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giovedì 3 marzo 2011

Sanità Puglia: oneri e onori


Il presidente della giunta regionale pugliese, da sempre paladino della legalità, quando scoppiò lo scandalo sanità in Puglia, reagì promettendo pulizia e trasparenza. Prima, a febbraio, le dimissioni – accettate – dell’assessore alla Sanità Alberto Tedesco («promosso» comunque senatore), poi l’azzeramento della giunta all’inizio di luglio. Eppure Vendola non poteva non conoscere il conflitto di interessi di Tedesco quando lo scelse nella sua squadra, nel 2005. né quando nel 2007 affermava «Alberto Tedesco l’ho scelto liberamente – e penso di aver fatto una buona scelta – e oggi nel nome di un’idea della moralità e di un’idea della coerenza con la mia storia, chiedo ad Alberto Tedesco di restare al suo posto».  
Oggi Tedesco, graziato dalla destra,  viene scaricato dai suoi ex compagni  e dal sindaco di Bari Emiliano che, all’epoca  in qualità segretario di partito regionale del PD, andò da Vendola ad intercedere per l’assessore quando il Presidente della Regione Puglia voleva sostituirlo con Lea Cosentino.

È una squallida commedia in cui tutti si scandalizzano e prendono le distanze, ma per finta perché poi interviene l’altra parte a ricomporre la scacchiera; eppure da trent'anni, ogni anno, uno scandalo sconvolge la sanità pugliese. Un male che  ha radici antiche e che, per la verità, pervade tutta l’Italia.
La salute è un bene che chiunque è disposto a pagare a qualunque costo, se necessita una Tac piuttosto che aspettare mesi se non anni ci si rivolge all’amico dell’amico; è un sistema che non ha bisogno delle grandi organizzazioni criminali per poter andare avanti e pascersi, nasce e si nutre delle necessità dei poveracci e il diritto si aggancia al favore.
È un sistema consolidato che affianca medici e personale parasanitario competenti e onesti a soggetti che alla incapacità e alla strafottenza sommano indubbie capacità speculative e questo humus ha avvicinato sempre più la sanità alla politica e alla criminalità organizzata, ricordiamoci lo scandalo delle Case di Cura Riunite a Bari  che drenavano denari, favori, tangenti.
Intanto i sistemi di potere si sono andati sempre più inabissando e frammentando né veniva operata quella bonifica morale che ci si aspettava da un cambio di guardia, al contrario si è continuato con l’impianto  delle nomine politiche  di direttori amministrativi e sanitari , dei consigli di  amministrazione,  di primari, tutto   al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione nelle istituzioni. 
E sulle assunzioni candalose non sono mancati i pannuccelli caldi: "In base alla normativa nazionale è la giunta che procede alla nomina dei manager in modo assolutamente discrezionale. Per questa ragione, ho voluto una legge regionale, che purtroppo il governo ha impugnato alla Corte costituzionale… La procedura è attualmente in corso".  Solo che la legge regionale in materia risale soltanto al 25 febbraio 2010, mentre Tedesco è stato nominato assessore nel 2005 e ha avuto tanto tempo per nominare quei manager che nonostante gli scandali e la crisi economica  non si sono fatti scrupolo di  aumentarsi i compensi (12 mila euro al mese i direttori amministrativi e 15 mila euro i direttori generali).

Del vuoto politico e culturale sul tema della sanità oggi si accusano i vari gruppi politici che si sono alternati nella gestione della cosa pubblica senza che si sia  mai registrato un gesto dovuto di etica e sensibilità. Oggi si entusiasmano le folle con parole e denunce, proposte avanzate e programmi politici all’avanguardia,  ma resta la fotografia impietosa di un miliardo di euro di disavanzo tra il 2006 e il 2009 dell’aumento della spesa farmaceutica e dei ricoveri, dei ritardi nei pagamenti e delle migliaia di assunzioni contro legge. Ma Vendola nega tutto, anche se oltre le smentite rimangono comunque inalterate le strettoie imposte dal buco senza fondo della sanità la responsabilità della chiusura di ospedali in tutta la Puglia, del taglio di 2100 posti letto e dell’introduzione del ticket sui medicinali.
Rimangono le lacrime e sangue di innocenti: anziani, poveri, disabili, extracomunitari, pazienti oncologici e i pronto soccorso affollati e liste di attesa ancora più lunghe e un sistema senza oneri e onori  sempre meno capace di sostenere gli  urgenti bisogni dei malati.

Adele Dentice

domenica 27 febbraio 2011

Archiviato: mezzo salvato?



Il governatore Vendola esce dall'inchiesta sanità in cui risultava indagato per concussione. Anche questa volta le intercettazioni telefoniche hanno assunto un ruolo chiave, come è successo (anche troppo) per altri scandali giudiziari. Nello specifico, queste risalgono al periodo in cui Alberto Tedesco era ancora assessore. Ce n'è una in cui Nichi Vendola insiste con Tedesco perchè si arrivi all'assunzione di un suo uomo nel settore sanità, così entrambi convengono sul fatto che occorrerà modificare una legge regionale per riuscirci. 

Nonostante questo la posizione del presidente demagogo viene archiviata dal giudice per le indagini preliminari Di Paola, perchè non avrebbe commesso fatti penalmente rilevanti. Che avrebbero dovuto consistere nella "minaccia" o "costrizione" verso i direttori generali delle Asl ad assumere come direttori sanitari e amministrativi e i primari uomini a lui graditi. Non risultando questi elementi e nemmeno quello di una ricerca di sostegno elettorale tramite le concussioni (imputata invece a Tedesco) le nomine "appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacita' di raggiungere determinati risultati". Per quanto ci riguarda, volendo fermarsi alla lettera di questa ricostruzione, viene da pensare a un rapporto di simpatia e comune appartenenza "politica" che coinvolge non solo governatore, assessore e direttori generali (come si legge dalla ricostruzione del gip) ma anche i nominativi graditi da collocare; ed evidentemente anche nel caso di questi ultimi quell'empatia è più forte della logica di "do ut des", di trattativa per uno scambio di favori. Anche perché parliamo di papabili direttori e primari, non di semplici impiegati o infermieri - che potrebbero essere perlopiù estranei alle alte cerchie di amicizia politica.
In breve, Vendola ha spinto per piazzare alcuni individui, già a lui fedelissimi, il cui sostegno elettorale era e rimarrà già assicurato in partenza. Si tratta cioè di un quadro di favoritismi ancora più schifoso del primo. E comunque, rimane la pesante responsabilità politica. Altro che ammutolirsi per rispettare le decisioni della giustizia formale, in nome del culto della "legalità".

La domanda sorge spontanea. Dove sono tutti quei personaggi che ogni giorno fanno un rumore assordante sulle inchieste del premier, sulla difesa delle intercettazioni, della legalità soprattutto formalista e della "santa magistratura", tirando in ballo la moralità e la dignità? Perchè continuano a non prendere una posizione, come nel 2009 quando il malaffare nella sanità è emerso per la prima volta, riguardo alle forniture di prodotti sanitari?

Intanto i vendoliani, questi arroganti irrecuperabili della classe media rimbambita e di nicchia, sempre tra i piedi con i loro commenti sul web e le loro comparsate tv assicurate (qui la "buona fede della base" non esiste), non tarderanno ad affermare che la corruzione, la gestione clientelare della sanità, il taglio della spesa e la chiusura degli ospedali pubblici sono sacrosanti per mantenere la "novità" lì dov'è insediata in Puglia. Magari in questo momento lo stanno dicendo in privato. Ma chi scrive li conosce troppo bene: troveranno il modo di sostenerlo in pubblico anche se con un linguaggio fumoso e politicamente corretto, la loro arma di riserva. E ricominceranno a reagire con la solfa demente “chi vi paga? Berlusconi?”.
Da notare che Vendola nel 2005 vinse promettendo di "scacciare via i mercanti dal tempio"; perciò questa, se mai ce ne fosse bisogno, è l'ennesima conferma di come lui e i suoi accoliti siano specializzati nel gioco delle tre carte, come abbiamo visto riguardo alle vicende delle leggi-truffa sulla diossina a Taranto, dell'insediamento degli inceneritori e della ripubblicizzazione dell'acqua.

Infine, questo caso dimostra che la Puglia, ben lontana dall'essere un Eden incontaminato, è una terra dove esiste e persiste un'alleanza di potere mafiosissima - di cui Bari è punta più avanzata - fra clan malavitosi, poche famiglie locali (sempre quelle da anni) di palazzinari e industriali gretti e ignoranti, rappresentanti di poteri forti economici con sede al nord e all'estero, notabili altolocati e corrotti delle professioni liberali "illuminate" (soprattutto magistrati - come nel nostro caso - e professori universitari), classe politica nichilista ex-DC ed ex-PCI (con relative clientele annidate nel settore pubblico), e per finire intellettuali mercenari e guitti cinematografici e televisivi di basso livello, ben ambientati nei salotti romani (e facenti da testimonial del credo vendoliano).
In questa regione i confini fra criminalità, apparati dello Stato, economia e classe dirigente sono evanescenti, e il vendolismo è la massima consacrazione di questo intreccio perchè rende ogni corrispondenza tra proclami verbali e scelte praticate un’esigenza della preistoria, addirittura fastidiosa, e fa strage di ogni etica valoriale e lucidità nell'inchiesta sociale attraverso un uso manipolatorio orwelliano del linguaggio (sole, cuore, amore, bambini che giocano, bellezza, gioventù ecc.) dalla spietatezza mai vista prima (tantomeno nei modi dei vecchi politicanti democristiani imbranati), ricevendo un appoggio spropositato dai media di disinformazione di massa e dai ceti privilegiati che se ne sentono sempre più attratti.

Andrea Russo

giovedì 1 luglio 2010

Il ritorno dei tagli



La giunta Vendola, come già era stato anticipato in precedenza, sta effettuando la "revisione" della sanità pugliese. Revisione, riorganizzazione, riordino: una sfilza di espressioni formali che vorrebbero ammorbidire una manovra consistente di fatto in forti tagli alla spesa sanitaria, in una riduzione ai posti letto per abitante (che passeranno dai 14.400 di oggi ad almeno mille in meno) e in un tetto alla "lievitiazione" del numero di ricette, il che vorrebbe dire un più ridotto accesso dei pugliesi a diversi tipi di farmaci (in genere quelli non "salvavita") e il ritorno del pagamento del ticket per le ricette eccedenti un dato budget annuo; ticket per il quale verranno ridefinite anche le fasce d'esenzione. E si vocifera dell'accorpamento sul territorio di una ventina di strutture sanitarie "non gradite" (dai flussi maggioritari di pazienti) o fatiscienti ecc.; anche privati, almeno in teoria. Tutto negato dall'assessore Fiore, almeno in prima istanza, ma certe frasi del governatore fanno presagire l'opposto; basta con l'idea di volere "l'ospedale sotto casa”, rimpiazzamola con un “voglio avere assistenza, se ho bisogno” (evidentemente pensato come un bisogno "a comando", tra l'altro in una terra che va trasformandosi nel paradiso di discariche, inceneritori e varie cause di inquinamento atmosferico e del sottosuolo, cioè di tumori e altri simpatici malanni).

Lo scopo: evitare che alla Puglia vengano negati 500 milioni di euro dalla quota 2010 del Fondo sanitario nazionale, come già successo per altri 100 milioni dovuti alla violazione del "Patto della Salute" nazionale. Si sta portando avanti un piano triennale di rientro dal deficit del bilancio regionale che ammonta ancora a 351 milioni di euro - nel 2009 era pure il doppio. Si rischia quindi la chiusura degli ospedali, il che sarebbe la definitiva negazione di tutti i bei propositi sulla sanità che aiutarono Vendola a sconfiggere il centrodestra alle regionali nel 2005 - e per i quali va ancor oggi famoso (a partire dal no alla chiusura di ospedali locali, in piazza coi cittadini). E comunque, si tratta di punti già ampiamente disattesi prima, come tutti si resero conto con lo scandalo Tedesco, l'ex assessore socialista alla sanità coinvolto un anno fa nel grande scandalo protesi-Tarantini; quello che iniziò il suo operato riconfermando gli uomini vicini a Fitto in posti chiave dell'Ares (Agenzia regionale della sanità) e delle Asl (come Lea Cosentino oggi ai domiciliari). Il tutto scoperchiando una realtà di (prevedibile) intreccio politica-sanità-assunzioni, sprechi, fiumi di consulenze, ecc., con le liste di attesa ancora chilometriche. Da segnalare che da poco insediatosi Vendola ha invitato con una lettera tutti i direttori delle Asl pugliesi a dimettersi, raccogliendo elogi anche dall'Udc. Staremo a vedere quale sarà il futuro prosieguo di questa mossa.

Inoltre Vendola insieme ad altri governatori regionali protesta contro i tagli agli enti locali contenuti nell'ultima manovra finanziaria del ministro Tremonti. In effetti, con le sue sforbiciate il governo pare scimmiottare il peggiore Papadopoulos in Grecia (pensiamo ad es. ai tagli alla scuola pubblica) e conferma di non brillare (come del resto tutti i precedenti almeno a partire dal '92 in poi) per attenzione alla spesa sociale e contrasto dei veri poteri privilegiati finanziari ed industriali; ultimamente nella sua ossessione per i conti pubblici in ordine, l'ondivago Tremonti assomiglia magari più a Padoa Schioppa. Tuttavia andrebbe fatta chiarezza sulla causa del deficit e quindi sull'intera politica economica intrapresa in 5 anni. In un momento nel quale è impellente trovare risorse, si dovrebbe ad esempio rendere conto ai pugliesi dei 120 milioni di euro interamente versati dalla Giunta regionale (soldi pubblici) per realizzare a Taranto un complesso tecnologico-ospedaliero che sarà però gestito da un ente privato: la "Fondazione San Raffaele del Mediterraneo" costituita il 28 maggio 2010 dalla stessa regione Puglia insieme alla Fondazione San Raffaele di Milano di Don Luigi Verzè, il prete berlusconiano noto per la sua particolare intraprendenza negli affari, il quale ha lodato con trasporto il "caro Nichi" . E hai voglia ad aspettarsi dure battaglie dall'"opposizione" Pdl su questo e altri punti!

Andrea Russo

sabato 1 maggio 2010

1° Maggio: quando le riforme le fa l'opposizione!


I tre sindacati confederali insieme per inerzia al concertone, per festeggiare la giornata del Lavoro; intanto si profila, non più all’orizzonte ma molto vicina, la giornata lavorativa di 13 ore e la settimana di 60 ore e i giornali, al servizio del padronato, diramano la falsa notizia dell’accoglimento delle modifiche richieste dal Capo dello Stato alla 1167.
I sindacati “commentano“, con toni diversi a seconda degli schieramenti, non possono fare altro!
D’altronde c’è una crisi in atto e bisogna drasticamente diminuire i costi mediante riduzione del personale e abbassamento delle qualifiche richieste, ma si tace dell’ attacco al welfare che permette lo smantellamento di pezzi di Stato ,affidati a privati (l’ultima il Decreto Biondi) o alle cooperative sociali, che rappresentano un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Si critica il servizio pubblico, senza far nulla per debellarne le inefficienze, i baroni universitari , la malasanità, la scuola secondaria ancora ferma a una struttura anacronistica , ma nessuno ha messo in discussione la logica aziendale-mercantile riprodotta, per esempio, nelle cooperative ed, anzi, in esse accentuata dal carattere mistificante del “lavorare senza un padrone". Così in nome della crisi si sono accentuati i meccanismi di deregolamentazione e di precarizzazione attuati per ribassare il costo dei servizi che si sono tradotti nell’aumento smisurato della ricattabilità e di conseguenza nell’abbassamento dei salari e nell’intensificazione dei ritmi lavorativi e della flessibilità in generale.
Ma oggi è il 1 maggio e tutti festeggeremo insieme e appassionatamente il Lavoro e i Lavoratori (privilegi) , anche il partito Confindustriale per eccellenza il PD, promotore del Contratto Unico di Ingresso (Ddl 2000) , nuovo strumento di oppressione nelle mani del datore di lavoro che può , con una piccola penale , licenziare prima dei 3 anni, sospendendo di fatto l’art. 18, o “cittadella fortificata”, (il diritto alla reintegrazione).

Fino ad ora il rischio serio che correva datore di lavoro, in caso di successione di contratti a termine di volta in volta rinnovati, era di vedersi costretto a garantire il posto a tempo indeterminato al dipendente che si rivolgeva al Tribunale, ottenendone giustizia. Con il C.U.I. il problema non si pone: alla scadenza del terzo anno, o anche prima secondo la sua convenienza, l’azienda si può sbarazzare del dipendente in cambio di una modesta somma di denaro . Le ragioni (?) di questa proposta “complice” del partito erede del PCI, sono chiarite nella relazione di accompagnamento al decreto:
"Una quantità crescente di lavoratori sta invecchiando all’interno di schemi contrattuali che, se nelle intenzioni dei loro proponenti dovevano funzionare come strumenti inclusivi, di incentivazione e accompagnamento verso il lavoro stabile e regolare, si sono trasformati – anche a causa di concorrenti fattori di crisi del sistema produttivo nazionale – in recinti e barriere invalicabili, percepiti e sofferti dalle persone come un’esclusione dalla “cittadella fortificata” in cui i diritti e le tutele dei lavoratori hanno piena cittadinanza. (relazione di accompagnamento!) "
E’ chiaro no? Poichè non tutti godono degli stessi diritti, meglio eliminarli.


Adele Dentice