Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post

domenica 29 gennaio 2012

Che aria tira a Taranto?


La solita, niente di nuovo, I soliti modi, le solite facce, Stefano che si riconferma forte del superamento del dissesto finanziario,non di quello ambientale , ma si sa ciò che conta è la Pila o Pil, e il sindaco in perfetta continuità con lo spirito “ecologista” della SEL e del suo immobilismo parolaio, che lo sosterrà alle prossime amministrative, porta avanti la strategia della minimizzazione e della delocalizzazione. Il quartiere Tamburi è avvelenato? Il primo cittadino sdrammatizza e sostiene che c’è solo un po’ di berillio nel sottosuolo, ma poichè bisogna fare prevenzione allora si spostano gli abitanti del quartiere altrove, come si è fatto per le cozze del Mar Piccolo. Perfetto no? In tal modo l’Ilva e company continuano a sfumacchiare veleni e diffondere per aria nel terreno, nell’acqua diossine PCB, Ipa e vari metalli pesanti, il “lavoro” è salvo e la città muore, ma questo non si deve dire, anche perchè tra un po’ si entrerà nel vivo del la competizione elettorale tra un PD che tace , ma acconsente, e l’IDV che per strategia finge di opporsi pur di rimanere a galla sorretto , tra l’altro, dalle dichiarazioni accusatorie a tutto raggio del medico ematologo prestato (come si suol dire ) alla politica.
Eppure in questo frastuono ancora nessun programma, ancora tutti annegano nella vecchia logica del tira e molla dell’autoreferenzialità, compresi gli ambientalisti sbandieranti parole di fuoco contro l’Ilva , l’ENI ecc ma nella sostanza frammentati, in questo assolutamente funzionali alle logiche del divide et impera dei grandi poteri che, per distrarre l’opinione pubblica, oltre ad aver idiotizzato i cittadini idiotizza la politica osservando con occhio benevolo le primarie delle porno star .
Che triste fine per Taranto per la sua tragedia, per la sua storia, banalizzare con il risolino accattivante di due allegre signore uno scontro politico nel luogo simbolo del confine tra la vita e la morte, di una città che non appartiene solo ai tarantini ma è patrimonio artistico-culturale universale defraudato. E’ un’ offesa rivoltante per coloro che hanno perso la salute, la vita, il lavoro, che non è solo quello degli operai , ci sono gli allevatori, gli agricoltori, piccoli imprenditori tutti divorati dalla logica dell’ipercapitalismo tutti consegnati in massa dalle organizzazioni mafio-massoniche, che sono i partiti
Che tristezza per Taranto e che profonda rabbia , ci vorrebbe una ribellione generale di tutti i cittadini non della Puglia, ma d’Italia, perché Taranto è un sistema diffuso è una sperimentazione con la quale un popolo viene schiavizzato e distrutto , come avvenne qualche secolo fa durante la seconda guerra punica, quando l’intera città fu fatta a pezzi e 30.000 cittadini deportati , evidentemente è il suo amaro destino, oggi il modus operandi è cambiato si gioca sulla malattia , sulla depressione, sulla delocalizzazione, ma l’ obiettivo non è cambiato, gli antichi eredi di Sparta sono ancora vittime della smania di potere dei dominanti che per esprimere totalmente il loro dominio devono cancellare la storia e il futuro.
All’ insulto si aggiunge l’inganno delle parole subdole, perché elargiscono valori fondamentali come democrazia diretta ,libertà di espressione violandoli nella pratica quotidiana , dov’ è la democrazia se i candidati non vengono scelti dal popolo a cui si consegna un programma preconfezionato senza alcuna forma di libera scelta assembleare , dov’è la libertà di espressione se neun pensiero diverso e plurale viene censurato , ridicolizzato e se acquisisce qualche consenso iniziano le minacce?
Che tristezza per Taranto, bellissima e antica signora dove sono confluite tutte le contraddizioni della nostra Italia spezzata.

Adele Dentice

sabato 24 dicembre 2011

Buon Anno con L'ORO


Buon Anno, con la fine del vecchio mondo , da antiche profezie Maya, e, forse, con la nascita di una nuova era, con nuove elezioni, delle quali si sente con sempre più intensità l’odore: Intanto qui a Bari il parapiglia elettorale fa smuovere il sonnacchioso panorama politico locale, e lo scacchiere delle alleanze “strategiche” cambia volto, così il sindaco Emiliano circondato dalla famiglia costruisce una nuova lista autoreferenziale alleandosi con il consigliere regionale Attanasio PDL , scompaginando gli equilibri locali della sinistra SEL, PD, i quali si ricompattano attorno a ex compagni (!!!) liste civetta e associazioni “amiche “, con le quali si fa “finta” di litigare, per dimostrare l’assoluta democraticità del sistema (ma sono sempre l’oro), infatti nel momento del l’oro bisogno si ritrovano amici più di prima per dividersi pezzi di elettorato e pezzi di potere.
E’ lo stesso copione che i replicanti leader politici ci ripropongono periodicamente, personalizzazione della politica e acrobatici voli, facilitati dall’inconsistenza totale dei l’oro programmi, comunque ben architettati ma inattuati, per cui leggeri e lievi possono zompettare indisturbati da destra a sinistra, evocando la benedizione della Chiesa o illudendo le poche frammentate e confuse oramai teste pensanti che, il l’oro, è il luogo della rivoluzione colorata gioiosa e, soprattutto, cangiante sinonimo di progresso. PD/PDL/SEL la farsa delle false promesse e delle parole pronunciate alternando ai ritmi pacati di una accattivante affabulazione, un’arcigna veemenza che, con battute sprezzanti, tacita l’intervento di altri pur di rimanere al centro della scena. Si dicono politici, in realtà mestieranti del potere non altro , offendendo l’Idea della Politica declamata da Platone nella Repubblica o nelle Leggi di Aristotele che, al di la di ipocriti moralismi, la individuano come gestione del bene comune, i signori invece gestiscono molto efficientemente il l’oro bene privato a danno di quello comune, tradendo i cittadini che, si sa, scelgono su basi emotive e irrazionali, non si spiegherebbe il consenso e la credibilità anche di fronte ed evidenti contraddizioni, smentite e falsità subito dimenticate. Mi si dirà che è il gioco della politica, quella dei poteri che sanno più di noi e per noi vendono la loro anima, ma allora se è per il nostro bene come mai si continua distruggere il territorio a macchia di leopardo cementificando oltre il 75% del territorio agricolo barese, disapplicando le belle parole sul’urbanistica partecipata, rivelatasi della pratica come accumulo di delibere e varianti, mentre la partecipazione delle assemblee popolari o forum, dopo i primi inizi tumultuosi e carichi di aspettativa, ora si rivela stancamente deserta, come deserte sono le speranze degli abitanti del quartiere Libertà dove perdura una situazione di profondo disagio, o come il lungomare dopo Torre Quetta, il non luogo abitato da una umanità dolente e dimenticata; a spegnere gli entusiasmi la mancata valorizzazione , sempre promessa, della memoria storica e visiva di questa città , nessuna attenzione all’ambiente , pensiamo allo scempio operato nella zona delle lame, che manifesta la perfetta continuità tra le varie amministrazioni, la distruzione di strutture architettoniche e potremmo continuare all’infinito sino ad arrivare alla grottesca farsa della caserma Rossani del malinteso tra il Comune e La Regione.Puglia , della nuova alleanza e della chiassata disastrosa nel Consiglio Comunale
Dopo la condivisione del piano di riqualificazione dell’ex caserma la Regione si è resa indisponibile a stanziare quei 17 milioni fondi FESR da integrare con i 13 del Comune, facendo svanire la gestione dell’ex caserma interamente pubblica, i privati – affermava Sindaco qualche giorno fa – dovranno entrare e a qualcosa dovremo rinunciare".

Va precisato come memoria storica che il PS MTB, approvato dal Nucleo di Valutazione regionale e sottoposto favorevolmente alla VAS regionale, prevedeva, tra i progetti strategici più significativi proprio quello della caserma Rossani, come polo integrato di servizi, ponendosi ai primi posti nella graduatoria di finanziabilità dal Consiglio Metropolitano e dal partenariato pubblico-privato. Stiamo parlando di 270M€ per le aree vaste che ha consentito a Bari il finanziamento del teatro Piccinni e del il waterfront di san Girolamo.

Dopo varie contese si giunge finalmente ad un accordo , la Regione stanzierà 13 dei 17 milioni promessi, ma si sa chi si contenta gode, e i finanziamenti ai privati dovranno subire un ritocchino. La sensazione di pace e condivisione però non si è registrata nel consiglio comunale di Bari , dove tutti gli schieramenti hanno rivelato la loro “anima Ambientalista” pro Rossani ,dopo aver approvato lo stanziamento di 450.000 euro per l’erba sintetica del campetto comunale di Palese (!!!).
La bagarre è iniziata ad opera di Maria Maugeri (PD) che ha sottolineato come “una parte della maggioranza volesse marciare ed approfittare del tema della Rossani in vista della campagna elettorale”, reazione provocata dalla richiesta di Introna (SEL) , di revocare la delibera della Giunta sullo studio di fattibilità per la riqualificazione dell’ex immobile militare. Sono intervenuti tutti, compreso l’assessore Elio Sannicandro che per pacificare gli animi ha precisato come lo studio di fattibilità fosse superato a seguito del nuovo accordo con la Regione , ma Introna continuava imperterrito nella sua richiesta , tra interventi che appoggiavano urla e concitazione generale, sino a quandouando quando la destra si è intrufolata evidenziando la spaccatura della sinistra e chiedendo un a seduta monotematica,che la sinistra (tutta questa volta) non ha accettato perché la proposta veniva dalla opposizione. Insomma tutto rimandato al forse 20 dicembre 2011 mentre i nostri consiglieri ambientalisti si compatteranno contro la cementificazione e in difesa della Rossani , che certamente avrà un ampio parcheggio sotterraneo per i residenti(?) con pub e gallerie commerciali di richiamo turistico e centri di vario genere utili a consolidare il mondo dell’associazionismo e perché no dell’imprenditoria ,;
e gli asili nido , i centri Diurni per i malati di Alzheimer di cui si era favoleggiato , o sono progetti legati a quell’idea senza prezzo e improduttiva di politica sociale così lontana dagli interessi politico –economico-finanziari per cui tutto ha un prezzo?
Noi siamo tranquilli e certi che vincerà il progresso e la modernità e la lite di Natale sicuramente troverà sfocio in una pace duratura che accontenterà tutti…l’oro.

giovedì 20 ottobre 2011

Non seguiamo le pedine


Basterebbero due dati. Il primo, Mario Draghi che da ragione agli indignados. Il secondo, l'elenco completo degli organizzatori della manifestazione del 15 ottobre: "Arci, Attac Italia, Unicobas, Cobas, Cub, Federazione Anarchica Italiana, Federazione della Sinistra, Gruppo Abele, Popolo Viola, Legambiente, Partito comunista dei lavoratori, Rete 28 Aprile-CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Critica, Snater, USB".

Praticamente tutti soggetti nuovi, davvero alternativi, e soprattutto campioni di coerenza. Questi gruppi e partiti (con rispettivi sostenitori), che non si sfilerebbero mai dal fronte comune con Monti, Draghi, Prodi in nome della lotta a Berlusconi e per i quali i moniti di Moodys e dell'Unione europea sono il vangelo, hanno avuto la faccia tosta di mettere su all'improvviso una manifestazione contro il pagamento del debito e lo strapotere delle banche, che poi si è rivelata la copia sputata di tutte le altre piazzate romane degli ultimi 20 anni (canti, balli, girotondi, urli qualunquisti e cartelli variopinti contro il nano, dopodichè...tutti a casa). Non sono esclusi i partiti trotzkoidi critici del PD e di Vendola, che ormai si possono scorgere sempre più spesso insieme alla  vecchia "casa madre" SEL-PRC in cortei, tavole rotonde ecc.
Dalla loro i senza ritegno hanno anche la provvidenziale gazzarra mediatica sui black bloc, che hanno movimentato la festa: così qualunque "osservatore" può fregarsene bellamente di sottolineare l'unico risvolto importante, e cioè che in Italia un personale politico e associativo asservito alla grande finanza ha organizzato un evento di protesta...contro la finanza, con una "piattaforma" di 3 parole in croce e con "indignati" presi SOLO ed esclusivamente dalle loro nicchie elettorali (la presunta "base buona").
 
Di elementi oscuri sul vero significato della trappola di sabato ne erano saltati fuori parecchi: c'è chi si è accorto che la pagina Facebook sull'evento era collegata a quelle di Obama, del popolo viola o di altre fesserie antiberlusconiane e anticasta, oppure chi ha riconosciuto guardando le interviste televisive ai portavoce degli indignados (prima del 15) le facce di ragazzi solitamente ospitati da Michele Santoro in veste di esponenti del popolo viola o dei gruppi studenteschi dell'onda anti-Gelmini (affiliati ai partiti). La stessa manifestazione è stata preceduta da una analoga di prova a Bologna: in cui già si poteva vedere la solita fauna giovanile mista (dai centri sociali ai vendoliani più di bocca buona) uscirsene con slogan pericolosamente confusionari contro il debito e le banche, senza critica precisa ai veri responsabili della crisi (ma biascicando altri capri espiatori: il governo, i politici corrotti, addirittura "lo stato"!). Era stata preparata da giorni una trappola che rientra in una più ampia strategia pianificata dell'assorbimento e dell'oscuramento, messa in atto dall'ammucchiata "sinistra" da circa un paio d'anni.

Da tempo tutte le realtà al di fuori dello schema destra/sinistra sono sotto osservazione dei poteri forti, tramite le sue pedine di centrosinistra: dai parlamentari trombati ai movimenti e sindacati controllati dai partiti, dagli intellettuali bombardatori ai provocatori megalomani di paese, ecc. 
Dato che le nuove realtà stanno iniziando ad acquisire un minimo grado di notorietà e seguaci presso il popolo (quello vero!), queste pedine ne le rimasticano parole d'ordine e trasfigurano ai limiti del grottesco i loro punti fondamentali: copia, taglia, incolla per vanificare l'impegno di poche, ma coerenti avanguardie e confonderlo con le carnevalate dei più reazionari e venduti che esistano: il "popolo di sinistra". 
I figli della classe media aristocratica, le stesse facce che si vedono al leoncavallo, nelle fabbriche di nichi e tra il popolo viola (per i quali "l'ILVA deve rimanere aperta" e "Gheddafi va scacciato con le bombe"), si sono limitati a imparare 4 parole nuove navigando per qualche ora in internet (tipo debito, signoraggio, BCE, Draghi) e a sciorinarle alle telecamere del tg3 a Roma e Bologna. Costoro non hanno scippato "ai buoni" la manifestazione (che hanno organizzato) ma fatto molto di peggio: hanno letteralmente scippato il linguaggio e i contenuti anticapitalisti di tutte le tendenze critiche della dicotomia Destra/Sinistra. E se lo hanno fatto in maniera così deliberata e spavalda lo scorso sabato, vuol dire che d'ora in poi lo faranno in ogni altra occasione e ambito.

Chissà poi come mai persino il Tg1 di Minzolini, quello del presunto minculpop di regime, stavolta non è stato il megafono del manganello (vedi scontri di Genova, 2001) ma fin da subito ha preso le parti dei manifestanti parlando apertamente di infiltrati isolati (mandando in onda tanto di filmati di prova). E chissà come mai nessuno (nè gli opinionisti e pensatori dei mass-media, nè la "base" che è andata a Roma) ha voglia di ricordare che quel poco di piattaforma ambigua di questa bella protesta indignata era basata sulla questione "stop BCE", non sulla questione "Berlusconi, dimettiti". 
I motivi sono presto detti. Innanzitutto, si sta spingendo ogni italiano che voglia protestare davvero o a riconoscersi nei militanti "pacifici" minacciati dagli intrusi, appartenenti al gregge dei partiti del centrosinistra, oppure viceversa a solidarizzare con le tute nere, raffigurati (anche grazie a storie commoventi che circolano in queste ore sui rotocalchi e riprese dalla galassia antagonista - trotzkisti, stalinisti, centrosocialisti ecc.) come scusabilissimi trentenni precari timidi e gentili diventati violenti sfasciatori di negozi e d'auto per sfogarsi della propria situazione di vita; ed è appunto questo il modello offerto alle menti più critiche di cui vengono strumentalizzate apposta le inclinazioni estremistico-radicali più grezze (secondo cui se salta un bancomat non ce frega giustamente niente!).

Non vengono offerte terze soluzioni a questa (falsissima) contrapposizione, così se qualcuno è schifato sia dagli indignados arcobaleno che dalle violenze dai provocatori sfasciatutto in odore di servizi (come per i romani che ci hanno rimesso l'auto o il negozio) manderà naturalmente al diavolo l'anticapitalismo e chi lo porta realmente avanti - come infatti sta già avvenendo senza che agli indignati freghi alcunchè. 
E com' è prevedibile, si vuole che tutti confondano il tema della difesa di welfare e diritti sociali (contro gli interessi delle banche e le manovre europee) e quello solito della caduta del governo, mantenendo sempre il secondo obiettivo come primario rispetto al primo. Il che significa oscurare e silenziare i soggetti politici e culturali difensori della nostra sovranità, dando il diritto di parola solo ai fasulli indignados sovvenzionati da Soros.

Se solo in queste piazzate si possono trovare le "avanguardie", e tutto ciò che sta al di fuori è retroguardia, molto meglio (è una modesta opinione dello scrivente) dialogare con la retroguardia. Questi 4 gaglioffi (rumorosi quando si uniscono in piazza, ma sempre pochi - e sempre gaglioffi) possono continuare a rubare tutta l'attenzione pubblica, diffamare i coerenti per prendersene i meriti, giocare agli indignati divertendosi, mentre i loro beniamini fanno i voleri di Wall Street, degli Usa e del sionismo, ma almeno accorgiamoci della tattica pericolosa e subdola che stanno conducendo. E vendiamo loro cara la pelle - che già ci stanno strappando di dosso.

Andrea Russo

sabato 7 maggio 2011

Opportunisti, ORA BASTA!


Anche noi di Per il Bene Comune abbiamo appreso dell'incontro fra il presidente della regione Vendola e l'ambasciatore israeliano Meir. Già altri prima di noi hanno smentito le falsità filosioniste alimentate dal governatore, che non ci sorprendono. Da sempre sosteniamo che Nichi Vendola è un politicante tanto esibizionista quanto bugiardo, opportunista e complice del potere, perciò non ci stupisce che abbia legittimato in pubblico lo stato razzista d'Israele, mentre solo poche settimane fa piangeva lacrime di coccodrillo (in un comunicato stampa) per Vittorio Arrigoni assassinato a Gaza.

Quello che ci disgusta è lo sciacallaggio che lui e il suo partito stanno portando avanti sulla questione palestinese. Qualcuno dice in giro che "Vendola ha sempre sostenuto la Flottilla  e Vittorio Arrigoni", presentando come prova i comunicati del poeta trovati su internet. Ma è troppo comodo esprimere "dolore" e "rammarico" (o viceversa "solidarietà" e "sostegno") soltanto nei comunicati stampa o in qualche dichiarazione pubblica, possibilmente dopo che ci è scappato il morto, per avere un po' di visibilità e ingannare potenziali votanti "pacifisti" sprovveduti.

Premettiamo che in Puglia e a Bari quasi nessuno sapeva chi fosse Arrigoni prima del suo assassinio; e nessuno si prodigava per farne conoscere l'operato (a parte PBC e qualche singolo o gruppo sparuto).
Nessuno aveva mai sostenuto la spedizione Freedom Flottilla partita il 24 maggio dell'anno scorso; solo PBC la supportò pubblicamente fin dall'inizio nel silenzio dei mass-media. Tutta la "sinistra" locale (partitica e para-partitica) si risvegliò soltanto la mattina del 31 maggio, all'annuncio dell'omicidio di 15 pacifisti per mano israeliana, e appena 2 ore dopo la prima notizia (un bel record) aveva già organizzato convegni, incontri, sit-in; per "interrogarsi" o "esprimere solidarietà". All'improvviso tutti a parlare della Flottilla, quasi a farla passare come una loro iniziativa, per pubblicizzare ciascuno la propria sigla o gruppo microscopico, nonostante che a rischiare la vita sulle navi fino a due giorni prima (poi rimpatriati a forza da Cipro) ci fossero anche il portavoce e il presidente nazionale di PBC, e non Vendola nè tantomeno altri personaggi della sinistra "pacifista" o "antagonista".
Infine nessuno aveva supportato l'evento per la Giornata mondiale della Nakba del 15 maggio 2010, a cui PBC aveva contribuito.

È evidente il tentativo di oscurare quelle poche realtà autonome che portano avanti realmente (e senza compromessi) una causa giusta, scimmiottando le loro prese di posizione (con frasi ogni volta vaghe ed equivoche) e prendendosi i meriti delle loro iniziative. Perciò mettiamo in guardia tutti i sinceri attivisti (per la causa palestinese ma non solo) sia dalle bugie dei provocatori vendoliani, sia dalle eventuali farse dei partitini di turno, anche quelli che si dicono antagonisti o critici della linea di Vendola. Noi non staremo più a guardare!

Per il Bene Comune - Puglia

giovedì 3 marzo 2011

Sanità Puglia: oneri e onori


Il presidente della giunta regionale pugliese, da sempre paladino della legalità, quando scoppiò lo scandalo sanità in Puglia, reagì promettendo pulizia e trasparenza. Prima, a febbraio, le dimissioni – accettate – dell’assessore alla Sanità Alberto Tedesco («promosso» comunque senatore), poi l’azzeramento della giunta all’inizio di luglio. Eppure Vendola non poteva non conoscere il conflitto di interessi di Tedesco quando lo scelse nella sua squadra, nel 2005. né quando nel 2007 affermava «Alberto Tedesco l’ho scelto liberamente – e penso di aver fatto una buona scelta – e oggi nel nome di un’idea della moralità e di un’idea della coerenza con la mia storia, chiedo ad Alberto Tedesco di restare al suo posto».  
Oggi Tedesco, graziato dalla destra,  viene scaricato dai suoi ex compagni  e dal sindaco di Bari Emiliano che, all’epoca  in qualità segretario di partito regionale del PD, andò da Vendola ad intercedere per l’assessore quando il Presidente della Regione Puglia voleva sostituirlo con Lea Cosentino.

È una squallida commedia in cui tutti si scandalizzano e prendono le distanze, ma per finta perché poi interviene l’altra parte a ricomporre la scacchiera; eppure da trent'anni, ogni anno, uno scandalo sconvolge la sanità pugliese. Un male che  ha radici antiche e che, per la verità, pervade tutta l’Italia.
La salute è un bene che chiunque è disposto a pagare a qualunque costo, se necessita una Tac piuttosto che aspettare mesi se non anni ci si rivolge all’amico dell’amico; è un sistema che non ha bisogno delle grandi organizzazioni criminali per poter andare avanti e pascersi, nasce e si nutre delle necessità dei poveracci e il diritto si aggancia al favore.
È un sistema consolidato che affianca medici e personale parasanitario competenti e onesti a soggetti che alla incapacità e alla strafottenza sommano indubbie capacità speculative e questo humus ha avvicinato sempre più la sanità alla politica e alla criminalità organizzata, ricordiamoci lo scandalo delle Case di Cura Riunite a Bari  che drenavano denari, favori, tangenti.
Intanto i sistemi di potere si sono andati sempre più inabissando e frammentando né veniva operata quella bonifica morale che ci si aspettava da un cambio di guardia, al contrario si è continuato con l’impianto  delle nomine politiche  di direttori amministrativi e sanitari , dei consigli di  amministrazione,  di primari, tutto   al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione nelle istituzioni. 
E sulle assunzioni candalose non sono mancati i pannuccelli caldi: "In base alla normativa nazionale è la giunta che procede alla nomina dei manager in modo assolutamente discrezionale. Per questa ragione, ho voluto una legge regionale, che purtroppo il governo ha impugnato alla Corte costituzionale… La procedura è attualmente in corso".  Solo che la legge regionale in materia risale soltanto al 25 febbraio 2010, mentre Tedesco è stato nominato assessore nel 2005 e ha avuto tanto tempo per nominare quei manager che nonostante gli scandali e la crisi economica  non si sono fatti scrupolo di  aumentarsi i compensi (12 mila euro al mese i direttori amministrativi e 15 mila euro i direttori generali).

Del vuoto politico e culturale sul tema della sanità oggi si accusano i vari gruppi politici che si sono alternati nella gestione della cosa pubblica senza che si sia  mai registrato un gesto dovuto di etica e sensibilità. Oggi si entusiasmano le folle con parole e denunce, proposte avanzate e programmi politici all’avanguardia,  ma resta la fotografia impietosa di un miliardo di euro di disavanzo tra il 2006 e il 2009 dell’aumento della spesa farmaceutica e dei ricoveri, dei ritardi nei pagamenti e delle migliaia di assunzioni contro legge. Ma Vendola nega tutto, anche se oltre le smentite rimangono comunque inalterate le strettoie imposte dal buco senza fondo della sanità la responsabilità della chiusura di ospedali in tutta la Puglia, del taglio di 2100 posti letto e dell’introduzione del ticket sui medicinali.
Rimangono le lacrime e sangue di innocenti: anziani, poveri, disabili, extracomunitari, pazienti oncologici e i pronto soccorso affollati e liste di attesa ancora più lunghe e un sistema senza oneri e onori  sempre meno capace di sostenere gli  urgenti bisogni dei malati.

Adele Dentice

domenica 27 febbraio 2011

Archiviato: mezzo salvato?



Il governatore Vendola esce dall'inchiesta sanità in cui risultava indagato per concussione. Anche questa volta le intercettazioni telefoniche hanno assunto un ruolo chiave, come è successo (anche troppo) per altri scandali giudiziari. Nello specifico, queste risalgono al periodo in cui Alberto Tedesco era ancora assessore. Ce n'è una in cui Nichi Vendola insiste con Tedesco perchè si arrivi all'assunzione di un suo uomo nel settore sanità, così entrambi convengono sul fatto che occorrerà modificare una legge regionale per riuscirci. 

Nonostante questo la posizione del presidente demagogo viene archiviata dal giudice per le indagini preliminari Di Paola, perchè non avrebbe commesso fatti penalmente rilevanti. Che avrebbero dovuto consistere nella "minaccia" o "costrizione" verso i direttori generali delle Asl ad assumere come direttori sanitari e amministrativi e i primari uomini a lui graditi. Non risultando questi elementi e nemmeno quello di una ricerca di sostegno elettorale tramite le concussioni (imputata invece a Tedesco) le nomine "appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacita' di raggiungere determinati risultati". Per quanto ci riguarda, volendo fermarsi alla lettera di questa ricostruzione, viene da pensare a un rapporto di simpatia e comune appartenenza "politica" che coinvolge non solo governatore, assessore e direttori generali (come si legge dalla ricostruzione del gip) ma anche i nominativi graditi da collocare; ed evidentemente anche nel caso di questi ultimi quell'empatia è più forte della logica di "do ut des", di trattativa per uno scambio di favori. Anche perché parliamo di papabili direttori e primari, non di semplici impiegati o infermieri - che potrebbero essere perlopiù estranei alle alte cerchie di amicizia politica.
In breve, Vendola ha spinto per piazzare alcuni individui, già a lui fedelissimi, il cui sostegno elettorale era e rimarrà già assicurato in partenza. Si tratta cioè di un quadro di favoritismi ancora più schifoso del primo. E comunque, rimane la pesante responsabilità politica. Altro che ammutolirsi per rispettare le decisioni della giustizia formale, in nome del culto della "legalità".

La domanda sorge spontanea. Dove sono tutti quei personaggi che ogni giorno fanno un rumore assordante sulle inchieste del premier, sulla difesa delle intercettazioni, della legalità soprattutto formalista e della "santa magistratura", tirando in ballo la moralità e la dignità? Perchè continuano a non prendere una posizione, come nel 2009 quando il malaffare nella sanità è emerso per la prima volta, riguardo alle forniture di prodotti sanitari?

Intanto i vendoliani, questi arroganti irrecuperabili della classe media rimbambita e di nicchia, sempre tra i piedi con i loro commenti sul web e le loro comparsate tv assicurate (qui la "buona fede della base" non esiste), non tarderanno ad affermare che la corruzione, la gestione clientelare della sanità, il taglio della spesa e la chiusura degli ospedali pubblici sono sacrosanti per mantenere la "novità" lì dov'è insediata in Puglia. Magari in questo momento lo stanno dicendo in privato. Ma chi scrive li conosce troppo bene: troveranno il modo di sostenerlo in pubblico anche se con un linguaggio fumoso e politicamente corretto, la loro arma di riserva. E ricominceranno a reagire con la solfa demente “chi vi paga? Berlusconi?”.
Da notare che Vendola nel 2005 vinse promettendo di "scacciare via i mercanti dal tempio"; perciò questa, se mai ce ne fosse bisogno, è l'ennesima conferma di come lui e i suoi accoliti siano specializzati nel gioco delle tre carte, come abbiamo visto riguardo alle vicende delle leggi-truffa sulla diossina a Taranto, dell'insediamento degli inceneritori e della ripubblicizzazione dell'acqua.

Infine, questo caso dimostra che la Puglia, ben lontana dall'essere un Eden incontaminato, è una terra dove esiste e persiste un'alleanza di potere mafiosissima - di cui Bari è punta più avanzata - fra clan malavitosi, poche famiglie locali (sempre quelle da anni) di palazzinari e industriali gretti e ignoranti, rappresentanti di poteri forti economici con sede al nord e all'estero, notabili altolocati e corrotti delle professioni liberali "illuminate" (soprattutto magistrati - come nel nostro caso - e professori universitari), classe politica nichilista ex-DC ed ex-PCI (con relative clientele annidate nel settore pubblico), e per finire intellettuali mercenari e guitti cinematografici e televisivi di basso livello, ben ambientati nei salotti romani (e facenti da testimonial del credo vendoliano).
In questa regione i confini fra criminalità, apparati dello Stato, economia e classe dirigente sono evanescenti, e il vendolismo è la massima consacrazione di questo intreccio perchè rende ogni corrispondenza tra proclami verbali e scelte praticate un’esigenza della preistoria, addirittura fastidiosa, e fa strage di ogni etica valoriale e lucidità nell'inchiesta sociale attraverso un uso manipolatorio orwelliano del linguaggio (sole, cuore, amore, bambini che giocano, bellezza, gioventù ecc.) dalla spietatezza mai vista prima (tantomeno nei modi dei vecchi politicanti democristiani imbranati), ricevendo un appoggio spropositato dai media di disinformazione di massa e dai ceti privilegiati che se ne sentono sempre più attratti.

Andrea Russo

mercoledì 22 dicembre 2010

I despoti all'acqua di rose



In questi ultimi giorni, inchiodati davanti all’occhio scrutatore e manipolatore dei nostri pensieri, ci hanno mostrato cassonetti e macchine bruciate e ragazzi che aggredivano altri coetanei in divisa. Quasi sfiorata e distorta la ragione o le ragioni della rabbia , non che si voglia giustificare la violenza, soprattutto se fine a se stessa è inutile, perché non credo onestamente che questi episodi siano già il preludio di un futuro sanguinoso e insurrezionale; perchè la rivolta nasce da uno stato di necessità che i nostri ragazzi non conoscono, ma questo non vuol dire che le ragioni della rivendicazione non abbiano sostanza, al contrario la riforma Gelmini , mette il punto su un processo distruttivo dei principi costituzionali di Libertà e Democrazia colpendo al cuore il diritto all’istruzione e allo studio. Diritti che ci parlano di egualitarismo ,non nel senso di appiattimento verso il basso ma di Merito, quello decantato da chi immeritatamente si trova a coprire cariche istituzionali, che nella declinazione del dettato costituzionale prevede aiuti agli studenti “meritevoli” privi di  mezzi, un ascensore ,dicono,ma soprattutto l’unico strumento di rivoluzione sociale  che permette a chi appartiene a classi sociali deboli il riscatto sociale.

Ma  già il lontano 1997, anno della famigerata autonomia scolastica varata dal Distruttore Berlinguer, e da una sinistra prona ai voleri del capitalismo, rappresenta la parola fine della scuola pubblica, avremmo dovuto essere più solleciti e attenti , invece di vendere la nostra professionalità alle lusinghe di poche lire, e sempre di soldi si parla quando la parità scolastica ha profuso incentivi alle scuole private togliendoli alle pubbliche servendosi dell’ambiguità terminologica  dell’equipollenza, in barba all’art 33 della Costituzione: Ormai è tutto passato si dice, i giovani contestano, gli operai si arrampicano sui tetti e sulle gru, manifestazioni spontanee ma inoffensive che non scalfiscono di un millimetro il potere delle classi dominanti, la coscienza civile è spezzata e Il Capitalismo ha stravinto, favorito da un clima indotto da intellettuali prezzolati, portatori del pentitismo sessantottesco diffusori dell’ideologia del negazionismo e dell’emergenza.

Oggi ciò che mi spaventa  profondamente è questa  dittatura dalla faccia smielata, sostenuta dall’indifferenza della gente attenta più al profumo dell’acqua di rose  delle escort che a leggi che hanno demolito  gli ultimi residui dei  diritti dei lavoratori, come quella medievale sul Collegato Lavoro , passata inosservata , senza parlare poi della  sicurezza nei luoghi di lavoro o nelle scuole, poste all’attenzione della pubblica opinione  solo in caso di tragedie, rimaniamo silenziosi e passivi di fronte  alla distruzione della sanità e del welfare  tanto i minori , come i malati, i vecchi, i pensionati, i diversamente abili sono gli  invisibili , non sono produttivi , quindi inutili, per la manovalanza ci si serve degli schiavi extracomunitari e dei precari, che tanto pur di mangiare pane e acqua (ho sbagliato l’acqua è un bene destinato alle classi abbienti) sono disposti a tutto.

E’ una dittatura soft, forse, ma per me, sia  se indossa una camicia nera o si presenta con il volto bonario da pater familias ringalluzzito o da monaco eremita o da cosiddetti mezzi di lotta democratica  non cambia nella sostanza, è sempre prevaricazione , imposizione del pensiero unico che mostra la sua ferocia contro  chiunque prova a non allinearsi, oscurato, ridicolizzato o fatto passare per folle e, se proprio non riesce a farlo rientrare nei ranghi, lo si fa passare per   fuori legge.

Hanno contorto il nostro cervello e quei pochi pensieri autonomi rimasti, inducendoci a sentirci in colpa  se pensiamo di volerci curare gratis nelle strutture pubbliche, eppure paghiamo un botto di tasse per servizi che non ci danno, far studiare i nostri figli poi è un lusso, e se avremo l’ardire di pensare ad una formazione decorosa ci sono le scuole private che offrono prodotti adeguati alle rette, nonostante i finanziamenti statali e nonostante gli stipendiucoli(quando li danno) a quei poveri morti di fame di docenti - schiavi , che non avranno nemmeno la pensione a dispetto delle  trattenute e delle pensioni compensative.

Intanto, sempre da quello schermo parlante, quotidianamente ci parlano della patria, degli atti di eroismo dei nostri giovani in luoghi di guerra, loro i portatori di  PACE armati fino ai denti, mentre qui in Italia i morti sul campo del lavoro non si contano, ma non ha importanza è necessario sostenere le guerre statunitensi e filo-sioniste di cui noi siamo i migliori amici , aumentare i finanziamenti per la difesa (armi e guerra ), togliendoli alla formazione e alla ricerca  , tanto non serve a niente le ricerche le fanno altrove e le Università rimarranno sempre in mano ai baroni , poi se proprio  si vuol  tenere buona qualche anima pseudo-libera e riempire i giornali di qualche notiziola,  si possono permettere lievi occupazioni, anche queste profumate di acqua di rosa. Si occupano le facoltà e i giovani contestatori hanno le facce dei loro padri, per lo più baroni universitari o giornalisti o imprenditori, sono ragazzi   che comunque hanno un futuro certo , magari in qualche dipartimento , al contrario degli altri, quei poveracci che vengono penalizzati dalle occupazioni concordate , che  perdono soldi se escono fuori corso, questi figli del popolo che hanno visto il proprio padre rivolgersi alle finanziarie , per coronare il sogno del proprio riscatto  e un anno in più all’Università costa e questi si ribellano e se la prendono con quegli altri , che li chiamano fascisti …e ancora stravince il capitalismo.

Ma i giovani non dovrebbero essere lasciati soli, come quelli criminalizzati per aver accolto estremisti violenti , quelli che l’opposizione condanna , mentre passa il voto di fiducia alla Camera , sono stati lasciati soli in balia di  violenze  improvvise di giovani senza volto armati, soli con le violenze che legittimano il ripristino delle leggi speciali, facendo, così,  apparire il vero volto del dispotismo,  perché  il potere ha iniziato forse a percepire una presa di coscienza incontrollabile, un pericolo serio per gli interessi delle classi dominanti, meglio giocare in anticipo,  attaccando alla radice la rabbia sociale, prima che diventi protesta civile organizzata.

Adele Dentice

mercoledì 8 dicembre 2010

Ti Aiuterò! Però...


L’emergenza è diventata la normalità. Rifiuti, criminalità, traffico, scioperi, trasporti, scuole, università, acqua, epidemie, I cittadini tranquilli e rassegnati, ACCETTANO TUTTO, tranne piccoli gruppi di esasperati, a volte autentici, altre volte semplicemente dei facinorosi che manifestano “a prescindere”.

Intanto i leghisti, hanno intrapreso la strada della non solidarietà, rifiutandosi, di accogliere i rifiuti campani.

Diversamente la pensa Vendola, che ha precisato di essere disponibile, ma a patto che si attuai il trasferimento dei 5 milioni di euro, mai arrivati nelle casse della ragioneria della Regione, problema risolto con il si della Puglia che nel’accogliere la monnezza determina anche la favorevole intesa tra il Governo e la Regione Puglia per il piano di rientro e, finalmente , la sanità e tutte le sue controversie verrà anch’essa dimenticata. Diventerà invisibile , come la spazzatura e la sua emergenza inesistente in Puglia come stigmatizza l’assessore Nicastro mentre sollecita la maggioranza a non paragonare l’emergenza campana ad una fantomatica emergenza pugliese.

Sempre nell’ottica del rasserenamento degli animi veniamo tranquillizzati quando ci confermano che, nel nuovo caso Emergenza Campania, saranno smaltiti solo rifiuti speciali perche quelli solidi sono rifiuti inorganici non biodegradabili e contaminano l'ambiente irreversibilmente, ma l’assessore crede nella nostra totale disinformazione e negligenza , e, soprattutto, non sa che molti pugliesi conoscono il l decreto 91/689/EEC dell'Unione Europea secondo cui molti materiali speciali per le costruzioni sono tossici.

Nell’ ansia, poi, di volere rendere più fulgente nel mondo l’immagine di bontà e accoglienza dell’amministrazione della Regione Puglia si trascura il piccolo dettaglio dei criteri di controllo severissimi che dovrebbero effettuare le asl e l’ARPA di Taranto e Bari non solo sulla stabilizzazione, nocività e mancanza di odori, quanto sulla non radioattività dei rifiuti campani.

Non è che non vogliamo essere solidali, riprendendo ciò che hanno detto il 1 dicembre a Statte i sindaci dei comuni interessati all’”accoglienza” dei rifiuti campani, ma a fronte delle rassicurazioni del CITE (Il consorzio partenopeo Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali, che già nel 2008 si assicurò 8 milioni di euro promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Protezione Civile per lo smaltimento nelle discariche del tarantino dei rifiuti dell’emergenza campana), che ci parla di un terriccio inodore e stabilizzato , quindi inerme, val la pena riportare alla memoria qualche nota storica rispetto alla monnezza radioattiva campana.

Si tratta del giugno 2008 e febbraio 2010 quando il giornale spagnolo El Pais e La Repubblica-Napoli ci informarono che La Germania ha scoperto tassi di radioattività superiori al consentito nella spazzatura già stabilizzata inviata da Napoli e destinata all’inceneritore di Amburgo si trattava nello specifico di iodio 131,(  trattamento oncologico dei tumori delle ossa e della tiroide).

Oggi, che si delinea drammaticamente la nuova i emergenza campana 2010 Nicastro si limita a rincuorare la popolazione ma ancora nonci è chiaro il istema di controlli. L'unica certezza è data dalla ribellione delle città coinvolte e scelte a prescindere dalla volontà popolare.

La Puglia è fuori dell’emergenza rifiuti ci continuano a dire, ma il numero enorme di discariche di rifiuti industriali disseminate su tutto il territorio, non sempre rilasciate secondo i criteri della trasparenza, non sono forse anch’esse emergenza? Ci convincono che per non arrivare al collasso Campania meglio subito prevenire approfittare dalla filosofia dell’emergenza su cui si costruisce il businnes della politica e delle pubbliche amministrazioni e subito istallare tanti inceneritori e convincere la cittadinanza che non c’è alternativa se no ci ritroveremo sommersi come Napoli, Terzigno dove ora stanno approntando i tanto desiderati Termovalorizzatori o fabbriche di cancro. E i partiti pro cancer celebrano il patto del nuovo oro che accomuna le organizzazioni criminali e le nuove mafie quelle degli imprenditori del Nord e del Sud e in questo accordo, davvero, l’unità d’Italia è fatta.

Adele Dentice

domenica 28 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 3: le fabbriche del dissenso e la violenza televisiva




Il dissenso è un’isola circondata e controllata dal Potere, quello vero non quello delle auto blu, se non esistesse sarebbe facile creare un movimento di massa globale, il vero reale antagonista al Potere forte quello che decide della nostra vita dei nostri pensieri della nostra morte se per cancro , di fame o in guerra. Se non ci fossero le fabbriche dove convogliare e disperdere il pensiero critico e indipendente , forse questo immane mostro che sta divorando la terra potrebbe essere fermato, distrutto in breve tempo, poiché l’osservanza dei diritti umani è incompatibile rispetto al potere attuale. per questo viene favorita la costruzione delle fabbriche della dissidenza, piccoli nuclei gestiti da leader (sempre ricchissimi) che fingono di essere dalla parte dei deboli, degli operai come dei cassaintegrati, magari degli emigranti, dell’ambiente. Per essere credibili e convogliare le “poche” menti libere i leaders, sempre molto carismatici, interpretano, nell’ampio ventaglio delle diverse tipologie, il pensiero dell’uomo medio alla ricerca di un Idolo che sostenga il peso della propria vita . Questi capi del finto dissenso, apparentemente diversi, ma identici nella sostanza , hanno la funzione di bloccare l’indipendenza del pensiero critico espulso violentemente da qualsiasi spazio televisivo, ormai governato dal conformismo mass mediatico piegato al volere della classe dirigente, a sua volta prona ai poteri forti.

Sono loro questi personaggi gli unici portavoci delle denunce sociali, delle esigenze espresse dagli operai o comunque dai dominati , ricchissimi troneggiano nei vari talk show o in trasmissioni disgustose pseudo intellettuali , che con grande “generosità” i media offrono, informano distorcendo la notizia soffocandola nel chiacchiericcio o dalla violenza verbale. Sparano raffiche di parole, utilizzano la volgarità e la prevaricazione o lo sbeffeggiamento e hanno creato un nuovo modello di confronto, non più dialettico, ma scontro senza esclusioni di colpi che al di là della verità deve distruggere l’avversario, una modalità che si è andata moltiplicando nel tessuto sociale riproponendo nella quo tidianeità la violenza televisiva. Siamo così circondati da replicanti “fans” del Grande Fratello come dell’idoletto – falso dissidente di turno e loro, i replicanti, come i loro idoli sono irrazionalmente suscettibili e si scagliano animalescamente contro chiunque abbia il coraggio “di mettere in dubbio la buona fede dei loro totem di riferimento.Siamo ormai Indottrinati da egregie signore del bel mondo o da personaggi dello spettacolo, o da signori esibizionisti e velleitari che nello spazio della menzogna saranno ricordati come coloro che hanno annientato la cultura dei contenuti, ancora difesa da poche voci dissonanti che pagano questo privilegio con il doppio rischio della propria incolumità e dell’isolamento , per questo prolificano le fabbriche che alimentano la tifoseria politica, priva di retroterra critico, denunciando senza andare in profondità. Sono il clero del nuovo medioevo capitalistico i portatori dell’informazione menzognera i responsabili prezzolati della compartimentalizzazione del dissenso , che hanno promosso la nascita di movimenti orientati su questioni separate, bloccando la nascita di un movimento coesivo di massa e ancora più pericolosi sono i dissidenti pacifici, per lo più personaggi noti che guadagnando milioni di euro e fanno proseliti tra i giovani isterilendo le loro proteste sono i complici di quelle stesse autorità che massacrano si presentano poi tranquillamente ai popoli parlando di alti valori umani e di democrazia.

Adele Dentice

domenica 21 novembre 2010

I giovani



Sono i potenti sogni di emancipazione e trasformazione; i partigiani che nella seconda guerra mondiale contribuirono a riscattare una nazione che altri giovani avevano trasformata in dittatura. Ora è un dato ineludibile che i giovani provino un sempre maggiore allontanamento dalla politica, che percepiscono non come “il servizio per il bene comune”, ma uno spazio inessenziale confinati come sono nel limbo consumistico, considerati al più interlocutori solo dai pubblicitari che devono vendere canzoni, videogiochi o scarpe alla moda. La conseguenza è che l i luoghi tradizionali della partecipazione si svuotano le assemblee studentesche sono presenziate solo dai soliti accoliti dei vari partiti.

Sempre con meno idee e più spinelli.

Di fronte a questo quadro, che può apparirci desolante, le scelte che il mondo della scuola può operare sono due: arrendersi, e lasciare che tutto continui ad esistere cosi com’è, oppure impegnarsi per rilanciare la partecipazione e l’impegno politico e civile, fuori e dentro le mura della scuola Ma per questo I giovani hanno bisogno di testimoni coraggiosi.

E chi sarebbero questi testimoni i professori? Il "PROFESSORE", che ormai primeggia solo fra le professioni in declino scivolato lungo la scala della mobilità sociale figura sbiadita e lamentosa che ripropone stancamente la consueta difficoltà a relazionarsi con questi giovani bulletti, i cui padri sicuramente sono più ricchi, importanti, belli ed eleganti di loro, che sono ai limiti storici del salario di fame, ma comunque almeno i più fortunati possono contare su quei 1200 euro. Questi giovani che non riconoscono l’autorità paterna , stritolati dalle promozioni di massa e dalla sparizione definitiva della serietà degli studi eredi della mistificazione del pensiero di Don Milani che al contrario proponeva una scuola seria e difficile.

Come unico strumento di rivoluzione sociale, una scuola seria. Oggi più di ieri basterebbe solo una scuola seria, non nuova o antica o moderna o severa, semplicemente seria, dedicata alla trasmissione della conoscenza e dei saperi e non anticamera della disoccupazione.
Ma la scuola nell'attuale periodo dominato dal neoliberismo, è percepita dagli enormi poteri economici intollerabile per la dilagante legge del profitto, in particolare La scuola pubblica, roccaforte di conoscenza e di cultura critica, va disarticolata e ridimensionata; ma d’altro canto sarebbe un errore imputare alla riforma Tremonti-Gelmini la perdita di centralità e di autorevolezza dei docenti e dell’istituzione, bisogna piuttosto pensare alla responsabilità di una sinistra italiana che non ha saputo resistere alla pressione mondiale dell’ultra-capitalismo. Ripensiamo al fatale quinquennio di Luigi Berlinguer e di Tullio De Mauro (1996-2001) rappresentativi solo dell’atto finale di un processo di smantellamento avviato con precisione dopo che era stato raggiunto il punto più alto della democratizzazione della scuola il 1964 , anno in cui viene eliminata la classista odiosa scuola media d’avviamento professionale. Ma la sinistra italiana non ha saputo nemmeno arginare il triviale monopolio dei linguaggi della televisione contagiata anch’essa da turpiloquio generalizzato Bersani il 22maggio del 2010 in un comizio pubblico è scivolato su un bel “la Gelmini gli rompe i coglioni” . ma questo è gossip e sarebbe divertente se non ci fosse la drammatica realtà di una generazione di nuovi schiavi troppo occupati a sopravvivere per pensare a qualcosa di utile, per sè come per la comunità.

Adele Dentice

mercoledì 17 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 2: l'orgoglio dell'ignorante



La peggiore celebrazione dell’ignoranza si recita con l’orgoglio di esserlo, Le televisioni in primo luogo, tra le più disdicevoli del mondo, che veicolano contenuti inessenziali recepiti passivamente con la sola leggera pressione di un tasto, creando l’illusione delirante di poter saltare da un mondo all’altro, da un’epoca all’altra.

Segno tangibile della perdita del patrimonio culturale costruito anche dalla proliferazione dell’ alto numero di gruppi e movimenti che, nella loro fase iniziale, erano stati spirito di rivolta nell’ambito di un processo di crescita collettiva, poi fatti precipitare, ridicolizzati e travolti dalla globalizzazione e dalle sue derive populiste e demagogiche.

Uno tzunami che ha annientato la massa critica oscurando le menti più brillanti incapsuladole nei miraggi della necessità dell’istituzionalizzazione per combattere il nemico dall’interno, in realtà una manipolazione del sistema capitalistico che è penetrato nel DNA dei nuclei fondativi dei movimenti trascinandoli in una deriva qualunquista. In questo clima di ripiegamento individualista la società è attraversata, indifferente, dai deliri dei vari Borghezio e Calderoli, il cui fondamentalismo alimenta le potenzialità reazionarie trovando humus idoneo nell’aumento dell’insicurezza della gente.

Indifferente è passata la distruzione della scuola dove , e gli insegnanti lo sanno, i giovani non imparano più nulla, perché nulla c’è da imparare , quello che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa responsabili dello sdoganamento dell’ignoranza “colta” che alleggerisce le menti dagli sforzi di apprendimento e di interpretazione. La conoscenza , quella che “deve” essere diffusa, viene fornita attraverso le trasmissioni politiche e il variegato mondo dei telegiornali, E in questo paradosso rimane più innocuo il telegiornale di Emilio Fede mentre pericolose si manifestano le ambigue e contorte trasmissioni radical-chic dove il mercimonio della conoscenza viene affidato a compagni attori o cantautori o comici , che ormai non riempiono più i botteghini ma si ergono a giudici inappellabili del malcostume dilagante.

Servi dei servi, passano per i portatori di conoscenza , utilizzano la cultura per la criminalizzazione del dissenso e per l’integrazione di tutti coloro che si oppongono al sistema economico e politico capitalistico e quel che resta del pensiero si posiziona nella servile acritica ignoranza diffusa. Pericoloso oggi diffondere e praticare la gramsciana visione della coscienza di classe, prima ancora che la conquista del potere politico, pericoloso perché gli Idoli non amano essere messi in discussione, perché la gente potrebbe scoprire che oltre le belle parole o i litigi o le derisioni dei diversi pensieri c’è l’inganno e la vittoria del capitalismo che ha conquistato le strutture stesse del sistema.
(continua)

giovedì 11 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 1

Impoveriti e confusi dai continui insulti, sterili polemiche o attacchi contro chi ha il coraggio di dire la verità, indottrinati da informazioni contorte e alimentati da battibecchi tra fazioni di destra e sinistra, questi sono i cittadini che rappresentano il bacino elettorale su cui progettare un futuro politico, dove le parole cambieranno, forse, ma di certo saranno costruiti personaggi che si dichareranno “a favore dei cittadini”, ma funzionali a creare uno scenario vario e ricco di finte contrapposizioni.

Intanto tra le persone si comincia a percepire che qualcosa non quadra, la crisi è pesante, i poveri aumentano e ormai la piccola borghesia si è definitivamente proletarizzata ,mentre la classe operaia è stata disintegrata ; eppure ancora non si riesce a leggere con attenzione la realtà distratti da una pletora infinita di personaggi mediatici “colti”, che fingono di essere al di fuori del sistema ma che guadagnano consensi dalla personalizzazione, dagli attacchi antiberlusconiani, sorretti da fans adoranti che non sopportano chi non ama allinearsi o chi esprime dubbi sui propri idoli In realtà sono idoletti che lamentano poco spazio mediatico che si definiscono paladini della libera informazione , che ambiscono a ad avere un peso politico , pur rimanendo funzionali al sistema capitalistico nell’opera di addomesticamento della dissidenza, quella vera.

E’difficile, per chi ambisce ad entrare nei luoghi che contano, non essere sostenuti dai banchieri-imprenditori, è difficile eliminare quei partiti che si piegano all’imperialismo statunitense e ancora più difficile è denunciare i crimini che si commettono nel terzo mondo o in Medio Oriente.

La gestione politica, consegnata nelle mani di ambiziosi burocrati mercenari privi di qualsiasi residuo di coscienza, si serve del circo mediatico per indebolire la politica e rafforzare l’economia, che non ha preferenze tra destra e sinistra i cui screzi sono considerati come pittoresche manifestazioni di scontri fra due blocchi storico-elettorali mentre il capitalismo appoggia ora l’uno ora l’altro.
(continua)

Adele Dentice

martedì 26 ottobre 2010

Scuola e disabili nel 2010



L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1966 così dichiarava ... "il diritto di ogni individuo all'istruzione che deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali. L' istruzione primaria deve essere obbligatoria e accessibile gratuitamente a tutti...". D'altra parte, già la nostra Costituzione, in perfetta coerenza con quanto sottoscritto dal nostro paese in sede di Nazioni Unite lo afferma (in particolare negli art. 3 e 34).

Qualcosa invece non va se nelle scuole di Bari e provincia ci sono 5mila e 66 studenti portatori di handicap, a fronte di 2mila 964 posti per insegnanti di sostegno e se un solo docente è costretto a seguire fino a tre alunni disabili contemporaneamente. Un’altra osservazione da fare è che l’Italia è l’unico stato della comunità europea dove il personale di sostegno rientra nello stesso organico del corpo docente, mentre negli altri paesi della C.E. dipende direttamente dal Ministero alla Sanità.

A settembre di questo anno centinaia di alunni disabili della provincia barese si sono visti privati dei loro legittimi insegnanti grazie ai tagli della riforma Gelmini. A seguito del verificarsi di tale situazione l’Angsa, l´associazione nazionale genitori soggetti autistici, si è trovata costretta ad attivarsi. Il risultato ottenuto è consistito nella nomina di 188 docenti di sostegno (a fronte degli oltre 500 necessari secondo le stime dei sindacati), e le chiamate, iniziate in data 12 di ottobre, si concluderanno il 25 dello stesso mese, dopodichè la ricerca del personale sarà affidata ai singoli capi d’istituto.

La scuola costa troppo e nella logica del risparmio a tutti i costi si taglia nei settori più deboli della popolazione, i bambini e i malati, se poi sono malati e bambini o diversamente abili ancora meglio, né la logica aziendalista, all’interno della quale è stato fatto precipitare il sistema scolastico, si può porre il problema che spesso la scuola per un ragazzo diversamente abile è l'unica forma di integrazione e se gli si toglie anche questo è finita.

Tale situazione di disagio non è limitata al territorio barese, né tanto meno al sud in generale. Basti pensare, infatti, alle condizioni in cui si trovano a lavorare i docenti della scuola magistrale Agnesi di Milano, nota per la sua efficienza e disponibilità nel seguire gli alunni diversamente abili. Qui, lamenta il Dirigente Scolastico Giovanni Gaglio, le cattedre di sostegno sono cinque in meno rispetto all’anno precedente nonostante gli alunni affetti da diverse patologie non siano diminuiti. Eppure, risponde Rita Garlaschielli, coordinatrice dell'ufficio handicap, da quest’anno sono state concesse dall’Ufficio regionale 152 cattedre di sostegno in più. Evidentemente, però, tale soluzione non è ancora sufficiente per coprire il bisogno effettivo. Così pochi giorni fa l’Ufficio regionale scolastico della Lombardia ha dato il via libera per 554 posti in più, ma essendo esaurite le graduatorie degli docenti di sostegno si è optato per il reclutamento di precari non specializzati nell’insegnamento diretto ai diversamente abili creando, ovviamente, sconcerto e allarme nei genitori di questi ragazzi.

La situazione è dunque disastrosa in tutta Italia e il crollo dei finanziamenti oltre a demolire il Tempo Pieno e prolungato, impedisce di pagare e fare le supplenze quasi ovunque, con decine di migliaia di classi sovraffollate, che ogni giorno restano senza insegnanti. Eppure basterebbe che i soldi destinati alla costruzione degli F35 (i caccia) venissero dirottati sull'istruzione, almeno una parte, ma il mondo politico evidentemente ha un altro obiettivo distruggere il bene comune e il senso di collettività, e imporre ovunque il privato . Una tendenza a quanto pare trasversale a tutte le aree politiche se nella finanziaria 2008, varata dal Governo Prodi, furono stanziati qualcosa come... 23 miliardi di euro in spese militari ed oggi, nonostante le danze dei vari coordinamenti, sindacati e associazioni registriamo un vergognoso dato reale, l’abbandono dei giovani più fragili e delle loro famiglie in nome del dio mercato.

Bianca de Laurentis

giovedì 30 settembre 2010

L'acqua e l'aria fritta



Dell’"imminente" ripubblicizzazione della società per azioni Acquedotto Pugliese si parla da febbraio. Il 4 febbraio viene approvato dalla giunta regionale (ormai allo scadere del mandato) il disegno di legge n. 7 per la costituzione dell'azienda pubblica regionale “Acquedotto pugliese - AQP” (ancora scaricabile sul sito del Consiglio regionale della Puglia) caratterizzato da molti punti significativi. L'art. 2 stabilisce che il servizio idrico integrato pugliese "è da considerarsi servizio pubblico locale di interesse generale, ai sensi dell’art. 1, comma 3 della presente legge, perciò privo di rilevanza economica e sottratto alla regola della concorrenza" e si precisa che la sua gestione viene affidata "esclusivamente a un’azienda pubblica regionale in grado di garantire la gestione dell’intero ciclo con criteri di efficacia, efficienza, trasparenza, equità sociale, solidarietà, senza finalità lucrativa e nel rispetto dei diritti delle generazioni future e degli equilibri ecologici".
L'art. 5 del DDL prevede invece la costituzione dell’azienda pubblica regionale AQP, non avente finalità di lucro e subentrante nelle attività e in tutti i rapporti attivi e passivi alla società Acquedotto Pugliese Spa (che dunque sarebbe diventata un ricordo).

Eppure questo DDL è una seconda versione di un'altra bozza, risalente a un anno prima, in origine contenente anch’essa la dicitura "azienda pubblica regionale, soggetto di diritto pubblico". Questa bozza, frutto del lavoro di un tavolo tecnico paritario tra governo Vendola e vari movimenti e gruppi, andava approvata da parte della giunta entro il 31 dicembre 2009 e poi passata in Consiglio regionale, per diventare definitivamente legge. Ma la giunta in quel caso aveva modificato il disegno eliminando l’espressione "soggetto di diritto pubblico” e lasciando solo “azienda pubblica regionale", sollevando già proteste da parte di membri del Comitato Acqua Bene Comune, movimento impegnato per antonomasia sul fronte dell’acqua pubblica.

Solo in tempo di campagna elettorale (e siamo tornati al 4 febbraio) la Giunta approva il DDL n. 7 reintroducendo la definizione “soggetto di diritto pubblico” (fondamentale, perché una società per azioni non è una vera persona giuridica pubblica, anche se partecipata interamente dalle regioni Puglia e Basilicata come nel caso in esame, ma può diventarlo solo se sottratta alle leggi del diritto privato). Ormai però la legislatura è agli sgoccioli e manca il tempo per presentarlo in Consiglio, ove la maggioranza possa votarne la conversione in legge regionale. Ma appunto siamo in campagna elettorale: e così già il 5 febbraio si diffonde la news (tratta dall’archivio stampa del sito web della Regione Puglia) dell'approvazione del DDL da parte della giunta, riportata anche su alcuni siti di Sinistra Ecologia e Libertà. Il principio dell’acquedotto pubblico, oltre a quello dell’acqua bene comune, non è ancora diventato legge; tuttavia l’ok della giunta (esecutivo), monco del voto in Consiglio (legislativo), viene quasi fatto passare per approvazione definitiva.

Ma è una dichiarazione dello stesso Vendola la riprova che “è tutto da rifare”: a marzo il governatore uscente prende l'impegno di ripubblicizzare l'acquedotto nei primi cento giorni di legislatura in caso di rielezione. Peccato che non sia questa (ennesima) promessa a campeggiare sui manifesti per le strade, ma la filastrocca ambigua “Giù le mani dalla brocca, l’acqua è nostra non si tocca!” dei creativi delle “fabbriche”. Certo, il sottotitolo parla di tutt’altro (“ridotte del 20% le perdite dell’Acquedotto”), ma tutto fa brodo e per tanti vendoliani icono-videodipendenti, che ingaggiano quotidianamente le battaglie di commenti online, “con Nichi l’acqua è diventata pubblica”. Del resto in quel periodo riscuote successi il Comitato per l’acqua, che sta per approntare una raccolta firme per un referendum (contro alcune norme del governo sulla privatizzazione dell’acqua); allora si mette in moto la giostra della propaganda di SeL e del centrosinistra, volta a conquistare voti col pretesto di aiutare il comitato; in alcuni servizi del Tg3 nazionale si è persino parlato dell’iniziativa referendaria associandola al placet di Vendola stesso e alle immagini dei dirigenti SeL ai banchetti delle firme, oscurando al massimo il comitato (in quanto tale un organismo plurale).

Dopo la rielezione di Vendola a fine marzo, una nuova tempesta di dichiarazioni e proclami. E’ del 25 aprile una dichiarazione dell’Assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, firmatario fra l’altro per il referendum del Comitato: "la Giunta regionale ha già approvato il disegno di legge sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese elaborato dal tavolo tecnico congiunto” e “non appena il Consiglio s’insedierà, lotteremo con tutte le forze per approvarlo immediatamente”.
Altro mese, altra "approvazione". L’11 maggio la giunta riapprova “un disegno di legge finalizzato a regolare governo e gestione del servizio idrico integrato attraverso la costituzione dell’azienda pubblica regionale" come si legge nell’ennesima news del giorno dopo. Viene fatto anche riferimento esplicito al futuro nuovo volto dell'Aqp (da Spa partecipata dal pubblico ad azienda del tutto pubblica, con tanto di acquisto di quote dalla Basilicata).
Ma la storia, secondo un recente articolo da “Liberazione” (quotidiano del Prc, partito membro della maggioranza in regione), finisce il 21 luglio quando il DDL “viene spedito alle commissioni competenti. […]. Il tempo passa e non sono ancora state calendarizzate le audizioni. L'obiettivo dei 100 giorni pare sfumato. Nella migliore delle ipotesi la questione slitterà a dicembre”. Intanto, l'azienda ridimensiona le unità territoriali di Brindisi e Trani, con a rischio 170 lavoratori.

Insomma, siamo stati bombardati da una serie di trionfalistici annunci di “approvazioni” doppie e triple a mezzo stampa, che dopo mesi fanno la loro porca figura su internet confondendo...le acque. Ma se si volessero trovare disposizioni vere e proprie nella normativa regionale, scandagliando l'archivio dei bollettini postati dall'inizio del 2010 ad oggi sul sito internet del BURP Puglia (e il sottoscritto lo ha fatto) si rimarrà delusi. Neanche l'ombra della tanto agognata legge; e compare ancora la dicitura "Acquedotto Pugliese Spa" o "AQP Spa" nei testi di altri atti che si riferiscono all'Aqp. Da chi fece il gran gesto di cacciare nel 2006 Petrella dai vertici aziendali, non ci si aspetta altro.
Per giunta (e citiamo ancora “Liberazione”) i comitati acqua osano scocciare il poeta scrivendogli di difendere i lavoratori e le unità locali dalle scelte dell’azienda di Monteforte. Queste le parole testuali di Vendola: “non rispondo alla lettera del comitato Acqua bene comune. Posso soltanto affermare che non siamo in Unione Sovietica”. Una prova scandalosa dell’adesione totale e incondizionata ai desideri ultraliberisti imposti dai grandi poteri economici a danno della collettività, dello spregio derisorio e spavaldo verso ogni coerenza ideologica e verso i “poveri fessi” che credono ancora ai colori delle bandiere. Il capitalismo (al di là delle chiacchiere “filoprecarie” à-la “Ballarò” o “Parla con me”) ringrazia Nichi, l’americano, che anche sull’acqua ha potuto conservare il suo scranno e cominciare la scalata alla leadership della sinistra ammucchiata antiberlusconiana.

Riferimenti:

- Il DDL n° 7 (4 febbraio 2010): www.consiglio.puglia.it/applicazioni/cadan/aula/public/VIII/legislativi.asp (cliccare sul numero 390 per scaricare)

- I primi “annunci” (5 febbraio 2010): www.sinistraelibertacapitanata.it/2010/02/05/governo-vendola-giunta-approva-legge-su-acqua-bene-comune (con in calce link alla press-regione)


- Dichiarazione di Amati (25 aprile 2010): www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=17077

- Altra “approvazione” (12 maggio 2010): www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=17260

Andrea Russo

mercoledì 22 settembre 2010

Gli errori giusti degli ignari-consapevoli



Il culto della personalità, nemico di ogni pensiero politico nuovo e liberato dai dogmi, si riafferma continuamente. Quando la libera ricerca della verità e l'inchiesta sociale diventano una fatica da scansare, è più comodo muoversi al seguito dei "miti" che esistono già. E da qualche tempo i miti, gli idoli, puntano a costruirsi un immagine immacolata, di candida purezza e passione romantica, più che ad apparire come uomini forti. Perchè così si impressionano di più le coscienze.

Non siamo sorpresi dalle critiche che ci rimproverano l'"ossessione" per il governatore della Puglia Nichi Vendola. Siamo sorpresi dal fatto che nessuno riconosca che la nostra "ossessione" negativa è una reazione, uguale e contraria, alla Nichimania assillante che si è scatenata sui mezzi di comunicazione e informazione (che uniforma i comportamenti di massa): una pubblicità poco subliminale che ci dice che, con i pro e i contro, "Nichi è pur sempre Nichi", come la Coca Cola, Mike Bongiorno e la canzone napoletana.

Tanti hanno ormai fissato in mente l'immagine del poeta dall'animo sensibile, dell'angelo innocente sceso in mezzo ai comuni mortali che non lo comprendono, e lo trafiggono senza pietà: a toccare Nichi, codesti animi eccitati si sollevano, si sentono togliere l'unica speranza di salvezza terrena. E applicano tale modo di "ragionare" - in negativo - anche ai rivali del pollaio politico di sistema (antiberlusconismo: ovvero dimostra loro che i droni della Nato in Afghanistan sono ben peggio delle battute di Sua Emittenza e, come se volessi uccider loro un parente, ti recrimineranno l'amicizia di fatto con la P2, la mafia ecc.). Si capisce che chi si fa prendere da questa fede, butta a mare ogni barlume di logica e di coerenza per difendere in prima persona l'idolo "liberatore" della propria tribù d'appartenenza.

Ne ha avute di ombre la "rivoluzione gentile" del 2005-2010, e si è costretti ad ammettere qualche peccatuccio. Ma, si sostiene, quelli di Vendola non sono "errori" suoi. Ecco il tipico esempio abusato di questi tempi: nel 2005 il neopresidente Vendola avrebbe nominato assessore alla Sanità Alberto Tedesco, poi salito agli onori di cronaca perchè al centro dello scandalo Tarantini e responsabile di un pesante deficit di bilancio, per il fatto che lo stesso Tedesco gli sarebbe stato imposto "dall'alto" (dal PD, gli allora DS e Margherita).

Premessa: nella questione non dovrebbero rilevare i guai di Tedesco. È vero, casualmente in quel tempo il futuro assessore risultava anche proprietario di aziende sanitarie private (col rischio di conflitto di interessi dietro l'angolo) ed era stato coinvolto anni prima in inchieste giudiziarie sulla sanità insieme tra gli altri all'ex-re delle cliniche private Cavallari condannato per mafia. Senz'altro, non fa male ricordare che per i quadri dei partiti locali questi fatti erano di dominio pubblico 5 anni fa come lo sono oggi, e il dirigente PCI di lungo corso Vendola non poteva fare eccezione (a maggior ragione perchè Fitto si disse contento di avere un suo assessore nella nuova giunta del rivale). Ma questi soli fatterelli non sono la chiave per comprendere il problema Vendola, che è di ordine politico e rimarrebbe tale anche se Tedesco e simili avessero vinto per 50 volte consecutive il premio per la fedina penale più bianca d'Europa. Per comprenderlo non occorrono invocazioni alla legalità tradita (cosa sia legalità o no lo stabiliscono come vogliono le istituzioni e le lobby) ma una buona memoria e una conoscenza profonda della cultura politica di chi è oggetto della propria critica.

Bisogna chidersi con che dignità nel 2005 la sinistra radicale (e non solo quella vendoliana) abbia potuto illudere migliaia di pugliesi con il miraggio di una stagione nuova che era in partenza impossibile, perchè basata su di un'alleanza con forze tutt'altro che "rivoluzionarie", dai programmi lontanissimi dai propri e ovviamente con un peso politico tanto maggiore da determinare per forza l'azione concreta della nuova giunta - come appunto ammettono a denti stretti gli stessi Nichi-fans. "Purtroppo si sapeva che gli uomini di D'Alema e Pinco Pallo avrebbero preso il comando" dicono. Si sapeva? E si è continuato a non opporre resistenza, a non pensare per l'euforia?

Se davvero Vendola fosse stato uno sproveduto tale da accorgersi, all'ultimo momento, d'essere sotto schiaffo del blocco partitico che lo sosteneva (ma noi pensiamo che un presidente di regione sia grande e vaccinato per fare nomine e scelte da solo!) avrebbe dovuto dare la prova autentica di essere diverso come si autodefiniva: lasciando la guida della coalizione e rinunciando alla poltrona di governatore (avete letto bene: r-i-n-u-n-c-i-a-r-e) per non cadere in contraddizione con gli obiettivi dichiarati. E anche tutti gli altri fedelissimi avrebbero dovuto mettere in discussione i propri scranni per fare la stessa scelta etica.

Si sa come vanno queste cose. La vittoria elettorale contingente con tanto di folla in festa sugli schermi televisivi (ecco la vera americanizzazione della politica, altro che berlusconismo e altre scemenze) e l'intronizzazione del reuccio (travicello per giunta) hanno contato più dell'etica e della coerenza. Certo, si è  mancati di rispetto verso la dignità dei cittadini pugliesi (a cominciare da quelli che credevano alle sue promesse di pulizia e di discontinuità): tant'è che alle ultime regionali ben il 71% dell'elettorato attivo (tra cui un 37% di astenuti) non ha affatto votato per Vendola, e ciò dà l'idea della grande fiducia popolare di cui gode. Ma vuoi mettere questi dettagli insignificanti con la tournee per i talk-show di Raitre o La7 tutti dedicati al "leader di popolo"?
 
Andrea Russo

lunedì 13 settembre 2010

La scuola del collaborazionismo



Con le politiche del saccheggio i nostri vari governi, quelli , per intenderci, che hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro per soccorrere le banche e gli imperi finanziari a danno dei lavoratori, in perfetta continuità, si sono proposti come i "salvatori" del sistema politico ed economico proponendo un'immagine positiva e propositiva della Scuola. In realtà, si metteva scientemente in pratica il massacro della scuola laica e statale con l'espulsione in massa del precariato, l'attacco indiscriminato al Publico Impiego, la pressione intollerabile del fisco, la proliferazione dei contratti a progetto.

Viene in questo scenario, una naturale rabbia e la voglia di rivendicare NON SOLO IL LAVORO MA IL DIRITTO ALLA VITA, che sia degna di questo nome, anche se credo che siamo, attualmente, ad un punto di possibile non ritorno, per la scuola pubblica,quella che strumento di emancipazione, ha permesso a molti di realizzare il proprio progetto di vita. Oggi, inermi, assistiamo al suo smontaggio pezzo per pezzo, alla sua balcanizzazione, ... per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Per rovesciare la tendenza al suo progressivo degrado e alla sua mercificazione, sarebbe bastato imporre i dettami della Costituzione sull'obbligo di riconquistare risorse e condizioni di studio e lavoro, di quantità e qualità adeguate allo sviluppo sociale e civile della popolazione. Si sarebbero dovute bloccare le finzioni del governo e quegli strumenti inventati per creare le illusioni delle finte risoluzioni del problemi economici riconquistando spazi di rappresentatività. Invece il mondo della scuola e il diritto allo studio è stato considerato residuale una spesa inutile a carico dell’amministrazione centrale filoliberista , che si andava sempre più consolidando con la tacita complicità della falsa opposizione filo-USA.

Così, senza accorgercene, siamo giunti alla pseudo-riforma Gelmini e all’assemblamento di norme che nella loro legalità inducono a delinquere; come lo scandalo dei lavoratori precari illegalmente licenziati se consideriamo lo Stato di Diritto, infatti fare retrocedere dei cittadini-lavoratori dalla priorità acquisita fino alla privazione, cancellare i diritti acquisiti significa negare il DIRITTO-DOVERE sancito dalla Costituzione, e amministrare in queste condizioni con lo Stato che contraddice se stesso significa compiere un crimine. Forse una forza sindacale, degna di questo nome e difensiva dei lavoratori, avrebbe arginato questa deriva, ma in questi anni sembra che nessuno si sia accorto di come i sindacati si siano piegati agli interessi della Confindustria, di come ora la RSU si sia s trasformata in un mezzo aggiuntivo del collaborazionismo alla dirigenza. Un sistema introdotto dall’autonomia scolastica, grazie alla quale uno stuolo di presidi si è trasformato in dirigenti scolastici, che, come tirannelli locali, praticando una sorta di investitura, si scelgono tra i docenti più fedeli i propri collaboratori, non più funzione intermedia facilitatrice tra i vertici e la base, ma mezzi di controllo feroce sui lavoratori. Per anni il mondo della scuola si è affidato ai sindacati il cui lento esaurimento del potere di contrattazione ha fatto si che i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil guardano oggi alle elezioni Rsu e ai comparti solo in funzione dei permessi sindacali, delle tessere e del loro potere di sigla, nel più totale disprezzo dei diritti dei lavoratori. E non è finita, la meritocrazia, la valutazione legata alla carriera trasformerà gli operatori scolastici in ulteriori collaborazionisti pronti a tradire a mettere la propria dignità sotto i piedi, per cercare il consenso di chi ritiene suo diritto esercitare il potere sulla vita dei propri subalterni.

Eppure tutto questo in uno Stato di Diritto, è illegale.

Adele Dentice