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mercoledì 13 giugno 2012

Green economy, green golf-club: la beffa verde continua

La Puglia è la regione del sud Italia con il maggior numero di campi da golf ma sembra non ne abbia abbastanza. Infatti si sta concertando una legge bipartisan  firmata da quattro consiglieri del Pdl (Marmo, Friolo, Palese e Iurlaro), dell'Udc (Negro), della Puglia prima di tutto (Caroppo) ma anche del Pd (Donato Pentasuglia) e dell'Idv (Orazio Schiavone), che semplifichi la realizzazione di ulteriori impianti prevedendo strumenti di semplificazione procedurale e amministrativa  ed elabori disposizioni speciali in materia di edificabilità, anche in aree protette o lì dove ci sono casali abbandonati, tradotto si potrà costruire più facilmente e ovunque in barba ai provvedimenti di tutela ambientale e storica.
La giustificazione di questa legge trova riscontro nell’esigenza di  espandere l’offerta turistica oltre la tradizionale stagione estiva aprendola al turismo internazionale, operazione a quanto pare  ampiamente  condivisa  da tutte le aree politiche della nostra regione ,  che ci riporta nelle sue modalità indietro al  2008 alla legge n. 31 , dichiarata poi incostituzionale negli artt. 1 e 7, comma 1, che promuoveva  l’istallazione indiscriminata di mega parchi fotovoltaici , ne sanno qualcosa i salentini , con un a semplice DIA, tutto per espandere l’energia verde, come ora si vuole espandere il golf – verde, salvo poi fare un passo indietro una volta che ci si accorge(sempre troppo tardi) della devastazione  involontaria e rivestirsi di verde, dopo breve contrizione.
Onde frenare il possibile malcontento degli ecologisti, a febbraio è stato firmato un protocollo con le “principali”  associazioni ambientaliste (legaambiete , Wwf, FAI Mare Vivo) con le quali si sono aperti tavoli di trattative per identificare un’azione comune in favore degli eco-golf. Primo punto   il risparmio di acqua , è notorio il grande fabbisogno di acqua necessaria per garantire la vita del prato verde e l’assetata Puglia comunque deve cederne una quantità che, sia pur ridotta,  non può essere inferiore a 2.000 metri cubi di acqua al giorno (vedi studio della Regione Puglia su Golf e Ambiente, pag.7-8, secondo il quale “È interessante rilevare che la quantità d’acqua che mediamente serve per irrigare un campo da golf in una giornata estiva rappresenta l’equivalente del fabbisogno di un paese di 8.000 abitanti, nonché l’equivalente per la produzione di due tonnellate di grano”.) ,  confliggendo con le attività economiche preesistenti (agricoltura e allevamento in particolare). Dunque un lusso che contraddice l’assicurazione dell’uso agricolo dopo quelllo umano come sancisce art.28 Legge nazionale n.36 del 5 gennaio 1994 , oltre a  contribuire inesorabilmente al processo di desertificazione, già in atto nelle nostre zone.
Infatti, l’abbattimento del manto vegetazionale esistente, l’eccessivo trattamento chimico del terreno di un campo da golf possono essere all’origine del processo di desertificazione”.( Conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Rio De Janeiro nel 1992) per questo gli ambientalisti convocati chiedono “contenimento ”, non l’ eliminazione, dell’uso di fitofarmaci,.Ma c’è un altro e ancora più insidioso rischio ambientale soprattutto per noi pugliesi,  quando non viene utilizzata l’acqua di acquedotti o dighe, si utilizzano pozzi   trascurando il fatto  che le trivellazioni per pozzi sono causa diretta del fenomeno di salinizzazione nella falda nelle zone costiere. Un esempio, in Puglia,è il campo che sorge vicino al Parco Naturale delle Cesine (Acaya Golf Club) dove l’abbassamento della falda di acqua dolce è all’origine della salinizzazione delle acque del Parco”(Regione Puglia, Golf e Ambiente).
Oltre la sottrazione di terreno agricolo e forestale, distruzione del paesaggio naturale, bonifica di aree umide per creare campi da gioco, laghi artificiali, ecc va sottolineato che questi golf club non hanno una  redditività immediata, svolgendo una sommaria indagine sulla produttività dei golf club,  ci si accorge che questi impianti si sono rivelati un fallimento Se infatti l’investimento necessario per la realizzazione di un nuovo campo da golf (18 buche) si aggira mediamente intorno ai 5 milioni di euro e la gestione può  essere stimata in almeno 300.000 € l’anno, il lungo tempo di recupero del capitale costituisce un alto rischio per l’investimento, che in tempi di crisi come quella che stiamo attraversando è quanto meno inopportuno, ma l’arcano si svela se si legano i percorsi golfistici ad  operazioni immobiliari, spesso legate a successive speculazioni edilizie, che le associazioni ambientaliste su citate si augurano a ridosso dei centri abitati onde limitare l’espansione edilizia. A Toritto (Bari) per esempio fu presentato nel 2003 da un gruppo di imprenditori un progetto mediante lo strumento degli accordi di programma, che,  assieme al golf, prevedeva250 ville, torre panoramica, albergo da 300 posto, sala conferenze da 600 posto, ristorante, piscine, beauty farm, campi da calcio , tennis, ecc Il tutto nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Sito d’Interesse Comunitario e Zona di protezione speciale.
Insomma ancora un’altra autostrada per l’industria del mattone.

lunedì 12 dicembre 2011

c'è del marcio a Bari?


C’è del marcio a Bari ? Rivolgiamo questa domanda al senatore Bucciero che lo afferma con decisione ma, precisa, senza poter dire i nomi , e lo chiediamo al primo cittadino di Bari, che, in quanto difensore della nostra salute e della nostra città , è l’istituzione competente per chiarire il valore delle accuse mosse dall’ex senatore sulla travagliata questione dei presunti abusi edilizi realizzati in località Lama Balice, a Bari, dalla società Maestrale sulla antica masseria Gironda Maselli. L’episodio, per quanto sembri circoscritto, in realtà è’ un’ombra che viene gettata su una città come Bari dotata di un Piano Regolatore ambizioso che vorrebbe nelle intenzioni ridare fiato all´economia, sfruttando tutto il residuo potenziale edificatorio dell´ambiziosa Città-Regione pensata negli anni ‘60; ma l’ex senatore di alleanza nazionale, deponendo in tribunale, come testimone d’accusa, sembra voler sottintendere qualcos’altro che non alleggerisce affatto i dubbi che aleggiano tra i cittadini rispetto alle profonde contraddizioni insite nella politica espansionistica del mattone rosso-bruno della nostra città, ad iniziare da quella gigantesca idea che prevedeva una manovra edificatoria del PRG , orientata verso una mai realizzata città di 650mila abitanti. E Infatti i numeri non quadrano anche se le ultime delibere comunali sono tracciate su proiezioni iperdimensionate mai conseguite, come la n.64 del 7 luglio 2008 che liberalizzò ben 11 milioni di mc in aperta contraddizione con i fatti che parlano di solo 320.000 abitanti ,a fronte degli oltre 600.000 previsti , e per i quali fu prevista una volumetria di 8 milioni di metri cubi dal piano Quaroni, a cui se ne a aggiunsero con la variante,altri 3 milioni.
Le giustificazioni distratte e farfugliate si poggiarono sulla solita demagogia dei diritti dei lavoratori (il jolly che va bene da destra a sinistra),ad atti giuridici e amministrativi, varianti piani regolatori, che legittimavano la mega colata di cemento (???)
Ciò che invece è’ sotto gli occhi di tutti è la metamorfosi di Bari che già nel 97 fu definita città delle periferie dall’architetto Dino Borri , periferie che si estendono sino a raggiungere i confini di altri comuni , che a loro volta seguono lo stesso andamento, ingabbiando milioni di metri cubi di terreno agricolo deprezzato, anche e per merito di una distratta leggerezza di quei settori della politica, che avrebbero dovuto vigilare sulle amministrazioni a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Invece si è continuato a lottizzare enormi aree in ossequio alla speculazione edilizia, figlia della speculazione fondiaria che nei lontani anni sessanta coltivava il sogno del CEP al di fuori della città dove convogliare i cittadini della Città vecchia di Bari, Torre fesca , un quartiere nuovo che sulla carta doveva essere corredato di servizi e di autonomia pur rimanendo legato al nucleo centrale della città; un sogno infranto ben presto, poichè si è rivelato come segregazione pianificata, uno dei tanti quartieri dormitorio, slegato dal contesto cittadino, che orbitano intorno alla città , ricettacolo della criminalità e del dissesto ambientale . Lo spazio tra il Cep e la città nel frattempo è stato occupato dalla zona industriale la cui realizzazione fu sostenuta da Aldo Moro negli anni 70, sulla scia del benessere e della glorificazione dello sviluppo capitalista, le cui forze produttive e tecnologiche, al servizio della massimizzazione dei profitti e del consolidamento del potere, sono cieche e indifferenti rispetto ai danni prodotti sul territorio e al suo valore naturalistico e storico. Il potere e l’enorme massa di denaro, che regola le dinamiche speculative edilizie, non possono per loro stessa implicita essenza considerare o dare valore a principi fondamentali che regolano gli equilibri naturali o estetici, né tanto meno considerano che, spogliando le fonti originali di ogni ricchezza, si impoverisce il suolo e che la trasformazione degli ecosistemi da via a fenomeni naturali catastrofici, verso cui , ormai, abbiamo fin troppa familiarità, intanto proliferano orrendi edifici eretti su terreni franosi e traballanti
L’ urbanizzazione in continua espansione sembra non impensierire più di tanto nemmeno l’opinione pubblica assuefatta alle ruspe e alla cantierizzazione selvaggia , anche perchè questo stravolgimento urbanistico viene dai più interpretato come occasione di lavoro, non è un caso che la campagna elettorale del 2009 è stata giocata sui 30.000 posti di lavoro dei 600 progetti del piano strategico, riguardanti però tutte le 31 città dell' area metropolitana.
La vocazione della città di Bari appare, quindi, indissolubilmente legata alla sua urbanizzazione alla lottizzazione di aree sempre più vaste, dopo aver ormai “edificato” il 75% del suo territorio, “con 30milioni addizionali di mc solo per abitazioni (senza contare uffici e servizi) in larga parte inutilizzati (D.Borri)”il futuro si orienta oltre i confini perimetrali urbani, sino a congiungersi con aree edificabili di altri territori assegnati dal consorzio ASI , ente Pubblico nel cui cda ci sono Sindaci, esponenti della Camera di Commercio e Confindustria , tecnici che decidono sui destini della salute e dell’economia di un’intera popolazione secondo teorie dette “ innovative”, che mantengono la antica tradizione da prima Repubblica dei bisbigli , delle carte, che si rincorrono e si perdono nelle stanze o tra i corridoi , delle lunghe attese e dei multipli incarichi, come il senatore- sindaco- presidente Antonio Azzollini, nonché componente del consiglio di amministrazione dell’Asi Bari. Un carrozzone, quello dell’Asi , accusato di agire con metodi assolutistici e totalitari non scevro da denunce come quelle della rappresentanti della Cna, la Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, che puntano il dito contro l'Asi e sullo stato di abbandono nella zona industriale di Bari o quella del segretario della Funzione Pubblica-Uil Franco Liuzzi che con esposti, lettere e denunce ha ventilato l’ipotesi sul giro di favori ed assunzioni all’interno dell’azienda che gestisce l’Area dello Sviluppo Industriale (settembre 2010) Come mai non sono state utilizzate procedure ad evidenza pubblica per effettuare queste assunzioni, essendo l’ASI un Ente pubblico? Perché il Direttore dell’Ente alla nostra formale richiesta ha risposto con spavalda sicumera: “che vai cercando, qua si assume “intuitu personae”; “qua non c’è mai stato un concorso”; “vai dove vuoi?”, si chiede ancora più arrabbiato di prima il segretario Franco Liuzzi. (Quotidiano di Bari 6 settembre 2010)
Ombre e penombre sulle quali vorremmo essere rassicurati perché a noi piacerebbe pensare che a Bari si è in grado di tenere insieme sviluppo, lavoro e rispetto del territorio, che le promesse fatte hanno un loro peso, che i cittadini sono interlocutori non solo in occasioni preelettoralistiche, ma anche quando si decide del loro futuro e della loro vita, per questo chiediamo al Sindaco di Bari di darci delle risposte, magari , in un confronto pubblico con Bucciero per capire e liberarci per sempre delle ombre.

lunedì 8 agosto 2011

Il Nuovo che avanza

Il nuovo che avanza,una macchina perfetta per distruggere quanto resta delle coste e della bellezza del nostro territorio.
Lo dobbiamo ai piani regolatori, alle varianti ai progetti di riqualificazione che hanno fatto nascere quartieri periferici, svuotato e ripopolato centri storici,favorito l’ ascesa economica e sociale di personaggi responsabili delle speculazioni che hanno cambiato per sempre il volto della nostra regione, distruttori di bellezze storiche e di terreni agricoli e di pregio ambientale per realizzare architetture terrificanti. Un’ idea di sviluppo assimilata capillarmente da tutti, favorita dal’apatia politica dei cittadini, che passa attraverso la distruzione del territorio consentendo la spregiudicata speculazione edilizia anche in territori pregevoli, tutto in nome della “santa alleanza” politico-affaristica , e la chiara volontà di curare altri interessi privati ben lontani dal bene comune .
Così, come in tante parti d’Italia, si consuma a Polignano l’annosa vicenda di un’area tra le più suggestive del sud barese ultimo pezzo di natura spontanea mescolata a tradizione e storia con i suoi magnifici trulli dislocati sulla costa, condannata perennemente allo sfregio urbanistico.
La storia è lunga e risale agli anni 70 esattamente il 1975, quando in base al PRG , attuato poi nel 1980, l’idea del proprietario Andidero, di trasformare la zona in un centro turistico-alberghiero fu bloccata perché poco “conveniente sul piano dei profitti”, infatti in base al PRG l’area veniva suddivisa in tre zone, la più ampia per l’attivazione di strutture turistiche alberghiere, una seconda zona per il campeggio e la terza lungo la costa come area parcheggi. A questo vanno aggiunte le valutazioni della Sovrintentenza dei Beni culturali ed ambientali che riteneva lesivi della peculiarietà delle zone costiere i progetti di riqualificazione turistica
Le cose cambiano il 15 dicembre 2000 giorno in cui fu siglato l’accordo di programma tra Andidero e la Regione Puglia e il Comune di Polignano , accordo che prevedeva un progetto di villaggio turistico Agape, il più grande centro turistico in terra di Bari illustrato, recentemente,dalla brochure ideata dall’agenzia Proforma

A dieci anni da questo accordo la GIEM srl, che possiede un diritto di opzione su quei terreni , 1 milione e centomila metri quadri dislocati lungo via Cozze SS16, che costa quasi milione di euro ogni sei mesi , soldi che verranno defalcati nel momento in cui acquisterà i terreni di proprietà Andidero, presenta una variante, approvata il 6 dicembre 2010 dal consiglio comunale di Polignano, trasmessa poi alla Regione Puglia il 30 dicembre 2010 con richiesta di finanziamento. Il nuovo progetto denominato Parco dei Trulli ridimensiona l’assetto ricettivo e commerciale a favore della costruzione delle villette ,e prevede un campo da golf annesso, per poter accedere ai finanziamenti regionali .


La commissione ambiente della Regione Puglia ha rigettato la proposta della Giem srl, perché il piano di lottizzazione Parco dei Trulli (ex accordo di programma Agape) presenta un vizio di forma , poiché non è stata prodotta la documentazione attestante l'avvio delle procedure relative all'ottenimento delle autorizzazioni amministrative e dichiara inoltre “di non poter esprimere parere favorevole all'intervento della Giem srl, anche in considerazione del parere paesaggistico( progetto Agape) che prescriveva di destinare,la stessa area sulla quale è previsto il campo golf, a Parco pubblico, con clausola di conservare integralmente la vegetazione presente, i manufatti con copertura a trullo e i muretti a secco che configurano il paesaggio agrario storico e culturale meritevole di tutela.”
La Giem va all’attacco poiché sostiene che ha perso il finanziamento perché, a domande presentate è stato modificato il corpo del bando, venendo meno alla legge 241 del ’90 che di fatto vieta modifiche in corso d’opera.

Ci sarebbe poi da considerare il valore legale della variante approvata a dicembre nel consiglio comunale di Polignano in quando sottenderebbe un interesse privato in atti pubblici , facendo qualche calcolo elementare se ogni villetta, il progetto ne prevede 250, venisse venduta a 180.000 l’una, significa che dei 45 milioni di euro l’utile per la ditta sarebbe di 10 milioni una cifra importante che ci farebbe subito venire in mente cosa ne guadagnerebbe l’amministrazione , ma poi da considerare ancora più grave l’effetto domino poichè verrebbero ad essere coinvolte per via del PRG anche le altre 7 zone , Torre di Cina, San Giovanni, pozzo Vivo, La Compra, Cozze, Rigagnola Euxiridemus,in pratica si verrebbe a formare un’altra città.

Insomma una lotta a suon di carte bollate tra imprese edilizie importanti, per inciso insieme anche nella questione di Punta Perotti, e a quanto pare sostenute politicamente dalle diverse fazioni politiche ,che nell’interesse del bene di non si sa chi utilizzano slogan in difesa del bene pubblico e contro la “cementificazione selvaggia”. Il PD, i Verdi, Alleanza salverebbero il progetto a condizione che l’area sia destinata a strutture turistico-alberghiere, con la scusa dei posti di lavoro per giovani , ovviamente stagionale e precari, che le residenze non possano vendersi singolarmente, che le aree destinate a parco urbano e ad attrezzature private di interesse pubblico siano pari a quelle previste dal PRG e che sia eliminato a valle il campo da golf previsto dalla Giem srl che verrebbe a condizionare la realizzazione di quello previsto dall’ accordo del Comune con la Italprogram spa. Quindi il campo da golf si deve fare , sia per accontentare i pugliesi “notoriamente” giocatori appassionati di questa attività sportiva, che in spregio dell’ambiente e del consumo di acqua di cui questi impianti necessitano a dispetto della assetata Puglia
Un altro elemento di contestazione riguardano i 37mila metri cubi che saranno dedicati a servizi commerciali e turistici, rispetto ai 201mila metri cubi di Agape, quindi le osservazioni nella fattispecie non riguardano la difesa del territorio, ma si riduce alla diatriba tra villette o strutture turistiche-ricettive con l’ipocrita demagogia dei 400 posti di lavoro (ovviamente stagionali) e dei 210 esercizi commerciali . Non sappiamo come andrà a finire anche se onestamente non credo ci sia differenza tra l’una e l’altra proposta, è la solita commedia tra diverse fazioni nell’ottica tutta italiana che ormai considera come consuetudine la speculazione edilizia nelle deliberazioni politiche. Sappiamo a nostre spese come,dopo le promesse elettorali, ogni piano programmatico continua a basarsi sulla crescita e sull’aumento del consumo dei suoli, perché troppo grande è il guadagno ricavato dal passaggio da agricoli ad edificabili, e l’economia rimane tutta nelle mani delle immobiliari e delle banche mentre la ricchezza della terra è deprezzata e annullata .Eppure la cementificazione del territorio rappresenta tutta la nostra incapacità di guardare il futuro si continua a costruire a ritmo forsennato, si teorizzano persino le case ecologiche , pur i costruire, e non ci si rende conto che il territorio non è infinito che stiamo distruggendo il suolo fertile, che non sarà poi possibile ripristinare per migliaia di anni .Dovremmo pensare, se vogliamo conservare la vita, ad un altro modo di pianificare il territorio ,cominciando con ridare il giusto valore alle terre agricole , ma ci vuole un atto politico coraggioso, che coinvolga tutta la collettività che sappia resistere ai ricatti e alle lusinghe del mercato.

lunedì 17 maggio 2010

Salento, terra di inquinamento

La favola di una terra, aria e mare incontaminato è finita? Sembra proprio di si.
Nel Salento si registra un tasso di malattie oncologiche e morti per tumori pari a quello dei territori più industrializzati ed inquinati d'Europa, come l'Inghilterra o la zona di Milano. Con una differenza: in quelle zone il tasso di malattie è in diminuzione, mentre nel Salento è in aumento.
Tra le cause c'è l'inquinamento da diossina sprigionata dalle centrali a carbone di Cerano, dalle centrali Enichem di Brindisi, dall'Italsider di Taranto, dal sansificio Copersalento di Maglie e dalle decine di stabilimenti che hanno impregnato l'aria e la terra di sostanze tossiche e nocive.
I prodotti agricoli sono avvelenati ed interi allevamenti di bestiame risultano intossicati al punto da doverli abbattere.
L'uso massiccio di pesticidi, il traffico dei rifiuti tossici, le lavorazioni di fabbriche da sfruttamento,come i calzaturifici, fanno il resto.
Nel mare scaricano fogne, liquami e rifiuti chimici. Molti tratti di costa sono stati vietati alla balneazione, in altri si contraggono malattie anche infettive.
In pochi decenni le aree urbanizzate sono triplicate con insediamenti speculativi, quali falsi stabilimenti, villaggi turistici, cave di estrazione, case e ville abusive.
Le campagne e le colture sono saccheggiate, si estirpano alberi di olivo secolari ed opere in pietra a secco per venderli su mercati anche esteri: si impiantano pale eoliche ed antenne telefoniche con un impressionante inquinamento elettromagnetico; si estirpano vigneti per fare posto a pannelli fotovoltaici; si costruiscono inutili strade e superstrade su un territorio con la percentuale più stradalizzata. Il paesaggio è deturpato.
E per finire ora vogliono costruire nuove centrali termiche, discariche, sansifici, superstrade, rigassificatori, centrali nucleari.

Davide Falsanisi

lunedì 22 febbraio 2010

"C'erano una volta gli abitanti di Bari vecchia..."


 

Le parole “riqualificazione” e "recupero", ripetute dalla nostra variopinta classe politica solo nelle occasioni ufficiali, sono paraventi ideologici che nascondono il progetto antico dell’espulsione degli abitanti di Bari vecchia dal loro territorio, relegandoli nei non luoghi delle periferie urbane, nate dalla speculazione edilizia e dalla politica del mattone!

Dal ’71 all’81 la popolazione è diminuita di circa 4000 persone con un dato di anzianità del 4% in più rispetto a quello comunale; ma l'esodo non si è mai fermato! anzi, in particolare dopo l’avvio del Piano Urban il fenomeno si è accentuato , avvantaggiando chi si è insediato negli spazi resi vuoti dall'emigrazione ghettizzando ulteriormente i nativi, sempre di più spinti nelle parti più interne e degradate del quartiere.

Così la bella favola del progetto di riqualificazione del quartiere, che aveva diffuso tante speranze occupazionali tra gli abitanti ha, invece, rafforzato l’assedio al territorio peggiorandone allo stesso tempo le condizioni economiche, poiché sono state favorite solo attività commerciali slegate dalla tradizione del luogo (pub, uffici, ecc.) e i luoghi della tradizione sono stati sostituiti da contenitori “culturali” di aria fritta destinati allo sguardo distratto degli avventori domenicali e agli sfregi dei ragazzi della movida.

Ultimo atto è l’impoverimento culturale della gente di Bari Vecchia, privata per prima cosa del diritto alla formazione svilendo il ruolo della scuola pubblica anche nella sua funzione di custode di secoli di storia e tradizione. In tal modo si è negata anche ai giovani l’opportunità di crearsi un progetto di vita rimanendo nel territorio d’origine valorizzandone tutto il patrimonio culturale. In tanti oggi si mostrano scandalizzati per la chiusura della scuola media San Nicola. Troppo grande, troppo bella per quei ragazzi "vastasi", meglio destinare quell'edificio a qualcosa di più rappresentativo…; anche le grida dei ragazzi erano di fastidio lì nel cuore del turismo barese; ora, invece, il silenzio accoglierà le frotte di turisti venuti per visitare la Basilica e il quartiere, o meglio solo una sua parte, quella messa a nuovo, ripulita anche dei suoi abitanti.

Adele Dentice

Il sogno di una città metropolitana


Una splendida spiaggia, nel regno dell'eternit, del sole e del diving. Tuffatevi tra i fondali di liquami indimenticabili del Mar Adriatico. In un’oasi di benessere vivrete una vacanza da sogno. Tutto questo presto realtà. A maggio la Nuova Torre Quetta la spiaggia dei baresi verrà aperta, a due passi dal centro storico, (sempre più storico e meno centro), si raggiunge in pochi minuti la Spiaggia , di 30 metri (quasi 9 ettari) verranno sistemati nuovi pontili in legno. Potrete fare un tuffo in tutta “sicurezza”, infatti verrà isolato il fondo marino per evitare la dispersione di eventuali residui di fibre in amianto.

Ripristinata la pavimentazione e creata una corsia per canoe e surf. I corsi di rafting verranno effettuati solo in occasione delle aperture delle valvole di sfogo fognario. Si è verificato le molte opere recuperabili: dalle panchine alle piante, dalle giostre all’illuminazione. Ma dal momento che la spiaggia sarà parecchio più estesa, c’è da progettare tutta la nuova area.

La consigliera delegata all’Ambiente (che svolge funzioni di assessore) Maria Maugeri, ha già illustrato ai dirigenti le sue proposte: «Pensiamo a nuove piante, nuovi arredi, illuminazione a risparmio energetico, cioè alimentata con il fotovoltaico».

Così succederà che a fine di una giornata estiva i baresi del centro storico che torneranno a casa con la pelle al sapore di “sale”, speriamo solo sale! Dovranno fare i conti con il tronco fognario che in alcune zone di Bari Vecchia non è mai arrivato, e augurandosi che quella poca acqua che nei mesi di calura sia arrivata in maniera sufficiente per riempire i recipienti sul tetto,cosi potranno forse farsi una doccia depurativa.

Per una giornata di svago al mare si può sorvolare su questi piccoli particolari, come i bisogni principali dei quartieri periferici, siamo abituati a opere faraoniche di questa amministrazione, la metropolitana per esempio, che parte dal quartiere San Paolo, un vero vanto, in pochi minuti si è in centro, con corse ogni 59 minuti, vero vanto! Praticamente i tempi di attesa tra una corsa e l’altra sono superiore a qualsiasi tradotta che da Calcutta va a Bhopal. E la chiamiamo metro però!!

Intanto proseguono i lavori di allungamento della battigia. Una prima fase di intervento su Torre Quetta era iniziata nel 2006 per concludersi nel 2008. Costati quattro milioni di euro, i lavori si erano concentrati sulla rimozione di circa mille tonnellate di rifiuti contenenti amianto, abbandonate nel corso degli anni da diverse imprese.

Poi mettere in sicurezza permanente la spiaggia inquinata dai residui di amianto, costerà “solo” in tutto sei milioni di euro. Per questo Verrà isolato il fondo marino per evitare la dispersione di eventuali residui di fibre in amianto. Dell’opera si occupa l’associazione temporanea di imprese costituita dalla Lucatelli, dalla Valerio General Costruzioni e da Camassambiente. Imprese che, nelle loro competenze, hanno anche quella delle realizzazione di opere edili e di verde pubblico.

La General Costruzioni non ricorda nulla? È la stessa azienda che butto giù Punta Perotti.

Dalle macerie dell’eco mostro si tirano fuori ancora soldi comunali eravamo tutti contenti per aver visto crollare un obbrobrio architettonico, senza sapere di appoggiare la futura costruzione di monumenti allo scempio e allo sperpero della moneta pubblica.
Ora tocca ai dirigenti tradurre queste idee in pratica e soprattutto quantificare la spesa. «C’è un risparmio rispetto alle somme previste per la fase di bonifica - continua la consigliera - e, nonostante il maltempo, la scansione temporale dei lavori è stata rispettata. Questo significa che negli ultimi due mesi, più o meno da marzo, lo sforzo degli operai potrà essere concentrato sull’intervento di restyling».
E così anche noi all’ombra di una bella palma osserveremo il nostro piccolo Dubai Reresort che gareggerà e toglierà il primato al nostro vanto iniziale Pane e Pomodoro la Palm Bitch, pardon volevo dire Beach, pugliese, Anche Bari si sentirà una città Metropolitana importante.
In futuro potrà far sfoggio delle sue belle spiagge e poco più in la le bidonville.

Antonino Cimino