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venerdì 15 giugno 2012

INVALSI: la mutazione genetica della scuola


“Non bisogna avere fretta nelle risposte, bisogna riflettere bene e a lungo”.

Questo era il vecchio modo di fare scuola che da sempre ha distinto l'Istituzione scolastica italiana , in particolare quella primaria, tra le migliori del mondo, per la sua attenzione alla sfera affettiva-relazionale  Andava bene in altri tempi  oggi, grazie anche all’apporto  dell’ex ministro Fioroni che ha introdotto l’obbligatorietà di un quiz in terza media che pian piano si è esteso a tutti  i livelli d’istruzione , la consapevole cautela con cui si interveniva nel rapporto formativo con i minori è stata sostituita da una prova oggettiva asettica che annulla, di colpo, la soggettività non solo dell’alunno, ma anche dell’insegnante.
Nella completa disinformazione  di genitori e docenti divisi tra scettici, assertivi e finalmente esplicitamente contrari, la prova oltre a mirare allo stravolgimento  della relazione didattica ed educativa, con la pretesa di “valutare “ in modo standardizzato e “oggettivo” le Competenze, si è andata    arricchendo di invasività
trasformandosi pian piano in schedatura di massa, propedeutica alla promozione di un nuovo modello di società; la questione , quindi, non può più limitarsi a considerazioni solo di natura didattica educativa, moralmente irrilevanti,  ma  diventa  prioritariamente politica.
Il nuovo sistema valutativo, moderno ed europeo, si inserisce a pieno titolo come ultimo atto   nel processo di  Privatizzazione, con la trasformazione radicale della funzione storica della scuola pubblica, e di anglosizzazione, sostituendo la relazione intersoggettiva con performance e valutazione oggettiva, come soluzione finale di controllo dei cervelli  che affollano le nostre scuole pollaio. Per chi non è del mestiere , ma anche per gli addetti ai lavori ormai persi e abbacinati dalla scuola tecnocratizzata, la valutazione è una
relazione bidirezionale ricorsiva che crea rimbalzi di messaggi  e, soprattutto, si basa sulla fiducia. Una attività educativa complessa e asimmetrica, poiché si fonda anche sull’autorevolezza del docente, che ha bisogno di conferme e il cui giusto valore  si riscontra nell’accettazione del giudizio, per poi procedere e migliorarsi.
Cosa ci ’azzeccano i test a tempo con tutto questo?, le repliche dei pro-Invalsi le possiamo già prevedere ,si vorrà dimostrare che anche l’invalsi è biridezionale poiché i ragazzi si aspettano il responso, rigoroso , senza appelli, uguale per tutti, ma l’apprendimento non si può valutare allo stesso modo nei diversi contesti, e  gli insegnanti ne sono consapevoli , per questo si confrontano e producono molteplici offerte didattiche, cambiano idea, ascoltano gli allievi e le allieve e  ci parlano; è questa didattica, flessibile e individualizzata, che fa la differenza  definendo la qualità dell’insegnamento, «I test scolastici sono un mezzo per misurare il grado di banalizzazione. Se lo studente ottiene il punteggio massimo, ciò è segno di una perfetta banalizzazione: lo studente è completamente prevedibile, e quindi può essere ammesso nella società. Non sarà fonte di sorprese, né di problemi» ( Heinz Von Foerster, Sistemi che osservano, Astrolabio, Roma 1987 pag. 130).
A questo poi va aggiunto lo stress da competizione che coinvolge alunni e docenti portati a dover rivaleggiare tra loro, eludendo le buone pratiche dello scambio e della condivisione, le prove pensate per risposte in velocità, non tengono conto  dei diversi  ritmi di apprendimento delle intelligenze multiple  che è doveroso rispettare, invece per la classe Seconda della scuola primaria (7 anni) l’invalsi propone la prova cronometrata di lettura, non solo ma se in una scuola prevalgono talenti artistici, e quindi intelligenze intuitive non ingabbiabili in schemi precostruiti, questi incideranno negativamente sulla valutazione globale dell’istituto
Ci sono poi altri elementi che devono farci essere dubbiosi e guardinghi rispetto a questa nuova frontiera didattico-educativa ed è la disuguaglianza e la discriminazione verso le fasce più deboli della popolazione giovanile, particolarmente odiosa  quella rivolta verso i diversamente abili nei confronti dei  quali la scuola  italiana si è sempre distinta per la sua attenzione, intendendo le diversità come valore, lo testa l’eliminazione delle barbare scuole speciali e delle classi differenziali (L. 517/77). La disabilità invece non rientra nel sistema di valutazione Invalsi, ignorando da un lato l’impegno delle scuole affinchè i disabili raggiungano le piene  competenze secondo le loro potenzialità, e dall’altro si rimette alle scuole la decisione di far partecipare gli alunni disabili i cui risultati dovranno essere elaborati in maniera a sè stante così da non incidere sul risultato
medio della scuola o della classe. Non ci sono parole! 
Altra discriminazione si cela dietro la falsa meritocrazia slegata da ogni criterio di promozione e uguaglianza sociale, ennesima svalutazione  dei principi fondanti della nostra Costituzione, che per logica conseguenza prevedono l’intervento dello Stato lì dove ci sono criticità e debolezze, essendo la scuola e l’istruzione  strumenti a servizio del cittadino; invece, snaturando questi i diritti principali espressi e voluti dai padri costituenti, saranno le scuole che otterranno risultati maggiori ad avere più soldi, criterio apparentemente logico, forse condivisibile per una fabbrica di bottoni, ma, quanto meno, iniquo se si parla di adolescenti e bambini, aprendo squarci di disuguaglianza sociale spaventosi; saranno le scuole più ricche frequentate dai figli del benessere ad avere maggiori riconoscimenti economici e saranno questi ragazzi ad ottenere la medaglietta del merito, “l’alunno d’oro o l’alunno dell’anno”, realtà raccapricciante poiché vengono esclusi i figli delle periferie, coloro che apparterranno a vita alle scuole di serie B , che nonostante il loro impegno e quello dei docenti, avranno un titolo di studio che varrà di meno. Se si ha la pazienza di leggersi  i documenti di Sintesi dell’INVALSI sulla valutazione degli apprendimenti ciò che salta agli occhi è l’ampia disuguaglianza dei risultati scolastici nelle regioni meridionali che viene associata all’alta disuguaglianza del reddito e alle caratteristiche strutturali dei singoli sistemi scolastici.
A questa discriminazione si lega la doppia schedatura di docenti e alunni, i primi sottoposti a un controllo diretto per differenziare le retribuzioni, sulla base del merito pubblico (vedi Brunetta-Aprea), e già si esplicitava tra le righe del progetto Gelmini dove gli INVALSI dovevano servire a misurare le scuole nel loro complesso, mentre per premiare il singolo docente era previsto un nucleo interno di valutazione che  dovrebbe valutare, sulla base di dati non meglio precisati, per cui il panorama futuro sarà costituito da  docenti che gareggeranno per meglio adattarsi  a questa didattica moderna ed europea, burocratica e di regime.
Se, in teoria, i docenti potrebbero rimanere indifferenti rispetto a questa schedatura e ritenersi  liberi di essere considerati più o meno premiabili sfuggendo al ricatto della diversificazione delle carriere, per i giovani alunni questo non può avvenire, dopo aver eliminato i diversamente abili, fuori mercato e non produttivi, per gli altri si è creato un sistema di falsa anonimità, nome cognome scuola e collocazione geografica sono rintracciabili attraverso un codice identificativo che seguirà il cittadino dai 7 anni in poi, con il quale si potrà, volendo, costruire un portfolio fruibile nel “mercato” delle competenze. Se non è schedatura di massa questa...
La scuola del futuro è una ben miserabile realtà , infarinatura di qualche lievissimo contenuto erogato da testi invalsizzati (“stiamo invalsizzando i nuovi testi”, tranquillizzano le case editrici) gli statuti delle discipline sono mutati alla radice : il tema, nel quale si esercitava la complessità delle competenze, saperi e soggettività dello studente  ha perso centralità a favore della comprensione del testo preferendo una prova completamente decontestualizzata. Gli insegnanti saranno sostituiti da erogatori di servizi educativi, professione di bassa qualità per la quale l’OCSE fin dal 1996 sostiene che non sia necessaria una laurea, per cui la professione docente è inessenziale anche perché la scuola informatizzata non ha bisogno di capacità particolari basta un’aula i pc e magari per i più fortunati un grande schermo, questo serve per creare cittadini  acquiescenti nel
lavoro e nella società, colmi di “spirito aziendale e di gestione”, la cui massima flessibilità cognitiva deve essere quella richiesta dalla impresa capitalista. “La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli di istruzione della forza-lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole…anche mediante i test elaborati dall’Invalsi e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti” Monti. La drastica riduzione degli investimenti, condotta da tutti gli ultimi
ministeri, il taglio di scuole, materie, orari e posti di lavoro, l’espulsione dei precari, il blocco di contratti e scatti di anzianità, il furto delle pensioni tutto ciò rientra in una strategia che non è stata determinata dalla crisi, arriva damolto lontano nel tempo e nello spazio, alla base vi è una volontà precisa, quella di modificare il pensiero partendo dalle generazioni future , non è un caso che nel processo di destrutturazione della società , il primo feroce attacco al mondo del lavoro con la sperimentazione del primo licenziamento di massa della storia è partito dalla scuola, una massa immane di precari inoffensiva e ricattabile.

Adele Dentice

martedì 15 maggio 2012

Le professoresse PON PON


Non me ne vogliano i signori colleghi uomini , ma mi sembrava più
calzante utilizzare il genere femminile per titolare questo mio
ennesimo sfogo declinato sull’effimero ruolo che oggi svolge il
settore della formazione e dell’”Istruzione(!); nel reale nulla ci
differenzia , soprattutto siamo così simili  nella nostra vocazione
corale  alla servile sudditanza ideologica dell accettazione della
imperante scuola-progettificio con la giungla  di bandi e Fondi
strutturali europei , meglio noti come PON Le poche menti libere
provano a opporre una tenue resistenza  ma sono oscurate,come ormai è
consuetudine nel nostro civile mondo, mentre la stragrande  di noi  si
assoggetta alla liturgia dei PON e alla loro moltiplicazione, non
certo per rispondere ai bisogni formativi, sociali e culturali degli
studenti, ma per obbedire solo ad una logica affaristica, sperpero di
denaro per offrire il gioco pomeridiano del piccolo danzatore di balli
rituali di antiche comunità svizzere , o per emulare le imprese archeo
– fantasiose di Indiana Jones, oppure preparare  allo studio del
latino in 30 ore .

Siamo noi docenti il vero flagello della scuola italiana privati
della professionalità, stretti dallo stato di insoddisfazione,
demotivazione e avvilimento, una categoria di lavoratori abbandonata a
se stessa che recita una commedia priva di spettatori. Siamo stati,
negli anni passati,  responsabili  dell’opinione superficiale e
mutevole della grande massa dei cittadini sulle complesse funzioni di
governo e della politica, siamo stati strumenti  di condizionamento
mentale di quella antica pratica che assegna il ruolo politico a chi
meglio sa cogliere e mitigare gli umori della gente , ruoli dai quali
siamo stati estromessi poichè molto meglio e con maggiore minuziosità
lo svolgono  i  media e i più accreditati detentori dell’alta
formazione universit – aria fritta, ospiti fissi del circo
mediaticoAttualmente al  corpo docente svuotato della propria funzione
educativa e formativa non resta, nel prossimo immediato futuro,  che
fungere da  manovalanza, tramutare le proprie componenti in operatori
e assistenti di una scuola informatizzata che diffonde “saperi”
strutturati e incanalati in percorsi funzionali al sistema, puniti
perchè gli insegnanti hanno mostrato  «un'insufficiente comprensione
della realtà economica, degli affari e della nozione di profitto», in
particolare i professori di scienze cosi dette umane concentrati com’
erano a perdersi tra gli inutili  sproloqui dei vari Dante, Leopardi o
Montale o peggio ancora nei labirintici circuiti del pensiero
filosofico, carta straccia, perdita di tempo, l a conclusione che si
impone è quella che  industrie e istituti scolastici e universitari
devono lavorare «congiuntamente per lo sviluppo di programmi di
insegnamento», in particolare con il ricorso al «teleapprendimento»,
al «teleinsegnamento» e alla messa a punto di «Software didattici»
(per l'apprendimento attraverso il computer). ). "L'insegnamento a
distanza (...),è particolarmente utile (...) per assicurare un
insegnamento e una formazione redditizi (...). Un insegnamento di
elevata qualità può essere così concepito e prodotto in una sede
centrale, per essere quindi diffuso ai livelli locali, con la
possibilità di fruire di economie di scala (indicazioni  della
Commissione Europea Il 7 marzo 1990)

 La scuola del futuro, dopo aver eliminato o ridotto al minimo ogni
forma di umanità ormai inessenziale, sarà uno schermo e tante
postazioni e qualcuno che sorvegli che le giovani menti vengano
insaccate di contenuti virtuali prestabiliti e preconfezionati,
bloccando ogni  minimo accenno di pensiero critico e creativo; gli
insegnanti residuali si occuperanno della popolazione "non
redditizia", per intenderci  le scuole di periferia nei sobborghi
delle grandi città e nel sud, mentre ai migliori servi, trasformati in
collaborazionisti, verrà concessa la direzione di una mega suola
pollaio che elargirà ai propri vassalli la soddisfazione del ruoletto
di tutor o esperto esterno per racimolare (se gli va bene) qualche
soldino, immediatamente prosciugato dalle trattenute e dalla crisi
imperante. Questa è l’evoluzione  della scuola dell’autonomia
preconizzata dal ex-ministro Berlinguer ,il distruttore,  la
cosiddetta scuola democratica che mescola l’autoritarismo dei presidi
alle tessere sindacali più rappresentative, che svia il concetto di
serietà e merito,contrabbandandolo come derivazione fascio-destrosca,
sostituendolo  con il facilismo buonista di sinistra  deleterio e
distruttivo , legittimando di fatto la classificazione di scuole
d’elite o diplomifici , di solito scuole di periferia e scuole
private,  distorcendo  il messaggio di Don Milani che per gli ultimi
sognava una scuola seria e per tutti, facendolo diventare l’emblema
del cattocomunismo italiano e del suo populismo irrefrenabileSenza che
ce ne accorgessimo siamo giunti tramite  il processo di
democratizzazione  e di smantellamento della Riforma Gentile,
altamente meritocratica, ad  una scuola ridicolarmente  classista che
ci propinano come seria e meritocratica attraverso il “controllo”
dell’ente non meglio identificato OCSE e delle prove INVALSI, che
oltre ad essere pericolosamente invasive sono grottesche e poco
scientificamente  credibili , a cosa servono quindi? Semplicemente
sono il “giusto” strumento di ristrutturazione della scuola, messa
definitivamente sotto ricatto poiché legherà alla valutazione il
sistema di finanziamento alle scuole pubbliche , statali e private,
nel senso che per poter accedere e non venire soppresse  i saperi
diffusi nei vari istituti attraverso le farse dei curricula dovranno
rispondere ai criteri  dell'apprendimento aperto e a distanza  per
rimanere competitivi sul mercato globale “L'istruzione deve essere
considerata come un servizio reso (...) al mondo economico. (...) I
governi nazionali dovrebbero vedere l'istruzione come un processo
esteso dalla culla fino alla tomba (...). Istruzione significa
apprendere, non ricevere un insegnamento (...) Non abbiamo tempo da
perdere". (Bruxelles 26 maggio 1994 , in occasione del G7 da una
relazione della ERT).

 Purtroppo le mie non sono proiezioni , i modelli americani in cui
pochi godono di un sistema scolastico e sanitario eccellente, mentre i
ceti popolari sono costretti a mandare i figli nelle scuole pubbliche
rottamate, a curarsi negli ospedali pubblici depauperati, sono già
sono una realtà. Prepariamoci , quindi, a godere sicuramente di una
scuola di massa, composta da individui trasformati in clientes, buoni
ad essere forza lavoro e consumatori secondo il modello
dell’efficienza della scuola   ai fini del mercato, una scuola sempre
più povera di risorse e di contenuti, la scuola del fare ancora più
americaneggiante di come impostata dai vari governi degli ultimi venti
anni, buona a sfornare tecnici e operai in cui prevalgono  test e
tasti,che restringono la complessità del sapere a veri e propri quiz,
con meno cultura e con sempre più strumenti informatici , LIM, che
vanno a sostituire libri, gessetti e lavagne che, col latino e il
greco,vanno lasciate solo alle scuole d’elite, meglio se private, dove
fanno ressa i figli della classe dirigente.  Riappare, violentemente e
nel settore che più di ogni altro dovrebbe garantire pari opportunità
e uguaglianza,  la vecchia storia del  genere umano diviso in oppressi
e oppressori che non si è dileguata con la modernità e la
globalizzazione ; lo schiavismo, la colonizzazione,le guerre ancora
caratterizzano il nostro tempo anche  in forme diverse e
mistificatrici,ma non per questo meno atroci; ma ora siamo arrivati al
punto più basso con la vergognosa  negazione dei diritti dei più
deboli , i diversamente abili sia con l’aumento del numero massimo di
bambini nelle classi frequentate da alunni con disabilità, che con la
riduzione di ore degli insegnati di sostegno annullando per una
miseria il processo di integrazione scolastica .

La pseudo-riforma Gelmini, approvata e sostenuta dall’attuale ministro
Profumo,  con il suo retroterra di norme e accordi che hanno
accomunato i vari governi, nella sua legalità induce  a delinquere se
consideriamo il principio secondo cui far retrocedere dei cittadini
dalla priorità acquisita alla sua negazione significa cancellare i
diritti acquisiti significa negare il diritto sancito dalla
Costituzione e uno Stato che contraddice se stesso è un crimine

adele dentice

mercoledì 22 giugno 2011

la vita è tutta un quizzzzz

La vita è tutto un quiz , diceva anni fa una scanzonata e ironica canzoncina che oggi calza a pennello sulla scuola .

L’Istituzione scolastica il più importante strumento di rivoluzione sociale che la nostra Costituzione, più volte violata , garantisce,o meglio dovrebbe garantire, una risorsa di reale democrazia trasformato in un fantozziano sistema di controllo, che al massimo può produrre ” lievi “ problemi alle scuole come gli errori a catena che in questi giorni sono precipitati durante gli esami delle scuole secondarie di primo grado

Il super quizzone ideato da menti sadiche apparentemente per gli studenti, in realtà per indagare sulla qualità dell’insegnamento in base a risposte multiple o alle varie crocette che vengono apposte in riquadri preconfezionati, ha fatto tilt e il perfetto sistema informatico gestito dal misterioso ente privato Invalsi (finanziato dallo Stato) è miseramente franato , mostrandosi in tutta la sua smisurata’inefficienza

.I diligenti dipendenti delle istituzioni scolastiche hanno seguito in questi giorni la procedura di somministrazione e correzione delle prove Invalsi con rigore teutonico servendosi delle mascherine (termine grazioso per identificare uno strumento di tortura contemporaneo caratterizzato da reticolati con piccolissime diciture da riempire con pallini , in corrispondenza della risposta data , da riportare in rete su schermate anch’esse strutturate in modo tale da rimanere scolpite negli incubi notturni dei docenti). A fine giornata dopo dodici tredici ore di lavoro, gli operatori scolastici venivano informati che i correttori erano errati, per cui i l giorno dopo si sono affrettati a ricontrollare tutte le prove e risolvere gli errori commessi non dall’inefficiente amministrazione pubblica o da quei lavativi di insegnati, ma dall’istituto privato finanziato dal MIUR che alle 15, 30 di nuovo ha diffuso la notizia a tutti gli istituti scolastici di un’ulteriore errore , il terzo,gettando nel panico,presidenti di commissione e sottocommissioni, segreterie e docenti che per un attimo hanno mostrato tutta la ferocia di cui sono dotate le categorie dominate e sottomesse. La televisione ha comunicato a tutto il regno che per fortuna tutto è rientrato e i disguidi hanno solo procurato un “lieve” “lievissimo” fastidio e la terra continua a girare e la scuola va avanti, tanto si è capito che le lagnette dei lavoratori scolastici non incidono più di tanto

fino a qualche tempo fa qualche sussulto la scuola lo mostrava lo si capiva dalle visite del politico di turno ai precari appollaiati sui tetti, poi, tutto si è spento . La scuola non buca più lo schermo,l’unica nota che sprigiona vitalità è la rassegnazione dei pochi docenti rimasti, i genitori intanto vanno alla ricerca della soluzione meno perdente , più accomodante, certo i ricchi di questi problemi non ne hanno mai avuti, le soluzioni loro le hanno sempre avute , nè sono mai stati attraversati da problemi irrisori come il destino dei figli già stabilito dalla loro condizione privilegiata, sono gli altri che si devono fare i conti in tasca , che devono cedere alle raccomandazioni, che si indebitano pur di garantire un futuro decoroso . Futuro decoroso, quale senso poi abbiano ormai queste parole al giorno d’oggi , noi abbiamo insegnato a i giovani l’ignobile arte del compromesso , del voto comprato, del danaro con cui ti puoi comprar qualunque cosa, dalle droghe con cui sballare il sabato sera, ad una bella laurea.

Irrimediabilmente annientato lo sforzo di alzare la testa di qualche precario , immediatamente fagocitato da pseudomovimenti e pseudoforze politiche che complici del sistema non hanno fatto nulla per frenare la deriva in cui veniva catapultata tutta la pubblica istruzione , inerti e colpevoli complici della volontà politica trasversale di cedere la formazione al mercimonio del libero mercato.

Eliminando il concetto di educazione dal sistema formativo, la scuola intesa come ascensore sociale e trasmissione di conoscenza, è stata trasformata in un gioco a quiz , il luogo dove le dinamiche educative si riducono alla competizione , sostituendo alla solidarietà l’individualismo in cui si sostanzia la moderna forma educativa a cui è stata ridotta la scuola. Una volontà antica che facilmente si riconduce agli ultimi governi ma già strutturata nel ontano 1995 del’European Round Table of Industrialist, l'ERT potentissima lobby di industriali europei a gli stati europei e al l’Italia "Non abbiamo tempo da perdere. (...) Ci appelliamo ai governi perché diano all’educazione un’alta priorità, perché invitino l’industria al tavolo di discussione sulle materie educative, e perché rivoluzionino i metodi d’insegnamento con la tecnologia

E l’Italia prona ai poteri forti e all’economia di mercato immediatamente si preoccupò di applicare i dettami imposti dalle multinazionali con il varo di quell’equivoco dell’autonomia scolastica (Berlinguer) , applaudito dagli intellettuali intelligenti con lo sguardo lungo, inteso come apertura verso un nuovo modello moderno e avanzato di scuola.

I n effetti l’autonomia fu una trasformazione epocale , mutando la natura essenziale delle scuole che diventarono supermarket tendenzialmente subalterne ai centri di potere locali , ma soprattutto ha determinato un crescente imbarbarimento dei rapporti tra i lavoratori della scuola, trasformata in un teatrino di laceranti conflittualità, generando confusione, contrasti, assenza di certezze, violazione di regole e diritti, incentivando comportamenti furbeschi, spregiudicati ed arroganti, esasperando uno spirito di cinismo, arrivismo e un’accesa competizione per scopi prettamente venali.

Poi il colpo definitivo del 2000, durante il governo d’Alema, con l’incostituzionale legge sulla parità, il resto è storia nota dai tagli economici e di risorse umane , allo sbeffeggiamento delle norme sulla sicurezza , alla decomposizione degli organi collegiali , al paradosso degli insegnanti di religione che vengono assunti da uno Stato straniero e pagati con i soldi pubblici italiani .

Bazzecole , ci viene detto, sono temi politici secondari, ci sono problemi molto seri come i finanziamenti per le spese militari, la scuola , come il sociale, la sanità, le politiche previdenziali non sono settore produttivo, l’importante è contare su poche eccellenze , la restante umanità che venga educata a consumare e ad indebitarsi.

Che si diffonda poi l’immagine di una scuola debole luogo di violenza e sopraffazione popolato da un universo giovanile sempre più distante e dipendente dal denaro, inteso come unica misura del successo, giovani ossessionati dalla cura della propria persona fisica, giovani, ridotti spesso a vivere in un tempo soggettivo senza progettualità preda facile della delinquenza e della criminalità

Una sofferenza funzionale al libero mercato e alla abrogazione definitiva dello stato sociale triste immagine della nostra povera civiltà globalizzata indifferente e sempre uguale a se stessa, dove il quiz sostituisce la cultura e un qualsiasi pensiero critico viene considerato disorganico al conformismo culturale di massa indotto dai media , e quindi pericoloso da ridicolizzare, da espellere, da criminalizzare.