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venerdì 8 luglio 2011

ASSE MANFREDONIA TARANTO: Lo Sviluppo prima di Tutto


Quando un territorio vien condannato in nome della crescita economica e dello sviluppo, non c’è più niente da fare, anche se è il luogo più bello del mondo, o se è stato vittima di un disastro ecologico ,o se è tutelato da vincoli e testimone della storia e dell’arte, è successo a Taranto , che in un paese normale, ma il nostro non lo è , sarebbe dovuta essere una città d’arte e di cultura, succede a Manfredonia , che, oltre alla bellezza del luogo, ma a quanto pare fattore inessenziale, dovrebbe essere soggetta a bonifica dal momento che è stata già pesantemente penalizzata il 26 settembre del 1976 dall’esplosione di una torretta della fabbrica Eni, che produsse una così intensa nuvola di arsenico (10 tonnellate) da provocare poi la morte di 17 operai di tumore a causa della prolungata esposizione, per cui le fu dato l’appellativo di Seveso del Sud.

Logica vuole che sarebbe dovuta essere quella una zona da bonificare, invece si è continuato a imporre il solito modello di sviluppo, che contrappone le tutele ambientali e la salute al “lavoro “, nel cui nome le amministrazioni hanno favorito, in seguito alla chiusura dell'Enichem, una reindustrializzazione forzata dell'area del Golfo attraverso nuovi 'impianti insalubri di I classe' come la vetreria Sangalli, e, oggi, con la costruzione dell'inceneritore ETA-Marcegaglia la cui storia inizia il 24 giugno del 2003

In quella data l’ L’E.T.A S.p.a (gruppo Marcegaglia) firmò un accordo di programma con il comune di Manfredonia e la Regione Puglia per la realizzazione di un impianto industriale di energia elettrica da fonti rinnovabili, tramite l’impiego di biomasse.

Alla vigilia delle elezioni comunali e regionali del 2005 ogni schieramento politico di sinistra si schierò contro i termovalorizzatori, l’ attuale presidente della Regione Puglia Nichi Vendola affermava di essere contrario e, in un incontro scontro con il Presidente uscente Raffaele Fitto (favorevole ai termovalorizzatori), disse che si sarebbe battuto contro gli inceneritori e non avrebbe permesso che la Puglia diventasse la pattumiera dell’Italia. Lo ricordiamo, in seguito, inveire contro l’inceneritore di Acerra e poi magnificare quelli della Marcegaglia in Puglia a cui ha accordato tutti i permessi in perfetta continuità con Fitto,come mostra l’exursus autorizzativo dell’inceneritore di Manfredonia.

Esattamente il 12 marzo 2009 veniva espresso, da parte della Regione Puglia, parere favorevole alla compatibilità ambientale per l’ impianto, ampliandone le funzioni con l’utilizzo di CDR (Combustibile Derivante da Rifiuti), trasformando,così, la centrale a biomasse in un termo distruttore di rifiuti e di aria .In quel frangente fu consentita, anche una variante urbanistica , in modo da poter costruire l’impianto in zona agricola aggiustata in zona industriale, si tratta di contrada Paglia, che coinvolge i tre comuni di Manfredonia, Cerignola e Foggia.

In aiuto al gruppo Marcegaglia sopraggiunse, nel frattempo, anche una legge dello stato la 296/2006 che, in perfetta violazione delle norme europee, come si usa da noi, stabiliva che il CDR derivante da rifiuti urbani venisse inserito nella categoria delle “biomasse da rifiuti parzialmente biodegradabili”, quindi come se fosse una fonte rinnovabile di energia, senza considerare che i rifiuti dell’incenerimento sono da considerarsi “speciali” e quindi necessitano di discarica “speciale”, gia si fa il nome di Statte(Taranto!!)

Le amministrazioni comunali di Manfredonia, sia quella dell’ex sindaco Paolo Campo che dell’attuale Angelo Riccardi, si sono mostrate propensi all’impianto , il primo infatti ha rilasciato parere favorevole circa l’autorizzazione sanitaria ( artt. 216 e 217 del Regio Decreto n.1265 del 1934; acquisito al prot. 12253 del 09/11/2009, nota presente all’interno dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del 14 settembre scorso. BURP 155 07/10/2010). Il secondo rigettando la richiesta di riesame avanzata il 29 dicembre 2010 dal Comitato Spontaneo contro l’inceneritore di Capitanata Cerignola poichè “non ritiene che sussistano le condizioni per l’esercizio del potere di ritiro in relazione al parere reso dal Comune nell’ambito del procedimento dell’AIA”,in quanto .si nutre “una totale fiducia negli studi di impatto ambientale precedentemente condotti (VIA e AIA) dalla Regione oltre “all’impiego, da parte del soggetto proponente, delle Migliori Tecnologie Disponibili”. Qualche perplessità, rispetto a queste dichiarazioni, rimane legittima se nel piano Regionale Qualità dell’Aria a pag 125 del file arpa puglia.box.net , c’è scritto che i comuni di Cerignola, Manfredonia e Foggia rientrano nella fascia C, tra i comuni con il più bassa qualità dell’arie che “obbligatoriamente devono presentare domanda di finanziamento per il risanamento”. Da ciò si evince che la scelta delle amministrazioni risulta in contrasto con le linee definite dalle Direttive europee 96/61/CE , 2008/50/CE , 2001/77/CE.

Ma ormai il processo è irreversibile, l’inceneritore si farà e il battesimo si è svolto quest’anno a Taranto durante l’inaugurazione del colossale impianto di forovoltaico al silicio realizzato dalla Enel green power (90.000metro quadrati di pannelli solari capaci di produrre 3,2 MW di energia elettrica), durante il quale Antonio Marcegaglia ha ufficializzato che “Il gruppo Marcegaglia ha ottenuto tutte le autorizzazioni e porterà avanti l’investimento legato all’inceneritore in territorio di Manfredonia”..

Un megaprogetto finanziato anche dall’ Europa , nonostante le indicazioni di principio , che eroga 15 milioni di euro sui 60,5 milioni del costo per le aree depresse del Contratto area Manfredonia, Monte Sant’Angelo (ex Enichem), (e la bonifica ?) da incamerare anche i profitti della convenzione cip6/92, stipulata nel 1997 con ENEL ( poi GSE), che legittima l’ETA a vendere energia elettrica a prezzi maggiorati

La storia ci insegna che sviluppo è prima di tutto, ma bisogna fare i conti anche con l’opinione pubblica e gli effetti della sentenza della Thyssen-Krupp di Torino , che ha spinto in questi giorni dopo sessant’anni a Taranto a far parlare di sequestro dell’Ilva , o delle mappe epidemiologiche se così fosse sarebbe un terremoto , perché finalmente i cittadini potrebbero concretamente contrastare il NEGAZIONISMO, E L’ IDEOLOGIA DELL’INEVITABILITÀ DEL DANNO, fattori culturali responsabili della DOPPIA MISTIFICAZIONE ambientalista e climatica con l'invenzione del “recupero energetico” dei rifiuti e , soprattutto , ci sarebbe da ben sperare nel coraggio collettivo di scegliere tra SALUTE o GRANDI IMPIANTI tra centrali termoelettriche e nucleari, Industrie chimiche, Inceneritori, immensi mega parchi eolici e fotovoltaici distruttori dell’ambiente

IMPOSTI DA UN VARIEGATO MONDO “AMBIENTALISTA” e DA PITTORESCHI ED INOFFENSIVI ”ANTAGONISTI” AD UN BEN PIU' SOLIDO ED EFFICACE MONDO DEGLI AFFARI A CUI I PARTITI SONO ASSERVITI

Adele Dentice PBC Puglia

giovedì 19 maggio 2011

L'Abisso



Sono parecchi mesi ormai che sono attivi gli sportelli di aiuto del PBC a Bari. Un 'esperienza straordinaria sul piano umano e agghiacciante su quello politico, le tragedie quotidiane, la mancanza di lavoro che impedisce persino di provvedere alla propria salute a e a quella dei familiari non trovano risposte istituzionali e tanto meno quelle dei cosiddetti partiti e movimenti che sono presenti solo lì dove si accendono i riflettori mediatici.
Dove sono i vari militanti dell'estrema sinistra, ormai chiusi nelle loro nicchia ideologica innocua e apparentemente di opposizione, fedeli al giuramento di fedeltà (gli unici!) e comunque infinitamente lontani dalla gente comune, in fin dei conti cosa può esprimere una casalinga o il piccolo commerciante fallito o lo studente che rifiuta di scioperare e occupare l'università perchè i genitori non hanno da pagare le esosissime tasse universitarie? E i grillini, che a parte qualche generoso esempio, non sanno cosa siano le politiche del welfare, come da indicazioni del loro leader, assolutamente indifferente alla questione scuola, se non ostile, così come a quella della sanità o attualmente dell' economia . Avvezzi alla provocazione senza declinazione pratica o programmazione politica , un movimento antisistema che nel contempo “dichiara” sostegno a Pisapia (PD; SEL ecc), vecchia pratica se a suo tempo Grillo appoggiò al ballottaggio Michele Emiliano (sindaco di Bari PD) e poi Vendola.

Senza parlare della questione scottante di Taranto dove oltre le solite manifestazioni , miranti a svuotare il risentimento popolare , si risolvono nella solita passerella mediatica, dal momento che nella pratica nulla cambia.

Nel nostro piccolo mondo, dove la gente disperata muore in silenzio, dove non rimane che il conforto isolato di qualche gesto caritatevole, anche noi, attivisti del PBC, restiamo soli nel nostro sportello, noi e i tanti volti disperati che ci chiedono aiuto e noi con la voglia di cambiare, ma sempre più soli, perchè gli altri hanno altro da fare , c'è sempre altro da fare, come presenziare il caso del giorno, rilasciare interviste e svolazzano da un posto all'altro, da un gruppo all'altro, perchè è decisivo per la propria immagine e la propria carriera politica,  non ha importanza destra , sinistra, centro, o altre alchimie, si esiste solo lì dove c'è il conflitto provocato ad arte o spontaneo l'importante è che ci siano le tv e i giornalisti, perchè bisogna farsi vedere, perchè la politica, prostituta ruffiana tra i poteri forti e la criminalità, ha un unico cinico obiettivo esporre il suo squallido volto al mondo , disaffezionare le persone così sempre in meno ci sarà partecipazione attiva, e la partita si giocherà finalmente tra coloro che “contano”.

Ma fino a quando reggerà questo gioco? Fino a quando si riuscirà a sostenere la rabbia individuale dei precari , i nuovi schiavi perchè impossibilitati a progettare il loro futuro , fino a quando i lavoratori parcellizzati e divisi rimarranno vincolati al sistema di produzione capitalistico, fino a quando il ceto medio riuscirà a tenere l'impoverimento relativo o assoluto fino a quando la gente continuerà a rimanere ingabbiata nello ormai obsoleto e inattuale schema destra-sinistra senza paura di uscire fuori, senza paura di essere liberi?

Eppure, nonostante il dramma sociale che investe il nostro paese e la morsa della concorrenza globalizzata in cui sono ormai costrette le nostre città, ancora l'opinione pubblica si lascia distrarre dalla favola dei Diritti Umani, estensione delle strategie imperialiste , diffusa dalle prediche del circo mediatico e da coloro che dichiarano di voler salvare il mondo, di essere dalla parte dei clandestini , ma poi esprimono favorevoli consensi alle guerre di aggressione. Una simulazione politica cinica e corrotta tesa a giustificare le enormi spese destinate alla guerra togliendole al welfare, alla scuola, alla sanità, al lavoro, alla casa; una simulazione che espelle chiunque decida di non essere organico e rifiuta di piegarsi a quella cultura settoriale che pretende di spiegare ma nella sostanza e nella apparente diversità è uniformata al capitalismo.

Diritti Sociali, quindi, che non solo vengono negati ma relegati nelle stanze dell'oblio, attraverso un'operazione di colpevolizzazione, vecchia di 60 anni, sono stati trasformati in privilegi, il lavoro, la casa, la salute, senza parlare del riposo, della pensione, della dignità dell'istruzione, dell'assistenza ai disabili agli anziani, ai malati.
Diritti per i quali noi del movimento Per il Bene Comune ci spendiamo e con grande difficoltà, poiché non siamo legati alle elite finanziarie, non abbiamo intellettuali strapagati e subordinati alla classe predominante, né siamo trasmettitori di ideologie apologetiche, soprattutto non siamo volontari, “facciamo politica” dal basso, privi di guru da inseguire, rincorriamo però l'obiettivo del cambiamento radicale, sperando di infrangere il modello dell' attuale sistema senza nasconderci dietro l'alibi dell'antiberlusconismo di facciata che non permette di individuare le profonde e laceranti contraddizioni politico-sociali della nostra società.

Adele Dentice

martedì 3 maggio 2011

il doppio inganno dei cip6 e dei CV che ci conduce verso il nucleare


L’inganno incrociato dei cip 6 e CV che ci conduce verso il nucleare
L’origine delle incentivazioni e delle sovratasse per le rinnovabili nasce con il provvedimento Cip 6 del 1992 a seguito del referendum antinucleare del 1987 .
Fu stabilito di incentivare le rinnovabili , ma lo stravolgimento e la beffa delle ormai stranote paroline “e assimilate” ha beneficiato chi produce gli scarti avvelenati delle raffinerie con costi che ricadono sugli utenti, costi che si sono aggirati dal 2001 al 2010 intorno ai 22,8 miliardi di euro finiti per metà nelle saccocce dei produttori di inquinanti. L’altra metà finisce in quelle degli imprenditori delle rinnovabili come l’eolico . Cercando di farsi strada nella folta giungla dei numeri e della normativa vaga con decretini strumentali alla sua disapplicazione, si scopre che per quanto riguarda l’eolico mentre il livello della rendita dei produttori in Germania è inferiore a 10 euro/MWh, e vale solo per i siti con maggiore ventosità, in Spagna, prima della crisi economica, la rendita era inferiore a 20 euro/MWh, quindi, un quinto circa di quella italiana, in Italia il livello della rendita è di circa 100 euro/MWh per un sito di media produttività
Né le cose cambiano con il fotovoltaico i cui incentivi , per dirla con 1'Authority, sono fra i «più profittevoli al mondo». Infatti mentre il costo medio dell'energia in Italia si aggira sui 60-70 €/kWh, chi produce elettricità con il fotovoltaico intasca ancora oggi fino a 402 euro. A danno degli gli utenti che dovranno pagare una sovrattassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative. Di cui soltanto 3 miliardi per il solo fotovoltaico.L’affare è talmente grande che solo negli ultimi 4 anni sono stati presentate domande di impianti alternativi per 130 mila Megawatt, a fronte di una potenza elettrica installata, nel corso dell'ultimo secolo, di 105 mila Megawatt....Nella sola Puglia dei 295 Megawt operativi 239 sono prodotti da impianti collocati su 358 ettari di terreni agricoli .
Per i parchi eolici , sottoposti per produrre alla presenza di vento, è previsto un indennizzo per mancata produzione lì dove non è possibile immettere elettricità nella rete, dal momento che le pale sono state disseminate anche lì dove di vento ce n’è pochissimo e alcune linee hanno dimostrato di non avere la capacità di trasportare energia eolica negli intervalli di tempo tra una ventosità sostenuta e l’altra con conseguente riduzione di potenza “ Le direttici più colpite sono Andria – Foggia, Campobasso –Benevento e Benevento – Montecorvino, sulle quali insistono più di 1.500 MW eolici.” (Fonte APER – Associazione Produttori Energie Rinnovabili)
Cosa avviene in caso di mancata produzione? Si penserebbe ad un freno di incentivazione e invece i produttori vengono tutelati ancora una volta con un ‘insieme di norme che “premiano” la mancata produzione (calcolata sulle stime del GSE) attraverso il meccanismo della “priorità di dispaccimento”:
significa che le unità di produzione alimentate da fonti rinnovabili hanno diritto alla priorità di dispacciamento, come previsto dall’articolo 11, comma 4, del decreto legislativo n. 79/99.cioè devono obbligatoriamente essere acquistate per prima da Terna (gestore nazionale per la diffusione in rete dell’energia )e,con la deliberazione ARG/elt 5/10, vengono definite dall’ Autorità nuove modalità di remunerazione per la mancata produzione da impianti eolici , cioè gli utenti pagano anche per ‘energia non prodotta’!!!! In questo modo con l’eolico si hanno guadagni garantiti per 15 anni anche lì dove non c’è vento, poiché Terna è obbligata all’acquisto anche in mancanza di reti
Ma perché ci si chiede un MWh prodotto dall’eolico può arrivare a costare sino a 160 euro e un MWh prodotta dal fotovoltaico oltre 400 euro La risposta è nei certificati verdi, introdotti dal Decreto Legislativo 79/99, emessi dal GSE su richiesta del produttore italiano titolare di impianti alimentati da fonti rinnovabili e, in base alle direttive del protocollo di Kyoto, anche da chi non produce energia rinnovabile il quale deve acquistare un certo numero di CV per garantire lo sviluppo di una percentuale di energia da fonti rinnovabili Questi CV sono in pratica titoli emessisi richiesta dei produttori per ogni MWh il cui valore dovrebbe essere definito in base alla domanda-offerta . e, siccome il numero di cv ha superato ben oltre offerta, per evitarne il crollo il buon Prodi decise all’epoca ,che quelli in eccesso sarebbero stati acquistati dal GSE a un prezzo minimo, nel 2010 la cifra di acquisto dei CV è stata di 940 milioni mentre per il 2011 si ipotizza 1 miliardo e mezzo che il GSE dovrà spendere Il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici, inoltre e sempre per il 2011 ha stabilito che il prezzo di offerta dei Certificati Verdi è pari a 88,13 €/MWh, superiore rispetto a quanto previsto dalla precedente normativa, come si evince dalla tabella sottostante
prezzo di ritiro CV con regole ex legge 122/10
(€/MWh)
2009 68,60
2010 62,23
2011 61,16
prezzo di ritiro CV con regole decreto Romani
(€/MWh)
2009 69,16
2010 87,99
2011 88,22
. In questo oceano di danaro sguazza il sistema integrato tra banche , produttori grandi piccoli e medi e soprattutto infiltrazioni malavitose . Non è un caso che la gran parte dei piccoli impianti sono stati finanziati dalle banche, le stesse che finanziano le centrali ad idrocarburi,i grossi impianti eolici e fotovoltaici e le centrali nucleari , e non è un caso che il sistema “democratico” favorisca le grandi multinazionali come Enel, Edison, E.On, ecc dal momento che gli incentivi così alti sono concessi indiscriminatamente.
Costi insostenibili
Ma ciò che deve allertare gli utenti sono i costi che nei prossimi anni diventeranno insostenibili , se consideriamo che solo nel 2010 per il solo fotovoltaico da qualche centinaia di MW si è passati a oltre 6000 MW portando gli incentivi ad oltre 19 miliardi di euro che ,spalmati sulle nostre bollette , si traduce in una aumento di oltre 300 euro all’anno nella bolletta elettrica. Senza contare poi i costi per l’adattamento della rete elettrica ( sappiamo che la rete non riesce a sostenere se non una piccola parte della trasmissione di energia prodotta dall’eolico) , significa che nella spesa totale risultano gli incentivi aumentati del 40% a fronte di una reale produzione del 10% e noi pagheremo milioni e milioni di euro per energia prodotta che non potrà essere immessa in rete
A questo punto si potrebbe pensare che la manovra necessaria sia quella di ridurre le incentivazioni se non eliminarle del tutto , spingendo (e sa tanto di una imposizione!!) verso la scelta nucleare le cui spese in ogni caso ricadranno sugli utenti dal momento che l’ENEL (accordo con la francese EDF per l’attivazione del nucleare in Italia) gode di un flusso di cassa determinato dalle bollette su cui spalmare i costi , e diventa “curioso” come le grandi aziende legate all’eolico italiano siano interessate al nucleare:
International Power plc
MW.
La strategia di sviluppo è incentrata sulla diversificazione delle fonti (carbone, petrolio, gas, acqua, vento); gli asset operativi in Italia
sono l’impianto a ciclo combinato ISAB Energy da 520MW e il portafoglio eolico IP Maestrale per un totale di 550MW.
International Power fa parte del gruppo francese GDF Suez(Gas de France Suez 29° posto delle maggiori imprese mondiali 2009) e la sua controllata Suez Environment è a capo del secondo gruppo mondiale dell'acqua, mentre per l'elettricità il gruppo è il decimo produttore a livello globale. Il 59% della sua produzione avviene in Europa, il15% in America Latina, il 17% in Asia e Africa, il 9% in Nord America. L'elettricità è ricavata da: gas (53%), idroelettrico (16%), carbone (11%), biomasse (1%), vento (1%), solare e altre rinnovabili, Nucleare !6%
FRI-EL Green Power S.P.A
Fri-El Green Power (sede Bolzano) è presente nel settore eolico italiano dal 2002. Fra i suoi principali partner ci sono la francese
EDF Energie Nouvelles (azienda produttrice e distributrice di energia in Francia impegnata nel nucleare ha partecipato alla realizzazione del reattore nucleare Phoenix) e la tedesca RWE Innogy, la società è collocata tra i primi produttori di energia da fonte eolica in Italia.

ENEL Green Power
settore energie rinnovabili di ENEL S.p.A., principale produttore italiano di energia elettrica. Va ricordato che la EDF ha stipulato il 24 febbraio un accordo con ENEL dando vita a “sviluppo nucleare Italia srl per la reintroduzione del nucleare in Italia con un progetto che prevede l’impianto di 6 o 7 centrali medie per la produzione di 1/4 di energia elettrica Fonte APER (Associazione produttori Energie Rinnovabili) , con una spesa prevista di 4/ 5 miliardi a impianto; naturalmente anche in questo caso nessun rischio perla grande azienda perchè i costi verranno spalmati sulle nostre bollette
Edison Energie Speciali
La Montedison è controllata dal 2001 da Italenergia (Fiat, EDF (principali azionisti), Tassara, Banca Roma, Banca Intesa, San Paolo) .Nel marzo del 2010 si è confermata la notizia che la EDF vuole coinvolgere nel progettonucleare la Edison con 4 centrali con Enel
E.ON AG
con sede a Düsseldorf (Germania),
La Repubblica, sez. Economia, pag. 22: 08 giugno 2010
MILANO “ Dopo le indiscrezioni, arrivano le conferme: il gruppo tedesco E. On e quello francese GDF-Suez sono pronti a dar vita alla seconda cordata per la realizzazione di centrali nucleari in Italia. Lanciando così la sfida a quella composta da ENEL e dall' ex monopolista transalpino EDF”
In pratica avremo due cordate la prima capeggiata dalla EDF (Francese prima al mondo in produzione) –Enel, la seconda GDF (sempre Francia ) Edison, allettate dall’apertura al nucleare dell’Italia confermato dalla nascita dell’agenzia nucleare in Italia

lunedì 13 settembre 2010

La scuola del collaborazionismo



Con le politiche del saccheggio i nostri vari governi, quelli , per intenderci, che hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro per soccorrere le banche e gli imperi finanziari a danno dei lavoratori, in perfetta continuità, si sono proposti come i "salvatori" del sistema politico ed economico proponendo un'immagine positiva e propositiva della Scuola. In realtà, si metteva scientemente in pratica il massacro della scuola laica e statale con l'espulsione in massa del precariato, l'attacco indiscriminato al Publico Impiego, la pressione intollerabile del fisco, la proliferazione dei contratti a progetto.

Viene in questo scenario, una naturale rabbia e la voglia di rivendicare NON SOLO IL LAVORO MA IL DIRITTO ALLA VITA, che sia degna di questo nome, anche se credo che siamo, attualmente, ad un punto di possibile non ritorno, per la scuola pubblica,quella che strumento di emancipazione, ha permesso a molti di realizzare il proprio progetto di vita. Oggi, inermi, assistiamo al suo smontaggio pezzo per pezzo, alla sua balcanizzazione, ... per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Per rovesciare la tendenza al suo progressivo degrado e alla sua mercificazione, sarebbe bastato imporre i dettami della Costituzione sull'obbligo di riconquistare risorse e condizioni di studio e lavoro, di quantità e qualità adeguate allo sviluppo sociale e civile della popolazione. Si sarebbero dovute bloccare le finzioni del governo e quegli strumenti inventati per creare le illusioni delle finte risoluzioni del problemi economici riconquistando spazi di rappresentatività. Invece il mondo della scuola e il diritto allo studio è stato considerato residuale una spesa inutile a carico dell’amministrazione centrale filoliberista , che si andava sempre più consolidando con la tacita complicità della falsa opposizione filo-USA.

Così, senza accorgercene, siamo giunti alla pseudo-riforma Gelmini e all’assemblamento di norme che nella loro legalità inducono a delinquere; come lo scandalo dei lavoratori precari illegalmente licenziati se consideriamo lo Stato di Diritto, infatti fare retrocedere dei cittadini-lavoratori dalla priorità acquisita fino alla privazione, cancellare i diritti acquisiti significa negare il DIRITTO-DOVERE sancito dalla Costituzione, e amministrare in queste condizioni con lo Stato che contraddice se stesso significa compiere un crimine. Forse una forza sindacale, degna di questo nome e difensiva dei lavoratori, avrebbe arginato questa deriva, ma in questi anni sembra che nessuno si sia accorto di come i sindacati si siano piegati agli interessi della Confindustria, di come ora la RSU si sia s trasformata in un mezzo aggiuntivo del collaborazionismo alla dirigenza. Un sistema introdotto dall’autonomia scolastica, grazie alla quale uno stuolo di presidi si è trasformato in dirigenti scolastici, che, come tirannelli locali, praticando una sorta di investitura, si scelgono tra i docenti più fedeli i propri collaboratori, non più funzione intermedia facilitatrice tra i vertici e la base, ma mezzi di controllo feroce sui lavoratori. Per anni il mondo della scuola si è affidato ai sindacati il cui lento esaurimento del potere di contrattazione ha fatto si che i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil guardano oggi alle elezioni Rsu e ai comparti solo in funzione dei permessi sindacali, delle tessere e del loro potere di sigla, nel più totale disprezzo dei diritti dei lavoratori. E non è finita, la meritocrazia, la valutazione legata alla carriera trasformerà gli operatori scolastici in ulteriori collaborazionisti pronti a tradire a mettere la propria dignità sotto i piedi, per cercare il consenso di chi ritiene suo diritto esercitare il potere sulla vita dei propri subalterni.

Eppure tutto questo in uno Stato di Diritto, è illegale.

Adele Dentice

giovedì 26 agosto 2010

I diritti perfetti


Basta con i lussi eccesivi e con “diritti talmente perfetti” da essere un ostacolo per la produzione capitalista spingendo verso la delocalizzazione delle aziende. Così Tremonti ci offre l’ennesima sua ricetta iniziando con l’eliminazione del diritto più fastidioso e non coincidente con la logica del profitto e del mercato, “la sicurezza sul posto del lavoro”. D’altronde investire parte degli utili su corsi di formazione per dipendenti o nel mantenere standard di sicurezza sugli impianti sono tutti costi a perdere, per essere in regola un’azienda deve più o meno spendere per ogni dipendente, tra corsi di formazione, attrezzature tipo scarpe, caschetto mascherine oltre 1000 euro a persona!

Un “lussuoso spreco” denunciato dal Ministro, mentre in Puglia e Campania morivano altri lavoratori, ma lo scandalo delle morti bianche ormai sembra non fare più presa sull’opinione pubblica, così come la perdita progressiva dei diritti fondamentali legati alla vita e alla salute. Ci vengono offerte notizie che ci infondono ottimismo, la fine della crisi o i dati dell’Inail che pronunciano una lieve flessione sulle disgrazie nei posti di lavoro rispetto all’anno precedente . Ma le cifre del primo semestre di 642 morti , 642634 infortuni , 16065 invalidi, che comunque non ci negano il primato europeo di disgrazie , nascondono un altro dato forse più significativo e meno “ottimista” , cioè che le ore di lavoro tra licenziamenti, cassaintegrazione e mobilità sono notevolmente diminuite, di conseguenza,viene da pensare, anche gli incidenti.

Come ci viene anche da pensare che il rispetto della l. 626 sia un optional e che la cultura della sicurezza non fa parte de nostro vivere quotidiano ce lo attesta l’ indagine dell’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering che mostra come la maggior parte delle vittime hanno un’età che si aggira tra i 40 e i 49 anni (22,6%), cioè una popolazione adulta e con una professionalità consolidata, indicatori che ci spingono a pensare che troppe certezze, specialmente in agricoltura e nell’edilizia, spingono a trascurare le misure basilari di sicurezza. In questo quadro fatto di superficialità e ignoranza, inteso come non conoscenza della normativa, la Puglia si attesta al terzo posto nella classifica nazionale, e il maggior numero di incidenti avviene nel comparto dell’agricoltura quasi a convalidare il tipo di approccio dell’imprenditore al concetto di sicurezza, non considerata un’assicurazione sul patrimonio familiare ma interpretata solo come un inutile esborso di denaro.

Produrre, essere nel mercato dilaniando il territorio calpestando i diritti fondamentali dell’uomo e anni di lotte e di sacrifici , pur di essere competitivi. I lussi vanno abbattuti e un input di avanzata ed efficiente gestione delle imprese può essere importato dal sistema adottato nelle campagne della Daunia, in provincia di Foggia, dove le nuove leggi rendono ancora più ricattabili e meno tutelata la salute e la vita dei lavoratori , i nuovi schiavi gli extracomunitari che vivono condizioni drammatiche di vita. Questo è un esempio del capitalismo avanzato, di una nuova, moderna , efficiente forma di contratto di lavoro, andare avanti tornando indietro incrementare la guerra tra i poveri, creare condizioni lavorative sempre più precarie, sempre più ai limiti del’igiene, della sicurezza, della vita.

Adele Dentice

lunedì 28 giugno 2010

30 monete



In qualità di Presidente dell'Assicompres presente Venerdi 25 giugno 2010 alle 15,00 nella sala consiliare del comune di Bari dove si è tenuta un assemblea cittadina organizzata dal coordinamento associazioni commercianti baresi. Inoltre fuori del palazzo c'era un sit-in organizzato dal movimento Per il Bene Comune, contro l’apertura dell’ennesimo centro commerciale “Mare Blu” che sarebbe il colpo di grazia per il commercio barese: 7000 esercizi commerciali a rischio chiusura.

Tutti abbiamo constatato tristemente che il consigliere comunale dell’opposizione, Posca, e l’Assessore in carica al Commercio e Attività economiche, Albore (in sostituzione del sindaco non intervenuto all'ultimo momento) hanno giocato al rimpallo delle responsabilità. Per quanto questa diatriba sia di pertinenza della Regione questa ennesima “ licenza beffa” risale circa al 1995, e negli anni è stata tenuta in piedi con proroghe fatte passare nel più assoluto silenzio. Neanche una parola da associazioni di categorie nazionali o di politici, che... "dovrebbero" tutelare e salvaguardare il lavoro locale. Adesso che le ruspe sono gia al lavoro, si viene a conoscenza della notizia.

Così dopo due ore ci troviamo al solito con un pugno di mosche, e usciamo mestamente dall’incontro con la notizia che Il sindaco (fantasma) aveva già espresso che egli sosterrà le nostre sacrosante istanze contro l’apertura di questo altro mostro di cemento.

Noi dell’Assicompres abbiamo buona memoria però. Ricordiamo bene che il sindaco in carica, e il precedente Assessore al commercio si adoperarono per avere la dicitura di Bari come "città a economia prevalentemente turistica” espressione che di fatto ha consentito l’aumento dei metri quadri per le richieste delle autorizzazioni. Questo perché nessuno si deve sentire esente da colpe.

Ora ci auspichiamo una vera assemblea cittadina alla presenza del sindaco Emiliano e il presidente della Regione Vendola con i commercianti di Bari, e magari delle province limitrofe e non solo con le Associazioni di categoria nazionali, dalle quali i commercianti baresi non si sentono più rappresentati da anni, perché sanno bene che probabilmente accetteranno di svenderci per “30 monete”, quelle che l’ipermercato di turno darà come contropartita per l'apertura e che probabilmente verranno utilizzate dal comune per il restyling di via Sparano o qualche altra ridicola notte bianca.

Antonino Cimino

martedì 22 giugno 2010

Bari Vecchia, futura fabbrica di cioccolata...



Il 16 giugno alle ore 20.00, in sala Odegitria a Bari Vecchia, si è tenuto l'incontro "Problemi e progetti per una città del futuro" con il sindaco Michele Emiliano, organizzato dal gruppo culturale della Cattedrale.
Le tematiche da affrontare riguardavano naturalmente la stessa città vecchia (lavoro, ztl, commercio, prospettive per i giovani ecc.) dato anche il luogo dell'evento e quindi il pubblico presente.

Com'è ovvio i barivecchiani non sono andati all'incontro per la bella "curiosità": che oramai ha lasciato il posto al senso d'ingiustizia, di rassegnazione (e talvolta di rabbia), dovuto al fatto di sentirsi declassati a pecore nere della città (in primis dalla classe dirigente e dal mondo culturale, e poi dopo, solo dopo, dagli altri baresi!). Essendo perlopiù gente umile, si dà il caso che non sappiano che farsene dei progetti faraonici, dei concetti astrusi e delle frasi retoriche fintocosmopolite sul futuro di Bari (nel Mediterraneo, porta d'Oriente e via farneticando...). Poche semplici richieste: lavoro, casa, posto auto (ai residenti). E riavvio dell'economia locale, ammazzata dall'invasione dei pub nelle due piazze centrali, veri e propri piccoli Billionaire per le legioni di ragazzini truzzi e consumisti che si ritrovano per la movida notturna (a proposito, i residenti rivogliono indietro anche il sonno).

Invece, e c'era d'aspettarselo, i barivecchiani hanno subito ancora insulti a raffica alla loro intelligenza. Per quel poco che è intervenuto, il personaggio Emiliano ha confermato di essere solo un miscuglio di pressapochismo e arroganza, ossia tuttò ciò che rimane di lui quando non è in campagna elettorale (per capirlo bastava appunto un evento pubblico assai più "dimesso" e meno pubblicizzato se confrontato con quel trionfo del populismo che sono state le comunali 2009).

Già degno di nota il ricordo autobiografico del sindaco (della sua felice giovinezza a Bologna per gli studi), da cui trae la personale conclusione che i baresi dovrebbero imparare tutto dai bolognesi, anzi diventare come loro (!), essendo rimasti tuttoggi i soliti meridionali un po' chiusi e levantini; nessuna sorpresa, è l'argomentazione che chiunque al sud sfodera dal taschino per far ricadere sui cittadini ed elettori la colpa di quelle che sono le proprie imperdonabili mancanze e responsabilità.

Una domanda dopo l'altra, Emiliano ha glissato imperterrito sui nodi e problemi chiave, con scusanti infallibili quali "non ci sono soldi" oppure "dovevano attuarlo i consiglieri", il che ormai è un suo leitmotiv con buona pace di tutti i suoi (comunque complici) delegati e sottoposti vari.

E per risollevare l'economia della città vecchia? Come punto di partenza, il primo cittadino indica la ristrutturazione delle case da parte degli abitanti, i quali però a suo dire forse mancano di coraggio nel farlo.... ciò che sfugge è che il coraggio non serve a niente, senza i soldi per poter ristrutturare! E tutti sanno che di soldi a Bari Vecchia, sempre al top della miseria economica e della devianza, non ne girano assai tra chi ci vive; ma Emiliano lo sa benissimo, e con lui quelli che per anni hanno amministrato prima di lui. Ci penseranno, come al solito, i facoltosi notabili della Bari bene, che in decenni si sono appropriati di mezza città vecchia, a "ristrutturare" laddove i residenti non potranno permetterselo (e continueranno ad andar via) .

Riqualificate le case si  possono di conseguenza affittare camere ai turisti: il sindaco pensa in particolar modo a quelli delle crociere (che, dice con rammarico, "lasciano sempre il portafoglio sulla nave"). Anzi, meglio ancora: i residenti dovrebbero lasciar loro sempre aperte le proprie case, magari per offrire tutto l'anno "cioccolata calda e savoiardi" come si fa alla festa di San Nicola a dicembre (???).

Insomma, l'idea di una Bari Vecchia trasformata in un tristo incrocio tra il museo vivente e il luna park, a completa disposizione del "pubblico pagante". Come la morte a Venezia, oggi la follia a Bari: nessun tentativo di sostenere un modello di turismo accessibile e non consumistico, di far risorgere la scuola S.Nicola lasciata chiudere, di rilanciare i mestieri tradizionali, di incentivare soprattutto i posti di lavoro con cooperative di gente del luogo, per rubare braccia alla criminalità organizzata. Dimenticavamo, Emiliano ha ribadito, già che c'era, che quella a Bari è scomparsa del tutto. Come, del resto, i famigerati 30.000 posti di lavoro da lui promessi in campagna elettorale.

Andrea Russo

lunedì 21 giugno 2010

Via il commercio dalla città



Che senso ha distruggere la piccola distribuzione particolare vocazione commerciale di Bari e migliaia di posti di lavoro? Tutto il territorio barese è ormai strapieno di outlet, ipermercati eppure durante le campagne elettorali ci avevano parlato di valorizzazione del territorio e di quello sviluppo sostenibile che, oggi, assomiglia più alla depredazione che altro. Per alcuni questo è progresso. Ma c’è chi pensa, malignamente, ad una gigantesca speculazione edilizia. e al valore centuplicato dei terreni, in quest’ultimo caso stiamo parlando solo dell’area di di Santa Caterina, dove tra l’altro troneggia un altro mega insediamento La Mongolfiera. Altri tentano di giustificare questo nuovo insediamento come funzionale alla creazione di nuovi posti di lavoro, sempre i soliti maligni pensano che in realtà siano finalizzati al clientelismo politico; e poi c’è qualcosa che non va proprio sui numeri, se i posti previsti sono 400, ovviamente tutti giovani, gli esercizi commerciali di Bari sono 7000 circa (c’è un saldo negativo di oltre 400 negozi chiusi nell’ultimo biennio), calcolando anche i dipendenti e la filiera connessa e ammettendo, in una prospettiva rosea, che altri 400 negozi chiuderanno comunque già siamo andati ben oltre i 400 posti di lavoro garantiti, senza considerare poi il lato umano di coloro che per 30 anni hanno lavorato, e che non avranno alcuna possibilità di essere assorbiti, andando ad incrementare la disoccupazione. Ci dicono che questa è la logica della libera concorrenza, a me sembra che di libero non ci sia niente se non che qui stiamo assistendo ad una competizione senza quartiere, ad un Far West spregiudicato e senza regole, e alla fine solo pochi sopravvivranno. Non si vede infatti come una popolazione economicamente depressa, per via anche della crisi, possa rispondere ai bisogni di una presenza commerciale così massiccia e sproporzionata, che si abbatte come una tsunami su i lavoratori e i piccoli commercianti fuori e dentro i centri commerciali, che rimarranno, inevitabilmente, sul terreno. E allora perchè il Comune di Bari, vicino come dice al mondo del lavoro, non interviene e nega la licenza per la costruzione del nuovo centro commerciale Bari Blu?

La risposta già la conosciamo: le licenze sono stata date e il comune di Bari, cioè noi, rischia di pagare 3 milioni di euro di mora alla società, ma a quanto dice l’ex assessore Ventrella, le cose non stanno proprio cosi. Ci sarebbero. infatti, margini per bloccare la nascita Mare blu, essendo ormai scaduti i termini per l’avvio del’attività , nonostante le due proroghe (2006- 2008). Senza contare poi il mancato parere delle associazioni di categoria e della Ripartizione al Commercio in merito alla necessità di aprire un altro centro commerciale dopo che negli ultimissimi anni l’offerta è aumentata significativamente per l’apertura di numerosi ipermercati. Sempre per l’ex assessore non solo il comune può intervenire ma anche la Regione ha le sue armi per contrastare l’avvio ai lavori, in quanto la licenza alla I.G.C., poi ceduta ala società Mare blu, è stata concessa quando non c’erano ancora i regolamenti attuativi che determinano i criteri per le concessioni; attualmente le condizioni si sono completamente modificate, come fa notare Ventrella, per via della proliferazione di Ipermercati sul territorio, che non sempre riescono a reggere la concorrenza Il sindaco, dal suo, ha affermato di essere apertamente contrario a questa nuovo insediamento. Vedremo, in tanto le ruspe continuano a scavare e noi speriamo che almeno non vengano eliminati i vecchi posti di lavoro dal momento che dei nuovi 30.000 non c’è nemmeno l’ombra.

Adele Dentice

domenica 6 giugno 2010

Squali nel Mare Blu



La nascita dell’ennesimo "mostro" nella zona di santa Caterina: Mare Blu, l’ipermercato più grande della Puglia. Si dice che sarà occasione di lavoro, bene! Sembrerebbe, ma le mezze verità sono peggio delle bugie.

La iper-struttura, ovviamente, assorbirà tutte le varie attività precedentemente dislocate sul territorio, porterà al definitivo crollo di molti piccoli esercizi commerciali, alla chiusura della media struttura commerciale così quel che resta del piccolo commercio delle piccole imprese che una volta animavano Bari e la caratterizzavano come città mercantile, si dissolveranno nella logica del più grande che fagocita il piccolo, dietro una mega speculazione nascosta dall’ipocrisia del lavoro. In realtà non farà che concentrare la distribuzione e la cultura del consumo massificato, assorbirà, flessibilizzandola, la manodopera che era precedentemente occupata in altre strutture, senza nessun reale apporto all’occupazione. Il tutto come qualsiasi altra struttura padronale che si rispetti! Chi ne beneficerà senz’altro le imprese che costruiranno la struttura e le strade di acceso e i ponti e la società proprietaria, non certo dipendenti, quelli che nella pratica quotidiana offriranno la prestazione lavorativa come un fatto individuale tra l’impresa e il lavoratore, con contratti ricchi di clausole ricattatorie, e non andrà meglio neanche ai commercianti baresi, che nulla potranno contro il “parere strettamente tecnico“ rilasciato dall’assessore Sannicandro e una delibera del 1995 che l’amministrazione Emiliano “non può bloccare”; stesse ragioni per cui non si è potuto fermare lo scempio di piazza Cesare Battisti e non si potrà  bloccare il garage sotterraneo di corso Cavour ennesima devastazione urbanistica di Bari. Un’applicazione selvaggia che seppellirà Bari sotto un mare di auto e cemento, altro che Mare Blu!

Bari, Città Futura, si prepara a diventare una città senza centro storico, inteso come  un punto di riferimento condiviso, poichè troppo lontano ed estraneo dai luoghi di residenza. I legami che conteranno saranno quelli dei luoghi tipici della modernità: l’ipermercato, l’area di sosta autostradale, l’autosalone, la discoteca, il centro sportivo, il cinema multisala, l’aereoporto… luoghi sparsi che richiedono l’uso dell’automobile. Di vitale nel centro storico resterà la movida notturna chiassosa sporca e di giorno magari ci saranno uffici, banche, e garage sotterranei che accoglieranno le auto dei dirigenti, impiegati e politici, forse qualche negozio che  porta i soldi altrove.

Probabilmente si sarebbe potuto pensare a una città diversa, magari valorizzando una categoria debole e frammentata in piena crisi di settore come la piccola impresa e il piccolo commercio, rivitalizzandolo anche a beneficio della tradizione barese, favorendo un maggior equilibrio tra piccola e grande distribuzione, snellendo tutte le pratiche burocratiche e incoraggiando l’iniziativa del territorio. Forse Bari non avrebbe avuto il più grande ipermercato della Puglia, forse si sarebbe potuto evitare di cedere un altro pezzo di economia e territorio  a una finanziaria lussemburghese. Forse, si sarebbe potuto.

Adele Dentice

mercoledì 17 marzo 2010

Ztl a Bari Vecchia: così non va

Nel giugno 2008 a Bari Vecchia è entrata in vigore la Zona a Traffico Limitato (Ztl), in fase sperimentale. Nel senso che, l'assessore De Caro aveva rassicurato residenti e commercianti che a distanza di sei mesi, sarebbe stata indetta un'assemblea popolare sulla questione, con l'obiettivo di modificare il provvedimento in base alle reali esigenze della popolazione.

Ad oggi, è rimasto quel condizionale; non c'è stata alcuna assemblea e i problemi chiaramente sono diventati sempre più numerosi e di varia natura.

I commercianti, per esempio, si lamentano di un calo delle vendite generale. Ne è conferma la chiusura molti esercizi commerciali nella sola piazza Odegitria, comunemente chiamata piazza Cattedrale si sono chiuse una profumeria, un'edicola e un negozio di abbigliamento. A parere dell'assessore, il declino delle attività commerciali non è stato determinato dalla Ztl ma è direttamente collegato alla “crisi economica” che sta investendo la nazione; lo testimonierebbe il giro di consultazioni tra i negozi della città vecchia, da lui realizzato in una mattinata di circa un anno fa, che ha rilevato, a suo dire, pochi problemi, smentendo decisamente la tesi che il crollo delle attività commerciali di Bari vecchia fosse originato dalla chiusura al traffico del centro storico, senza essere supportato da un adeguato piano a tutela delle esigenze degli esercenti e degli abitanti; per esempio spingendo il flusso del turismo anche nelle aree non toccate dai visitatori.

Beh, se l'assessore il suo giro lo ha fatto tra i pochi negozi storici e fiorenti del quartiere, è normale che non si registrino problemi; e forse l'assessore non è nemmeno a conoscenza che lo scarico e carico delle merci è diventato ormai un incubo continuo. Non meno bene va ai residenti soprattutto a chi (specialmente anziani) non ha la patente di guida, e per le loro commissioni devono rivolgersi ai parenti stretti, come per esempio un figlio che abita in un altro quartiere e che, tra l’altro, è impossibilitato a far visita frequentemente ai propri genitori nel centro storico. Anche il pranzo domenicale che vede riunita la famiglia, valore indiscusso nella nostra tradizione, sta crollando mese dopo mese...perchè?

Semplicemente perché non si ha il pass e si rischia un mare di multe...multe che hanno gonfiato di gran lunga le casse del comune!!! E gli anziani che hanno bisogno di assistenza e di cure mediche? Pass speciali? Macchè! Queste restrizioni sono diventate solo una trafila burocratica e ore di attesa agli uffici pubblici per risolversi poi in una grande bolla di sapone, oltre a favorire una forma di business speciale che vede arricchirsi notai e assicurazioni: il passaggio di proprietà dell'auto! L'unica soluzione che il comune dispone per assegnare il pass.

Da alcuni giorni poi stanno installando le telecamere che monitoreranno i passaggi di tutte le auto per verificare che tutte siano dotate del tagliando e che non ci siano violazioni di alcun tipo, come i divieti di sosta e di circolazione per gli stessi residenti. Si favorirà così la collocazione dei vigili in altro impiego che da piantoni diventeranno ancora una volta soltanto esecutori di multe anziché garanti di sicurezza pubblica.
Bene anzi male, la lista potrebbe ancora continuare per non so quante pagine. E' importante dire però e in questo mi collego alle mie prime parole che l'installazione in corso delle telecamere è un modo per dirci che la Ztl è oramai definitiva, disattendendo le promesse fatte agli abitanti e apporre quelle modifiche promesse. Certo, se voglio guardare un po' di positività, ritengo che si può circolare meglio senza il rischio di essere investiti...la stessa piazza è (quasi) sgombra di macchine, ma è vuota di persone, di sorrisi, di vita.

Angelo Cassano

lunedì 22 febbraio 2010

"C'erano una volta gli abitanti di Bari vecchia..."


 

Le parole “riqualificazione” e "recupero", ripetute dalla nostra variopinta classe politica solo nelle occasioni ufficiali, sono paraventi ideologici che nascondono il progetto antico dell’espulsione degli abitanti di Bari vecchia dal loro territorio, relegandoli nei non luoghi delle periferie urbane, nate dalla speculazione edilizia e dalla politica del mattone!

Dal ’71 all’81 la popolazione è diminuita di circa 4000 persone con un dato di anzianità del 4% in più rispetto a quello comunale; ma l'esodo non si è mai fermato! anzi, in particolare dopo l’avvio del Piano Urban il fenomeno si è accentuato , avvantaggiando chi si è insediato negli spazi resi vuoti dall'emigrazione ghettizzando ulteriormente i nativi, sempre di più spinti nelle parti più interne e degradate del quartiere.

Così la bella favola del progetto di riqualificazione del quartiere, che aveva diffuso tante speranze occupazionali tra gli abitanti ha, invece, rafforzato l’assedio al territorio peggiorandone allo stesso tempo le condizioni economiche, poiché sono state favorite solo attività commerciali slegate dalla tradizione del luogo (pub, uffici, ecc.) e i luoghi della tradizione sono stati sostituiti da contenitori “culturali” di aria fritta destinati allo sguardo distratto degli avventori domenicali e agli sfregi dei ragazzi della movida.

Ultimo atto è l’impoverimento culturale della gente di Bari Vecchia, privata per prima cosa del diritto alla formazione svilendo il ruolo della scuola pubblica anche nella sua funzione di custode di secoli di storia e tradizione. In tal modo si è negata anche ai giovani l’opportunità di crearsi un progetto di vita rimanendo nel territorio d’origine valorizzandone tutto il patrimonio culturale. In tanti oggi si mostrano scandalizzati per la chiusura della scuola media San Nicola. Troppo grande, troppo bella per quei ragazzi "vastasi", meglio destinare quell'edificio a qualcosa di più rappresentativo…; anche le grida dei ragazzi erano di fastidio lì nel cuore del turismo barese; ora, invece, il silenzio accoglierà le frotte di turisti venuti per visitare la Basilica e il quartiere, o meglio solo una sua parte, quella messa a nuovo, ripulita anche dei suoi abitanti.

Adele Dentice

Il sogno di una città metropolitana


Una splendida spiaggia, nel regno dell'eternit, del sole e del diving. Tuffatevi tra i fondali di liquami indimenticabili del Mar Adriatico. In un’oasi di benessere vivrete una vacanza da sogno. Tutto questo presto realtà. A maggio la Nuova Torre Quetta la spiaggia dei baresi verrà aperta, a due passi dal centro storico, (sempre più storico e meno centro), si raggiunge in pochi minuti la Spiaggia , di 30 metri (quasi 9 ettari) verranno sistemati nuovi pontili in legno. Potrete fare un tuffo in tutta “sicurezza”, infatti verrà isolato il fondo marino per evitare la dispersione di eventuali residui di fibre in amianto.

Ripristinata la pavimentazione e creata una corsia per canoe e surf. I corsi di rafting verranno effettuati solo in occasione delle aperture delle valvole di sfogo fognario. Si è verificato le molte opere recuperabili: dalle panchine alle piante, dalle giostre all’illuminazione. Ma dal momento che la spiaggia sarà parecchio più estesa, c’è da progettare tutta la nuova area.

La consigliera delegata all’Ambiente (che svolge funzioni di assessore) Maria Maugeri, ha già illustrato ai dirigenti le sue proposte: «Pensiamo a nuove piante, nuovi arredi, illuminazione a risparmio energetico, cioè alimentata con il fotovoltaico».

Così succederà che a fine di una giornata estiva i baresi del centro storico che torneranno a casa con la pelle al sapore di “sale”, speriamo solo sale! Dovranno fare i conti con il tronco fognario che in alcune zone di Bari Vecchia non è mai arrivato, e augurandosi che quella poca acqua che nei mesi di calura sia arrivata in maniera sufficiente per riempire i recipienti sul tetto,cosi potranno forse farsi una doccia depurativa.

Per una giornata di svago al mare si può sorvolare su questi piccoli particolari, come i bisogni principali dei quartieri periferici, siamo abituati a opere faraoniche di questa amministrazione, la metropolitana per esempio, che parte dal quartiere San Paolo, un vero vanto, in pochi minuti si è in centro, con corse ogni 59 minuti, vero vanto! Praticamente i tempi di attesa tra una corsa e l’altra sono superiore a qualsiasi tradotta che da Calcutta va a Bhopal. E la chiamiamo metro però!!

Intanto proseguono i lavori di allungamento della battigia. Una prima fase di intervento su Torre Quetta era iniziata nel 2006 per concludersi nel 2008. Costati quattro milioni di euro, i lavori si erano concentrati sulla rimozione di circa mille tonnellate di rifiuti contenenti amianto, abbandonate nel corso degli anni da diverse imprese.

Poi mettere in sicurezza permanente la spiaggia inquinata dai residui di amianto, costerà “solo” in tutto sei milioni di euro. Per questo Verrà isolato il fondo marino per evitare la dispersione di eventuali residui di fibre in amianto. Dell’opera si occupa l’associazione temporanea di imprese costituita dalla Lucatelli, dalla Valerio General Costruzioni e da Camassambiente. Imprese che, nelle loro competenze, hanno anche quella delle realizzazione di opere edili e di verde pubblico.

La General Costruzioni non ricorda nulla? È la stessa azienda che butto giù Punta Perotti.

Dalle macerie dell’eco mostro si tirano fuori ancora soldi comunali eravamo tutti contenti per aver visto crollare un obbrobrio architettonico, senza sapere di appoggiare la futura costruzione di monumenti allo scempio e allo sperpero della moneta pubblica.
Ora tocca ai dirigenti tradurre queste idee in pratica e soprattutto quantificare la spesa. «C’è un risparmio rispetto alle somme previste per la fase di bonifica - continua la consigliera - e, nonostante il maltempo, la scansione temporale dei lavori è stata rispettata. Questo significa che negli ultimi due mesi, più o meno da marzo, lo sforzo degli operai potrà essere concentrato sull’intervento di restyling».
E così anche noi all’ombra di una bella palma osserveremo il nostro piccolo Dubai Reresort che gareggerà e toglierà il primato al nostro vanto iniziale Pane e Pomodoro la Palm Bitch, pardon volevo dire Beach, pugliese, Anche Bari si sentirà una città Metropolitana importante.
In futuro potrà far sfoggio delle sue belle spiagge e poco più in la le bidonville.

Antonino Cimino