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martedì 4 settembre 2012

petroli d'Italia: POCHI VANTAGGI E MOLTI LUTTI


SSEMBRA NON ESSERCI VIA D’USCITA se è la legge dello Stato a blindare la volontà popolare e delegittimarne la sovranità, disconoscendo la Costituzione che comunque nega se stessa se l’art 117 di fatto  concede facoltà assoluta allo Stato in materia ambientale, una facoltà che si esprime soprattutto nel rafforzare i vincoli relativi alla ricerca di idrocarburi escludendo ogni peso politico dei pareri delle istituzioni territoriali e dei cittadini
La recente ratifica del decreto 83/2012 poi  legge 134 datata 7 AGOSTO 2012, mostra la volontà del governo di sfruttare il Mare Adriatico per scopi energetici a favore di multinazionali straniere, non dando alcun peso alle mobilitazioni popolari spontanee e alle resistenze delle istituzioni e delle associazioni dei territori coinvolte. L’attuale recentissima legge ora in vigore predispone tra l’altro elementi decisamente peggiorativi rispetto al DLGS decreto 128/2010(Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell’articolo 12 della legge 18 giugno 2009, n. 69), decreto  che limita ogni intervento di ricerca   a 12 miglia dalle coste protette, ridotte a 5 miglia lì dove non viene riconosciuto alcun elemento di pregio naturalistico, entro il quale non è possibile effettuare trivellazioni, ma tale soglia non sarà applicabile lì dove  le domande di concessioni di coltivazione  erano sotto esame in occasione del DLGS 128/2010, né varrà  per le licenze di esplorazione, che erano già state  rilasciate prima DLGS 128/2010, inoltre sarà  possibile prevedere un procedimento di estensione .
Il Dr. Bill Higgs, Amministratore Delegato di Mediterranean Oil and Gas, ha commentato che la pubblicazione di questa nuova legge italiana consente alla Società da ora in avanti di 
 continuare lo sviluppo del progetto Ombrina Mare, di notevole importanza strategica per la Società.  Stiamo già lavorando a stretto contatto con le autorità di regolamentazione per progredire nell'assegnazione della concessione Lo sviluppo del campo Ombrina Mare darà un contributo molto positivo al l'economia italiana e locale (un risibile aumento del 3% delle royalties da dividere con lo Stato e le autorità locali sic!).  Crediamo che questa notizia, insieme ad altra nostra licenza  Area Malta 4 , garantisce  di massimizzare il valore di due risorse fondamentali per la Società.  
Un impegno inequivocabilmente finalizzato ad aumentare la produzione petrolifera del 20%  con una proiezione dell’innalzamento del PIL di mezzopunto , a cui si devono aggiungere opere infrastrutturali faraoniche (gasdotti, centrali , trivellazioni ) tutti obiettivi che necessitano, dati i tempi dichiarati, di una normativa più snella che abolisca ogni burocrazie e tutela ambientale ma soprattutto  liberi i petrolieri di perforare la terra e il mare d’Italia
Questa sferzata governativa, oltre a favorire le multinazionali straniere,  secondo gli annunci  del capo del dicastero dello Sviluppo economico rientrerebbero  nel piano energetico che prevede da qui al 2020 ben 180 miliardi di euro di investimenti al fine di  adeguare agli standard internazionali la nostranormativa di autorizzazione e concessione che oggi richiede passaggi autorizzativi lunghissimi ed è per molti aspetti molto più restrittiva di quanto previsto dalle normative europee

 I numeri elencati solo nel settore degli idrocarburi parlano di investimenti dell’ordine di 15.000 miliardi con  25.000 posti di lavoro assicurati e 6.500. milioni di tonnellate all’anno di greggio a fronte degli attuali 5.400milioni di tonnellate in più meno gas serra immessi nell’atmosfera nelle aree interessate della Val Padana, Alto Adriatico, Abruzzo, off shore Ibleo (quindi Sicilia), ela Basilicata. 
La tolleranza delle leggi italiane è  già di per sé molto ampia e favorevole allo scempio se consideriamo che il Decreto Legge 152 del 3 aprile 2006 nell’art 104 recita“..per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare lo scarico delle acque diretto in mare avviene secondo modalità previste dal Ministro  dell’ambiente e del territorio  con proprio decreto , purchè la concentrazione di oli minerali sia inferiore a 40mg/l“.
Consideriamo sul lungo termine l’effetto a ridosso  delle Tremiti dei  rifiuti speciali quali fanghi e fluidi perforanti e al raro ma possibile tragico incidente dello  scoppio di un pozzo petrolifero   Conseguenze ritenute evidentemente inessenziali per il  processo finale di colonizzazione dell’Italia se la modernizzazione e il “progresso” non si fermano davanti all’aumento dei tumori, (nella zona di Priolo, in Sicilia, il 35% dei decessi  avviene per tumore), al collasso del turismo, alla definitiva compromissione dell’habitat tutto a vantaggio delle multinazionali straniere e per di più per un petrolio di bassa qualità e pochi spiccioli. Senza contare poi  la devastazione prodotta dalle  esplosioni prodotte dai dispositivi air gun, micidiali bolle d’aria che si propagano nell’acqua e provocano tra  i tantissimi negativissimi effetti gli spiaggiamenti da non dimenticare i 7 capodogli nel dicembre del 2009 sul Gargano, forse non del tutto slegati da questa tecnica invasiva
Ma in tutto questo, c’è da chiedersi , mentre si decideva dell’ambiente e della vita, dove si trovavano   le segreterie di partito, le stesse  che oggi veicolano il messaggio di essere contro le estrazioni, di essere vicino alle popolazioni locali che soffrono della presenza del petrolio, che accusano il governo nazionale deresponsabilizzandosi, solo per arrivare col vento del populismo in poppa alle elezioni del 2013 e a quelle che verranno?


adele dentice

mercoledì 13 giugno 2012

Green economy, green golf-club: la beffa verde continua

La Puglia è la regione del sud Italia con il maggior numero di campi da golf ma sembra non ne abbia abbastanza. Infatti si sta concertando una legge bipartisan  firmata da quattro consiglieri del Pdl (Marmo, Friolo, Palese e Iurlaro), dell'Udc (Negro), della Puglia prima di tutto (Caroppo) ma anche del Pd (Donato Pentasuglia) e dell'Idv (Orazio Schiavone), che semplifichi la realizzazione di ulteriori impianti prevedendo strumenti di semplificazione procedurale e amministrativa  ed elabori disposizioni speciali in materia di edificabilità, anche in aree protette o lì dove ci sono casali abbandonati, tradotto si potrà costruire più facilmente e ovunque in barba ai provvedimenti di tutela ambientale e storica.
La giustificazione di questa legge trova riscontro nell’esigenza di  espandere l’offerta turistica oltre la tradizionale stagione estiva aprendola al turismo internazionale, operazione a quanto pare  ampiamente  condivisa  da tutte le aree politiche della nostra regione ,  che ci riporta nelle sue modalità indietro al  2008 alla legge n. 31 , dichiarata poi incostituzionale negli artt. 1 e 7, comma 1, che promuoveva  l’istallazione indiscriminata di mega parchi fotovoltaici , ne sanno qualcosa i salentini , con un a semplice DIA, tutto per espandere l’energia verde, come ora si vuole espandere il golf – verde, salvo poi fare un passo indietro una volta che ci si accorge(sempre troppo tardi) della devastazione  involontaria e rivestirsi di verde, dopo breve contrizione.
Onde frenare il possibile malcontento degli ecologisti, a febbraio è stato firmato un protocollo con le “principali”  associazioni ambientaliste (legaambiete , Wwf, FAI Mare Vivo) con le quali si sono aperti tavoli di trattative per identificare un’azione comune in favore degli eco-golf. Primo punto   il risparmio di acqua , è notorio il grande fabbisogno di acqua necessaria per garantire la vita del prato verde e l’assetata Puglia comunque deve cederne una quantità che, sia pur ridotta,  non può essere inferiore a 2.000 metri cubi di acqua al giorno (vedi studio della Regione Puglia su Golf e Ambiente, pag.7-8, secondo il quale “È interessante rilevare che la quantità d’acqua che mediamente serve per irrigare un campo da golf in una giornata estiva rappresenta l’equivalente del fabbisogno di un paese di 8.000 abitanti, nonché l’equivalente per la produzione di due tonnellate di grano”.) ,  confliggendo con le attività economiche preesistenti (agricoltura e allevamento in particolare). Dunque un lusso che contraddice l’assicurazione dell’uso agricolo dopo quelllo umano come sancisce art.28 Legge nazionale n.36 del 5 gennaio 1994 , oltre a  contribuire inesorabilmente al processo di desertificazione, già in atto nelle nostre zone.
Infatti, l’abbattimento del manto vegetazionale esistente, l’eccessivo trattamento chimico del terreno di un campo da golf possono essere all’origine del processo di desertificazione”.( Conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Rio De Janeiro nel 1992) per questo gli ambientalisti convocati chiedono “contenimento ”, non l’ eliminazione, dell’uso di fitofarmaci,.Ma c’è un altro e ancora più insidioso rischio ambientale soprattutto per noi pugliesi,  quando non viene utilizzata l’acqua di acquedotti o dighe, si utilizzano pozzi   trascurando il fatto  che le trivellazioni per pozzi sono causa diretta del fenomeno di salinizzazione nella falda nelle zone costiere. Un esempio, in Puglia,è il campo che sorge vicino al Parco Naturale delle Cesine (Acaya Golf Club) dove l’abbassamento della falda di acqua dolce è all’origine della salinizzazione delle acque del Parco”(Regione Puglia, Golf e Ambiente).
Oltre la sottrazione di terreno agricolo e forestale, distruzione del paesaggio naturale, bonifica di aree umide per creare campi da gioco, laghi artificiali, ecc va sottolineato che questi golf club non hanno una  redditività immediata, svolgendo una sommaria indagine sulla produttività dei golf club,  ci si accorge che questi impianti si sono rivelati un fallimento Se infatti l’investimento necessario per la realizzazione di un nuovo campo da golf (18 buche) si aggira mediamente intorno ai 5 milioni di euro e la gestione può  essere stimata in almeno 300.000 € l’anno, il lungo tempo di recupero del capitale costituisce un alto rischio per l’investimento, che in tempi di crisi come quella che stiamo attraversando è quanto meno inopportuno, ma l’arcano si svela se si legano i percorsi golfistici ad  operazioni immobiliari, spesso legate a successive speculazioni edilizie, che le associazioni ambientaliste su citate si augurano a ridosso dei centri abitati onde limitare l’espansione edilizia. A Toritto (Bari) per esempio fu presentato nel 2003 da un gruppo di imprenditori un progetto mediante lo strumento degli accordi di programma, che,  assieme al golf, prevedeva250 ville, torre panoramica, albergo da 300 posto, sala conferenze da 600 posto, ristorante, piscine, beauty farm, campi da calcio , tennis, ecc Il tutto nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Sito d’Interesse Comunitario e Zona di protezione speciale.
Insomma ancora un’altra autostrada per l’industria del mattone.

sabato 3 dicembre 2011

C'è qualcosa di immorale nel non voler soffrire per la perdita della bellezza


Da Noi in Puglia , scarseggiano grandi ricchezze , però abbiamo il paesaggio e l’arte radicata nel territorio, pregevoli tesori che avremmo potuto sfruttare turisticamente , ma che, cedendo alle lusinghe di abili costruttori di lussuose ville o abitazioni popolari , li abbiamo umiliati facendo affogare nella melma secoli di storia, per costruirci sopra un bell’ipermercato dove trascorrere il nostro tempo libero Così non fa rumore se la Traiana antica, che per secoli ha attraversato gli antichi solchi erosivi che caratterizzano il paesaggio della Puglia carsica della terra di Bari , venga trasformata in una pratica camionabile che collegherà qualche capannone industriale, né fa scalpore se la Collina dei Fanciulli e delle ninfee sarà aggredita da enormi pale d’acciaio , per via dei lucrosi incentivi destinati alle rinnovabili. Gli amministratori, attenti all’ambiente solo in fase pre-elettoralistica , si trinceano tutti nei troppi soldi che ci vorrebbero per il recupero dei “troppi” beni artistici e paesaggistici ormai morenti, sommersi da sterpi e cumuli di lamiere , e poi c’è la giungla delle autorizzazioni e delle varianti rilasciate dalle precedenti amministrazioni, né si può retrocedere, perché le penali sono esosissime e ricadrebbero tutte sui cittadini ignari, il danno ormai è stato fatto e in un’epoca lontana, quella dei pre-condoni .
Ma la grigiastra politica del consumo del territorio non ha solo infierito sulla bellezza, e già questo sarebbe motivo per confinare i responsabili in qualche patria galera, essa mette a serio rischio l’incolumità dei cittadini poiché la morfologia del terreno è stata irreparabilmente modificata. Non è raro, passeggiando per il vasto reticolato di lame, imbattersi in loro colmamenti , riporti di terra , manufatti che potrebbero ostacolare seriamente durante le piogge il corso delle acque. Anche in questo caso l’avidità si è sposata con una sorta di fatalismo irresponsabile: in Puglia si sa piove poco e, se ci dovessero essere alluvioni, la responsabilità ricadrebbe sui cambiamenti climatici, una BUFALA PAZZESCA , da sempre esiste in questo territorio il fenomeno delle piogge improvvise e abbondanti e non sono mai state una rarità le piene“Le Mene”, lungo le lame, se danni più evidenti ci sono negli ultimi tempi andrebbero addebitati allo stato del territorio e alle responsabilità umane e agli astrusi strumenti giuridici che tutelano imprenditori e politici nella azione di cannibalizzazione del territorio. Anche la vecchia Direttiva n. 92/43/CEE del 21 maggio 1992 meglio nota come direttiva Habitat mostra tutti i suoi limiti , essa si dispone a difendere gli habitat naturali della flora e della fauna, ma non tiene conto delle tradizioni locali come i muretti a secco o i pozzi o palmenti, componenti essenziali della nostra tradizione agricola, che vengono legittimati ad essere distrutti con chirurgica capillarità , per sempre maciullati dalle livide colate di cemento o rumoreggianti super strade o megastrutture che miserevolmente emulano i grandi edifici importati da una civiltà che non ci appartiene
Eppure nonostante la direttiva europea comunque imponga certi limiti paesaggistici nessuno scrupolo blocca l’avanzata delle ruspe, anni fa nessuno si fermò davanti alla pregevole e rarissima vegetazione della lama Balice DPGR n. 352/92, zona vincolata ai sensi del D. M. 01/08/85 “Galassino” e della Legge Regionale 30/90. , al sequestro dei cantieri , seguito dagli incendi che hanno distrutto in quella famosa caldissima estate del 2004 gran parte del biotopo che ormai risulta decisamente compromesso, si contrapposero gli interessi lesi degli acquirenti e dei costruttori .All’epoca il sindaco Emiliano affermò che non c’era alcun problema ambientale a Lama Balice , che si trattava “più di questioni personali che rispondenti ai beni comuni,e il Comune in quanto difensore dei cittadini si riteneva” prima persona danneggiata dal sequestro”
Eppure ci dovrebbe essere un interesse comune , quello che dovrebbe preservare l’ambiente e gli equilibri ambientali ma l’episodio della lama Balice, come le mille altre speculazioni edilizie che investono il nostro territorio , mostra come le amministrazioni comunali a stento riescono a mantenere sotto controllo un fenomeno che è quello del consumo indiscriminato del territorio. Dopo il silente massacro, che infierisce sulla zona carsica ricca di avvallamenti e solcata dal fitto reticolato di lame con i loro millenni di storia della terra , reperti di antiche civiltà insediatesi la nostra cultura i suoi palmenti , masserie, grotte carsiche di grande pregio , insediamenti rupestri ,pezzi di strade romane come la Traiana, non resta che approfittare e a piede libero costruire, edificare , anche se enormi edifici o scheletri di vecchie industrie restano inutilizzate E’ la politica del mattone, quella che dicono dia posti di lavoro(!), ma perché non è un bel lavorare coltivare la terra o custodire parchi archeologici, supportati da cooperative di giovani esperti nella raccolta differenziata e nel riciclo Ma nella logica del progresso le lame riempite di materiale di risulta devono sostenere ipermercati o centrali o parchi fotovoltaici ,e , mentre le antiche cattedrali rupestri affondano sotto il peso di strade e strade che collegano enormi padiglioni , a noi non resta che la nostra antica memoria

quella che ci riporta a un patrimonio unico al mondo ormai completamente massacrato dalla tolleranza delle amministrazioni e dall’incuria dei cittadini che utilizzano questi spazi come ricettacolo di immondizia o rifiuti speciali.

venerdì 11 novembre 2011

La città delle lame


Piove anche a Bari , ma la pioggia non porta via la speculazione edilizia di tipo capillare, che sta distruggendo a vari livelli la città, come dimostrano da un lato la proliferazione degli innumerevoli ipermercati con le necessarie nuove tratte stradali, le circonvallazioni, i raddoppi stradali e quant'altro, causati di riflesso dalla frantumazione delle proprietà e dall'urbanizzazione diffusa, e dall´altro dalla politica di riqualificazione che mira alla distruzione dei beni storici -naturalistici come le lame che incidono il territorio pugliese e la città di Bari.

Il fitto reticolato di lame , che si sviluppano a ventaglio, determina con gli affluenti un sistema geologico straordinariamente complesso un'area di grande pregio naturalistico la cui suggestione è stata annientate da quartieri dormitorio e da grossi impianti industriali inquinanti. Il valore ambientale - naturalistico si arricchisce delle testimonianze della presenza umana già a partire dal Neolitico , evidenziata dal ritrovamento di selci lavorate a punta e altri utensili ritrovati nelle grotte e negli ambienti ricavati scavando nei tufi e nel calcare. Gli insediamenti di comunità rupestri sono stati favoriti da un microclima ottimale determinato dalla presenza di corsi d'acqua, da buona esposizione al sole, dalla protezione dai venti per via di alti costoni . Un piccolo paradiso distrutto dalla scarsa consapevolezza del valore paesaggistico delle lame utilizzate come discariche o lottizzate per essere riempite di materiale di risulta destinate a massiva opera di sfruttamento edilizio o a pratiche agricole dannose . Nascosto nella pioggia il pericolo di alluvioni a cui la città è soggetta dopo l'intenso processo di urbanizzazione che ha accresciuto la sua vulnerabilità idraulica come testimoniano eventi di piena eccezionale quali le alluvioni del 1905, del 1915 del 1926 e recentemente quella del 28 ottobre del 2005 che ha registrato morti e danni ingentissimi anche a causa dell'interferenza dell'onda di piena con le infrastrutture di trasporto (ferroviarie e viarie).

Uno scandalo silenzioso che si perpetua da anni nonostante le lame siano protette sia dalla legge Galasso 431/85 che dal vincolo idrogeologico RFL del 30/12/1923.
Ma l´aggressione al territorio sembra non avere ostacoli e la vera ragione, al di là delle carte e dei finanziamenti e delle promesse, si incentra sulla speculazione edilizia lucrosa, non solo per i privati, ma anche per gli stessi Comuni che possono usare gli oneri di urbanizzazione anche per la spesa corrente , per questo tutto il territorio, come gli scampoli di fine stagione, viene venduto al miglior offerente, ma questa si chiama Rendita Fondiaria il cui valore di un´area nel mercato si valuta in merito alle condizioni di maggiore appetibilità per gli acquirenti

Adele Dentice

lunedì 8 agosto 2011

Il Nuovo che avanza

Il nuovo che avanza,una macchina perfetta per distruggere quanto resta delle coste e della bellezza del nostro territorio.
Lo dobbiamo ai piani regolatori, alle varianti ai progetti di riqualificazione che hanno fatto nascere quartieri periferici, svuotato e ripopolato centri storici,favorito l’ ascesa economica e sociale di personaggi responsabili delle speculazioni che hanno cambiato per sempre il volto della nostra regione, distruttori di bellezze storiche e di terreni agricoli e di pregio ambientale per realizzare architetture terrificanti. Un’ idea di sviluppo assimilata capillarmente da tutti, favorita dal’apatia politica dei cittadini, che passa attraverso la distruzione del territorio consentendo la spregiudicata speculazione edilizia anche in territori pregevoli, tutto in nome della “santa alleanza” politico-affaristica , e la chiara volontà di curare altri interessi privati ben lontani dal bene comune .
Così, come in tante parti d’Italia, si consuma a Polignano l’annosa vicenda di un’area tra le più suggestive del sud barese ultimo pezzo di natura spontanea mescolata a tradizione e storia con i suoi magnifici trulli dislocati sulla costa, condannata perennemente allo sfregio urbanistico.
La storia è lunga e risale agli anni 70 esattamente il 1975, quando in base al PRG , attuato poi nel 1980, l’idea del proprietario Andidero, di trasformare la zona in un centro turistico-alberghiero fu bloccata perché poco “conveniente sul piano dei profitti”, infatti in base al PRG l’area veniva suddivisa in tre zone, la più ampia per l’attivazione di strutture turistiche alberghiere, una seconda zona per il campeggio e la terza lungo la costa come area parcheggi. A questo vanno aggiunte le valutazioni della Sovrintentenza dei Beni culturali ed ambientali che riteneva lesivi della peculiarietà delle zone costiere i progetti di riqualificazione turistica
Le cose cambiano il 15 dicembre 2000 giorno in cui fu siglato l’accordo di programma tra Andidero e la Regione Puglia e il Comune di Polignano , accordo che prevedeva un progetto di villaggio turistico Agape, il più grande centro turistico in terra di Bari illustrato, recentemente,dalla brochure ideata dall’agenzia Proforma

A dieci anni da questo accordo la GIEM srl, che possiede un diritto di opzione su quei terreni , 1 milione e centomila metri quadri dislocati lungo via Cozze SS16, che costa quasi milione di euro ogni sei mesi , soldi che verranno defalcati nel momento in cui acquisterà i terreni di proprietà Andidero, presenta una variante, approvata il 6 dicembre 2010 dal consiglio comunale di Polignano, trasmessa poi alla Regione Puglia il 30 dicembre 2010 con richiesta di finanziamento. Il nuovo progetto denominato Parco dei Trulli ridimensiona l’assetto ricettivo e commerciale a favore della costruzione delle villette ,e prevede un campo da golf annesso, per poter accedere ai finanziamenti regionali .


La commissione ambiente della Regione Puglia ha rigettato la proposta della Giem srl, perché il piano di lottizzazione Parco dei Trulli (ex accordo di programma Agape) presenta un vizio di forma , poiché non è stata prodotta la documentazione attestante l'avvio delle procedure relative all'ottenimento delle autorizzazioni amministrative e dichiara inoltre “di non poter esprimere parere favorevole all'intervento della Giem srl, anche in considerazione del parere paesaggistico( progetto Agape) che prescriveva di destinare,la stessa area sulla quale è previsto il campo golf, a Parco pubblico, con clausola di conservare integralmente la vegetazione presente, i manufatti con copertura a trullo e i muretti a secco che configurano il paesaggio agrario storico e culturale meritevole di tutela.”
La Giem va all’attacco poiché sostiene che ha perso il finanziamento perché, a domande presentate è stato modificato il corpo del bando, venendo meno alla legge 241 del ’90 che di fatto vieta modifiche in corso d’opera.

Ci sarebbe poi da considerare il valore legale della variante approvata a dicembre nel consiglio comunale di Polignano in quando sottenderebbe un interesse privato in atti pubblici , facendo qualche calcolo elementare se ogni villetta, il progetto ne prevede 250, venisse venduta a 180.000 l’una, significa che dei 45 milioni di euro l’utile per la ditta sarebbe di 10 milioni una cifra importante che ci farebbe subito venire in mente cosa ne guadagnerebbe l’amministrazione , ma poi da considerare ancora più grave l’effetto domino poichè verrebbero ad essere coinvolte per via del PRG anche le altre 7 zone , Torre di Cina, San Giovanni, pozzo Vivo, La Compra, Cozze, Rigagnola Euxiridemus,in pratica si verrebbe a formare un’altra città.

Insomma una lotta a suon di carte bollate tra imprese edilizie importanti, per inciso insieme anche nella questione di Punta Perotti, e a quanto pare sostenute politicamente dalle diverse fazioni politiche ,che nell’interesse del bene di non si sa chi utilizzano slogan in difesa del bene pubblico e contro la “cementificazione selvaggia”. Il PD, i Verdi, Alleanza salverebbero il progetto a condizione che l’area sia destinata a strutture turistico-alberghiere, con la scusa dei posti di lavoro per giovani , ovviamente stagionale e precari, che le residenze non possano vendersi singolarmente, che le aree destinate a parco urbano e ad attrezzature private di interesse pubblico siano pari a quelle previste dal PRG e che sia eliminato a valle il campo da golf previsto dalla Giem srl che verrebbe a condizionare la realizzazione di quello previsto dall’ accordo del Comune con la Italprogram spa. Quindi il campo da golf si deve fare , sia per accontentare i pugliesi “notoriamente” giocatori appassionati di questa attività sportiva, che in spregio dell’ambiente e del consumo di acqua di cui questi impianti necessitano a dispetto della assetata Puglia
Un altro elemento di contestazione riguardano i 37mila metri cubi che saranno dedicati a servizi commerciali e turistici, rispetto ai 201mila metri cubi di Agape, quindi le osservazioni nella fattispecie non riguardano la difesa del territorio, ma si riduce alla diatriba tra villette o strutture turistiche-ricettive con l’ipocrita demagogia dei 400 posti di lavoro (ovviamente stagionali) e dei 210 esercizi commerciali . Non sappiamo come andrà a finire anche se onestamente non credo ci sia differenza tra l’una e l’altra proposta, è la solita commedia tra diverse fazioni nell’ottica tutta italiana che ormai considera come consuetudine la speculazione edilizia nelle deliberazioni politiche. Sappiamo a nostre spese come,dopo le promesse elettorali, ogni piano programmatico continua a basarsi sulla crescita e sull’aumento del consumo dei suoli, perché troppo grande è il guadagno ricavato dal passaggio da agricoli ad edificabili, e l’economia rimane tutta nelle mani delle immobiliari e delle banche mentre la ricchezza della terra è deprezzata e annullata .Eppure la cementificazione del territorio rappresenta tutta la nostra incapacità di guardare il futuro si continua a costruire a ritmo forsennato, si teorizzano persino le case ecologiche , pur i costruire, e non ci si rende conto che il territorio non è infinito che stiamo distruggendo il suolo fertile, che non sarà poi possibile ripristinare per migliaia di anni .Dovremmo pensare, se vogliamo conservare la vita, ad un altro modo di pianificare il territorio ,cominciando con ridare il giusto valore alle terre agricole , ma ci vuole un atto politico coraggioso, che coinvolga tutta la collettività che sappia resistere ai ricatti e alle lusinghe del mercato.

venerdì 8 luglio 2011

ASSE MANFREDONIA TARANTO: Lo Sviluppo prima di Tutto


Quando un territorio vien condannato in nome della crescita economica e dello sviluppo, non c’è più niente da fare, anche se è il luogo più bello del mondo, o se è stato vittima di un disastro ecologico ,o se è tutelato da vincoli e testimone della storia e dell’arte, è successo a Taranto , che in un paese normale, ma il nostro non lo è , sarebbe dovuta essere una città d’arte e di cultura, succede a Manfredonia , che, oltre alla bellezza del luogo, ma a quanto pare fattore inessenziale, dovrebbe essere soggetta a bonifica dal momento che è stata già pesantemente penalizzata il 26 settembre del 1976 dall’esplosione di una torretta della fabbrica Eni, che produsse una così intensa nuvola di arsenico (10 tonnellate) da provocare poi la morte di 17 operai di tumore a causa della prolungata esposizione, per cui le fu dato l’appellativo di Seveso del Sud.

Logica vuole che sarebbe dovuta essere quella una zona da bonificare, invece si è continuato a imporre il solito modello di sviluppo, che contrappone le tutele ambientali e la salute al “lavoro “, nel cui nome le amministrazioni hanno favorito, in seguito alla chiusura dell'Enichem, una reindustrializzazione forzata dell'area del Golfo attraverso nuovi 'impianti insalubri di I classe' come la vetreria Sangalli, e, oggi, con la costruzione dell'inceneritore ETA-Marcegaglia la cui storia inizia il 24 giugno del 2003

In quella data l’ L’E.T.A S.p.a (gruppo Marcegaglia) firmò un accordo di programma con il comune di Manfredonia e la Regione Puglia per la realizzazione di un impianto industriale di energia elettrica da fonti rinnovabili, tramite l’impiego di biomasse.

Alla vigilia delle elezioni comunali e regionali del 2005 ogni schieramento politico di sinistra si schierò contro i termovalorizzatori, l’ attuale presidente della Regione Puglia Nichi Vendola affermava di essere contrario e, in un incontro scontro con il Presidente uscente Raffaele Fitto (favorevole ai termovalorizzatori), disse che si sarebbe battuto contro gli inceneritori e non avrebbe permesso che la Puglia diventasse la pattumiera dell’Italia. Lo ricordiamo, in seguito, inveire contro l’inceneritore di Acerra e poi magnificare quelli della Marcegaglia in Puglia a cui ha accordato tutti i permessi in perfetta continuità con Fitto,come mostra l’exursus autorizzativo dell’inceneritore di Manfredonia.

Esattamente il 12 marzo 2009 veniva espresso, da parte della Regione Puglia, parere favorevole alla compatibilità ambientale per l’ impianto, ampliandone le funzioni con l’utilizzo di CDR (Combustibile Derivante da Rifiuti), trasformando,così, la centrale a biomasse in un termo distruttore di rifiuti e di aria .In quel frangente fu consentita, anche una variante urbanistica , in modo da poter costruire l’impianto in zona agricola aggiustata in zona industriale, si tratta di contrada Paglia, che coinvolge i tre comuni di Manfredonia, Cerignola e Foggia.

In aiuto al gruppo Marcegaglia sopraggiunse, nel frattempo, anche una legge dello stato la 296/2006 che, in perfetta violazione delle norme europee, come si usa da noi, stabiliva che il CDR derivante da rifiuti urbani venisse inserito nella categoria delle “biomasse da rifiuti parzialmente biodegradabili”, quindi come se fosse una fonte rinnovabile di energia, senza considerare che i rifiuti dell’incenerimento sono da considerarsi “speciali” e quindi necessitano di discarica “speciale”, gia si fa il nome di Statte(Taranto!!)

Le amministrazioni comunali di Manfredonia, sia quella dell’ex sindaco Paolo Campo che dell’attuale Angelo Riccardi, si sono mostrate propensi all’impianto , il primo infatti ha rilasciato parere favorevole circa l’autorizzazione sanitaria ( artt. 216 e 217 del Regio Decreto n.1265 del 1934; acquisito al prot. 12253 del 09/11/2009, nota presente all’interno dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del 14 settembre scorso. BURP 155 07/10/2010). Il secondo rigettando la richiesta di riesame avanzata il 29 dicembre 2010 dal Comitato Spontaneo contro l’inceneritore di Capitanata Cerignola poichè “non ritiene che sussistano le condizioni per l’esercizio del potere di ritiro in relazione al parere reso dal Comune nell’ambito del procedimento dell’AIA”,in quanto .si nutre “una totale fiducia negli studi di impatto ambientale precedentemente condotti (VIA e AIA) dalla Regione oltre “all’impiego, da parte del soggetto proponente, delle Migliori Tecnologie Disponibili”. Qualche perplessità, rispetto a queste dichiarazioni, rimane legittima se nel piano Regionale Qualità dell’Aria a pag 125 del file arpa puglia.box.net , c’è scritto che i comuni di Cerignola, Manfredonia e Foggia rientrano nella fascia C, tra i comuni con il più bassa qualità dell’arie che “obbligatoriamente devono presentare domanda di finanziamento per il risanamento”. Da ciò si evince che la scelta delle amministrazioni risulta in contrasto con le linee definite dalle Direttive europee 96/61/CE , 2008/50/CE , 2001/77/CE.

Ma ormai il processo è irreversibile, l’inceneritore si farà e il battesimo si è svolto quest’anno a Taranto durante l’inaugurazione del colossale impianto di forovoltaico al silicio realizzato dalla Enel green power (90.000metro quadrati di pannelli solari capaci di produrre 3,2 MW di energia elettrica), durante il quale Antonio Marcegaglia ha ufficializzato che “Il gruppo Marcegaglia ha ottenuto tutte le autorizzazioni e porterà avanti l’investimento legato all’inceneritore in territorio di Manfredonia”..

Un megaprogetto finanziato anche dall’ Europa , nonostante le indicazioni di principio , che eroga 15 milioni di euro sui 60,5 milioni del costo per le aree depresse del Contratto area Manfredonia, Monte Sant’Angelo (ex Enichem), (e la bonifica ?) da incamerare anche i profitti della convenzione cip6/92, stipulata nel 1997 con ENEL ( poi GSE), che legittima l’ETA a vendere energia elettrica a prezzi maggiorati

La storia ci insegna che sviluppo è prima di tutto, ma bisogna fare i conti anche con l’opinione pubblica e gli effetti della sentenza della Thyssen-Krupp di Torino , che ha spinto in questi giorni dopo sessant’anni a Taranto a far parlare di sequestro dell’Ilva , o delle mappe epidemiologiche se così fosse sarebbe un terremoto , perché finalmente i cittadini potrebbero concretamente contrastare il NEGAZIONISMO, E L’ IDEOLOGIA DELL’INEVITABILITÀ DEL DANNO, fattori culturali responsabili della DOPPIA MISTIFICAZIONE ambientalista e climatica con l'invenzione del “recupero energetico” dei rifiuti e , soprattutto , ci sarebbe da ben sperare nel coraggio collettivo di scegliere tra SALUTE o GRANDI IMPIANTI tra centrali termoelettriche e nucleari, Industrie chimiche, Inceneritori, immensi mega parchi eolici e fotovoltaici distruttori dell’ambiente

IMPOSTI DA UN VARIEGATO MONDO “AMBIENTALISTA” e DA PITTORESCHI ED INOFFENSIVI ”ANTAGONISTI” AD UN BEN PIU' SOLIDO ED EFFICACE MONDO DEGLI AFFARI A CUI I PARTITI SONO ASSERVITI

Adele Dentice PBC Puglia

martedì 3 maggio 2011

il doppio inganno dei cip6 e dei CV che ci conduce verso il nucleare


L’inganno incrociato dei cip 6 e CV che ci conduce verso il nucleare
L’origine delle incentivazioni e delle sovratasse per le rinnovabili nasce con il provvedimento Cip 6 del 1992 a seguito del referendum antinucleare del 1987 .
Fu stabilito di incentivare le rinnovabili , ma lo stravolgimento e la beffa delle ormai stranote paroline “e assimilate” ha beneficiato chi produce gli scarti avvelenati delle raffinerie con costi che ricadono sugli utenti, costi che si sono aggirati dal 2001 al 2010 intorno ai 22,8 miliardi di euro finiti per metà nelle saccocce dei produttori di inquinanti. L’altra metà finisce in quelle degli imprenditori delle rinnovabili come l’eolico . Cercando di farsi strada nella folta giungla dei numeri e della normativa vaga con decretini strumentali alla sua disapplicazione, si scopre che per quanto riguarda l’eolico mentre il livello della rendita dei produttori in Germania è inferiore a 10 euro/MWh, e vale solo per i siti con maggiore ventosità, in Spagna, prima della crisi economica, la rendita era inferiore a 20 euro/MWh, quindi, un quinto circa di quella italiana, in Italia il livello della rendita è di circa 100 euro/MWh per un sito di media produttività
Né le cose cambiano con il fotovoltaico i cui incentivi , per dirla con 1'Authority, sono fra i «più profittevoli al mondo». Infatti mentre il costo medio dell'energia in Italia si aggira sui 60-70 €/kWh, chi produce elettricità con il fotovoltaico intasca ancora oggi fino a 402 euro. A danno degli gli utenti che dovranno pagare una sovrattassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative. Di cui soltanto 3 miliardi per il solo fotovoltaico.L’affare è talmente grande che solo negli ultimi 4 anni sono stati presentate domande di impianti alternativi per 130 mila Megawatt, a fronte di una potenza elettrica installata, nel corso dell'ultimo secolo, di 105 mila Megawatt....Nella sola Puglia dei 295 Megawt operativi 239 sono prodotti da impianti collocati su 358 ettari di terreni agricoli .
Per i parchi eolici , sottoposti per produrre alla presenza di vento, è previsto un indennizzo per mancata produzione lì dove non è possibile immettere elettricità nella rete, dal momento che le pale sono state disseminate anche lì dove di vento ce n’è pochissimo e alcune linee hanno dimostrato di non avere la capacità di trasportare energia eolica negli intervalli di tempo tra una ventosità sostenuta e l’altra con conseguente riduzione di potenza “ Le direttici più colpite sono Andria – Foggia, Campobasso –Benevento e Benevento – Montecorvino, sulle quali insistono più di 1.500 MW eolici.” (Fonte APER – Associazione Produttori Energie Rinnovabili)
Cosa avviene in caso di mancata produzione? Si penserebbe ad un freno di incentivazione e invece i produttori vengono tutelati ancora una volta con un ‘insieme di norme che “premiano” la mancata produzione (calcolata sulle stime del GSE) attraverso il meccanismo della “priorità di dispaccimento”:
significa che le unità di produzione alimentate da fonti rinnovabili hanno diritto alla priorità di dispacciamento, come previsto dall’articolo 11, comma 4, del decreto legislativo n. 79/99.cioè devono obbligatoriamente essere acquistate per prima da Terna (gestore nazionale per la diffusione in rete dell’energia )e,con la deliberazione ARG/elt 5/10, vengono definite dall’ Autorità nuove modalità di remunerazione per la mancata produzione da impianti eolici , cioè gli utenti pagano anche per ‘energia non prodotta’!!!! In questo modo con l’eolico si hanno guadagni garantiti per 15 anni anche lì dove non c’è vento, poiché Terna è obbligata all’acquisto anche in mancanza di reti
Ma perché ci si chiede un MWh prodotto dall’eolico può arrivare a costare sino a 160 euro e un MWh prodotta dal fotovoltaico oltre 400 euro La risposta è nei certificati verdi, introdotti dal Decreto Legislativo 79/99, emessi dal GSE su richiesta del produttore italiano titolare di impianti alimentati da fonti rinnovabili e, in base alle direttive del protocollo di Kyoto, anche da chi non produce energia rinnovabile il quale deve acquistare un certo numero di CV per garantire lo sviluppo di una percentuale di energia da fonti rinnovabili Questi CV sono in pratica titoli emessisi richiesta dei produttori per ogni MWh il cui valore dovrebbe essere definito in base alla domanda-offerta . e, siccome il numero di cv ha superato ben oltre offerta, per evitarne il crollo il buon Prodi decise all’epoca ,che quelli in eccesso sarebbero stati acquistati dal GSE a un prezzo minimo, nel 2010 la cifra di acquisto dei CV è stata di 940 milioni mentre per il 2011 si ipotizza 1 miliardo e mezzo che il GSE dovrà spendere Il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici, inoltre e sempre per il 2011 ha stabilito che il prezzo di offerta dei Certificati Verdi è pari a 88,13 €/MWh, superiore rispetto a quanto previsto dalla precedente normativa, come si evince dalla tabella sottostante
prezzo di ritiro CV con regole ex legge 122/10
(€/MWh)
2009 68,60
2010 62,23
2011 61,16
prezzo di ritiro CV con regole decreto Romani
(€/MWh)
2009 69,16
2010 87,99
2011 88,22
. In questo oceano di danaro sguazza il sistema integrato tra banche , produttori grandi piccoli e medi e soprattutto infiltrazioni malavitose . Non è un caso che la gran parte dei piccoli impianti sono stati finanziati dalle banche, le stesse che finanziano le centrali ad idrocarburi,i grossi impianti eolici e fotovoltaici e le centrali nucleari , e non è un caso che il sistema “democratico” favorisca le grandi multinazionali come Enel, Edison, E.On, ecc dal momento che gli incentivi così alti sono concessi indiscriminatamente.
Costi insostenibili
Ma ciò che deve allertare gli utenti sono i costi che nei prossimi anni diventeranno insostenibili , se consideriamo che solo nel 2010 per il solo fotovoltaico da qualche centinaia di MW si è passati a oltre 6000 MW portando gli incentivi ad oltre 19 miliardi di euro che ,spalmati sulle nostre bollette , si traduce in una aumento di oltre 300 euro all’anno nella bolletta elettrica. Senza contare poi i costi per l’adattamento della rete elettrica ( sappiamo che la rete non riesce a sostenere se non una piccola parte della trasmissione di energia prodotta dall’eolico) , significa che nella spesa totale risultano gli incentivi aumentati del 40% a fronte di una reale produzione del 10% e noi pagheremo milioni e milioni di euro per energia prodotta che non potrà essere immessa in rete
A questo punto si potrebbe pensare che la manovra necessaria sia quella di ridurre le incentivazioni se non eliminarle del tutto , spingendo (e sa tanto di una imposizione!!) verso la scelta nucleare le cui spese in ogni caso ricadranno sugli utenti dal momento che l’ENEL (accordo con la francese EDF per l’attivazione del nucleare in Italia) gode di un flusso di cassa determinato dalle bollette su cui spalmare i costi , e diventa “curioso” come le grandi aziende legate all’eolico italiano siano interessate al nucleare:
International Power plc
MW.
La strategia di sviluppo è incentrata sulla diversificazione delle fonti (carbone, petrolio, gas, acqua, vento); gli asset operativi in Italia
sono l’impianto a ciclo combinato ISAB Energy da 520MW e il portafoglio eolico IP Maestrale per un totale di 550MW.
International Power fa parte del gruppo francese GDF Suez(Gas de France Suez 29° posto delle maggiori imprese mondiali 2009) e la sua controllata Suez Environment è a capo del secondo gruppo mondiale dell'acqua, mentre per l'elettricità il gruppo è il decimo produttore a livello globale. Il 59% della sua produzione avviene in Europa, il15% in America Latina, il 17% in Asia e Africa, il 9% in Nord America. L'elettricità è ricavata da: gas (53%), idroelettrico (16%), carbone (11%), biomasse (1%), vento (1%), solare e altre rinnovabili, Nucleare !6%
FRI-EL Green Power S.P.A
Fri-El Green Power (sede Bolzano) è presente nel settore eolico italiano dal 2002. Fra i suoi principali partner ci sono la francese
EDF Energie Nouvelles (azienda produttrice e distributrice di energia in Francia impegnata nel nucleare ha partecipato alla realizzazione del reattore nucleare Phoenix) e la tedesca RWE Innogy, la società è collocata tra i primi produttori di energia da fonte eolica in Italia.

ENEL Green Power
settore energie rinnovabili di ENEL S.p.A., principale produttore italiano di energia elettrica. Va ricordato che la EDF ha stipulato il 24 febbraio un accordo con ENEL dando vita a “sviluppo nucleare Italia srl per la reintroduzione del nucleare in Italia con un progetto che prevede l’impianto di 6 o 7 centrali medie per la produzione di 1/4 di energia elettrica Fonte APER (Associazione produttori Energie Rinnovabili) , con una spesa prevista di 4/ 5 miliardi a impianto; naturalmente anche in questo caso nessun rischio perla grande azienda perchè i costi verranno spalmati sulle nostre bollette
Edison Energie Speciali
La Montedison è controllata dal 2001 da Italenergia (Fiat, EDF (principali azionisti), Tassara, Banca Roma, Banca Intesa, San Paolo) .Nel marzo del 2010 si è confermata la notizia che la EDF vuole coinvolgere nel progettonucleare la Edison con 4 centrali con Enel
E.ON AG
con sede a Düsseldorf (Germania),
La Repubblica, sez. Economia, pag. 22: 08 giugno 2010
MILANO “ Dopo le indiscrezioni, arrivano le conferme: il gruppo tedesco E. On e quello francese GDF-Suez sono pronti a dar vita alla seconda cordata per la realizzazione di centrali nucleari in Italia. Lanciando così la sfida a quella composta da ENEL e dall' ex monopolista transalpino EDF”
In pratica avremo due cordate la prima capeggiata dalla EDF (Francese prima al mondo in produzione) –Enel, la seconda GDF (sempre Francia ) Edison, allettate dall’apertura al nucleare dell’Italia confermato dalla nascita dell’agenzia nucleare in Italia

sabato 30 aprile 2011

Libertà di inquinare


Il 13 agosto dello scorso anno 2010 un decreto legge sospendeva una vecchia legge, valida dal primo gennaio del 1999, che poneva il limite di un nanogrammo al metrocubo di emissioni di benzoapirene. Con il Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n. 155 (in attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa), pubblicato il 15 settembre (GU n. 216 del 15-9-2010 - Suppl. Ordinario n.217) , fino al 31 dicembre del 2012 si stabilisce che nelle città superiori ai 150mila abitanti non ci sarà più alcun limite, cioè Libertà assoluta di inquinare.

C’è da immaginarsi cosa avverrà sulla base di queste disposizioni , in una città come Taranto la più inquinata d’Europa, una città tra l’altro compressa tra il rallentamento di produzione della colata d’acciaio e lo spettro della cassa integrazione e dall’altra parte la necessità di arginare la proliferazione di malattie ambientali . Non si è perso tempo in coerenza con la libertà di inquinare e l’ipocrita tutela del lavoro il 20 aprile con la benedizione dall’arcivescovo Mons. Benigno Luigi Papa, alla presenza del sindaco Ippoliti Stefano e del presidente della provincia Gianni Florio l’Ilva riprende quasi a pieno regime la sua attività con l’inaugurazione dell’alto forno n.4

Tutti felici gli ambientalisti “vicini” agli operai e i sindacati con i partiti di sinistra a favore anche loro dei lavoratori perché il colosso siderurgico, che si pensava finito in ginocchio con la cassa integrazione per migliaia di tute blu, è tornato a bruciare a pieno regime per rispondere alla crescita di richieste di acciaio.

Anche il settore sanitario ne trarrà i suoi benefici le aziende sanitarie, medici, case farmaceutiche, ecc potranno godere di entrate sicure indotte dalle malattie oncologiche e immunitarie che da quelle parti, che sono anche le nostre, hanno ormai carattere endemico. Non è un caso che su Taranto si è tuffata la grande speculazione del San Raffaele.

Ma il problema lavoro e quello dei diritti civili sono una questione molto seria , né è lecita la superficialità del No all’ILVA senza una controproposta concreta che potesse riequilibrare il problema lavoro con quello sanitario e ambientale, anche se in una situazione di collasso umanitario , come testano le migliaia di morti provocati da Ilva, Eni, inceneritori e discariche, tra gli abitanti dell’ormai tristemente noto rione Tamburi e la cittadina Statte, gli operai e impiegati della grande acciaieria, prioritario sembra doversi chiedere perché non si è pensato , o voluto pensare, a un risarcimento per la vita dei molti, vita che, a quanto pare, ha valore residuale, rispetto ai mega interessi di “pochi”. I soloni e falsi profeti hanno vita facile in questo contesto perché la maggior parte delle persone sembra non accorgersi di nulla e continua a vivere una vita normale come se niente fosse e i vari movimenti e associazioni ambientaliste rimangono in bilico senza mostrare una contrapposizione netta rispetto alle logiche mercantilizie che barattano le esistenze di migliaia di individui. Queste aree alternative sono espressione della debolezza del pensiero Unico frammentato in diversità apparenti, vittime del leaderismo e del ricatto occupazionale e registrano di fatto il fallimento del processo di mutazione collettiva, come conseguenza di idee che aggregano, di energie e di giusta rivendicazione. Siamo arrivati al punto in cui per pensare a un cambiamento di stato bisogna avere il coraggio di cambiare direzione e per agire, un nuovo percorso il mutamento deve cominciare con l’ essere coscienza individuale dotandosi anche di una buona dose di coraggio, perché sempre maggiori sono l’isolamento e le restrizioni per chi non vuole vivere omologato

Il processo di cambiamento, quello vero, nasce dal vedere e consapevolizzare giorno dopo giorno lo sgretolarsi sotto i nostri occhi, a causa di numerosi fattori inquinanti, non solo gli equilibri biologici ma anche la polverizzazione del settore agricolo e dell’allevamento, che sarebbero potuti essere risorse inestimabile per le loro straordinarie implicazioni economiche, sociali, ambientali e territoriali. Lo sviluppo delle tecnologie eco-compatibili e il lavoro nei campi, senza scivolare nell’interpretazione bucolica dell’esistenza, sono un’opportunità di lavoro, di riscoperta del territorio, in particolare le attività del settore primario possono concorrere a determinare la ricchezza della regione con la duplice funzione economica e produttiva, legata al valore del Pil delle produzioni vegetali e animali e la loro qualità .e tipicità sono volte a garantire la sicurezza alimentare e offrire il valore aggiunto della filiera turismo-ambiente-cultura, di cui Taranto avrebbe potuto essere l’asse trainante della regione.

giovedì 25 novembre 2010

Taranto: cronaca di un inquinamento annunciato



Taranto: disastro sanitario occulto, il dramma sociale degli abitanti di Taranto, colpiti da patologie sconosciute prodotte dall'inquinamento industriale, abbandonati dalle istituzioni e dalla stato e da tutte le parti sociali.

È lo scandalo di cui la sinistra vendoliana non "sa" parlare: le persone continuano a morire colpite da mali oscuri prodotti dai disastri ambientali e l'amministrazione regionale spende 120 milioni di euro per un ospedale privato, il San Raffaele di Don Verzè amico di Berlusconi.

Intanto le voci indipendenti , quelle fuori dal coro del conformismo massmediatico piegato ai poteri forti, sono "inspiegabilmente"eclissate.

A seguito la registrazione dell'intervista a Saverio Di Florio, presidente dell'Associazione tarantina "Malati infiammatori cronici e immunitari", e a Roberto L'Imperio della FIAB di Taranto.

sabato 6 novembre 2010

Decidiamo di decidere

La legge 833 del 1978 prevede “la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro” e “la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro”, (e, prima del referendum del 1992, “la identificazione e la eliminazione delle cause degli inquinamenti dell'atmosfera, delle acque e del suolo”, obiettivo che il sistema “ambientale” si è dimostrato completamente incapace di attuare).

Ci prefiggiamo di CONTRASTARE LE POLITICHE “PRO CANCER” ed i PARTITI CANCEROGENI responsabili di una normativa inadeguata a tutelare la salute, pensiamo ai valori limite delle diossine, ma soprattutto che ignora gli effetti biologici di molti inquinanti ambientali (microparticolato, metalli pesanti ecc.).

Si vanta, la nostra classe politica, di applicare correttamente le normative della Comunità Europea, il Principio di Precauzione, in merito alla riduzione della CO2, ma nulla si è fatto per gli altri inquinanti sicuramente cancerogeni e mutageni.

Va soprattutto CONTRASTATO il NEGAZIONISMO, E L’IDEOLOGIA DELL’INEVITABILITÀ DEL DANNO, fattori culturali responsabili della DOPPIA MISTIFICAZIONE ambientalista e climatica con: l'invenzione del “recupero energetico” dei rifiuti (nato negli anni '80 negli Usa per riconvertire il settore nucleare dopo l'incidente di Three Miles Island, ed importato in Italia da Legambiente) e la propaganda dei “termovalorizzatori” che, al pari delle centrali nucleari, sono ritenute salvaguardia contro la terribile CO2 (la peggior minaccia oggi esistente).

La manipolazione mediatica della disinformazione giornalistica enfatizza i risultati, anche molto parziali, delle ricerche finalizzate all’uso terapeutico, mentre quelli, già ottenuti negli stessi campi, della ricerca, relativi agli effetti degli inquinanti ambientali sono completamente ignorati (spesso anche a livello specialistico-professionale) battistrada per imporre l’ideologia dell’inevitabilità del danno come mostra lo “stato d’emergenza campano”; emergenza che è diventata una costituente di una governabilità biopolitica all’interno di un processo di controllo sulla popolazione.

L’opinione pubblica deve accettare l’incenerimento, deve essere convinta che il nucleare e il termovalorizzatore sono inevitabili, anche incrementando la diffusione di false informazioni, come quelle sugli effetti benefici della diossina: “Vorrei poter spiegare anche che la diossina a piccole dosi fa bene: magari un'altra volta“ (dott. Franco Battaglia, di professione chimico, con testi prefatti dal prof. Umberto Veronesi, membri entrambi della associazione “Galileo 2001 per la libertà e la dignità della Scienza”, “Il Giornale” 9 gennaio 2008).

Ai dubbiosi dell’incenerimento si magnificano i nuovi impianti, dotati di filtri più efficienti (da 3 micron a 0,8 micron), che lasciano passare particolato più fine, e quindi più pericoloso per la salute, le maggiori dimensioni, quindi flussi di massa maggiori e la maggiore altezza del camino, che è vero che assicura più diluizione, a livello locale, ma l’impatto complessivo per inquinanti persistenti nell’ambiente e rimane comunque inalterato.
Il risultato della proliferazione di questi impianti negli anni è stata l’elevata diffusione di malattie oncologiche e la dequalificazione del paesaggio agrario, eppure si continua a perseverare in politiche di immagine e di assoggettamento al libero mercato pur essendo sotto gli occhi di tutti che la soluzione ai problemi ambientali impone una radicalità dell’azione politica.

Adele Dentice

giovedì 21 ottobre 2010

I pannicelli caldi



Come i pannuccelli caldi che nascondono senza guarire il danno, la Regione Puglia, in rispetto delle linee guida pubblicate con decreto ministeriale 10A11230 sulla G.U. n. 219 del 18 settembre in materia di rinnovabili , frena il limite per l’assoggettabilità alla VIA degli impianti che sorgono in aree protette con la delibera 2084 del 29-09-2010 del Consiglio regionale approvata dalla maggioranza, compresi l’Udc, mentre si sono astenuti i Moderati e Popolari, decisamente contrario il centrodestra.

Il provvedimento nasce dall’esigenza di “un riequilibrio in favore della salvaguardia dei territori”, bloccando l'incidenza dei grandi impianti sui territori, ma soprattutto di disegnare un quadro di certezze dopo che la Corte Costituzionale aveva bocciato quasi tutte le disposizioni prese in esame della Valle d’Aosta, Calabria, la Basilica, il Molise e in particolare la Puglia la cui legge 31 del 2008 era stata dichiarata incostituzionale incostituzionalità degli articoli 2 e 3. Ora, che le linee guida sono state pubblicate, alle regioni resta il compito di determinare l’iter burocratico degli assensi per la costruzione, modifica e potenziamento di tutte le fonti rinnovabili, esclusi quelli offshore, la copertura economica, ma soprattutto i criteri essenziali per la localizzazione degli impianti sul territorio mitigandone l’impatto.

La Puglia, che attualmente vanta il primato di essere la regione in testa alla classifica nazionale, per potenza fotovoltaica incentivata con il Nuovo Conto Energia e che grazie allo sviluppo dell'eolico e del fotovoltaico, produce più energia di quanta ne consuma, ha favorito nel corso di questi anni la corsa al mega impianto. L’energia elettrica “green”, si attesta su 161 mW prodotti (e un aumento del 37,3 per cento dell'intera crescita nazionale rispetto al 2008: vale a dire 72 gW in più), davanti a Lombardia (che con 77 mW si attesta davanti all'intera Spagna, produttrice di 69 mW totali) e Piemonte. In pratica la Puglia ha prodotto nel 2008 come potenza fotovoltaica in mW 53; nel 2009 ha più che raddoppiato con 214 con una media nazionale del 18,8 seguita dalla Lombardia con l’11,1. Un primato che è costato caro in termini di cannibalizzazione del territorio, è sotto gli occhi di tutti il danno paesagistico che una politica poco attenta ha prodotto localizzando a macchia di leopardo impianti eolici e fotovoltaici espiantando vigneti, deformando il profilo dei centri storici senza contare gli stupri ambientali nella Daunia, nel Salento e sull’alta Murgia.
Le facili autorizzazioni, giustificate dall’alleggerimento della burocrazia, vedi la legge regionale n.31 del 2008, la deriva speculativa, i rimbalzi di responsabilità hanno favorito le società o meglio le cordate societarie che hanno già avuto la loro grossa ricompensa con gli incentivi utilizzando vaste aree su cui impiantare folte boscaglie di pale eoliche o distese di specchi, ma anche i comuni “virtuosi” hanno realizzato introiti notevoli, grazie alle royalties incassati dalle società che gestiscono i parchi. Non dimentichiamo, inoltre, che qualsiasi operatore, era autorizzato, con la DIA e nel rispetto delle norme regionali, ad installare impianti fotovoltaici in zona agricola, a prescindere dalla Delibera di Giunta ed a prescindere dalle più severe e vincolanti condizioni che un Regolamento avrebbe potuto introdurre.

E temo che il businnes non finisca qui, perché ancora nessuno ci ha parlato con chiarezza di cosa avverrà per esempio tra 29 anni, quando bisognerà procedere allo smantellamento degli impianti fotovoltaici ormai inefficaci, non si parla di costi né dei luoghi dove i residui andranno dismessi, qualcuno tempo fa aveva parlato dell’ipotesi Africa, o meglio del riutilizzo dei pannelli lì dove il sole è più intenso e non si determina la necessità dell’ utilizzo a pieno ritmo delle celle fotovoltaiche; si sorvola, inoltre, sulla fine dei terreni che per quasi trent’anni non hanno visto la luce del sole, ceduti da agricoltori ormai ridotti alla fame, e speriamo non diventino discariche occulte come quella scoperta a Soleto, né qualcuno ha specificato nei dettagli la totale incapacità di nuocere sulla salute dei vari elementi che compongono gli impianti soprattutto in fase di rimozione.

Un’ultima considerazione rispetto al tardivo provvedimento retroattivo di 180 giorni che, a quanto è dato sapere, quanto è dato sapere, quanto lascia aperte ancora alcune domande fondamentali come per esempio la definizione di chi ha la responsabilità delle autorizzazioni e degli istituti e dei criteri che devono stabilire le aree da tutelare. Chiudendo con una nota ottimistica e sperando in ogni caso che questo provvedimento porrà un argine alla speculazione selvaggia in nome dell’ecologia, una domanda è d’obbligo “questo surplus di energia contribuirà a tenere bassi i costi dell’elettricità?
 
Adele Dentice

mercoledì 22 settembre 2010

Allarme Radon nelle scuole



Il radon è un gas radioattivo molto dannoso presente nel suolo e nei materiali da costruzione,come il tufo. E' stato classificato come uno degli 87 agenti di cui vi è evidenza certa di cancerogenicità per l'uomo.E' uno dei fattori scatenanti del cancro al polmone. E' ubiquitario sulla terra e deriva dalla disintegrazione dell'uranio 238. E' la seconda causa di morte per tumore al polmone dopo il fumo di tabacco.

Sono stati effettuati dei rilievi su 420 scuole del Salento e questi rilievi hanno confermato che il radon imperversa in tutta la provincia di Lecce. Ma soprattutto ci sono 37 scuole contaminate dal radon.

Bisogna intervenire presso gli Istituti di competenza e le rispettive amministrazioni comunali dove ci sono gli istituti scolastici a rischio affinchè si attivino immediatamente misure di tutela del corpo amministrativo docente e scolastico. Già ma in quale istituti scolastici intervenire?

E' veramente difficile comprendere per quale ragione i nomi degli istituti scolastici interessati siano stati secretati in ragione di questa rilevazione del radon, potenzialmente gravemente nocivo,e ancora non siano state già prese misure preventive. Delle 37 scuole contaminate dal radon si sa solo che 5 sono di competenza della Provincia e tutte le altre ricadono sotto la giurisdizione dei rispettivi Comuni.

La legge prevede diverse tipologie di intervento: per gli edifici nei quali si riscontra un valore compreso tra i 400 e i 500 Becquerel (bq) è necessario ripetere le analisi a distanza di tempo ed aerare gli ambienti,mentre se si superano i 500 bq è obbligatorio procedere con interventi strutturali,che sono di due tipi: impermeabilizzazione dei pavimenti e realizzazione di un pozzetto sui 4 lati degli edifici interessati allo scopo di creare corrente d'aria e far fuoriuscire il gas dai pozzetti grazie all'ausilio di ventole aspiratrici. Questi interventi vanno fatti in collaborazione con la Provincia di Lecce, Provincia che ancora non ha mosso un dito. Provincia di Lecce che dovrebbe far sapere subito quali sono gli istituti scolastici nei quali si è registrato uno sforamento dei limiti di radon consentiti dalla legge e quali concrete iniziative intende adottare.

E intanto nelle scuole interessate (materne, elementari, medie e superiori) continuano ad andarci i nostri figli...

Davide Falsanisi

La collina dei Fanciulli e delle Ninfe



Quando l'armonia della natura si coniuga con la ricchezza dell'arte e della cultura.questo è la collina dei Fanciulli e delle Ninfe, un luogo fatato che ha ospitato Ovido e Nicandro di Colofone, suggestionato, quest'ultimo, dalle rocce straordinarie raccontò leggende fantastiche. Questo luogo speciale in una terra speciale, il Salento, si appresta ad ospitare 12 Pali aerogeneratori che si alterneranno agli ulivi millenari e alla bellssima chiesetta rupestre di San Giovanni.

Uno dei tanti sfegi a cui è stato condannato il Salento, tra le zone più belle dell'Italia, che un'amministrazone realmente sensibile all'arte e alle politiche del lavoro avrebbe dovuto in toto destinare alla sua natuale vocazione, il turismo, che ben presto, nonostante le ciifre, sarà un bel ricordo.

Questo è l'ultimo fenomeno della cannbalizzazione del territorio a cui è stata sacrificata l'intera regione Puglia con la scusa dell'energia pulita, che nasconde l'assalto delle multinazionali agl investmenti per via della triplicazione degli incentivi, cifre da capogiro se i dati sono di 344 milion euro nel 2009, in pratica una media del doppio dell'energia prodotta; e noi utenti ignari degli imbrogli perpetrati ai nostri danni paghiamo il doppio se non il triplo e, se entro il 2020 si raggiungerano i parametri previsti, le nostre bollette raggiungeranno cfre stellari. Intanto siamo tutti contenti produciamo più energia in partcolare quella solare del resto d'Itala addtittura pù della Cina, mentre la nostra terra vinene mangiata da distese specchiate, terra sottratta ai contadini, che allettati da incentivi cospicui rinunciano volentieri al duro lavoroagricolo.

D'atronde i dati sono inquietanti la Puglia felix, set cinematografico a cielo aperto, contiene 497 impianti su una superficie di 358 ettari e una produzione di energia solare di 87 megawatt, di tutto questo ben 76 su terreni agricoli, e stiamo parlando degli impianti attivi, poi ci sono quelli già realzzati e non collegati e poi ci sono quelli in via di attuazione... e poi tra qualche anno ci dovranno spiegare l'euforia delle cifre legate non solo al turismo, o all'efficienza sanitaria o al superamento della cassaintegrazione e alla fine dell'emigrazone dei giovani, ma quelle relative alla perdita irrimediabile del territorio, dell'arte, della salubrità dell'aria, già perchè in tutto questo non abbiamo ancora parlato degli inceneritori, e delle centrali che nonostante gli specchi e le pale continuano a funzonare ed a dispensare tumori.

Adele Dentice

martedì 14 settembre 2010

Gli effetti della semplificazione



Il particolare ordinamento legislativo della Regione Puglia in materia ambientale, ha favorito notevolmente lo sviluppo degli impianti, ed ha attirato l'attenzione di grossi gruppi industriali che in poco tempo sono riusciti con i loro investimenti a far si che la Puglia si attestasse al Secondo posto in Italia per impianti fotovoltaici ed al primo per impianti eolici, vantando tra l’altro il primato della maggior produzione di elettricità da solare con 72 gigawattora in più pari ad oltre un terzo dell’intera crescita (37,3%), battendo addirittura la 161 Mw contro i 160 (ultimo studio Confartigianato 2010); ma questo primato ha portato la regione anche ad aver impegnato, molto più di altre, il proprio territorio, per far crescere la quota di energia pulita e, in più di un’occasione, a contravvenire all’art. 11 dello Statuto regionale, il quale stabilisce che lo sviluppo economico deve avvenire tenendo presenti le peculiarità del territorio, anche in riferimento alle energie rinnovabili. E’ ovvio che la produzione di energia pulita per l’autoconsumo e per venderla è un occasione ottima da sfruttare, ma le perplessità emergono quando la speculazione selvaggia produce danni ambientali irreparabili con un dispendio di energia irragionevole, ma soprattutto quando dietro le speculazioni si sente odore di criminalità organizzata.

Tutto il sistema che regola le rinnovabili è un groviglio di cifre, leggi regionali e delibere, in cui ci si perde facilmente, ma partendo dai dati prodotti dallo studio del Ministero dello Sviluppo economico del 8/12/2009, osserviamo come la potenza del fotovoltaico sia aumentata del 400% (eolico 35%, Biomasse 10%), mentre l’elettricità ricavata realmente dal sole copre ancora pochi decimali , parliamo del 0,3-0,4 del fabbisogno nazionale, queste cifre non giustificano la corsa delle imprese verso le terre del foggiano, del salento e della Murgia, se non in funzione, oltre che dell’affare incentivi, della legge 31 del 2008 vero epicentro della corrente verde pugliese. Il passaggio chiave della succitata normativa, incostituzionale nell’art.3, dichiara che per istallare piccoli impianti inferiori a un megawat, è sufficiente presentare la «Dia» (Dichiarazione inizio attività) ai comuni, saltando gli uffici regionali, liberalizzando di fatto le rinnovabili sottraendole alle procedure di screening ambientale e alle procedure di Autorizzazione Unica. Tutti passaggi che l’ex assessore Losappio ritiene necessari per superare la farraginosa macchina burocratica “La Corte valorizza le energie alternative ma annulla la scelta della Regione di incrementarne la produzione attraverso la semplificazione delle procedure nelle aree ammesse attraverso la semplice DIA fino a 1 MW mentre da oggi in poi si tornerà ai 0,020 MW. In sintesi avremo da un lato procedure più lente e complesse di tutela delle aree sensibili e dall’altro iter macchinosi e lunghi per la concessione delle autorizzazione nelle altre aree. Una complicazione di cui non si sentiva davvero il bisogno” (Losappio).

Questa opera di semplificazione che avrebbe dovuto portare sviluppo, in realtà, sembra più aver favorito l’ assalto dei rentiers, i quali hanno utilizzato come terreno d'elezione prima l’eolico e successivamente il solare, impianti costruiti con pale alte 100 metri o con pannelli fotovoltaici utilizzati, non per i consumi energetici di famiglie e imprese, ma solo e soltanto per produrre e cedere elettricità alla rete pubblica. In termini di guadagno se pensiamo che l’incentivo è 45 centesimi il kilowattora elettrico a chi lo produce, da un 1 MW installato, con 1850 h annue di funzionamento, “si ricavano” circa 370.000 euro all’anno. Una centrale di 20 MW di capacità, produrrà quindi circa 7,5 milioni di euro/anno, queste sono le cifre che spiegano la nascita di centinaia di piccole imprese, sulla scia del "conto energia”. Infatti basta che una srl abbia a disposizione un capitale minimo di 100.000 euro e si può partire, con un finanziamento anche di 3 milioni e 100.000, concesso facilmente dalle finanziarie e dalle banche poichè il rischio di impresa è praticamente zero, nessun invenduto nè spese di approvvigionamento di materie prime, con guadagni netti stellari. L’apertura alle rinnovabili ha fatto si che In Puglia, per esempio, a fronte di una valanga di progetti per la produzione di oltre 20.000 MW, fino al 2007 si sia registrato solo un parere negativo poi revisionato  e questo solo per l’eolico.

In mancanza di regole fisse e nessuna linea guida nazionale e la presenza di grossi flussi di danaro è facile pensare agli appetiti voraci delle mafie e alla enorme responsabilità delle amministrazioni comunali assalite dalle proposte di centinaia di società srl, molto spesso controllate da società più vaste, che portano lontano. Ipotesi che la storia recente non ci smentisce, pensiamo all’inchiesta “Ventus” condotta dal Comando Forestale di Gravina, che vede coinvolte le città di Minervino Murge e Spinazzola finite nel rapporto redatto da Legambiente sulle ecomafie 2010. Tra l’altro la grande mole di progetti che arrivano negli uffici regionali ha determinato poi la necessità di delegare alle province l’onere della valutazione determinando una ulteriore frammentazione dei procedimenti oltre che dubbi sulla qualità della valutazione stessa, a cui si somma la debolezza del sistema di pubblicizzazione che spesso vede esclusa la cittadinanza nei processi decisionali. Alla distrazione della Regione e dei Comuni si oppone l’attenzione dei singoli cittadini e delle associazioni o comitati spontanei vera resistenza contro la cannibalizzazione del territorio, tra gli ultimi in ordine di tempo, quello delle Settantaquattro pale eoliche nella bassa Murgia dove la cittadinanza apprende, per caso, che oltre le 36 pale eoliche firmate Enel la giunta comunale di Palo del Colle aveva acquisito un altro progetto, già il 17 aprile 2007, con numero di protocollo 6693, dalla società «Decos srl», per la realizzazione di un impianto eolico composto da 38 torri. Il consiglio comunale approvava uno schema di convenzione con la «Decos» che riconoscesse alle casse comunali un corrispettivo annuo a titolo di compensazione ambientale del 2%, a fronte di 400 metri di influenza per torre!

Ma di intrecci e stravaganze non se ne contano, nella voracità progettuale i tecnici non si sforzano nemmeno di studiare adeguatamente il territorio come è accaduto a Cerano con alcune particelle che si sovrapponevano nei progetti presentati dalla Enel Green Power e dalla Italgest, o come a Cutrofiano (patria del vino salentino Negramaro) dove si progetta un parco fotovoltaico grande una volta e mezzo il suo centro abitato, tra l’altro in una zona a rischio allagamenti, e tra l’altro con progetti presentati da società che non hanno nessun (apparente) contatto tra loro, Fotowatio Italia srl di Torino (finanziata dalla potente banca spagnola Santander), 9,68 MW, Energicasun srl Milano 5,98 MW su oltre 25 ettari Società Agricola Cutrofiano srl di 9,92 MW rappresentante legale Enrico Minoli sede a Brindisi dove, sono presenti altre 8 società similari (la Manduria Solar, la Società Agricola Pagnolo, Potente e Marida, ecc.) Il consiglio comunale ha votato contro così come nel brindisino a San Pietro Vernotico il sindaco Pasquale Rizzo sta bloccando altri impianti dopo che il 40% del terreno agricolo è stato divorato dai mega parchi fotolìvoltaici, con un danno di oltre un milione di euro per la cittadinanza. Di situazioni analoghe ce ne sono migliaia , molte si sono perse nei meandri della burocrazia e rimane lo scempio paesagistico e ambientale, possibile che la Regione Puglia dopo aver scommesso sulle rinnovabili, non scommette anche sulla difesa del territorio?

Adele Dentice

venerdì 27 agosto 2010

A scuola di amianto



Cinque scuole su cento hanno accertata la presenza di amianto. In Italia sono 2400 gli edifici scolastici (forse anche di più) che devono essere soggetti a bonifica, come stabilisce una legge lontana, la n. 257 pubblicata il 13 aprile del 1992, che avrebbe dovuto cancellare l’amianto dalle scuole, e non solo.

Una calamità che attraversa il Nord e il Sud Italia in egual maniera, e in egual maniera riscontra disinteresse e incuria da parte di cittadinanza e amministrazioni.
La legge viene disattesa sottacendo il terribile rischio che corrono ragazzi e lavoratori , non più di un anno fa si parlò di strage quando 27 docenti di scuole torinesi morirono a causa di un tumore provocato da fibre tossiche. La giustificazione che viene apposta è che a quanto pare non ci sono spazi sufficienti e quei pochi non sono adeguatamente attrezzati per lo smaltimento.

Un così grave problema è accompagnato dall’incertezza totale e dal vuoto legislativo, infatti non c’è nemmeno una circolare che dia priorità alla tragedia dell’amianto nelle scuole così come ancora oggi il dato di 2.400 scuole infette sembra essere difettoso, in mancanza di un’anagrafe dell’edilizia scolastica , nonostante fosse stata istituita nel 1996 dall’allora sottosegretario Masini; infine ci sono i balletti dei finanziamenti , che accompagnano la questione sicurezza nelle scuole e, in ordine di tempo, quei 358 milioni di euro stanziati dalla Gelmini per la bonifica delle scuole , poi spariti ingoiati dalla finanziaria.

La Puglia poi con il Molise, dopo 18 anni, ancora non ha approvato il piano regionale nonostante ci siano oltre 2.751 strutture contaminate, per un totale di 1.140.000 metri quadrati e ad oggi sono state bonificate 400 strutture, ossia solo il 15% di quelle censite.
Eppure la molto pubblicizzata campagna eternit free, che promuove la sostituzione di tetti in eternit con impianti fotovoltaici presso le aziende del territorio beneficiando degli incentivi speciali introdotti dal DM del 19 febbraio 2007, non trova riscontro dal momento che mancano impianti di smaltimento, sia forni che trasformano le fibre in cristalli, sia discariche; un problema serio la carenza di strutture adeguate che fa lievitare i costi e giustifica i ritardi dell’attività di bonifica di cui , in ogni caso, in Puglia non è neanche prevista la realizzazione.

Intanto l’amianto continua a mietere vittime e nel registro nazionale dei mesoteliomi sono recensiti 9.166 casi, di questi 478 in Puglia.

Adele Dentice

lunedì 23 agosto 2010

L'Eldorado della green energy


In Puglia ci manca solo il nucleare, per il resto è l’Eldorado della green energy in tutte le sue forme. Alla soddisfazione di chi ha promosso il proliferare dei megaparchi eolici o fotovoltaici che siano, premiando «anni di ricerca, lavoro e investimenti finalizzati all’attuazione di una innovazione tecnologica», fanno da contraltare dubbi e preoccupazioni che si levano dai territori interessati; lasciano perplesse, infatti, le pale eoliche che producono energia elettrica in perdita, considerando che per ogni chilowattora di energia elettrica prodotta, il contribuente ne paga tre.

Il vero business dell'eolico deriva dall'incentivo pubblico che va ad arricchire i soliti furbacchioni dal momento che gli utenti non ricavano alcun beneficio e il territorio viene letteralmente divorato. Anche i più acerrimi difensori di queste scellerate pseudopoliche ambientaliste non possono non considerare la diminuzione repentina dei campi ad uso agricolo e la presunta violazione delle aree Zps (Zona a protezione speciale) o gli strani intrecci con società locali come si evince dall’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Bari Renato Nitti in merito al parco eolico dell’Alta murgia zps dove sono state erette 256 torri eoliche. Tutti dati che fanno riflettere sulla “opacità“ con cui certi affari vengono gestiti.

E fa pensare anche la reazione del sindaco di Palo del Colle, in provincia di Bari, Luigi Viola che ha dichiarato di non essere a conoscenza del parco eolico che l’Enel vuole realizzare nelle campagne confinati con i comuni di Binetto, Mariotto e Palombaio, un parco di trentasei aerogeneratori , pari a 2000 kw. In pratica la richiesta di assoggettabilità e valutazione di impatto ambientale giunta al Comune tramite posta il 9 luglio 2010, non è passata dal gabinetto del sindaco e l’ufficio tecnico tramite il responsabile l’ingegner Scicutella ha proceduto alla pubblicazione dell’avviso , generando l’indignazione del primo cittadino che ha minacciato provvedimenti disciplinari. Onestamente c’è da chiedersi come mai al sindaco sia sfuggito un progetto di queste dimensioni, chi non ha fatto recapitare la documentazione, possibile che l’ incartamento sia arrivato all’ufficio tecnico bypassando il primo cittadino di Palo del Colle? E’ un altro giallo pugliese del’estate 2010 come le delibere della Regione introvabili e non accessibili, ma è agosto i funzionari sono in ferie (tutti) e la politica si rallentata!
Va da se che se il comitato cittadino pro-ambiente di Palo non avesse fatto pressioni circa il corretto espletamento della procedura, probabilmente il sindaco non avrebbe saputo nulla e non avrebbe richiesto la proroga della scadenza dell’avviso (23 agosto 2010) alla Provincia per consentire al Consiglio Comunale , alle associazioni ai partiti di produrre osservazioni e potersi democraticamente esprimere, e i cittadini palesi si sarebbero ritrovati le campagne “arricchite” di torri alte 100 metri.

Questa è una delle tantissime contraddizioni che costellano la Puglia felix, terra del sole e del mare, nuova frontiera degli affari i cui rischi sono residuali se confrontati al grande valore dell’incentivazione italiana, che, rispetto alle altre nazioni europee, rappresenta un’anomalia evidente se si analizza la stridente quantità di finanziamento pubblico che l’Italia destina alle rinnovabili, basta dare un’occhiata alla seguente tabella del rapporto Eurobserver pubblicata da "Quale energia" nell’aprile del 2008:


Sono numeri che parlano di un eldorado su cui si sono buttati a capofitto le grandi lobby occultate da una rete capillare di microsocietà diffuse sul territorio. Un giro d’affari spaventoso che trova conforto nell’ assenza delle Linee guida nazionali per l'autorizzazione unica alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, un vuoto legislativo che ha dato vita a normative regionali spesso contraddittorie rispetto alle indicazioni del Dlgs 387/2003 e delle direttive europee del 2001. Per esempio in Puglia si era deciso che le soglie delineate dal decreto circa la potenza degli impianti era troppo bassa e così nella legge 31 del 21 ottobre 2008 art. 3 (dichiarato incostituzionale - sentenza n. 119 del 22 Marzo) fu stabilito che bastava solo una DIA per concedere l’autorizzazione prevista.

Fermo restando che si auspica una capillare diffusione del fotovoltaico sui tetti delle abitazioni e degli edifici pubblici, c’è da scongiurare l’ipotesi di uno stato di calamità ambientale artificiale che la politica energetica spinta sta determinando con l’approvazione di migliaia di progetti di torri eoliche e di ettari di terreno per il fotovoltaico.

Adele Dentice