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domenica 29 gennaio 2012

Che aria tira a Taranto?


La solita, niente di nuovo, I soliti modi, le solite facce, Stefano che si riconferma forte del superamento del dissesto finanziario,non di quello ambientale , ma si sa ciò che conta è la Pila o Pil, e il sindaco in perfetta continuità con lo spirito “ecologista” della SEL e del suo immobilismo parolaio, che lo sosterrà alle prossime amministrative, porta avanti la strategia della minimizzazione e della delocalizzazione. Il quartiere Tamburi è avvelenato? Il primo cittadino sdrammatizza e sostiene che c’è solo un po’ di berillio nel sottosuolo, ma poichè bisogna fare prevenzione allora si spostano gli abitanti del quartiere altrove, come si è fatto per le cozze del Mar Piccolo. Perfetto no? In tal modo l’Ilva e company continuano a sfumacchiare veleni e diffondere per aria nel terreno, nell’acqua diossine PCB, Ipa e vari metalli pesanti, il “lavoro” è salvo e la città muore, ma questo non si deve dire, anche perchè tra un po’ si entrerà nel vivo del la competizione elettorale tra un PD che tace , ma acconsente, e l’IDV che per strategia finge di opporsi pur di rimanere a galla sorretto , tra l’altro, dalle dichiarazioni accusatorie a tutto raggio del medico ematologo prestato (come si suol dire ) alla politica.
Eppure in questo frastuono ancora nessun programma, ancora tutti annegano nella vecchia logica del tira e molla dell’autoreferenzialità, compresi gli ambientalisti sbandieranti parole di fuoco contro l’Ilva , l’ENI ecc ma nella sostanza frammentati, in questo assolutamente funzionali alle logiche del divide et impera dei grandi poteri che, per distrarre l’opinione pubblica, oltre ad aver idiotizzato i cittadini idiotizza la politica osservando con occhio benevolo le primarie delle porno star .
Che triste fine per Taranto per la sua tragedia, per la sua storia, banalizzare con il risolino accattivante di due allegre signore uno scontro politico nel luogo simbolo del confine tra la vita e la morte, di una città che non appartiene solo ai tarantini ma è patrimonio artistico-culturale universale defraudato. E’ un’ offesa rivoltante per coloro che hanno perso la salute, la vita, il lavoro, che non è solo quello degli operai , ci sono gli allevatori, gli agricoltori, piccoli imprenditori tutti divorati dalla logica dell’ipercapitalismo tutti consegnati in massa dalle organizzazioni mafio-massoniche, che sono i partiti
Che tristezza per Taranto e che profonda rabbia , ci vorrebbe una ribellione generale di tutti i cittadini non della Puglia, ma d’Italia, perché Taranto è un sistema diffuso è una sperimentazione con la quale un popolo viene schiavizzato e distrutto , come avvenne qualche secolo fa durante la seconda guerra punica, quando l’intera città fu fatta a pezzi e 30.000 cittadini deportati , evidentemente è il suo amaro destino, oggi il modus operandi è cambiato si gioca sulla malattia , sulla depressione, sulla delocalizzazione, ma l’ obiettivo non è cambiato, gli antichi eredi di Sparta sono ancora vittime della smania di potere dei dominanti che per esprimere totalmente il loro dominio devono cancellare la storia e il futuro.
All’ insulto si aggiunge l’inganno delle parole subdole, perché elargiscono valori fondamentali come democrazia diretta ,libertà di espressione violandoli nella pratica quotidiana , dov’ è la democrazia se i candidati non vengono scelti dal popolo a cui si consegna un programma preconfezionato senza alcuna forma di libera scelta assembleare , dov’è la libertà di espressione se neun pensiero diverso e plurale viene censurato , ridicolizzato e se acquisisce qualche consenso iniziano le minacce?
Che tristezza per Taranto, bellissima e antica signora dove sono confluite tutte le contraddizioni della nostra Italia spezzata.

Adele Dentice

mercoledì 22 settembre 2010

Gli errori giusti degli ignari-consapevoli



Il culto della personalità, nemico di ogni pensiero politico nuovo e liberato dai dogmi, si riafferma continuamente. Quando la libera ricerca della verità e l'inchiesta sociale diventano una fatica da scansare, è più comodo muoversi al seguito dei "miti" che esistono già. E da qualche tempo i miti, gli idoli, puntano a costruirsi un immagine immacolata, di candida purezza e passione romantica, più che ad apparire come uomini forti. Perchè così si impressionano di più le coscienze.

Non siamo sorpresi dalle critiche che ci rimproverano l'"ossessione" per il governatore della Puglia Nichi Vendola. Siamo sorpresi dal fatto che nessuno riconosca che la nostra "ossessione" negativa è una reazione, uguale e contraria, alla Nichimania assillante che si è scatenata sui mezzi di comunicazione e informazione (che uniforma i comportamenti di massa): una pubblicità poco subliminale che ci dice che, con i pro e i contro, "Nichi è pur sempre Nichi", come la Coca Cola, Mike Bongiorno e la canzone napoletana.

Tanti hanno ormai fissato in mente l'immagine del poeta dall'animo sensibile, dell'angelo innocente sceso in mezzo ai comuni mortali che non lo comprendono, e lo trafiggono senza pietà: a toccare Nichi, codesti animi eccitati si sollevano, si sentono togliere l'unica speranza di salvezza terrena. E applicano tale modo di "ragionare" - in negativo - anche ai rivali del pollaio politico di sistema (antiberlusconismo: ovvero dimostra loro che i droni della Nato in Afghanistan sono ben peggio delle battute di Sua Emittenza e, come se volessi uccider loro un parente, ti recrimineranno l'amicizia di fatto con la P2, la mafia ecc.). Si capisce che chi si fa prendere da questa fede, butta a mare ogni barlume di logica e di coerenza per difendere in prima persona l'idolo "liberatore" della propria tribù d'appartenenza.

Ne ha avute di ombre la "rivoluzione gentile" del 2005-2010, e si è costretti ad ammettere qualche peccatuccio. Ma, si sostiene, quelli di Vendola non sono "errori" suoi. Ecco il tipico esempio abusato di questi tempi: nel 2005 il neopresidente Vendola avrebbe nominato assessore alla Sanità Alberto Tedesco, poi salito agli onori di cronaca perchè al centro dello scandalo Tarantini e responsabile di un pesante deficit di bilancio, per il fatto che lo stesso Tedesco gli sarebbe stato imposto "dall'alto" (dal PD, gli allora DS e Margherita).

Premessa: nella questione non dovrebbero rilevare i guai di Tedesco. È vero, casualmente in quel tempo il futuro assessore risultava anche proprietario di aziende sanitarie private (col rischio di conflitto di interessi dietro l'angolo) ed era stato coinvolto anni prima in inchieste giudiziarie sulla sanità insieme tra gli altri all'ex-re delle cliniche private Cavallari condannato per mafia. Senz'altro, non fa male ricordare che per i quadri dei partiti locali questi fatti erano di dominio pubblico 5 anni fa come lo sono oggi, e il dirigente PCI di lungo corso Vendola non poteva fare eccezione (a maggior ragione perchè Fitto si disse contento di avere un suo assessore nella nuova giunta del rivale). Ma questi soli fatterelli non sono la chiave per comprendere il problema Vendola, che è di ordine politico e rimarrebbe tale anche se Tedesco e simili avessero vinto per 50 volte consecutive il premio per la fedina penale più bianca d'Europa. Per comprenderlo non occorrono invocazioni alla legalità tradita (cosa sia legalità o no lo stabiliscono come vogliono le istituzioni e le lobby) ma una buona memoria e una conoscenza profonda della cultura politica di chi è oggetto della propria critica.

Bisogna chidersi con che dignità nel 2005 la sinistra radicale (e non solo quella vendoliana) abbia potuto illudere migliaia di pugliesi con il miraggio di una stagione nuova che era in partenza impossibile, perchè basata su di un'alleanza con forze tutt'altro che "rivoluzionarie", dai programmi lontanissimi dai propri e ovviamente con un peso politico tanto maggiore da determinare per forza l'azione concreta della nuova giunta - come appunto ammettono a denti stretti gli stessi Nichi-fans. "Purtroppo si sapeva che gli uomini di D'Alema e Pinco Pallo avrebbero preso il comando" dicono. Si sapeva? E si è continuato a non opporre resistenza, a non pensare per l'euforia?

Se davvero Vendola fosse stato uno sproveduto tale da accorgersi, all'ultimo momento, d'essere sotto schiaffo del blocco partitico che lo sosteneva (ma noi pensiamo che un presidente di regione sia grande e vaccinato per fare nomine e scelte da solo!) avrebbe dovuto dare la prova autentica di essere diverso come si autodefiniva: lasciando la guida della coalizione e rinunciando alla poltrona di governatore (avete letto bene: r-i-n-u-n-c-i-a-r-e) per non cadere in contraddizione con gli obiettivi dichiarati. E anche tutti gli altri fedelissimi avrebbero dovuto mettere in discussione i propri scranni per fare la stessa scelta etica.

Si sa come vanno queste cose. La vittoria elettorale contingente con tanto di folla in festa sugli schermi televisivi (ecco la vera americanizzazione della politica, altro che berlusconismo e altre scemenze) e l'intronizzazione del reuccio (travicello per giunta) hanno contato più dell'etica e della coerenza. Certo, si è  mancati di rispetto verso la dignità dei cittadini pugliesi (a cominciare da quelli che credevano alle sue promesse di pulizia e di discontinuità): tant'è che alle ultime regionali ben il 71% dell'elettorato attivo (tra cui un 37% di astenuti) non ha affatto votato per Vendola, e ciò dà l'idea della grande fiducia popolare di cui gode. Ma vuoi mettere questi dettagli insignificanti con la tournee per i talk-show di Raitre o La7 tutti dedicati al "leader di popolo"?
 
Andrea Russo

venerdì 12 marzo 2010

Una sconfitta improbabile...ma auspicabile



Come sanno bene i suoi fans accaniti in Puglia e nel resto d'Italia, il personaggio politico e prodotto pubblicitario Nichi Vendola deve assolutamente vincere per una seconda volta le elezioni regionali in Puglia, possibilmente con un margine di vantaggio più netto sugli avversari rispetto al risultato del 2005 (allora, 14000 voti in più di Fitto). Soprattutto... per allontanare il fantasma di una sconfitta che si ripercuoterebbe in negativo sulla forza politica che il governatore uscente della Regione Puglia guida a livello nazionale, Sinistra Ecologia e Libertà.

I suoi supporters di tutt'Italia, senza che nessuno li contraddica, parlano di 5 anni di governo regionale modello e "progressista" da ogni punto di vista, esportabile in altre regioni e buono per il governo nazionale. Logico quindi un indiretto successo del progetto di Sinistra e Libertà in tutta Italia con la vittoria del suo leader in Puglia. E la vittoria pare più che probabile: intanto grazie ai centristi che sembra proprio abbiano candidato la Poli Bortone apposta per favorire il demagogo di Terlizzi togliendo voti a Rocco Palese del PDL. Inoltre Vendola, che l'UDC lo corteggia da prima delle primarie con Boccia, può contare sul sostegno del PRC ferreriano: il suo ex-partito che gli ha lanciato anatemi per un biennio e ora come previsto lo appoggia alle regionali, non mostrando alcuna credibilità agli occhi della potenziale base al di là di estremismi solo verbali. Certo bisogna tener conto del PD e dell'avversione del suo 'apparato' verso il governatore uscente (contrapposizione dal sapore fittizio/di superficie e a carattere contingente), motivo di vanto per i vendoliani. Ma davvero gli eventuali voti disgiunti dei dalemiani (per la Poli Bortone) sarebbero così incidenti sul risultato?

Il punto di forza di Vendola è l'enorme visibilità propagandistica sui canali di comunicazione di massa, frutto del suo leaderismo ipertrofico e dei suoi discorsi ricolmi di affabulazioni retoriche e melense, fatte passare per poetici slanci di passione politica. Assi nella manica sono anche l'invasione delle città con la cartellonistica (quella delle filastrocche demenziali), le elefantiache kermesse pseudoculturali a nome e coi fondi della Regione (festival del cinema e primavere dei diritti), l'uso massiccio del web. L'effetto è il formarsi spontaneo di adunate di fans deliranti spinti alla fede religiosa per "Nichi", di ogni età e specie giovani: la generazione Facebook-dipendente che inonda la rete dei bollettini coi presunti successi della giunta (bollenti spiriti, energia eolica, acqua pubblica, no al nucleare...) e si ritrova nelle "fabbriche di Nichi", versioni odierne dei comitati elettorali americanoidi del 2005 che il presidente promise di lasciare aperti perchè la sua gente non lo "lasciasse solo" durante il mandato...e furono subito chiusi.

Durante questa competizione elettorale (a cui non partecipiamo) non solo vogliamo sfatare il mito di una "rivoluzione gentile" nella nostra regione, e la realtà dei fatti in questo ci è amica, ma rendere noto che il progetto di cui Vendola si fa promotore a livello nazionale è una rischiosa trappola di sistema per tanti cittadini ed elettori - e perciò ha il beneplacito di tutti i poteri forti del nostro paese, che le riservano crescente attenzione mediatica.

Il modo di fare politica dei vendoliani non è nato ieri e non solo in Puglia. E' riconoscibilissimo da più di un decennio, anzi ha radici più risalenti. Nichi Vendola ha formato il nucleo principale di Sinistra e Libertà con quella che è stata per 16 anni la maggioranza dirigente di Rifondazione Comunista, ereditandola quasi in blocco dal suo padrino e mentore Fausto Bertinotti.
Questo "nuovo che avanza" ha alle spalle una storia di alleanza quasi ininterrotta col centrosinistra, cioè con coloro che al governo si sono dimostrati i peggiori guerrafondai, privatizzatori e liberisti, cioè i rappresentanti degli interessi delle grandi imprese e delle banche (ricordarlo che fatica!) oltre che puntello dell'influenza americana nella politica interna.
Salvo due sole rotture di rilievo e comunque di breve durata, il PRC bertinottiano (Vendola compreso) ha sempre appoggiato in modo diretto o indiretto quello schieramento, dando in dote i voti degli elettori traditi e dei propri parlamentari. Ed ha fatto lo stesso a livello locale ottenendo incarichi e privilegi in cambio dell'entrata in giunte di centrosinistra.

Tale strategia andava legittimata per accreditarsi una volta per tutte nelle stanze del potere senza scontentare la base. La cricca di Bertinotti ha così normalizzato il PRC, già nato con l'enorme difetto di essere stato concepito da esponenti provenienti quasi tutti dal PCI, partito i cui grandi meriti sono i "compromessi storici" eterni, il controllo e soffocamento dei conflitti sociali, la persecuzione contro i critici della linea (matrice del menopeggismo sinistrese odierno), l'aver partorito "mostri" come D'Alema, Bersani, Veltroni.

La genesi del vendolismo sta nel processo di mutazione neocraxiana con cui si è cancellato quel poco che il PRC aveva di incompatibile con il sistema, soprattutto dal punto di vista della cultura politica.
E' stato bonificato il linguaggio con espressioni grottesche: riduzione del danno, contaminazione feconda, o "connessione sentimentale con il popolo di sinistra". Si è predicato il "partito di lotta e di governo", definendo "errori" le nefandezze dei "governi amici" votate dai parlamentari PRC e incorraggiando l'odio maniacale della base contro Berlusconi, per votare tutti uniti il "meno peggio" salvando la mistica "unità della sinistra" contro il "ritorno delle destre". In politica estera i popoli resistenti armati sono stati ridotti a "terroristi" con pretesti non-violenti, o demonizzati i paesi estranei od ostili all'orbita americana (Serbia, Cuba, Russia e oggi Venezuela, Iran...) aderendo alle veline dei mass-media.
Si è cercato quindi di attrarre il più possibile persone del ceto medio snob agiato, tanto rancorose verso la gente semplice (ritenuta ignorante e berlusconiana) quanto amanti di smielati discorsi buonisti e desiderosi di un partito leggero, d'opinione. Nei congressi si sono tesserati in massa i "cammelli" portavoti per la maggioranza bertinottiana che acquisiva i posti chiave negli organismi centrali, nelle realtà locali, tra le liste di candidati, nei centri culturali e nella stampa di partito, arrivando a calare le scelte e le iniziative dall'alto senza consultare gli iscritti e umiliando le correnti di minoranza. E diversi movimenti popolari e apartitici sono stati incanalati in dinamiche elettoraliste e fatti oggetto di cooptazioni nella gerarchia organizzativa, minandone l'indipendenza e la genuinità delle battaglie.
Così le sezioni diventavano club di ritrovo per radical-chic e ragazzetti "alternativi" di famiglie bene, con i dissenzienti pressati e costretti ad allontanarsi, con interi circoli in rotta con la linea governista/revisionista abbandonati a se stessi e fatti chiudere. Per tacere della militanza politica ridotta alla difesa dei "diritti civili" e rimpiazzata dalle comparsate in tv di qualche guitto (es. Vladimir Luxuria).
Risultato: il PRC ovunque servo fedelissimo del centrosinistra mentre Bertinotti interpretava nei talk-show il ruolo farsa di integerrimo Robin Hood. Un 6-7% di italiani ci ha anche creduto...ma non per sempre.

Solo due anni fa la "sinistra radicale", tanto serva da espellere due senatori contrari al rifinanziamento della guerra in Afghanistan (caso Turigliatto-Rossi, 2007) e tanto sciocca da non capire che a breve il menopeggismo e il votoutilismo le si sarebbero ritorti contro, si è quasi suicidata elettoralmente per entrambe le ragioni (elezioni politiche 2008).
Ora siamo nel 2010 e fanno tutto come prima. Vendola è protagonista indiscusso della politica della realtà virtuale, quella di Youtube e delle convention all'americana, lasciato nel frattempo ad altri il "cerino in mano" della rappresentanza testimoniale comunista per nostalgici. E' papabile per un futuro ruolo di leader del centrosinistra, un "Obama italiano" che rimpiazzi i grigi burocrati delle coop rosse tutti segretari e tutti rivali, al grido orwelliano di "Io Sogno. Io Amo. Io non ho Paura".
E' sostenuto sempre dai soliti ex-parlamentari, assessori, consiglieri, intellettuali chacchierati, professori universitari, giornalisti, nani e ballerine, tutti responsabili o compromessi e tutti ancora sulla cresta dell'onda, senza la minima autocritica o presa di distanza.

Ma il suo vero complice è il "popolo di sinistra", la middle class benestante, conformista e aristocratica dal linguaggio politically correct, che vomita meschinità sugli italiani "geneticamente di destra" spacciandosi per parte sana del paese e poi si stupisce perchè non vince le elezioni, propugnatrice dell'americanizzazione della politica (primarie+talk show+facebook), totalmente ostile a un analisi critica del reale che è invece il presupposto base di una forza antisistema. Ecco a chi piacerebbe un bel fantoccio mediatico con la parlantina poetica, che guidi l'agognata ricostruzione della sinistra, ossia riaggregazione di cocci di ceto politico disoccupato e disposto a sostenere sempre e comunque loschi figuri e venditori di fumo spacciati per "male minore" (come il razzista e inquisito De Luca in Campania).
Sia chiaro, per ora rimane un progetto con percentuali irrisorie, un affare di piccoli borghesi in minoranza in Italia (vedi "popolo viola"), ma è molto forte il pericolo che facciano presa sui lavoratori e i ceti produttivi impoveriti grazie ai mass-media e con la retorica demagogica. A tutto vantaggio di un centrosinistra che vuole ricomporsi per non scomparire.

Bisogna proprio sperare nella memoria e nell'incorreggibile materialismo dei pugliesi, oltre che nei tanti disillusi che ricordano bene le vicende eclatanti (scandalo della sanità, cacciata di Petrella dall'AQP) per vedere questo abominio incepparsi, punito dagli elettori. Come si può pensare oggi che Vendola sia così "estremista" e diverso da Palese o dalla Poli Bortone? Come è possibile una "primavera pugliese" in coalizione con gli ex-DS e Margherita che opereranno di nuovo le scelte fondamentali della giunta assecondando gli affari del Tedesco o Frisullo di turno, sempre con l'appoggio sottobanco del centrodestra?

Bisogna smascherare e contrastare, per liberarsene, tutte le forze fintoradicali e portatrici d'acqua, sia come ceti politici che come apparati ideologici di fiancheggiamento. Il crollo di Vendola e di SEL sarebbe un obiettivo in tal senso, sempre meno probabile ma ben più che auspicabile.

Andrea Russo