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mercoledì 6 luglio 2011

l'inganno incrociato dei cip6 e dei certificati verdi




L’inganno incrociato dei cip 6 e CV che ci conduce verso il nucleare
L’origine delle incentivazioni e delle sovratasse per le rinnovabili nasce con il provvedimento Cip 6 del 1992 a seguito del referendum antinucleare del 1987 .
Fu stabilito di incentivare le rinnovabili , ma lo stravolgimento e la beffa delle ormai stranote paroline “e assimilate” ha beneficiato chi produce gli scarti avvelenati delle raffinerie con costi che ricadono sugli utenti, costi che si sono aggirati dal 2001 al 2010 intorno ai 22,8 miliardi di euro finiti per metà nelle saccocce dei produttori di inquinanti. L’altra metà finisce in quelle degli imprenditori delle rinnovabili come l’eolico . Cercando di farsi strada nella folta giungla dei numeri e della normativa vaga con decretini strumentali alla sua disapplicazione, si scopre che per quanto riguarda l’eolico mentre il livello della rendita dei produttori in Germania è inferiore a 10 euro/MWh, e vale solo per i siti con maggiore ventosità, in Spagna, prima della crisi economica, la rendita era inferiore a 20 euro/MWh, quindi, un quinto circa di quella italiana, in Italia il livello della rendita è di circa 100 euro/MWh per un sito di media produttività
Né le cose cambiano con il fotovoltaico i cui incentivi , per dirla con 1'Authority, sono fra i «più profittevoli al mondo». Infatti mentre il costo medio dell'energia in Italia si aggira sui 60-70 €/kWh, chi produce elettricità con il fotovoltaico intasca ancora oggi fino a 402 euro. A danno degli gli utenti che dovranno pagare una sovrattassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative. Di cui soltanto 3 miliardi per il solo fotovoltaico.L’affare è talmente grande che solo negli ultimi 4 anni sono stati presentate domande di impianti alternativi per 130 mila Megawatt, a fronte di una potenza elettrica installata, nel corso dell'ultimo secolo, di 105 mila Megawatt....Nella sola Puglia dei 295 Megawt operativi 239 sono prodotti da impianti collocati su 358 ettari di terreni agricoli .
Per i parchi eolici , sottoposti per produrre alla presenza di vento, è previsto un indennizzo per mancata produzione lì dove non è possibile immettere elettricità nella rete, dal momento che le pale sono state disseminate anche lì dove di vento ce n’è pochissimo e alcune linee hanno dimostrato di non avere la capacità di trasportare energia eolica negli intervalli di tempo tra una ventosità sostenuta e l’altra con conseguente riduzione di potenza “ Le direttici più colpite sono Andria – Foggia, Campobasso –Benevento e Benevento – Montecorvino, sulle quali insistono più di 1.500 MW eolici.” (Fonte APER – Associazione Produttori Energie Rinnovabili)
Cosa avviene in caso di mancata produzione? Si penserebbe ad un freno di incentivazione e invece i produttori vengono tutelati ancora una volta con un ‘insieme di norme che “premiano” la mancata produzione (calcolata sulle stime del GSE) attraverso il meccanismo della “priorità di dispaccimento”:
significa che le unità di produzione alimentate da fonti rinnovabili hanno diritto alla priorità di dispacciamento, come previsto dall’articolo 11, comma 4, del decreto legislativo n. 79/99.cioè devono obbligatoriamente essere acquistate per prima da Terna (gestore nazionale per la diffusione in rete dell’energia )e,con la deliberazione ARG/elt 5/10, vengono definite dall’ Autorità nuove modalità di remunerazione per la mancata produzione da impianti eolici , cioè gli utenti pagano anche per ‘energia non prodotta’!!!! In questo modo con l’eolico si hanno guadagni garantiti per 15 anni anche lì dove non c’è vento, poiché Terna è obbligata all’acquisto anche in mancanza di reti
Ma perché ci si chiede un MWh prodotto dall’eolico può arrivare a costare sino a 160 euro e un MWh prodotta dal fotovoltaico oltre 400 euro La risposta è nei certificati verdi, introdotti dal Decreto Legislativo 79/99, emessi dal GSE su richiesta del produttore italiano titolare di impianti alimentati da fonti rinnovabili e, in base alle direttive del protocollo di Kyoto, anche da chi non produce energia rinnovabile il quale deve acquistare un certo numero di CV per garantire lo sviluppo di una percentuale di energia da fonti rinnovabili Questi CV sono in pratica titoli emessisi richiesta dei produttori per ogni MWh il cui valore dovrebbe essere definito in base alla domanda-offerta . e, siccome il numero di cv ha superato ben oltre offerta, per evitarne il crollo il buon Prodi decise all’epoca ,che quelli in eccesso sarebbero stati acquistati dal GSE a un prezzo minimo, nel 2010 la cifra di acquisto dei CV è stata di 940 milioni mentre per il 2011 si ipotizza 1 miliardo e mezzo che il GSE dovrà spendere Il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici, inoltre e sempre per il 2011 ha stabilito che il prezzo di offerta dei Certificati Verdi è pari a 88,13 €/MWh, superiore rispetto a quanto previsto dalla precedente normativa, come si evince dalla tabella sottostante
prezzo di ritiro CV con regole ex legge 122/10
(€/MWh)
2009 68,60
2010 62,23
2011 61,16
prezzo di ritiro CV con regole decreto Romani
(€/MWh)
2009 69,16
2010 87,99
2011 88,22
. In questo oceano di danaro sguazza il sistema integrato tra banche , produttori grandi piccoli e medi e soprattutto infiltrazioni malavitose . Non è un caso che la gran parte dei piccoli impianti sono stati finanziati dalle banche, le stesse che finanziano le centrali ad idrocarburi,i grossi impianti eolici e fotovoltaici e le centrali nucleari , e non è un caso che il sistema “democratico” favorisca le grandi multinazionali come Enel, Edison, E.On, ecc dal momento che gli incentivi così alti sono concessi indiscriminatamente.
Costi insostenibili
Ma ciò che deve allertare gli utenti sono i costi che nei prossimi anni diventeranno insostenibili , se consideriamo che solo nel 2010 per il solo fotovoltaico da qualche centinaia di MW si è passati a oltre 6000 MW portando gli incentivi ad oltre 19 miliardi di euro che ,spalmati sulle nostre bollette , si traduce in una aumento di oltre 300 euro all’anno nella bolletta elettrica. Senza contare poi i costi per l’adattamento della rete elettrica ( sappiamo che la rete non riesce a sostenere se non una piccola parte della trasmissione di energia prodotta dall’eolico) , significa che nella spesa totale risultano gli incentivi aumentati del 40% a fronte di una reale produzione del 10% e noi pagheremo milioni e milioni di euro per energia prodotta che non potrà essere immessa in rete
A questo punto si potrebbe pensare che la manovra necessaria sia quella di ridurre le incentivazioni se non eliminarle del tutto , spingendo (e sa tanto di una imposizione!!) verso la scelta nucleare le cui spese in ogni caso ricadranno sugli utenti dal momento che l’ENEL (accordo con la francese EDF per l’attivazione del nucleare in Italia) gode di un flusso di cassa determinato dalle bollette su cui spalmare i costi , e diventa “curioso” come le grandi aziende legate all’eolico italiano siano interessate al nucleare:
International Power plc
MW.
La strategia di sviluppo è incentrata sulla diversificazione delle fonti (carbone, petrolio, gas, acqua, vento); gli asset operativi in Italia
sono l’impianto a ciclo combinato ISAB Energy da 520MW e il portafoglio eolico IP Maestrale per un totale di 550MW.
International Power fa parte del gruppo francese GDF Suez(Gas de France Suez 29° posto delle maggiori imprese mondiali 2009) e la sua controllata Suez Environment è a capo del secondo gruppo mondiale dell'acqua, mentre per l'elettricità il gruppo è il decimo produttore a livello globale. Il 59% della sua produzione avviene in Europa, il15% in America Latina, il 17% in Asia e Africa, il 9% in Nord America. L'elettricità è ricavata da: gas (53%), idroelettrico (16%), carbone (11%), biomasse (1%), vento (1%), solare e altre rinnovabili, Nucleare !6%
FRI-EL Green Power S.P.A
Fri-El Green Power (sede Bolzano) è presente nel settore eolico italiano dal 2002. Fra i suoi principali partner ci sono la francese
EDF Energie Nouvelles (azienda produttrice e distributrice di energia in Francia impegnata nel nucleare ha partecipato alla realizzazione del reattore nucleare Phoenix) e la tedesca RWE Innogy, la società è collocata tra i primi produttori di energia da fonte eolica in Italia.

ENEL Green Power
settore energie rinnovabili di ENEL S.p.A., principale produttore italiano di energia elettrica. Va ricordato che la EDF ha stipulato il 24 febbraio un accordo con ENEL dando vita a “sviluppo nucleare Italia srl per la reintroduzione del nucleare in Italia con un progetto che prevede l’impianto di 6 o 7 centrali medie per la produzione di 1/4 di energia elettrica Fonte APER (Associazione produttori Energie Rinnovabili) , con una spesa prevista di 4/ 5 miliardi a impianto; naturalmente anche in questo caso nessun rischio perla grande azienda perchè i costi verranno spalmati sulle nostre bollette
Edison Energie Speciali
La Montedison è controllata dal 2001 da Italenergia (Fiat, EDF (principali azionisti), Tassara, Banca Roma, Banca Intesa, San Paolo) .Nel marzo del 2010 si è confermata la notizia che la EDF vuole coinvolgere nel progettonucleare la Edison con 4 centrali con Enel
E.ON AG
con sede a Düsseldorf (Germania),
La Repubblica, sez. Economia, pag. 22: 08 giugno 2010
MILANO “ Dopo le indiscrezioni, arrivano le conferme: il gruppo tedesco E. On e quello francese GDF-Suez sono pronti a dar vita alla seconda cordata per la realizzazione di centrali nucleari in Italia. Lanciando così la sfida a quella composta da ENEL e dall' ex monopolista transalpino EDF”
In pratica avremo due cordate la prima capeggiata dalla EDF (Francese prima al mondo in produzione) –Enel, la seconda GDF (sempre Francia ) Edison, allettate dall’apertura al nucleare dell’Italia confermato dalla nascita dell’agenzia nucleare in Italia

giovedì 21 ottobre 2010

I pannicelli caldi



Come i pannuccelli caldi che nascondono senza guarire il danno, la Regione Puglia, in rispetto delle linee guida pubblicate con decreto ministeriale 10A11230 sulla G.U. n. 219 del 18 settembre in materia di rinnovabili , frena il limite per l’assoggettabilità alla VIA degli impianti che sorgono in aree protette con la delibera 2084 del 29-09-2010 del Consiglio regionale approvata dalla maggioranza, compresi l’Udc, mentre si sono astenuti i Moderati e Popolari, decisamente contrario il centrodestra.

Il provvedimento nasce dall’esigenza di “un riequilibrio in favore della salvaguardia dei territori”, bloccando l'incidenza dei grandi impianti sui territori, ma soprattutto di disegnare un quadro di certezze dopo che la Corte Costituzionale aveva bocciato quasi tutte le disposizioni prese in esame della Valle d’Aosta, Calabria, la Basilica, il Molise e in particolare la Puglia la cui legge 31 del 2008 era stata dichiarata incostituzionale incostituzionalità degli articoli 2 e 3. Ora, che le linee guida sono state pubblicate, alle regioni resta il compito di determinare l’iter burocratico degli assensi per la costruzione, modifica e potenziamento di tutte le fonti rinnovabili, esclusi quelli offshore, la copertura economica, ma soprattutto i criteri essenziali per la localizzazione degli impianti sul territorio mitigandone l’impatto.

La Puglia, che attualmente vanta il primato di essere la regione in testa alla classifica nazionale, per potenza fotovoltaica incentivata con il Nuovo Conto Energia e che grazie allo sviluppo dell'eolico e del fotovoltaico, produce più energia di quanta ne consuma, ha favorito nel corso di questi anni la corsa al mega impianto. L’energia elettrica “green”, si attesta su 161 mW prodotti (e un aumento del 37,3 per cento dell'intera crescita nazionale rispetto al 2008: vale a dire 72 gW in più), davanti a Lombardia (che con 77 mW si attesta davanti all'intera Spagna, produttrice di 69 mW totali) e Piemonte. In pratica la Puglia ha prodotto nel 2008 come potenza fotovoltaica in mW 53; nel 2009 ha più che raddoppiato con 214 con una media nazionale del 18,8 seguita dalla Lombardia con l’11,1. Un primato che è costato caro in termini di cannibalizzazione del territorio, è sotto gli occhi di tutti il danno paesagistico che una politica poco attenta ha prodotto localizzando a macchia di leopardo impianti eolici e fotovoltaici espiantando vigneti, deformando il profilo dei centri storici senza contare gli stupri ambientali nella Daunia, nel Salento e sull’alta Murgia.
Le facili autorizzazioni, giustificate dall’alleggerimento della burocrazia, vedi la legge regionale n.31 del 2008, la deriva speculativa, i rimbalzi di responsabilità hanno favorito le società o meglio le cordate societarie che hanno già avuto la loro grossa ricompensa con gli incentivi utilizzando vaste aree su cui impiantare folte boscaglie di pale eoliche o distese di specchi, ma anche i comuni “virtuosi” hanno realizzato introiti notevoli, grazie alle royalties incassati dalle società che gestiscono i parchi. Non dimentichiamo, inoltre, che qualsiasi operatore, era autorizzato, con la DIA e nel rispetto delle norme regionali, ad installare impianti fotovoltaici in zona agricola, a prescindere dalla Delibera di Giunta ed a prescindere dalle più severe e vincolanti condizioni che un Regolamento avrebbe potuto introdurre.

E temo che il businnes non finisca qui, perché ancora nessuno ci ha parlato con chiarezza di cosa avverrà per esempio tra 29 anni, quando bisognerà procedere allo smantellamento degli impianti fotovoltaici ormai inefficaci, non si parla di costi né dei luoghi dove i residui andranno dismessi, qualcuno tempo fa aveva parlato dell’ipotesi Africa, o meglio del riutilizzo dei pannelli lì dove il sole è più intenso e non si determina la necessità dell’ utilizzo a pieno ritmo delle celle fotovoltaiche; si sorvola, inoltre, sulla fine dei terreni che per quasi trent’anni non hanno visto la luce del sole, ceduti da agricoltori ormai ridotti alla fame, e speriamo non diventino discariche occulte come quella scoperta a Soleto, né qualcuno ha specificato nei dettagli la totale incapacità di nuocere sulla salute dei vari elementi che compongono gli impianti soprattutto in fase di rimozione.

Un’ultima considerazione rispetto al tardivo provvedimento retroattivo di 180 giorni che, a quanto è dato sapere, quanto è dato sapere, quanto lascia aperte ancora alcune domande fondamentali come per esempio la definizione di chi ha la responsabilità delle autorizzazioni e degli istituti e dei criteri che devono stabilire le aree da tutelare. Chiudendo con una nota ottimistica e sperando in ogni caso che questo provvedimento porrà un argine alla speculazione selvaggia in nome dell’ecologia, una domanda è d’obbligo “questo surplus di energia contribuirà a tenere bassi i costi dell’elettricità?
 
Adele Dentice

mercoledì 22 settembre 2010

La collina dei Fanciulli e delle Ninfe



Quando l'armonia della natura si coniuga con la ricchezza dell'arte e della cultura.questo è la collina dei Fanciulli e delle Ninfe, un luogo fatato che ha ospitato Ovido e Nicandro di Colofone, suggestionato, quest'ultimo, dalle rocce straordinarie raccontò leggende fantastiche. Questo luogo speciale in una terra speciale, il Salento, si appresta ad ospitare 12 Pali aerogeneratori che si alterneranno agli ulivi millenari e alla bellssima chiesetta rupestre di San Giovanni.

Uno dei tanti sfegi a cui è stato condannato il Salento, tra le zone più belle dell'Italia, che un'amministrazone realmente sensibile all'arte e alle politiche del lavoro avrebbe dovuto in toto destinare alla sua natuale vocazione, il turismo, che ben presto, nonostante le ciifre, sarà un bel ricordo.

Questo è l'ultimo fenomeno della cannbalizzazione del territorio a cui è stata sacrificata l'intera regione Puglia con la scusa dell'energia pulita, che nasconde l'assalto delle multinazionali agl investmenti per via della triplicazione degli incentivi, cifre da capogiro se i dati sono di 344 milion euro nel 2009, in pratica una media del doppio dell'energia prodotta; e noi utenti ignari degli imbrogli perpetrati ai nostri danni paghiamo il doppio se non il triplo e, se entro il 2020 si raggiungerano i parametri previsti, le nostre bollette raggiungeranno cfre stellari. Intanto siamo tutti contenti produciamo più energia in partcolare quella solare del resto d'Itala addtittura pù della Cina, mentre la nostra terra vinene mangiata da distese specchiate, terra sottratta ai contadini, che allettati da incentivi cospicui rinunciano volentieri al duro lavoroagricolo.

D'atronde i dati sono inquietanti la Puglia felix, set cinematografico a cielo aperto, contiene 497 impianti su una superficie di 358 ettari e una produzione di energia solare di 87 megawatt, di tutto questo ben 76 su terreni agricoli, e stiamo parlando degli impianti attivi, poi ci sono quelli già realzzati e non collegati e poi ci sono quelli in via di attuazione... e poi tra qualche anno ci dovranno spiegare l'euforia delle cifre legate non solo al turismo, o all'efficienza sanitaria o al superamento della cassaintegrazione e alla fine dell'emigrazone dei giovani, ma quelle relative alla perdita irrimediabile del territorio, dell'arte, della salubrità dell'aria, già perchè in tutto questo non abbiamo ancora parlato degli inceneritori, e delle centrali che nonostante gli specchi e le pale continuano a funzonare ed a dispensare tumori.

Adele Dentice

martedì 14 settembre 2010

Gli effetti della semplificazione



Il particolare ordinamento legislativo della Regione Puglia in materia ambientale, ha favorito notevolmente lo sviluppo degli impianti, ed ha attirato l'attenzione di grossi gruppi industriali che in poco tempo sono riusciti con i loro investimenti a far si che la Puglia si attestasse al Secondo posto in Italia per impianti fotovoltaici ed al primo per impianti eolici, vantando tra l’altro il primato della maggior produzione di elettricità da solare con 72 gigawattora in più pari ad oltre un terzo dell’intera crescita (37,3%), battendo addirittura la 161 Mw contro i 160 (ultimo studio Confartigianato 2010); ma questo primato ha portato la regione anche ad aver impegnato, molto più di altre, il proprio territorio, per far crescere la quota di energia pulita e, in più di un’occasione, a contravvenire all’art. 11 dello Statuto regionale, il quale stabilisce che lo sviluppo economico deve avvenire tenendo presenti le peculiarità del territorio, anche in riferimento alle energie rinnovabili. E’ ovvio che la produzione di energia pulita per l’autoconsumo e per venderla è un occasione ottima da sfruttare, ma le perplessità emergono quando la speculazione selvaggia produce danni ambientali irreparabili con un dispendio di energia irragionevole, ma soprattutto quando dietro le speculazioni si sente odore di criminalità organizzata.

Tutto il sistema che regola le rinnovabili è un groviglio di cifre, leggi regionali e delibere, in cui ci si perde facilmente, ma partendo dai dati prodotti dallo studio del Ministero dello Sviluppo economico del 8/12/2009, osserviamo come la potenza del fotovoltaico sia aumentata del 400% (eolico 35%, Biomasse 10%), mentre l’elettricità ricavata realmente dal sole copre ancora pochi decimali , parliamo del 0,3-0,4 del fabbisogno nazionale, queste cifre non giustificano la corsa delle imprese verso le terre del foggiano, del salento e della Murgia, se non in funzione, oltre che dell’affare incentivi, della legge 31 del 2008 vero epicentro della corrente verde pugliese. Il passaggio chiave della succitata normativa, incostituzionale nell’art.3, dichiara che per istallare piccoli impianti inferiori a un megawat, è sufficiente presentare la «Dia» (Dichiarazione inizio attività) ai comuni, saltando gli uffici regionali, liberalizzando di fatto le rinnovabili sottraendole alle procedure di screening ambientale e alle procedure di Autorizzazione Unica. Tutti passaggi che l’ex assessore Losappio ritiene necessari per superare la farraginosa macchina burocratica “La Corte valorizza le energie alternative ma annulla la scelta della Regione di incrementarne la produzione attraverso la semplificazione delle procedure nelle aree ammesse attraverso la semplice DIA fino a 1 MW mentre da oggi in poi si tornerà ai 0,020 MW. In sintesi avremo da un lato procedure più lente e complesse di tutela delle aree sensibili e dall’altro iter macchinosi e lunghi per la concessione delle autorizzazione nelle altre aree. Una complicazione di cui non si sentiva davvero il bisogno” (Losappio).

Questa opera di semplificazione che avrebbe dovuto portare sviluppo, in realtà, sembra più aver favorito l’ assalto dei rentiers, i quali hanno utilizzato come terreno d'elezione prima l’eolico e successivamente il solare, impianti costruiti con pale alte 100 metri o con pannelli fotovoltaici utilizzati, non per i consumi energetici di famiglie e imprese, ma solo e soltanto per produrre e cedere elettricità alla rete pubblica. In termini di guadagno se pensiamo che l’incentivo è 45 centesimi il kilowattora elettrico a chi lo produce, da un 1 MW installato, con 1850 h annue di funzionamento, “si ricavano” circa 370.000 euro all’anno. Una centrale di 20 MW di capacità, produrrà quindi circa 7,5 milioni di euro/anno, queste sono le cifre che spiegano la nascita di centinaia di piccole imprese, sulla scia del "conto energia”. Infatti basta che una srl abbia a disposizione un capitale minimo di 100.000 euro e si può partire, con un finanziamento anche di 3 milioni e 100.000, concesso facilmente dalle finanziarie e dalle banche poichè il rischio di impresa è praticamente zero, nessun invenduto nè spese di approvvigionamento di materie prime, con guadagni netti stellari. L’apertura alle rinnovabili ha fatto si che In Puglia, per esempio, a fronte di una valanga di progetti per la produzione di oltre 20.000 MW, fino al 2007 si sia registrato solo un parere negativo poi revisionato  e questo solo per l’eolico.

In mancanza di regole fisse e nessuna linea guida nazionale e la presenza di grossi flussi di danaro è facile pensare agli appetiti voraci delle mafie e alla enorme responsabilità delle amministrazioni comunali assalite dalle proposte di centinaia di società srl, molto spesso controllate da società più vaste, che portano lontano. Ipotesi che la storia recente non ci smentisce, pensiamo all’inchiesta “Ventus” condotta dal Comando Forestale di Gravina, che vede coinvolte le città di Minervino Murge e Spinazzola finite nel rapporto redatto da Legambiente sulle ecomafie 2010. Tra l’altro la grande mole di progetti che arrivano negli uffici regionali ha determinato poi la necessità di delegare alle province l’onere della valutazione determinando una ulteriore frammentazione dei procedimenti oltre che dubbi sulla qualità della valutazione stessa, a cui si somma la debolezza del sistema di pubblicizzazione che spesso vede esclusa la cittadinanza nei processi decisionali. Alla distrazione della Regione e dei Comuni si oppone l’attenzione dei singoli cittadini e delle associazioni o comitati spontanei vera resistenza contro la cannibalizzazione del territorio, tra gli ultimi in ordine di tempo, quello delle Settantaquattro pale eoliche nella bassa Murgia dove la cittadinanza apprende, per caso, che oltre le 36 pale eoliche firmate Enel la giunta comunale di Palo del Colle aveva acquisito un altro progetto, già il 17 aprile 2007, con numero di protocollo 6693, dalla società «Decos srl», per la realizzazione di un impianto eolico composto da 38 torri. Il consiglio comunale approvava uno schema di convenzione con la «Decos» che riconoscesse alle casse comunali un corrispettivo annuo a titolo di compensazione ambientale del 2%, a fronte di 400 metri di influenza per torre!

Ma di intrecci e stravaganze non se ne contano, nella voracità progettuale i tecnici non si sforzano nemmeno di studiare adeguatamente il territorio come è accaduto a Cerano con alcune particelle che si sovrapponevano nei progetti presentati dalla Enel Green Power e dalla Italgest, o come a Cutrofiano (patria del vino salentino Negramaro) dove si progetta un parco fotovoltaico grande una volta e mezzo il suo centro abitato, tra l’altro in una zona a rischio allagamenti, e tra l’altro con progetti presentati da società che non hanno nessun (apparente) contatto tra loro, Fotowatio Italia srl di Torino (finanziata dalla potente banca spagnola Santander), 9,68 MW, Energicasun srl Milano 5,98 MW su oltre 25 ettari Società Agricola Cutrofiano srl di 9,92 MW rappresentante legale Enrico Minoli sede a Brindisi dove, sono presenti altre 8 società similari (la Manduria Solar, la Società Agricola Pagnolo, Potente e Marida, ecc.) Il consiglio comunale ha votato contro così come nel brindisino a San Pietro Vernotico il sindaco Pasquale Rizzo sta bloccando altri impianti dopo che il 40% del terreno agricolo è stato divorato dai mega parchi fotolìvoltaici, con un danno di oltre un milione di euro per la cittadinanza. Di situazioni analoghe ce ne sono migliaia , molte si sono perse nei meandri della burocrazia e rimane lo scempio paesagistico e ambientale, possibile che la Regione Puglia dopo aver scommesso sulle rinnovabili, non scommette anche sulla difesa del territorio?

Adele Dentice

lunedì 23 agosto 2010

L'Eldorado della green energy


In Puglia ci manca solo il nucleare, per il resto è l’Eldorado della green energy in tutte le sue forme. Alla soddisfazione di chi ha promosso il proliferare dei megaparchi eolici o fotovoltaici che siano, premiando «anni di ricerca, lavoro e investimenti finalizzati all’attuazione di una innovazione tecnologica», fanno da contraltare dubbi e preoccupazioni che si levano dai territori interessati; lasciano perplesse, infatti, le pale eoliche che producono energia elettrica in perdita, considerando che per ogni chilowattora di energia elettrica prodotta, il contribuente ne paga tre.

Il vero business dell'eolico deriva dall'incentivo pubblico che va ad arricchire i soliti furbacchioni dal momento che gli utenti non ricavano alcun beneficio e il territorio viene letteralmente divorato. Anche i più acerrimi difensori di queste scellerate pseudopoliche ambientaliste non possono non considerare la diminuzione repentina dei campi ad uso agricolo e la presunta violazione delle aree Zps (Zona a protezione speciale) o gli strani intrecci con società locali come si evince dall’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Bari Renato Nitti in merito al parco eolico dell’Alta murgia zps dove sono state erette 256 torri eoliche. Tutti dati che fanno riflettere sulla “opacità“ con cui certi affari vengono gestiti.

E fa pensare anche la reazione del sindaco di Palo del Colle, in provincia di Bari, Luigi Viola che ha dichiarato di non essere a conoscenza del parco eolico che l’Enel vuole realizzare nelle campagne confinati con i comuni di Binetto, Mariotto e Palombaio, un parco di trentasei aerogeneratori , pari a 2000 kw. In pratica la richiesta di assoggettabilità e valutazione di impatto ambientale giunta al Comune tramite posta il 9 luglio 2010, non è passata dal gabinetto del sindaco e l’ufficio tecnico tramite il responsabile l’ingegner Scicutella ha proceduto alla pubblicazione dell’avviso , generando l’indignazione del primo cittadino che ha minacciato provvedimenti disciplinari. Onestamente c’è da chiedersi come mai al sindaco sia sfuggito un progetto di queste dimensioni, chi non ha fatto recapitare la documentazione, possibile che l’ incartamento sia arrivato all’ufficio tecnico bypassando il primo cittadino di Palo del Colle? E’ un altro giallo pugliese del’estate 2010 come le delibere della Regione introvabili e non accessibili, ma è agosto i funzionari sono in ferie (tutti) e la politica si rallentata!
Va da se che se il comitato cittadino pro-ambiente di Palo non avesse fatto pressioni circa il corretto espletamento della procedura, probabilmente il sindaco non avrebbe saputo nulla e non avrebbe richiesto la proroga della scadenza dell’avviso (23 agosto 2010) alla Provincia per consentire al Consiglio Comunale , alle associazioni ai partiti di produrre osservazioni e potersi democraticamente esprimere, e i cittadini palesi si sarebbero ritrovati le campagne “arricchite” di torri alte 100 metri.

Questa è una delle tantissime contraddizioni che costellano la Puglia felix, terra del sole e del mare, nuova frontiera degli affari i cui rischi sono residuali se confrontati al grande valore dell’incentivazione italiana, che, rispetto alle altre nazioni europee, rappresenta un’anomalia evidente se si analizza la stridente quantità di finanziamento pubblico che l’Italia destina alle rinnovabili, basta dare un’occhiata alla seguente tabella del rapporto Eurobserver pubblicata da "Quale energia" nell’aprile del 2008:


Sono numeri che parlano di un eldorado su cui si sono buttati a capofitto le grandi lobby occultate da una rete capillare di microsocietà diffuse sul territorio. Un giro d’affari spaventoso che trova conforto nell’ assenza delle Linee guida nazionali per l'autorizzazione unica alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, un vuoto legislativo che ha dato vita a normative regionali spesso contraddittorie rispetto alle indicazioni del Dlgs 387/2003 e delle direttive europee del 2001. Per esempio in Puglia si era deciso che le soglie delineate dal decreto circa la potenza degli impianti era troppo bassa e così nella legge 31 del 21 ottobre 2008 art. 3 (dichiarato incostituzionale - sentenza n. 119 del 22 Marzo) fu stabilito che bastava solo una DIA per concedere l’autorizzazione prevista.

Fermo restando che si auspica una capillare diffusione del fotovoltaico sui tetti delle abitazioni e degli edifici pubblici, c’è da scongiurare l’ipotesi di uno stato di calamità ambientale artificiale che la politica energetica spinta sta determinando con l’approvazione di migliaia di progetti di torri eoliche e di ettari di terreno per il fotovoltaico.

Adele Dentice