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martedì 26 ottobre 2010

Scuola e disabili nel 2010



L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1966 così dichiarava ... "il diritto di ogni individuo all'istruzione che deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali. L' istruzione primaria deve essere obbligatoria e accessibile gratuitamente a tutti...". D'altra parte, già la nostra Costituzione, in perfetta coerenza con quanto sottoscritto dal nostro paese in sede di Nazioni Unite lo afferma (in particolare negli art. 3 e 34).

Qualcosa invece non va se nelle scuole di Bari e provincia ci sono 5mila e 66 studenti portatori di handicap, a fronte di 2mila 964 posti per insegnanti di sostegno e se un solo docente è costretto a seguire fino a tre alunni disabili contemporaneamente. Un’altra osservazione da fare è che l’Italia è l’unico stato della comunità europea dove il personale di sostegno rientra nello stesso organico del corpo docente, mentre negli altri paesi della C.E. dipende direttamente dal Ministero alla Sanità.

A settembre di questo anno centinaia di alunni disabili della provincia barese si sono visti privati dei loro legittimi insegnanti grazie ai tagli della riforma Gelmini. A seguito del verificarsi di tale situazione l’Angsa, l´associazione nazionale genitori soggetti autistici, si è trovata costretta ad attivarsi. Il risultato ottenuto è consistito nella nomina di 188 docenti di sostegno (a fronte degli oltre 500 necessari secondo le stime dei sindacati), e le chiamate, iniziate in data 12 di ottobre, si concluderanno il 25 dello stesso mese, dopodichè la ricerca del personale sarà affidata ai singoli capi d’istituto.

La scuola costa troppo e nella logica del risparmio a tutti i costi si taglia nei settori più deboli della popolazione, i bambini e i malati, se poi sono malati e bambini o diversamente abili ancora meglio, né la logica aziendalista, all’interno della quale è stato fatto precipitare il sistema scolastico, si può porre il problema che spesso la scuola per un ragazzo diversamente abile è l'unica forma di integrazione e se gli si toglie anche questo è finita.

Tale situazione di disagio non è limitata al territorio barese, né tanto meno al sud in generale. Basti pensare, infatti, alle condizioni in cui si trovano a lavorare i docenti della scuola magistrale Agnesi di Milano, nota per la sua efficienza e disponibilità nel seguire gli alunni diversamente abili. Qui, lamenta il Dirigente Scolastico Giovanni Gaglio, le cattedre di sostegno sono cinque in meno rispetto all’anno precedente nonostante gli alunni affetti da diverse patologie non siano diminuiti. Eppure, risponde Rita Garlaschielli, coordinatrice dell'ufficio handicap, da quest’anno sono state concesse dall’Ufficio regionale 152 cattedre di sostegno in più. Evidentemente, però, tale soluzione non è ancora sufficiente per coprire il bisogno effettivo. Così pochi giorni fa l’Ufficio regionale scolastico della Lombardia ha dato il via libera per 554 posti in più, ma essendo esaurite le graduatorie degli docenti di sostegno si è optato per il reclutamento di precari non specializzati nell’insegnamento diretto ai diversamente abili creando, ovviamente, sconcerto e allarme nei genitori di questi ragazzi.

La situazione è dunque disastrosa in tutta Italia e il crollo dei finanziamenti oltre a demolire il Tempo Pieno e prolungato, impedisce di pagare e fare le supplenze quasi ovunque, con decine di migliaia di classi sovraffollate, che ogni giorno restano senza insegnanti. Eppure basterebbe che i soldi destinati alla costruzione degli F35 (i caccia) venissero dirottati sull'istruzione, almeno una parte, ma il mondo politico evidentemente ha un altro obiettivo distruggere il bene comune e il senso di collettività, e imporre ovunque il privato . Una tendenza a quanto pare trasversale a tutte le aree politiche se nella finanziaria 2008, varata dal Governo Prodi, furono stanziati qualcosa come... 23 miliardi di euro in spese militari ed oggi, nonostante le danze dei vari coordinamenti, sindacati e associazioni registriamo un vergognoso dato reale, l’abbandono dei giovani più fragili e delle loro famiglie in nome del dio mercato.

Bianca de Laurentis

giovedì 1 luglio 2010

Il ritorno dei tagli



La giunta Vendola, come già era stato anticipato in precedenza, sta effettuando la "revisione" della sanità pugliese. Revisione, riorganizzazione, riordino: una sfilza di espressioni formali che vorrebbero ammorbidire una manovra consistente di fatto in forti tagli alla spesa sanitaria, in una riduzione ai posti letto per abitante (che passeranno dai 14.400 di oggi ad almeno mille in meno) e in un tetto alla "lievitiazione" del numero di ricette, il che vorrebbe dire un più ridotto accesso dei pugliesi a diversi tipi di farmaci (in genere quelli non "salvavita") e il ritorno del pagamento del ticket per le ricette eccedenti un dato budget annuo; ticket per il quale verranno ridefinite anche le fasce d'esenzione. E si vocifera dell'accorpamento sul territorio di una ventina di strutture sanitarie "non gradite" (dai flussi maggioritari di pazienti) o fatiscienti ecc.; anche privati, almeno in teoria. Tutto negato dall'assessore Fiore, almeno in prima istanza, ma certe frasi del governatore fanno presagire l'opposto; basta con l'idea di volere "l'ospedale sotto casa”, rimpiazzamola con un “voglio avere assistenza, se ho bisogno” (evidentemente pensato come un bisogno "a comando", tra l'altro in una terra che va trasformandosi nel paradiso di discariche, inceneritori e varie cause di inquinamento atmosferico e del sottosuolo, cioè di tumori e altri simpatici malanni).

Lo scopo: evitare che alla Puglia vengano negati 500 milioni di euro dalla quota 2010 del Fondo sanitario nazionale, come già successo per altri 100 milioni dovuti alla violazione del "Patto della Salute" nazionale. Si sta portando avanti un piano triennale di rientro dal deficit del bilancio regionale che ammonta ancora a 351 milioni di euro - nel 2009 era pure il doppio. Si rischia quindi la chiusura degli ospedali, il che sarebbe la definitiva negazione di tutti i bei propositi sulla sanità che aiutarono Vendola a sconfiggere il centrodestra alle regionali nel 2005 - e per i quali va ancor oggi famoso (a partire dal no alla chiusura di ospedali locali, in piazza coi cittadini). E comunque, si tratta di punti già ampiamente disattesi prima, come tutti si resero conto con lo scandalo Tedesco, l'ex assessore socialista alla sanità coinvolto un anno fa nel grande scandalo protesi-Tarantini; quello che iniziò il suo operato riconfermando gli uomini vicini a Fitto in posti chiave dell'Ares (Agenzia regionale della sanità) e delle Asl (come Lea Cosentino oggi ai domiciliari). Il tutto scoperchiando una realtà di (prevedibile) intreccio politica-sanità-assunzioni, sprechi, fiumi di consulenze, ecc., con le liste di attesa ancora chilometriche. Da segnalare che da poco insediatosi Vendola ha invitato con una lettera tutti i direttori delle Asl pugliesi a dimettersi, raccogliendo elogi anche dall'Udc. Staremo a vedere quale sarà il futuro prosieguo di questa mossa.

Inoltre Vendola insieme ad altri governatori regionali protesta contro i tagli agli enti locali contenuti nell'ultima manovra finanziaria del ministro Tremonti. In effetti, con le sue sforbiciate il governo pare scimmiottare il peggiore Papadopoulos in Grecia (pensiamo ad es. ai tagli alla scuola pubblica) e conferma di non brillare (come del resto tutti i precedenti almeno a partire dal '92 in poi) per attenzione alla spesa sociale e contrasto dei veri poteri privilegiati finanziari ed industriali; ultimamente nella sua ossessione per i conti pubblici in ordine, l'ondivago Tremonti assomiglia magari più a Padoa Schioppa. Tuttavia andrebbe fatta chiarezza sulla causa del deficit e quindi sull'intera politica economica intrapresa in 5 anni. In un momento nel quale è impellente trovare risorse, si dovrebbe ad esempio rendere conto ai pugliesi dei 120 milioni di euro interamente versati dalla Giunta regionale (soldi pubblici) per realizzare a Taranto un complesso tecnologico-ospedaliero che sarà però gestito da un ente privato: la "Fondazione San Raffaele del Mediterraneo" costituita il 28 maggio 2010 dalla stessa regione Puglia insieme alla Fondazione San Raffaele di Milano di Don Luigi Verzè, il prete berlusconiano noto per la sua particolare intraprendenza negli affari, il quale ha lodato con trasporto il "caro Nichi" . E hai voglia ad aspettarsi dure battaglie dall'"opposizione" Pdl su questo e altri punti!

Andrea Russo

domenica 20 giugno 2010

Scuola e globalizzazione: guai ai Deboli!



Per capire le ragioni dei cambiamenti delle politiche educative e scolastiche non basta semplicemente ricondurre tutto all'attuale crisi economica ,quanto piuttosto legarle alla ridefinizione della natura dello Stato e del suo rapporto con la società civile; un processo abbastanza lento poichè, da un lato bisognava creare i presupposti perchè l’opinione pubblica digerisse la perdita di diritti, dall’altro il sistema scuola andava trasfigurato nella sua sostanza e nei principi costituzionali su cui si poggiava, un processo che ha visto come edificatori e complici tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni e tutte le aree politiche che, al di la di slogan preelettoralistici, per sopravvivere devono adeguarsi al dominio della rete dei poteri forti guidati dalla Confindustria.
I cambiamenti sono stati prodotti dal processo generale di globalizzazione, che ha posto dei vincoli alla concezione dell’istruzione come bene comune , di cui beneficia non solo l’individuo ma tutta la collettività e che ha come obiettivo da raggiungere l’uguaglianza delle opportunità. Con la globalizzazione questi principi di eguaglianza sociale e dell’istruzione/formazione, interpretato come ascensore sociale, non sono coincidenti, poichè l’idea di Stato, che promuove la “modernizzazione” della società, ha come obiettivo principale quello della promozione delle attività economiche sia all’interno che al’esterno rendendole competitive, e l’obiettivo principale è quello di cercare di risolvere prioritariamente i problemi economici orientandosi verso la manovra dell’offerta, del’innovazione ed del rafforzamento della competitività nazionale, relegando tutta la politica del welfare a un ruolo di secondario interesse. Se ne deduce, quindi, che questa trasformazione, introdotta dalla globalizzazione neoliberista, si fa accompagnare da un’altra di ordine culturale che vede la subordinazione del discorso educativo formativo a quello economico e ai bisogni della flessibilità centrato sull’efficienza.

L' istruzione deve essere considerata come un servizio reso al mondo economico (ERT, 1995). In questo scenario la scuola viene ridefinita in termini di "capitale umano", dando priorità all’apparato economico dell’istruzione ,eliminando completamente ogni implicazione di ordine educativo; in questa logica si spiegano la dissoluzione della scuola primaria ,riconosciuta tra le migliori del mondo, il sovraffollamento delle classi e l’eliminazione di ore di laboratori e di discipline curriculari; provvedimenti tutti funzionali alla legge del mercato del lavoro centrate sui costi e sui guadagni, così gli studenti sono clienti /prodotti e la scuola produttore. Anche il dirottamento dei fondi economici statali dalle scuole pubbliche verso le scuole private rientra nell'ottica del processo del risparmio, che condurrà all’eliminazione della scuola pubblica, se n on in forma residuale di scuole-contenitore in zone ad alto rischio socio-culturale, con grande contrazione dei costi dello Stato poichè il contributo dato ai privati, per quanto oneroso, non sarà ma imparagonabile ai finanziamenti utili per tenere in piedi le scuole pubbliche (stipendi dei dipendenti, corsi di formazione e, strutture ecc).

Gli effetti immediati, già distinguibili, sono la disuguaglianza educativa e lo scarso interesse rispetto alle politiche sociali ,cambia infatti l’interpretazione dell’uguaglianza e tutto riconduce al binomio elite-utilitarismo. Non solo ma la globalizzazione, accentuando i processi di atomizzazione individualistica, elimina anche ogni possibilità di solidarietà sociale, soprattutto perchè la scuola, trasformata in azienda e impoverita della democrazia, è stata depotenziata in questa sua funzione sostanziale.

A sbilanciare in senso antidemocratico la funzione educativo formativo della scuola è proprio l’ introduzione del concetto di "merito" che conduce al fallimento del giovane più debole sul piano socio-culturale , approfondendo il divario tra classi sociali in aperta contraddizione sia con i principi della Costituzione che con la pratica educativa, che testimonia come esperienze consolidate,finalizzate al recupero e al potenziamento individuali , si sono rilevate strumenti efficaci e indispensabili di prevenzione del disagio e della devianza.
Per concludere è da rimarcare come lo smantellamento della scuola pubblica che trova la sua giustificazione nella necessità di porre un argine al deflagrare della crisi, racconta anche qualcosa di diverso: la riforma Gelmini rappresenta nel suo insieme il punto di equilibrio precario di accordo tra la classe politica, di governo e di opposizione. Andando oltre il tema della riorganizzazione del sistema dell’istruzione e del welfare l’indegno gruppo dirigente del Pd e di tutta l’area della sinistra ha già da molto tempo deciso: qualche piccola modifica, qualche contentino, poi si va avanti “insieme”.

Tutti sono d’accordo nel progettare una scuola che costi molto meno e che prepari dei cittadini a livello di buoni consumatori. I dissidenti falsi o in buona fede che siano, anche loro sono funzionali servono come valvole di sfogo, da stritolare o riciclare poichè ognuno ha il suo il prezzo, mentre la politica del saccheggio sociale continua la sterilizzazione dei salari per i lavoratori di tutti i settori pubblici e privati passa senza prese di posizioni decise, la scusa è sempre la solita le perdite e i debiti vanno socializzati , già solo che vengono scaricati sulle classi popolari nella logica tutta darwiniana della selezione delle specie più deboli. Guai ai deboli, solo che i deboli sono numericamente tanti!

Adele Dentice

mercoledì 17 marzo 2010

Ztl a Bari Vecchia: così non va

Nel giugno 2008 a Bari Vecchia è entrata in vigore la Zona a Traffico Limitato (Ztl), in fase sperimentale. Nel senso che, l'assessore De Caro aveva rassicurato residenti e commercianti che a distanza di sei mesi, sarebbe stata indetta un'assemblea popolare sulla questione, con l'obiettivo di modificare il provvedimento in base alle reali esigenze della popolazione.

Ad oggi, è rimasto quel condizionale; non c'è stata alcuna assemblea e i problemi chiaramente sono diventati sempre più numerosi e di varia natura.

I commercianti, per esempio, si lamentano di un calo delle vendite generale. Ne è conferma la chiusura molti esercizi commerciali nella sola piazza Odegitria, comunemente chiamata piazza Cattedrale si sono chiuse una profumeria, un'edicola e un negozio di abbigliamento. A parere dell'assessore, il declino delle attività commerciali non è stato determinato dalla Ztl ma è direttamente collegato alla “crisi economica” che sta investendo la nazione; lo testimonierebbe il giro di consultazioni tra i negozi della città vecchia, da lui realizzato in una mattinata di circa un anno fa, che ha rilevato, a suo dire, pochi problemi, smentendo decisamente la tesi che il crollo delle attività commerciali di Bari vecchia fosse originato dalla chiusura al traffico del centro storico, senza essere supportato da un adeguato piano a tutela delle esigenze degli esercenti e degli abitanti; per esempio spingendo il flusso del turismo anche nelle aree non toccate dai visitatori.

Beh, se l'assessore il suo giro lo ha fatto tra i pochi negozi storici e fiorenti del quartiere, è normale che non si registrino problemi; e forse l'assessore non è nemmeno a conoscenza che lo scarico e carico delle merci è diventato ormai un incubo continuo. Non meno bene va ai residenti soprattutto a chi (specialmente anziani) non ha la patente di guida, e per le loro commissioni devono rivolgersi ai parenti stretti, come per esempio un figlio che abita in un altro quartiere e che, tra l’altro, è impossibilitato a far visita frequentemente ai propri genitori nel centro storico. Anche il pranzo domenicale che vede riunita la famiglia, valore indiscusso nella nostra tradizione, sta crollando mese dopo mese...perchè?

Semplicemente perché non si ha il pass e si rischia un mare di multe...multe che hanno gonfiato di gran lunga le casse del comune!!! E gli anziani che hanno bisogno di assistenza e di cure mediche? Pass speciali? Macchè! Queste restrizioni sono diventate solo una trafila burocratica e ore di attesa agli uffici pubblici per risolversi poi in una grande bolla di sapone, oltre a favorire una forma di business speciale che vede arricchirsi notai e assicurazioni: il passaggio di proprietà dell'auto! L'unica soluzione che il comune dispone per assegnare il pass.

Da alcuni giorni poi stanno installando le telecamere che monitoreranno i passaggi di tutte le auto per verificare che tutte siano dotate del tagliando e che non ci siano violazioni di alcun tipo, come i divieti di sosta e di circolazione per gli stessi residenti. Si favorirà così la collocazione dei vigili in altro impiego che da piantoni diventeranno ancora una volta soltanto esecutori di multe anziché garanti di sicurezza pubblica.
Bene anzi male, la lista potrebbe ancora continuare per non so quante pagine. E' importante dire però e in questo mi collego alle mie prime parole che l'installazione in corso delle telecamere è un modo per dirci che la Ztl è oramai definitiva, disattendendo le promesse fatte agli abitanti e apporre quelle modifiche promesse. Certo, se voglio guardare un po' di positività, ritengo che si può circolare meglio senza il rischio di essere investiti...la stessa piazza è (quasi) sgombra di macchine, ma è vuota di persone, di sorrisi, di vita.

Angelo Cassano

lunedì 22 febbraio 2010

"C'erano una volta gli abitanti di Bari vecchia..."


 

Le parole “riqualificazione” e "recupero", ripetute dalla nostra variopinta classe politica solo nelle occasioni ufficiali, sono paraventi ideologici che nascondono il progetto antico dell’espulsione degli abitanti di Bari vecchia dal loro territorio, relegandoli nei non luoghi delle periferie urbane, nate dalla speculazione edilizia e dalla politica del mattone!

Dal ’71 all’81 la popolazione è diminuita di circa 4000 persone con un dato di anzianità del 4% in più rispetto a quello comunale; ma l'esodo non si è mai fermato! anzi, in particolare dopo l’avvio del Piano Urban il fenomeno si è accentuato , avvantaggiando chi si è insediato negli spazi resi vuoti dall'emigrazione ghettizzando ulteriormente i nativi, sempre di più spinti nelle parti più interne e degradate del quartiere.

Così la bella favola del progetto di riqualificazione del quartiere, che aveva diffuso tante speranze occupazionali tra gli abitanti ha, invece, rafforzato l’assedio al territorio peggiorandone allo stesso tempo le condizioni economiche, poiché sono state favorite solo attività commerciali slegate dalla tradizione del luogo (pub, uffici, ecc.) e i luoghi della tradizione sono stati sostituiti da contenitori “culturali” di aria fritta destinati allo sguardo distratto degli avventori domenicali e agli sfregi dei ragazzi della movida.

Ultimo atto è l’impoverimento culturale della gente di Bari Vecchia, privata per prima cosa del diritto alla formazione svilendo il ruolo della scuola pubblica anche nella sua funzione di custode di secoli di storia e tradizione. In tal modo si è negata anche ai giovani l’opportunità di crearsi un progetto di vita rimanendo nel territorio d’origine valorizzandone tutto il patrimonio culturale. In tanti oggi si mostrano scandalizzati per la chiusura della scuola media San Nicola. Troppo grande, troppo bella per quei ragazzi "vastasi", meglio destinare quell'edificio a qualcosa di più rappresentativo…; anche le grida dei ragazzi erano di fastidio lì nel cuore del turismo barese; ora, invece, il silenzio accoglierà le frotte di turisti venuti per visitare la Basilica e il quartiere, o meglio solo una sua parte, quella messa a nuovo, ripulita anche dei suoi abitanti.

Adele Dentice