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giovedì 28 febbraio 2013

Sfogo - se a qualcuno interessa


Di Andrea Russo

Basta, alzo le mani. Prendo atto della situazione odierna e mi tiro fuori dall'operato politico. Non mi è più possibile continuare, come ho fatto per 5 anni, tenendo fede alle mie posizioni e aspirazioni. La verità: sono rimasto solo. Ho visto tutti, uno ad uno, ritirarsi dall'azione concreta, a vita privata o su internet, giustificandosi a disco rotto: "siamo troppo pochi", "abbiamo un popolo di merda che non capisce".  Sono stato incapace di invertire questa odiosa tendenza cercando di far capire - FUORI da internet - che si agisce insieme, in gruppo, e dal basso. Non c'è nessun "insieme", per cui dal basso nessuno ha agito.  Neanche le mie doglianze sono state ascoltate. Tutti a nicchiare, nel silenzio a fare spallucce, o a sproloquiare con la stessa lagna infinita, ribadendo di non voler "mescolarsi alla plebe". Ora è il mio turno di smettere. Alzarsi dalla tastiera per la militanza concreta, si, ma farlo da solo no. È ridicolo.
Mi resta solo scrivere e discutere, ma per ripetere sempre gli stessi fatti? Non ho più voglia. Non aggiungerei nulla di diverso rispetto a quanto fanno già gli altri.
Intanto, a quanto pare un'incognita, ha mutato il contesto in meglio. Si chiama Grillo. 

Prendo atto che Beppe Grillo è il massimo che si possa desiderare per salvare il paese: tutti gli "antisistema", gruppi, commentatori, e singoli individui, da me stimati e seguiti, certificano la sua "lotta reale" contro il sistema, la grande finanza, l'imperialismo. In più, solleverà le questioni e porterà la gente in piazza. Non c'è più bisogno di pensare a ottenere seguito, a fare contro-informazione, propaganda alle persone. L'abilità ce l'ha lui. Il potere lo teme e lo ostacola. Allora è perfetto. Ed io, che non riesco a liberarmi  del mio scetticismo, sono al bivio. Continuare a criticarlo? Sarei un intralcio per il nuovo corso "in salita" ( che va appoggiato, e in toto). Neanche il più piccolo dubbio: passerei per fan di vendola, bersani, berlusconi, o soros. O con Grillo, per abbattere il sistema, o a fare il gioco del sistema, se contro Grillo. Dovrei sostenerlo? Passerei per ipocrita, un convertito opportunista dell'ultim'ora. Quindi, tanto vale non fare nulla. Mi tiro fuori.
La "base", tutti gli "antisistema" come me, sono con lui, e devo trarne le conseguenze. Tenere in piedi movimenti, gruppi, tendenze  ancora "autonomi" non ha più alcun senso: l'autonomia in cui credevo non serve, è di fatto una formalità, basta Grillo, che giganteggia sul campo; se già oggi aderenti di ogni sigla si sentono parte di "ciò che si sta muovendo", in massa usciranno dal recinto domani verso "la nuova comunità". Non bisognerà più fare doppioni che "disperdano le forze", ma al massimo gruppi di supporto tecnico e propositivo: come le assemblee sovrane (da cui in Puglia si tirano fuori quei pochi che vi si sono iscritti) che rischiano pure la reputazione di "brutta copia" dell'originale famoso.
Anche l'espressione "vigiliamo e vediamo" è un paradosso: non serve vigilare, poiché si è già certi che Grillo sarà un bene e i grillini ci salveranno; e chi è che vigilerà, se quasi tutti saranno presto con lui, e qualsiasi entità diversa azzererà le distanze rispetto all'oggetto da tenere "in osservazione"?

Ha ancora senso continuare per un partito o movimento politico autonomo, che non deve regalare avanguardie, ma reclutarle? Come ci riuscirebbero in qualsiasi territorio due persone, sole (tutti gli altri se ne sono andati), che si sentiranno dire "no grazie" da un mare di gente a vocazione grillina? Ci rimarrebbero gli scarti peggiori. Beh, li ho già sopportati abbastanza: nostalgici partitici vecchio-rimbambiti, pseudofilosofi incontinenti, tardone snob sinistresi, fascistoni eclettici, figli di papà fricchettoni operaisti, complottisti di rettiliani, gente in cerca di figa fuori tempo massimo: un accozzaglia di monomaniaci fissati, viziati, paranoici, dementi incurabili che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo; perchè l'altolà implicito era "non essere prevenuto, non contraddirli, frenati, teniamoli buoni". E intanto, paralizzavano, rovinavano tutto e se ne andavano. 

Grillo per ora è la speranza che cancellerà ogni inutile fatica. Non c'è da temere. Rimango giusto con 3 superflue, inutili perplessità.

1) potrebbe essere…che il referendum sull'euro sia un boomerang, al di là di divieti costituzionali ecc.; i media partirebbero subito con una campagna pro-UE mirata a spaventare i cittadini, ora euroscettici, sulle conseguenze dell'abbandono della moneta unica; che l'esito sia quindi a favore della permanenza in cambio di "contentini" all'Italia (come con il referendum irlandese  nel 2009); allora, meglio ricorrere all'art 50 del TUE (recesso) se quel che si vuole è una base giuridica (oltre che una spinta politica e strategica) per l'uscita non solo dall'euro (che non basta), ma dall'UE.

2) potrebbe essere…che il movimento si consolidi come forza esclusivamente parlamentare non cotinuando sulla strada del radicamento territoriale; ancor più nell'ipotesi di governissimo. Da un lato, un esecutivo PD-PDL, o PD-PDL-Monti, asservito ai soliti, nato per via del veto di Grillo; dall'altro la forza di opposizione che non si allea e vota coerentemente contro tutte le proposte governative. Il governo che resta in maggioranza e intanto vota-approva l'ulteriore svendita, neoliberalizzazione e colonizzazione dell'Italia; la minoranza 5 stelle respinge tutto, sapendo appunto di stare sotto nei voti. A ognuno il suo ruolo, nel gioco delle parti, ma proseguiremmo verso il baratro come prima. Nonostante il consolidarsi della reputazione del 5 stelle come sola forza giusta, avanzata, senza compromessi che ha fatto il suo dovere.
Lo stesso in un ipotesi di voto anticipato imposto a breve dall'alto per "far fuori" i grillini: se ottengono più parlamentari, tanto meglio, è un'avanzata; se si riducono, è perché gli elettori e gli "antisistema" non li hanno appoggiati abbastanza. E Grillo sarebbe visto sempre come unico elemento positivo sulla scena, o da neovincitore, o da perdente silurato dal sistema quando stava quasi per riuscire a scompigliarlo. Puntare tutto solo sulla presenza del 5 stelle nel palazzo, e dunque anche nei media, non di più. E qui entra in gioco…

3) … la mitica "base". Indagare come si evolverà il rapporto fra Grillo, i parlamentari eletti, la base iscritta ed elettorale e ….i sostenitori mediatici che già stanno arrivando. Stupidamente, penso da tempo che i partiti politici non diventino pessimi e asserviti a caso. Ma per via di un patto tra i loro vertici, che vogliono una certa linea, e una parte del corpo militante, con una certa provenienza culturale e sociale, a cui appellarsi per legittimare la svolta. E chi benedice tutto?  Gli apparati intellettuali e gli sciamani mediatici. E due in questo caso ce li abbiamo già. Dario Fo (bombardatore spirituale della Libia) e il minus habens politico Celentano (per cui l'uscita dall'euro è una catastrofe e il cui mite consiglio per Grillo è di fare l'accordo col PD).
E proprio per quel che riguarda la base, stupidamente, ho paura di un film già visto. C'è una discussione concitata nel 5 stelle sul da farsi, messa in pubblica piazza in diretta su internet nella quale fanno già capolino i possibilisti verso il PD "contro Berlusconi". E nel luogo dove vivo, ex seguaci e portaborse vendoliani, trombati per tutte le stagioni, benestanti pazzoidi del "ceto medio semi-colto", che hanno tanto applaudito e votato Grillo (e non da poco tempo) si dirigono numerosissimi verso l'organizzazione,  mirando alla sua base e ai suoi ranghi come già ha fatto con vecchi partiti; dal mutamento di composizione interna, anche quello della linea.

martedì 12 febbraio 2013

LA PERNACCHIA E LA PROTESTA


Vorrei votare poiché queste elezioni sono diverse dalle precedenti, perché le cose sono cambiate nel 2011 come nel 2012  con la comparsa di  Monti e del  suo programma scritto dagli organismi sovranazionali per conto dei dominanti globali ,  perché la politica nazionale ha mostrato largamente di non contare più nulla così come timide e di facciata si sono mostrate le opposizioni della Lega e dell’IdV.
Unica anomalia apparente è la presenza della lista di Grillo, ma  la relativa estraneità di m5s al sistema non è sufficiente per identificarlo come un nucleo di aggregazione di future forze rivoluzionarie, in grado di guidare la trasformazione del paese e di elaborare linee programmatiche nuove e alternative. Pare che anche Beppe Grillo vorrebbe riformare la società, togliere il potere ai politici e amministratori corrotti e dare luogo a un sistema sociale virtuoso in cui i capitalisti sono imprenditori che guardano al profitto ma vogliono anche il bene del Paese, ma il suo programma è parziale e rivela preoccupanti connotati liberisti , poco intuibili  dalla gente comune, abituata a slogan d’effetto, se consideriamo “che il 71% della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà e il 20 % possiede le competenze minime per orientarsi e risolvere, attraverso l'uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana” (fonte Corriere della Sera), sono  le stesse persone che, private di strumenti culturali,  si lasciano rassicurare dai  buffoni di corte, che si prendono gioco dei politici, tanto per dare l’idea di una società democratica in cui il Potere sa ridere di se stesso.
Così mi sono così voluta soffermare  su un tema fondamentale  come quello  della scuola, da cui  non possono essere elusi  i principi insostituibili relativi agli aspetti filosofico/pedagogici, come alle problematiche didattico/metodologiche, sino ai temi di natura politico/amministrativa, e alle piccole questioni di pratica quotidiana, aspetti complessi che lasciano quanto meno interdetti   vederli  ridursi ad uno sterile elenco di ovvietà , non supportate  da proposte concrete inserite in un quadro più generale lucido e di spessore.  Così come è formulato il programma elettorale del M5s non dice nulla in materia di  istruzione non raccoglie che alcuni enunciati, secchi e talvolta ambigui. Viene  evocato, a vario titolo, il totem della tecnologia, che per  una volta pare davvero mettere d'accordo tutti, da Renzi a Monti, a Profumo alle tre I della signora Moratti. Scandagliando   nello specifico i vari punti la prima questione da sollevare è determinata proprio dal primo in ordine di elenco: cosa vuol dire abolizione della riforma Gelmini’? ipotiziamone la cancellazione totale, il cui costo è stato di 8 miliardi  di euro più 140.000 posti di lavoro persi, con  questo intervento recederebbe in un sol colpo la cancellazione del riordino dei cicli con tutta la consequenziale normativa derivata. Insomma precipiteremmo in  un vuoto normativo che traccerebbe la fine della scuola pubblica-statale, a tutto vantaggio delle scuole private parificate e non. E poi con che cosa  si vorrebbe sostituire con un ritorno allo stato quo ante o  si ha un’idea diversa di scuola che non traspare da  nessun elemento del brevissimo elenco del programma, se non una riaffermazione delle linee del ministro Profumo relative all’eccessiva  informatizzazione del sistema scolastico nell’ambito della formazione? Sempre in riferimento   all’abolizione della legge 133/08 (triangolazione Gelmini, Tremonti Brunetta) forse chi ha stilato questo 13 punto del programma non sa che  sono stati rivisitati, ordinamenti scolastici (determinazione delle scuole superiori, con creazione di nuovi indirizzi e soppressione di altri; numero di ore di lezione; taglio di alcune discipline; tempo pieno e tempo prolungato, ecc.); rapporto studenti-docente (aumento del numero di alunni per classe); obbligo scolastico, divenuto con quella norma definitivamente obbligo d'istruzione, con equiparazione dell'ultimo anno del biennio delle superiori ad un anno di formazione professionale o addirittura di apprendistato. Insomma la rivoluzione c’è stata ma  catastrofica, durante la quale non mi risulta che Grillo si sia speso più di tanto!
Aldilà della sfilza di dichiarazioni demagogiche, vanno però sottolineati alcuni punti (non del tutto coerenti con le altre affermazioni, ma interessanti): Risorse finanziarie erogate solo alla scuola pubblica (quindi anche le private paritarie- pubbliche), una dichiarazione risoluta su un problema parità scolastica e fondi ad essa destinati, stridenti con i principi della Carta Costituzionale art.33 e con il principio di laicità, considerato che 1'81% delle scuole paritarie è confessionale. Una linea di continuità che ha visto alleati tutti i vari governi e a quanto pare anche Grillo che nulla ha detto in merito all’attuale legge di bilancio che ha ridotto  il Fondo d’Istituzione scolastica di 47,5 milioni di euro , forse per punire i docenti che non volevano lavorare gratis, riconfermando il finanziamento alle scuole paritarie di 223 milioni di euro  .
Gli altri punti del programma, dall’insegnamento gratuito della lingua italiana per gli studenti stranieri, alla adozione dal 2011-2012, del collegio dei docenti esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista.,sino all’obbligo della lingua inglese dalla prima classe del ciclo della primaria, caratterizzano  imprecisioni dovute alla non conoscenza della normativa scolastica più recente e non solo, ma se fino ad ora abbiamo parlato di peccati veniali ciò che taglia la testa al toro, manifestando la vera volontà massonico-liberista di snaturare  la natura profonda del nostro sistema scolastico e formativo, è l’abolizione del valore legale del titolo di studio (cfr mio articolo Laurea d’annata): ipotesi che metterebbe in discussione l'assetto istituzionale del sistema scolastico, perché comporterebbe una "liberalizzazione" (oggi molto di moda) dei percorsi formativi sul modello americano, moltiplicando i "progettifici", senza un progetto culturale nazionale. Verrebbe sfrangiato il sistema nazionale,accentuando le divaricazioni tra scuole e atenei determinando una diversità di valore dei diplomi, legittimando la liberalizzazione dei titoli di studio basata su valutazione di mercato Una operazione oltre che sbagliata alquanto pericolosa, poiché implicherebbe  in sé la discrezionalità del titolo sulla base della sede e dell’anno, nel senso che un diploma del 2004 sarà più appetibile di quello conseguito nel 2012 nella stessa sede  e per lo stesso percorso formativo scolastico o  universitario.

Nell’attesa di tempi migliori non resta che meditare e… studiare!

adele dentice

martedì 8 maggio 2012

E ARRIVARONO LE CAVALLETTE

Da giorni il circo televisivo e giornalistico ripete che Grillo è l'antipolitica e Grillo è populista. Di conseguenza diverse persone - in quanto legate ancora alle tifoserie del centrodestra, e soprattutto del centrosinistra - ripetono migliaia di volte al giorno che Grillo è populista e che Grillo è l'antipolitica. Se a ciascuno venisse chiesto di spiegare il significato di questi termini, si accorgerebbe almeno in parte di averli utilizzati in base a un "senso comune" che è interamente frutto del martellamento dei mass-media, i quali ci portano sempre a ragionare secondo schemi logici distorti.

Con "antipolitica" si intende oggi definire tutto ciò che si contrappone alla politica ufficiale, all'attuale teatrino istituzionale-partitico con i suoi riti-farsa (che poi sarebbe in teoria la vera anti-politica, nel senso di ostacolo all'agire umano che fa l'interesse della comunità). Ed appena qualcuno si proclama contro i partiti e gli schieramenti (affermando che sono oramai tutti uguali - sacrosanta verità) viene saccentemente accusato da certi “impegnati”, a prescindere dalla sua proposta programmatica, di antipolitica, cioè di essere qualunquista, reazionario e addirittura una "minaccia per la democrazia" (dando a intendere che il sistema liberaldemocratico in cui viviamo sia invece "democratico").
Con il termine "populista" viene definito qualsiasi leader o partito che si rivolga ai ceti sociali bassi e mediobassi della popolazione mediante un linguaggio semplice ed immediatamente comprensibile. Cosa che quindi sarebbe in se e per se positiva, soprattutto in un contesto di totale distacco fra politica al potere e gente comune disillusa. Come il nostro, in cui domina il "politicamente corretto", fatto di discorsi incomprensibili in politichese, di slogan conditi di parole astratte (democrazia, giustizia, eguaglianza, libertà), di antagonismi puramente di facciata riprodotti dalla televisione.

Nel caso specifico, quindi, impostare una critica del “grillismo” sulla base dell’”antipolitica” e del “populismo” è decisamente fuorviante. Il vero problema sta nei suoi fini reali e nella visione complessiva della realtà che esso propone. Come mai molti dei suoi detrattori - quelli interni al teatrino, specialmente i tifosi “di sinistra” - non lo attaccano su questi punti?
Perché la loro visione di fondo e i loro obiettivi sono proprio gli stessi di Beppe Grillo. Il grillismo è nato come versione “movimentista” e urlata dell’antiberlusconismo, la cultura politica dello schieramento del centrosinistra e dei suoi apparati di fiancheggiamento mediatico e culturale; quella forma mentis che ha distratto e rimbambito milioni di italiani con l’avversione per un ridicolo imprenditore milionario trovatosi a fare il primo ministro, mentre i suoi rivali politici nel frattempo portavano avanti un progetto criminale di smantellamento del welfare e di svendita dell’Italia ai potentati finanziari internazionali. I soliti “indignati”, dai moderati agli estremisti, non possono perciò muovere una critica a tutto tondo al grillismo, visto che con esso hanno molto in comune, ma invece si agitano scandalizzati dall’allarme giornalistico e televisivo sul “vento d’antipolitica”, che in realtà sta rendendo il leader del 5 stelle simpatico a tutti, facendogli una buona pubblicità. Quella cosa senza la quale adesso nessun panettiere, o pensionato, o giornalaia sarebbe tornato a parlare del sig. Beppe Grillo e tantomeno del suo “movimento di protesta”. Per la cronaca, anche nei servizi del Tg3 e nei programmi in stile Servizio Pubblico Grillo ha avuto i suoi bravi minuti di visibilità assicurati.

In termini di bacino elettorale - esclusi i militanti osservanti, spesso provenienti dal “popolo di sinistra” - Grillo può piacere a quegli italiani che hanno da sempre due nemici principali. Da un lato, Berlusconi  e il "berlusconismo". Dall’altro, specialmente adesso che il “fattore B.” è in declino, la casta partitocratica. Queste persone sono ossessionate dalla corruzione e dai privilegi bipartisan della classe dirigente maneggiona, e perciò hanno bisogno di seguire un capo che "gliele canti” ai politici con villa abusiva, auto blu e vitalizio da nababbo. Dopo averlo cercato senza successo fra gli esponenti di centrosinistra (sono rimasti delusi anche da Di Pietro, precursore diretto del 5 Stelle) lo hanno trovato invece in Grillo, il cui solo obiettivo davvero certo è quello di “mandare a casa” i furbacchioni condannati, indagati, o eccessivamente stipendiati.
Tutto questo non c’entra nulla con un movimento anti-sistema. Infinitamente più della casta politica ci danneggiano le oligarchie finanziarie, bancarie ed industriali, che stanno togliendo al popolo italiano la sua sovranità e che sono poi i mandanti degli stessi politici. Il malessere anti-casta è l'arma di distrazione di massa con cui queste oligarchie impediscono ai cittadini di rendersene conto, e difatti (casomai non ce ne fossimo accorti!) il taglio alla casta oggi è una priorità per Confindustria e per i portavoce dei mercati finanziari, tema al centro dell’attenzione massmediatica ed editoriale, ed oggetto di iniziative sterili e ridondanti (il moltiplicarsi di petizioni per il taglio di stipendi e sprechi, rivolte in forma di patetici appelli a Monti perché ci ascolti!). Il grillismo fomenta appunto questo sdegno anticasta, e rappresenta quindi una tanica di benzina sull’incendio dell’inganno collettivo congeniale ai poteri forti.

Si dirà che Grillo ora sta criticando qua e là la finanza e le banche. Però ha iniziato a farlo solo poco tempo fa, per l'esattezza nei mesi in cui erano evidenti i segnali di un’imminente uscita di scena del "nano" di Arcore, che quindi non avrebbe potuto più fare da spauracchio agitabile in ogni occasione con l'incombere delle ricadute della crisi finanziaria sui cittadini. Mentre un piccolo ma nutrito manipolo di studiosi, movimenti e tendenze teorico-politiche sviluppava un vero pensiero critico del sistema e anticipava il grosso dei mutamenti nazionali e internazionali che sarebbero avvenuti, per Beppe Grillo le cause dei mali dell'Italia erano ancora gli inquisiti e condannati in parlamento ed il Cavaliere, con i suoi scherani analfabeti e ladroni, insieme a un centro-sinistra "influenzato dal berlusconismo" e "troppo moderato" per cancellare leggi-vergogna e conflitto d'interessi. Questo è sempre stato il nucleo centrale della visione grillina, le cui restanti posizioni sono solo posticce e sempre assunte tardivamente. Come mai? Ma per adeguarsi all'attualità giornalistica e alle polemiche quotidiane, e anteporsi senza ritegno a personalità e movimenti che non hanno la sua stessa visibilità, ma sono molto più coerenti e lungimiranti di lui.
Grillo è una banderuola al vento, e mantiene spesso il piede in due scarpe. Va ricordato come alle scorse amministrative non prese mai provvedimenti contro i suoi rappresentanti locali che spingevano a votare per il centrosinistra nei vari ballottaggi, facendosi lui stesso sfuggire più volte fugaci apprezzamenti al candidato di turno (Emiliano, Vendola, De Magistris…) salvo poi dire di essere stato frainteso.
Va ricordato che il leader 5 Stelle, mentre tira frecciatine alle banche, contemporanemente auspica il maledetto risanamento del debito pubblico che è diventato la spada di Damocle sulle teste dei cittadini; e ultimamente parla di un referendum per uscire dall'euro, quando fino a ieri snobbava completamente la questione monetaria .
Ma il giravolta più recente e più grave di Beppe Grillo è stato quello sul governo tecnico: prima lo ha invocato (con Berlusconi ancora in carica) come soluzione per risanare il debito; poi, arrivato Monti, ha riposto fiducia in lui per il "compito ingrato" che avrebbe dovuto svolgere (sempre sanare il debito); infine, dopo alcuni mesi, si è scagliato contro di lui rientrando nelle vesti del duro e puro.

Del resto, l’ex-comico si era candidato a segretario del partito neoliberista, privatizzatore e filoamericano per eccellenza, cioè il PD (2009), una mossa che passò come una semplice provocazione, come se non si fosse mandato in realtà un segnale di legittimazione rivolto al centrosinistra e alla sua forza principale, fra l’altro assecondando il luogo comune cretino per cui gli ignavi del “popolo di sinistra”, i buoni, hanno ancora bisogno di una vera guida che intervenga in loro soccorso a salvarli dai vecchi rappresentanti dirigenti, i cattivi, perché troppo morbidi con il nano.

Ciliegina sulla torta, l’assenza di un orientamento sulle questioni internazionali (si vedano ad es. i suoi post sulla guerra contro la Libia - non si capisce mai da che parte sta) e la visione d’impianto neoliberista in campo economico (nel suo programma figurano moneta elettronica obbligatoria e abolizione del valore legale del titolo di studio), condita da una critica moralista degli “eccessi” della finanza e dal refrain “facciamo come l’America”, dove “la giustizia funziona”.

Dato che le sue basi sono queste, si intuisce che il grillismo ha la funzione di mero parafulmine elettorale del malcontento che sta crescendo fra le persone comuni, per impedire che possa dare vita a un fronte di protesta contro governo dei mercati, UE e grande finanza. Il guaio è che già da ora sta intercettando consensi fra gli astensionisti e i delusi dalla Lega, sola forza parlamentare rimasta in opposizione a Monti e guardacaso colpita da uno scandalo mediatico-giudiziario per screditarla presso le categorie sottomesse che l’hanno da tempo sostenuta (operai, pensionati, piccoli imprenditori e commercianti). Del resto, si può ben immaginare che i voti conquistati vengano regalati, in un secondo momento, al centrosinistra. E c'è da aspettarsi che con l'exploit del leader genovese migliaia di trombati, finti agitatori, voltagabbana e opportunisti di ogni parte d’Italia si scoprano improvvisamente "movimentisti", e vadano a ingrossare le fila delle liste grilline sperando in una poltrona da consigliere. 

In conclusione: siamo di fronte a un autentico movimento di protesta, che magari possa trasformarsi in una forza di liberazione del paese dalla globalizzazione finanziaria e dal dominio USA? Assolutamente NO, ed ora è tempo di smascherare seriamente l’ambiguità di questo ennesimo fenomeno funzionale al sistema. Finora ci si è limitati a citare il legame di Grillo con il gruppo mediatico-finanziario-multinazionale della Casaleggio, ma questo aspetto non dimostra da solo la disonestà del personaggio - anche perché i cinquestellati minimizzano in vari modi, affermando che lui è un comico e non vuol'essere un leader, che è un semplice “ispiratore” dei meetup e dei gruppi locali, in ogni caso autonomi da lui, e così via.
Adesso che bisogna far capire alla maggioranza degli italiani, ancora inferocita con i politici e i loro privilegi, quali sono i veri responsabili della situazione attuale, la menzogna anticasta e antiberlusconiana del grillismo costituisce un enorme incentivo alla menzogna, che rovina tutto il lavoro portato avanti dai veri critici del sistema per smuovere le coscienze dei cittadini ignari. È questa mistificazione che dobbiamo denunciare e combattere.

ANDREA RUSSO