sioniste di cui noi siamo i migliori amici , aumentare i finanziamenti per la difesa (armi e guerra ), togliendoli alla formazione e alla ricerca  , tanto non serve a niente le ricerche le fanno altrove e le Università rimarranno sempre in mano ai baroni , poi se proprio  si vuol  tenere buona qualche anima pseudo-libera e riempire i giornali di qualche notiziola,  si possono permettere lievi occupazioni, anche queste profumate di acqua di rosa. Si occupano le facoltà e i giovani contestatori hanno le facce dei loro padri, per lo più baroni universitari o giornalisti o imprenditori, sono ragazzi   che comunque hanno un futuro certo , magari in qualche dipartimento , al contrario degli altri, quei poveracci che vengono penalizzati dalle occupazioni concordate , che  perdono soldi se escono fuori corso, questi figli del popolo che hanno visto il proprio padre rivolgersi alle finanziarie , per coronare il sogno del proprio riscatto  e un anno in più all’Università costa e questi si ribellano e se la prendono con quegli altri , che li chiamano fascisti …e ancora stravince il capitalismo.

Ma i giovani non dovrebbero essere lasciati soli, come quelli criminalizzati per aver accolto estremisti violenti , quelli che l’opposizione condanna , mentre passa il voto di fiducia alla Camera , sono stati lasciati soli in balia di  violenze  improvvise di giovani senza volto armati, soli con le violenze che legittimano il ripristino delle leggi speciali, facendo, così,  apparire il vero volto del dispotismo,  perché  il potere ha iniziato forse a percepire una presa di coscienza incontrollabile, un pericolo serio per gli interessi delle classi dominanti, meglio giocare in anticipo,  attaccando alla radice la rabbia sociale, prima che diventi protesta civile organizzata.

Adele Dentice

mercoledì 8 dicembre 2010

Ti Aiuterò! Però...


L’emergenza è diventata la normalità. Rifiuti, criminalità, traffico, scioperi, trasporti, scuole, università, acqua, epidemie, I cittadini tranquilli e rassegnati, ACCETTANO TUTTO, tranne piccoli gruppi di esasperati, a volte autentici, altre volte semplicemente dei facinorosi che manifestano “a prescindere”.

Intanto i leghisti, hanno intrapreso la strada della non solidarietà, rifiutandosi, di accogliere i rifiuti campani.

Diversamente la pensa Vendola, che ha precisato di essere disponibile, ma a patto che si attuai il trasferimento dei 5 milioni di euro, mai arrivati nelle casse della ragioneria della Regione, problema risolto con il si della Puglia che nel’accogliere la monnezza determina anche la favorevole intesa tra il Governo e la Regione Puglia per il piano di rientro e, finalmente , la sanità e tutte le sue controversie verrà anch’essa dimenticata. Diventerà invisibile , come la spazzatura e la sua emergenza inesistente in Puglia come stigmatizza l’assessore Nicastro mentre sollecita la maggioranza a non paragonare l’emergenza campana ad una fantomatica emergenza pugliese.

Sempre nell’ottica del rasserenamento degli animi veniamo tranquillizzati quando ci confermano che, nel nuovo caso Emergenza Campania, saranno smaltiti solo rifiuti speciali perche quelli solidi sono rifiuti inorganici non biodegradabili e contaminano l'ambiente irreversibilmente, ma l’assessore crede nella nostra totale disinformazione e negligenza , e, soprattutto, non sa che molti pugliesi conoscono il l decreto 91/689/EEC dell'Unione Europea secondo cui molti materiali speciali per le costruzioni sono tossici.

Nell’ ansia, poi, di volere rendere più fulgente nel mondo l’immagine di bontà e accoglienza dell’amministrazione della Regione Puglia si trascura il piccolo dettaglio dei criteri di controllo severissimi che dovrebbero effettuare le asl e l’ARPA di Taranto e Bari non solo sulla stabilizzazione, nocività e mancanza di odori, quanto sulla non radioattività dei rifiuti campani.

Non è che non vogliamo essere solidali, riprendendo ciò che hanno detto il 1 dicembre a Statte i sindaci dei comuni interessati all’”accoglienza” dei rifiuti campani, ma a fronte delle rassicurazioni del CITE (Il consorzio partenopeo Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali, che già nel 2008 si assicurò 8 milioni di euro promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Protezione Civile per lo smaltimento nelle discariche del tarantino dei rifiuti dell’emergenza campana), che ci parla di un terriccio inodore e stabilizzato , quindi inerme, val la pena riportare alla memoria qualche nota storica rispetto alla monnezza radioattiva campana.

Si tratta del giugno 2008 e febbraio 2010 quando il giornale spagnolo El Pais e La Repubblica-Napoli ci informarono che La Germania ha scoperto tassi di radioattività superiori al consentito nella spazzatura già stabilizzata inviata da Napoli e destinata all’inceneritore di Amburgo si trattava nello specifico di iodio 131,(  trattamento oncologico dei tumori delle ossa e della tiroide).

Oggi, che si delinea drammaticamente la nuova i emergenza campana 2010 Nicastro si limita a rincuorare la popolazione ma ancora nonci è chiaro il istema di controlli. L'unica certezza è data dalla ribellione delle città coinvolte e scelte a prescindere dalla volontà popolare.

La Puglia è fuori dell’emergenza rifiuti ci continuano a dire, ma il numero enorme di discariche di rifiuti industriali disseminate su tutto il territorio, non sempre rilasciate secondo i criteri della trasparenza, non sono forse anch’esse emergenza? Ci convincono che per non arrivare al collasso Campania meglio subito prevenire approfittare dalla filosofia dell’emergenza su cui si costruisce il businnes della politica e delle pubbliche amministrazioni e subito istallare tanti inceneritori e convincere la cittadinanza che non c’è alternativa se no ci ritroveremo sommersi come Napoli, Terzigno dove ora stanno approntando i tanto desiderati Termovalorizzatori o fabbriche di cancro. E i partiti pro cancer celebrano il patto del nuovo oro che accomuna le organizzazioni criminali e le nuove mafie quelle degli imprenditori del Nord e del Sud e in questo accordo, davvero, l’unità d’Italia è fatta.

Adele Dentice

venerdì 27 agosto 2010

A scuola di amianto



Cinque scuole su cento hanno accertata la presenza di amianto. In Italia sono 2400 gli edifici scolastici (forse anche di più) che devono essere soggetti a bonifica, come stabilisce una legge lontana, la n. 257 pubblicata il 13 aprile del 1992, che avrebbe dovuto cancellare l’amianto dalle scuole, e non solo.

Una calamità che attraversa il Nord e il Sud Italia in egual maniera, e in egual maniera riscontra disinteresse e incuria da parte di cittadinanza e amministrazioni.
La legge viene disattesa sottacendo il terribile rischio che corrono ragazzi e lavoratori , non più di un anno fa si parlò di strage quando 27 docenti di scuole torinesi morirono a causa di un tumore provocato da fibre tossiche. La giustificazione che viene apposta è che a quanto pare non ci sono spazi sufficienti e quei pochi non sono adeguatamente attrezzati per lo smaltimento.

Un così grave problema è accompagnato dall’incertezza totale e dal vuoto legislativo, infatti non c’è nemmeno una circolare che dia priorità alla tragedia dell’amianto nelle scuole così come ancora oggi il dato di 2.400 scuole infette sembra essere difettoso, in mancanza di un’anagrafe dell’edilizia scolastica , nonostante fosse stata istituita nel 1996 dall’allora sottosegretario Masini; infine ci sono i balletti dei finanziamenti , che accompagnano la questione sicurezza nelle scuole e, in ordine di tempo, quei 358 milioni di euro stanziati dalla Gelmini per la bonifica delle scuole , poi spariti ingoiati dalla finanziaria.

La Puglia poi con il Molise, dopo 18 anni, ancora non ha approvato il piano regionale nonostante ci siano oltre 2.751 strutture contaminate, per un totale di 1.140.000 metri quadrati e ad oggi sono state bonificate 400 strutture, ossia solo il 15% di quelle censite.
Eppure la molto pubblicizzata campagna eternit free, che promuove la sostituzione di tetti in eternit con impianti fotovoltaici presso le aziende del territorio beneficiando degli incentivi speciali introdotti dal DM del 19 febbraio 2007, non trova riscontro dal momento che mancano impianti di smaltimento, sia forni che trasformano le fibre in cristalli, sia discariche; un problema serio la carenza di strutture adeguate che fa lievitare i costi e giustifica i ritardi dell’attività di bonifica di cui , in ogni caso, in Puglia non è neanche prevista la realizzazione.

Intanto l’amianto continua a mietere vittime e nel registro nazionale dei mesoteliomi sono recensiti 9.166 casi, di questi 478 in Puglia.

Adele Dentice

venerdì 16 luglio 2010

L’Ammazza Precari 2



Il sistema propone un decreto salvifico, che sostanzialmente fa saltare ogni principio di equità nell’applicazione delle norme, poichè mira a dividere e a confondere gli stessi addetti ai lavori.
La riproposizione del decreto salva precari, ha come determinante requisito di accesso l’aver effettuato una supplenza di almeno 180 giorni nel 2008/09 nella stessa scuola, anche a seguito di proroghe/conferme, escludendo coloro che hanno lavorato per esempio nel 2009-2010. A parte la scelta dell’anno, tipo lotteria, ci sarebbe da chiedersi per prima cosa che fine faranno le persone che , pur avendo accumulato punteggi (anzianità) nel corso degli anni, si troveranno scalzate via da colleghi che magari hanno meno anni di servizio alle spalle, ma hanno avuto la fortuna di lavorare nel periodo specifico previsto dal decreto ; ma nascosto dall'apparente paradosso, si cela l'inquità dela norma, cioè l'esclusione dei lavoratori che non hanno svolto le supplenze nella stessa scuola pur avendo lavorato 180 gg.

E' chiaro che la illeicità oltre che l'incongruenza della norma non sono determinate da incapacità , ma segnano ancora una volontà politica precisa, quella di frammentare ulteriormente la categoria, obbligando i docenti colpiti ad aprire nuovi fronti di ricorsi contro i colleghi più fortunati e le proteste saranno sempre più individuali, sempre più solitarie.

Un sistema studiato per creare nuove laceranti conflittualità nella categoria e procedere ad un progressivo imbarbarimento dei rapporti tra i lavoratori già frustrati e avviliti nella loro condizione di subalternità al potere. Ma soprattutto con questa operazione si raggiunge l’obiettivo di svuotare di significato e di energia le rivendicazioni dei precari e procedere ad una ulteriore scissione interna della categoria svalutandola ulteriormente agli occhi dell’opinione pubblica.

È stato il progressivo indebolimento dell’immagine della scuola pubblica che giustifica l’assenza dell’interesse generale a recepire come dramma sociale la cancellazione di posti prevista, che toccherà complessivamente le 150mila unità, (se nel 2008 erano 835.726, l'anno successivo i docenti della scuola italiana sono scesi a 795.342 per subire un’ulteriore contrazione di oltre 40.000 posti nel 2010 ) per inciso l'unica categoria tra gli insegnanti italiani che ha fatto registrare un aumento, a seguito dell'incremento di posti a tempo determinato, è stata quella dei prof di religione: all'inizio dell'anno scolastico 2009/10 erano 26.326 (395 in più dell'anno precedente).

Va da se che queste politiche scolastiche oltre a ledere i diritti fondamentali dei lavoratori, fanno saltare anche il diritto allo studio, ma nessuno, compresi i genitori, sembra curarsi della drammaticità a cui è arrivata oggi la situazione della scuola italiana, che non è più nelle condizioni di assicurare, in molti casi, neanche il normale funzionamento, per i tagli ai fondi d’istituto, all’edilizia scolastica, al sostegno e quant’altro, anno dopo anno, finanziaria dopo finanziaria.

Probabilmente disinformati, sembra che i giornalisti italiani preferiscano le scuole private, o assuefatti all’idea di scuole trasformate in contenitori di certificazioni e di competenze, forse ancora non sanno che, con l’aumento di alunni per classe, il controllo delle effettive competenze maturate dagli alunni sarà un’impresa quasi impossibile.

La scuola a cui sono destinati i loro figli sarà sempre più passivizzante con docenti non più portatori di cultura ma trasformati in addestratori ambiziosi e rivali tra loro, bravi ad aiutare i ragazzi a superare i quiz.

Adele Dentice

giovedì 15 luglio 2010

Forze Armate SPA: di peggio in peggio




Non c’è mai fine al peggio, soprattutto se si parla di guerra e soldati; per esempio la notizia del ritiro parziale delle truppe italiane dal Kosovo, per via della manovra finanziaria, potrebbe soddisfare l’anima pacifista, che alberga in molti di noi.
Basta però andare oltre la notizia e leggere le modifiche introdotte per capire il senso reale di questo provvedimento che trasforma i servizi della difesa in Servizi Difesa SPA (società di diritto privato a capitale pubblico). Ci dicono che questa modifica è necessaria per contrarre i costi, una motivazione che non regge; sembra molto più convincente l’ipotesi dell’ennesimo adeguamento del governo italiano alle direttive USA e nello specifico del Pentagono che spinge,in materia di spesa militare, non più verso una Forza Armata nazionale, ma nell'appalto a ditte private di contractors, che, anche se ufficialmente italiane, rappresenterebbero delle filiali delle case madri statunitensi.

La privatizzazione dell’esercito, assistita e sovvenzionata dal denaro pubblico, comporterà un doppio risultato per lo Stato poichè da un lato l’opinione pubblica non verrà a conoscenza del numero effettivo dei soldati morti (i mercenari non risultano nelle statistiche) e, dall’altro, i costi lieviterebbero senza incorrere in sanzioni penali, pensiamo alle altre aziende pubbliche divenute SpA a capitale pubblico.

Ancora più inquietante è la natura di queste ditte di mercenari e i servizi che forniscono ai governi, come Blackwater responsabile in Iraq di stragi e traffico d’armi, organi e minorenni imputata presso corti federali statunitensi (imputazione di cui si sono perse le tracce) o alla Military Professional Resources Inc. (MPRI) che opera nel Kosovo e nei Balcani.
Tutte ditte che hanno il compito oltre di organizzare e creare guerre, quella di reclutare ed addestrare la criminalità comune del luogo, in modo da farne una forza organizzata e presente in modo capillare sul territorio.

Sembra un problema lontano, la guerra è lontanissima da noi, nonostante la crisi continuiamo a ad alimentarci e a curarci e a pensare alle vacanze. In realtà l'orrore da cui sembriamo protetti è molto vicino e gli efferati crimini contro l'umanità, di cui non ci sentiamo direttamente responsabili , ma su cui poggia il benessere delle nostre vite, prima o poi ci chiederà il conto.
Ora, dopo aver demolito la società, disgregato il mondo del lavoro, ridotto la politica a meretricio è arrivato il momento di offrire ai giovani, intopiditi dai videogiochi e dai miraggi di glorie inesistenti, nuovi sbocchi di vita, per farli diventare dei perfetti criminali autorizzati. Ci sarà da scommettere che presto si apriranno campagne pubblicitarie per promuovere nuovi posti di lavoro, gli atti criminosi saranno fatti passare come atti in difesa della libertà e della democrazia di cui noi siamo i portatori più fieri, e come da programma la sinistra maggioritaria continuerà a servire gli USA, tacendo nel migliore dei casi, e quella radicale, imperterrita, ad attorcigliarsi al suo antibelusconismo.
Intanto il capitalismo peggiore di tutti i tempi si avvantaggerà della globalizzazione e continuerà ad alimentarsi di sempre nuove guerre. Come da programma.

Adele Dentice

venerdì 9 luglio 2010

I Vicerè



Finalmente destra e sinistra, Nord e Sud, uniti nella lotta, governatori e sindaci insieme contro la manovra che taglia le entrate. Certo la manovra penalizza molto, soprattutto se si pensa che per far fronte alla crisi ai dipendenti pubblici magari si toglierà la tredicesima, mentre c’è chi va in pensione, dopo 5 anni di servizio come consigliere regionale, con 4400,00 euro al mese.

I vicerè di destra e sinistra del Nord e del Sud tuonano e lottano perchè, dicono, non avranno soldi per sostenere le politiche sociali, verrà penalizzata la sanità, la scuola, il lavoro ecc., ma la crisi sociale non è un problema recente, nè mi sembra di aver visto una levata di scudi in difesa dei lavoratori contro il loro sfruttamento e l’abbassamento dei salari nè, se non qualche azione di facciata, c’è stata una presa di posizione di fronte al programmato, da anni, smantellamento della scuola pubblica, anzi la scuola è stata la sperimentazione della reintroduzione delle gabbie salariali con quell’abominio di decreto Salva-precari.

Per difendere i vice-reami i governatori si sono mobilitati in massa e sono andati a Roma, come i cittadini dell’Aquila, ma i diritti erano diversi, come il trattamento!

Al di là delle vuote parole profuse a volontà dai media e dalle interviste, restano i fatti e la concretezza dei colpevoli silenzi degli amministratori quando si è trattato di opporsi alla irresponsabile complicità dei governi a sostegno dell’ambizione delle grandi multinazionali, vera causa della crisi. Così come reali sono le società “inutili” e il fiume di danaro che si è perso dietro le consulenze e le pensioni d’oro, per esempio in Puglia, la poetica e virtuosa Puglia, le consulenze nel 2008 sono aumentate del 52% rispetto all’anno precedente (500 contratti tra collaborazioni e co.co.pro) superando spesso i 50.000 euro all’anno sino a 168.000 euro annui (alcuni godono di doppie triple consulenze).

Per non parlare delle pensioni d’oro bastano dieci anni in servizio per godere di un vitalizio di 7mila 200 euro al mese chi ha 15 anni di “servizio“ veleggia sui 10.000 euro, i più poveri 5 anni godono di una pensione minima di 4.000 e 400 euro al mese.

I Vicerè continueranno a lottare per questi "diritti" e perchè hanno bigno di denaro per le notti bianche e per mantere il lussuoso sistema oligarchico in cui sguazzano migliaia di collaboratori.

I Vicerè hanno bisogno di soldi, per questo sottoscrivono autorizzazioni per impianti venefici e tacciono di fronte al federalismo demaniale e alla vendita di territorio che farà diventare l’Italia degli Altri, quelli Privati.
 
Adele Dentice

giovedì 1 luglio 2010

Il ritorno dei tagli



La giunta Vendola, come già era stato anticipato in precedenza, sta effettuando la "revisione" della sanità pugliese. Revisione, riorganizzazione, riordino: una sfilza di espressioni formali che vorrebbero ammorbidire una manovra consistente di fatto in forti tagli alla spesa sanitaria, in una riduzione ai posti letto per abitante (che passeranno dai 14.400 di oggi ad almeno mille in meno) e in un tetto alla "lievitiazione" del numero di ricette, il che vorrebbe dire un più ridotto accesso dei pugliesi a diversi tipi di farmaci (in genere quelli non "salvavita") e il ritorno del pagamento del ticket per le ricette eccedenti un dato budget annuo; ticket per il quale verranno ridefinite anche le fasce d'esenzione. E si vocifera dell'accorpamento sul territorio di una ventina di strutture sanitarie "non gradite" (dai flussi maggioritari di pazienti) o fatiscienti ecc.; anche privati, almeno in teoria. Tutto negato dall'assessore Fiore, almeno in prima istanza, ma certe frasi del governatore fanno presagire l'opposto; basta con l'idea di volere "l'ospedale sotto casa”, rimpiazzamola con un “voglio avere assistenza, se ho bisogno” (evidentemente pensato come un bisogno "a comando", tra l'altro in una terra che va trasformandosi nel paradiso di discariche, inceneritori e varie cause di inquinamento atmosferico e del sottosuolo, cioè di tumori e altri simpatici malanni).

Lo scopo: evitare che alla Puglia vengano negati 500 milioni di euro dalla quota 2010 del Fondo sanitario nazionale, come già successo per altri 100 milioni dovuti alla violazione del "Patto della Salute" nazionale. Si sta portando avanti un piano triennale di rientro dal deficit del bilancio regionale che ammonta ancora a 351 milioni di euro - nel 2009 era pure il doppio. Si rischia quindi la chiusura degli ospedali, il che sarebbe la definitiva negazione di tutti i bei propositi sulla sanità che aiutarono Vendola a sconfiggere il centrodestra alle regionali nel 2005 - e per i quali va ancor oggi famoso (a partire dal no alla chiusura di ospedali locali, in piazza coi cittadini). E comunque, si tratta di punti già ampiamente disattesi prima, come tutti si resero conto con lo scandalo Tedesco, l'ex assessore socialista alla sanità coinvolto un anno fa nel grande scandalo protesi-Tarantini; quello che iniziò il suo operato riconfermando gli uomini vicini a Fitto in posti chiave dell'Ares (Agenzia regionale della sanità) e delle Asl (come Lea Cosentino oggi ai domiciliari). Il tutto scoperchiando una realtà di (prevedibile) intreccio politica-sanità-assunzioni, sprechi, fiumi di consulenze, ecc., con le liste di attesa ancora chilometriche. Da segnalare che da poco insediatosi Vendola ha invitato con una lettera tutti i direttori delle Asl pugliesi a dimettersi, raccogliendo elogi anche dall'Udc. Staremo a vedere quale sarà il futuro prosieguo di questa mossa.

Inoltre Vendola insieme ad altri governatori regionali protesta contro i tagli agli enti locali contenuti nell'ultima manovra finanziaria del ministro Tremonti. In effetti, con le sue sforbiciate il governo pare scimmiottare il peggiore Papadopoulos in Grecia (pensiamo ad es. ai tagli alla scuola pubblica) e conferma di non brillare (come del resto tutti i precedenti almeno a partire dal '92 in poi) per attenzione alla spesa sociale e contrasto dei veri poteri privilegiati finanziari ed industriali; ultimamente nella sua ossessione per i conti pubblici in ordine, l'ondivago Tremonti assomiglia magari più a Padoa Schioppa. Tuttavia andrebbe fatta chiarezza sulla causa del deficit e quindi sull'intera politica economica intrapresa in 5 anni. In un momento nel quale è impellente trovare risorse, si dovrebbe ad esempio rendere conto ai pugliesi dei 120 milioni di euro interamente versati dalla Giunta regionale (soldi pubblici) per realizzare a Taranto un complesso tecnologico-ospedaliero che sarà però gestito da un ente privato: la "Fondazione San Raffaele del Mediterraneo" costituita il 28 maggio 2010 dalla stessa regione Puglia insieme alla Fondazione San Raffaele di Milano di Don Luigi Verzè, il prete berlusconiano noto per la sua particolare intraprendenza negli affari, il quale ha lodato con trasporto il "caro Nichi" . E hai voglia ad aspettarsi dure battaglie dall'"opposizione" Pdl su questo e altri punti!

Andrea Russo

venerdì 25 giugno 2010

Gabbie salariali, catene di schiavitù



Nel settembre 2008, governo, sindacati e padroni hanno siglato l'accordo Alitalia il quale non ha interessato solo i lavoratori della compagnia aerea, ma ha significato l'inizio della riforma dei salari di tutti i lavoratori. Ogni azienda che dichiara lo stato di crisi può evitare l'obbligo di rispettare le garanzie e le tutele poste a difesa dei lavoratori. Basta un commissariamento, una procedura di cassa integrazione o di mobilità e l'azienda può cambiare solo il nome. Con il nuovo nome, l'azienda può licenziare tutti i lavoratori e procedere a nuove assunzioni, chiaramente a condizioni peggiori. E cioè con salari più bassi e con contratti precari, quali i contratti a termine, part-time, a progetto, a somministrazione, ecc. Governo, sindacati e padroni hanno attuato un ulteriore passaggio verso il peggioramento con l'accordo del 22 gennaio 2009 con il quale hanno riformato la contrattazione collettiva, anche se in realtà si tratta di abolizione e non di riforma.

L'accordo del 22 gennaio 2009 prevede che ogni singola azienda può stabilire il pagamento di salari in misura inferiore di quella prevista a livello nazionale. La scusa adoperata per questa deroga in peggio è quella del minor costo della vita in alcune aree geografiche. Si è detto che gli accordi Alitalia del 22 gennaio 2009 hanno reintrodotto le infami gabbie salariali. In realtà questi accordi sono ancora peggio delle gabbie salariali. Sono un mezzo per imporre la riduzione dei salari e far scatenare una concorrenza al ribasso tra i lavoratori delle singole aziende: quelli che accetteranno una paga inferiore avranno la promessa di non essere licenziati o più opportunità per essere assunti. Così, se i lavoratori italiani accetteranno salari più bassi dei lavoratori francesi, le imprese transalpine apriranno nuove fabbriche in Italia. Se i lavoratori meridionali accetteranno un salario inferiore a quello dei lavoratori del Nord, le imprese si sposteranno nel Sud. Se i lavoratori di un'azienda accetteranno un salario inferiore di quello percepito dai lavoratori dell'altra azienda concorrente posta accanto, avranno maggiore possibilità di non essere licenziati. E via dicendo fino alla corsa al ribasso tra due operai dello stesso reparto.

Giuridicamente è quello che sta avvenendo con il municipalismo introdotto da Bassolino e sostenuto da un'intera sinistra istituzionale, prima ancora di Berlusconi. Nel meridione, dove i disoccupati sono il 16% della forza lavoro, la retribuzione è già meno della metà di quella del settentrione,dove i disoccupati sono il 4%. La tendenza sarà sempre più al ribasso vista la continua minaccia di delocalizzare la produzione all'estero. Accordi padronali degli ultimi mesi hanno previsto che i salari mensili dei lavoratori italiani saranno di 1.100 euro al nord, 750 euro al centro e 300 euro al sud. Ci sarà posto di lavoro per tutti, a due soldi ma per tutti. Con queste condizioni i padroni italiani hanno garantito la rilocalizzazione delle fabbriche dal terzo mondo: BASTA ACCETTARE LE STESSE CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO.

Davide Falsanisi

domenica 20 giugno 2010

Scuola e globalizzazione: guai ai Deboli!



Per capire le ragioni dei cambiamenti delle politiche educative e scolastiche non basta semplicemente ricondurre tutto all'attuale crisi economica ,quanto piuttosto legarle alla ridefinizione della natura dello Stato e del suo rapporto con la società civile; un processo abbastanza lento poichè, da un lato bisognava creare i presupposti perchè l’opinione pubblica digerisse la perdita di diritti, dall’altro il sistema scuola andava trasfigurato nella sua sostanza e nei principi costituzionali su cui si poggiava, un processo che ha visto come edificatori e complici tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni e tutte le aree politiche che, al di la di slogan preelettoralistici, per sopravvivere devono adeguarsi al dominio della rete dei poteri forti guidati dalla Confindustria.
I cambiamenti sono stati prodotti dal processo generale di globalizzazione, che ha posto dei vincoli alla concezione dell’istruzione come bene comune , di cui beneficia non solo l’individuo ma tutta la collettività e che ha come obiettivo da raggiungere l’uguaglianza delle opportunità. Con la globalizzazione questi principi di eguaglianza sociale e dell’istruzione/formazione, interpretato come ascensore sociale, non sono coincidenti, poichè l’idea di Stato, che promuove la “modernizzazione” della società, ha come obiettivo principale quello della promozione delle attività economiche sia all’interno che al’esterno rendendole competitive, e l’obiettivo principale è quello di cercare di risolvere prioritariamente i problemi economici orientandosi verso la manovra dell’offerta, del’innovazione ed del rafforzamento della competitività nazionale, relegando tutta la politica del welfare a un ruolo di secondario interesse. Se ne deduce, quindi, che questa trasformazione, introdotta dalla globalizzazione neoliberista, si fa accompagnare da un’altra di ordine culturale che vede la subordinazione del discorso educativo formativo a quello economico e ai bisogni della flessibilità centrato sull’efficienza.

L' istruzione deve essere considerata come un servizio reso al mondo economico (ERT, 1995). In questo scenario la scuola viene ridefinita in termini di "capitale umano", dando priorità all’apparato economico dell’istruzione ,eliminando completamente ogni implicazione di ordine educativo; in questa logica si spiegano la dissoluzione della scuola primaria ,riconosciuta tra le migliori del mondo, il sovraffollamento delle classi e l’eliminazione di ore di laboratori e di discipline curriculari; provvedimenti tutti funzionali alla legge del mercato del lavoro centrate sui costi e sui guadagni, così gli studenti sono clienti /prodotti e la scuola produttore. Anche il dirottamento dei fondi economici statali dalle scuole pubbliche verso le scuole private rientra nell'ottica del processo del risparmio, che condurrà all’eliminazione della scuola pubblica, se n on in forma residuale di scuole-contenitore in zone ad alto rischio socio-culturale, con grande contrazione dei costi dello Stato poichè il contributo dato ai privati, per quanto oneroso, non sarà ma imparagonabile ai finanziamenti utili per tenere in piedi le scuole pubbliche (stipendi dei dipendenti, corsi di formazione e, strutture ecc).

Gli effetti immediati, già distinguibili, sono la disuguaglianza educativa e lo scarso interesse rispetto alle politiche sociali ,cambia infatti l’interpretazione dell’uguaglianza e tutto riconduce al binomio elite-utilitarismo. Non solo ma la globalizzazione, accentuando i processi di atomizzazione individualistica, elimina anche ogni possibilità di solidarietà sociale, soprattutto perchè la scuola, trasformata in azienda e impoverita della democrazia, è stata depotenziata in questa sua funzione sostanziale.

A sbilanciare in senso antidemocratico la funzione educativo formativo della scuola è proprio l’ introduzione del concetto di "merito" che conduce al fallimento del giovane più debole sul piano socio-culturale , approfondendo il divario tra classi sociali in aperta contraddizione sia con i principi della Costituzione che con la pratica educativa, che testimonia come esperienze consolidate,finalizzate al recupero e al potenziamento individuali , si sono rilevate strumenti efficaci e indispensabili di prevenzione del disagio e della devianza.
Per concludere è da rimarcare come lo smantellamento della scuola pubblica che trova la sua giustificazione nella necessità di porre un argine al deflagrare della crisi, racconta anche qualcosa di diverso: la riforma Gelmini rappresenta nel suo insieme il punto di equilibrio precario di accordo tra la classe politica, di governo e di opposizione. Andando oltre il tema della riorganizzazione del sistema dell’istruzione e del welfare l’indegno gruppo dirigente del Pd e di tutta l’area della sinistra ha già da molto tempo deciso: qualche piccola modifica, qualche contentino, poi si va avanti “insieme”.

Tutti sono d’accordo nel progettare una scuola che costi molto meno e che prepari dei cittadini a livello di buoni consumatori. I dissidenti falsi o in buona fede che siano, anche loro sono funzionali servono come valvole di sfogo, da stritolare o riciclare poichè ognuno ha il suo il prezzo, mentre la politica del saccheggio sociale continua la sterilizzazione dei salari per i lavoratori di tutti i settori pubblici e privati passa senza prese di posizioni decise, la scusa è sempre la solita le perdite e i debiti vanno socializzati , già solo che vengono scaricati sulle classi popolari nella logica tutta darwiniana della selezione delle specie più deboli. Guai ai deboli, solo che i deboli sono numericamente tanti!

Adele Dentice

domenica 13 giugno 2010

Mondo moderno



Il governo sta procedendo indisturbato con la nuova legislazione del lavoro, il Collegato lavoro Ddl 1167-bis che mira a togliere le residue garanzie giuridiche a milioni di lavoratori, senza sognarsi minimamente di colpire i privilegi veri come la speculazione edilizia o l’evasione fiscale, basta solo ripensare ai 120 miliardi di Euro l’anno di evasione fiscale, favorita da un governo che ha depenalizzato il falso in bilancio, riattivato la possibilità di pagamento in contanti, che ha fatto un condono-regalo agli evasori, ecc.

Con il Collegato lavoro viene definitivamente realizzata la tendenza a costituire rapporti di lavoro sempre più individualizzati, nei quali il lavoratore, sempre più solo e in condizioni di debolezza, sarà costretto a concordare le proprie condizioni contrattuali con il datore di lavoro o con l'agenzia interinale, senza le tutele garantite dai contratti collettivi nazionali.
Nel frattempo viene sferrato l’ennesimo spietato attacco al pubblico impiego con il blocco del rinnovo contrattuale 2010 – 2012 e delle retribuzioni per quattro anni e fino alla fine del 2013, degli scatti di anzianità nella scuola e nell'università, proroga per altri due anni del blocco delle assunzioni e riduzione del 50% delle spese per la formazione del personale. E come se non bastasse sono in serio pericolo le liquidazioni che nella migliore delle ipotesi verranno spezzate in tre tranches, sempre nel pubblico impiego e sempre le donne della P.A. andranno in pensione a 65 anni, senza che siano sostenute da una politica sociale adeguata.
Stiamo in Italia dove si licenzia una donna perchè deve assistere la propria figlia malata di leucemia o dove un padre di famiglia viene avvisato tramite telefono di aver perso il posto di lavoro, dove i giovani laureati se non hanno la fortuna di avere una famiglia ricca alle spalle o uno studio professionale affermato, devono scappare via, oppure adeguarsi a lavoretti che non corrispondono nè alle loro aspettative nè alle loro speranze, e in fumo vanno via anni di sogni, sacrifici e soldi.

E fa pensare come, a fronte della decadenza di un sistema che continua ad essere in mano al dominio baronale delle Università e spreca giovani intelligenze precarie,ci siano potenze economiche emergenti come la Cina e l’India che investono nel segmento della formazione e dell’Università e ben presto saranno in grado di sviluppare la loro egemonia e anche nei settori di più alta tecnologia, dopo aver già conquistato il settore di quella piccola e media.
E' colpa della crisi! ci dicono e anche questa crisi va pensata come interna ad un quadro di finanza internazionale che mira a depotenziare l’Euro, per rinforzare il dollaro come moneta di riferimento , resta il fatto chi in tempi non sospetti in Italia sono state varate le leggi per smantellare lo Statuto dei lavoratori e parcellizzare l'organizzazione del lavoro, che trova il suo apice nella famigerata legge 30, e portano la firma di tutti i governi sia di sinistra che di destra. Le figure contrattuali flessibili introdotte con la legge 30 si innestano sul Pacchetto Treu del "centro-sinistra" (che già ci aveva "regalato" il lavoro interinale) 1997.

E' più logico pensare che l’erosione dei salari la precarietà e l’isolamento del lavoratore sono frutto di anni di politica deliberata , volta a incrementare il guadagno trasformando i lavoratori in merce da tenere sotto la pressione del ricatto occupazionale ed espellendoli dal ciclo produttivo quando non servono più! Sembra incredibile, ma è tutto vero come le richieste FIAT ai suoi dipendenti di Pomigliano d’Arco - deroga al contratto nazionale sui recuperi produttivi -abolizione del pagamento dei 3 giorni di malattia in casi di assenze superiori a una certa percentuale. - obbligo di esigibilità per tutte le organizzazioni sindacali su straordinari e flessibilità, pena sanzioni verso i sindacati e le Rsu - obbligo di obbedienza per i lavoratori alle nuove regole di flessibilità pena il licenziamento - deroga al contratto nazionale sullo straordinario obbligatorio aumentandolo fino all’80%. alle contestazioni Marchionne ha risposto : o mi date la flessibilità che chiedo o vado a produrre fuori dall’Italia. E’ la legge del mercato quella che fa si che ogni giorno decine di migliaia d’imprenditori perdano la propria umanità trasformandosi in individui senza scrupoli, pronti a barattare qualche scampolo di produttività con la vita delle persone.

Quella legge che si accompagna alla falsa indignazione di qualche politico o del mondo sindacale, atti retorici che si spengono dopo, sparita l’attenzione mediatica per tornare a fare di peggio. Per questo solidarietà a Michele che da giorni sosta davanti al comune di Rodi Garganico per difendere il suo lavoro , per Giuseppe licenziato tramite una telefonata , per la doppia tragedia della mamma di Venezia, per Luca che non vuole andare a rubare, per i precari , per i cassaintegrati per gli inoccupati e per tanti altri e tante altre...

Adele Dentice

mercoledì 21 aprile 2010

Soluzione finale



Finalmente ci siamo! La soluzione finale della scuola pubblica è una realtà , e il suo affossamento si porterà via anche gli antiquati principi anni ’50 di eguaglianza, parità sociale, libertà, su cui era stata fondata.

Ognuno si deve poter misurare "con le persone che sceglie, e deve poterle valutare e anche cambiare, se queste non funzionano".. affermava poco più di due anni fa il Ministro fantoccio Gelmini e ora il decreto è pronto e quella tanto agognata chiamata diretta dell’Aprea vedrà la luce con l’aiuto di Formigoni, che promuove un modello di scuola pubblica sempre più vicino a quello della scuola privata. Nella pratica saranno introdotti albi professionali regionali per i docenti cancellando le attuali Graduatorie ad Esaurimento e i presidi PESCHERANNO i docenti direttamente dagli albi. Così il vecchio sistema trasparente che garantiva lavoro sulla base di titoli ed esperienza viene sostituito da una scuola federale che valuterà i docenti sulla base di provvedimenti discriminatori e protezionistici. Un sistema che non farà che aumentare le molteplici contraddizioni in cui la scuola è già inserita. Contraddizioni che si articoleranno sempre di più su vari livelli: fra logiche politico-clientelari e diverse cordate d'interesse; fra il personale tecnico amministrativo e le dirigenze; fra le masse sempre più numerose di docenti esclusi dal mondo del lavoro, anche sulla base del luogo di nascita; di studenti rifiutati dai livelli della formazione per essere precocemente immessi nel mercato del lavoro; dell’ istituzione di meccanismi sempre più rigidi di selezione, repressione e controllo. L’ultimo passo sarà l’eliminazione del valore legale del titolo di studio e poi finalmente l’affossamento della scuola pubblica sarà completo.

Un indebolimento che viene da lontano se il ministro di “sinistra“ Berlinguer Il Distruttore concepì e avviò una scuola intesa come un laboratorio riservato esclusivamente a esperimenti affaristici e reazionari. Fu l’allora ministro della Pubblica Distruzione che, dimentico dei programmi elettorali del 1996, sostituì l’elevazione dell’obbligo scolastico a 18 anni con l’obbligo formativo, cioè una riedizione del caro, vecchio e reazionario avviamento professionale. Di cosa ci lamentiamo, quindi, se i rappresentanti di questa opposizione fasulla non spendono che poche parole di circostanza in merito ai vergognosi contratti di apprendistato legati all’abbassamento di un anno dell’obbligo scolastico? E sulle chiamate dirette, come si esprimeranno i nostri rappresentanti o meglio cosa faranno se non uno sciopero miserrimo e un’andata a Roma a protestare con poche centinaia di fedelissimi, e sul destino di decine di migliaia di persone vessate dai nuovi modelli contrattuale che hanno come obiettivo condiviso quello di impoverire i lavoratori sbattendoli fuori senza tanti complimenti, e sul feudalesimo scolastico e la configurazione di Presidi bulli che infesteranno le scuole protagonisti e gestori della vita dei lavoratori o di chi aspira ad esserlo, cosa verrà detto o fatto?

Sarò pessimista ma come al solito mi aspetto un dissenso che ha il sapore amaro dell’approvazione. Intanto il 25 aprile festeggeremo la sconfitta di quelle forze che lottarono per la libertà e l’uguaglianza, le stesse forze che proposero una Costituzione in cui la scuola si determinava come il più importante strumento di rivoluzione sociale.

Adele Dentice

domenica 4 aprile 2010

Le leggi speciali...e i sindacati balbettanti



La privatizzazione della legge nell'arbitrato; il "collegato lavoro” L. 1163. Ovvero, l’inganno della “certificazione dei rapporti di lavoro” e della "espressione della propria volontà”.

E’ una legge che ci riporta al Medioevo, una legge in gestazione già da due anni e per due anni le opposizioni compiacenti e i sindacati, servi della Confindustria e del padronato, non hanno fatto nulla per ostacolarne
l’evoluzione. C’è da chiedersi, infatti, come mai durante i 4 passaggi al Parlamento i lavoratori non sono stati avvisati di ciò che si stava organizzando ai loro danni Sembra il dejà vu della Controriforma della Scuola con la finta ostilità anacronistica che facilita la realizzazione di un provvedimento di legge “condiviso da tutti”.
Così mentre si tolgono diritti ai lavoratori (maturati, questo val bene ricordarlo sempre, in più di 100 anni di lotta), ai sindacati vengono offerti poteri e funzioni normalmente erogate dallo Stato concretizzando finalmente il progetto della loro statalizzazione,come premio per aver firmato negli ultimi decenni contratti capestro o di aver parlato d’altro mentre procedeva indisturbato il cammino della legge 1167 bis.

A parte il tardivo e ormai inutile risveglio della CGIL, le forze politiche che si definiscono di sinistra, presenti o meno in Parlamento, in questa fase risultano “distratte” dalle manifestazioni di piazza o dalle campagne elettorali e le affermazioni scandalizzate (tra l’altro molto deboli) sembrano una strategia più per controllare le eventuali battaglie in difesa del posto di lavoro, che per volere veramente attivare una protesta costruttiva. Stesso copione visto nella scuola , i partiti entrano nei movimenti spontanei fagogitandoli e svilendone la forza e l’autonomia e, nel frattempo, si va avanti indisturbati verso la “modernizzazione dei servizi e dei rapporti di lavoro”!

Il “collegato lavoro” L. 1163 bis è una brutta legge che stabilisce la possibilità di deroghe alla applicazione di leggi e del contratto nazionale, autorizzando la stipula di contratti individuali peggiorativi rispetto alla normativa generale e ha l’obiettivo di rimediare alla lentezza dei giudizi delle cause di lavoro sostituendo la giustizia pubblica con quella privata (arbitrati). In realtà si impedisce l’autodifesa legale consentendo di “affidare” la legislazione del lavoro a quei sindacati che rispondono alle esigenze delle controparti aziendali.

Secondo questa normativa si potranno regolarizzare anche contratti individuali con retribuzioni e diritti diversi da quanto stabilito nei contratti nazionali di lavoro e il dipendente “potrà” anche rinunciare a priori al diritto di rivolgersi al magistrato in caso di controversie, per rivolgersi ad un arbitro. In teoria, ma solo in teoria, il lavoratore può liberamente discutere con il futuro datore di lavoro l'opportunità di deferire anticipatamente in arbitri anche le eventuali future questioni, compreso il licenziamento e le conseguenze della sua illegittimità; è un’ipotesi fantomatica in quanto presupporebbe da parte del futuro dipendente pari forza, mentre sappiamo tutti che in fase di assunzione si è in una posizione di debolezza e subalternità.
La verità è che si forniscono al datore di lavoro mezzi efficaci per contrastare qualunque ricorso giudiziario, facendo sparire nella sostanza il principio di “giusta causa” nel contratto individuale; inoltre, riducendo la funzione al solo controllo formale, si impedisce al giudice di valutare i provvedimenti del datore di lavoro non potendo più entrare nel merito delle decisioni aziendali; nel contempo all’azienda sarà garantita la possibilità di licenziare sulla base della situazione del mercato, dell’anzianità del lavoratore e delle sue condizioni di salute, in palese violazione del principio favor lavoratoris, L. 533/73. E questa sarebbe la “libera espressione della propria volontà”!!!

E i Sindacati, in caso di controversia e conciliazione che ruolo avranno? Basta leggere attentamente l’art.31 della suddetta legge da cui si evince che le commissioni di conciliazioni saranno composte da 4 rappresentanti dei datori di lavoro e 4 rappresentanti dei sindacati , non “eletti”, ma “scelti” dai sindacati "maggiormente rappresentativi a livello territoriale" (o meglio vicino alle aziende). Tutto in linea con l’accordo del 22 gennaio scorso tra Governo CISL, UIL, UGL e Confindustria, secondo cui il lavoratore licenziato senza giusta causa (non licenziabile), con la clausola sarà obbligato a rivolgersi all’arbitro, che non sarà tenuto ad applicare l’art.18 ma deciderà “secondo equità”...cioè come gli pare (al massimo un risarcimento o una multa al datore di lavoro da una a 12 mensilità).

Si delinea quindi uno scenario futuro in cui sempre di più si diffonderanno i contratti co.co.pro e sempre meno saranno riconosciuti i risarcimenti per contratti irregolari.
Contratti tra l’altro tipizzati da consulenti del lavoro, che avranno il compito di certificarli e di sciogliere i nodi di una procedura complessa e piena di trabocchetti per i lavoratori, i quali saranno costretti a rivolgersi a queste figure professionali non a caso in espansione soprattutto nel Sud Italia, come si evince dagli albi professionali il cui numero è aumentato in pochissimi anni da 17.000 a 25.000 (!).

Un’altra sorpresa, tra le tante, riguarda i dipendenti pubblici e l’80% delle lavoratrici; all’art. 16 , infatti, si legge che le amministrazioni “possono riesaminare i provvedimenti di trasformazione, dovendo in ogni caso prevalere il buon andamento delle amministrazioni”, in pratica si tratta della revoca senza preavviso del part-time provvedimento che non prevede alcuna possibilità di difesa e si fonda sulla “discrezionalità” del dirigente o della commissione deposta a decidere. Un provvedimento anacronistico che segue la riforma Brunetta con il quale si rende imputabile del fallimento delle P.A. i dipendenti e non il sistema politico-clientelare che ne ha caratterizzato l’impianto da decenni.
In quest’ottica vengono penalizzati anche i lavoratori che vivono in famiglia il dramma dell’handicap grave, infatti l’art. 24, appone una variazione riduttiva alla legge 104 del 1992 in merito alla regolamentazione dei permessi per assistenza; il diritto viene contratto sensibilmente poiché non potrà essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona e solo i genitori possono usufruirne congiuntamente, ma alternativamente.

Con queste riforme si retrocede al medioevo e al potere assoluto che aggredisce il diritto al lavoro nelle procedure, rese vere e proprie trappole, e nel trasferimento ai sindacati dei diritti dei lavoratori, quei sindacati che sono dalla parte dei padroni e ne tutelano gli interessi.

Adele Dentice

mercoledì 17 marzo 2010

Articolo 18: da diritti a privilegi



I lavoratori “pesanti”, con alle spalle venti , trent’anni di attività sono diventati un peso morto per l’economia per cui vanno cacciati con tutti i loro diritti acquisiti e sostituiti con i giovani precari da schiavizzare e pagare di meno, perché colti in un momento di assoluta debolezza.

Resi ricattabili e inseriti all’interno di una guerra tra poveri, i precari rimangono privi di quelle tutele che garantiscono i lavoratori già occupati, ma il vero inganno è dato sia dalla trasformazione dei rapporti di lavoro, che diventano di tipo privatistico, che dal venire “affidati” alla simbolica autorità dei giudici in caso di controversie.

Dopo anni di lotte e di sangue, il mondo del lavoro si trova indebolito e diviso perché tradito dai sindacati che, al servizio dei padronati e della Confindustria , hanno firmato accordi capestro con i governi o sono rimasti inerti di fronte a rinnovi contrattuali, dimostratisi attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori e dei settori popolari.
L’inazione si è rivelata ancora più pericolosa di qualsiasi firma o accordo esplicito, perché nel tempo ha logorato la certezza del diritto, alimentando il senso di insicurezza che ha bloccando nei lavoratori la capacità di difendere se stessi.

Mentre la legge 1167 bis viene approvata con il tacito assenso di un’opposizione inerte, siamo tutti, più o meno colpevolmente, distratti dai guazzabugli prodotti da una legge elettorale bipartisan che nega la nostra volontà e i nostri diritti di elettori e non dà più alcuna rappresentanza alle minoranze , ma ,soprattutto, siamo colpevoli di esserci accontentati nel tempo delle briciole, mentre ai nostri danni si sta consumando la controriforma del Lavoro e del Contratto nazionale, che segue puntualmente quella della scuola, la quale nei fatti è andata a regime senza troppi ostacoli, poiché i movimenti spontanei sono stati fagocitati dai partiti e dalla burocrazia sindacale, smorzando qualunque reattività residua.

Oggi, a quasi 10 anni dal primo tentativo di emanazione di una legge che attacca nella sua essenza la Costituzione, la si ripropone aggirandola, ma, sostanzialmente, si riproduce identico il tentativo di smantellamento dell’art 18, obbligando i lavoratori a rinunciare al contratto collettivo e trasformando i sindacati in “erogatori di servizi non più agenti contrattuali” (Sergio Cofferati intervista al Secolo XIX del 4 marzo 2010).

Alla luce anche delle parole di Cofferati è stupefacente il silenzio o le tiepide risposte del più importante sindacato italiano, la CGIL che, schiava del PD, risponde con toni blandi alla legge 1167-B limitandosi a proporre un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale; Epifani, senza dare la dovuta importanza al’attacco all’art.18, ha dichiarato che con parteciperà alla raccolta di firme per chiedere un referendum e lo sciopero del 12 diluisce la questione tra la rivendicazione di quell’elemosina dei 500 euro di sgravio fiscale e altri temi fondamentali quali la scuola, le pensioni ecc.

Un’assuefazione alle novità, di fronte al processo demolitorio dei diritti? O ancora una volta la CGIL si mostra subalterna a un PD disinteressato sulle questioni del lavoro come testimonia il fragoroso silenzio di Bersani e la supponenza di Ichino, quando afferma che ci sono cose più importanti di cui discutere della legge del 3 marzo?

Adele Dentice