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martedì 6 marzo 2012

I FUNERALI DELLA DEMOCRAZIA

Il 5 marzo mentre tutti siamo concentrati sulla questione serissima della No Tav e dei tristissimi funerali di Lucio Dalla, alle Camere si discute, su richiesta del “fiscal compact” mezzo di distruzione costituzionale, sul pareggio di bilancio in Costituzione, legittimando “costituzionalmente” le politiche liberiste imposte dal governo “austero”, precludendo ogni iniziativa referendaria se la votazione Camera-Senato raggiungerà i due terzi, cosa che sicuramente si determinerà dal momento che PD, PDL. IdV e Terzo Polo sono coesi nell’appoggiare questo ennesimo attacco ai residui frammenti di democrazia. Ma la democrazia è ormai morente se tutti insieme sono concordi nel togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi, risucchiandosi ogni legittimità dei diritti sociali perché il pareggio rende impossibile l’intervento delle istituzioni nell’economia.

domenica 26 febbraio 2012

Ci prepariamo alla guerra


All’incontro “amici della Siria “, del 24 febbraio scorso, si delinea il progetto di attacco alla Siria seguendo le stese modalità libiche .Il ministro britannico William Hague ha confermato la “necessità” di fermare la campagna di terrore del regime Assad , mentre ambienti israeliani farebbero intuire che sarebbe aperta qualsiasi opzione . Intanto cresce la tensione internazionale poiché la Russia e la Cina si oppongono fermamente a qualsiasi intervento a fronte del fronte interventista capeggiato da USA e Francia; quest'ultima ha comunicato che l’Unione Europea congelerà i fondi della banca nazionale siriana sotto giurisdizione europea lunedì prossimo, e il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha assicurato che verrá dato un giro di vite anche alle sanzioni da parte di Washington. Ma i toni vanno oltre: “Gli Stati Uniti e i suoi alleati sono pronti ad usare qualsiasi mezzo necessario per porre fine allo spargimento di sangue” per mano del regime di Bashar al-Assad, ha dichiarato ieri il presidente americano Obama all’agenzia AFP. Il senatore John McCain gli fa eco chiedendo di armare i ribelli. E il Clinton si lascia andare ad un dipinto manicheo, attaccando ancora una volta i grandi assenti alla conferenza Cina e Russia: il loro veto all risoluzione ONU per un intervento militare il 4 febbraio scorso sarebbe stato “doloroso”, mentre “donne, uomini, giovani coraggiosi vengono massacrati”.
Lo scenario è da guerra, guerra mondiale, dopo la conquista della Libia, precipitata nella frammentazione di guerriglie territoriali fratricide, le minacce alla Siria e all’Iran, l’Afghanistan con le sue basi militari straniere permanenti e un governo fantoccio e corrottissimo, il nemico da combattere rappresentato dalla Cina e dalla Russia e un’Europa completamente sottomessa agli USA il cui modello è stato completamente demolito grazie all’attacco all’euro che ha fagocitato il welfare ritenuto economicamente insostenibile .A seguito delle grandi manovre un popolo completamente idiotizzato dai deformatori di notizie (privati o pubblici che siano); un popolo che crede che le guerre di invasione siano operazioni umanitarie, che non si possa uscire dall’euro, mentre c’è l’art. 50 del trattato di Lisbona che lo prescrive; un popolo che pensa di essere libero e democratico in realtà è schiavo, di una schiavitù totale e senza scampo poiché gli stanno togliendo possibilità di poter pensare liberamente.

lunedì 21 novembre 2011

Dagli spazi profondi della mia ignoranza

Non sono né un’ economista né una Decorosa Tecnica, come la recente moda impone, molto semplicemente appartengo a quella vastissima categoria di persone che la crisi la sente , eccome, sulla sua pelle ; dalla profondità della mia ignoranza alcune cose però le capisco, come il concetto molto elementare che l’origine del disfacimento del sistema economico è stato prodotto dall’ allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e l’ incapacità di consumo dei lavoratori
Ho persino capito che, per sanare i debiti privati , questi saranno scaricati sui bilanci pubblici e , ho persino intuito, che la debolezza della zona euro è stata causata dalla “imposizione” del Trattato di Maastricht di una politica liberista, fondata sull aumento dell’incertezza e sul peggioramento della retribuzione del reddito, in pratica è aumentata l’offerta in modo smisurato rispetto alla domanda.
Non ho bisogno di leggere trattati specialistici per capire che le politiche dell’austerità deprimeranno quel che resta dello Stato sociale, che la crisi smantellerà completamente il lavoro per decenni indbolito dalla frammentazione, che aumenterà la disuguaglianza redistributiva , che l’azione pubblica nel sociale sarà sostituita definitivamente dalle offerte di mercato a cui accederanno solo coloro che potranno permettersi certi lussi .
Mentre la crisi avanza l’opposizione, invece di fare il suo dovere proponendo interventi centrati sulla produzione pubblica di beni collettivi ,superando definitivamente l’assistenzialismo dei fondi europei , o un sistema progressivo di fiscalità, oppure un serio consolidamento dei contratti collettivi di lavoro, con reiterata irresponsabilità continua a prediligere ricette care alla filosofia neoliberale a partire dalla radicalizzazione dei contratti di lavoro precari sino alla privatizzazione totale dei servizi pubblici.
Nel frattempo noi ascoltiamo preoccupati e sempre più poveri di soldi e diritti, ma rassicurati dal nuovo look più sobrio della politica italiana, e intanto con sempre meno concorrenza sul mercato qualcuno, in Europa e non solo, pensa ai futuri propri vantaggi !

Adele Dentice

giovedì 3 febbraio 2011

INTRECCI e INCIUCI


E’ facile inculcare idee sbagliate a persone che, per fiducia o ignoranza, le accettano come oro colato facile diffondere insussistenti menzogne messe in piedi dalle forze politiche per fini elettorali è facile, soprattutto quando si parla di energia e di ambiente, perché è molto difficile farsi strada in un groviglio di nomi società cordate ,governi che cadono risorgono firmano accordi si scontrano , ma tutti lontani immensamente lontani dai reali bisogni della gente comune di cui altrove si decide il destino Ci addormentano con immagini da cartolina propagandandoci un futuro di centrali nucleari o inceneritori poiché altre soluzioni non esistono E’ l’ideologia diffusa del emergenza e del meno peggio è la vittoria del capitalismo nell’imporre stili di vita dai quali è difficile sganciarsi , e il sistema si diffonde servendosi della discrezionalità dei veri potenti che si celano dietro la volgare diatriba che occupa da vari anni, ormai, i talk show e le testate dei nostri quotidiani ma soprattutto (sic!) i nostri pensieri.

Così lo scacchiere internazionale delle politiche energetiche fissa le regole di un gioco i cui proventi la nostra mente non riesce a misurare e in questo altro universo da noi alieno la salute degli abitanti di Ferrandina, come della valle del Basento o dei fondali del mare di Otranto e della Puglia intera e dell’Italia è un fatto residuale ,Ne sa qualcosa Taranto sacrificata alle logiche del mercato e della modernizzazione per un progetto compensato dal lavoro

Ed oggi privati per sino di prospettive lavorative dopo essere stati attraversati dal furore ideologico delle energie alternative , sulle nostre ignare teste si sta svolgendo la guerra del gas tra ENI Gasprom con il progetto South Strem che non piace all’UE , da qui la leggenda delle disavventure di Berlusconi per via della ‘accordo ENI Gaz prom che avrebbe fatto arrabbiare gli USA ,

e il progetto Nabucco, il quale liberebbe l’Europa dalla dipendenza russa per l’approvviggionamento del gas per rimanere sotto la protezione statunitense . Sono interessi enormemente più grandi di noi , anche se a perdere il lavoro la salute l’ambiente saremo sempre noi i cittadini inconsapevoli e confusi . Ma sono questioni importanti gestite da nomi e società che spesso si incontrano e si intrecciano su versanti diversi

per esempio il progetto South Stream riguarda da vicino l’Italia e in particolare la Puglia e la Basilicata , fu siglato nel 2007 dall’ENI e la Gazprom alla presenza di Bersani, allora ministro allo sviluppo economico favorevolmente approvato dalla giunta Vendola come testano le seguenti parole del’allora assessore alla ‘ambiente Losappio «L’accordo raggiunto fra ENI, Gazprom e Governo italiano porterà il nuovo gasdotto lungo 900 km a sfociare con una delle sue diramazioni ad Otranto per poi collegarsi con la rete nazionale. L’opera, finalizzata a ridurre le difficoltà di approvvigionamento per l’Italia e l’Europa del prezioso gas, rientra nelle scelte indicate dal Piano Energetico Ambientale della Puglia.

Il PEAR, adottato dalla Giunta con delibera n. 827 del 8 giugno 2007, indica infatti fra i suoi obiettivi generali che «coerentemente con l’incremento dell’impiego del gas naturale si prevede di attrezzare il territorio regionale con installazioni che ne consentano l’approvvigionamento, per una capacità tale da poter soddisfare sia i fabbisogni interni che quelli di aree limitrofe



Poi, quando, sopraggiunse il Governo Berlusconi il progetto inglobò la francese Edf che strinse un accordo con l’Enel per l’istallazione del nucleare in Italia. La rotta del South Strem, se si dovesse concretizzare, dovrebbe approdare secondo il complesso disegno, ad Otranto il terminal petrolifero e gassifero, mentre la Basilicata e in particolare la val Basento, dovrebbe essere un polo energetico, con grandi prospettive per l’ILVA per la produzione dei tubi per metanodotti . Terminal e stoccaggio tutto in mano alla Geogasstock società che ha sede in provincia di Brescia (Paterno Franciacorta) , che ha comprato20 pozzi di proprietà ell’ENI (Salandra e Pisticci) un territorio che già nel 2003 fu dichiarato SIN cioè sito di bonifica nazionale . Un luogo che la classe dirigente dovrebbe difendere e tutelare , ma a quanto pare sono più interessanti le compensazioni per il mancato utilizzo del territorio che la salute degli abitanti e dell’ambiente. Val la pena però capire chi controlla questa società bresciana e diventa interessante scoprire che si tratta della Energetic Source a sua volta controllata dalla Avelar energy , holding europea della Renova di Victor Vekselberg proprietario della TNK terza compagnia petrolifera russa , strettamente collegata alla Gazprom.

La Avelar Energy, holding ha il compito di condurre l’espansione nel settore energetico in tutta Europa e in particolare in Italia, con investimenti previsti per un miliardo di euro in tempi brevi, nel CdA ci sono nomi italiani tra cui Massimo De Caro , amico di D’Alema e Dell’Utri, e Roberto De Santis amico di D’alema (imprenditore salentino con quote importanti nella società ITALGEST) gli vendette la barca Ikarus , presente anche nel C.dA del porto di Rimini che la Avelar comprò per 8 milioni di euro nel 2007 e rivendette per 12 milioni nel 2008 . La avelar ha iniziato a diffondersi in Puglia stringendo un accordo per la centrale a ciclo combinato di San Severo (nel foggiano), dove Vekselberg è entrato nella società di progetto En Plus insieme agli svizzeri di Atel.

In brevissimo tempo la Avelar con una quota di controllo congiunto entra nella Kerself (fotovoltaico), che ha disseminato la Puglia di Pannelli solari , in crisi nel 2010 poi salvata dalla stessa Avelar Energy, che comunica che il patto parasociale (stipulato in data 24 settembre 2008 con Pier Angelo Masselli e Immobiliare VEGA) e' stato risolto ai sensi dell'art. 1454 c.c. per effetto dell'inadempimento del Masselli. Com-red (RADIOCOR) 28-12-10, sostituito da Giorgi Vicepresidente della AZvelar e precedentemente consulente di Bain&co e investiment Bunker in ABN AMRU e Rotschild

Sempre nel dicembre 2010 si espande ulteriormente il giro d’interesse della Avelar in Puglia è infatti del 12 gennaio 2011 , dopo il via libera dell’antitrust (22dicembre 2010) l’acquisto di 17 MW di impianti fotovoltaici (provvedimenti 21476 e il 21485.





Contemporaneamente Gennaio 2011 la regione Puglia firma un protocollo con Beghelli per la solarizzazione dei tetti pugliesi, il Gruppo annuncia il completamento con Ergycapital e la connessione alla rete elettrica di un impianto da 1 MW nel Comune di Spongano (Lecce), senza che siano state prese in considerazioni società e cooperative locali. Si ripropone dopo il furore ambientalista la solita logica dei giochi fatti sulla testa dei cittadini con i poteri forti e la politica rimane sempre quella poco attenta al territorio e al destino della gente qualunque


adele dentice

martedì 23 febbraio 2010

Da dove viene il grano pugliese?


Il 27 gennaio si è tenuto un "sit in", indetto dalla Cia e dalla Copagri, dinnanzi alla sede della Divella, a Rutigliano, per protestare contro le importazioni di grano duro straniero in Italia.

Da tempo la Cia si è fatta portavoce del disagio che i produttori cerealicoli italiani stanno vivendo a seguito dell’invasione nel mercato italiano di grano duro importato in particolare dal Nord America, U.S.A. e dal Canada. L'azzeramento del dazio di grano duro di qualità nell’Ue e la riduzione dei dazi per i prodotti di media e bassa qualità ottenuto dalla Canadian Wheat Board ha contribuito notevolmente a peggiorare la già critica situazione dell’economia cerealicola italiana.

I prezzi di vendita al consumo durante l’anno sono rincarati per diversi prodotti agroalimentari, ma la situazione dei cereali e della pasta è sicuramente la più allarmante. Nel corso del 2009, a quanto affermato dalla Coldiretti, il prezzo della pasta è aumentato del +3,4 per cento con andamento opposto a quello del grano duro, le cui quotazioni si sono ridotte del 28,2 per cento: di conseguenza mentre il costo del grano al chilo è pari a 0,18 euro, quello della pasta corrisponde a 1, 4 euro al chilo. I lavoratori del settore si sono visti costretti a correre ai ripari riducendo le semine di grano duro, con un calo che si aggira attorno al 25 per cento.

Le nuove generazioni di agricoltori hanno acquisito consapevolezza dell’importanza della variabile “qualità”, che deve essere elemento di differenziazione dei prezzi e soprattutto dei prodotti: un prodotto italiano non è OGM, al contrario il grano importato dagli USA lo è.

Inoltre il grano italiano non necessita di migliaia di chilometri per il trasporto come avviene per quello importato dal Canada, il quale, durante l’attraversata in nave, è sottoposto a grandi quantità di umidità che rendono inevitabile l'utilizzo di prodotti chimici, al fine di bloccare lo sviluppo di micotossine, le quali a loro volta producono aflatossine altamente cancerogene. Se si continuerà a perseguire una politica che tende a non premiare la qualità del grano italiano sarà inevitabile quel processo degenerativo che vede la riduzione dei terreni seminativi italiani destinati alla coltivazione del grano come unica soluzione immediata e concreta.

Al fine di tutelare la pasta di grano italiano e le altre produzioni “made in Italy” la Coldiretti si sta attivando per la realizzazione di una “filiera agricola tutta italiana”, che si prefigge, attraverso il sostegno ottenuto dalle imprese agricole, dai mercati degli agricoltori, dalle cooperative e dai Consorzi Agrari, i quali hanno recentemente riconosciuto l'holding “Consorzi Agrari d'Italia”, di abolire qualsiasi tipo di speculazione e frode che potrebbero danneggiare sia il produttore agricolo che il consumatore.

Non è più sufficiente inserire in etichetta la dicitura “made in Italy”, che indica soltanto il sito in cui è stato realizzato un prodotto, piuttosto si rende necessario, oramai, specificare il luogo d’origine delle materie prime che lo compongono e dunque, nel caso specifico, la località in cui il grano è stato coltivato e raccolto.

Bianca de Laurentis

sabato 20 febbraio 2010

In difesa della scuola pubblica


Finora le azioni intraprese dai genitori e dagli insegnati per denunciare come Diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione, quali il diritto allo studio e alla sicurezza degli studenti, sono stati calpestati da tutti i livelli dell’amministrazione scolastica con tono burocraticamente sprezzante.

Il giorno 31 gennaio 2010 nell’ambito del convegno “ma almeno la scuola la vogliamo sicura’ svoltosi a Bari si è voluto proporre la nascita di un nuovo Comitato in difesa della scuola Pubblica che non sia settorializzato solo all’ambito scolastico e del precariato della scuola, ma investa l’intera società civile colpita dalla miopia della classe dirigente che non considera come, investire nella conoscenza, si possa tradurre anche in un incremento della redditività economica.
Uno stato moderno si dovrebbe distinguere per la sua capacità di competere a livello globale non solo in termini di ricchezza e di benessere , ma anche di conoscenza, elemento cruciale per la crescita di una società.

Al contrario è stato messo in atto un vasto progetto di riforme che rispondono all’esigenza di un’unica conoscenza asservita al mercato, procedendo verso la creazione di uno Spazio Superiore dell’Istruzione Europea di stampo neoliberista capace di competere a livello mondiale nel mercato del “sapere” Alle indicazioni europee si sono inchinati i vari governi dei paesi membri della UE portando avanti un processo di ristrutturazione del sistema scolastico che sposta la responsabilità dell’istruzione e della formazione dallo Stato al privato. In generale l’obiettivo è quello di un doppio sistema, uno dequalificato , dove si sfornano lavoratori esposti alla precarietà , obbligati a master e corsi di aggiornamento a pagamento, e l’altro, fortemente selettivo, finalizzato a costruire la futura classe dirigente in luoghi di alta formazione, decisamente consegnato nelle mani dei privati.
Ma il pericolo maggiore che voglio segnalare è determinato dalla metamorfosi culturale che si sta determinando facendo passare inosservata l’ipotesi scandalosa del considerare come formativa l’acquisizione di conoscenza attraverso la pratica del posto di lavoro sin dalla scuola superiore; ma non è tutto, i condizionamenti europei stanno inducendo alla riscrittura della storia e della cultura in genere a vantaggio dell’ideologia della classe dominante.
Anche la ricerca non è immune da questo processo se pensiamo allo sviluppo di prodotti farmaceutici o informatici che avvantaggiano sostanzialmente certe aziende spesso responsabili della produzione di materiale bellico.
Questo scenario viene abilmente celato da paraventi ideologici come “spreco” o “meritocrazia” la verità è che le logiche baronali e clientelari e i meccanismi sempre più rigidi di controllo e repressione continueranno e sussistere nel silenzio assertivo generale e verrà cancellata perfino la simulazione di un sapere critico.

A
dele Dentice