Visualizzazione post con etichetta lavoratori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoratori. Mostra tutti i post

domenica 10 giugno 2012

CI VORREBBE UN FATTO NUOVO

Se i sindacati coincidono storicamente con i progressi della condizione operaia, che scopriva e trasmetteva la consapevolezza che la forza lavoro è un elemento imprescindibile per la produzione di beni, secondo un’equazione tra ricchezza e prodotti “umanamente” gestibile e controllabile; oggi, dopo una fase di esuberanza produttiva , e in ragione di una ricchezza svincolata da ogni fattore tangibile, poiché regolata dai flussi  finanziari, il dipendente ,  non  più inteso come risorsa ma come “costo” improduttivo,  viene abbandonato dagli stessi sindacati che hanno sostituito  la loro funzione di contropotere con quella normante e legislativa asservita ai poteri forti,  ne danno prova i famigerati accordi utilizzati  come veri e propri strumenti di assoggettamento a servizio delle elite dominanti.

La sospensione e l’isolamento a cui sono appesi i lavoratori impediscono  che la gente dia  corpo o creda a un soggetto politico che non sia schiacciato dall’ideologismo o dalla devastante pratica del neocapitalismo; gli stessi movimenti,che stanno colorando il nostro  panorama politico in cerca di un facile consenso, non  sono in grado di prospettare una strategia in grado di arginare il mutamento del sistema produttivo con tutti i suoi nefasti effetti; i partiti sopravvivono  grazie all’assimilazione   di istanze e idee dal volto“nuovo” saccheggiandole  a movimenti spontanei, mentre questi ultimi convergono verso prospettive, ormai   superate dall’esperienza, che continuano a caratterizzare i partiti tradizionali; in buona sostanza nonostante il  cambio di immagine  alla fine gli orizzonti, in particolare quelli economici, rimangono invariati. E’ l’effetto della mondialità che ha assottigliato la forza lavoro rendendo irreversibile la disoccupazione e la precarietà , disegnando una società diseguale che priva il singolo  di qualsiasi forma di reddito come  diritto alla vita In questa fase pre-elettorale molto si parla del reddito minimo di cittadinanza, un diritto incondizionato e inalienabile  che rappresenta il primo punto di partenza per uscire dalla miseria a cui gli schieramenti destra-sinistra, ormai privi di alcun senso storico,ci hanno condotto,un diritto che consentirebbe tra l’altro anche una redistribuzione della ricchezza più equa, ma si può incorrere nella trappola  della pura demagogia se non  si riesce a separare il ceto politico dal potere economico, che lo orienta.

Ci vuole un fatto nuovo, o forse vecchio, come voler ricostruire una piattaforma politica almeno coerente, che dia per certo la sovranità popolare monetaria, che sia protezionista, per la tassazione progressiva e riduca la spesa improduttiva aumentando  quella  per la ricerca, sviluppo, educazione, per il sostegno ai settori strategici nazionali
Un fatto nuovo che  implichi una coscienza e una volontà collettiva,unica precondizione “scientifica” irrinunciabile del cambiamento stesso, una operazione difficile poichè moltissima gente non crede ci sia via di scampo per via del terrorismo dei   mass media che inducono a far accettare la macelleria sociale come unica possibile via di salvezza.

lunedì 1 agosto 2011

"CRONACA DI UNA GIORNATA ROMANA"


Come al solito la gazzetta ha scritto un articolo senza essere presente sul posto e senza conoscere i fatti...io tutta questa tensione per l'uscita dei TIR proprio non la percepivo...anzi esattamente il contrario, visto che siamo così calmi che Gandhi potrebbe venire a prendere lezione da noi. Altra notizia non vera, noi abbiamo iniziato il presidio il 5 luglio dopo la notizia della chiusura data alle RSU alla Confindustria da parte dell'azienda, per cui si dà il caso che la matematica non è una opinione, quindi oggi che è il 1 agosto, non abbiamo fatto nemmeno un mese per cui non sono mesi che i dipendenti presidiano lo stabilimento, ma per l'esattezza sono appena 27 giorni ,e aggiungo 27 giorni tra stenti e fatica che non stanno minando il nostro morale al contrario lo stanno rafforzando.
L' opinione pubblica poi deve sapere che sono 27 giorni che i dipendenti della OM non dispongono di un bagno, tranne quando è aperto quello della stazione di servizio vicino l' azienda, per cui potete capire benissimo dove siamo costretti a fare i nostri bisogni, specialmente quelli che fanno la notte o il turno al presidio nei giorni festivi.
Questo per allontanare l'idea di alcuni non coinvolti nel presidio e non dipendenti OM, che al presidio si fa baldoria.
Signori e signore noi stiamo lottando per il nostro posto di lavoro e stiamo togliendo del tempo alle nostre famiglie e ai nostri amici più cari, ma allo stesso tempo devo riconoscere che tra di noi a prescindere delle nostre idee...per fortuna diverse per confrontarci meglio, i legami si stanno saldando oserei dire meglio che tra fratelli e sorelle.
Ritornando all'articolo sembra strano che in una azienda non in sicurezza ci siano lavoratori che entrano...forse sono dei superman e non corrono pericoli...BOH!
Ci sono divergenze tra i vertici aziendali? Forse sul compenso della prestazione, ma non credo sul piano che hanno prestabilito e cioè la chiusura dello stabilimento di Bari che secondo da quello che si evince sia partito già da anni senza che nessuno abbia percepito nulla.
Visto che la voce che girava, la Kion invece di puntare su Bari avendo uno stabilimento già attrezzato per una produzione a dire loro di 15.000 carrelli l'anno, stia iniziando lavori di ampliamento dello stabilimento di Luzzara spendendo altri soldi quando potevano spostare tutta la produzione su Bari come accade già nel lontano 1992.
Signori poi quando un giornalista deve fare un articolo non può farlo parlando di voci di corridoio...le voci di corridoio lasciamolo alle comari di paese.
Un giornalista con le palle sotto si alza dalla sedia e va a fare le indagini va a parlare con le persone interessate non fa un articolo per sentito dire...e i giornali di oratorio non fanno gli articoli in questo modo...intervistano direttamente il personaggio.
Una volta si diceva che la gazzetta serviva ai pescivendoli per mettere le cozze nere...ora ridotta come formato non serve nemmeno a quella.
Arriviamo alla giornata romana, oggi non ci sarà data una risposta definitiva, ma spero che quanto meno tutte le persone che andranno a Roma sapranno percepire le vere intenzioni della Kion riguardo al sito di Bari.
Questo anche per capire come ci dobbiamo muovere per il futuro.
Se bisogna sperare che la Kion ci ripensi e punti tutti i suoi progetti su Bari, visto che a modo mio di vedere le donne e gli uomini impegnati alla OM, scusate la modestia non sono secondi a nessuno e basta l'esempio di quello che sta succedendo in questi giorni e il fatto che un elefante come la Kion e la Still vogliono eliminare il topolino OM perchè dava fastidio sul mercato.
Altra speranza un compratore si parla della coreana DOOSAN. Ma qui non sono molto fiducioso non per altro ma la Kion venderebbe a un concorrente, sapendo che noi a Bari siamo bravissimi a fare carrelli elevatori?
La Tata o altri con diverse tipologie di produzione?
Ben vengano tutti, noi saremmo capaci di farlo, le professionalità a Bari non mancano le donne e gli uomini di questo sito hanno lauree specializzate, diplomi e qualifiche che farebbero gola a chiunque sappia fare l'imprenditore...di certo no ad una finanziaria.
Per ultimo stiano attenti alla giornata di oggi a Roma le O.O.S.S. per primi, che dovranno dare risposte non solo ai loro iscritti, alla politica, che a prescindere dal colore politico non ha saputo dare slancio alla economia italiana, approvando a volte leggi che facevano allontanare l'economia dal nostro paese.
Signori se non ve ne siete accorti qui tra poco se non ci svegliamo tutti andremo alla deriva e la barca ITALIA affonderà.
Per cui datevi una mossa perchè il paese ha bisogno di risposte e di fatti non di parole ad effetto e proclami.
Notizia di pochi giorni fa che al rientro dalle vacanze si saranno persi circa 67.000 posti di lavoro in tutta Italia.
Ma quando vi sveglierete "POLITICA" e noi quando ci sveglieremo dando il nostro contributo e capire che dobbiamo muoverci anche noi e non delegare soltanto?
Spero che questa esperienza ,per noi amara, ci abbia insegnato qualcosa e che lasci un segno in tutti noi.
Se stiamo lottando per il futuro dei nostri figli, allora cerchiamo di non lasciargli un futuro di "MERDA".

Giacinto Magliocchi, operaio OM Bari-Modugno