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mercoledì 25 aprile 2012

La piccola guerra dei poveri morti di fame



Accanto ai poveri, poi, ci sono i poverissimi, quelli che versano non solo  in condizione di totale indigenza, ma che subiscono l’indifferenza delle istituzioni e di quei soggetti che si dicono a parole dalla parte degli ultimi. In questa Puglia, virtuosa all’esterno, percepita come l’Eldorado dei diritti e della democrazia, mentre  all’interno registra sfacelo economico per singoli e famiglie (28,69% dalla Fondazione G. Brodolini in collaborazione con il Consorzio Meridia e coordinata dal prof. Vito Peragine dell’Università di Bari) può succedere che a Bari un uomo si incateni sotto la sede Rai per reclamare civilmente  i propri diritti negati nell’assoluta indifferenza dei media e delle istituzioni che, in questo soleggiato 25 Aprile 2012 , sono  occupate a sventolare bandiere e a farci la morale sull'Unità Nazionale e sulla Costituzione, quella del 1948, fondata sulla solidarietà sociale, ormai incompatibile con i nostri tempi per cui ci si può lamentare, scioperare, incatenarsi, come oggi ha fatto il signor Marcato, peggio ancora suicidarsi ma il risultato non cambierà: stiamo vivendo una nuova selezione darwiniana che dal mondo del lavoro arriva ad azzannare le famiglie e i singoli individui.
La storia di Marcato Giuseppe rientra perfettamente nella casistica che ormai non fa più notizia  quella della perdita una piccola impresa familiare, che si porta via benessere, casa e familiari, Per mesi  hanno stazionato sotto il Comune di Bari , insieme ai coniugi Tempesta, ma per loro nulla, se non l’amichevole solidarietà di pochissime persone; dopo mille traversie l’occupazione di uno stabile in uno dei tanti inferni che circonda la città di Bari, sul quel pezzo di lungomare abitato da un sottobosco di umanità che alterna espedienti e malaffare.Vivono lì ormai da mesi senza luce , gas, servizi igienici , tra rifiuti di ogni genere e l’amianto,   nel frattempo la famiglia si è divisa, le figlie minorenni sono state accolte in un istituto, la madre ha trovato un’altra soluzione abitativa così come l’altra figlia, con Giuseppe è rimasto solo il figlio grande che con il padre divide la disperazione e la voglia di riscatto.
Le esternazioni di questo padre di famiglia racchiudono in forma sintetica, l’esatto autentico panorama emotivo della situazione in cui si trovano migliaia di famiglie e non si parla qui di una povertà fatta di stracci , o dell’ impossibilità di poter pagare i conti a fine mese, qui si parla di persone  a cui è stato strappato il diritto a vivere dignitosamente  , anche se in condizioni precarie e di bisogno;uno stato, questo, di degrado e di umiliazione che non può trovare alcuna giustificazione nei ritardi burocratici, fisiologici ormai, o nel sovraccarico di lavoro che lamentano i servizi sociali.
In un’Italia subissata da servizi di inchiesta televisiva predisposti ad hoc dai talkshow per cercare di suscitare la compassione dei telespettatori, debitamente accompagnati dagli opportunisti che cercano solo di coltivare un bacino elettorale per continuare a mantenere una poltrona nelle istituzioni, il signor Marcato è una nota stonata rispetto al concerto di ovvietà vomitate dal politicamente corretto   di turno. Lo scandalo del  libero pensiero quello divergente e accusatore del sistema  sia se espresso in modo semplice che con linguaggio articolato deve essere silenziato e in questa ottica si giustifica  la incomprensibile resistenza della emittente Rai a dare spazio mediatico a questa notizia “irrilevante”. Le  giustificazioni  che sono state addotte nel corso della mattinata si sono incentrate in particolare nel mancato comunicato  (mail sono state inviate a tutti gli organi di stampa), né ci ha aiutato il numero irrisorio (una ventina stabili più altri occasionali)  della congrega di sostenitori che stazionava giù sotto le vetrate della sede  del’emittente  di Stato , ma alla fine, dopo ore di attesa, parole, ordini , la nostra piccola resistenza ha avuto la meglio ed è stato concessa l’autorizzazione a registrare le parole di Giuseppe, una vittoria piccola piccola non eravamo molti ma la causa era grande, ma noi siamo ciucci in matematica e per noi la vita di uno è uguale a mille e i Partigiani, che oggi l’Italia ricorda, erano pochi.

domenica 15 aprile 2012

La città dolente (intervista a Giuseppe Marcato)

"L'intervista è stata pubblicata come doveroso atto di informazione. Si declina ogni responsabilità dal contenuto delle dichiarazioni rilasciate dal Sig. Marcato".

venerdì 16 marzo 2012

artigli sulla città


E’tutta cosa loro , come nei più avvincenti romanzi ci sono tutti gli ingredienti per costruire una storia alla Leonardo Sciascia dal titolo Artigli sulla città,
Sullo sfondo la Dec ovvero la famiglia De Gennaro , imprenditori dalle mani uncinate di destra e di sinistra, favorita in un primo tempo da Donato Radogna commercialista, revisore dei conti dell’ASL di Bari e consigliere comunale eletto nel centrodestra con la Lista di SimeoneDi Cagno Abbrescia e finito nel centrosinistra prima con l’UDC di Russo Frattasi e poi con l’API di Rutelli e Pisicchio, con l’intermediazione di Michele Emiliano.Personaggi principali : la procura di Bari che accerta al momento due tipi di accordo della impresa edile, uno con gli uffici tecnici comunali per il parcheggio di Corso Cavour e l’altro trasversale alla destra come alla sinistra per l’”Occupazione” sempre dei suddetti uffici. C’è il messaggero (indagato ) Antonio Ricco che pare partecipasse agli incontri quale consulente , pare, in sostituzione del sindaco, ci sono i politici che dalla giunta comunale di Bari si estendono sinoalla regione, i quali accettano dei regali natalizi a base di pescepregiato, ovviamente, e champagne, inviati non solo al Sindaco, che hariconosciuto la sua leggerezza nell’accettare ma era poco lucido etroppo preso dai festeggiamenti natalizi, ma anche al presidente delConsiglio regionale Introna . Altro interprete la Finanza che annotaanche altre due circostanze strane: un'azienda di prefabbricati, laIanus, "il cui socio e presidente del consiglio era Michele Emiliano,cugino del sindaco", che effettua lavori in subappalto per1.789.025,01 euro per conto della Dec, ma il sindaco declina ognilegame perché il cugino lo vede raramente ai funerali, e poi ci sonole intercettazioni e il fratello del sindaco, Alessandro (che haun'azienda di celle frigoriferi) il quale parla con uno dei figli diDegennaro della possibilità di lavorare con loro nella realizzazionedi un maxi impianto sportivo. "Ci può offrire il know how - spiegaSimone Degennaro allo zio Vito - Hanno lavorato con i Ladisa (ndr,azienda di ristorazione barese) alla Farnesina". "Si vabbè ma devistare sempre attento, questi parlano. Poi ti dico (...) In ogni casolo sa che lo aiutiamo al fratello?". "Si, lo sa” In un’altraintercettazione si sente per esempio Vito raccontare dell'incontro disuo figlio con il fratello di Michele, Alessandro. In quell'incontro(avvenuto durante una festa) Alessandro, secondo quanto raccontaDegennaro jr al padre al telefono, avrebbe accennato alla possibilitàdella sua azienda di fornire il proprio "know how" per l'apertura di Villa Camilla. "Ha detto che ha lavorato ora con i Ladisa al Senato".Mentre la Finanza appunta anche come un cugino omonimo del sindaco siastato subappaltatore di un'opera al Direzionale del San Paolo L’inchiesta che si è abbattuta sul comune di Bari è partita dalle presunte truffe ai danni dello Stato e falso ideologico condotta dalla pm Isabella Ginefra e sul sequestro preventivo di circa 12 milioni dieuro eseguito nei confronti delle società “Futura Bari srl”,“Castellaneta Domus” srl (entrambe oggi “Tecnodelta costruzioni”spa.), “Immobiliare Brindisi Paradiso” srl, l’unica legata alla Dec,(oggi “Villaggio dei turchesi” srl) riconducibili, secondo la guardiadi finanza, al medesimo gruppo imprenditoriale barese, De Gennaro,impegnato nel settore turistico- alberghiero e industriale, sarebbe laprima tappa di una indagine che punta dritto al cuore degli affarilegati al mattone. Principale attività degli imprenditori baresi. Gliaccertamenti, partiti tra il 2007 e il 2008, coinvolgerebbero 19società, Nel filone che riguarda i De Gennaro, la magistraturasostiene che il finanziamento pubblico di 23 milioni di euro stanziatodal ministero dello Sviluppo economico sarebbe servito allarealizzazione di nuove strutture turistico-alberghiero, industriali eper la ristrutturazione di un centro medico-sportivo nelle province diBari, Taranto e Bat.
Ora c’è il finale tutti in scena a difendersi la destra accusa a spadatratta la sinistra che rimanda al mittente sottolineando che le opererelative ai tre parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare, piazzaCesare Battisti e corso Cavour sono state aggiudicate nel 2003dall’Amministrazione Di Cagno Abbrescia”. L’attuale amministrazione èresponsabile solo del centro direzionale San Paolo (Lacarra assessoreLavori Pubblici) ennesima cattedrale nel deserto. Lomelo dei Verdi citiene a evidenziare come nonostante le nostre denunce e tutti iproblemi provocati alle strutture portanti del vecchio Ateneo, sonoandati avanti celermente. Infine Elio Sannicandro, delegaall’Urbanista, visto soprattutto il suo presunto coinvolgimento inprima persona emerso dalle intercettazioni telefoniche dichiara : “Lafinalità (della telefonata intercettata) era quella di avere pienacontezza delle opere che dovevano essere prese in carico dal Comune inmodo da poter interessare gli uffici competenti - la RipartizioneSolidarietà Sociale, la Ripartizione Mobilità Urbana e il SettoreGiardini - ad assicurarne la gestione. Cosa che poi è avvenuta con unatto di indirizzo della Giunta comunale (delibera n. 660/2010) al finedi salvaguardare il patrimonio pubblico e consentirne l’immediatafruibilità non appena presa in carico dal Comune. Ho espressamenterichiesto i disegni finali (as built) per essere certo che fosseropienamente rispondenti a quanto realizzato, consapevole dellapossibilità (e non della certezza) che vi fossero state dellemodifiche in corso d’opera (cosa che può accadere nel passaggio dalpiano urbanistico alla realizzazione effettiva)”.
E il sindaco ? si scusa, chiede scusa ai cittadini per essersi comportato come un ragazzino, per essere stato superficiale e disattento , per aver portato nella giunta Annabella De Gennaro e per aver accettato i regali e non aver capito che gli artigli a lungo andare fanno molto male

lunedì 20 febbraio 2012

Bari la città del cemento


Ridisegnare la fisionomia della città parametrando lo sviluppo edilizio sulle reali esigenze abitative nel pieno rispetto del territorio non sembra un obiettivo politico strampalato ma semplicemente espressione di ciò che deve essere la politica, coerente e corretta in pieno rispetto dell’ambiente e della cultura storica di una città antica.Invece, anche qui a Bari ci hanno fatto ingoiare, con la scusa dei posti di lavoro, le recenti varianti del piano regolatore, che aumentano il rischio di una rapida cementificazione selvaggia violando gli stessi obiettivi del piano strategico che subordinavano l’edificazione alla riqualificazione delle strutture esistenti e al rispetto delle prospettive demografiche. Le nuove edificazioni costruite in luoghi e con caratteristiche diverse rispetto ai vecchi edifici hanno creato un immagine disomogenea della città senza tutelare né il patrimonio immobiliare nè quello ambientale
Come sarebbe dovuta essere Bari secondo le ispirazioni delle centrali politico –economiche scritte in tanti documenti programmatici ? lo abbiamo dimenticato, oltre il luccichio festoso del centro cittadino, ci confrontiamo quotidianamente con tutti gli aspetti promessi ma ancora inevasi: la mobilità, il verde , la sicurezza, la distribuzione dei servizi, il risanamento del patrimonio immobiliare degradato, il recupero di quartieri nati e sviluppati male, l’integrazione delle periferie, il raccordo con i comuni vicini e la conservazione della memoria, la promozione culturale,con tutti i teatri chiusi a parte il Petruzzelli mangia soldi.
Ci avevano promesso che si sarebbe lavorato in termini di riqualificazione e non di costruzione, di correzione degli aspetti negativi e di valorizzazione degli elementi di positività della dimensione metropolitana; ci hanno ingannato parlando di modernizzazione della città, e noi che conosciamo il senso delle parole sappiamo che “modernizzare” non significa solo riqualificare il centro storico o razionalizzare le periferie , modernizzare significa creare legami tra la città storica e le periferie ciascuna con i suoi luoghi di incontro che reciprocamente si acculturano superando la presunzione ottocentesca che il progresso si identifica con l’espansione selvaggia
Abbiamo assistito al dilagare dell’ iniziativa privata , con la consequenziale saturazione di aree edificabili, e all’incontrollato fenomeno di aggressione alle campagne periurbane di bari che nel corso degli anni hanno subito pratiche ed interventi violenti come gli sradicamenti di ulivi secolari e l’installazione di impianti rischiosi per la salute, alla violazione di tessuti storici come le lame, portatrici di una multiculturalità straordinaria dove si sono insediate comunità dal neolitico ai monaci; la distruzione di spazi agricoli nell’ottica di una mancata riconciliazione con l’ambiente per favorire interessi privati.
Ci è sembrato che il governo del territorio sia più guidato dalle categorie di imprenditori edili e proprietari immobiliari , che da un volontà di tutela del bene comune determinando una tumultuosa espansione urbana che ha accentuato ulteriormente le caratteristiche di città – dormitorio esponendo, tra l’altro, il territorio a rischio di inquinamento idrogeologico, atmosferico, più che di città a dimensione umana, giocando su un’ambigua interpretazione di una ben nota una manovra edificatoria che prevedeva una volumetria di 8 milioni di metri cubi (piano Quaroni) orientata verso previsione di 650.000 abitanti ,mentre attualmente se ne contano all’incirca 320.000
Ma nel 2008 esattamente il 7 luglio a questa sovradimensionata volumetria se ne aggiunsero altri tre milioni con una variante di delibera la n.64, oltre l’assurda incongruente logica della variante rilevammo alcune sfasature che furono oggetto di una lettera inviata all’assessore all’urbanistica della Regione dott.ssa Barbanente “Tale delibera, che autorizza la cementificazione di 11 milioni di metri cubi con la variante di un aumento di volumetria di 3 milioni di metri cubi rispetto agli 8 milioni previsti dal piano Quaroni su un ipotesi non verificatasi di un raddoppio della popolazione barese , dovrebbe essere Resa ineseguibile poiché il Consiglio Comunale in quella sede ha approvato anche le variazioni proposte dalle indicazioni della Regione nella delibera di Giunta Regionale n. 1358/2007, che includono il parere obbligatorio e vincolante delle Circoscrizioni, senza considerare che il Regolamento Comunale considera solo parere obbligatorio degli organi decentrati, pertanto, allo stato attuale , la Giunta Regionale non può prendere atto della delibera n.64.”
Ma non è finita nel gennaio 2009 un’altra variante aggiunge altro territorio da cementificare e riguarda le maglie 50 e 51 , meglio note come il Tondo di Carbonara, con cui si aggiungono altri milioni di metri cubi e il percorso espansivo della colata di cemento che seppellirà Bari si chiude il 6 febbraio 2012 con la delibera n.30.
E i cittadini cosa pensano di queste enormi ruspe disseminate nella città? più che altro non amano esprimersi perché è un discorso difficile e incomprensibile e poi queste case possono aprire prospettive lavorative , ma queste case da chi saranno abitate e quegli enormi edifici disabitati non potrebbero essere riqualificati ed essere anche loro motivo di lavoro? Le risposte che vengono date sono sempre quelle il volto nuovo della città e il lavoro , il progresso che da lavoro, perché in tempo di crisi seppellire il terreno sotto quintali di cemento armato fa bene alla crisi è una risposta di civiltà, magari noi pensiamo che la civiltà si potrebbe incontrare se quegli spazi agricoli fossero resi vitali al posto di enormi caseggiati vuoti
A noi persone comuni è facile ingannarci , diventa facile fare leva sulla nostra fiducia e sulla nostra ingenuità, sorprendendoci e ingannandoci facendoci accettare qualunque cosa attraverso un meccanismo elementare che utilizza i bisogni e i comportamenti collettivi conformemente a chi ambisce a dominarci, la macchina amministratrice si inventa posti di lavoro ,promuove il riutilizzo del territorio e la sua riqualificazione a noi sembra invece che dietro queste manovre vengano alimentati trasferimenti di grandi capitali infischiandosene dei diritti dei cittadini. Lo abbiamo scoperto con “stupore” grazie alle complesse investigazioni, all'esame di documenti bancari, contabili ed extracontabili, ai controlli incrociati presso gli enti pubblici e al sequestro di “12 milioni di euro alle società riconducibili alla famiglia di costruttori proprietari e del più grosso gruppo imprenditoriale della città. Truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico sui fondi pubblici destinati alla realizzazione di nuove strutture turistico-alberghiero, industriali e per la ristrutturazione di un centro medico-sportivo, nelle provincie di Bari, Taranto e Bat. Soldi pubblici per il sostegno all’attività imprenditoriale ricevuti dietro false attestazioni; contributi a fondo perduto erogati dal ministero dello Sviluppo economico per un totale di circa 23 milioni di euro (di cui 12 milioni oggetto della odierna misura cautelare”

Noi cittadini comuni e ignari dei grandi giochi che si operano sulle nostre teste ogni giorno veniamo depauperati di piccoli pezzi di quelle briciole di democrazia rimaste, avevamo avuto fiducia nella promessa che ci era stata fatta di avere più spazio nelle decisioni che ci riguardano da vicino, come le politiche urbanistiche o ambientali , anche attraverso l’attuazione del decentramento amministrativo, ma, pur essendoci un esplicito riferimento nel regolamento comunale, è stato perfettamente ignorato , ed ora con l’art 10 bis gli si da il colpo finale , infatti si nega alle circoscrizioni la funzione operativa , la quale sarà posta in essere solo dopo la verifica da parte della giunta ! Sempre più lontane le ipotesi di coinvolgimento dei cittadini dalle decisioni che lo riguardano , sempre meno influenti e condizionati da informazioni deformate , bisognerebbe allo stato attuale avere più coraggio nel conoscere i propri diritti e uscir fuori da quella pigrizia mentale e culturale che ci fa accettare il meno peggio o la parrocchietta di moda rendendoci ancora più schiavi degli uomini in catena dell’antica Roma, almeno loro avevano la consapevolezza della libertà come qualcos’altro dalla loro condizione infelice, noi abbiamo perso anche il nostro libero pensiero

sabato 31 dicembre 2011

Troppo comodo, troppo ipocrita


Troppo comodo E troppo ipocrita
Sbandierare una sincera carità verso gli umili o accoglienza per gli altri poveri che vengono da lontano, orchestrando una campagna mediatica che guarda sempre all’immagine soprattutto in fase preelettorale . Si gioca con cavillosità bizantine sulla vita dei poveracci ma irrimediabilmente al di là delle lezioncine che ci vengono impartite dalle parole di qualche politichino locale, di sinistra o di destra non fa alcuna differenza , o la proiezione di film di propaganda, che rievoca tanto un ventennio passato, la vuota demagogia si manifesta in tutto il suo splendore di falsità e opportunismo su cui siede il vertice della nostra politichetta locale, svendutasi ai più potenti
Da sinistra come da destra implacabilmente arrivano a ritmo scandito le grandi iniziative di bontà dei nostri rappresentanti che opportunamente scelgono il caso che fa notizia e lo espongono come un trofeo, lo abbiamo visto recentemente a Bari con i coniugi disabili che sono stati premiati dai media nazionali , selezionati per la loro diversità tra gli altri morti di fame senza tetto che sempre più numerosi invadono la città , ma sono un caso limite che fa notizia, come, dopo anni di silenzio, fanno notizia i fieri ragazzi del Ferrhotel oggetto di un documentario che ha acceso gli entusiasmi di una parte della borghesia rosata di sinistra .
Ma ci sono persone , come la sottoscritta, che non ritrovandosi in alcun schieramento calibrato su ismi anacronistici non più interpreti della base sociale, si pongono delle domande sul destino degli altri derelitti,come gli ospiti di quel campo di concentramento che è il CARA di Palese, o i Rom, o i senza tetto baresi sparpagliati agli angoli della città sempre più numerosi, sempre sgomenti e sempre più vicini al nostro benessere finto, come i nostri piagnistei e promesse di fine anno.
Passeggiando per le vie del centro oltre i negozi che magnificano i loro saldi pre fallimento, sempre più facile scorgere anziani a frugare nei cassonetti dell’immondizia e code sempre più lunghe alle mense dei poveri, dove si vedono sempre più “facce conosciute”, ma questo fa parte del mondo degli invisibili sono un problema un grattacapo da relegare nelle periferie o in quartieri ghettizzati e degradati per renderlo impercettibile al salotto buono della città di Bari ,quel centro murattiano sempre più luminoso e sempre più lontano dalle periferie.
Ma anche i poveri servono, basta sfruttare il loro dramma nella logica assistenzialista, perché ci sono i PON o i vari progetti finanziati con soldi pubblici che affidano ad associazioni “storiche” centri polifunzionali sportelli di orientamento al Lavoro (!!!) che controllano , verificano e organizzano convegni corredati di pranzi di beneficenza che si consumano tra cristallerie preziose e vini super raffinati per intellettuali di lusso vestiti di buonismo Tutti bravi a coniugare il verbo della solidarietà nelle situazioni ufficiali o davanti ai media assoldati , ma poi nei fatti tanta demagogia e dietro il vuoto , poggiato sui privilegi e l’ipocrisia di una casta che utilizza gli ultimi come pacchi postali spostandoli a piacimento. Nessuno dall’alto della propria “immunità” può o vuole percepire il dramma sociale che si consuma quotidianamente, le parole di circostanza smaterializzano le sofferenze e le preoccupazioni legate alla precarietà e allo spettro di una nuova povertà che non lascia speranze nemmeno qui a Bari che, come altrove, padroni pubblici e privati operano per scaricarne i costi dei loro affari sui lavoratori e sugli altri ceti deboli., spostando quote sempre maggiori del reddito nazionale ai profitti ed alle rendite di pochi. La borghesia nostrana insediata stabilmente sugli scranni del Consiglio Comunale vuole mantenere intatti i propri privilegi sociali ed economici tracciando una strada pericolosa che conduce verso l’isolamento sociale e alle guerre tra i poveri, non del tutto spontanee, in cui ciascuno crede di difendere i propri miserevoli averi attaccando i poveri che vengono da lontano, un stratagemma per dividere e distogliere l’attenzione da altri problemi o da quella riprovevole sceneggiata che si celebra nei saloni del potere e della politica in cui si finge di litigare e, con altrettanta maestria, si sbandiera la solidarietà o l’integrazione
I cittadini, d’altro canto, avvinghiati nei loro quotidiane affanni, privati di futuro, disdegnano la casa del popolo che dovrebbe essere il Comune, sono insensibili alle scaramucce tra notabili simbolicamente divisi in opposizione aree amiche, tra l’altro sempre più difficile diventa l’accesso alle sedute pubbliche, grandi impalcature che nascondono quella piccola porticina che conduce alle sedute dei Consigli Comunali , i quali non vengono neppure più trasmessi da reti televisive locali preposte a quello che era un sprazzo residuo di trasparenza e democrazia
Troppo comodo e ipocrita il loro augurio per un anno nuovo.
ma i miei auguri sono sinceri

sabato 24 dicembre 2011

Buon Anno con L'ORO


Buon Anno, con la fine del vecchio mondo , da antiche profezie Maya, e, forse, con la nascita di una nuova era, con nuove elezioni, delle quali si sente con sempre più intensità l’odore: Intanto qui a Bari il parapiglia elettorale fa smuovere il sonnacchioso panorama politico locale, e lo scacchiere delle alleanze “strategiche” cambia volto, così il sindaco Emiliano circondato dalla famiglia costruisce una nuova lista autoreferenziale alleandosi con il consigliere regionale Attanasio PDL , scompaginando gli equilibri locali della sinistra SEL, PD, i quali si ricompattano attorno a ex compagni (!!!) liste civetta e associazioni “amiche “, con le quali si fa “finta” di litigare, per dimostrare l’assoluta democraticità del sistema (ma sono sempre l’oro), infatti nel momento del l’oro bisogno si ritrovano amici più di prima per dividersi pezzi di elettorato e pezzi di potere.
E’ lo stesso copione che i replicanti leader politici ci ripropongono periodicamente, personalizzazione della politica e acrobatici voli, facilitati dall’inconsistenza totale dei l’oro programmi, comunque ben architettati ma inattuati, per cui leggeri e lievi possono zompettare indisturbati da destra a sinistra, evocando la benedizione della Chiesa o illudendo le poche frammentate e confuse oramai teste pensanti che, il l’oro, è il luogo della rivoluzione colorata gioiosa e, soprattutto, cangiante sinonimo di progresso. PD/PDL/SEL la farsa delle false promesse e delle parole pronunciate alternando ai ritmi pacati di una accattivante affabulazione, un’arcigna veemenza che, con battute sprezzanti, tacita l’intervento di altri pur di rimanere al centro della scena. Si dicono politici, in realtà mestieranti del potere non altro , offendendo l’Idea della Politica declamata da Platone nella Repubblica o nelle Leggi di Aristotele che, al di la di ipocriti moralismi, la individuano come gestione del bene comune, i signori invece gestiscono molto efficientemente il l’oro bene privato a danno di quello comune, tradendo i cittadini che, si sa, scelgono su basi emotive e irrazionali, non si spiegherebbe il consenso e la credibilità anche di fronte ed evidenti contraddizioni, smentite e falsità subito dimenticate. Mi si dirà che è il gioco della politica, quella dei poteri che sanno più di noi e per noi vendono la loro anima, ma allora se è per il nostro bene come mai si continua distruggere il territorio a macchia di leopardo cementificando oltre il 75% del territorio agricolo barese, disapplicando le belle parole sul’urbanistica partecipata, rivelatasi della pratica come accumulo di delibere e varianti, mentre la partecipazione delle assemblee popolari o forum, dopo i primi inizi tumultuosi e carichi di aspettativa, ora si rivela stancamente deserta, come deserte sono le speranze degli abitanti del quartiere Libertà dove perdura una situazione di profondo disagio, o come il lungomare dopo Torre Quetta, il non luogo abitato da una umanità dolente e dimenticata; a spegnere gli entusiasmi la mancata valorizzazione , sempre promessa, della memoria storica e visiva di questa città , nessuna attenzione all’ambiente , pensiamo allo scempio operato nella zona delle lame, che manifesta la perfetta continuità tra le varie amministrazioni, la distruzione di strutture architettoniche e potremmo continuare all’infinito sino ad arrivare alla grottesca farsa della caserma Rossani del malinteso tra il Comune e La Regione.Puglia , della nuova alleanza e della chiassata disastrosa nel Consiglio Comunale
Dopo la condivisione del piano di riqualificazione dell’ex caserma la Regione si è resa indisponibile a stanziare quei 17 milioni fondi FESR da integrare con i 13 del Comune, facendo svanire la gestione dell’ex caserma interamente pubblica, i privati – affermava Sindaco qualche giorno fa – dovranno entrare e a qualcosa dovremo rinunciare".

Va precisato come memoria storica che il PS MTB, approvato dal Nucleo di Valutazione regionale e sottoposto favorevolmente alla VAS regionale, prevedeva, tra i progetti strategici più significativi proprio quello della caserma Rossani, come polo integrato di servizi, ponendosi ai primi posti nella graduatoria di finanziabilità dal Consiglio Metropolitano e dal partenariato pubblico-privato. Stiamo parlando di 270M€ per le aree vaste che ha consentito a Bari il finanziamento del teatro Piccinni e del il waterfront di san Girolamo.

Dopo varie contese si giunge finalmente ad un accordo , la Regione stanzierà 13 dei 17 milioni promessi, ma si sa chi si contenta gode, e i finanziamenti ai privati dovranno subire un ritocchino. La sensazione di pace e condivisione però non si è registrata nel consiglio comunale di Bari , dove tutti gli schieramenti hanno rivelato la loro “anima Ambientalista” pro Rossani ,dopo aver approvato lo stanziamento di 450.000 euro per l’erba sintetica del campetto comunale di Palese (!!!).
La bagarre è iniziata ad opera di Maria Maugeri (PD) che ha sottolineato come “una parte della maggioranza volesse marciare ed approfittare del tema della Rossani in vista della campagna elettorale”, reazione provocata dalla richiesta di Introna (SEL) , di revocare la delibera della Giunta sullo studio di fattibilità per la riqualificazione dell’ex immobile militare. Sono intervenuti tutti, compreso l’assessore Elio Sannicandro che per pacificare gli animi ha precisato come lo studio di fattibilità fosse superato a seguito del nuovo accordo con la Regione , ma Introna continuava imperterrito nella sua richiesta , tra interventi che appoggiavano urla e concitazione generale, sino a quandouando quando la destra si è intrufolata evidenziando la spaccatura della sinistra e chiedendo un a seduta monotematica,che la sinistra (tutta questa volta) non ha accettato perché la proposta veniva dalla opposizione. Insomma tutto rimandato al forse 20 dicembre 2011 mentre i nostri consiglieri ambientalisti si compatteranno contro la cementificazione e in difesa della Rossani , che certamente avrà un ampio parcheggio sotterraneo per i residenti(?) con pub e gallerie commerciali di richiamo turistico e centri di vario genere utili a consolidare il mondo dell’associazionismo e perché no dell’imprenditoria ,;
e gli asili nido , i centri Diurni per i malati di Alzheimer di cui si era favoleggiato , o sono progetti legati a quell’idea senza prezzo e improduttiva di politica sociale così lontana dagli interessi politico –economico-finanziari per cui tutto ha un prezzo?
Noi siamo tranquilli e certi che vincerà il progresso e la modernità e la lite di Natale sicuramente troverà sfocio in una pace duratura che accontenterà tutti…l’oro.

venerdì 11 novembre 2011

La città delle lame


Piove anche a Bari , ma la pioggia non porta via la speculazione edilizia di tipo capillare, che sta distruggendo a vari livelli la città, come dimostrano da un lato la proliferazione degli innumerevoli ipermercati con le necessarie nuove tratte stradali, le circonvallazioni, i raddoppi stradali e quant'altro, causati di riflesso dalla frantumazione delle proprietà e dall'urbanizzazione diffusa, e dall´altro dalla politica di riqualificazione che mira alla distruzione dei beni storici -naturalistici come le lame che incidono il territorio pugliese e la città di Bari.

Il fitto reticolato di lame , che si sviluppano a ventaglio, determina con gli affluenti un sistema geologico straordinariamente complesso un'area di grande pregio naturalistico la cui suggestione è stata annientate da quartieri dormitorio e da grossi impianti industriali inquinanti. Il valore ambientale - naturalistico si arricchisce delle testimonianze della presenza umana già a partire dal Neolitico , evidenziata dal ritrovamento di selci lavorate a punta e altri utensili ritrovati nelle grotte e negli ambienti ricavati scavando nei tufi e nel calcare. Gli insediamenti di comunità rupestri sono stati favoriti da un microclima ottimale determinato dalla presenza di corsi d'acqua, da buona esposizione al sole, dalla protezione dai venti per via di alti costoni . Un piccolo paradiso distrutto dalla scarsa consapevolezza del valore paesaggistico delle lame utilizzate come discariche o lottizzate per essere riempite di materiale di risulta destinate a massiva opera di sfruttamento edilizio o a pratiche agricole dannose . Nascosto nella pioggia il pericolo di alluvioni a cui la città è soggetta dopo l'intenso processo di urbanizzazione che ha accresciuto la sua vulnerabilità idraulica come testimoniano eventi di piena eccezionale quali le alluvioni del 1905, del 1915 del 1926 e recentemente quella del 28 ottobre del 2005 che ha registrato morti e danni ingentissimi anche a causa dell'interferenza dell'onda di piena con le infrastrutture di trasporto (ferroviarie e viarie).

Uno scandalo silenzioso che si perpetua da anni nonostante le lame siano protette sia dalla legge Galasso 431/85 che dal vincolo idrogeologico RFL del 30/12/1923.
Ma l´aggressione al territorio sembra non avere ostacoli e la vera ragione, al di là delle carte e dei finanziamenti e delle promesse, si incentra sulla speculazione edilizia lucrosa, non solo per i privati, ma anche per gli stessi Comuni che possono usare gli oneri di urbanizzazione anche per la spesa corrente , per questo tutto il territorio, come gli scampoli di fine stagione, viene venduto al miglior offerente, ma questa si chiama Rendita Fondiaria il cui valore di un´area nel mercato si valuta in merito alle condizioni di maggiore appetibilità per gli acquirenti

Adele Dentice

lunedì 11 luglio 2011

Lotta per la sopravvivenza: OM Modugno-Bari


Continua la strage dovuta alla crisi dell’economia mondiale, a Bari in pochi minuti si è decisa la sorte di 320 persone , sono i dipendenti dell’OM elevatori (gruppo Kion) a cui si devono aggiungere i posti di lavoro dell’indotto per cui i numeri salgono a 500 o poco più , questo dopo 36 mesi di cassa integrazione e alternanze di promesse di risanamento e recupero occupazionale.

La storia di questo stabilimento, che è un pezzo della storia economica di Bari, risale a moltissimi anni fa, 1969,e alla volontà dell’allora Ministro Moro di aprire un nodo economico in questa città con l’istallazione della fabbrica Fiat –Iveco .Un’operazione che ha dato slancio alle opportunità occupazionali della zona la cui gestione dal 1971 e fino al 1993 si contraddistinse per eccellenza e per bilanci puntualmente in attivo


Nel 1993 la Fiat-Iveco per ragioni strategiche di alleggerimento cedette il 50% delle azioni alla Linde Agv. che aveva l’obiettivo di sottrarre la progettazioni di carrelli con alimentazione elettronica,cosa che avvenne nel 1994 con l’acquisto del 100% del pacchetto azionario divenendo proprietaria unica della OM Carrelli Elevatori Modugno. La Linde Material Handling GmbH, è società di diritto tedesco controllata al 100% da Kion Group, a sua volta controllato da Kion Holding 2 GmbH, controllato da Kion Holding 1 GmbH. Quest’ultimo fa capo ad un fondo di investimento, Kohlberg Kravis Roberts & Co LP (KKR) e a Goldman Sachs Group (GS).

Con questo passaggio di proprietà si darà il via al trasferimento di mano d’opera ,che veniva importata dalla Cina (Shanghai) e dalla Germania (Schaffenburg) - sempre di proprietà tedesca della Linde - fino a raggiungere quasi la completa importazione nel 2004 e una riduzione di circa un centinaio di unità.

Nel 1998 la Linde accetta l'importazione della componentistica del diretto concorrente Giapponese Komatsu, che voleva acquisire lo stabilimento OM di Modugno , per l'assemblaggio di circa 1800 unità di carrelli annuali che sarebbero stati venduti nel mercato Europeo,ma , nel 2008, la Linde decide di non continuare ad essere la sponda del mercato Komatsu in Europa e le 1800 unità di carrelli elevatori vengono così meno con una riduzione ulteriore di circa 12 unità. Nel frattempo il gruppo Linde Agv si divide e la parte dei carrelli elevatori passa al gruppo KION (cioè Linde Material Handling, STILL, and OM Carrelli Elevatori S.p.A).


(Il Gruppo, ha stabilimenti in Europa e Cina, impiega oltre 22.000 dipendenti con un fatturato più di 4.3 miliardi di Euro nel 2007.. Con sede centrale a Lainate (MI), 7 filiali e 2 stabilimenti in Italia, 3 consociate in Europa ed 1 in Cina, OM impiega 1.276 dipendenti e dispone di un network qualificato composto da 2.800 tecnici specializzati e 1.350 venditori. Le consociate sono la Linde, che opera prevalentemente in CinaLa Still brasile n.2,OM n.iItaliaBaoti Top 10 domestic brand in China,FENWICK • No. 1 in France,Voltas No. 2 in India).


Intanto sopraggiunge la crisi le aziende tutte drammatizzano il quadro chiedendo la cassa integrazione per un numero di lavoratori che cresce di giorno in giorno. il capitalismo stesso, nel suo anonimo ed impersonale meccanismo autoriproduttivo ,impone scelte ingiuste e feroci sottomettendo i dipendenti, che ormai vivono fatalisticamente la percezione quotidiana e generalizzata del fatto di essere in preda a meccanismi che non possono in alcun modo essere modificati , rendendoli più facilmente ricattabili.

L’onda dell’ emergenza globale si abbatte come una mannaia improvvisa anche sulla fabbrica barese il 5 luglio scorso, quando il management del gruppo OM (gruppo Kion),Ettore Zoboli (responsabile vendite e servizi di Om Italia), annuncia la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di 320 lavoratori , nonostante le promesse del piano di rilancio annunciato il 14 aprile dal ministero del lavoro, mettendo in luce , se mai ce ne fosse stato bisogno, tutta l’arroganza dei poteri economici e dei loro servi ,ben pagati.

La giustificazione addotta si innerva nella crisi strutturale e di produzione che già da dieci anni non rende più competitiva l’azienda pugliese «La crescita lenta nella produzione di Modugno ha ostacolato seriamente ogni tentativo di riorganizzare l’impianto che non ha mai superato di recente gli 8.340 carrelli del 2008. Il sito non ha, quindi, mai raggiunto la capacità produttiva teorica di 15.700 unità. Livelli così bassi rendono lo stabilimento non competitivo e non più economicamente sostenibile a causa dell’incidenza elevata dei costi fissi. Dal 2008 al 2010 lo stabilimento ha infatti accumulato 23 milioni di euro di perdite».

Si evince dalle dichiarazioni ufficiali e non, che le cause economiche e strutturali sono da addebitare principalmente ai dipendenti che non hanno saputo lavorare di più e valorizzare il capitale , inoltre l’assetto interno all’azienda è stato indebolito fatalmente dall’inadempienza organizzativa della Direzione di Stabilimento , che non ha provveduto a un corretto rinnovamento delle maestranze, gli anziani, infatti, venivano mandati in pensione senza che i nuovi potessero affiancarli per recepirne l'esperienza trentennale. Da qui la necessità di razionalizzare concentrando altrove i rami di produzione ,per cui la inevitabile decisione , scongiurata dalla stessa direzione pochi mesi fa ma intuibile dal mancato rinnovo contrattuale del Direttore a giugno, di trasferire il ramo d’azienda ad Amburgo

Contro queste dichiarazioni si levano all’unisono le voci dei dipendenti che rigettano le accuse di scarse qualità professionali , che non trova alcun fondamento dal momento che questa è una delle pochissime aziende dove si progetta e si produce, inoltre l’improduzione ,più che altro, va inquadrata nel fenomeno più vasto del generale blocco economico che ha generato questa paurosa crisi. Piuttosto,affermano , a indebolire l’azienda è stata la strategia di esternalizzazione di molti dei lavori che, invece, avrebbero potuto svolgersi all’interno dell’impianto alle porte di Bari

Risposte ancora non sono state date , rimane solo un cinico atto unilaterale con cui si decide del destino di centinaia di persone e si brucia un pezzo dell’economia barese , come fu per l’Adelchi di Tricase , in provincia di Lecce, o per la Franzoni di Trani e altre tante fabbriche pugliesi e italiane chiuse per interessi di mercato e beffate dalle istituzioni e dai sindacati che, a parole, si sono mostrati solidali con gli operai, ma nei fatti hanno patteggiato con i responsabili delle aziende e contemporaneamente diviso i lavoratori , indebolendoli con la cassa integrazione e poi isolandoli nella quotidiana lotta alla sopravvivenza.

La strategia è sempre la stessa per le grandi fabbriche come per quelle più piccole e la KION carrelli elevatori di Modugno –Bari non fa eccezione, d’altronde è un anello inessenziale nella catena di trasmissione degli interessi del gruppo Kion anch’esso ingranaggio di un sistema più vasto che riconduce tutto ai fondi d’investimento a cui fa capo dei Kohlberg Kravis Roberts & Co LP (KKR) e a Goldman Sachs Group (GS)

Nel frattempo a Bari già si sono aperte le danze politico – istituzionali con le dichiarazioni di solidarietà, che come sempre quando gli eventi ottengono rilevanza mediatica non mancano . La Provincia, la Regione, i sindacati , partiti , tutti dicono le stesse frasi vacue e inconsistenti, parlano di repressione, di norme che penalizzano i lavoratori , della mancanza i garanzie, della precarietà del lavoro, come se non fosse noto a tutti che questo stato di cose è il prodotto di anni di politica volta a tagliare qualunque voce di spesa per incrementare il guadagno, puntualmente seguirà la sceneggiata del tavolo di concertazione e, finita l’onda mediatica, tutti a casa, ovviamente per primi a casa andranno i lavoratori.

La politica di facciata è un crudele inganno inutile girare attorno alle questioni, truffando le persone con ipocrite ed eleganti perifrasi, la Om carrelli elevatori non è altro che un delle tante espressioni del capitalismo che se ne infischia del diritto civile e riconosce solo la legge del mercato , un potere economico che stabilisce le regole della politica che nella scala dei poteri è quello più basso insieme con i sindacati che replicano al’infinito lo stesso duplice copione, firmare accordi capestro che schiavizzano i lavoratori dipendenti o evitare di prendere alcuna decisione , e ,nella fattispecie, sarebbe interessante avere un quadro complessivo delle intermediazioni sindacali quando già si profilavano i primi segnali negativi nel 2004 4 poi nel 2008

Ma c’è un altro inganno che si sta preannunciando in cui sguazzeranno i demagoghi della politica ed è il possibile intreccio “occupazionale” tra la questione OM e la Getrag che proprio a Bari sta avviando un processo per concentrare alcune produzioni dell’automotive "Sarà un cambio - dice Buchelmaier con un po' di ritrosia" - a sei marce per motori con 4-6 cilindri sia diesel sia benzina. L'implementazione di questo progetto sara` della Getrag Spa, assistita dal nostro centro di innovazione tedesco". La produzione verra` realizzata in Puglia: si potra` arrivare, comprese le trasmissioni gia` esistenti, a raggiungere i 600mila pezzi l'anno. Secondo le prime ipotesi i nuovi investimenti Getrag a Bari potranno arrivare fino a 80 milioni di euro e l'occupazione potra` crescere di un centinaio di persone”. Non si informano le persone che lo stabilimento barese Getrag sta attraversando un periodo di crisi e che circa 400 dei 723 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria e che nel caso di rilancio l’industria tedesca potrà assorbire parte dei suoi dipendenti, e credo a questo punto che i licenziati dei carrelli levatori non abbiano alcuna speranza, a meno che non si apra una feroce lotta per la sopravvivenza.

Adele Dentice

domenica 26 giugno 2011

"Alla Mafia non ci sto!"


Il suicidio di Vincenzo è un atto di accusa feroce contro l‘immagine edulcorata di una città qualunque, che va in bici la domenica , che il sabato sera si tuffa nella movida, che nasconde una rete di alleanze di potere mafiosa, dai clan malavitosi, ai rappresentanti di poteri forti economici, notabili altolocati e corrotti, una città permeata dalla rassegnazione e dalla condivisione di tante illegalità che favoriscono la cultura mafiosa

Dovrebbe scuotere le nostre coscienze il grido del povero operaio “depresso”, ma si scontra con l’indifferentismo sociale che fa accettare come inessenziale lo spaccio sotto casa o gli episodi di bande politico-affaristiche che continuano ad appropriarsi di denaro pubblico a nostre spese , più facile non vedere ,distrarsi e sperare che tanto non ci tocca più di tanto il disperato volo del dipendente delle multi servizi

L’estremo gesto questa volta nella sua assolutezza drammatica ha qualcosa in più, è accompagnato da un biglietto raccolto da un suo amico su cui era scritto “Alla Mafia non ci sto”, non un pensiero alla famiglia o alla sua disperazione, ma a quel sistema di corruzione trasversale che decide il destino delle persone . Un’accusa grave perché per quanto le motivazioni di un suicidio siano esistenziali esiste una percezione di alienazione prodotta dalla presenza subdola , che invade gli spazi vitali della nostra esistenza, di quella “mafia pulita” che non uccide più, ma compra e corrompe, si infiltra nelle attività economiche e nella vita della gente che ci fa adeguare all’idea della normalità del crimine

Forse nel suo gesto estremo Vincenzo ha voluto rompere anche questo legame con una società “mafiogena” che si fonda sull’egoismo e accentua disuguaglianze che, in un momento di crisi totale e sistemica, dilagano . E in questa crisi il mondo del lavoro è quello più attaccato perché la ricerca della sopravvivenza spinge ogni giorno centinaia di migliaia di lavoratori ad andare ben oltre i propri limiti fisici accumulando ore ed ore di straordinario, ad accettare mansioni che danneggiano la salute, o a lavorare in nero in un cantiere o in un’industria, senza che siano rispettate le norme di sicurezza, e può succedere che l’ansia e il peso del compromesso , dell’ingiustizia e della prevaricazione possano privare della lucidità necessaria e indurre un brav’uomo a gettarsi dal sesto piano dello stabile del Comune.

L’accusa feroce del dipendete della multi servizi di Bari va oltre la tragedia individuale , acquisisce un carattere simbolico contro il mondo del lavoro ormai teatro di guerra disumanizzato , senza regole dove chi perde sono sempre i lavoratori ingannati dalla falsa retorica dei politici e del mondo sindacale la cui credibilità è ormai ridotta a zero.

Il mondo del lavoro e del suo baratto, il luogo dove si fa strada l’infiltrazione mafiosa ,che non è il signore con la coppola e la lupara, ma è un pensiero , un modo di fare e di tollerare il malaffare, è l’esigenza dell’economia di continuare a restare “sul mercato inducendo migliaia di imprenditori o dirigenti o consulenti a perdere la propria umanità trasformandosi in individui senza scrupoli, pronti a mercanteggiare qualche scampolo di produttività con la vita delle persone.

Ovviamente rispetto a quest’ultimo episodio non mancano e non mancheranno dichiarazioni da parte di ogni colore o fazione politica, ma sarà difficile dover replicare, senza cadere nella solita magniloquenza singhiozzona, alle lapidarie parole 'alla mafia non ci stò, perché per anni e anni si è fatta passare l’idea di una società sana, di istituzioni che controllano il sistema criminale, mentre predicano un’antimafia unicamente a sostegno dei magistrati impegnati in inchieste sulla mafia, e praticano un'educazione alla legalità astratta e formalistica, che coltiva idee di mafia stereotipe (emergenza, antistato), delegando a leaders più o meno carismatici la lotta alla mafia che spesso rimane allo stadio di aspirazione.

Quel biglietto in questo quadro è disorganico fuori luogo, non previsto, ha infatti, sbilanciato, per ora, i vari rappresentanti istituzionali, che non lasceranno “sola” la famiglia;ma l’operaio quarantenne della società mista Multiservizi di Bari è stato lasciato solo per tanti anni , e non è la sua un’eccezione, in questa mediterranea e rinunciataria città, ci sono migliaia di storie da raccontare che vengono nascoste all’opinione pubblica, perché imbarazzanti sul piano morale, come lo scandalo dei coniugi Tempesta , disabili senza uso degli arti inferiori, che per una serie di cavillosità giuridiche disumane e inique,verranno sbattuti fuori dalla loro abitazione senza che la pubblica amministrazione abbia provveduto a una decorosa sistemazione. Ci si chiede dove andrà a vivere la famiglia Tempesta, non potrà nemmeno accomodarsi nel Palazzo di città , che è di tutti , nemmeno davanti ai gradini , come altri sfrattati più fortunati di loro perché possono utilizzare le gambe, infatti l’edificio non ha nemmeno superato il gap delle barriere architettoniche. E ci si chiede anche del destino di quell’altra signora con figlio gravemente malato anche lei sfrattata, con proroga di 10 giorni, per delle analisi che non potrà fare perché non ha i 60 euro necessari per il ticket sanitario, e così via.

Sicuramente l’informazione di questi singoli casi ingenererà sdegno, ma nonostante si percepiscano anche nella propria vita tanti problemi, moltissime persone continuano a lasciarsi condizionare dalla propaganda e non riescono a vedere la realtà e poi, già domani queste storie saranno vecchie perché ci saranno nuove cose di cui occuparci e la morte di Vincenzo come tanta altra disperazione presto sarà dimenticata .

Fa parte della strategia di quel processo di disumanizzazione di cui siamo vittime e che ci condanna all’isolamento e all’indifferenza, e di questo i primi ad esserne consapevoli sono i più deboli . L’ho letto stamane negli occhi e nelle parole sfiduciate di Gianna Tempesta , che, dalla sua carrozzella in cui è inchiodata da sempre, a voce bassa mormorava “non ho più voglia, oggi non ho più voglia di lottare”, dalle strette di mano di quei pochi che nel loro semplice gesto cercano un momento di incontro per liberarsi dal degrado sociale , morale e materiale in cui ci hanno fatto precipitare . Erroneamente si continua ad aspettare un leader o un gruppo di dissidenti che possa guidare verso un radicale cambiamento ,inutile e vana speranza, il mutamento potrà determinarsi solo partendo da noi stessi.

E mi piace immergermi nel mio sogno e immaginare noi cittadini che riprendendoci in mano la nostra vita alzando la testa in un moto di dignità e di orgoglio, finalmente riusciamo a gridare: Alla Mafia non ci sto!

per Vincenzo, Gianna e Gianni Tempesta e la loro figlia , per Pasquina e le tante e tanti che lottano per la loro dignità.

lunedì 26 luglio 2010

Boicottiamo Israele



A Bari il 2 agosto 2010 Italia e Israele, si incontrano per una importante partita di Basket. Un momento di relax e divertimento per gli spettatori, i media si stanno già organizzando per l’evento, sicuramente presenzieranno le autorità, quelle stesse che hanno mostrato orrore e sconcerto quando poco più di un mese fa la Freedom Flotilla è stata attaccata in acque internazionali. Ma Bari è una città accogliente (!!!!!) e festaiola, soprattutto non ha memoria e la Palestina è lontana e povera, mentre Israele è uno stato ricco e potente; la pratica dell’apartheid, della pulizia etnica, del furto di risorse e di terra fino al massacro di Gaza, che ricopre di vergogna l’Occidente, sono dettagli, e poi le sofferenze uniche sopportate dagli ebrei autorizzano Israele a contravvenire agli standards convenzionali morali e legali.

La gente che parteciperà all’evento non sa degli orrori di Gaza, dell’operazione "Piombo fuso", del fosforo bianco, dei bambini palestinesi chiusi in carcere, del genocidio, dell’atto indebito di espropriazione di un territorio; e come potrebbe se l’informazione è costituita da un sistema menzognero costruito ad arte per zittire chi contrasta il programma neocoloniale sionista, tacciandolo di antisemitismo. Una confusione voluta, incentrata sull’equiparazione della cultura giudaico-ebraica, che appartiene al mondo, al sionismo, che è un progetto politico ed economico.

La liberazione della Palestina passa attraverso la presa di coscienza dell’opinione pubblica occidentale, che viene impedita dai mezzi di informazione e dai salotti televisivi che, oltre la falsificazione della cronaca, utilizzano la retorica coloniale secondo cui l'occupazione non è furto; si parla della fioritura del deserto, della modernizzazione di territori arretrati, dell’integrazione. Nè in quei salotti complici del genocidio viene detto che Israele controlla ogni goccia d’acqua e che la soluzione finale non è la normalizzazione, ma la separazione: separare, chiudere in gabbia, come allo zoo, come a Gaza.

LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA E DI GAZA PASSA ANCHE ATTRAVERSO UN SEMPLICE GESTO DEI CITTADINI BARESI: BOICOTTARE LA PARTITA DEL 2 AGOSTO 2010
 
Adele Dentice

mercoledì 30 giugno 2010

Piazza Umberto e il consumo del territorio



Diventa improrogabile necessità la tutela, la salvaguardia e il rispetto nei confronti dell’ambiente in cui si vive, come dovrebbe avvenire a Bari, dove le scelte politiche e programmatiche stravolgono la tipicità e l’identità storica, sociale, artistica del paesaggio barese, scritte sui muri da generazioni.

Si tratterebbe di frenare una colonizzazione di tipo capillare, che sta distruggendo a vari livelli la città, come dimostrano da un lato la proliferazione degli innumerevoli ipermercati con le necessarie nuove tratte stradali, le circonvallazioni, i raddoppi stradali e quant’altro, causati di riflesso dalla frantumazione delle proprietà e dall’urbanizzazione diffusa, e dall’altro dalla poltica di riqualificazione che mira alla distruzione di un bene storico - culturale quale Piazza Umberto, storia e memoria collettiva della città.

Non ci vuole certo molto per comprendere come le maggiori responsabilità di un tale sviluppo non sostenibile sia imputabile ad una classe politica vecchia, che non seppe a suo tempo affrontare le tematiche connesse al boom economico, chiudendo gli occhi davanti agli effetti da questa provocati, ma che continua ad occupare ancora oggi gli scranni del potere decisionale, facendo dei proventi dagli oneri di urbanizzazione la panacea ad ogni male, dimenticando che tutto ciò che viene “maltolto” all’ambiente, alla cultura, alla storia che ci circonda prima o poi lo si deve restituire, e con gli interessi. Una politica che castra sul nascere ogni tentativo “altro” di trovare soluzioni alternative, in linea con il pensiero neoliberista che spinge verso la “modernizzazione sfrenata” facendo diventare la città luogo di segregazione e di esclusione, perdendo ogni carattere proprio della comunità e ogni funzione aggregativa o di stimolo alla coesione sociale.

Così sta diventando Bari, anch’essa sta subendo l’effetto del capitalismo selvaggio, un sistema basato sulla disuguaglianza e non sulla solidarietà. Un sistema in cui la città continua a crescere aggredendo il territorio e modificando la sua natura. Si parla di riqualificazione , in realtà non è che un’opera di maquillage superficiale, e speriamo non distruttivo, che nel caso specifico viene destinato al salotto buono della città, via Sparano e piazza Umberto, mentre le periferie si riempiono di situazioni artificiali, come lo spropositato numero di centri commerciali, che progressivamente stanno svuotando la città, soprattutto delle piccole attività commerciali cancellando con una firma la tradizione economica e culturale di Bari.

Anche se confuso, si percepisce un senso di dissenso nei confronti di scelte che perseguono la logora e vecchia logica globalizzante e neoliberista, ma per avere voce bisognerebbe che si rafforzi nella mentalità e sensibilità della società civile il “senso di appartenenza” accompagnato dal bisogno di “partecipazione attiva”, dove la cultura l’arte, la storia “natura” non vengano misurati solo sul piano economico, ma anche in termini di convivenza civile per continuare ad essere, per continuare ad esistere.

Adele Dentice

lunedì 28 giugno 2010

30 monete



In qualità di Presidente dell'Assicompres presente Venerdi 25 giugno 2010 alle 15,00 nella sala consiliare del comune di Bari dove si è tenuta un assemblea cittadina organizzata dal coordinamento associazioni commercianti baresi. Inoltre fuori del palazzo c'era un sit-in organizzato dal movimento Per il Bene Comune, contro l’apertura dell’ennesimo centro commerciale “Mare Blu” che sarebbe il colpo di grazia per il commercio barese: 7000 esercizi commerciali a rischio chiusura.

Tutti abbiamo constatato tristemente che il consigliere comunale dell’opposizione, Posca, e l’Assessore in carica al Commercio e Attività economiche, Albore (in sostituzione del sindaco non intervenuto all'ultimo momento) hanno giocato al rimpallo delle responsabilità. Per quanto questa diatriba sia di pertinenza della Regione questa ennesima “ licenza beffa” risale circa al 1995, e negli anni è stata tenuta in piedi con proroghe fatte passare nel più assoluto silenzio. Neanche una parola da associazioni di categorie nazionali o di politici, che... "dovrebbero" tutelare e salvaguardare il lavoro locale. Adesso che le ruspe sono gia al lavoro, si viene a conoscenza della notizia.

Così dopo due ore ci troviamo al solito con un pugno di mosche, e usciamo mestamente dall’incontro con la notizia che Il sindaco (fantasma) aveva già espresso che egli sosterrà le nostre sacrosante istanze contro l’apertura di questo altro mostro di cemento.

Noi dell’Assicompres abbiamo buona memoria però. Ricordiamo bene che il sindaco in carica, e il precedente Assessore al commercio si adoperarono per avere la dicitura di Bari come "città a economia prevalentemente turistica” espressione che di fatto ha consentito l’aumento dei metri quadri per le richieste delle autorizzazioni. Questo perché nessuno si deve sentire esente da colpe.

Ora ci auspichiamo una vera assemblea cittadina alla presenza del sindaco Emiliano e il presidente della Regione Vendola con i commercianti di Bari, e magari delle province limitrofe e non solo con le Associazioni di categoria nazionali, dalle quali i commercianti baresi non si sentono più rappresentati da anni, perché sanno bene che probabilmente accetteranno di svenderci per “30 monete”, quelle che l’ipermercato di turno darà come contropartita per l'apertura e che probabilmente verranno utilizzate dal comune per il restyling di via Sparano o qualche altra ridicola notte bianca.

Antonino Cimino

martedì 22 giugno 2010

Bari Vecchia, futura fabbrica di cioccolata...



Il 16 giugno alle ore 20.00, in sala Odegitria a Bari Vecchia, si è tenuto l'incontro "Problemi e progetti per una città del futuro" con il sindaco Michele Emiliano, organizzato dal gruppo culturale della Cattedrale.
Le tematiche da affrontare riguardavano naturalmente la stessa città vecchia (lavoro, ztl, commercio, prospettive per i giovani ecc.) dato anche il luogo dell'evento e quindi il pubblico presente.

Com'è ovvio i barivecchiani non sono andati all'incontro per la bella "curiosità": che oramai ha lasciato il posto al senso d'ingiustizia, di rassegnazione (e talvolta di rabbia), dovuto al fatto di sentirsi declassati a pecore nere della città (in primis dalla classe dirigente e dal mondo culturale, e poi dopo, solo dopo, dagli altri baresi!). Essendo perlopiù gente umile, si dà il caso che non sappiano che farsene dei progetti faraonici, dei concetti astrusi e delle frasi retoriche fintocosmopolite sul futuro di Bari (nel Mediterraneo, porta d'Oriente e via farneticando...). Poche semplici richieste: lavoro, casa, posto auto (ai residenti). E riavvio dell'economia locale, ammazzata dall'invasione dei pub nelle due piazze centrali, veri e propri piccoli Billionaire per le legioni di ragazzini truzzi e consumisti che si ritrovano per la movida notturna (a proposito, i residenti rivogliono indietro anche il sonno).

Invece, e c'era d'aspettarselo, i barivecchiani hanno subito ancora insulti a raffica alla loro intelligenza. Per quel poco che è intervenuto, il personaggio Emiliano ha confermato di essere solo un miscuglio di pressapochismo e arroganza, ossia tuttò ciò che rimane di lui quando non è in campagna elettorale (per capirlo bastava appunto un evento pubblico assai più "dimesso" e meno pubblicizzato se confrontato con quel trionfo del populismo che sono state le comunali 2009).

Già degno di nota il ricordo autobiografico del sindaco (della sua felice giovinezza a Bologna per gli studi), da cui trae la personale conclusione che i baresi dovrebbero imparare tutto dai bolognesi, anzi diventare come loro (!), essendo rimasti tuttoggi i soliti meridionali un po' chiusi e levantini; nessuna sorpresa, è l'argomentazione che chiunque al sud sfodera dal taschino per far ricadere sui cittadini ed elettori la colpa di quelle che sono le proprie imperdonabili mancanze e responsabilità.

Una domanda dopo l'altra, Emiliano ha glissato imperterrito sui nodi e problemi chiave, con scusanti infallibili quali "non ci sono soldi" oppure "dovevano attuarlo i consiglieri", il che ormai è un suo leitmotiv con buona pace di tutti i suoi (comunque complici) delegati e sottoposti vari.

E per risollevare l'economia della città vecchia? Come punto di partenza, il primo cittadino indica la ristrutturazione delle case da parte degli abitanti, i quali però a suo dire forse mancano di coraggio nel farlo.... ciò che sfugge è che il coraggio non serve a niente, senza i soldi per poter ristrutturare! E tutti sanno che di soldi a Bari Vecchia, sempre al top della miseria economica e della devianza, non ne girano assai tra chi ci vive; ma Emiliano lo sa benissimo, e con lui quelli che per anni hanno amministrato prima di lui. Ci penseranno, come al solito, i facoltosi notabili della Bari bene, che in decenni si sono appropriati di mezza città vecchia, a "ristrutturare" laddove i residenti non potranno permetterselo (e continueranno ad andar via) .

Riqualificate le case si  possono di conseguenza affittare camere ai turisti: il sindaco pensa in particolar modo a quelli delle crociere (che, dice con rammarico, "lasciano sempre il portafoglio sulla nave"). Anzi, meglio ancora: i residenti dovrebbero lasciar loro sempre aperte le proprie case, magari per offrire tutto l'anno "cioccolata calda e savoiardi" come si fa alla festa di San Nicola a dicembre (???).

Insomma, l'idea di una Bari Vecchia trasformata in un tristo incrocio tra il museo vivente e il luna park, a completa disposizione del "pubblico pagante". Come la morte a Venezia, oggi la follia a Bari: nessun tentativo di sostenere un modello di turismo accessibile e non consumistico, di far risorgere la scuola S.Nicola lasciata chiudere, di rilanciare i mestieri tradizionali, di incentivare soprattutto i posti di lavoro con cooperative di gente del luogo, per rubare braccia alla criminalità organizzata. Dimenticavamo, Emiliano ha ribadito, già che c'era, che quella a Bari è scomparsa del tutto. Come, del resto, i famigerati 30.000 posti di lavoro da lui promessi in campagna elettorale.

Andrea Russo

lunedì 21 giugno 2010

Via il commercio dalla città



Che senso ha distruggere la piccola distribuzione particolare vocazione commerciale di Bari e migliaia di posti di lavoro? Tutto il territorio barese è ormai strapieno di outlet, ipermercati eppure durante le campagne elettorali ci avevano parlato di valorizzazione del territorio e di quello sviluppo sostenibile che, oggi, assomiglia più alla depredazione che altro. Per alcuni questo è progresso. Ma c’è chi pensa, malignamente, ad una gigantesca speculazione edilizia. e al valore centuplicato dei terreni, in quest’ultimo caso stiamo parlando solo dell’area di di Santa Caterina, dove tra l’altro troneggia un altro mega insediamento La Mongolfiera. Altri tentano di giustificare questo nuovo insediamento come funzionale alla creazione di nuovi posti di lavoro, sempre i soliti maligni pensano che in realtà siano finalizzati al clientelismo politico; e poi c’è qualcosa che non va proprio sui numeri, se i posti previsti sono 400, ovviamente tutti giovani, gli esercizi commerciali di Bari sono 7000 circa (c’è un saldo negativo di oltre 400 negozi chiusi nell’ultimo biennio), calcolando anche i dipendenti e la filiera connessa e ammettendo, in una prospettiva rosea, che altri 400 negozi chiuderanno comunque già siamo andati ben oltre i 400 posti di lavoro garantiti, senza considerare poi il lato umano di coloro che per 30 anni hanno lavorato, e che non avranno alcuna possibilità di essere assorbiti, andando ad incrementare la disoccupazione. Ci dicono che questa è la logica della libera concorrenza, a me sembra che di libero non ci sia niente se non che qui stiamo assistendo ad una competizione senza quartiere, ad un Far West spregiudicato e senza regole, e alla fine solo pochi sopravvivranno. Non si vede infatti come una popolazione economicamente depressa, per via anche della crisi, possa rispondere ai bisogni di una presenza commerciale così massiccia e sproporzionata, che si abbatte come una tsunami su i lavoratori e i piccoli commercianti fuori e dentro i centri commerciali, che rimarranno, inevitabilmente, sul terreno. E allora perchè il Comune di Bari, vicino come dice al mondo del lavoro, non interviene e nega la licenza per la costruzione del nuovo centro commerciale Bari Blu?

La risposta già la conosciamo: le licenze sono stata date e il comune di Bari, cioè noi, rischia di pagare 3 milioni di euro di mora alla società, ma a quanto dice l’ex assessore Ventrella, le cose non stanno proprio cosi. Ci sarebbero. infatti, margini per bloccare la nascita Mare blu, essendo ormai scaduti i termini per l’avvio del’attività , nonostante le due proroghe (2006- 2008). Senza contare poi il mancato parere delle associazioni di categoria e della Ripartizione al Commercio in merito alla necessità di aprire un altro centro commerciale dopo che negli ultimissimi anni l’offerta è aumentata significativamente per l’apertura di numerosi ipermercati. Sempre per l’ex assessore non solo il comune può intervenire ma anche la Regione ha le sue armi per contrastare l’avvio ai lavori, in quanto la licenza alla I.G.C., poi ceduta ala società Mare blu, è stata concessa quando non c’erano ancora i regolamenti attuativi che determinano i criteri per le concessioni; attualmente le condizioni si sono completamente modificate, come fa notare Ventrella, per via della proliferazione di Ipermercati sul territorio, che non sempre riescono a reggere la concorrenza Il sindaco, dal suo, ha affermato di essere apertamente contrario a questa nuovo insediamento. Vedremo, in tanto le ruspe continuano a scavare e noi speriamo che almeno non vengano eliminati i vecchi posti di lavoro dal momento che dei nuovi 30.000 non c’è nemmeno l’ombra.

Adele Dentice

domenica 6 giugno 2010

Squali nel Mare Blu



La nascita dell’ennesimo "mostro" nella zona di santa Caterina: Mare Blu, l’ipermercato più grande della Puglia. Si dice che sarà occasione di lavoro, bene! Sembrerebbe, ma le mezze verità sono peggio delle bugie.

La iper-struttura, ovviamente, assorbirà tutte le varie attività precedentemente dislocate sul territorio, porterà al definitivo crollo di molti piccoli esercizi commerciali, alla chiusura della media struttura commerciale così quel che resta del piccolo commercio delle piccole imprese che una volta animavano Bari e la caratterizzavano come città mercantile, si dissolveranno nella logica del più grande che fagocita il piccolo, dietro una mega speculazione nascosta dall’ipocrisia del lavoro. In realtà non farà che concentrare la distribuzione e la cultura del consumo massificato, assorbirà, flessibilizzandola, la manodopera che era precedentemente occupata in altre strutture, senza nessun reale apporto all’occupazione. Il tutto come qualsiasi altra struttura padronale che si rispetti! Chi ne beneficerà senz’altro le imprese che costruiranno la struttura e le strade di acceso e i ponti e la società proprietaria, non certo dipendenti, quelli che nella pratica quotidiana offriranno la prestazione lavorativa come un fatto individuale tra l’impresa e il lavoratore, con contratti ricchi di clausole ricattatorie, e non andrà meglio neanche ai commercianti baresi, che nulla potranno contro il “parere strettamente tecnico“ rilasciato dall’assessore Sannicandro e una delibera del 1995 che l’amministrazione Emiliano “non può bloccare”; stesse ragioni per cui non si è potuto fermare lo scempio di piazza Cesare Battisti e non si potrà  bloccare il garage sotterraneo di corso Cavour ennesima devastazione urbanistica di Bari. Un’applicazione selvaggia che seppellirà Bari sotto un mare di auto e cemento, altro che Mare Blu!

Bari, Città Futura, si prepara a diventare una città senza centro storico, inteso come  un punto di riferimento condiviso, poichè troppo lontano ed estraneo dai luoghi di residenza. I legami che conteranno saranno quelli dei luoghi tipici della modernità: l’ipermercato, l’area di sosta autostradale, l’autosalone, la discoteca, il centro sportivo, il cinema multisala, l’aereoporto… luoghi sparsi che richiedono l’uso dell’automobile. Di vitale nel centro storico resterà la movida notturna chiassosa sporca e di giorno magari ci saranno uffici, banche, e garage sotterranei che accoglieranno le auto dei dirigenti, impiegati e politici, forse qualche negozio che  porta i soldi altrove.

Probabilmente si sarebbe potuto pensare a una città diversa, magari valorizzando una categoria debole e frammentata in piena crisi di settore come la piccola impresa e il piccolo commercio, rivitalizzandolo anche a beneficio della tradizione barese, favorendo un maggior equilibrio tra piccola e grande distribuzione, snellendo tutte le pratiche burocratiche e incoraggiando l’iniziativa del territorio. Forse Bari non avrebbe avuto il più grande ipermercato della Puglia, forse si sarebbe potuto evitare di cedere un altro pezzo di economia e territorio  a una finanziaria lussemburghese. Forse, si sarebbe potuto.

Adele Dentice

lunedì 17 maggio 2010

19 maggio: Conferenza Stampa Petizione Lavoro


Mercoledì 19 maggio ore 15,00 Conferenza Stampa della lista civica nazionale Per il Bene Comune presso l'auditorium di Controradio in via Latilla n.13 Bari, per la presentazione della petizione nazionale “Lavoro? Ci metto la firma!” sul cosiddetto collegato lavoro del governo.

Il 20 maggio 2010 ricorre il quarantesimo anniversario dell’approvazione dello Statuto dei Lavoratori e inizia il suo funerale con il doppio attacco da destra con il “collegato lavoro“ Ddl 1167-bis e da sinistra con la poco conosciuta proposta di fatto di Bersani-Ichino del PD che prevede il contratto unico di inserimento triennale con libertà di licenziamento e apertura alla totale precarietà. Con questi provvedimenti i diritti salariali e sindacali sono considerati reperti archeologici a fronte della moderna flessibilità tanto decantata da D’Alema.

Mai la classe lavoratrice è stata sottoposta ad attacchi tanto gravi! Con la scusa della crisi stanno facendo piazza pulita dei diritti salariali e normativi e della democrazia.
Con questa petizione vogliamo fermare gli attacchi al diritto costituzionale al lavoro e dare un segnale forte all’elite dominante e alle finte opposizioni che hanno consegnato i lavoratori al padronato:

QUESTA VOLTA GLI ITALIANI NON POSSONO NON SAPERE!

Alle ore 18, 30 è prevista l’assemblea regionale del PBC presso il bar Melo in via Melo (vicinanze stazione FS), aperta anche ai cittadini.

lunedì 19 aprile 2010

Presentazione del libro di Gianni Lannes "NATO: COLPITO E AFFONDATO"



VENERDI 23 APRILE, ALLE ORE 18.00
PRESSO LA LIBRERIA LATERZA DI BARI
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIANNI LANNES

"NATO: COLPITO E AFFONDATO. LA TRAGEDIA INSABBIATA DEL FRANCESCO PADRE"

LA CITTADINANZA È INVITATA A PARTECIPARE

mercoledì 17 marzo 2010

Ztl a Bari Vecchia: così non va

Nel giugno 2008 a Bari Vecchia è entrata in vigore la Zona a Traffico Limitato (Ztl), in fase sperimentale. Nel senso che, l'assessore De Caro aveva rassicurato residenti e commercianti che a distanza di sei mesi, sarebbe stata indetta un'assemblea popolare sulla questione, con l'obiettivo di modificare il provvedimento in base alle reali esigenze della popolazione.

Ad oggi, è rimasto quel condizionale; non c'è stata alcuna assemblea e i problemi chiaramente sono diventati sempre più numerosi e di varia natura.

I commercianti, per esempio, si lamentano di un calo delle vendite generale. Ne è conferma la chiusura molti esercizi commerciali nella sola piazza Odegitria, comunemente chiamata piazza Cattedrale si sono chiuse una profumeria, un'edicola e un negozio di abbigliamento. A parere dell'assessore, il declino delle attività commerciali non è stato determinato dalla Ztl ma è direttamente collegato alla “crisi economica” che sta investendo la nazione; lo testimonierebbe il giro di consultazioni tra i negozi della città vecchia, da lui realizzato in una mattinata di circa un anno fa, che ha rilevato, a suo dire, pochi problemi, smentendo decisamente la tesi che il crollo delle attività commerciali di Bari vecchia fosse originato dalla chiusura al traffico del centro storico, senza essere supportato da un adeguato piano a tutela delle esigenze degli esercenti e degli abitanti; per esempio spingendo il flusso del turismo anche nelle aree non toccate dai visitatori.

Beh, se l'assessore il suo giro lo ha fatto tra i pochi negozi storici e fiorenti del quartiere, è normale che non si registrino problemi; e forse l'assessore non è nemmeno a conoscenza che lo scarico e carico delle merci è diventato ormai un incubo continuo. Non meno bene va ai residenti soprattutto a chi (specialmente anziani) non ha la patente di guida, e per le loro commissioni devono rivolgersi ai parenti stretti, come per esempio un figlio che abita in un altro quartiere e che, tra l’altro, è impossibilitato a far visita frequentemente ai propri genitori nel centro storico. Anche il pranzo domenicale che vede riunita la famiglia, valore indiscusso nella nostra tradizione, sta crollando mese dopo mese...perchè?

Semplicemente perché non si ha il pass e si rischia un mare di multe...multe che hanno gonfiato di gran lunga le casse del comune!!! E gli anziani che hanno bisogno di assistenza e di cure mediche? Pass speciali? Macchè! Queste restrizioni sono diventate solo una trafila burocratica e ore di attesa agli uffici pubblici per risolversi poi in una grande bolla di sapone, oltre a favorire una forma di business speciale che vede arricchirsi notai e assicurazioni: il passaggio di proprietà dell'auto! L'unica soluzione che il comune dispone per assegnare il pass.

Da alcuni giorni poi stanno installando le telecamere che monitoreranno i passaggi di tutte le auto per verificare che tutte siano dotate del tagliando e che non ci siano violazioni di alcun tipo, come i divieti di sosta e di circolazione per gli stessi residenti. Si favorirà così la collocazione dei vigili in altro impiego che da piantoni diventeranno ancora una volta soltanto esecutori di multe anziché garanti di sicurezza pubblica.
Bene anzi male, la lista potrebbe ancora continuare per non so quante pagine. E' importante dire però e in questo mi collego alle mie prime parole che l'installazione in corso delle telecamere è un modo per dirci che la Ztl è oramai definitiva, disattendendo le promesse fatte agli abitanti e apporre quelle modifiche promesse. Certo, se voglio guardare un po' di positività, ritengo che si può circolare meglio senza il rischio di essere investiti...la stessa piazza è (quasi) sgombra di macchine, ma è vuota di persone, di sorrisi, di vita.

Angelo Cassano

lunedì 22 febbraio 2010

"C'erano una volta gli abitanti di Bari vecchia..."


 

Le parole “riqualificazione” e "recupero", ripetute dalla nostra variopinta classe politica solo nelle occasioni ufficiali, sono paraventi ideologici che nascondono il progetto antico dell’espulsione degli abitanti di Bari vecchia dal loro territorio, relegandoli nei non luoghi delle periferie urbane, nate dalla speculazione edilizia e dalla politica del mattone!

Dal ’71 all’81 la popolazione è diminuita di circa 4000 persone con un dato di anzianità del 4% in più rispetto a quello comunale; ma l'esodo non si è mai fermato! anzi, in particolare dopo l’avvio del Piano Urban il fenomeno si è accentuato , avvantaggiando chi si è insediato negli spazi resi vuoti dall'emigrazione ghettizzando ulteriormente i nativi, sempre di più spinti nelle parti più interne e degradate del quartiere.

Così la bella favola del progetto di riqualificazione del quartiere, che aveva diffuso tante speranze occupazionali tra gli abitanti ha, invece, rafforzato l’assedio al territorio peggiorandone allo stesso tempo le condizioni economiche, poiché sono state favorite solo attività commerciali slegate dalla tradizione del luogo (pub, uffici, ecc.) e i luoghi della tradizione sono stati sostituiti da contenitori “culturali” di aria fritta destinati allo sguardo distratto degli avventori domenicali e agli sfregi dei ragazzi della movida.

Ultimo atto è l’impoverimento culturale della gente di Bari Vecchia, privata per prima cosa del diritto alla formazione svilendo il ruolo della scuola pubblica anche nella sua funzione di custode di secoli di storia e tradizione. In tal modo si è negata anche ai giovani l’opportunità di crearsi un progetto di vita rimanendo nel territorio d’origine valorizzandone tutto il patrimonio culturale. In tanti oggi si mostrano scandalizzati per la chiusura della scuola media San Nicola. Troppo grande, troppo bella per quei ragazzi "vastasi", meglio destinare quell'edificio a qualcosa di più rappresentativo…; anche le grida dei ragazzi erano di fastidio lì nel cuore del turismo barese; ora, invece, il silenzio accoglierà le frotte di turisti venuti per visitare la Basilica e il quartiere, o meglio solo una sua parte, quella messa a nuovo, ripulita anche dei suoi abitanti.

Adele Dentice