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domenica 4 settembre 2011

Nella Puglia dei tanti sprechi


Nella Puglia dei tanti sprechi , così vantata da Vendola, ciò di cui ci si può concretamente “vantare” sono gli ingenti debiti nel campo della Sanità, sembra evidentemente che il Governatore della Regione Puglia, distratto da altro, non ha posto la dovuta attenzione alle parole dell’assessore al bilancio Pelillo, grande sostenitore anche lui del San Raffaele aTaranto, quando il 12 marzo scorso (Corriere della sera) affermava” la politica’ (e cioè, lui ed i suoi colleghi di Giunta) ha perso il controllo del bilancio regionale” Selo dice lui
Talmente profondo è l’abisso del deficit che l’amministrazione è stata indotta ad abrogare i comma 1 e 2 dell’art. 13 della legge regionale di bilancio 2011 (L.R. 19/2010).che prevedono l’abolizione dell’esenzione ticket per visite specialistiche anche per gli ultrasessantacinquenni e per i bambini piccoli, questo per onorare l’impegno assunto con il Governo al fine di rispettare il Piano di rientro 2010-2012. Il giro di vite prosegue con la chiusura degli ospedali , alcuni sostituiti da Punti di Primo Intervento territoriale, poi chiusi dal 31 agosto scorso come è accaduto per Mola, Polignano , Ruvo di Puglia, Alberobello, Grumo Appula . Così in nome della razionalizzazione e della necessità di fermare gli sprechi e le irregolarità parecchie decine di migliaia di persone sono state private di presidi sanitari serali e notturni, il che si potrebbe pure accettare se non incombesse l’ombra di quel pasticciaccio dell’ospedale San Raffaele con 120 Milioni di euro impegnati , per ora 60 bloccati dalla Bancaintesa gli altri 60 verranno elargiti in seguito . Magari con tutti quei soldi si sarebbe potuto pensare alla modernizzazione delle strutture già esistenti sparse per la Puglia ,ipotesi questa che non ha trovato riscontro nella volontà degli alti vertici della Regione, che con molta determinazione hanno portato avanti il progetto San Raffaele giustificando la necessità di un polo di eccellenza nella martoriata Taranto. Una città questa già dotata di due ospedali pubblici il Moscati e il Santa Annunziata che verranno presto chiusi, cedendo , senza gara d’appalto, la realizzazione del progetto alla fondazione milanese San Raffaele del Mediterraneo, il cui patrimonio risulta negativo “le passività ammontano a 1,476 milioni di cui 431 legati a leasing factoring e garanzie concesse” ( Deloitte Consulting). Su questo punto il presidente della regione Puglia, durante la conferenza stampa del 1 agosto 2011( da sottolineare l’assenza dell’assessore alla sanità Tommaso Fiore), ha “assicurato” che “…si continuerà nell’investimento di 200 milioni per garantire a Taranto un ospedale pubblico di alto livello e, ovviamente, cambierà la natura della Fondazione pugliese” contraddicendo quanto affermato pochi mesi prima, esattamente il 24 aprile 2011 “Se l’esperienza del San Raffaele dopo tre anni di sperimentazione dovesse essere fallimentare Regione e Asl si riapproprieranno di tutto” .

Il caos silenzioso che avvolge l’intera vicenda , ci interessa per varie ragioni sia per via della destinazione dei fondi europei concentrati solo sul centro sanitario di eccellenza a Taranto sia per l’enorme deficit che pagheremo in termini di tasse e di perdita di risorse umane (a luglio 51 dirigenti sanitari sono stati licenziati) e strutturale , una scure che si abbatte anche sul privato con una riduzione del 5% prevista dal Dief 2010 col doppio rischio di appesantire ulteriormente i livelli di mobilità passiva qunatificati in 130 milioni annui e comprimere i livelli occupazionali presso strutture inevitabilmente destinate a chiudere a fronte di risorse insufficienti .
Soprattutto da tener d’occhio la data del 15 settembre quando verrà consegnata la proposta concordata alla Prefettura di Milano per scongiurare il fallimento , voluta da Renato Botti già presidente del San Raffaele e ora socio della Regione Puglia, nonchè consigliere di amministrazione di Molmed spa, la cui maggioranza delle azioni, 23%, è detenuta da Luigi Berlusconi, figlio di Silvio Berlusconi mentre Science Park Raf spa, di proprietà della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor ,possiede il 21,1%) , consulente esterno dela fondazione fortemente voluto con l'entrata in scena del Vaticano il 26 luglio 2011 tramite la Banca IOR
Notizie queste che in tempi di prosperità , anche se apparente, non fanno molta presa sulle persone , ma le cose cambiano quando da certi intrecci sono colpite le proprie tasche a favore di altre , così si scopre che non è solo Il San Raffaele il problema Puglia ,perché mentre si chiudono gli ospedali, le politiche agricole precipitano nel baratro ci sono settori che vengono tutelati come quello dello spettacolo, all’Apulia Film Commission società della Regione Puglia, per esempio,sono stati affidati un milione trecentomila euro , si licenziano medici e si precarizza il comparto sanitario , ma non è dato sapere né il rendiconto del Bifest nè l’indennità economica del direttore artistico Felice Laudadio,a meno che non collabori gratuitamente, di certo si sa che i vertici di queste due società sono in trasferta al festival di Venezia 2011 a spese di chi? , e poi siamo pieni di festival e di eventi dal Wawe festival a Lecce al Puglia sounds , Puglia events ecc d'altronde il cinema la musica sono soggetti parapolitici che hanno presa sui giovani e sulle persone , come ci insegna da anni il concertone del primo maggio dove la politica la fanno le canzoni, quindi ottimo investimento per la moltiplicazione dei consensi ,intanto le aziende chiudono , le malattie dovute all’insalubrità del’aria aumentano, ampie aree della regione sono deturpate dai mega impianti eolici e fotovoltaici , l’Ilva continua spruzzare veleno che inquina l’Europa e né il presidente nè la giunta hanno variato e tagliato i vitalizi e gli emolumenti dei vari consiglieri regionali e assessori, né le spese collaterali dalle auto blu ai vari rimborsi benzina rimane la sede della foresteria in via Barberini a Roma , le autostrade gratuite, le società in house eccetera eccetera

Adele Dentice

giovedì 3 marzo 2011

Sanità Puglia: oneri e onori


Il presidente della giunta regionale pugliese, da sempre paladino della legalità, quando scoppiò lo scandalo sanità in Puglia, reagì promettendo pulizia e trasparenza. Prima, a febbraio, le dimissioni – accettate – dell’assessore alla Sanità Alberto Tedesco («promosso» comunque senatore), poi l’azzeramento della giunta all’inizio di luglio. Eppure Vendola non poteva non conoscere il conflitto di interessi di Tedesco quando lo scelse nella sua squadra, nel 2005. né quando nel 2007 affermava «Alberto Tedesco l’ho scelto liberamente – e penso di aver fatto una buona scelta – e oggi nel nome di un’idea della moralità e di un’idea della coerenza con la mia storia, chiedo ad Alberto Tedesco di restare al suo posto».  
Oggi Tedesco, graziato dalla destra,  viene scaricato dai suoi ex compagni  e dal sindaco di Bari Emiliano che, all’epoca  in qualità segretario di partito regionale del PD, andò da Vendola ad intercedere per l’assessore quando il Presidente della Regione Puglia voleva sostituirlo con Lea Cosentino.

È una squallida commedia in cui tutti si scandalizzano e prendono le distanze, ma per finta perché poi interviene l’altra parte a ricomporre la scacchiera; eppure da trent'anni, ogni anno, uno scandalo sconvolge la sanità pugliese. Un male che  ha radici antiche e che, per la verità, pervade tutta l’Italia.
La salute è un bene che chiunque è disposto a pagare a qualunque costo, se necessita una Tac piuttosto che aspettare mesi se non anni ci si rivolge all’amico dell’amico; è un sistema che non ha bisogno delle grandi organizzazioni criminali per poter andare avanti e pascersi, nasce e si nutre delle necessità dei poveracci e il diritto si aggancia al favore.
È un sistema consolidato che affianca medici e personale parasanitario competenti e onesti a soggetti che alla incapacità e alla strafottenza sommano indubbie capacità speculative e questo humus ha avvicinato sempre più la sanità alla politica e alla criminalità organizzata, ricordiamoci lo scandalo delle Case di Cura Riunite a Bari  che drenavano denari, favori, tangenti.
Intanto i sistemi di potere si sono andati sempre più inabissando e frammentando né veniva operata quella bonifica morale che ci si aspettava da un cambio di guardia, al contrario si è continuato con l’impianto  delle nomine politiche  di direttori amministrativi e sanitari , dei consigli di  amministrazione,  di primari, tutto   al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione nelle istituzioni. 
E sulle assunzioni candalose non sono mancati i pannuccelli caldi: "In base alla normativa nazionale è la giunta che procede alla nomina dei manager in modo assolutamente discrezionale. Per questa ragione, ho voluto una legge regionale, che purtroppo il governo ha impugnato alla Corte costituzionale… La procedura è attualmente in corso".  Solo che la legge regionale in materia risale soltanto al 25 febbraio 2010, mentre Tedesco è stato nominato assessore nel 2005 e ha avuto tanto tempo per nominare quei manager che nonostante gli scandali e la crisi economica  non si sono fatti scrupolo di  aumentarsi i compensi (12 mila euro al mese i direttori amministrativi e 15 mila euro i direttori generali).

Del vuoto politico e culturale sul tema della sanità oggi si accusano i vari gruppi politici che si sono alternati nella gestione della cosa pubblica senza che si sia  mai registrato un gesto dovuto di etica e sensibilità. Oggi si entusiasmano le folle con parole e denunce, proposte avanzate e programmi politici all’avanguardia,  ma resta la fotografia impietosa di un miliardo di euro di disavanzo tra il 2006 e il 2009 dell’aumento della spesa farmaceutica e dei ricoveri, dei ritardi nei pagamenti e delle migliaia di assunzioni contro legge. Ma Vendola nega tutto, anche se oltre le smentite rimangono comunque inalterate le strettoie imposte dal buco senza fondo della sanità la responsabilità della chiusura di ospedali in tutta la Puglia, del taglio di 2100 posti letto e dell’introduzione del ticket sui medicinali.
Rimangono le lacrime e sangue di innocenti: anziani, poveri, disabili, extracomunitari, pazienti oncologici e i pronto soccorso affollati e liste di attesa ancora più lunghe e un sistema senza oneri e onori  sempre meno capace di sostenere gli  urgenti bisogni dei malati.

Adele Dentice

domenica 27 febbraio 2011

Archiviato: mezzo salvato?



Il governatore Vendola esce dall'inchiesta sanità in cui risultava indagato per concussione. Anche questa volta le intercettazioni telefoniche hanno assunto un ruolo chiave, come è successo (anche troppo) per altri scandali giudiziari. Nello specifico, queste risalgono al periodo in cui Alberto Tedesco era ancora assessore. Ce n'è una in cui Nichi Vendola insiste con Tedesco perchè si arrivi all'assunzione di un suo uomo nel settore sanità, così entrambi convengono sul fatto che occorrerà modificare una legge regionale per riuscirci. 

Nonostante questo la posizione del presidente demagogo viene archiviata dal giudice per le indagini preliminari Di Paola, perchè non avrebbe commesso fatti penalmente rilevanti. Che avrebbero dovuto consistere nella "minaccia" o "costrizione" verso i direttori generali delle Asl ad assumere come direttori sanitari e amministrativi e i primari uomini a lui graditi. Non risultando questi elementi e nemmeno quello di una ricerca di sostegno elettorale tramite le concussioni (imputata invece a Tedesco) le nomine "appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacita' di raggiungere determinati risultati". Per quanto ci riguarda, volendo fermarsi alla lettera di questa ricostruzione, viene da pensare a un rapporto di simpatia e comune appartenenza "politica" che coinvolge non solo governatore, assessore e direttori generali (come si legge dalla ricostruzione del gip) ma anche i nominativi graditi da collocare; ed evidentemente anche nel caso di questi ultimi quell'empatia è più forte della logica di "do ut des", di trattativa per uno scambio di favori. Anche perché parliamo di papabili direttori e primari, non di semplici impiegati o infermieri - che potrebbero essere perlopiù estranei alle alte cerchie di amicizia politica.
In breve, Vendola ha spinto per piazzare alcuni individui, già a lui fedelissimi, il cui sostegno elettorale era e rimarrà già assicurato in partenza. Si tratta cioè di un quadro di favoritismi ancora più schifoso del primo. E comunque, rimane la pesante responsabilità politica. Altro che ammutolirsi per rispettare le decisioni della giustizia formale, in nome del culto della "legalità".

La domanda sorge spontanea. Dove sono tutti quei personaggi che ogni giorno fanno un rumore assordante sulle inchieste del premier, sulla difesa delle intercettazioni, della legalità soprattutto formalista e della "santa magistratura", tirando in ballo la moralità e la dignità? Perchè continuano a non prendere una posizione, come nel 2009 quando il malaffare nella sanità è emerso per la prima volta, riguardo alle forniture di prodotti sanitari?

Intanto i vendoliani, questi arroganti irrecuperabili della classe media rimbambita e di nicchia, sempre tra i piedi con i loro commenti sul web e le loro comparsate tv assicurate (qui la "buona fede della base" non esiste), non tarderanno ad affermare che la corruzione, la gestione clientelare della sanità, il taglio della spesa e la chiusura degli ospedali pubblici sono sacrosanti per mantenere la "novità" lì dov'è insediata in Puglia. Magari in questo momento lo stanno dicendo in privato. Ma chi scrive li conosce troppo bene: troveranno il modo di sostenerlo in pubblico anche se con un linguaggio fumoso e politicamente corretto, la loro arma di riserva. E ricominceranno a reagire con la solfa demente “chi vi paga? Berlusconi?”.
Da notare che Vendola nel 2005 vinse promettendo di "scacciare via i mercanti dal tempio"; perciò questa, se mai ce ne fosse bisogno, è l'ennesima conferma di come lui e i suoi accoliti siano specializzati nel gioco delle tre carte, come abbiamo visto riguardo alle vicende delle leggi-truffa sulla diossina a Taranto, dell'insediamento degli inceneritori e della ripubblicizzazione dell'acqua.

Infine, questo caso dimostra che la Puglia, ben lontana dall'essere un Eden incontaminato, è una terra dove esiste e persiste un'alleanza di potere mafiosissima - di cui Bari è punta più avanzata - fra clan malavitosi, poche famiglie locali (sempre quelle da anni) di palazzinari e industriali gretti e ignoranti, rappresentanti di poteri forti economici con sede al nord e all'estero, notabili altolocati e corrotti delle professioni liberali "illuminate" (soprattutto magistrati - come nel nostro caso - e professori universitari), classe politica nichilista ex-DC ed ex-PCI (con relative clientele annidate nel settore pubblico), e per finire intellettuali mercenari e guitti cinematografici e televisivi di basso livello, ben ambientati nei salotti romani (e facenti da testimonial del credo vendoliano).
In questa regione i confini fra criminalità, apparati dello Stato, economia e classe dirigente sono evanescenti, e il vendolismo è la massima consacrazione di questo intreccio perchè rende ogni corrispondenza tra proclami verbali e scelte praticate un’esigenza della preistoria, addirittura fastidiosa, e fa strage di ogni etica valoriale e lucidità nell'inchiesta sociale attraverso un uso manipolatorio orwelliano del linguaggio (sole, cuore, amore, bambini che giocano, bellezza, gioventù ecc.) dalla spietatezza mai vista prima (tantomeno nei modi dei vecchi politicanti democristiani imbranati), ricevendo un appoggio spropositato dai media di disinformazione di massa e dai ceti privilegiati che se ne sentono sempre più attratti.

Andrea Russo

giovedì 25 novembre 2010

Taranto: cronaca di un inquinamento annunciato



Taranto: disastro sanitario occulto, il dramma sociale degli abitanti di Taranto, colpiti da patologie sconosciute prodotte dall'inquinamento industriale, abbandonati dalle istituzioni e dalla stato e da tutte le parti sociali.

È lo scandalo di cui la sinistra vendoliana non "sa" parlare: le persone continuano a morire colpite da mali oscuri prodotti dai disastri ambientali e l'amministrazione regionale spende 120 milioni di euro per un ospedale privato, il San Raffaele di Don Verzè amico di Berlusconi.

Intanto le voci indipendenti , quelle fuori dal coro del conformismo massmediatico piegato ai poteri forti, sono "inspiegabilmente"eclissate.

A seguito la registrazione dell'intervista a Saverio Di Florio, presidente dell'Associazione tarantina "Malati infiammatori cronici e immunitari", e a Roberto L'Imperio della FIAB di Taranto.

sabato 6 novembre 2010

Decidiamo di decidere

La legge 833 del 1978 prevede “la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro” e “la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro”, (e, prima del referendum del 1992, “la identificazione e la eliminazione delle cause degli inquinamenti dell'atmosfera, delle acque e del suolo”, obiettivo che il sistema “ambientale” si è dimostrato completamente incapace di attuare).

Ci prefiggiamo di CONTRASTARE LE POLITICHE “PRO CANCER” ed i PARTITI CANCEROGENI responsabili di una normativa inadeguata a tutelare la salute, pensiamo ai valori limite delle diossine, ma soprattutto che ignora gli effetti biologici di molti inquinanti ambientali (microparticolato, metalli pesanti ecc.).

Si vanta, la nostra classe politica, di applicare correttamente le normative della Comunità Europea, il Principio di Precauzione, in merito alla riduzione della CO2, ma nulla si è fatto per gli altri inquinanti sicuramente cancerogeni e mutageni.

Va soprattutto CONTRASTATO il NEGAZIONISMO, E L’IDEOLOGIA DELL’INEVITABILITÀ DEL DANNO, fattori culturali responsabili della DOPPIA MISTIFICAZIONE ambientalista e climatica con: l'invenzione del “recupero energetico” dei rifiuti (nato negli anni '80 negli Usa per riconvertire il settore nucleare dopo l'incidente di Three Miles Island, ed importato in Italia da Legambiente) e la propaganda dei “termovalorizzatori” che, al pari delle centrali nucleari, sono ritenute salvaguardia contro la terribile CO2 (la peggior minaccia oggi esistente).

La manipolazione mediatica della disinformazione giornalistica enfatizza i risultati, anche molto parziali, delle ricerche finalizzate all’uso terapeutico, mentre quelli, già ottenuti negli stessi campi, della ricerca, relativi agli effetti degli inquinanti ambientali sono completamente ignorati (spesso anche a livello specialistico-professionale) battistrada per imporre l’ideologia dell’inevitabilità del danno come mostra lo “stato d’emergenza campano”; emergenza che è diventata una costituente di una governabilità biopolitica all’interno di un processo di controllo sulla popolazione.

L’opinione pubblica deve accettare l’incenerimento, deve essere convinta che il nucleare e il termovalorizzatore sono inevitabili, anche incrementando la diffusione di false informazioni, come quelle sugli effetti benefici della diossina: “Vorrei poter spiegare anche che la diossina a piccole dosi fa bene: magari un'altra volta“ (dott. Franco Battaglia, di professione chimico, con testi prefatti dal prof. Umberto Veronesi, membri entrambi della associazione “Galileo 2001 per la libertà e la dignità della Scienza”, “Il Giornale” 9 gennaio 2008).

Ai dubbiosi dell’incenerimento si magnificano i nuovi impianti, dotati di filtri più efficienti (da 3 micron a 0,8 micron), che lasciano passare particolato più fine, e quindi più pericoloso per la salute, le maggiori dimensioni, quindi flussi di massa maggiori e la maggiore altezza del camino, che è vero che assicura più diluizione, a livello locale, ma l’impatto complessivo per inquinanti persistenti nell’ambiente e rimane comunque inalterato.
Il risultato della proliferazione di questi impianti negli anni è stata l’elevata diffusione di malattie oncologiche e la dequalificazione del paesaggio agrario, eppure si continua a perseverare in politiche di immagine e di assoggettamento al libero mercato pur essendo sotto gli occhi di tutti che la soluzione ai problemi ambientali impone una radicalità dell’azione politica.

Adele Dentice

sabato 21 agosto 2010

La trasparenza oscurata - parte 2




Don Verzé e i trucchi di Vendola
Bari, 19 agosto dell’era astrale berlusconian-vendoliana. Ore 9 e 40 del mattino: parte la caccia alla delibera numero 1154, datata 11 maggio 2010. Di che si tratta? Di un oggetto apparentemente scarno: lo statuto; in altri termini, soci, regole, finalità, proprietà, durata (a tempo indeterminato?). Torniamo alla missione del giorno. Recita il frontespizio del testo istituzionalmente smaterializzato: “Struttura ospedaliera nella città di Taranto. San Raffaele del Mediterraneo. Correzione e integrazione DGR 10/02/2010 n. 331”.

Il terreno di ricerca – prima di sondare il territorio raffaeliano all’ombra della “Madunina” – è delimitato dall’attuale regno pro tempore del governatore Vendola. Ecco la sede regionale sul lungomare. Si scomoda in sordina anche Gianni Lannes protetto dalla sua scorta della Polizia di Stato. L’ingresso del segretariato regionale è al terzo piano: in loco regna Romano Donno, ma il funzionario non è in servizio. Cortesia, buone maniere, ma niente timori reverenziali. “Buongiorno, vorrei visionare la delibera di giunta regionale” esordisce il vulcanico cronista. La segretaria di Nichi a domanda risponde: “Deve attendere il gabinetto, l’ufficio di gabinetto. E’ loro la competenza. Deve attendere il capo di gabinetto. L’avvocato Francesco Manna quando arriva non lo so. Lei deve venire a settembre”. Si, a Natale. Passo e chiudo. Lannes non si arrende, inforca l’ascensore personale di Nichi, azzanna l’olezzo di violetta e scende al primo piano del mastodontico edificio. Qui fa irruzione negli uffici del bollettino regionale. Il quesito è scontato: come mai questo atto deliberativo non è stato pubblicato? “Non lo so … - balbetta il funzionario incaricato – non c’è la richiesta specifica di pubblicazione”. Insomma, a conti fatti e in barba alla tanto sbandierata trasparenza amministrativa, una delibera emana i suoi effetti legali ma è ignota all’opinione pubblica. Cosa nasconde il governatore Vendola?

Riassunto delle puntate precedenti. La partita è incentrata su un ospedale privato – a tutti gli effetti e prove alla mano – da realizzarsi a Taranto con denaro pubblico, non prima di aver cancellato ben due nosocomi pubblici ed aver consentito alla Fintecna srl (ministero delle Finanze) di costruire 250 appartamenti in una città dove gli alloggi disabitati aumentano a dismisura. In complesso non si tratta di speculazione, ed è tutto sotto controllo del pubblico, rassicura qualche esperto rigorosamente anonimo in libera uscita sulla realtà virtuale che, però, non ha mai messo piede in Puglia e meno che mai nell’area jonica, limitandosi al copia e incolla su Internet.

Come già ampiamente anticipato da ItaliaTerraNostra, la giunta regionale il 6 agosto di quest’anno, prima di evadere alla “mamma li turchi”, ha scucito a don Luigi Maria Verzé (materialmente ai suoi fidati), ben 60 milioni di euro (la prima tranche); altri 60 saranno concessi a breve a chi lucra sulla salute umana. Infatti, la sentenza del Consiglio di Stato numero 3897 del 24 marzo 2009, attesta: “la finalità della Fondazione San Raffaele prevede che essa possa svolgere in Italia e all’estero ogni attività utile al raggiungimento dello scopo sociale e quindi ogni attività economica”. Insomma, tutto tranne che filantropia. La sanità pubblica in terra levantina rischia di esalare l’ultimo respiro e i nostri dipendenti invece di rianimarla fanno i generosi con i soldi della collettività. Altro che cure gratis agli indigenti. Meglio non rivelarlo ai 4 milioni di cittadine e cittadini pugliesi: un milione di loro sopravvive al di sotto della soglia di povertà materiale e non potranno mai accedere a quelle cure ecclesiastiche a pagamento; in fondo si tratta di invisibili elettori. E poi vuoi mettere il danno d’immagine all’Obama bianco nello Stivale e i cori da stadio delle fabbriche? Spropositi a parte: Nixon è caduto grazie a due giornalisti del Washington Post. Ovviamente non osiamo tanto, anche se i debiti della sanità pubblica sono ormai un buco nero. Chi è il responsabile della voragine? Vuoi vedere che è colpa dell’arcangelo Michele? Restate di stucco è un vendolo trucco. Scherzi a parte, l’odissea continua. A presto.

Gianni Lannes

venerdì 20 agosto 2010

La trasparenza oscurata - parte 1



18 agosto 2010: una cittadina qualsiasi si presenta agli uffici della regione Puglia per richiedere una delibera, appena varcata la soglia subito si percepisce un kafkiana sensazione di vuoto paranoico; viene rimbalzata tra uffici, corridoi deserti e dinieghi e alle ore 9,30 la cittadina qualsiasi, a cui hanno riferito che in Italia esiste una legge sul diritto di accesso agli atti pubblici, a meno che non si tratti di segreto di Stato, tranquillamente chiede che venga espletato un suo diritto , cioè ricevere quella delibera n.1154 del 11 maggio 2010 per la quale già è stata depositato il modulo di richiesta; con altrettanta tranquillità le viene riferito che il 18 agosto gli atti sono depositati in cassaforte, che la responsabile finirà le ferie il 30 agosto, che bisogna fare la domandina, e poi c'è internet se vuole leggere vada a consultare il sito della Regione; lo si dice soavemente, e, altrettanto soavemente, la cittadina fa rilevare che sul sito c'è solo il frontespizio della delibera in questione.

La responsabile dell'ufficio, vestita di rosso, sembra non capire, parla confusamente di domande da fare, richieste, le si fa presente che la richiesta è già stata inoltrata, alla fine, la cittadina viene inviata ad informasi meglio presso gli uffici del primo piano. Qui si imbatte con alcuni impiegati che ignari e stupiti della sua presenza la informano sull'inutilità del suo essere in quelle stanze dal momento che è competenza della segreteria della giunta e poi c'è internet, il sito della Regione; viene di nuovo fatto notare che la suddetta delibera non esiste, o meglio esiste, ma è stato pubblicato solo il frontespizio, anche loro siedono al computer per provare a rintracciare l'atto fantasma, niente da fare, nonostante i vani tentativi appare solo il frontespizio.

La cittadina comune,questa volta accompagnata dal solerte e incuriosito impiegato, risale le scale e ritorna da quella signora vestita di rosso, che, con un altro dipendente della Regione, inizia a chiedere le generalità della cittadina e fa notare con toni sempre meno gentili che per certe richieste bisogna mostrare la propria carta d'identità, le viene risposto che la carta d'identità sarà mostrata nel momento in cui salterà fuori il documento e la sete di giustizia del cittadino comune verrà soddisfatta. Queste parole non sembrano gradite e la discussione procede oziosamente fino a che si invita di nuovo a fare una ricerca su internet sul sito della Regione, viene ribadito che la presenza della fastidiosa cittadina lì quella mattina di metà agosto, nasce proprio dal fatto che sul sito della regione c'è solo il frontespizio della delibera, quella con il numero 1154 del 10 maggio 2010. Una terza persona, che evidentemente ben conosce il contenuto del'atto , finalmente mette fine alla discussione offrendo un riferimento preciso "l'assessorato alla sanità" dove sicuramente saranno disponibili a risolvere l'intricata questione. Prima di andar via la cittadina qualunque rivolge una domanda in merito alla mancata pubblicazione e le viene risposto che non tutti gli atti vengono pubblicati, sono decisioni prese in giunta. Come per i segreti di Stato? No basta fare una semplice richiesta e tutti vi possono accedere chiaro no?
Sono già le 12 e qualcosa alla fine l'assessorato è stato raggiunto sulle scale persone guardano incuriosite la cittadina qualunque che ostinatamente si inoltra tra uffici vuoti; alla fine compaiono delle signore alle quali viene chiesto come fare per ottenere questa benedetta delibera, Basta una semplice fotocopia, anche loro affermano che non è loro competenza e che c'è questa cattiva abitudine di scaricare le rogne agli altri . Che non è possibile che ci sia solo il frontespizio senza delibera , viene chiesto il contenuto della delibera e la cittadina parla dell'ospedale, quello che devono fare a Taranto il San Raffaele Mediterraneo; le signore si calmano e invitano anche loro la cittadina a cercare altrove, al settimo piano magari , ma sono già le 13,30 e gli uffici sono chiusi.

Adele Dentice (una cittadina qualunque)

giovedì 1 luglio 2010

Il ritorno dei tagli



La giunta Vendola, come già era stato anticipato in precedenza, sta effettuando la "revisione" della sanità pugliese. Revisione, riorganizzazione, riordino: una sfilza di espressioni formali che vorrebbero ammorbidire una manovra consistente di fatto in forti tagli alla spesa sanitaria, in una riduzione ai posti letto per abitante (che passeranno dai 14.400 di oggi ad almeno mille in meno) e in un tetto alla "lievitiazione" del numero di ricette, il che vorrebbe dire un più ridotto accesso dei pugliesi a diversi tipi di farmaci (in genere quelli non "salvavita") e il ritorno del pagamento del ticket per le ricette eccedenti un dato budget annuo; ticket per il quale verranno ridefinite anche le fasce d'esenzione. E si vocifera dell'accorpamento sul territorio di una ventina di strutture sanitarie "non gradite" (dai flussi maggioritari di pazienti) o fatiscienti ecc.; anche privati, almeno in teoria. Tutto negato dall'assessore Fiore, almeno in prima istanza, ma certe frasi del governatore fanno presagire l'opposto; basta con l'idea di volere "l'ospedale sotto casa”, rimpiazzamola con un “voglio avere assistenza, se ho bisogno” (evidentemente pensato come un bisogno "a comando", tra l'altro in una terra che va trasformandosi nel paradiso di discariche, inceneritori e varie cause di inquinamento atmosferico e del sottosuolo, cioè di tumori e altri simpatici malanni).

Lo scopo: evitare che alla Puglia vengano negati 500 milioni di euro dalla quota 2010 del Fondo sanitario nazionale, come già successo per altri 100 milioni dovuti alla violazione del "Patto della Salute" nazionale. Si sta portando avanti un piano triennale di rientro dal deficit del bilancio regionale che ammonta ancora a 351 milioni di euro - nel 2009 era pure il doppio. Si rischia quindi la chiusura degli ospedali, il che sarebbe la definitiva negazione di tutti i bei propositi sulla sanità che aiutarono Vendola a sconfiggere il centrodestra alle regionali nel 2005 - e per i quali va ancor oggi famoso (a partire dal no alla chiusura di ospedali locali, in piazza coi cittadini). E comunque, si tratta di punti già ampiamente disattesi prima, come tutti si resero conto con lo scandalo Tedesco, l'ex assessore socialista alla sanità coinvolto un anno fa nel grande scandalo protesi-Tarantini; quello che iniziò il suo operato riconfermando gli uomini vicini a Fitto in posti chiave dell'Ares (Agenzia regionale della sanità) e delle Asl (come Lea Cosentino oggi ai domiciliari). Il tutto scoperchiando una realtà di (prevedibile) intreccio politica-sanità-assunzioni, sprechi, fiumi di consulenze, ecc., con le liste di attesa ancora chilometriche. Da segnalare che da poco insediatosi Vendola ha invitato con una lettera tutti i direttori delle Asl pugliesi a dimettersi, raccogliendo elogi anche dall'Udc. Staremo a vedere quale sarà il futuro prosieguo di questa mossa.

Inoltre Vendola insieme ad altri governatori regionali protesta contro i tagli agli enti locali contenuti nell'ultima manovra finanziaria del ministro Tremonti. In effetti, con le sue sforbiciate il governo pare scimmiottare il peggiore Papadopoulos in Grecia (pensiamo ad es. ai tagli alla scuola pubblica) e conferma di non brillare (come del resto tutti i precedenti almeno a partire dal '92 in poi) per attenzione alla spesa sociale e contrasto dei veri poteri privilegiati finanziari ed industriali; ultimamente nella sua ossessione per i conti pubblici in ordine, l'ondivago Tremonti assomiglia magari più a Padoa Schioppa. Tuttavia andrebbe fatta chiarezza sulla causa del deficit e quindi sull'intera politica economica intrapresa in 5 anni. In un momento nel quale è impellente trovare risorse, si dovrebbe ad esempio rendere conto ai pugliesi dei 120 milioni di euro interamente versati dalla Giunta regionale (soldi pubblici) per realizzare a Taranto un complesso tecnologico-ospedaliero che sarà però gestito da un ente privato: la "Fondazione San Raffaele del Mediterraneo" costituita il 28 maggio 2010 dalla stessa regione Puglia insieme alla Fondazione San Raffaele di Milano di Don Luigi Verzè, il prete berlusconiano noto per la sua particolare intraprendenza negli affari, il quale ha lodato con trasporto il "caro Nichi" . E hai voglia ad aspettarsi dure battaglie dall'"opposizione" Pdl su questo e altri punti!

Andrea Russo