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martedì 6 marzo 2012

I FUNERALI DELLA DEMOCRAZIA

Il 5 marzo mentre tutti siamo concentrati sulla questione serissima della No Tav e dei tristissimi funerali di Lucio Dalla, alle Camere si discute, su richiesta del “fiscal compact” mezzo di distruzione costituzionale, sul pareggio di bilancio in Costituzione, legittimando “costituzionalmente” le politiche liberiste imposte dal governo “austero”, precludendo ogni iniziativa referendaria se la votazione Camera-Senato raggiungerà i due terzi, cosa che sicuramente si determinerà dal momento che PD, PDL. IdV e Terzo Polo sono coesi nell’appoggiare questo ennesimo attacco ai residui frammenti di democrazia. Ma la democrazia è ormai morente se tutti insieme sono concordi nel togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi, risucchiandosi ogni legittimità dei diritti sociali perché il pareggio rende impossibile l’intervento delle istituzioni nell’economia.

martedì 1 novembre 2011

La conversione di Bonanni


La mia su Bonanni è una semplice battuta, sulla Camusso, e ciò che si porta dietro, l'ironia non è più adeguata, di Bonanni sappiamo tutti come sia schiavo e portatore di principi dettati dal capitale e la sua levata di scudi sui diritti negati per acquisire qualche consenso oscilla tra il ridicolo e il patetico, ma gli sciopericchi tardivi della CGIL sono insopportabili e offensivi. Intervengono quando i giochi sono fatti, per finta. Per esempio nessuno ha mobilitato a suo tempo i lavoratori sulla gravissima ’assenza del “diritto al lavoro” tra i diritti fondamentali dell’Unione Europea, una dimenticanza, fu detto , nemmeno tanto significativa. Nessuno dei nostri grandi sindacalisti ed esponenti democratici di questi partiti filo-USA di sinistra ha sprecato una sola parola sulla negazione del lavoro come diritto. Nessuno ha fatto mente locale che la ‘decostituzionalizzazione’del diritto al lavoro finisce per mettere in discussione anche altri diritti sociali: dalla sicurezza nei luoghi di lavoro, alle tutele sociali, alle libertà individuali e collettive dei lavoratori.
D'altronde abbiamo sotto gli occhi di tutti come i morti sul lavoro siano scivolati a livello di cronaca nera, un'altra "dimenticanza", tutto perfettamente in linea con la nuova declinazione sul diritto di stampo filo-americano ,non più pensato come obbligo costituzionale del legislatore di attuare programmi che mirino al pieno impiego o almeno alla "sicurezza" sul posto di lavoro, diritti ritenuti deboli, al contrario le nozioni forti imposte dall’UE sono Formazione, Informazione, Orientamento, facendo svanire implicitamente il concetto di sicurezza sul posto del lavoro e facendo prevalere la ricerca del lavoro e del reddito.
Il mondo nuovo, che si è già prefigurato, stabilizza la precarietà non più intesa come debolezza , ma come forza produttiva il lavoro è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta , mentre l’equiparazione precarietà-schiavitù viene considerata come pura demagogia pericolosa. I giovani non possono pensare ad un lavoro a tempo indeterminato, definizione di stampo sessantottino, quindi anacronistica e residuo della concezione dello stato perfetto di Leniniana memoria, ma devono prepararsi, a proprie spese, per potersi formare e diventare competitivi nel mercato del lavoro.
Inoltre,affermano gli ideologi della modernità, quando fu scritta la Costituzione c’erano condizioni storiche e politiche diverse poiché lo Stato garantiva la tutela di un diritto per tutti, non è un caso che viene citato nel primo articolo, ma essendo mutate le condizioni, nel senso che non ci sono più soldi, il diritto decade. E il cerchio si chiude, e il nuovo programma politico raffigurato dal binomio giovanil-rottamatore Renzi-Marchionne , deve affrontare il tema dei licenziamenti senza tabù.
Chi vuole opporrsi a questa “ tendenza" viene accusato di demagogia, ma ci sono dati di fatto inconfutabili , data la situazione attuale, per avere un posto di lavoro bisogna sottomettersi senza condizioni agli interessi del datore di lavoro, che come in una piramide di stampo feudale, giura fedeltà ai suoi superiori fino ad arrivare al sovrano di turno, che elargisce appalti e lavori solo ai propri fedelissimi, andando oltre anche i vari concorsi pubblici, tanto fa testo solo la “professionalità acclarata”, i beneficiati manifesteranno il proprio riconoscimento in vari modi , principalmente durante le campagne elettorali E’ un sistema condiviso in tutti i settori il più forte che diventa benefattore il pater familias dalla faccia smielata , la stessa di coloro che organizzano guerre in difesa dei diritti umani , distruggendo la sovranità dei popoli, così come, nella società dell’incertezza, il diritto al lavoro è diventato un diritto minore smantellando la rivendicazione della parità e della libertà formale che si è trasformata in disuguaglianza e discriminazione, dove prevale solo il potere sociale del datore di lavoro disequilibrando le parti ,già in fase di contrattazione individuale.
Siamo ritornati ad una situazione antecedente la legge 1363 del 1960 con la scusante del nuovo mondo e dell’ innovazione tecnologica formule funzionali a coprire l’incredibile quantità di contratti atipici e di lavoratori fatturisti o coordinati , che si suole definire “lavoratori autonomi“, ma altro non sono che lavoratori subordinati, che sarebbero dovuti essere protetti e tutelati dalle denunce dei sindacati, prima di precipitare nella zona d’ombra della perdita dei diritti fondamentali.
I lavoratori sanno da sempre che il contratto a tempo determinato è un contratto di licenziamento che contiene in se la frode e l’obbligo ad autocensurarsi, un’ingiustizia sociale e morale che la legge n.230 (1962) arginò, ma che il riconoscimento giuridico della precarietà e dei contratti atipici, con la scusa della maggior tutela della competitività delle imprese, ha ripristinato, riportandoci indietro di decenni.

martedì 22 marzo 2011

LA SCUOLA E' APERTA A TUTTI - I parte



L'Istruzione rende uguali , si può nascere sani o malati ricchi o poveri , ma l’istruzione , la formazione ci fa uguali e liberi, la Costituzione negli articoli 33 e 34 , ha voluto disciplinare questi principi, in particolare il primo comma dell’art.34 afferma che la scuola è aperta a tutti , un principio del genere rappresenta l'essenza della democraticità della politica scolastica dello Stato italiiano. In modo superficiale in questa formula di apertura si può cogliere semplicemente un diritto all'iscrizione scolastica, ma al di la della prima semplice lettura questa formula è rappresentativa del diritto ad ottenere un'istruzione adeguata, necessaria alla formazione della personalità e all'assolvimento dei compiti sociali

al comma 3 dell’art 33 con la formula “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, La Repubblica deve garantire a tutti l’accesso alla scuola statale di ogni ordine evitando inutili sprechi , ma considerando l’istruzione e la formazione un investimento per lo sviluppo sociale e democratico del paese

Il che non significa che l’istruzione sia solo prerogativa dello Stato anche Enti privati possono diffondere il sapere basta che non ci siano aggravi per le finanze pubbliche, né sotto forma di contributo diretto o indiretto, né sottoforma di sussidi alle famiglie, né all’atto della istituzione né successivamente ad essa e neppure sotto forma di una minore entrata, tramite un’eventuale detassazione; e ciò perchè tutte le risorse finanziarie pubbliche disponibili devono essere destinate all’istruzione scolastica statale.

Al fine di garantire la parità giuridica di tutt gli studenti taliani nel comma 4 art 34 si sancisce che “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali” .

l’Attualizzazione tardiva dei principi costituzionali –Scuola media unica e Decreti Delegati


l’ATTUALIZZAZIONE dei principi d democrazia e uguaglianza espressi dalla Carta Costituzionale dovrà aspettare addirittura il 1962 per ottenere, con la L. n. 1859 del 31/12/1962 l’eliminazione della vergognosa e classista distinzione tra scuola media e scuola di avviamento professionale, con l’introduzione nella scuola media unica.
Però la svolta verso una graduale affermazione dei principi costituzionali si realizzerà negli anni 70, in particolare con i “Decreti Delegati” del 1974 che tenteranno di trasformare il sistema scolastico da una struttura amministrativa, centralista e gerarchizzata, in un sistema di istituzione articolata nel territorio ed organizzata in modo partecipato ai diversi livelli, rendendo paritario il ruolo delle diverse componenti della scuola Dirigenza, Docenti, Studenti Genitori ATA.
I Decreti Delegati hanno rappresentato la volontà di strutturare un sistema scolastico atto ad interagire concretamente con il territorio, ma nel tempo stesso continua a mantenere l’impostazione di una scuola nazionale e non localista , ma soprattutto vene difeso il principio della libertà di insegnamento ; i docenti non erano più gli esecutori delle direttive dei superiori gerarchici, ma soggetti che, unitamente agli altri soggetti che operano nella scuola (personale direttivo, personale ATA, genitori e studenti), partecipano al governo della scuola.
Questo tentativo di profonda trasformazione dell’ordinamento scolastico che aveva suscitato molte aspettative e mobilitato centinaia di genitori, studenti ecc. ben presto è fallito per tante ragioni (inadeguatezza dei mezzi finanziari per dare concretezza alle decisioni, ambiguità di talune disposizioni molto spesso contraddette da disposizioni preesistenti che si continuavano ad applicare, la permanenza della struttura amministrativa gerarchizzata ); ma soprattutto è mancato un forte sostegno da parte delle organizzazioni politiche ed associative con la conseguenza che soprattutto i genitori che, con entusiasmo si erano impegnati, si sono sentiti abbandonati e piano piano si sono allontanati e hanno perso fiducia
In realtà le forze politiche democratiche hanno sempre creduto poco ad una forma di gestione, demandata alla scuola e la prova si è avuta con i governi di centro-sinistra che hanno reintrodotto forti elementi di gerarchizzazione incompatibili con un governo democratico della scuola (la dirigenza scolastica e la privatizzazione del rapporto di pubblico.impiego. anche per la scuola !!). A dare il colpo di grazie sono stati gli anni 80 e 90 e l’affermarsi del neo-liberismo e di una sinistra che in nome del Modernismo ha fatto propri principi come lo statalismo di tradizione ideologica di destra e l’immissione della scuola nel mercato trasformandola da servizio pubblico ad azienda al servizio del privato secondo le indicazioni della EART potente associazione degli industriali europei

Non è un caso che nel 1995 (giugno) si riunirono molti di coloro che oggi militano nel PD per elaborare il documento “Una nuova idea per la scuola” documento che, in barba ai principi costituzionali espressi negli articoli 33 e 34 , abbatte la distinzione tra scuola pubblica e privata incoraggiando la competizione tra i due sistemi“ Si deve pensare a un sistema formativo pubblico, nazionale ed unitario, del quale partecipano scuole statali e non statali che accettino e pratichino l'impegno di formare i giovani secondo i valori costituzionali, secondo gli obiettivi generali stabiliti dallo Stato e con un preciso sistema di valutazione”.

La Costituzione Snaturata Prodi Berlinguer Bassanini

Sarà l’ equivoca autonomia scolastica a disapplicare i principi dell costituzione in ambito scolastico , cristallizzando elementi che verranno ampiamente disciplinati da tutti i governi di destra e sinistra, il cui obiettivo comune è stato quello di aziendalizzare la scuola , mettendola nel mercato, stravolgendone l’essenza di servizio pubblico, ricomponendo immediatamente il modello gerarchico e procedendo speditamente verso la privatizzazione del rapporto del lavoro

Contraddizioni legge 59 art 21 e decreti applicativi

L’art. 21 della L.59 /97 al primo comma, prevede l’autonomia delle istituzioni scolastiche all’interno del “processo di realizzazione dell’autonomia e della riorganizzazione dell’intero sistema formativo”, ma i decreti attuativi non hanno rispettato il principio espresso dalla stessa legge. Se analizziamo il D.P.R. n. 275/99, notiamo che la volontà del legislatore è quella di realizzare un’autonomia – decentramento nell’ambito di un sistema fortemente ministeriale contraddicendo così non solo il principio dell’ autonomia espresso dall’art.1 comma 1 della legge 59 , quanto anche il principio costituzionale della libertà d’insegnamento, poiché viene limitato il valore del POF , il documento identitario delle singole scuole (l’art 3) ,attribuendo al Ministro ( art. 8) competenze rilevanti di indirizzo culturale con conseguente ruolo preminente nel governo della scuola, ( comma 1 lett. A-h) definendo obiettivi, standars , indirizzi di valutazione ecc

L’anomalia del Dirigente scolastico e la privatizzazione del rapporto d lavoro del personale docente
La dirigenza scolastica viene disciplinata dall’art 21 comma 16 della L.59 /99 e attuata dal D.Lgs 6 marzo 1998 n. 59 (trasfuso nel D. Lgs. n. 165/01)
La nuova figura del dirigente scolastico risulta in conciliabile con la libertà di insegnamento del personale docente perché, se è pur vero che il ruolo del dirigente rimane ancora condizionato per via dei Decreti delegati dagli organi collegiali (D.P.R. n. 416/74 trasferito nel D. Lgs. n. 297/9) , con l’art. 5 del D.Lgs. n. 165/01 viene reintrodotto il modello organizzativo piramidale preesistente i decreti delegati limitando fortemente la libera attività del docente in quanto dipendente da un potere sovraordinato, ma soprattutto la parità degli organi collegiali diventa fittizia se uno dei componenti (il dirigente) si pone in una posizione di sovraordinarietà


La legge di “parità” (L. n. 62/00)e gli “oneri per lo Stato”
“Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’art. 33 secondo comma della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli Enti Locali”.
Con questa norma vene definitivamente superato il dualismo tra sistema scolastico statale e scuole non statali, introducendo un unico sistema che include scuole statali, Enti locali e private paritarie.
e si riconosce la scuola privata come servizio pubblico, facendo crollare il principio espresso nell’art 33 “senza oneri per lo Stato”, prevedendo due tipi di finanziamenti uno indiretto con borse di studio e bonus e un altro diretto, tramite le finanziarie.
La contraddizione o meglio la violazione della Costituzione si incentra su due elementi sostanziali di principio, in primo luogo la gestione e la proprietà è e rimane comunque privata , ma soprattutto la violazione si sostanzia nella tendenza o appartenenza degli istituti privati che limitano, fortemente il pluralismo educativo-culturale e la libertà d’insegnamento poiché sia i docenti che le famiglie devono tener conto del progetto educativo della scuola , a cui si devono adeguare , snaturando completamente i principi di democrazia e uguaglianza insiti nelle ragioni stesse della Carta Costituzionale

Adele Dentice

giovedì 25 novembre 2010

Federalismo scolastico


(documento di Adele Dentice per l'assemblea di PBC del 27/28 novembre a Ferrara)

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Federalismo scolastico

È UNA DEFINIZIONE IMPROPRIA, generata dall’attuazione del titolo V della Costituzione art 117 modificato dalla legge costituzionale n.3/2001 che attribuisce facoltà di legiferare in materia di istruzione alla “competenza legislativa concorrente” tra Stato e Regione.
E’impropria per due ragioni sostanziali, perché non trova fondamento legislativo e non è descrittiva della situazione che si realizzerebbe se fosse attuato quanto previsto dalla Costituzione e, secondariamente, è una soluzione che tende ad esasperare le differenze , basti pensare alla formazione professionale , affidata alle Regioni , con 21 sistemi diversi per livelli di efficacia ed efficienza.

L’evocazione del federalismo nasce dall’equivoco ingenerato da quella egemonia culturale che propone la risoluzione delle criticità, legate alla costruzione di un “moderno” efficace ed efficiente sistema educativo adeguato al nuovo scenario introdotto dall’attuazione del Titolo V, che serve a creare la Repubblica delle Autonomie.

ISTRUZIONE E COSTITUZIONE
Art. 34 della Costituzione

"La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso

L’istruzione quindi cessa di essere privilegio, ma diritto di tutti, non più appannaggio esclusivo delle categorie più in alto nella scala sociale. L’istruzione è gratuita e obbligatoria: diritto-dovere che prefigura e sottende l’obbligo dell’alunno all’istruzione e il dovere dello Stato a predisporre i mezzi per raggiungere lo scopo.
Il diritto allo studio indica il diritto a raggiungere i gradi più alti in base alle proprie capacità, merito e “appartenenza a famiglie in condizioni disagiate”, per i quali la Repubblica è obbligata a PROVVEDERE.

Con la riforma del Titolo V le competenze in materia d’istruzione sono ripartite in maniera differente, poiché aumenta la responsabilità delle istituzioni locali con il grave rischio che “il diritto allo studio” sia garantito in maniera diversa tra le diverse regioni in base al loro peso economico, in tal modo le disuguaglianze si accentuerebbero maggiormente e andremmo incontro alla balcanizzazione del sistema scolastico

I CAMBIAMENTI DOPO L’ATTUAZIONE DEL TITOLO V

Conflitto Stato - Regione

La scarsa chiarezza della legge costituzionale del 2001 ha alimentato, più che dirimere, lo scontro tra Stato e Regioni e le polemiche tra i vari schieramenti , il centro sinistra ha accusato il centro destra di aver ostacolato l’attuazione del dettato costituzionale, mentre il centro sinistra è rimasto totalmente inattivo.
L’unico punto di chiarezza è il capovolgimento del principio distributivo delle competenze tra Stato e Regione, aumentando quelle della Regione nell’ottica della semplificazione, ma aprendo numerose occasioni di conflittualità; ragion essenziale per cui la Corte Costituzionale è stata chiamata in causa spesso e sono state le numerose sentenze e le linee interpretative della complessa materia, che hanno ridefinito la confusione legislativa in merito alla necessità della conciliazione tra le esigenze di uniformità su tutto il territorio nazionale e le esigenze autonomiste sul piano locale, facendo riferimento ai criteri di discrezionalità ,diretta a garantire la presenza delle Regioni nel disciplinare il servizio scolastico sul territorio, e di programmazione e gestione “rilevante”. Nella fattispecie è stata la sentenza n. 13/04 della Corte Costituzionale che finalmente ha chiarito in 13 punti quelle che sono le Funzioni delle Regioni in materia di istruzione direzionate a gestire le disposizioni dello Stato.

Le Funzioni delle Province rimangono inalterate nella programmazione e gestione dei servizi scolastici (edilizia, politiche dell’impiego, scuola secondaria di secondo grado) così come per i Comuni, fino all’istruzione secondaria di I grado.
Rimane, comunque, ancora deficitario il serio coinvolgimento delle parti sociali in questo quadro, come del tutto assente un governo unitario della Ricerca pubblica, un assetto a maglie larghe pericoloso che rischia di degenerare in una ulteriore frammentazione, essendo completamente assente l’individuazione di obiettivi e priorità.

Il Federalismo

Si contestualizza in un quadro legislativo e politico contrassegnato dalla politica dei tagli soprattutto nel sistema pubblico dell’istruzione, dalla manovra Tremonti-Gelmini 2008 (alleggerimento del comparto scuola di 130 mila unità) alla Tremonti 2010 (impoverimento di 2 miliardi delle retribuzioni del personale e un altro taglio lineare al Ministero dell'Istruzione), facendo dipendere la sopravvivenza della scuola pubblica (così come noi la conosciamo) dagli andamenti economici del sistema Italia. A questo si aggiunge l’assenza di una visione strategica e la definizione di un piano di cooperazione inter-istituzionale oltre l’esclusione dei sindacati e delle comunità scolastiche in quel processo decisionale operato da pochi esperti. Tutti elementi questi che hanno paradossalmente fatto arretrare il disegno costituzionale, tra l’altro mai attuato.
Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione fortemente contraddittoria, da un lato si parla di federalismo e dall’altro, vedi i provvedimenti di Brunetta, abbiamo leggi che accentrano le competenze e irrigidiscono la disciplina dei rapporti di lavoro pubblico riducendo drasticamente gli spazi della partecipazione democratica.

Altro aspetto fondamentale e critico è costituito dal finanziamento. In uno stato centrale esiste prevalentemente un solo bilancio dello Stato e, per ogni territorio, la spesa è determinata dagli esecutivi locali, più facilmente controllabili dai cittadini, mentre le risorse sono ricavate dalla imposizione locale o da fondi perequativi di varia natura. In questo scenario la scuola pubblica risulta essere più curata e più dotata di risorse economiche. Si rivela, quindi, fondamentale, prima di parlare di riforma della scuola in senso federalista, capire e stabilire il tipo di federalismo fiscale che assicurerà risorse certe alle varie sovranità. Il pericolo reale a cui si va incontro è che l’avanzare del federalismo, architettato a uso e consumo leghista, produca un’inevitabile “regionalizzazione” che avrà come primo effetto quello di accentuare gli squilibri fra le diverse aree del paese. Questo è il limite della attuale riforma, che in effetti più che federalismo è regionalismo, poiché affida ruoli parziali di sovranità alle Regioni, mentre mantiene la funzione amministrativa per Comuni e Province. In questo scenario una scuola affidata a un livello di governo sbagliato o inefficiente ricadrà sugli utenti, fondamentale per arginare questa deriva sarà garantire l’unitarietà del sistema a fronte di una situazione che si sta pericolosamente deteriorando e differenziando.

La garanzia dei diritti di uguaglianza e cittadinanza sanciti dalla Costituzione, il diritto universale all’istruzione è tutta nell’unitarietà dei sistema nazionale dell’istruzione, così come il percorso per la ricomposizione del conflitto Stato-Regione sta nel rafforzamento unitario del sistema superando l’esasperato centrismo statale e la tendenza pericolosa alla regionalizzazione e alla frammentazione del settore della conoscenza.

lunedì 13 settembre 2010

La scuola del collaborazionismo



Con le politiche del saccheggio i nostri vari governi, quelli , per intenderci, che hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro per soccorrere le banche e gli imperi finanziari a danno dei lavoratori, in perfetta continuità, si sono proposti come i "salvatori" del sistema politico ed economico proponendo un'immagine positiva e propositiva della Scuola. In realtà, si metteva scientemente in pratica il massacro della scuola laica e statale con l'espulsione in massa del precariato, l'attacco indiscriminato al Publico Impiego, la pressione intollerabile del fisco, la proliferazione dei contratti a progetto.

Viene in questo scenario, una naturale rabbia e la voglia di rivendicare NON SOLO IL LAVORO MA IL DIRITTO ALLA VITA, che sia degna di questo nome, anche se credo che siamo, attualmente, ad un punto di possibile non ritorno, per la scuola pubblica,quella che strumento di emancipazione, ha permesso a molti di realizzare il proprio progetto di vita. Oggi, inermi, assistiamo al suo smontaggio pezzo per pezzo, alla sua balcanizzazione, ... per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Per rovesciare la tendenza al suo progressivo degrado e alla sua mercificazione, sarebbe bastato imporre i dettami della Costituzione sull'obbligo di riconquistare risorse e condizioni di studio e lavoro, di quantità e qualità adeguate allo sviluppo sociale e civile della popolazione. Si sarebbero dovute bloccare le finzioni del governo e quegli strumenti inventati per creare le illusioni delle finte risoluzioni del problemi economici riconquistando spazi di rappresentatività. Invece il mondo della scuola e il diritto allo studio è stato considerato residuale una spesa inutile a carico dell’amministrazione centrale filoliberista , che si andava sempre più consolidando con la tacita complicità della falsa opposizione filo-USA.

Così, senza accorgercene, siamo giunti alla pseudo-riforma Gelmini e all’assemblamento di norme che nella loro legalità inducono a delinquere; come lo scandalo dei lavoratori precari illegalmente licenziati se consideriamo lo Stato di Diritto, infatti fare retrocedere dei cittadini-lavoratori dalla priorità acquisita fino alla privazione, cancellare i diritti acquisiti significa negare il DIRITTO-DOVERE sancito dalla Costituzione, e amministrare in queste condizioni con lo Stato che contraddice se stesso significa compiere un crimine. Forse una forza sindacale, degna di questo nome e difensiva dei lavoratori, avrebbe arginato questa deriva, ma in questi anni sembra che nessuno si sia accorto di come i sindacati si siano piegati agli interessi della Confindustria, di come ora la RSU si sia s trasformata in un mezzo aggiuntivo del collaborazionismo alla dirigenza. Un sistema introdotto dall’autonomia scolastica, grazie alla quale uno stuolo di presidi si è trasformato in dirigenti scolastici, che, come tirannelli locali, praticando una sorta di investitura, si scelgono tra i docenti più fedeli i propri collaboratori, non più funzione intermedia facilitatrice tra i vertici e la base, ma mezzi di controllo feroce sui lavoratori. Per anni il mondo della scuola si è affidato ai sindacati il cui lento esaurimento del potere di contrattazione ha fatto si che i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil guardano oggi alle elezioni Rsu e ai comparti solo in funzione dei permessi sindacali, delle tessere e del loro potere di sigla, nel più totale disprezzo dei diritti dei lavoratori. E non è finita, la meritocrazia, la valutazione legata alla carriera trasformerà gli operatori scolastici in ulteriori collaborazionisti pronti a tradire a mettere la propria dignità sotto i piedi, per cercare il consenso di chi ritiene suo diritto esercitare il potere sulla vita dei propri subalterni.

Eppure tutto questo in uno Stato di Diritto, è illegale.

Adele Dentice