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domenica 7 ottobre 2012

L'Incultura


Nel '68 i giovani si sentivano più colti dei loro genitori, il pensiero critico a cui la conoscenza li allenava, fece sorgere in loro la convinzione che chi avesse  la responsabilità delle guerre nella storia moderna fossero le democrazie più che le dittature, ma questo è

un pensiero scorretto cancellato dall’idea diffusa che imparare e approfondire le proprie curiosità è superfluo, d'altra parte con internet tutto diventa più facile immediato,  così i genitori e i nonni sono diventati più anacronisticamente acculturati e la scuola non serve praticamente più a niente  né ad istruire e tanto meno ad educare. I giovani non imparano più nulla , perchè non c’è più nulla da imparare  ciò che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa la scuola è trasformata ormai in un mercatino che eroga servizi educativi tratti dalla rete, eliminando qualsiasi forma di interesse dal momento che ciò che serve è lì pronto per l’uso e ciò che  risale a prima della nascita non è che retaggio romantico di un mondo perduto . Così è facile assistere alla ectoplasmatica diffusione di vuoti saperi ridondanti e ripetitivi, autorevolmente interpretati da servili giornalisti o intellettuali che si commuovono nell’annunciare disgrazie e fare la conta di vittime infelici e sofferenti; una forma di altruismo molto  utilizzata dai nostri politici saltellanti  che gareggiano nell’esporre le loro emozioni “scadenti” negli studi televisivi . Le loro lacrimevoli passerelle alimentano l’individualismo di massa trasformando i “diritti dell’uomo” in un umanismo spietato e cinico, mentre  il cittadino comune ipnotizzato dagli studi televisivi o dai distruttivi net work cade nella trappola dell’immediatezza dell’emozione, solo che tutta la passione altruistica si dissolve tra il moralismo benpensante e la percezione del proprio sé, svelando  inevitabilmente la vera natura di questo amore, puro  egoismo mascherato.
La prova del nove ci è data dalle strade vuote, abitate da individui soli e piegati dal peso dell’esistenza, infettati da personaggi più o meno pittoreschi che lanciano sfoghi veementi contro il sistema, la politica, i cattivi e il megapotere, che si appoggiano ai tardivi scopritori delle banche come responsabili abietti della crisi, i cittadini comuni sono ormai stati drogati dalla fame di notizie che si dissolvono appena enunciate, dagli scandali più o meno pruriginosi.
Mentre la Fame, quella vera, comincia a profilarsi su un orizzonte sempre più vicino. Qualunque altra notizia o voce non allineata passa sotto silenzio, in pace e in democrazia, come sempre in pace e democrazia sono ignorati le petizioni , quelle non benedette dal sistema ovviamente, come quella sul nucleare che non è stato degnata di interesse dal nostro capo dello Stato, quella sul Collegato lavoro che ambiva bloccare il ritorno a Medioevo-schiavista in cui siamo precipitati,  oggi si sbandiera ed enfatizza quella  ridicola , si fa per dire , promossa dal tribuno Di Pietro e dai suoi sinistra-mente amici , che vorrebbe ripristinare nella sua interezza l’art.18. Ora chiediamo l’oro dove fossero quando passava il pacchetto Treu o la legge Biagi del 2003 che introduceva ben 31 forme di contratti atipici
con l’indebolimento dei diritti contrattuali o la liberalizzazione del contratto a termine ( Dlgs.368 /01), che aboliva una legge avanzata del 1962, la 230, che riteneva nella sua formulazione il contratto a termine ricattatorio.
Si introduce ancora più sinistra-mente l’affitto dei lavoratori (Treu lavoro interinale, Biagi lavoro a somministrazione) abolendo la legge 1369/60 che vietava queste forme abiette di utilizzo dei lavoratori.

Ancora più scandaloso e colpevole il silenzio dei “nostri” politici e sindacalisti strappaconsensi in merito all’abolizione del Regio Decreto L. n. 692/23, una legge fascista che, a seguito delle lotte sindacali, fissava a otto ore il limite massimo della giornata lavorativa. C’è voluto il nuovo secolo che in nome del progresso ha potenziato il livello di sfruttamento della manodopera, indicato come produttività, aumentando, grazie il D.lgs. n. 66/03 , il limite massimo dell’orario di lavoro giornaliero sino a  dodici ore al giorno se full time e, con l’ignobile accordo con i sindacati del 23 luglio 2007, a sedici ore al giorno per i lavoratori full time.
Insomma gli smanicamenti Di Pietro le retoriche catto-comuniste vendoliane, i grugniti tosco-emiliani dello scontro a tavolino Bersani - Renzi, le alleanze sottobanco grillin-camaleontiche che oggi si infuriano per l’art 18, di fatto ormai inessenziale, avrebbero dovuto veicolare la loro rabbia in altri tempi , al contrario sono moralmente
e politicamente responsabili  della destrutturazione del lavoro a sostegno del mondo della grande impresa e delle grandi elites. 
Gli inganna popolo  hanno organizzato sciopericchi sfoga plebe tanto per allontanare il dissenso dai temi reali ed ora hanno sferzato l’ultimo attacco, sanno che la gente si è allontanata perché sulla propria pelle si è accorta della mercificazione della politica , ridotta a prostituta di infimo grado,  una strategia voluta per dividersi il consenso elettorale con la loro base “fedele e clientelare” inglobando ancora chi si potrebbe lasciare abbacinare da incaute speranze o entusiasmi,  il resto dei cittadini può tranquillamente astenersi dal’andare a votare e rimanere vittima della incultura di massa, controllati a vista dall’occhio vigile della Tv e della rete.
Adele Dentice

domenica 2 settembre 2012

SCUOLA E SPENDING REVIEW: LA POLITICA DELLA MISERIA, soprattutto morale



Bilanci scolastici, ai tagli per le scuole all'estero, ferie non godute, vicari, pagelle online, soprannumerari ed inidonei e altro.
La prima lettura ci fa capire che chi ha operato i tagli lineari valevoli su tutte le amministrazioni , non sa come si muove la macchina organizzativa della scuola, l’ignoranza pilotata fa  saltare agli occhi le contraddizioni profonde che caratterizzano questa ennesima finanziaria celata, a partire  dalla giostra del  sistema pensionistico che in una prima fase  impone l’uscita dei pubblici dipendente su  base anagrafica  poi reintroduce  i vecchi sistemi , però escludendo i docenti della scuola e gli inidonei costretti a transitare nei profili ATA (non docenti, segreterie ecc). Altri pessimi esempi sono rappresentati dal divieto di monetizzare le ferie non godute e l’obbligo di accesso ai servizi on line. Nel primo caso , art 5 comma 8, non si tiene conto che il divieto è inapplicabile con i supplenti perché c’è l’obbligo di assicurare il diritto allo studio e la scuola non può mettere in ferie il dipendente prima che termini il rapporto di lavoro, nel secondo caso non si considera  che la de materializzazione degli atti amministrativi obbligatori per gli utenti esterni ed interni , potrebbe colpire  magari qualche milione di famiglie che non ha né gli strumenti tecnici né le competenze necessarie per accedere ai servizi on line.  
Tra i punti critici più discutibili e iniqui c’è art 14 comma 13 e 15 in riferimento a  3,765 docenti permanentemente o temporaneamente inidonei per motivi di salute , i quali dovrebbero  essere utilizzati nei profili ATA mettendo sul lastrico  3.800 lavoratori e altrettanti docenti precari  , inoltre gli inidonei  alle soglie della pensione e malati si vedrebbero costretti a svolgere il lavoro gravoso di assistente amministrativo magari  in provincia. E’ questa una norma “illegittima” poiché il personale mantiene lo status quo di docente nonostante siano posti “temporaneamente “ fuori ruolo, l’art 2103 dello Statuto dei lavoratori chiaramente prevede che “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quella corrispondenti alla categoria superiore  che abbia successivamente acquisito…. Senza alcuna diminuzione della retribuzione
Poi ci sono i docenti in esubero e parliamo di 10.000 lavoratori , docenti soprannumerari resi tali dai vari dimensionamenti e revisioni ,che sono utilizzati in ambito provinciale senza alcun rapporto con la formazione  professionale ( nel senso che un docente di artistica potrebbe trovarsi a fare da tappabuchi su una cattedra di matematica!), con conseguenze deleterie per le prestazioni professionali, sui livelli occupazionali di docenti abilitati , specializzati con anni di esperienza, ma precari, sugli interessati che verrebbero utilizzati come tappabuchi
Così in un colpo solo 15.000 lavoratori con decenni di esperienza alle spalle vengono fatti fuori
Un’altra sferzata importate quella sui docenti italiani all’estero  una combinazione perfetta di interventi che aprono  definitivamente la porta alla privatizzazione infatti con il taglio del 41% degli investimenti che colpiscono corsi di lingua e cultura nelle scuole e università all’estero.Volendo mantenere gli attuali standard qualitativi lo Stato deve per forza delegare al privato, smantellando di fatto due leggi che garantivano uno dei pochi servizi di qualità del nostro sistema scolastico il S.Lgs 297/94 e la legge 153 /71. Le scusanti miserevoli sono quelle di far cassa in realtà , e temo che il tempo mi darà ragione, si trasformerà in un'altra contribuzione a enti privati che sulla carta manterranno il servizio sacrificando ancora una volta il personale precario in servizio all’estero : Insomma un intervento drastico che sfigura ancora la suola rendendola incapace di agire, senza alcuna finalità di miglioramento , risparmiando e privilegiando le scuole private e le ore di religione che diventano “credito formativo”, risparmio a seno unico , quindi  in questa alleanza tra banche e altare!|

Adele Dentice

domenica 10 giugno 2012

CI VORREBBE UN FATTO NUOVO

Se i sindacati coincidono storicamente con i progressi della condizione operaia, che scopriva e trasmetteva la consapevolezza che la forza lavoro è un elemento imprescindibile per la produzione di beni, secondo un’equazione tra ricchezza e prodotti “umanamente” gestibile e controllabile; oggi, dopo una fase di esuberanza produttiva , e in ragione di una ricchezza svincolata da ogni fattore tangibile, poiché regolata dai flussi  finanziari, il dipendente ,  non  più inteso come risorsa ma come “costo” improduttivo,  viene abbandonato dagli stessi sindacati che hanno sostituito  la loro funzione di contropotere con quella normante e legislativa asservita ai poteri forti,  ne danno prova i famigerati accordi utilizzati  come veri e propri strumenti di assoggettamento a servizio delle elite dominanti.

La sospensione e l’isolamento a cui sono appesi i lavoratori impediscono  che la gente dia  corpo o creda a un soggetto politico che non sia schiacciato dall’ideologismo o dalla devastante pratica del neocapitalismo; gli stessi movimenti,che stanno colorando il nostro  panorama politico in cerca di un facile consenso, non  sono in grado di prospettare una strategia in grado di arginare il mutamento del sistema produttivo con tutti i suoi nefasti effetti; i partiti sopravvivono  grazie all’assimilazione   di istanze e idee dal volto“nuovo” saccheggiandole  a movimenti spontanei, mentre questi ultimi convergono verso prospettive, ormai   superate dall’esperienza, che continuano a caratterizzare i partiti tradizionali; in buona sostanza nonostante il  cambio di immagine  alla fine gli orizzonti, in particolare quelli economici, rimangono invariati. E’ l’effetto della mondialità che ha assottigliato la forza lavoro rendendo irreversibile la disoccupazione e la precarietà , disegnando una società diseguale che priva il singolo  di qualsiasi forma di reddito come  diritto alla vita In questa fase pre-elettorale molto si parla del reddito minimo di cittadinanza, un diritto incondizionato e inalienabile  che rappresenta il primo punto di partenza per uscire dalla miseria a cui gli schieramenti destra-sinistra, ormai privi di alcun senso storico,ci hanno condotto,un diritto che consentirebbe tra l’altro anche una redistribuzione della ricchezza più equa, ma si può incorrere nella trappola  della pura demagogia se non  si riesce a separare il ceto politico dal potere economico, che lo orienta.

Ci vuole un fatto nuovo, o forse vecchio, come voler ricostruire una piattaforma politica almeno coerente, che dia per certo la sovranità popolare monetaria, che sia protezionista, per la tassazione progressiva e riduca la spesa improduttiva aumentando  quella  per la ricerca, sviluppo, educazione, per il sostegno ai settori strategici nazionali
Un fatto nuovo che  implichi una coscienza e una volontà collettiva,unica precondizione “scientifica” irrinunciabile del cambiamento stesso, una operazione difficile poichè moltissima gente non crede ci sia via di scampo per via del terrorismo dei   mass media che inducono a far accettare la macelleria sociale come unica possibile via di salvezza.

martedì 5 giugno 2012

Il lavoro non nobilita l’uomo, lo asservisce

Il senso di nobiltà del lavoro era determinato dalla cura degli interessi individuali, il capitalismo lo ha trasfigurato consegnando l’umanità alla schiavitù del precariato e dei call center. Dietro l’attacco finale al lavoro c’è un progetto preciso  ridurre l’uomo a mero fattore-lavoro disumanizzato, inteso come materia prima o fattore energetico, nel contempo si plasma un popolo di schiavi inconsapevoli, incapaci di  ribellarsi e di creare troppi problemi al massimo gli si concede  di scendere in piazza con bandiere e canzoni pensando (unico pensiero-unico cervello) di essere la punta avanzata  della coscienza civile tutta dalla parte degli sfruttati

La nostra idea è quella di sostituire l’ingiustizia del ricatto e della schiavitù inconsapevole, poiché  mentale, con la  possibilità di proteggere i cittadini e l’autonomia delle loro scelte di vita iniziando dalla  rivendicazione del diritto al  il reddito di base con il quale , oltre a separare la copertura dei bisogni primari pagati dal lavoro, migliorerebbe l’efficienza dell’assegnazione di risorse  garantendo un livello di esistenza socialmente decoroso, la  possibilità di scelta e di autodeterminazione dei soggetti sociali .

Ciò che non è : non è una misura assistenziale esso infatti è reddito primario, prodotto dall’attività di vita, attualmente certificata solo parzialmente, con questa misura si verrebbe a riconosce quella parte di vita produttiva che non viene considerata tale

.
Ciò che è : Il reddito minimo garantito è un reddito di base incondizionato e individuale, conferito ai residenti , quindi anche agli immigrati che fanno domanda di residenza,  senza essere  sottoposto a nessun obbligo, pagato dalla fiscalità generale e non dai contributi sociali, una misura propulsiva per l’economia e soprattutto per la produttività sociale che sta oggi alla base della creazione di valore, favorendo un miglior sfruttamento dell'economia di apprendimento.

Oggi, ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o il sussidio di disoccupazione sono riservati a chi ha perso un lavoro a tempo indeterminato e determinato; il reddito, invece, dovrebbe essere dato a tutte le persone che hanno un reddito inferiore al minimo  consentito, per esempio ai precari tra un contratto e l’altro, ai disoccupati e ai lavoratori/trici che pur impiegati/e guadagno salari da fame
INCONDIZIONATO: slegato sia dal tipo di contratto precedente che dall’obbligo di accettare qualsiasi impiego proposto o i programmi di inserimento lavorativo

ORRORE N.1
La contro-riforma Fornero. L’ Aspi
. La riforma si muove in un’unica direzione: abolire quegli ammortizzatori sociali che sono a carico del bilancio dello Stato, con l’ovvio obiettivo di fare cassa. . Indennità di disoccupazione e di mobilità e la Cassa Integrazione Straordinaria (dal 2014) saranno abolite a favore dell’introduzione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (Aspi) che potrà essere usufruita dai lavoratori dipendenti non dai parasubordinati e dagli “autonomi”, dagli apprendisti e dagli artisti, purché siano stati garantiti due anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio (art. 23). Rimangono però inalterati quei parametri di accesso per il sussidio di disoccupazione che tagliano fuori da qualsiasi forma di sostegno al reddito la maggior parte dei precari





ORRORE N.2
La contrazione temporale del diritto
 La durata dell’Aspi viene estesa dagli attuali 8 mesi (12 per gli over 50) a 12 mesi (18 per gli over 55), ma sarà a scalare con una riduzione nella misura del 15% dopo i primi sei mesi di fruizione e di un ulteriore 15% dopo il dodicesimo mese di fruizione (art. 24)
La durata massima dell'istituto sarà però pari alla metà delle settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo (art. 28
nel periodo di transizione, è prevista una mini-Aspi, applicabile ai giovani lavoratori, con parametri di accesso più favorevoli: sono infatti necessarie almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi
(L’Aspi andrà a regime dal 2017 e sarà finanziata con i contributi sociali con l’aumento dell’aliquota contributiva dell’1,4% a carico dei contratti a termine,  sino al 2017, la Cassa Integrazione Ordinaria , oggi a carico della contribuzione sociale, e la Cassa in deroga continueranno ad esistere  finché saranno esigibili i finanziamenti stanziati a livello europeo utilizzati dalle Regioni

a questo punto invece di tenere in piedi una giungla di ammortizzatori sociali molto meglio convogliare il tutto sul Reddito)
               
OSTACOLI : Reddito Minimo

1. Mondo imprenditoriale che considera il minimo reddito come  misura sovversiva poiché  è in grado di ridurre la ricattabilità dal bisogno e dalla dipendenza del lavoro, con la possibilità di mettere in crisi la subalternità del lavoro al capitale.

2. I sindacati che lo ritengono “ politicamente”  inaccettabile in quanto contraddice quell’etica del lavoro su cui parte dei sindacati stessi continua a basare la propria esistenza. Da sottolineare che i tavoli di negoziazione tra governo e sindacati non prendono affatto in considerazione la condizione di milioni di precari e precarie che quotidianamente producono ricchezza. Nel contempo la politica dell’accumulazione ha eliminato la differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale mescolando tempo di lavoro e tempo di vita che tendono a mischiarsi (vedi mie slide sulla frantumazione del  diritto al limite massimo di 8 ore  lavorative Regio Decreto L. n. 692/23 abolito dal  D.lgs. n. 66/03 e dall’ .accordo del 23 luglio 2007 CON I SINDACATI che prevede  di poter richiedere le sedici ore al giorno anche per i lavoratori full time, IN ATTUAZIONE ALLE DIRETTIVE 93/104/CE E 2000/34/CE)

3. copertura economica

DA ELIMINARE
a) l’indennità di disoccupazione che copre il 25% dei licenziati, la cassa integrazione – in particolare quella in deroga – crea sperequazione, clientelismo e riguarda solo una parte dei lavori. L’articolo 18 tutela (per modo di dire) solo il 60% della forza lavoro e sommando finte partite iva e parasubordinazioni la percentuale scende. E’ la concezione stessa dei diritti e delle tutele ad essere parziale e minoritaria, quindi perdente.

DA INTRODURRE
b) una tassa patrimoniale sui patrimoni superiori ai 500.000 euro e dalla tassazione delle rendite finanziarie si possono stimare incassi pari a 10,5 miliardi di Euro, il giusto ripristino della progressività delle imposte in un paese dove la forbice tra ricchi e poveri si va allargando a dismisura porterebbe a reperire ulteriori 1,2 miliardi.
c) razionalizzazione della spesa pubblica, solo nel campo della spesa militare (vedi i 15 miliardi per gli F35) e delle grandi opere del trasporto (vedi la Torino-Lione), potrebbe consentire un risparmio di quasi 6 miliardi.

DA SEPARARE
d) assistenza da previdenza, la somma che finanzia il reddito di base non deve derivare dai contributi sociali, ma piuttosto dal pagamento delle tasse dirette e indirette e dalle entrate fiscali generali dello Stato, relative ai diversi cespiti di reddito, qualunque sia la loro provenienza. Il reddito di base incorpora, sostituisce e universalizza gli attuali iniqui, parziali e distorsivi ammortizzatori sociali, non più da contabilizzare nel bilancio Inps ma all’interno del bilancio dello Stato (Legge Finanziaria nazionale e regionale). In tal modo, si riducono i contributi sociali (per la quota relativa agli ammortizzatori sociali), con l’effetto di far aumentare i salari e ridurre il costo del lavoro per le imprese. Oggi,  che  si tassano solo il lavoro dipendente (tanto), la proprietà delle macchine (poco) e il consumo (molto), si potrebbero tassare le transazioni finanziarie, i diritti di proprietà intellettuale i grandi patrimoni immobiliari che lucrano sugli spazi delle città,come anche l’uso delle forme contrattuali atipiche,introducendo l’Iva sull’intermediazione di lavoro effettuato dalle agenzie interinali. E poi ci sono le spese da sopprimere come gli aerei da guerra F35 che la Difesa sta acquistando per 15 miliardi di euro. (vendola parla solo di qust’ultimo)

DA COSTITUIRE
e) un bilancio autonomo di welfare. La legge quadro 328/2000 il D.L. 31 marzo 1998, n. 112), consentono localmente di costituire  un Osservatorio Regionale sul Welfare sotto insieme del bilancio generale (regionale, nazionale o europeo), che ha come compito il monitoraggio della spesa sociale e la sua efficacia
Tale operazione consente un processo di razionalizzazione, semplificazione e trasparenza, in grado di:

1. ridurre gli ambiti discrezionali di gestione del bilancio in materia di welfare, oggi suddivisi tra assessorati diversi (o centri di spesa) con bilanci separati, ognuno dei quali rappresenta un centro di potere;

2. ridurre le sovrapposizioni e le moltiplicazioni di spese e provvedimenti di protezione sociale, con un risparmio di bilancio, che si stima essere intorno al 5-7%;

3. snellire l’iter burocratico e centralizzare il processo di controllo e di monitoraggio, riducendo ulteriormente i costi della macchina statale.
REDDITO WELFARE LAVORO
La lotta per il reddito e per un nuovo welfare interviene direttamente dentro le condizioni di lavoro per incidere sulla di flessibilizzazione del fattore-lavoro, sul tempo di lavoro, sul livello di ricattabilità e subordinazione che fanno dipendere il lavoro dal capitale  ,oggi, più di ieri, la lotta per un nuovo welfare è strumento diretto di regolazione del mercato del lavoro e di miglioramento della condizione lavorativa

sabato 3 marzo 2012

A data da destinarsi!!!


Serve tempo per‘individuare le risorse da destinare a sostenere l’auspicata vera e profonda riforma degliammortizzatori sociali’ come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi. con un decreto relativo alla semplificazione fiscale, si mettono le mani sul lavoro interinale e sullo staff leasing in modo da “semplificare" il lavoro delle aziende che non dovranno più giustificare i motivi per cui ricorrono a queste forme di contratto, si evita loro così di dover rispondere in sede di contenzioso e magari di trovarsi obbligati ad assumere il lavoratore a tempo indeterminato senza più alcun problema a licenziarli!
Le intenzioni nascoste della Fornero, celate dalla mancanza di fondi, sono l’eliminazione totale di ogni forma di protezione sociale, con questo provvedimento saranno gi stessi lavoratori precari a doversi pagare i contributi assicurativi , necessari per la Cassa Integrazione, liberando le imprese da ogni spesa.
La Camussso e gli altri sindacati hanno accettato il rimando del confronto, in particolare vanno cebrate le parole della responsabile nazionale della CGIL che ha notato alcune positività in questa proposta, ci sarebbe da chiederle quali sono, certamente non per i lavoratori, ancora più spezzati ancora più condannati alla precarietà e alla povertà. Intere generazioni ingannate da quelle 47 forme di contatto atipico, spacciate come il miglior rimedio contro la disoccupazione approvato sia da sinistra che da destra che come bravi soldatini diligenti ci hanno portato al servizio dell’Europa tecnocratica in funzione di un impero orwelliano che esalta la falsa “libera concorrenza” . Il piano di salvataggio della nostra economia nella sua ’inaudita brutalità altro non cela che la dittatura delle banche che ha utilizzato la UE come strumento di occupazione e triturazione dei popoli partendo dalla distruzione dello stato sociale sottomesso e sacrificato dal delirio speculativo, mettendo a capo i loro più fidati luogotenenti
Mario Draghi vice-presidente di Goldman Sachs per l’Europa, tra il 2002 e il 1006
Mario Monti è un consigliere internazionale di Goldman Sachs
Queste sono le persone a cui è affidato il mercato del lavoro e lo sviluppo, la ricetta è pronta “tutti più preari e licenziabili” e nessuno si sentirà più precario, il Contratto d’Ingresso dell’Apprendistato siglato da tutti i finti-sindacati compresa la CGIL , accentuano questo carattere poiché nei primi tre anni viene normata la licenzi abilità con il riconoscimento di un indennizzo in caso di illegittimità.
I partiti di sinistra liberati di Berlusconi finalmente hanno mostrato , mi auguro che per tutti sia chiaro, il loro vero volto, esaltano Monti perché loro stessi rappresentano l’appoggio del capitalismo che dicono di combattere
Per difendersi più che mai bisogna scuotere i tanti addormentati creduloni che impigriti non vogliono vedere e sentire "Svegliati , poichè il tuo sonno danneggia la mia vita!"

martedì 1 novembre 2011

La conversione di Bonanni


La mia su Bonanni è una semplice battuta, sulla Camusso, e ciò che si porta dietro, l'ironia non è più adeguata, di Bonanni sappiamo tutti come sia schiavo e portatore di principi dettati dal capitale e la sua levata di scudi sui diritti negati per acquisire qualche consenso oscilla tra il ridicolo e il patetico, ma gli sciopericchi tardivi della CGIL sono insopportabili e offensivi. Intervengono quando i giochi sono fatti, per finta. Per esempio nessuno ha mobilitato a suo tempo i lavoratori sulla gravissima ’assenza del “diritto al lavoro” tra i diritti fondamentali dell’Unione Europea, una dimenticanza, fu detto , nemmeno tanto significativa. Nessuno dei nostri grandi sindacalisti ed esponenti democratici di questi partiti filo-USA di sinistra ha sprecato una sola parola sulla negazione del lavoro come diritto. Nessuno ha fatto mente locale che la ‘decostituzionalizzazione’del diritto al lavoro finisce per mettere in discussione anche altri diritti sociali: dalla sicurezza nei luoghi di lavoro, alle tutele sociali, alle libertà individuali e collettive dei lavoratori.
D'altronde abbiamo sotto gli occhi di tutti come i morti sul lavoro siano scivolati a livello di cronaca nera, un'altra "dimenticanza", tutto perfettamente in linea con la nuova declinazione sul diritto di stampo filo-americano ,non più pensato come obbligo costituzionale del legislatore di attuare programmi che mirino al pieno impiego o almeno alla "sicurezza" sul posto di lavoro, diritti ritenuti deboli, al contrario le nozioni forti imposte dall’UE sono Formazione, Informazione, Orientamento, facendo svanire implicitamente il concetto di sicurezza sul posto del lavoro e facendo prevalere la ricerca del lavoro e del reddito.
Il mondo nuovo, che si è già prefigurato, stabilizza la precarietà non più intesa come debolezza , ma come forza produttiva il lavoro è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta , mentre l’equiparazione precarietà-schiavitù viene considerata come pura demagogia pericolosa. I giovani non possono pensare ad un lavoro a tempo indeterminato, definizione di stampo sessantottino, quindi anacronistica e residuo della concezione dello stato perfetto di Leniniana memoria, ma devono prepararsi, a proprie spese, per potersi formare e diventare competitivi nel mercato del lavoro.
Inoltre,affermano gli ideologi della modernità, quando fu scritta la Costituzione c’erano condizioni storiche e politiche diverse poiché lo Stato garantiva la tutela di un diritto per tutti, non è un caso che viene citato nel primo articolo, ma essendo mutate le condizioni, nel senso che non ci sono più soldi, il diritto decade. E il cerchio si chiude, e il nuovo programma politico raffigurato dal binomio giovanil-rottamatore Renzi-Marchionne , deve affrontare il tema dei licenziamenti senza tabù.
Chi vuole opporrsi a questa “ tendenza" viene accusato di demagogia, ma ci sono dati di fatto inconfutabili , data la situazione attuale, per avere un posto di lavoro bisogna sottomettersi senza condizioni agli interessi del datore di lavoro, che come in una piramide di stampo feudale, giura fedeltà ai suoi superiori fino ad arrivare al sovrano di turno, che elargisce appalti e lavori solo ai propri fedelissimi, andando oltre anche i vari concorsi pubblici, tanto fa testo solo la “professionalità acclarata”, i beneficiati manifesteranno il proprio riconoscimento in vari modi , principalmente durante le campagne elettorali E’ un sistema condiviso in tutti i settori il più forte che diventa benefattore il pater familias dalla faccia smielata , la stessa di coloro che organizzano guerre in difesa dei diritti umani , distruggendo la sovranità dei popoli, così come, nella società dell’incertezza, il diritto al lavoro è diventato un diritto minore smantellando la rivendicazione della parità e della libertà formale che si è trasformata in disuguaglianza e discriminazione, dove prevale solo il potere sociale del datore di lavoro disequilibrando le parti ,già in fase di contrattazione individuale.
Siamo ritornati ad una situazione antecedente la legge 1363 del 1960 con la scusante del nuovo mondo e dell’ innovazione tecnologica formule funzionali a coprire l’incredibile quantità di contratti atipici e di lavoratori fatturisti o coordinati , che si suole definire “lavoratori autonomi“, ma altro non sono che lavoratori subordinati, che sarebbero dovuti essere protetti e tutelati dalle denunce dei sindacati, prima di precipitare nella zona d’ombra della perdita dei diritti fondamentali.
I lavoratori sanno da sempre che il contratto a tempo determinato è un contratto di licenziamento che contiene in se la frode e l’obbligo ad autocensurarsi, un’ingiustizia sociale e morale che la legge n.230 (1962) arginò, ma che il riconoscimento giuridico della precarietà e dei contratti atipici, con la scusa della maggior tutela della competitività delle imprese, ha ripristinato, riportandoci indietro di decenni.

lunedì 11 luglio 2011

Lotta per la sopravvivenza: OM Modugno-Bari


Continua la strage dovuta alla crisi dell’economia mondiale, a Bari in pochi minuti si è decisa la sorte di 320 persone , sono i dipendenti dell’OM elevatori (gruppo Kion) a cui si devono aggiungere i posti di lavoro dell’indotto per cui i numeri salgono a 500 o poco più , questo dopo 36 mesi di cassa integrazione e alternanze di promesse di risanamento e recupero occupazionale.

La storia di questo stabilimento, che è un pezzo della storia economica di Bari, risale a moltissimi anni fa, 1969,e alla volontà dell’allora Ministro Moro di aprire un nodo economico in questa città con l’istallazione della fabbrica Fiat –Iveco .Un’operazione che ha dato slancio alle opportunità occupazionali della zona la cui gestione dal 1971 e fino al 1993 si contraddistinse per eccellenza e per bilanci puntualmente in attivo


Nel 1993 la Fiat-Iveco per ragioni strategiche di alleggerimento cedette il 50% delle azioni alla Linde Agv. che aveva l’obiettivo di sottrarre la progettazioni di carrelli con alimentazione elettronica,cosa che avvenne nel 1994 con l’acquisto del 100% del pacchetto azionario divenendo proprietaria unica della OM Carrelli Elevatori Modugno. La Linde Material Handling GmbH, è società di diritto tedesco controllata al 100% da Kion Group, a sua volta controllato da Kion Holding 2 GmbH, controllato da Kion Holding 1 GmbH. Quest’ultimo fa capo ad un fondo di investimento, Kohlberg Kravis Roberts & Co LP (KKR) e a Goldman Sachs Group (GS).

Con questo passaggio di proprietà si darà il via al trasferimento di mano d’opera ,che veniva importata dalla Cina (Shanghai) e dalla Germania (Schaffenburg) - sempre di proprietà tedesca della Linde - fino a raggiungere quasi la completa importazione nel 2004 e una riduzione di circa un centinaio di unità.

Nel 1998 la Linde accetta l'importazione della componentistica del diretto concorrente Giapponese Komatsu, che voleva acquisire lo stabilimento OM di Modugno , per l'assemblaggio di circa 1800 unità di carrelli annuali che sarebbero stati venduti nel mercato Europeo,ma , nel 2008, la Linde decide di non continuare ad essere la sponda del mercato Komatsu in Europa e le 1800 unità di carrelli elevatori vengono così meno con una riduzione ulteriore di circa 12 unità. Nel frattempo il gruppo Linde Agv si divide e la parte dei carrelli elevatori passa al gruppo KION (cioè Linde Material Handling, STILL, and OM Carrelli Elevatori S.p.A).


(Il Gruppo, ha stabilimenti in Europa e Cina, impiega oltre 22.000 dipendenti con un fatturato più di 4.3 miliardi di Euro nel 2007.. Con sede centrale a Lainate (MI), 7 filiali e 2 stabilimenti in Italia, 3 consociate in Europa ed 1 in Cina, OM impiega 1.276 dipendenti e dispone di un network qualificato composto da 2.800 tecnici specializzati e 1.350 venditori. Le consociate sono la Linde, che opera prevalentemente in CinaLa Still brasile n.2,OM n.iItaliaBaoti Top 10 domestic brand in China,FENWICK • No. 1 in France,Voltas No. 2 in India).


Intanto sopraggiunge la crisi le aziende tutte drammatizzano il quadro chiedendo la cassa integrazione per un numero di lavoratori che cresce di giorno in giorno. il capitalismo stesso, nel suo anonimo ed impersonale meccanismo autoriproduttivo ,impone scelte ingiuste e feroci sottomettendo i dipendenti, che ormai vivono fatalisticamente la percezione quotidiana e generalizzata del fatto di essere in preda a meccanismi che non possono in alcun modo essere modificati , rendendoli più facilmente ricattabili.

L’onda dell’ emergenza globale si abbatte come una mannaia improvvisa anche sulla fabbrica barese il 5 luglio scorso, quando il management del gruppo OM (gruppo Kion),Ettore Zoboli (responsabile vendite e servizi di Om Italia), annuncia la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di 320 lavoratori , nonostante le promesse del piano di rilancio annunciato il 14 aprile dal ministero del lavoro, mettendo in luce , se mai ce ne fosse stato bisogno, tutta l’arroganza dei poteri economici e dei loro servi ,ben pagati.

La giustificazione addotta si innerva nella crisi strutturale e di produzione che già da dieci anni non rende più competitiva l’azienda pugliese «La crescita lenta nella produzione di Modugno ha ostacolato seriamente ogni tentativo di riorganizzare l’impianto che non ha mai superato di recente gli 8.340 carrelli del 2008. Il sito non ha, quindi, mai raggiunto la capacità produttiva teorica di 15.700 unità. Livelli così bassi rendono lo stabilimento non competitivo e non più economicamente sostenibile a causa dell’incidenza elevata dei costi fissi. Dal 2008 al 2010 lo stabilimento ha infatti accumulato 23 milioni di euro di perdite».

Si evince dalle dichiarazioni ufficiali e non, che le cause economiche e strutturali sono da addebitare principalmente ai dipendenti che non hanno saputo lavorare di più e valorizzare il capitale , inoltre l’assetto interno all’azienda è stato indebolito fatalmente dall’inadempienza organizzativa della Direzione di Stabilimento , che non ha provveduto a un corretto rinnovamento delle maestranze, gli anziani, infatti, venivano mandati in pensione senza che i nuovi potessero affiancarli per recepirne l'esperienza trentennale. Da qui la necessità di razionalizzare concentrando altrove i rami di produzione ,per cui la inevitabile decisione , scongiurata dalla stessa direzione pochi mesi fa ma intuibile dal mancato rinnovo contrattuale del Direttore a giugno, di trasferire il ramo d’azienda ad Amburgo

Contro queste dichiarazioni si levano all’unisono le voci dei dipendenti che rigettano le accuse di scarse qualità professionali , che non trova alcun fondamento dal momento che questa è una delle pochissime aziende dove si progetta e si produce, inoltre l’improduzione ,più che altro, va inquadrata nel fenomeno più vasto del generale blocco economico che ha generato questa paurosa crisi. Piuttosto,affermano , a indebolire l’azienda è stata la strategia di esternalizzazione di molti dei lavori che, invece, avrebbero potuto svolgersi all’interno dell’impianto alle porte di Bari

Risposte ancora non sono state date , rimane solo un cinico atto unilaterale con cui si decide del destino di centinaia di persone e si brucia un pezzo dell’economia barese , come fu per l’Adelchi di Tricase , in provincia di Lecce, o per la Franzoni di Trani e altre tante fabbriche pugliesi e italiane chiuse per interessi di mercato e beffate dalle istituzioni e dai sindacati che, a parole, si sono mostrati solidali con gli operai, ma nei fatti hanno patteggiato con i responsabili delle aziende e contemporaneamente diviso i lavoratori , indebolendoli con la cassa integrazione e poi isolandoli nella quotidiana lotta alla sopravvivenza.

La strategia è sempre la stessa per le grandi fabbriche come per quelle più piccole e la KION carrelli elevatori di Modugno –Bari non fa eccezione, d’altronde è un anello inessenziale nella catena di trasmissione degli interessi del gruppo Kion anch’esso ingranaggio di un sistema più vasto che riconduce tutto ai fondi d’investimento a cui fa capo dei Kohlberg Kravis Roberts & Co LP (KKR) e a Goldman Sachs Group (GS)

Nel frattempo a Bari già si sono aperte le danze politico – istituzionali con le dichiarazioni di solidarietà, che come sempre quando gli eventi ottengono rilevanza mediatica non mancano . La Provincia, la Regione, i sindacati , partiti , tutti dicono le stesse frasi vacue e inconsistenti, parlano di repressione, di norme che penalizzano i lavoratori , della mancanza i garanzie, della precarietà del lavoro, come se non fosse noto a tutti che questo stato di cose è il prodotto di anni di politica volta a tagliare qualunque voce di spesa per incrementare il guadagno, puntualmente seguirà la sceneggiata del tavolo di concertazione e, finita l’onda mediatica, tutti a casa, ovviamente per primi a casa andranno i lavoratori.

La politica di facciata è un crudele inganno inutile girare attorno alle questioni, truffando le persone con ipocrite ed eleganti perifrasi, la Om carrelli elevatori non è altro che un delle tante espressioni del capitalismo che se ne infischia del diritto civile e riconosce solo la legge del mercato , un potere economico che stabilisce le regole della politica che nella scala dei poteri è quello più basso insieme con i sindacati che replicano al’infinito lo stesso duplice copione, firmare accordi capestro che schiavizzano i lavoratori dipendenti o evitare di prendere alcuna decisione , e ,nella fattispecie, sarebbe interessante avere un quadro complessivo delle intermediazioni sindacali quando già si profilavano i primi segnali negativi nel 2004 4 poi nel 2008

Ma c’è un altro inganno che si sta preannunciando in cui sguazzeranno i demagoghi della politica ed è il possibile intreccio “occupazionale” tra la questione OM e la Getrag che proprio a Bari sta avviando un processo per concentrare alcune produzioni dell’automotive "Sarà un cambio - dice Buchelmaier con un po' di ritrosia" - a sei marce per motori con 4-6 cilindri sia diesel sia benzina. L'implementazione di questo progetto sara` della Getrag Spa, assistita dal nostro centro di innovazione tedesco". La produzione verra` realizzata in Puglia: si potra` arrivare, comprese le trasmissioni gia` esistenti, a raggiungere i 600mila pezzi l'anno. Secondo le prime ipotesi i nuovi investimenti Getrag a Bari potranno arrivare fino a 80 milioni di euro e l'occupazione potra` crescere di un centinaio di persone”. Non si informano le persone che lo stabilimento barese Getrag sta attraversando un periodo di crisi e che circa 400 dei 723 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria e che nel caso di rilancio l’industria tedesca potrà assorbire parte dei suoi dipendenti, e credo a questo punto che i licenziati dei carrelli levatori non abbiano alcuna speranza, a meno che non si apra una feroce lotta per la sopravvivenza.

Adele Dentice

giovedì 30 giugno 2011

Democrazia partecipata , ovvero la dittatura degli eletti

Si sa ancora poco dell’accordo del 29 giugno 2011 da quello che è dato capire si è ratificato l’indebolimento, se non l’eliminazione dei due strumenti fondamentali a disposizione dei lavoratori : il conflitto e la democrazia.

Ha fatto scuola il sistema Marchionne della “tregua” che a ridosso di una manovra finanziaria che penalizzerà ulteriormente i lavoratori, precari e le classi più deboli , blocca” qualunque forma di opposizione .

le ragioni sono tutte politiche e ancora una volta riconducibili alla logica del subalternità alle esigenze del sistema delle imprese a danno dei diritti sociali e delle politiche di solidarietà, d’altronde nell’ultimo documento della CGIL il ridimensionamento del welfare pubblico è stato ritenuto inevitabile a fronte della riduzione del Pil.

La CGIL, quindi, ha preferito negoziare diritti certi per salvaguardare il patto di stabilità europeo mentre i costi della manovra si concretizzeranno in ulteriori tagli ai servizi pubblici, nuovi attacchi alle pensioni, ulteriore congelamento sine die dei contratti pubblici, blocco totale del turn over - con buona pace dei precari del pubblico impiego - manovra sulle tasse e sull'IVA tale da far pagare di più ai ceti popolari e al lavoro dipendente, di aumento dei contributi previdenziali per i precari, di attacco ai migranti,e sostanzialmente i ricchi, che hanno un reddito medio 11 volte superiore ai poveri. (55.000 euro contro 5.000) , continueranno a non essere toccati ,al massimo la “stangatella “ colpirà i proprietari dei Suv.

Si sgretola definitivamente anche quel residuo di democrazia attraverso il meccanismo delle certificazioni, cioè non saranno più previste consultazioni di base mediante le quali i lavoratori sono chiamati ad esprimersi sugli accordi nazionali e sul contratto collettivo, ma è stato elaborato un sistema misto tra iscritti , quindi il via al mercato delle iscrizioni, ed RSU, che lì dove sono presenti saranno le uniche a votare . In pratica il contratto di lavoro nazionale, viene siglato dai firmatari, bloccando il diritto di voto dei lavoratori e qualunque agibilità sindacale delle organizzazioni in disaccordo. In questo sistema la derogabilità al contratto collettivo, sistema Fiat, secondo cui ogni impresa potrà definire a suo piacere i contratti ad personam, decreterà la fine del sistema universale di diritti e tutele, unica e forte premessa per ricomporre la frammentarietà del lavoro e nel lavoro.

sabato 4 giugno 2011

Viaggio in Italia: il Paese dei Poveri


Secondo il “Rapporto annuale sulla situazione del Paese 2010” Istat l'Italia è il fanalino di coda dell'Europa e il Meridione con in testa Campania Sicilia e Puglia, sono il fanalino del fanalino.
I parametri adottati sono tre: persone a rischio povertà dopo i trasferimenti sociale, persone in situazione di grave deprivazione materiale, in cui la Puglia primeggia registrando il 10,7% a fronte di una media nazionale del 7%, infine ci sono le persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa.

Se analizziamo la questione lavoro si rileva subito il dato positivo di 532mila in meno di disoccupati, positività che non trova corrispondenza nel sud Italia dove risiede oltre la meta degli italiani in cerca di lavoro, la cosa non migliora con la scuola dove ancora rimane altissima la percentuale di giovani che abbandonano la scuola con la Sicilia al 26% e la Campania e la Puglia a seguire con il 23 %, contro la media del 12 % del centro -Nord. Siamo dunque ben lontani dalla strategia Europa che prevedeva entro il 2020 il 40% di laureati quarantenni dal momento che ci attestiamo a uno scarso 19%

Questi dati parlano chiaro e ci delineano un paese sbilanciato non solo in termini di povertà reale ma anche in relazione ai meccanismi di solidarietà, come emerge sempre nel rapporto Istat, in merito agli aiuti erogati nel nord-est dove le famiglie sostenute nel 2009 sono state il 32, 2 per cento, mentre al sud la percentuale si abbassa al 26,1. Questo nonostante in regioni come Puglia, Calabria e Basilicata i bisogni di assistenza siano ben superiori a quelli del settentrione.

E' il paese dei poveri e della disuguaglianza , che nasce dalla rottura del funzionamento di solidarietà esponendo sempre i più deboli, lavoratori e piccoli imprenditori, vecchi e giovani; un processo innescato dall' indebolimento e dalla riduzione della sovranità dello Stato che ha perso la sua azione regolativa e, nella fase di crisi, ha tutelato le istituzioni di mercato sovrastimandone la capacità adattiva ,mentre sono stati sotto valutati i problemi veri, quelli che interessano la vita concreta delle persone.

Come i trattamenti previdenziali, per esempio, che, in attesa che si passi alla totale privatizzazione dello stato sociale, sono stati falcidiati. Le pensioni che , ormai prive di potere d'acquisto in quanto non vengono più rivalutate in relazione alle dinamiche delle retribuzioni e dell'aumento dei prezzi, sono state rese "complementari" alla rendita attraverso i fondi pensione, di cui solo il 23% di potenziali aderenti vi ha fatto ricorso e bisognerebbe interrogarsi sulle reali motivazioni , non necessariamente legate all' ignoranza , forse non tutti i lavoratori sono disposti ad assicurarsi la vecchiaia giocando in borsa parte della busta paga.

Inoltre il sistema della privatizzazione e dell'eliminazione dello stato del Welfare (improduttivo secondo i criteri dell'economia dominante) oltre ad aver distrutto interi settori produttivi e creato disoccupazione non hanno nemmeno apportato benefici rilevanti alle casse dello Stato. Gli unici effetti significativi sono i costi dei servizi, invariati nel migliore dei casi, a fronte di un reale calo della la qualità e dell'efficienza, perdendo di conseguenza il valore sociale che rappresentavano.

E infine, la precarietà, che ormai ha assunto l'aspetto della normalità, piuttosto che della straordinarietà a cui si accompagnano gli spot preelettorali , tipo assunzione di precari della scuola non registrati nel testo unico, o il via libera al Testo Unico dell'Apprendistato, e relativo abbassamento dell'obbligo scolastico di un anno, (i ragazzi potranno assolverlo con un anno di formazione lavorativa!!!) con migliaia di giovani lavoratori a basso costo immessi nel mercato. Lesione del diritto allo studio, sfruttamento del lavoro minorile e firma dei sindacati CGIL CISL UIL, che lo scorso ottobre hanno siglato il Patto sull’Apprendistato, con cui già si concedeva al padronato di fatto il Contratto di Primo Impiego flessibile e determinato.

E già determinato nonostante le assicurazioni contrarie infatti l’apprendistato potrà durare 3 anni per i giovanissimi quindicenni e fino a sei anni per chi ha tra i 17 e i 29 anni con una formula che viene spacciata come un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma in realtà alla fine di questo periodo si potrà essere licenziati senza troppe giustificazioni.

In questo paese che scivola verso la totale perdita dei diritti sociali "vecchi e giovani" devono convivere ormai stabilmente con uno stato di disagio esistenziale ed economico che porta al degrado morale, alla desolazione sociale e distrugge qualsiasi stimolo al cambiamento. In assenza di dissenso, nonostante la crisi, il sistema continua a sopravvivere perche le opposizioni sono assai marginali e per lo più legate a vecchi parametri ideologici novecenteschi, assolutamente inadeguati a leggere e analizzare le contraddizioni interne alla globalizzazione e alla liberal democrazia. Inoltre l'alternanza destra-sinistra in perfetta continuità e condivisione di fondo delle impostazioni politico-economiche ha atomizzato la società diffondendo ed esasperando la conflittualità tra gli individui, vediamo la frammentazione nel mondo del lavoro o le leggi a tutela di diritti individuali, e lo stesso dissenso diventa strumento di controllo delle masse oramai definitivamente narcotizzate.

La nostra realtà che si definisce democratica e liberale, ma non libera, ci ha riportato alla barbarie capitalistica con classi sociali elitarie senza nessuna possibilità di redistribuzione del reddito, ma in nome del progresso ha abrogato i diritti sociali e procede ciecamente verso lo sfruttamento indiscriminato delle risorse materiali e il livellamento culturale verso il basso, che imprigiona ogni volontà a poter attualizzare, in piena libertà e concretamente, le proprie scelte.

Adele Dentice

giovedì 31 marzo 2011

SEMPRE PIU' SOLI


COMMISSIONE TRILATERALEQuando esso perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati. La concertazione produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”… Commissione trilaterale USA, Europa Giappone 1975.
Lo svuotamento del contratto di lavoro non è responsabilità assoluta delle legge dello Stato quanto, piuttosto, della pratica quotidiana che ha fatto diventare la prestazione lavorativa come un fatto individuale tra l’impresa e il lavoratore rendendo inutile il sindacato . Il Collegato lavoro, ha finalmente realizzato la tendenza a costituire rapporti di lavoro sempre più individualizzati, nei quali il lavoratore, sempre più solo e in condizioni di debolezza, sarà costretto a concordare le proprie condizioni contrattuali con il datore di lavoro o con l'agenzia interinale, senza le tutele garantite dai contratti collettivi nazionali
Ci hanno resi schiavi facendoci credere che la piena occupazione o lo stato sociale non fosse un diritto del cittadino e un obbligo dello stato, ci hanno convinto che ci curiamo troppo, andiamo a scuola in troppi, lavoriamo troppo poco, godiamo di privilegi come la pensione di anzianità che non meritiamo e di cui ne usufruiamo in età giovanile (65 anni), che la maggior efficienza si ha con la privatizzazione e siamo indotti a credere che la truffa dei diritti sindacali negati , la chiusura delle fabbriche i licenziamenti siano il prodotto degli eccessi spenderecci della gente, cosi come lo stato di crisi sia determinato essenzialmente dagli immigrati che ci tolgono l lavoro o dagli operai improduttivi. Su questi errori di pensiero si è rinforzato il modello di accumulazione capitalista illimitata, che ordina e pianifica diritti e le gerarchie dei vari paesi . Viene taciuto che la crisi è stata indotta dalle banche e che gli armamenti ingoiano gran parte delle nostre finanze che potrebbero essere utilizzati per maggiore occupazione , non siamo informati perchè il capitalismo allo stato attuale non può che reggersi sulla supremazia militare e sulla rapina delle fonti energetiche utilizzando anche lo stato di guerra permanente . Tra l’altro l’opinione pubblica per poter accettare supinamente tutti i crimini più brutali è stata abbondantemente lobotomizzata attraverso meccanismi di disinformazione offrendo la cultura voyeristica o i finti talk show dove il chiacchiericcio di prezzolati finti intellettuali manipolano i nostri pensieri e il nostro vivere sociale a partire dall’instabilità lavorativa ,per finire alla perdita dei diritti essenziali, di cui siamo stati saccheggiati senza che ci fossero state reazioni significative se non qualche effimera passeggiata capeggiata da soliti pacifinti politici sindacalisti guerrafondai , che oggi inneggiano all’esportazione della democrazia con le bombe all’uranio impoverito , gli stessi di ieri, che si bardavano con le bandiere iridate della pace , oggi simbolo di ipocrita borghesia illuminata di sinistra serva sciocca del capitalismo
Sono gli effetti della globalizzazione e del dominio della cultura del profitto che mai come in questo millennio incrocia i destini dei popoli e se questi popoli hanno la disgrazia di vivere in terre ricche di petrolio non si ha scrupolo di aggredirli con la scusa degli aiuti umanitari e del dovere “morale” di esportare democrazia per liberarli da dittatori crudeli e sanguinari , così viene offerto generosamente il proprio aiuto alle rivoluzioni colorate,quelle subordinate agli Stati Uniti coadiuvate dalle disinformazioni di massa e dai movimenti pacifinti e da tutte quelle buone e brave associazioni impegnate nel businness della cooperazione internazionale
Ci hanno condannato, chi a vivere nella guerra permanente, chi nell’ignoranza permanente, chi nella fame permanente e, per riprendersi la propria dignità, propri diritti bisogna iniziare daccapo radicalmente per non soccombere

adele dentice

mercoledì 22 settembre 2010

La spirale della povertà



L'ultimo rapporto Istat sulla diffusione della povertà in Italia dimostra che c'è un peggioramento delle condizioni di vita di moltissime famiglie italiane, prevalentemente residenti nel Mezzogiorno.

Per l'Istat sono povere quelle famiglie che si collocano al di sotto di una linea di povertà quantificata in termini di consumi medi pro-capite. Nel 2009 la linea di povertà relativa è risultata pari a 983 euro,17 euro in meno rispetto a quella del 2008. Nel 2009 le famiglie in condizioni di povertà relativa risultano essere 2 milioni 657 mila, pari al 10,8% delle famiglie italiane. Si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell'intera popolazione.

La maggior parte sono giovani individui inoccupati o con impieghi precari, o assunti in nero. In questo caso non si tratta di bamboccioni perchè sono individui alla ricerca del lavoro e sui quali si scaricano 2 contraddizioni di questo modello di sviluppo. La prima, alla quale il governo ha saputo rispondere con la social card, consiste nella trasmissione ereditaria della povertà. Nel contesto italiano chi nasce povero, non solo è destinato a rimanere tale,ma è destinato ad impoverirsi ulteriormente. Ciò accade perchè i posti di lavoro disponibili si sono drammaticamente ridotti e sono diventati nella gran parte dei casi precari, e poi perchè la caduta dei salari reali ha ridotto i risparmi e la possibilità di effettuare trasferimenti di reddito.

Il Mezzogiorno è sempre più un'area di desertificazione industriale, popolata da imprese di piccole dimensioni, con alta incidenza di economia irregolare. Così è ovvio che la domanda di lavoro sia bassa, riguardi essenzialmente individui poco scolarizzati, e i salari siano bassi e decrescenti.

Si è in presenza di un modello di sviluppo e di una politica economica dalla quale non c'è da attendersi una riduzione della povertà in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno. Un obiettivo questo che dovrebbe essere ritenuto prioritario e che potrebbe essere raggiunto evitando misure assistenziali di breve periodo, e abbandonando l'idea che la crescita economica si possa conseguire con politiche di austerità e di riduzione dell'intervento pubblico in economia.

Davide Falsanisi

lunedì 13 settembre 2010

La scuola del collaborazionismo



Con le politiche del saccheggio i nostri vari governi, quelli , per intenderci, che hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro per soccorrere le banche e gli imperi finanziari a danno dei lavoratori, in perfetta continuità, si sono proposti come i "salvatori" del sistema politico ed economico proponendo un'immagine positiva e propositiva della Scuola. In realtà, si metteva scientemente in pratica il massacro della scuola laica e statale con l'espulsione in massa del precariato, l'attacco indiscriminato al Publico Impiego, la pressione intollerabile del fisco, la proliferazione dei contratti a progetto.

Viene in questo scenario, una naturale rabbia e la voglia di rivendicare NON SOLO IL LAVORO MA IL DIRITTO ALLA VITA, che sia degna di questo nome, anche se credo che siamo, attualmente, ad un punto di possibile non ritorno, per la scuola pubblica,quella che strumento di emancipazione, ha permesso a molti di realizzare il proprio progetto di vita. Oggi, inermi, assistiamo al suo smontaggio pezzo per pezzo, alla sua balcanizzazione, ... per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Per rovesciare la tendenza al suo progressivo degrado e alla sua mercificazione, sarebbe bastato imporre i dettami della Costituzione sull'obbligo di riconquistare risorse e condizioni di studio e lavoro, di quantità e qualità adeguate allo sviluppo sociale e civile della popolazione. Si sarebbero dovute bloccare le finzioni del governo e quegli strumenti inventati per creare le illusioni delle finte risoluzioni del problemi economici riconquistando spazi di rappresentatività. Invece il mondo della scuola e il diritto allo studio è stato considerato residuale una spesa inutile a carico dell’amministrazione centrale filoliberista , che si andava sempre più consolidando con la tacita complicità della falsa opposizione filo-USA.

Così, senza accorgercene, siamo giunti alla pseudo-riforma Gelmini e all’assemblamento di norme che nella loro legalità inducono a delinquere; come lo scandalo dei lavoratori precari illegalmente licenziati se consideriamo lo Stato di Diritto, infatti fare retrocedere dei cittadini-lavoratori dalla priorità acquisita fino alla privazione, cancellare i diritti acquisiti significa negare il DIRITTO-DOVERE sancito dalla Costituzione, e amministrare in queste condizioni con lo Stato che contraddice se stesso significa compiere un crimine. Forse una forza sindacale, degna di questo nome e difensiva dei lavoratori, avrebbe arginato questa deriva, ma in questi anni sembra che nessuno si sia accorto di come i sindacati si siano piegati agli interessi della Confindustria, di come ora la RSU si sia s trasformata in un mezzo aggiuntivo del collaborazionismo alla dirigenza. Un sistema introdotto dall’autonomia scolastica, grazie alla quale uno stuolo di presidi si è trasformato in dirigenti scolastici, che, come tirannelli locali, praticando una sorta di investitura, si scelgono tra i docenti più fedeli i propri collaboratori, non più funzione intermedia facilitatrice tra i vertici e la base, ma mezzi di controllo feroce sui lavoratori. Per anni il mondo della scuola si è affidato ai sindacati il cui lento esaurimento del potere di contrattazione ha fatto si che i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil guardano oggi alle elezioni Rsu e ai comparti solo in funzione dei permessi sindacali, delle tessere e del loro potere di sigla, nel più totale disprezzo dei diritti dei lavoratori. E non è finita, la meritocrazia, la valutazione legata alla carriera trasformerà gli operatori scolastici in ulteriori collaborazionisti pronti a tradire a mettere la propria dignità sotto i piedi, per cercare il consenso di chi ritiene suo diritto esercitare il potere sulla vita dei propri subalterni.

Eppure tutto questo in uno Stato di Diritto, è illegale.

Adele Dentice

giovedì 26 agosto 2010

I diritti perfetti


Basta con i lussi eccesivi e con “diritti talmente perfetti” da essere un ostacolo per la produzione capitalista spingendo verso la delocalizzazione delle aziende. Così Tremonti ci offre l’ennesima sua ricetta iniziando con l’eliminazione del diritto più fastidioso e non coincidente con la logica del profitto e del mercato, “la sicurezza sul posto del lavoro”. D’altronde investire parte degli utili su corsi di formazione per dipendenti o nel mantenere standard di sicurezza sugli impianti sono tutti costi a perdere, per essere in regola un’azienda deve più o meno spendere per ogni dipendente, tra corsi di formazione, attrezzature tipo scarpe, caschetto mascherine oltre 1000 euro a persona!

Un “lussuoso spreco” denunciato dal Ministro, mentre in Puglia e Campania morivano altri lavoratori, ma lo scandalo delle morti bianche ormai sembra non fare più presa sull’opinione pubblica, così come la perdita progressiva dei diritti fondamentali legati alla vita e alla salute. Ci vengono offerte notizie che ci infondono ottimismo, la fine della crisi o i dati dell’Inail che pronunciano una lieve flessione sulle disgrazie nei posti di lavoro rispetto all’anno precedente . Ma le cifre del primo semestre di 642 morti , 642634 infortuni , 16065 invalidi, che comunque non ci negano il primato europeo di disgrazie , nascondono un altro dato forse più significativo e meno “ottimista” , cioè che le ore di lavoro tra licenziamenti, cassaintegrazione e mobilità sono notevolmente diminuite, di conseguenza,viene da pensare, anche gli incidenti.

Come ci viene anche da pensare che il rispetto della l. 626 sia un optional e che la cultura della sicurezza non fa parte de nostro vivere quotidiano ce lo attesta l’ indagine dell’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering che mostra come la maggior parte delle vittime hanno un’età che si aggira tra i 40 e i 49 anni (22,6%), cioè una popolazione adulta e con una professionalità consolidata, indicatori che ci spingono a pensare che troppe certezze, specialmente in agricoltura e nell’edilizia, spingono a trascurare le misure basilari di sicurezza. In questo quadro fatto di superficialità e ignoranza, inteso come non conoscenza della normativa, la Puglia si attesta al terzo posto nella classifica nazionale, e il maggior numero di incidenti avviene nel comparto dell’agricoltura quasi a convalidare il tipo di approccio dell’imprenditore al concetto di sicurezza, non considerata un’assicurazione sul patrimonio familiare ma interpretata solo come un inutile esborso di denaro.

Produrre, essere nel mercato dilaniando il territorio calpestando i diritti fondamentali dell’uomo e anni di lotte e di sacrifici , pur di essere competitivi. I lussi vanno abbattuti e un input di avanzata ed efficiente gestione delle imprese può essere importato dal sistema adottato nelle campagne della Daunia, in provincia di Foggia, dove le nuove leggi rendono ancora più ricattabili e meno tutelata la salute e la vita dei lavoratori , i nuovi schiavi gli extracomunitari che vivono condizioni drammatiche di vita. Questo è un esempio del capitalismo avanzato, di una nuova, moderna , efficiente forma di contratto di lavoro, andare avanti tornando indietro incrementare la guerra tra i poveri, creare condizioni lavorative sempre più precarie, sempre più ai limiti del’igiene, della sicurezza, della vita.

Adele Dentice

venerdì 9 luglio 2010

Non solo scuola!



Divisi e scoraggiati, presidi-manager sempre più autoritari e la frustrazione dei docenti di ruolo che per rivalsa snobbano i precari, che guardano dal’alto in basso i bidelli e cosi via, intanto la rabbia si disperde e in questa cornice i famosi blocchi degli scrutini si sono rilevati un fallimento. In realtà la categoria dei docenti, per quanto numerosa si è dimostrata incapace di proporre azioni di protesta concrete. Si è lasciata guidare da logiche sindacali isolazioniste incapaci di operare una critica radicale sul sistema che ha prodotto la riforma, l’intera categoria è stata condotta al Macello, slegata dagli altri lavoratori e smembrata all’interno con la scusa della crisi del capitale. Ogni qual volta si è determinato un barlume di autorganizzazione pronti i sindacati e i partiti hanno fagocitato la lotta che si è ridotta a blandi scioperi in difesa della Costituzione, senza mai però turbare l’ordine e la pace, oppure in sterili occupazioni studentesche e in variopinte passeggiate con fischietti e bandiere; tutte iniziative che non hanno lontanamente sfiorato l’ipotesi di un minimo cambiamento delle condizioni di vita dei lavoratori, l’unico risultato concretoconseguito è stato quello di far sfogare la rabbia e ogni anelito di ribellione.

La riforma è passata incolume anche per via del distacco dell’opinione pubblica dalle questioni legate alla scuola per via dell’indebolimento della funzione docente sempre meno in grado di promuovere sviluppo , ma non per scadimento della qualità professionale, quanto per l’eccessiva precarizzazione, per i turn over frequenti, per i tagli alle risorse.

Ci aspetta l’ennesimo ritorno a scuola ognuno chiuso nel suo guscio senza guardare chi sta peggio, eppure basterebbe pensare per un attimo che siamo tanti e se invece di difendere la nostra umiliante condizione assecondando il meccanismo clientelare imperante per essere classificati come “buoni” e affidabili , alzassimo la testa e iniziassimo a difendere chi sta peggio di Noi, se mettessimo in discussione la didattica, se ci rifiutassimo di entrare in classi sovraffollate, se solidarizzassimo con gli altri lavoratori, se iniziassimo a parlare con i genitori. Se si cominciasse a considerare come veramente necessaria una nuova alleanza, adoperando tutte le strategie possibili di comunicazione e di coinvolgimento per ritrovare faticosamente un orizzonte di significati condivisi in grado di riscattare la propria vita e li proprio lavoro e non solo della scuola.
 
Adele Dentice

I Vicerè



Finalmente destra e sinistra, Nord e Sud, uniti nella lotta, governatori e sindaci insieme contro la manovra che taglia le entrate. Certo la manovra penalizza molto, soprattutto se si pensa che per far fronte alla crisi ai dipendenti pubblici magari si toglierà la tredicesima, mentre c’è chi va in pensione, dopo 5 anni di servizio come consigliere regionale, con 4400,00 euro al mese.

I vicerè di destra e sinistra del Nord e del Sud tuonano e lottano perchè, dicono, non avranno soldi per sostenere le politiche sociali, verrà penalizzata la sanità, la scuola, il lavoro ecc., ma la crisi sociale non è un problema recente, nè mi sembra di aver visto una levata di scudi in difesa dei lavoratori contro il loro sfruttamento e l’abbassamento dei salari nè, se non qualche azione di facciata, c’è stata una presa di posizione di fronte al programmato, da anni, smantellamento della scuola pubblica, anzi la scuola è stata la sperimentazione della reintroduzione delle gabbie salariali con quell’abominio di decreto Salva-precari.

Per difendere i vice-reami i governatori si sono mobilitati in massa e sono andati a Roma, come i cittadini dell’Aquila, ma i diritti erano diversi, come il trattamento!

Al di là delle vuote parole profuse a volontà dai media e dalle interviste, restano i fatti e la concretezza dei colpevoli silenzi degli amministratori quando si è trattato di opporsi alla irresponsabile complicità dei governi a sostegno dell’ambizione delle grandi multinazionali, vera causa della crisi. Così come reali sono le società “inutili” e il fiume di danaro che si è perso dietro le consulenze e le pensioni d’oro, per esempio in Puglia, la poetica e virtuosa Puglia, le consulenze nel 2008 sono aumentate del 52% rispetto all’anno precedente (500 contratti tra collaborazioni e co.co.pro) superando spesso i 50.000 euro all’anno sino a 168.000 euro annui (alcuni godono di doppie triple consulenze).

Per non parlare delle pensioni d’oro bastano dieci anni in servizio per godere di un vitalizio di 7mila 200 euro al mese chi ha 15 anni di “servizio“ veleggia sui 10.000 euro, i più poveri 5 anni godono di una pensione minima di 4.000 e 400 euro al mese.

I Vicerè continueranno a lottare per questi "diritti" e perchè hanno bigno di denaro per le notti bianche e per mantere il lussuoso sistema oligarchico in cui sguazzano migliaia di collaboratori.

I Vicerè hanno bisogno di soldi, per questo sottoscrivono autorizzazioni per impianti venefici e tacciono di fronte al federalismo demaniale e alla vendita di territorio che farà diventare l’Italia degli Altri, quelli Privati.
 
Adele Dentice

lunedì 28 giugno 2010

30 monete



In qualità di Presidente dell'Assicompres presente Venerdi 25 giugno 2010 alle 15,00 nella sala consiliare del comune di Bari dove si è tenuta un assemblea cittadina organizzata dal coordinamento associazioni commercianti baresi. Inoltre fuori del palazzo c'era un sit-in organizzato dal movimento Per il Bene Comune, contro l’apertura dell’ennesimo centro commerciale “Mare Blu” che sarebbe il colpo di grazia per il commercio barese: 7000 esercizi commerciali a rischio chiusura.

Tutti abbiamo constatato tristemente che il consigliere comunale dell’opposizione, Posca, e l’Assessore in carica al Commercio e Attività economiche, Albore (in sostituzione del sindaco non intervenuto all'ultimo momento) hanno giocato al rimpallo delle responsabilità. Per quanto questa diatriba sia di pertinenza della Regione questa ennesima “ licenza beffa” risale circa al 1995, e negli anni è stata tenuta in piedi con proroghe fatte passare nel più assoluto silenzio. Neanche una parola da associazioni di categorie nazionali o di politici, che... "dovrebbero" tutelare e salvaguardare il lavoro locale. Adesso che le ruspe sono gia al lavoro, si viene a conoscenza della notizia.

Così dopo due ore ci troviamo al solito con un pugno di mosche, e usciamo mestamente dall’incontro con la notizia che Il sindaco (fantasma) aveva già espresso che egli sosterrà le nostre sacrosante istanze contro l’apertura di questo altro mostro di cemento.

Noi dell’Assicompres abbiamo buona memoria però. Ricordiamo bene che il sindaco in carica, e il precedente Assessore al commercio si adoperarono per avere la dicitura di Bari come "città a economia prevalentemente turistica” espressione che di fatto ha consentito l’aumento dei metri quadri per le richieste delle autorizzazioni. Questo perché nessuno si deve sentire esente da colpe.

Ora ci auspichiamo una vera assemblea cittadina alla presenza del sindaco Emiliano e il presidente della Regione Vendola con i commercianti di Bari, e magari delle province limitrofe e non solo con le Associazioni di categoria nazionali, dalle quali i commercianti baresi non si sentono più rappresentati da anni, perché sanno bene che probabilmente accetteranno di svenderci per “30 monete”, quelle che l’ipermercato di turno darà come contropartita per l'apertura e che probabilmente verranno utilizzate dal comune per il restyling di via Sparano o qualche altra ridicola notte bianca.

Antonino Cimino

venerdì 25 giugno 2010

Gabbie salariali, catene di schiavitù



Nel settembre 2008, governo, sindacati e padroni hanno siglato l'accordo Alitalia il quale non ha interessato solo i lavoratori della compagnia aerea, ma ha significato l'inizio della riforma dei salari di tutti i lavoratori. Ogni azienda che dichiara lo stato di crisi può evitare l'obbligo di rispettare le garanzie e le tutele poste a difesa dei lavoratori. Basta un commissariamento, una procedura di cassa integrazione o di mobilità e l'azienda può cambiare solo il nome. Con il nuovo nome, l'azienda può licenziare tutti i lavoratori e procedere a nuove assunzioni, chiaramente a condizioni peggiori. E cioè con salari più bassi e con contratti precari, quali i contratti a termine, part-time, a progetto, a somministrazione, ecc. Governo, sindacati e padroni hanno attuato un ulteriore passaggio verso il peggioramento con l'accordo del 22 gennaio 2009 con il quale hanno riformato la contrattazione collettiva, anche se in realtà si tratta di abolizione e non di riforma.

L'accordo del 22 gennaio 2009 prevede che ogni singola azienda può stabilire il pagamento di salari in misura inferiore di quella prevista a livello nazionale. La scusa adoperata per questa deroga in peggio è quella del minor costo della vita in alcune aree geografiche. Si è detto che gli accordi Alitalia del 22 gennaio 2009 hanno reintrodotto le infami gabbie salariali. In realtà questi accordi sono ancora peggio delle gabbie salariali. Sono un mezzo per imporre la riduzione dei salari e far scatenare una concorrenza al ribasso tra i lavoratori delle singole aziende: quelli che accetteranno una paga inferiore avranno la promessa di non essere licenziati o più opportunità per essere assunti. Così, se i lavoratori italiani accetteranno salari più bassi dei lavoratori francesi, le imprese transalpine apriranno nuove fabbriche in Italia. Se i lavoratori meridionali accetteranno un salario inferiore a quello dei lavoratori del Nord, le imprese si sposteranno nel Sud. Se i lavoratori di un'azienda accetteranno un salario inferiore di quello percepito dai lavoratori dell'altra azienda concorrente posta accanto, avranno maggiore possibilità di non essere licenziati. E via dicendo fino alla corsa al ribasso tra due operai dello stesso reparto.

Giuridicamente è quello che sta avvenendo con il municipalismo introdotto da Bassolino e sostenuto da un'intera sinistra istituzionale, prima ancora di Berlusconi. Nel meridione, dove i disoccupati sono il 16% della forza lavoro, la retribuzione è già meno della metà di quella del settentrione,dove i disoccupati sono il 4%. La tendenza sarà sempre più al ribasso vista la continua minaccia di delocalizzare la produzione all'estero. Accordi padronali degli ultimi mesi hanno previsto che i salari mensili dei lavoratori italiani saranno di 1.100 euro al nord, 750 euro al centro e 300 euro al sud. Ci sarà posto di lavoro per tutti, a due soldi ma per tutti. Con queste condizioni i padroni italiani hanno garantito la rilocalizzazione delle fabbriche dal terzo mondo: BASTA ACCETTARE LE STESSE CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO.

Davide Falsanisi