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domenica 7 ottobre 2012

L'Incultura


Nel '68 i giovani si sentivano più colti dei loro genitori, il pensiero critico a cui la conoscenza li allenava, fece sorgere in loro la convinzione che chi avesse  la responsabilità delle guerre nella storia moderna fossero le democrazie più che le dittature, ma questo è

un pensiero scorretto cancellato dall’idea diffusa che imparare e approfondire le proprie curiosità è superfluo, d'altra parte con internet tutto diventa più facile immediato,  così i genitori e i nonni sono diventati più anacronisticamente acculturati e la scuola non serve praticamente più a niente  né ad istruire e tanto meno ad educare. I giovani non imparano più nulla , perchè non c’è più nulla da imparare  ciò che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa la scuola è trasformata ormai in un mercatino che eroga servizi educativi tratti dalla rete, eliminando qualsiasi forma di interesse dal momento che ciò che serve è lì pronto per l’uso e ciò che  risale a prima della nascita non è che retaggio romantico di un mondo perduto . Così è facile assistere alla ectoplasmatica diffusione di vuoti saperi ridondanti e ripetitivi, autorevolmente interpretati da servili giornalisti o intellettuali che si commuovono nell’annunciare disgrazie e fare la conta di vittime infelici e sofferenti; una forma di altruismo molto  utilizzata dai nostri politici saltellanti  che gareggiano nell’esporre le loro emozioni “scadenti” negli studi televisivi . Le loro lacrimevoli passerelle alimentano l’individualismo di massa trasformando i “diritti dell’uomo” in un umanismo spietato e cinico, mentre  il cittadino comune ipnotizzato dagli studi televisivi o dai distruttivi net work cade nella trappola dell’immediatezza dell’emozione, solo che tutta la passione altruistica si dissolve tra il moralismo benpensante e la percezione del proprio sé, svelando  inevitabilmente la vera natura di questo amore, puro  egoismo mascherato.
La prova del nove ci è data dalle strade vuote, abitate da individui soli e piegati dal peso dell’esistenza, infettati da personaggi più o meno pittoreschi che lanciano sfoghi veementi contro il sistema, la politica, i cattivi e il megapotere, che si appoggiano ai tardivi scopritori delle banche come responsabili abietti della crisi, i cittadini comuni sono ormai stati drogati dalla fame di notizie che si dissolvono appena enunciate, dagli scandali più o meno pruriginosi.
Mentre la Fame, quella vera, comincia a profilarsi su un orizzonte sempre più vicino. Qualunque altra notizia o voce non allineata passa sotto silenzio, in pace e in democrazia, come sempre in pace e democrazia sono ignorati le petizioni , quelle non benedette dal sistema ovviamente, come quella sul nucleare che non è stato degnata di interesse dal nostro capo dello Stato, quella sul Collegato lavoro che ambiva bloccare il ritorno a Medioevo-schiavista in cui siamo precipitati,  oggi si sbandiera ed enfatizza quella  ridicola , si fa per dire , promossa dal tribuno Di Pietro e dai suoi sinistra-mente amici , che vorrebbe ripristinare nella sua interezza l’art.18. Ora chiediamo l’oro dove fossero quando passava il pacchetto Treu o la legge Biagi del 2003 che introduceva ben 31 forme di contratti atipici
con l’indebolimento dei diritti contrattuali o la liberalizzazione del contratto a termine ( Dlgs.368 /01), che aboliva una legge avanzata del 1962, la 230, che riteneva nella sua formulazione il contratto a termine ricattatorio.
Si introduce ancora più sinistra-mente l’affitto dei lavoratori (Treu lavoro interinale, Biagi lavoro a somministrazione) abolendo la legge 1369/60 che vietava queste forme abiette di utilizzo dei lavoratori.

Ancora più scandaloso e colpevole il silenzio dei “nostri” politici e sindacalisti strappaconsensi in merito all’abolizione del Regio Decreto L. n. 692/23, una legge fascista che, a seguito delle lotte sindacali, fissava a otto ore il limite massimo della giornata lavorativa. C’è voluto il nuovo secolo che in nome del progresso ha potenziato il livello di sfruttamento della manodopera, indicato come produttività, aumentando, grazie il D.lgs. n. 66/03 , il limite massimo dell’orario di lavoro giornaliero sino a  dodici ore al giorno se full time e, con l’ignobile accordo con i sindacati del 23 luglio 2007, a sedici ore al giorno per i lavoratori full time.
Insomma gli smanicamenti Di Pietro le retoriche catto-comuniste vendoliane, i grugniti tosco-emiliani dello scontro a tavolino Bersani - Renzi, le alleanze sottobanco grillin-camaleontiche che oggi si infuriano per l’art 18, di fatto ormai inessenziale, avrebbero dovuto veicolare la loro rabbia in altri tempi , al contrario sono moralmente
e politicamente responsabili  della destrutturazione del lavoro a sostegno del mondo della grande impresa e delle grandi elites. 
Gli inganna popolo  hanno organizzato sciopericchi sfoga plebe tanto per allontanare il dissenso dai temi reali ed ora hanno sferzato l’ultimo attacco, sanno che la gente si è allontanata perché sulla propria pelle si è accorta della mercificazione della politica , ridotta a prostituta di infimo grado,  una strategia voluta per dividersi il consenso elettorale con la loro base “fedele e clientelare” inglobando ancora chi si potrebbe lasciare abbacinare da incaute speranze o entusiasmi,  il resto dei cittadini può tranquillamente astenersi dal’andare a votare e rimanere vittima della incultura di massa, controllati a vista dall’occhio vigile della Tv e della rete.
Adele Dentice

domenica 10 giugno 2012

CI VORREBBE UN FATTO NUOVO

Se i sindacati coincidono storicamente con i progressi della condizione operaia, che scopriva e trasmetteva la consapevolezza che la forza lavoro è un elemento imprescindibile per la produzione di beni, secondo un’equazione tra ricchezza e prodotti “umanamente” gestibile e controllabile; oggi, dopo una fase di esuberanza produttiva , e in ragione di una ricchezza svincolata da ogni fattore tangibile, poiché regolata dai flussi  finanziari, il dipendente ,  non  più inteso come risorsa ma come “costo” improduttivo,  viene abbandonato dagli stessi sindacati che hanno sostituito  la loro funzione di contropotere con quella normante e legislativa asservita ai poteri forti,  ne danno prova i famigerati accordi utilizzati  come veri e propri strumenti di assoggettamento a servizio delle elite dominanti.

La sospensione e l’isolamento a cui sono appesi i lavoratori impediscono  che la gente dia  corpo o creda a un soggetto politico che non sia schiacciato dall’ideologismo o dalla devastante pratica del neocapitalismo; gli stessi movimenti,che stanno colorando il nostro  panorama politico in cerca di un facile consenso, non  sono in grado di prospettare una strategia in grado di arginare il mutamento del sistema produttivo con tutti i suoi nefasti effetti; i partiti sopravvivono  grazie all’assimilazione   di istanze e idee dal volto“nuovo” saccheggiandole  a movimenti spontanei, mentre questi ultimi convergono verso prospettive, ormai   superate dall’esperienza, che continuano a caratterizzare i partiti tradizionali; in buona sostanza nonostante il  cambio di immagine  alla fine gli orizzonti, in particolare quelli economici, rimangono invariati. E’ l’effetto della mondialità che ha assottigliato la forza lavoro rendendo irreversibile la disoccupazione e la precarietà , disegnando una società diseguale che priva il singolo  di qualsiasi forma di reddito come  diritto alla vita In questa fase pre-elettorale molto si parla del reddito minimo di cittadinanza, un diritto incondizionato e inalienabile  che rappresenta il primo punto di partenza per uscire dalla miseria a cui gli schieramenti destra-sinistra, ormai privi di alcun senso storico,ci hanno condotto,un diritto che consentirebbe tra l’altro anche una redistribuzione della ricchezza più equa, ma si può incorrere nella trappola  della pura demagogia se non  si riesce a separare il ceto politico dal potere economico, che lo orienta.

Ci vuole un fatto nuovo, o forse vecchio, come voler ricostruire una piattaforma politica almeno coerente, che dia per certo la sovranità popolare monetaria, che sia protezionista, per la tassazione progressiva e riduca la spesa improduttiva aumentando  quella  per la ricerca, sviluppo, educazione, per il sostegno ai settori strategici nazionali
Un fatto nuovo che  implichi una coscienza e una volontà collettiva,unica precondizione “scientifica” irrinunciabile del cambiamento stesso, una operazione difficile poichè moltissima gente non crede ci sia via di scampo per via del terrorismo dei   mass media che inducono a far accettare la macelleria sociale come unica possibile via di salvezza.

martedì 5 giugno 2012

Il lavoro non nobilita l’uomo, lo asservisce

Il senso di nobiltà del lavoro era determinato dalla cura degli interessi individuali, il capitalismo lo ha trasfigurato consegnando l’umanità alla schiavitù del precariato e dei call center. Dietro l’attacco finale al lavoro c’è un progetto preciso  ridurre l’uomo a mero fattore-lavoro disumanizzato, inteso come materia prima o fattore energetico, nel contempo si plasma un popolo di schiavi inconsapevoli, incapaci di  ribellarsi e di creare troppi problemi al massimo gli si concede  di scendere in piazza con bandiere e canzoni pensando (unico pensiero-unico cervello) di essere la punta avanzata  della coscienza civile tutta dalla parte degli sfruttati

La nostra idea è quella di sostituire l’ingiustizia del ricatto e della schiavitù inconsapevole, poiché  mentale, con la  possibilità di proteggere i cittadini e l’autonomia delle loro scelte di vita iniziando dalla  rivendicazione del diritto al  il reddito di base con il quale , oltre a separare la copertura dei bisogni primari pagati dal lavoro, migliorerebbe l’efficienza dell’assegnazione di risorse  garantendo un livello di esistenza socialmente decoroso, la  possibilità di scelta e di autodeterminazione dei soggetti sociali .

Ciò che non è : non è una misura assistenziale esso infatti è reddito primario, prodotto dall’attività di vita, attualmente certificata solo parzialmente, con questa misura si verrebbe a riconosce quella parte di vita produttiva che non viene considerata tale

.
Ciò che è : Il reddito minimo garantito è un reddito di base incondizionato e individuale, conferito ai residenti , quindi anche agli immigrati che fanno domanda di residenza,  senza essere  sottoposto a nessun obbligo, pagato dalla fiscalità generale e non dai contributi sociali, una misura propulsiva per l’economia e soprattutto per la produttività sociale che sta oggi alla base della creazione di valore, favorendo un miglior sfruttamento dell'economia di apprendimento.

Oggi, ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o il sussidio di disoccupazione sono riservati a chi ha perso un lavoro a tempo indeterminato e determinato; il reddito, invece, dovrebbe essere dato a tutte le persone che hanno un reddito inferiore al minimo  consentito, per esempio ai precari tra un contratto e l’altro, ai disoccupati e ai lavoratori/trici che pur impiegati/e guadagno salari da fame
INCONDIZIONATO: slegato sia dal tipo di contratto precedente che dall’obbligo di accettare qualsiasi impiego proposto o i programmi di inserimento lavorativo

ORRORE N.1
La contro-riforma Fornero. L’ Aspi
. La riforma si muove in un’unica direzione: abolire quegli ammortizzatori sociali che sono a carico del bilancio dello Stato, con l’ovvio obiettivo di fare cassa. . Indennità di disoccupazione e di mobilità e la Cassa Integrazione Straordinaria (dal 2014) saranno abolite a favore dell’introduzione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (Aspi) che potrà essere usufruita dai lavoratori dipendenti non dai parasubordinati e dagli “autonomi”, dagli apprendisti e dagli artisti, purché siano stati garantiti due anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio (art. 23). Rimangono però inalterati quei parametri di accesso per il sussidio di disoccupazione che tagliano fuori da qualsiasi forma di sostegno al reddito la maggior parte dei precari





ORRORE N.2
La contrazione temporale del diritto
 La durata dell’Aspi viene estesa dagli attuali 8 mesi (12 per gli over 50) a 12 mesi (18 per gli over 55), ma sarà a scalare con una riduzione nella misura del 15% dopo i primi sei mesi di fruizione e di un ulteriore 15% dopo il dodicesimo mese di fruizione (art. 24)
La durata massima dell'istituto sarà però pari alla metà delle settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo (art. 28
nel periodo di transizione, è prevista una mini-Aspi, applicabile ai giovani lavoratori, con parametri di accesso più favorevoli: sono infatti necessarie almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi
(L’Aspi andrà a regime dal 2017 e sarà finanziata con i contributi sociali con l’aumento dell’aliquota contributiva dell’1,4% a carico dei contratti a termine,  sino al 2017, la Cassa Integrazione Ordinaria , oggi a carico della contribuzione sociale, e la Cassa in deroga continueranno ad esistere  finché saranno esigibili i finanziamenti stanziati a livello europeo utilizzati dalle Regioni

a questo punto invece di tenere in piedi una giungla di ammortizzatori sociali molto meglio convogliare il tutto sul Reddito)
               
OSTACOLI : Reddito Minimo

1. Mondo imprenditoriale che considera il minimo reddito come  misura sovversiva poiché  è in grado di ridurre la ricattabilità dal bisogno e dalla dipendenza del lavoro, con la possibilità di mettere in crisi la subalternità del lavoro al capitale.

2. I sindacati che lo ritengono “ politicamente”  inaccettabile in quanto contraddice quell’etica del lavoro su cui parte dei sindacati stessi continua a basare la propria esistenza. Da sottolineare che i tavoli di negoziazione tra governo e sindacati non prendono affatto in considerazione la condizione di milioni di precari e precarie che quotidianamente producono ricchezza. Nel contempo la politica dell’accumulazione ha eliminato la differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale mescolando tempo di lavoro e tempo di vita che tendono a mischiarsi (vedi mie slide sulla frantumazione del  diritto al limite massimo di 8 ore  lavorative Regio Decreto L. n. 692/23 abolito dal  D.lgs. n. 66/03 e dall’ .accordo del 23 luglio 2007 CON I SINDACATI che prevede  di poter richiedere le sedici ore al giorno anche per i lavoratori full time, IN ATTUAZIONE ALLE DIRETTIVE 93/104/CE E 2000/34/CE)

3. copertura economica

DA ELIMINARE
a) l’indennità di disoccupazione che copre il 25% dei licenziati, la cassa integrazione – in particolare quella in deroga – crea sperequazione, clientelismo e riguarda solo una parte dei lavori. L’articolo 18 tutela (per modo di dire) solo il 60% della forza lavoro e sommando finte partite iva e parasubordinazioni la percentuale scende. E’ la concezione stessa dei diritti e delle tutele ad essere parziale e minoritaria, quindi perdente.

DA INTRODURRE
b) una tassa patrimoniale sui patrimoni superiori ai 500.000 euro e dalla tassazione delle rendite finanziarie si possono stimare incassi pari a 10,5 miliardi di Euro, il giusto ripristino della progressività delle imposte in un paese dove la forbice tra ricchi e poveri si va allargando a dismisura porterebbe a reperire ulteriori 1,2 miliardi.
c) razionalizzazione della spesa pubblica, solo nel campo della spesa militare (vedi i 15 miliardi per gli F35) e delle grandi opere del trasporto (vedi la Torino-Lione), potrebbe consentire un risparmio di quasi 6 miliardi.

DA SEPARARE
d) assistenza da previdenza, la somma che finanzia il reddito di base non deve derivare dai contributi sociali, ma piuttosto dal pagamento delle tasse dirette e indirette e dalle entrate fiscali generali dello Stato, relative ai diversi cespiti di reddito, qualunque sia la loro provenienza. Il reddito di base incorpora, sostituisce e universalizza gli attuali iniqui, parziali e distorsivi ammortizzatori sociali, non più da contabilizzare nel bilancio Inps ma all’interno del bilancio dello Stato (Legge Finanziaria nazionale e regionale). In tal modo, si riducono i contributi sociali (per la quota relativa agli ammortizzatori sociali), con l’effetto di far aumentare i salari e ridurre il costo del lavoro per le imprese. Oggi,  che  si tassano solo il lavoro dipendente (tanto), la proprietà delle macchine (poco) e il consumo (molto), si potrebbero tassare le transazioni finanziarie, i diritti di proprietà intellettuale i grandi patrimoni immobiliari che lucrano sugli spazi delle città,come anche l’uso delle forme contrattuali atipiche,introducendo l’Iva sull’intermediazione di lavoro effettuato dalle agenzie interinali. E poi ci sono le spese da sopprimere come gli aerei da guerra F35 che la Difesa sta acquistando per 15 miliardi di euro. (vendola parla solo di qust’ultimo)

DA COSTITUIRE
e) un bilancio autonomo di welfare. La legge quadro 328/2000 il D.L. 31 marzo 1998, n. 112), consentono localmente di costituire  un Osservatorio Regionale sul Welfare sotto insieme del bilancio generale (regionale, nazionale o europeo), che ha come compito il monitoraggio della spesa sociale e la sua efficacia
Tale operazione consente un processo di razionalizzazione, semplificazione e trasparenza, in grado di:

1. ridurre gli ambiti discrezionali di gestione del bilancio in materia di welfare, oggi suddivisi tra assessorati diversi (o centri di spesa) con bilanci separati, ognuno dei quali rappresenta un centro di potere;

2. ridurre le sovrapposizioni e le moltiplicazioni di spese e provvedimenti di protezione sociale, con un risparmio di bilancio, che si stima essere intorno al 5-7%;

3. snellire l’iter burocratico e centralizzare il processo di controllo e di monitoraggio, riducendo ulteriormente i costi della macchina statale.
REDDITO WELFARE LAVORO
La lotta per il reddito e per un nuovo welfare interviene direttamente dentro le condizioni di lavoro per incidere sulla di flessibilizzazione del fattore-lavoro, sul tempo di lavoro, sul livello di ricattabilità e subordinazione che fanno dipendere il lavoro dal capitale  ,oggi, più di ieri, la lotta per un nuovo welfare è strumento diretto di regolazione del mercato del lavoro e di miglioramento della condizione lavorativa

martedì 1 novembre 2011

La conversione di Bonanni


La mia su Bonanni è una semplice battuta, sulla Camusso, e ciò che si porta dietro, l'ironia non è più adeguata, di Bonanni sappiamo tutti come sia schiavo e portatore di principi dettati dal capitale e la sua levata di scudi sui diritti negati per acquisire qualche consenso oscilla tra il ridicolo e il patetico, ma gli sciopericchi tardivi della CGIL sono insopportabili e offensivi. Intervengono quando i giochi sono fatti, per finta. Per esempio nessuno ha mobilitato a suo tempo i lavoratori sulla gravissima ’assenza del “diritto al lavoro” tra i diritti fondamentali dell’Unione Europea, una dimenticanza, fu detto , nemmeno tanto significativa. Nessuno dei nostri grandi sindacalisti ed esponenti democratici di questi partiti filo-USA di sinistra ha sprecato una sola parola sulla negazione del lavoro come diritto. Nessuno ha fatto mente locale che la ‘decostituzionalizzazione’del diritto al lavoro finisce per mettere in discussione anche altri diritti sociali: dalla sicurezza nei luoghi di lavoro, alle tutele sociali, alle libertà individuali e collettive dei lavoratori.
D'altronde abbiamo sotto gli occhi di tutti come i morti sul lavoro siano scivolati a livello di cronaca nera, un'altra "dimenticanza", tutto perfettamente in linea con la nuova declinazione sul diritto di stampo filo-americano ,non più pensato come obbligo costituzionale del legislatore di attuare programmi che mirino al pieno impiego o almeno alla "sicurezza" sul posto di lavoro, diritti ritenuti deboli, al contrario le nozioni forti imposte dall’UE sono Formazione, Informazione, Orientamento, facendo svanire implicitamente il concetto di sicurezza sul posto del lavoro e facendo prevalere la ricerca del lavoro e del reddito.
Il mondo nuovo, che si è già prefigurato, stabilizza la precarietà non più intesa come debolezza , ma come forza produttiva il lavoro è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta , mentre l’equiparazione precarietà-schiavitù viene considerata come pura demagogia pericolosa. I giovani non possono pensare ad un lavoro a tempo indeterminato, definizione di stampo sessantottino, quindi anacronistica e residuo della concezione dello stato perfetto di Leniniana memoria, ma devono prepararsi, a proprie spese, per potersi formare e diventare competitivi nel mercato del lavoro.
Inoltre,affermano gli ideologi della modernità, quando fu scritta la Costituzione c’erano condizioni storiche e politiche diverse poiché lo Stato garantiva la tutela di un diritto per tutti, non è un caso che viene citato nel primo articolo, ma essendo mutate le condizioni, nel senso che non ci sono più soldi, il diritto decade. E il cerchio si chiude, e il nuovo programma politico raffigurato dal binomio giovanil-rottamatore Renzi-Marchionne , deve affrontare il tema dei licenziamenti senza tabù.
Chi vuole opporrsi a questa “ tendenza" viene accusato di demagogia, ma ci sono dati di fatto inconfutabili , data la situazione attuale, per avere un posto di lavoro bisogna sottomettersi senza condizioni agli interessi del datore di lavoro, che come in una piramide di stampo feudale, giura fedeltà ai suoi superiori fino ad arrivare al sovrano di turno, che elargisce appalti e lavori solo ai propri fedelissimi, andando oltre anche i vari concorsi pubblici, tanto fa testo solo la “professionalità acclarata”, i beneficiati manifesteranno il proprio riconoscimento in vari modi , principalmente durante le campagne elettorali E’ un sistema condiviso in tutti i settori il più forte che diventa benefattore il pater familias dalla faccia smielata , la stessa di coloro che organizzano guerre in difesa dei diritti umani , distruggendo la sovranità dei popoli, così come, nella società dell’incertezza, il diritto al lavoro è diventato un diritto minore smantellando la rivendicazione della parità e della libertà formale che si è trasformata in disuguaglianza e discriminazione, dove prevale solo il potere sociale del datore di lavoro disequilibrando le parti ,già in fase di contrattazione individuale.
Siamo ritornati ad una situazione antecedente la legge 1363 del 1960 con la scusante del nuovo mondo e dell’ innovazione tecnologica formule funzionali a coprire l’incredibile quantità di contratti atipici e di lavoratori fatturisti o coordinati , che si suole definire “lavoratori autonomi“, ma altro non sono che lavoratori subordinati, che sarebbero dovuti essere protetti e tutelati dalle denunce dei sindacati, prima di precipitare nella zona d’ombra della perdita dei diritti fondamentali.
I lavoratori sanno da sempre che il contratto a tempo determinato è un contratto di licenziamento che contiene in se la frode e l’obbligo ad autocensurarsi, un’ingiustizia sociale e morale che la legge n.230 (1962) arginò, ma che il riconoscimento giuridico della precarietà e dei contratti atipici, con la scusa della maggior tutela della competitività delle imprese, ha ripristinato, riportandoci indietro di decenni.

giovedì 30 giugno 2011

Democrazia partecipata , ovvero la dittatura degli eletti

Si sa ancora poco dell’accordo del 29 giugno 2011 da quello che è dato capire si è ratificato l’indebolimento, se non l’eliminazione dei due strumenti fondamentali a disposizione dei lavoratori : il conflitto e la democrazia.

Ha fatto scuola il sistema Marchionne della “tregua” che a ridosso di una manovra finanziaria che penalizzerà ulteriormente i lavoratori, precari e le classi più deboli , blocca” qualunque forma di opposizione .

le ragioni sono tutte politiche e ancora una volta riconducibili alla logica del subalternità alle esigenze del sistema delle imprese a danno dei diritti sociali e delle politiche di solidarietà, d’altronde nell’ultimo documento della CGIL il ridimensionamento del welfare pubblico è stato ritenuto inevitabile a fronte della riduzione del Pil.

La CGIL, quindi, ha preferito negoziare diritti certi per salvaguardare il patto di stabilità europeo mentre i costi della manovra si concretizzeranno in ulteriori tagli ai servizi pubblici, nuovi attacchi alle pensioni, ulteriore congelamento sine die dei contratti pubblici, blocco totale del turn over - con buona pace dei precari del pubblico impiego - manovra sulle tasse e sull'IVA tale da far pagare di più ai ceti popolari e al lavoro dipendente, di aumento dei contributi previdenziali per i precari, di attacco ai migranti,e sostanzialmente i ricchi, che hanno un reddito medio 11 volte superiore ai poveri. (55.000 euro contro 5.000) , continueranno a non essere toccati ,al massimo la “stangatella “ colpirà i proprietari dei Suv.

Si sgretola definitivamente anche quel residuo di democrazia attraverso il meccanismo delle certificazioni, cioè non saranno più previste consultazioni di base mediante le quali i lavoratori sono chiamati ad esprimersi sugli accordi nazionali e sul contratto collettivo, ma è stato elaborato un sistema misto tra iscritti , quindi il via al mercato delle iscrizioni, ed RSU, che lì dove sono presenti saranno le uniche a votare . In pratica il contratto di lavoro nazionale, viene siglato dai firmatari, bloccando il diritto di voto dei lavoratori e qualunque agibilità sindacale delle organizzazioni in disaccordo. In questo sistema la derogabilità al contratto collettivo, sistema Fiat, secondo cui ogni impresa potrà definire a suo piacere i contratti ad personam, decreterà la fine del sistema universale di diritti e tutele, unica e forte premessa per ricomporre la frammentarietà del lavoro e nel lavoro.

giovedì 31 marzo 2011

SEMPRE PIU' SOLI


COMMISSIONE TRILATERALEQuando esso perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati. La concertazione produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”… Commissione trilaterale USA, Europa Giappone 1975.
Lo svuotamento del contratto di lavoro non è responsabilità assoluta delle legge dello Stato quanto, piuttosto, della pratica quotidiana che ha fatto diventare la prestazione lavorativa come un fatto individuale tra l’impresa e il lavoratore rendendo inutile il sindacato . Il Collegato lavoro, ha finalmente realizzato la tendenza a costituire rapporti di lavoro sempre più individualizzati, nei quali il lavoratore, sempre più solo e in condizioni di debolezza, sarà costretto a concordare le proprie condizioni contrattuali con il datore di lavoro o con l'agenzia interinale, senza le tutele garantite dai contratti collettivi nazionali
Ci hanno resi schiavi facendoci credere che la piena occupazione o lo stato sociale non fosse un diritto del cittadino e un obbligo dello stato, ci hanno convinto che ci curiamo troppo, andiamo a scuola in troppi, lavoriamo troppo poco, godiamo di privilegi come la pensione di anzianità che non meritiamo e di cui ne usufruiamo in età giovanile (65 anni), che la maggior efficienza si ha con la privatizzazione e siamo indotti a credere che la truffa dei diritti sindacali negati , la chiusura delle fabbriche i licenziamenti siano il prodotto degli eccessi spenderecci della gente, cosi come lo stato di crisi sia determinato essenzialmente dagli immigrati che ci tolgono l lavoro o dagli operai improduttivi. Su questi errori di pensiero si è rinforzato il modello di accumulazione capitalista illimitata, che ordina e pianifica diritti e le gerarchie dei vari paesi . Viene taciuto che la crisi è stata indotta dalle banche e che gli armamenti ingoiano gran parte delle nostre finanze che potrebbero essere utilizzati per maggiore occupazione , non siamo informati perchè il capitalismo allo stato attuale non può che reggersi sulla supremazia militare e sulla rapina delle fonti energetiche utilizzando anche lo stato di guerra permanente . Tra l’altro l’opinione pubblica per poter accettare supinamente tutti i crimini più brutali è stata abbondantemente lobotomizzata attraverso meccanismi di disinformazione offrendo la cultura voyeristica o i finti talk show dove il chiacchiericcio di prezzolati finti intellettuali manipolano i nostri pensieri e il nostro vivere sociale a partire dall’instabilità lavorativa ,per finire alla perdita dei diritti essenziali, di cui siamo stati saccheggiati senza che ci fossero state reazioni significative se non qualche effimera passeggiata capeggiata da soliti pacifinti politici sindacalisti guerrafondai , che oggi inneggiano all’esportazione della democrazia con le bombe all’uranio impoverito , gli stessi di ieri, che si bardavano con le bandiere iridate della pace , oggi simbolo di ipocrita borghesia illuminata di sinistra serva sciocca del capitalismo
Sono gli effetti della globalizzazione e del dominio della cultura del profitto che mai come in questo millennio incrocia i destini dei popoli e se questi popoli hanno la disgrazia di vivere in terre ricche di petrolio non si ha scrupolo di aggredirli con la scusa degli aiuti umanitari e del dovere “morale” di esportare democrazia per liberarli da dittatori crudeli e sanguinari , così viene offerto generosamente il proprio aiuto alle rivoluzioni colorate,quelle subordinate agli Stati Uniti coadiuvate dalle disinformazioni di massa e dai movimenti pacifinti e da tutte quelle buone e brave associazioni impegnate nel businness della cooperazione internazionale
Ci hanno condannato, chi a vivere nella guerra permanente, chi nell’ignoranza permanente, chi nella fame permanente e, per riprendersi la propria dignità, propri diritti bisogna iniziare daccapo radicalmente per non soccombere

adele dentice

domenica 16 gennaio 2011

oltre Pomigliano: Mirafiori


Oltre Pomigliano: Mirafiori

un risultato scontato e cinicamente imposto che, con la scusa di futura espansione delle produzioni, sancisce la definitiva perdita del sindacato come soggetto collettivo e conflittuale e conferisce la vittoria dal sapore premoderno al “nuovo” sistema agiuridico dei contratti. Se Pomigliano è stato il banco di prova della nuova fabbrica Italia firmata Marchionne, Mirafiori è la sua definitiva proclamazione , lo spartiacque che ha decretato la fine dei diritti con un accordo clamorosamente incostituzionale, che riguarda tutti perché ormai pericolosamente estendibile a tutti i settori del pubblico e del privato e qualsiasi azienda , ora ,potrebbe imporre nuove regole, cancellando decenni di tutele sindacali, con sistema di deroghe che smantella definitivamente il contratto nazionale .

Resta un ultimo passo da fare per perfezionare l’attacco al lavoro, la revisione della Costituzione , e ,con l’aiuto di governi corrotti e aquiescenti, finalmente, si realizzerà il “sogno” di una società dove ognuno sappia stare al suo posto. L’operaio in fabbrica avvinghiato alla sua macchina, perché i ritmi della produzione lo impongono, mentre i mercenari , che guadagnano cifre che i nostri neuroni non riescono a percepire , coadiuvati dai peggiori sindacalisti che siano mai esistiti, gireranno tra convegni e dibattiti distribuendo le favolette del lavoro libero capitalistico, che , giornalisti prezzolati, faranno passare come profonde analisi economiche.

Ai lavoratori resta questo accordo, che tradisce la Costituzione, che elimina la democrazia diretta e schiavizza i lavoratori i quali , se non vorranno essere licenziati, dovranno accettare le condizioni dettate, soprattutto quella deprecabile clausola di responsabilità individuale, gia' prevista per lo stabilimento di Pomigliano , secondo cui il lavoratore non può scioperare contro le clausole contenute nell’accordo-ricatto, pena sanzioni a senso unico, che possono prevedere anche l’interruzione del rapporto lavorativo; il lavoratore rimane , quindi, sempre più solo a difendere un diritto ormai inesistente ,poiché non ci saranno nemmeno più le RSU, sostituite dalle rappresentanze aziendali ; e l'arroganza di questo ultimo strappo ai diritti negati Marchionne lo definisce con la complicità delle quattro firme non - sindacali della FIM-CISL. UILM-UIL, Fismic e UGL Metalmeccanici, fuori dall’accordo interconfederale del 1993, stabilendo che le rappresentanze unitarie non firmatarie,anche se superiori al 5%, saranno escluse da qualsiasi confronto , il che significa che la Fiom non avrà più delegati né la possibilità di indire assemblee, lasciando libera l’azienda di ridurre lo stipendi a fronte di condizioni lavorative peggiorative con turni di lavoro esautoranti.

Beffati e umiliati i lavoratori sono stati democraticamente convinti ad accettare il sopruso e la prevaricazione imponendo loro il pensiero che produrre di più e bene garantisce il lavoro “sicuro” e, alla fine ,dovranno pure ringraziare!!!!



adele dentice pbc - puglia

lunedì 13 settembre 2010

La scuola del collaborazionismo



Con le politiche del saccheggio i nostri vari governi, quelli , per intenderci, che hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro per soccorrere le banche e gli imperi finanziari a danno dei lavoratori, in perfetta continuità, si sono proposti come i "salvatori" del sistema politico ed economico proponendo un'immagine positiva e propositiva della Scuola. In realtà, si metteva scientemente in pratica il massacro della scuola laica e statale con l'espulsione in massa del precariato, l'attacco indiscriminato al Publico Impiego, la pressione intollerabile del fisco, la proliferazione dei contratti a progetto.

Viene in questo scenario, una naturale rabbia e la voglia di rivendicare NON SOLO IL LAVORO MA IL DIRITTO ALLA VITA, che sia degna di questo nome, anche se credo che siamo, attualmente, ad un punto di possibile non ritorno, per la scuola pubblica,quella che strumento di emancipazione, ha permesso a molti di realizzare il proprio progetto di vita. Oggi, inermi, assistiamo al suo smontaggio pezzo per pezzo, alla sua balcanizzazione, ... per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Per rovesciare la tendenza al suo progressivo degrado e alla sua mercificazione, sarebbe bastato imporre i dettami della Costituzione sull'obbligo di riconquistare risorse e condizioni di studio e lavoro, di quantità e qualità adeguate allo sviluppo sociale e civile della popolazione. Si sarebbero dovute bloccare le finzioni del governo e quegli strumenti inventati per creare le illusioni delle finte risoluzioni del problemi economici riconquistando spazi di rappresentatività. Invece il mondo della scuola e il diritto allo studio è stato considerato residuale una spesa inutile a carico dell’amministrazione centrale filoliberista , che si andava sempre più consolidando con la tacita complicità della falsa opposizione filo-USA.

Così, senza accorgercene, siamo giunti alla pseudo-riforma Gelmini e all’assemblamento di norme che nella loro legalità inducono a delinquere; come lo scandalo dei lavoratori precari illegalmente licenziati se consideriamo lo Stato di Diritto, infatti fare retrocedere dei cittadini-lavoratori dalla priorità acquisita fino alla privazione, cancellare i diritti acquisiti significa negare il DIRITTO-DOVERE sancito dalla Costituzione, e amministrare in queste condizioni con lo Stato che contraddice se stesso significa compiere un crimine. Forse una forza sindacale, degna di questo nome e difensiva dei lavoratori, avrebbe arginato questa deriva, ma in questi anni sembra che nessuno si sia accorto di come i sindacati si siano piegati agli interessi della Confindustria, di come ora la RSU si sia s trasformata in un mezzo aggiuntivo del collaborazionismo alla dirigenza. Un sistema introdotto dall’autonomia scolastica, grazie alla quale uno stuolo di presidi si è trasformato in dirigenti scolastici, che, come tirannelli locali, praticando una sorta di investitura, si scelgono tra i docenti più fedeli i propri collaboratori, non più funzione intermedia facilitatrice tra i vertici e la base, ma mezzi di controllo feroce sui lavoratori. Per anni il mondo della scuola si è affidato ai sindacati il cui lento esaurimento del potere di contrattazione ha fatto si che i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil guardano oggi alle elezioni Rsu e ai comparti solo in funzione dei permessi sindacali, delle tessere e del loro potere di sigla, nel più totale disprezzo dei diritti dei lavoratori. E non è finita, la meritocrazia, la valutazione legata alla carriera trasformerà gli operatori scolastici in ulteriori collaborazionisti pronti a tradire a mettere la propria dignità sotto i piedi, per cercare il consenso di chi ritiene suo diritto esercitare il potere sulla vita dei propri subalterni.

Eppure tutto questo in uno Stato di Diritto, è illegale.

Adele Dentice

venerdì 25 giugno 2010

Gabbie salariali, catene di schiavitù



Nel settembre 2008, governo, sindacati e padroni hanno siglato l'accordo Alitalia il quale non ha interessato solo i lavoratori della compagnia aerea, ma ha significato l'inizio della riforma dei salari di tutti i lavoratori. Ogni azienda che dichiara lo stato di crisi può evitare l'obbligo di rispettare le garanzie e le tutele poste a difesa dei lavoratori. Basta un commissariamento, una procedura di cassa integrazione o di mobilità e l'azienda può cambiare solo il nome. Con il nuovo nome, l'azienda può licenziare tutti i lavoratori e procedere a nuove assunzioni, chiaramente a condizioni peggiori. E cioè con salari più bassi e con contratti precari, quali i contratti a termine, part-time, a progetto, a somministrazione, ecc. Governo, sindacati e padroni hanno attuato un ulteriore passaggio verso il peggioramento con l'accordo del 22 gennaio 2009 con il quale hanno riformato la contrattazione collettiva, anche se in realtà si tratta di abolizione e non di riforma.

L'accordo del 22 gennaio 2009 prevede che ogni singola azienda può stabilire il pagamento di salari in misura inferiore di quella prevista a livello nazionale. La scusa adoperata per questa deroga in peggio è quella del minor costo della vita in alcune aree geografiche. Si è detto che gli accordi Alitalia del 22 gennaio 2009 hanno reintrodotto le infami gabbie salariali. In realtà questi accordi sono ancora peggio delle gabbie salariali. Sono un mezzo per imporre la riduzione dei salari e far scatenare una concorrenza al ribasso tra i lavoratori delle singole aziende: quelli che accetteranno una paga inferiore avranno la promessa di non essere licenziati o più opportunità per essere assunti. Così, se i lavoratori italiani accetteranno salari più bassi dei lavoratori francesi, le imprese transalpine apriranno nuove fabbriche in Italia. Se i lavoratori meridionali accetteranno un salario inferiore a quello dei lavoratori del Nord, le imprese si sposteranno nel Sud. Se i lavoratori di un'azienda accetteranno un salario inferiore di quello percepito dai lavoratori dell'altra azienda concorrente posta accanto, avranno maggiore possibilità di non essere licenziati. E via dicendo fino alla corsa al ribasso tra due operai dello stesso reparto.

Giuridicamente è quello che sta avvenendo con il municipalismo introdotto da Bassolino e sostenuto da un'intera sinistra istituzionale, prima ancora di Berlusconi. Nel meridione, dove i disoccupati sono il 16% della forza lavoro, la retribuzione è già meno della metà di quella del settentrione,dove i disoccupati sono il 4%. La tendenza sarà sempre più al ribasso vista la continua minaccia di delocalizzare la produzione all'estero. Accordi padronali degli ultimi mesi hanno previsto che i salari mensili dei lavoratori italiani saranno di 1.100 euro al nord, 750 euro al centro e 300 euro al sud. Ci sarà posto di lavoro per tutti, a due soldi ma per tutti. Con queste condizioni i padroni italiani hanno garantito la rilocalizzazione delle fabbriche dal terzo mondo: BASTA ACCETTARE LE STESSE CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO.

Davide Falsanisi

domenica 13 giugno 2010

Mondo moderno



Il governo sta procedendo indisturbato con la nuova legislazione del lavoro, il Collegato lavoro Ddl 1167-bis che mira a togliere le residue garanzie giuridiche a milioni di lavoratori, senza sognarsi minimamente di colpire i privilegi veri come la speculazione edilizia o l’evasione fiscale, basta solo ripensare ai 120 miliardi di Euro l’anno di evasione fiscale, favorita da un governo che ha depenalizzato il falso in bilancio, riattivato la possibilità di pagamento in contanti, che ha fatto un condono-regalo agli evasori, ecc.

Con il Collegato lavoro viene definitivamente realizzata la tendenza a costituire rapporti di lavoro sempre più individualizzati, nei quali il lavoratore, sempre più solo e in condizioni di debolezza, sarà costretto a concordare le proprie condizioni contrattuali con il datore di lavoro o con l'agenzia interinale, senza le tutele garantite dai contratti collettivi nazionali.
Nel frattempo viene sferrato l’ennesimo spietato attacco al pubblico impiego con il blocco del rinnovo contrattuale 2010 – 2012 e delle retribuzioni per quattro anni e fino alla fine del 2013, degli scatti di anzianità nella scuola e nell'università, proroga per altri due anni del blocco delle assunzioni e riduzione del 50% delle spese per la formazione del personale. E come se non bastasse sono in serio pericolo le liquidazioni che nella migliore delle ipotesi verranno spezzate in tre tranches, sempre nel pubblico impiego e sempre le donne della P.A. andranno in pensione a 65 anni, senza che siano sostenute da una politica sociale adeguata.
Stiamo in Italia dove si licenzia una donna perchè deve assistere la propria figlia malata di leucemia o dove un padre di famiglia viene avvisato tramite telefono di aver perso il posto di lavoro, dove i giovani laureati se non hanno la fortuna di avere una famiglia ricca alle spalle o uno studio professionale affermato, devono scappare via, oppure adeguarsi a lavoretti che non corrispondono nè alle loro aspettative nè alle loro speranze, e in fumo vanno via anni di sogni, sacrifici e soldi.

E fa pensare come, a fronte della decadenza di un sistema che continua ad essere in mano al dominio baronale delle Università e spreca giovani intelligenze precarie,ci siano potenze economiche emergenti come la Cina e l’India che investono nel segmento della formazione e dell’Università e ben presto saranno in grado di sviluppare la loro egemonia e anche nei settori di più alta tecnologia, dopo aver già conquistato il settore di quella piccola e media.
E' colpa della crisi! ci dicono e anche questa crisi va pensata come interna ad un quadro di finanza internazionale che mira a depotenziare l’Euro, per rinforzare il dollaro come moneta di riferimento , resta il fatto chi in tempi non sospetti in Italia sono state varate le leggi per smantellare lo Statuto dei lavoratori e parcellizzare l'organizzazione del lavoro, che trova il suo apice nella famigerata legge 30, e portano la firma di tutti i governi sia di sinistra che di destra. Le figure contrattuali flessibili introdotte con la legge 30 si innestano sul Pacchetto Treu del "centro-sinistra" (che già ci aveva "regalato" il lavoro interinale) 1997.

E' più logico pensare che l’erosione dei salari la precarietà e l’isolamento del lavoratore sono frutto di anni di politica deliberata , volta a incrementare il guadagno trasformando i lavoratori in merce da tenere sotto la pressione del ricatto occupazionale ed espellendoli dal ciclo produttivo quando non servono più! Sembra incredibile, ma è tutto vero come le richieste FIAT ai suoi dipendenti di Pomigliano d’Arco - deroga al contratto nazionale sui recuperi produttivi -abolizione del pagamento dei 3 giorni di malattia in casi di assenze superiori a una certa percentuale. - obbligo di esigibilità per tutte le organizzazioni sindacali su straordinari e flessibilità, pena sanzioni verso i sindacati e le Rsu - obbligo di obbedienza per i lavoratori alle nuove regole di flessibilità pena il licenziamento - deroga al contratto nazionale sullo straordinario obbligatorio aumentandolo fino all’80%. alle contestazioni Marchionne ha risposto : o mi date la flessibilità che chiedo o vado a produrre fuori dall’Italia. E’ la legge del mercato quella che fa si che ogni giorno decine di migliaia d’imprenditori perdano la propria umanità trasformandosi in individui senza scrupoli, pronti a barattare qualche scampolo di produttività con la vita delle persone.

Quella legge che si accompagna alla falsa indignazione di qualche politico o del mondo sindacale, atti retorici che si spengono dopo, sparita l’attenzione mediatica per tornare a fare di peggio. Per questo solidarietà a Michele che da giorni sosta davanti al comune di Rodi Garganico per difendere il suo lavoro , per Giuseppe licenziato tramite una telefonata , per la doppia tragedia della mamma di Venezia, per Luca che non vuole andare a rubare, per i precari , per i cassaintegrati per gli inoccupati e per tanti altri e tante altre...

Adele Dentice

sabato 1 maggio 2010

1° Maggio: quando le riforme le fa l'opposizione!


I tre sindacati confederali insieme per inerzia al concertone, per festeggiare la giornata del Lavoro; intanto si profila, non più all’orizzonte ma molto vicina, la giornata lavorativa di 13 ore e la settimana di 60 ore e i giornali, al servizio del padronato, diramano la falsa notizia dell’accoglimento delle modifiche richieste dal Capo dello Stato alla 1167.
I sindacati “commentano“, con toni diversi a seconda degli schieramenti, non possono fare altro!
D’altronde c’è una crisi in atto e bisogna drasticamente diminuire i costi mediante riduzione del personale e abbassamento delle qualifiche richieste, ma si tace dell’ attacco al welfare che permette lo smantellamento di pezzi di Stato ,affidati a privati (l’ultima il Decreto Biondi) o alle cooperative sociali, che rappresentano un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Si critica il servizio pubblico, senza far nulla per debellarne le inefficienze, i baroni universitari , la malasanità, la scuola secondaria ancora ferma a una struttura anacronistica , ma nessuno ha messo in discussione la logica aziendale-mercantile riprodotta, per esempio, nelle cooperative ed, anzi, in esse accentuata dal carattere mistificante del “lavorare senza un padrone". Così in nome della crisi si sono accentuati i meccanismi di deregolamentazione e di precarizzazione attuati per ribassare il costo dei servizi che si sono tradotti nell’aumento smisurato della ricattabilità e di conseguenza nell’abbassamento dei salari e nell’intensificazione dei ritmi lavorativi e della flessibilità in generale.
Ma oggi è il 1 maggio e tutti festeggeremo insieme e appassionatamente il Lavoro e i Lavoratori (privilegi) , anche il partito Confindustriale per eccellenza il PD, promotore del Contratto Unico di Ingresso (Ddl 2000) , nuovo strumento di oppressione nelle mani del datore di lavoro che può , con una piccola penale , licenziare prima dei 3 anni, sospendendo di fatto l’art. 18, o “cittadella fortificata”, (il diritto alla reintegrazione).

Fino ad ora il rischio serio che correva datore di lavoro, in caso di successione di contratti a termine di volta in volta rinnovati, era di vedersi costretto a garantire il posto a tempo indeterminato al dipendente che si rivolgeva al Tribunale, ottenendone giustizia. Con il C.U.I. il problema non si pone: alla scadenza del terzo anno, o anche prima secondo la sua convenienza, l’azienda si può sbarazzare del dipendente in cambio di una modesta somma di denaro . Le ragioni (?) di questa proposta “complice” del partito erede del PCI, sono chiarite nella relazione di accompagnamento al decreto:
"Una quantità crescente di lavoratori sta invecchiando all’interno di schemi contrattuali che, se nelle intenzioni dei loro proponenti dovevano funzionare come strumenti inclusivi, di incentivazione e accompagnamento verso il lavoro stabile e regolare, si sono trasformati – anche a causa di concorrenti fattori di crisi del sistema produttivo nazionale – in recinti e barriere invalicabili, percepiti e sofferti dalle persone come un’esclusione dalla “cittadella fortificata” in cui i diritti e le tutele dei lavoratori hanno piena cittadinanza. (relazione di accompagnamento!) "
E’ chiaro no? Poichè non tutti godono degli stessi diritti, meglio eliminarli.


Adele Dentice

domenica 4 aprile 2010

Le leggi speciali...e i sindacati balbettanti



La privatizzazione della legge nell'arbitrato; il "collegato lavoro” L. 1163. Ovvero, l’inganno della “certificazione dei rapporti di lavoro” e della "espressione della propria volontà”.

E’ una legge che ci riporta al Medioevo, una legge in gestazione già da due anni e per due anni le opposizioni compiacenti e i sindacati, servi della Confindustria e del padronato, non hanno fatto nulla per ostacolarne
l’evoluzione. C’è da chiedersi, infatti, come mai durante i 4 passaggi al Parlamento i lavoratori non sono stati avvisati di ciò che si stava organizzando ai loro danni Sembra il dejà vu della Controriforma della Scuola con la finta ostilità anacronistica che facilita la realizzazione di un provvedimento di legge “condiviso da tutti”.
Così mentre si tolgono diritti ai lavoratori (maturati, questo val bene ricordarlo sempre, in più di 100 anni di lotta), ai sindacati vengono offerti poteri e funzioni normalmente erogate dallo Stato concretizzando finalmente il progetto della loro statalizzazione,come premio per aver firmato negli ultimi decenni contratti capestro o di aver parlato d’altro mentre procedeva indisturbato il cammino della legge 1167 bis.

A parte il tardivo e ormai inutile risveglio della CGIL, le forze politiche che si definiscono di sinistra, presenti o meno in Parlamento, in questa fase risultano “distratte” dalle manifestazioni di piazza o dalle campagne elettorali e le affermazioni scandalizzate (tra l’altro molto deboli) sembrano una strategia più per controllare le eventuali battaglie in difesa del posto di lavoro, che per volere veramente attivare una protesta costruttiva. Stesso copione visto nella scuola , i partiti entrano nei movimenti spontanei fagogitandoli e svilendone la forza e l’autonomia e, nel frattempo, si va avanti indisturbati verso la “modernizzazione dei servizi e dei rapporti di lavoro”!

Il “collegato lavoro” L. 1163 bis è una brutta legge che stabilisce la possibilità di deroghe alla applicazione di leggi e del contratto nazionale, autorizzando la stipula di contratti individuali peggiorativi rispetto alla normativa generale e ha l’obiettivo di rimediare alla lentezza dei giudizi delle cause di lavoro sostituendo la giustizia pubblica con quella privata (arbitrati). In realtà si impedisce l’autodifesa legale consentendo di “affidare” la legislazione del lavoro a quei sindacati che rispondono alle esigenze delle controparti aziendali.

Secondo questa normativa si potranno regolarizzare anche contratti individuali con retribuzioni e diritti diversi da quanto stabilito nei contratti nazionali di lavoro e il dipendente “potrà” anche rinunciare a priori al diritto di rivolgersi al magistrato in caso di controversie, per rivolgersi ad un arbitro. In teoria, ma solo in teoria, il lavoratore può liberamente discutere con il futuro datore di lavoro l'opportunità di deferire anticipatamente in arbitri anche le eventuali future questioni, compreso il licenziamento e le conseguenze della sua illegittimità; è un’ipotesi fantomatica in quanto presupporebbe da parte del futuro dipendente pari forza, mentre sappiamo tutti che in fase di assunzione si è in una posizione di debolezza e subalternità.
La verità è che si forniscono al datore di lavoro mezzi efficaci per contrastare qualunque ricorso giudiziario, facendo sparire nella sostanza il principio di “giusta causa” nel contratto individuale; inoltre, riducendo la funzione al solo controllo formale, si impedisce al giudice di valutare i provvedimenti del datore di lavoro non potendo più entrare nel merito delle decisioni aziendali; nel contempo all’azienda sarà garantita la possibilità di licenziare sulla base della situazione del mercato, dell’anzianità del lavoratore e delle sue condizioni di salute, in palese violazione del principio favor lavoratoris, L. 533/73. E questa sarebbe la “libera espressione della propria volontà”!!!

E i Sindacati, in caso di controversia e conciliazione che ruolo avranno? Basta leggere attentamente l’art.31 della suddetta legge da cui si evince che le commissioni di conciliazioni saranno composte da 4 rappresentanti dei datori di lavoro e 4 rappresentanti dei sindacati , non “eletti”, ma “scelti” dai sindacati "maggiormente rappresentativi a livello territoriale" (o meglio vicino alle aziende). Tutto in linea con l’accordo del 22 gennaio scorso tra Governo CISL, UIL, UGL e Confindustria, secondo cui il lavoratore licenziato senza giusta causa (non licenziabile), con la clausola sarà obbligato a rivolgersi all’arbitro, che non sarà tenuto ad applicare l’art.18 ma deciderà “secondo equità”...cioè come gli pare (al massimo un risarcimento o una multa al datore di lavoro da una a 12 mensilità).

Si delinea quindi uno scenario futuro in cui sempre di più si diffonderanno i contratti co.co.pro e sempre meno saranno riconosciuti i risarcimenti per contratti irregolari.
Contratti tra l’altro tipizzati da consulenti del lavoro, che avranno il compito di certificarli e di sciogliere i nodi di una procedura complessa e piena di trabocchetti per i lavoratori, i quali saranno costretti a rivolgersi a queste figure professionali non a caso in espansione soprattutto nel Sud Italia, come si evince dagli albi professionali il cui numero è aumentato in pochissimi anni da 17.000 a 25.000 (!).

Un’altra sorpresa, tra le tante, riguarda i dipendenti pubblici e l’80% delle lavoratrici; all’art. 16 , infatti, si legge che le amministrazioni “possono riesaminare i provvedimenti di trasformazione, dovendo in ogni caso prevalere il buon andamento delle amministrazioni”, in pratica si tratta della revoca senza preavviso del part-time provvedimento che non prevede alcuna possibilità di difesa e si fonda sulla “discrezionalità” del dirigente o della commissione deposta a decidere. Un provvedimento anacronistico che segue la riforma Brunetta con il quale si rende imputabile del fallimento delle P.A. i dipendenti e non il sistema politico-clientelare che ne ha caratterizzato l’impianto da decenni.
In quest’ottica vengono penalizzati anche i lavoratori che vivono in famiglia il dramma dell’handicap grave, infatti l’art. 24, appone una variazione riduttiva alla legge 104 del 1992 in merito alla regolamentazione dei permessi per assistenza; il diritto viene contratto sensibilmente poiché non potrà essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona e solo i genitori possono usufruirne congiuntamente, ma alternativamente.

Con queste riforme si retrocede al medioevo e al potere assoluto che aggredisce il diritto al lavoro nelle procedure, rese vere e proprie trappole, e nel trasferimento ai sindacati dei diritti dei lavoratori, quei sindacati che sono dalla parte dei padroni e ne tutelano gli interessi.

Adele Dentice

mercoledì 31 marzo 2010

Rosso Bianco Verde o Viola, alla fine sempre neri dalla rabbia


Una “ditta” in Puglia licenzia 27 dipendenti con contratto a tempo indeterminato e subito dopo ne crea una nuova, riassumendo due terzi dei vecchi dipendenti con contratti da precari e, naturalmente, una notevole diminuzione degli stipendi. Il sospetto di una porcata sarebbe più che legittimo pensarlo, ora mi chiederete e dove è la notizia? È la solita azienda privata che fa il solito vecchio gioco,perché non si rivolgono ai sindacati i dipendenti? La Cgil per esempio? Sicuro!

Certamente sarebbe la prima a indignarsi promettendo fuoco e fiamme scendendo in piazza. Tra l'altro è proprio di questi giorni la notizia del tentativo di modificare l’articolo 18 da parte del governo. Allora tiriamo fuori le bandiere cappellini e fischietti e ….ma che succede il sindacato è rimasto tranquillo, muto, immobile. Niente strepiti, niente proteste. Per una ragione semplice e sorprendente: quel datore di lavoro è la stessa Cgil Puglia. Se questo non è abbastanza c’è anche la storia di un sindacalista di Lecce accusato di essersi appropriato indebitamente di 40 mila euro. Si giustifica: Se sei un dirigente della Cgil puoi prendere i soldi dalla cassa tranquillamente, non parliamo di prestito, con interessi, qui ti servi semplicemente. Un take away praticamente. Infatti dopo una denuncia ammette il prelievo delle cifre, ma dimostra che contestualmente aveva disposto un prelievo rateale sul proprio conto per ripianare il debito. Nella denuncia scrive che: «il trasferimento di quelle somme di denaro sul mio conto assecondava una prassi da sempre diffusa in Cgil, in base alla quale i dirigenti del sindacato o di strutture ad esso collegate, possono prendere in prestito del denaro per l’acquisto di beni strumentali quali l’automobile (come nel mio caso)». E vogliamo omettere anche il caso della dipendente di Castrovillari, in Calabria? Che ha lavorato per anni in nero nella Cgil, sottopagata e infine allontanata.

Concludo con una chicca per i tesserati ossia tutti coloro che lasciano una quota nella busta paga ai sindacati : i bilanci della Cgil continuano a salire. Il 2006 e il 2007 terminano in attivo, sebbene, esaminando i bilanci, emergano costi non proprio congruenti, come i 5mila euro per le brochure e i 3840 euro per 192 coperti al ristorante del Grand hotel Tiziano, in occasione del 15° Congresso Cgil. Adesso vi state chiedendo: “Ma il sindacato non è quella “cosa” che deve o dovrebbe difendere i lavoratori che subiscono soprusi da parte dei datori di lavoro. E quando assume dei dipendenti non dovrebbe …?". Carissimi anche questa è una realtà tipica del nostro bel Paese, dove si è corretti e portabandiera dei diritti degli altri nelle chiacchiere. Quando riguarda i propri interessi però sono molto meno credibili e onesti di quelle aziende che vi fanno contestare in piazza continuamente. Oggi con bandiere rosse, domani verdi, poi viola e… a fine manifestazione con i vostri soldi… al Grand hotel Tiziano.

Antonino Cimino

mercoledì 17 marzo 2010

Articolo 18: da diritti a privilegi



I lavoratori “pesanti”, con alle spalle venti , trent’anni di attività sono diventati un peso morto per l’economia per cui vanno cacciati con tutti i loro diritti acquisiti e sostituiti con i giovani precari da schiavizzare e pagare di meno, perché colti in un momento di assoluta debolezza.

Resi ricattabili e inseriti all’interno di una guerra tra poveri, i precari rimangono privi di quelle tutele che garantiscono i lavoratori già occupati, ma il vero inganno è dato sia dalla trasformazione dei rapporti di lavoro, che diventano di tipo privatistico, che dal venire “affidati” alla simbolica autorità dei giudici in caso di controversie.

Dopo anni di lotte e di sangue, il mondo del lavoro si trova indebolito e diviso perché tradito dai sindacati che, al servizio dei padronati e della Confindustria , hanno firmato accordi capestro con i governi o sono rimasti inerti di fronte a rinnovi contrattuali, dimostratisi attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori e dei settori popolari.
L’inazione si è rivelata ancora più pericolosa di qualsiasi firma o accordo esplicito, perché nel tempo ha logorato la certezza del diritto, alimentando il senso di insicurezza che ha bloccando nei lavoratori la capacità di difendere se stessi.

Mentre la legge 1167 bis viene approvata con il tacito assenso di un’opposizione inerte, siamo tutti, più o meno colpevolmente, distratti dai guazzabugli prodotti da una legge elettorale bipartisan che nega la nostra volontà e i nostri diritti di elettori e non dà più alcuna rappresentanza alle minoranze , ma ,soprattutto, siamo colpevoli di esserci accontentati nel tempo delle briciole, mentre ai nostri danni si sta consumando la controriforma del Lavoro e del Contratto nazionale, che segue puntualmente quella della scuola, la quale nei fatti è andata a regime senza troppi ostacoli, poiché i movimenti spontanei sono stati fagocitati dai partiti e dalla burocrazia sindacale, smorzando qualunque reattività residua.

Oggi, a quasi 10 anni dal primo tentativo di emanazione di una legge che attacca nella sua essenza la Costituzione, la si ripropone aggirandola, ma, sostanzialmente, si riproduce identico il tentativo di smantellamento dell’art 18, obbligando i lavoratori a rinunciare al contratto collettivo e trasformando i sindacati in “erogatori di servizi non più agenti contrattuali” (Sergio Cofferati intervista al Secolo XIX del 4 marzo 2010).

Alla luce anche delle parole di Cofferati è stupefacente il silenzio o le tiepide risposte del più importante sindacato italiano, la CGIL che, schiava del PD, risponde con toni blandi alla legge 1167-B limitandosi a proporre un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale; Epifani, senza dare la dovuta importanza al’attacco all’art.18, ha dichiarato che con parteciperà alla raccolta di firme per chiedere un referendum e lo sciopero del 12 diluisce la questione tra la rivendicazione di quell’elemosina dei 500 euro di sgravio fiscale e altri temi fondamentali quali la scuola, le pensioni ecc.

Un’assuefazione alle novità, di fronte al processo demolitorio dei diritti? O ancora una volta la CGIL si mostra subalterna a un PD disinteressato sulle questioni del lavoro come testimonia il fragoroso silenzio di Bersani e la supponenza di Ichino, quando afferma che ci sono cose più importanti di cui discutere della legge del 3 marzo?

Adele Dentice

lunedì 1 marzo 2010

Scuola e università: la svendita bipartisan



Lo snaturamento del carattere pubblico della scuole e dell’Università non passa solo attraverso l’assunzione di modelli organizzativi e dal coinvolgimento dei privati nelle scelte strategiche; la logica della privatizzazione attraversa tutto ciò che riguarda il “diritto alla studio" (sostegno dei meritevoli privi di mezzi, art.34 della Costituzione). La negazione del diritto è inequivocabile nel nuovo assetto dell’Università quando si annuncia che il merito è determinato solo dal sacrificio individuale (DDL 10/ 2009); non si parla più quindi di diritto ma di “promozione dell’eccellenza” che si può realizzare attraverso il “mero” prestito (art 4 c.7) amministrato dalla CONSAP (art 4 c.4), una SpA controllata dal Ministero dell’economia che si occupa di servizi assicurativi e del fondo Vittime della Strada.

La trasformazione delle Scuole e delle Università in fondazioni di Diritto Privato, favorita dal PD che ha proposto di incentivare i privati nel Governo delle Università e già pensata dagli anni '90 da Berlinguer e successivamente da Bersani, è stata definita dall’associazione dei Rettori CRUI come una occasione unica e irripetibile, così come importate è la presenza nei CdA della presenza di soggetti esterni legati all’Industria (il 40% 19-febbraio 2009); l’unico limite è determinato dalla scarsità dei fondi, ma saranno i privati a compensare il deficit economico e le Università saranno pronte alla loro Svendita, così come le Scuole Secondarie Superiori, ormai già trasformate in comunità aperte in concorrenza tra loro e piegate al mercato.

Il processo riformistico, che si è abbattuto sulla scuola e sull’Università, ha travalicato lo stretto contingente politico accomunando governi e partiti di diverso orientamento politico, pensiamo alla madre di tutte le riforme, la legge Bassanini, a quella sull’autonomia, alla legge sulla parità scolastica, alla riforma del Titolo V della Costituzione. In questo senso la Gelmini oggi non può vantarsi di una riforma epocale della scuola, perché la Storia è cambiata diversi anni fa, nel periodo in cui la rossa Emilia Romagna introdusse per la prima volta i finanziamenti pubblici alle scuole private (con la Legge regionale Rivola, poi riconfermata e peggiorata dalla Legge regionale Bastico). Esempio subito seguito dalle amministrazioni periferiche comunali e provinciali , che iniziarono ad erogare finanziamenti alle scuole private . Tutti atti preparatori alla famigerata legge sulla parità scolastica del governo D’Alema che ha liberato finanziamenti dello Stato alle scuole paritarie, dando il via alla destrutturazione della scuola pubblica e trasferendo la responsabilità politica della formazione e dell’istruzione dallo Stato al privato con il colpevole silenzio assenso delle rappresentane sindacali. Questo è stato il vero cambiamento epocale!

E oggi quale futuro si prospetta per la scuola e i suoi lavoratori? I tagli hanno indebolito scuole prestigiose, mentre le scuole di periferia o meno importanti sono state messe in seria difficoltà, senza soldi non si possono fare più corsi di recupero, né provvedere adeguatamente alla manutenzione e alla pulizia dei locali (con tagli del 25% si possono pulire a giorni alterni!), per gli operatori poi si aprono scenari di precarietà, licenziamenti, nel migliore dei casi mobilità, e per gli studenti? Per loro rimane la scuola di eccellenza ovviamente privata, inaccessibile alla maggior parte delle famiglie, la fascia intermedia si dirigerà verso i licei mentre le scuole professionali destinate ai proletari e stranieri, impoverite tra l’altro di ore e discipline perchè «il numero delle ore di lezione si riduce in tutti gli indirizzi per rendere più sostenibile il carico orario delle lezioni per gli studenti»; intanto, già dai 16 anni, gli studenti potranno usufruire di contratti di apprendistato nelle aziende, così queste ultime saranno libere di licenziare e attingere manovalanza a costo zero.

Una scuola scadente, sporca e razzista, già perché c’è il capitolo del tetto massimo del 30% di studenti stranieri per lo più con un basso tasso di alfabetizzazione a causa dell’assenza di servizi rivolti a questi ragazzi, quindi con un aumento dell’emarginazione e dell’esclusione sociale; altro che integrazione!

Di fronte a questo disastro e vicini ad uno sciopero a ridosso delle elezioni, che non scongiurerà le migliaia di licenziamenti, ci si chiede dov’è andato a finire il popolo della scuola, gli studenti, i genitori e quella volontà di lotta emersa dallo sciopero del 30 ottobre 2008; dove sono andate a finire quelle risposte forti che dovevano far indietreggiare il Governo; tutto si è andato disperdendo nella burocrazia dei sindacati sia di quelli filogovernativi, sia della CGIL che ha alimentato, colpevolmente, le illusioni dei lavoratori dando per certo interventi della magistratura che avrebbero “bloccato le riforme”. Così il movimento si è lasciato ingoiare da settarismi e dalla resistenza individuale, mentre tutto veniva celermente approvato e messo a regime, approfittando dell’immobilismo della categoria che si è lasciata ingannevolente guidare dall’opposizione di facciata, su cui si è collocato quel mondo politico e sindacale responsabile di aver gettato acqua sulla protesta raccogliendo poche briciole buone solo a dividere.

Adele Dentice

sabato 20 febbraio 2010

IL MODELLO AMERICANO


«La mia idea è di abbassare l'età del primo impatto con il lavoro, anche con un contratto a causa mistacome l'apprendistato», portando l'età di accesso «dai 16 ai 15 anni»- Sacconi. Così verrebbero reclutati i 120 mila ragazzi che abbandonano la scuola prima del tempo inserendoli nel mondo del mercato del lavoro attraverso un non precisato coordinamento con l’offerta formativa. La logica avrebbe voluto che si ricercassero alternative all’interno della scuola, valorizzando il triennio di istituti tecnici e le scuole professionali e non facendo retrocedere il sistema scuola all’ultimo posto in Europa con l’abbassamento dell’obbligo scolastico, i ragazzi a lavoro a 15 anni e la mortificazione di intere aree disciplinari.

Il modello che sta prendendo forma è quello statunitense una scuola non luogo di formazione e istruzione, ma zona dell’apprendistato, in cui lo Stato cede la responsabilità della formazione al privato, questo impianto è molto apprezzato dalla Confindustria alla quale piace anche chiamare l’educazione “Education” all’americana, ma nel contempo è contraria alle due lingue straniere,e sostiene che basta conoscere un po’ di inglese, il necessario per essere bravi consumatori , una seconda lingua è inopportuna un spreco superfluo di denaro e poi l’inglese è la lingua madre del mercato globale. Ma le mire di Confindustria si articolano e si diffondono soprattutto sulla governance con particolare attenzione al sistema universitario, che sarà carissimo, (consiglio di amministrazione a fianco del DS o del Preside di Facoltà), sulla scelta del personale tecnico (fuori da graduatorie e classi di concorso e privilegiando le esperienze aziendali), e sulla valutazione degli studenti (con la presenza di suoi rappresentanti nelle commissioni di esame).

Questa mistificazione di riforma oltre ad accentuare la separatezza sociale ci riporta al peggio della riforma Gentile, che almeno aveva valorizzato il sistema dei licei, pensiamo invece alla marginalizzazione del latino nel liceo scientifico e al disegno di impoverimento della disciplina della storia , tanto per scopiazzare il sistema americano statunitense che la configura come materia universitaria escludendola dai percorsi formativi primari.

Il progetto economicistico che si sta imponendo, lontano da ogni elementare principio della didattica, taglia materie importanti di studio e ore di insegnamento (in media 4 ore settimanali in meno), si cancellano laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, perseguendo un unico obiettivo quello di cacciare decine di migliaia di precari, immiserendo e svilendo l’istruzione e il diritto costituzionale alla formazione Lo stesso ministro Tremonti ha dichiarato che la messa a regime della riforma porterà a un taglio di 130.000 docenti/in realtà non ha considerato i 20.000, prodotti dalla costituzione di cattedre superiori a 18 ore e il sovraffollamento delle classi , e 85.000 personale ATA, ma non ha dato informazioni il ministro in merito alla destinazione dei risparmi operati sul sistema scuola , probabilmente andranno a sostenere le casse delle banche avvantaggiando gli interessi clientelari e finanziando le guerre. Ma tutto questo è noto da tempo e di fronte a tanto vandalismo ci si sarebbe aspettata una reazione dei sindacati, ma la CISL, la UIL la GILDA lo SNALS tacciono colpevolmente mentre il popolo della scuola viene tranquillizzato e addormentato con promesse e le chimere del decreto salva precari , un decreto che oltre a creare false speranze , contraddice la realtà fatta dall’ esubero dei docenti di ruolo che con la messa a regime della riforma aumenteranno e verranno spediti in massa in altri settori del pubblico impiego.

Adele Dentice