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domenica 2 settembre 2012

SCUOLA E SPENDING REVIEW: LA POLITICA DELLA MISERIA, soprattutto morale



Bilanci scolastici, ai tagli per le scuole all'estero, ferie non godute, vicari, pagelle online, soprannumerari ed inidonei e altro.
La prima lettura ci fa capire che chi ha operato i tagli lineari valevoli su tutte le amministrazioni , non sa come si muove la macchina organizzativa della scuola, l’ignoranza pilotata fa  saltare agli occhi le contraddizioni profonde che caratterizzano questa ennesima finanziaria celata, a partire  dalla giostra del  sistema pensionistico che in una prima fase  impone l’uscita dei pubblici dipendente su  base anagrafica  poi reintroduce  i vecchi sistemi , però escludendo i docenti della scuola e gli inidonei costretti a transitare nei profili ATA (non docenti, segreterie ecc). Altri pessimi esempi sono rappresentati dal divieto di monetizzare le ferie non godute e l’obbligo di accesso ai servizi on line. Nel primo caso , art 5 comma 8, non si tiene conto che il divieto è inapplicabile con i supplenti perché c’è l’obbligo di assicurare il diritto allo studio e la scuola non può mettere in ferie il dipendente prima che termini il rapporto di lavoro, nel secondo caso non si considera  che la de materializzazione degli atti amministrativi obbligatori per gli utenti esterni ed interni , potrebbe colpire  magari qualche milione di famiglie che non ha né gli strumenti tecnici né le competenze necessarie per accedere ai servizi on line.  
Tra i punti critici più discutibili e iniqui c’è art 14 comma 13 e 15 in riferimento a  3,765 docenti permanentemente o temporaneamente inidonei per motivi di salute , i quali dovrebbero  essere utilizzati nei profili ATA mettendo sul lastrico  3.800 lavoratori e altrettanti docenti precari  , inoltre gli inidonei  alle soglie della pensione e malati si vedrebbero costretti a svolgere il lavoro gravoso di assistente amministrativo magari  in provincia. E’ questa una norma “illegittima” poiché il personale mantiene lo status quo di docente nonostante siano posti “temporaneamente “ fuori ruolo, l’art 2103 dello Statuto dei lavoratori chiaramente prevede che “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quella corrispondenti alla categoria superiore  che abbia successivamente acquisito…. Senza alcuna diminuzione della retribuzione
Poi ci sono i docenti in esubero e parliamo di 10.000 lavoratori , docenti soprannumerari resi tali dai vari dimensionamenti e revisioni ,che sono utilizzati in ambito provinciale senza alcun rapporto con la formazione  professionale ( nel senso che un docente di artistica potrebbe trovarsi a fare da tappabuchi su una cattedra di matematica!), con conseguenze deleterie per le prestazioni professionali, sui livelli occupazionali di docenti abilitati , specializzati con anni di esperienza, ma precari, sugli interessati che verrebbero utilizzati come tappabuchi
Così in un colpo solo 15.000 lavoratori con decenni di esperienza alle spalle vengono fatti fuori
Un’altra sferzata importate quella sui docenti italiani all’estero  una combinazione perfetta di interventi che aprono  definitivamente la porta alla privatizzazione infatti con il taglio del 41% degli investimenti che colpiscono corsi di lingua e cultura nelle scuole e università all’estero.Volendo mantenere gli attuali standard qualitativi lo Stato deve per forza delegare al privato, smantellando di fatto due leggi che garantivano uno dei pochi servizi di qualità del nostro sistema scolastico il S.Lgs 297/94 e la legge 153 /71. Le scusanti miserevoli sono quelle di far cassa in realtà , e temo che il tempo mi darà ragione, si trasformerà in un'altra contribuzione a enti privati che sulla carta manterranno il servizio sacrificando ancora una volta il personale precario in servizio all’estero : Insomma un intervento drastico che sfigura ancora la suola rendendola incapace di agire, senza alcuna finalità di miglioramento , risparmiando e privilegiando le scuole private e le ore di religione che diventano “credito formativo”, risparmio a seno unico , quindi  in questa alleanza tra banche e altare!|

Adele Dentice

lunedì 23 gennaio 2012

la pace sociale


La pace sociale ,cioè la presenza governativa dei partiti di sinistra o dei cosiddetti tecnici al potere, ci ha sempre regalato rivisitazioni peggiorative in campo lavorativo e sociale soprattutto per quel che riguarda il sistema pensionistico, le ragioni sono elementari il governo non riesce a sostenere 23.836.000 prestazioni assistenziali dichiarate dall’Inps per cui con la presenza dei sindacati concertativi si possono fare certi interventi che strangolano il popolo colpendo le categorie più deboli come, nella fattispecie, i pensionati.
A certi interventi così radicali non si giunge se il terreno non viene preparato adeguatamente nel corso tempo basta una breve ricapitolazione e ci accorgiamo che la controriforma delle pensioni inizia con Governo Amato ('92), per poi perfezionarsi con Dini ('95) che passa dal sistema retributivo, che garantiva il 2% della retribuzione pensionabile per ogni anno di contribuzione, pari all'80/85% dell'ultima retribuzione, al sistema contributivo che prevede la percezione del 40/50% della pensione attraverso un calcolo del montante contributivo moltiplicato per il coefficiente di applicazione che va rivisto ogni 3 anni.
Prima di andare a regime totale si interpone il sistema misto applicabile ai lavoratori che, alla data del 31 dicembre 1995, non avevano compiuto i 18 anni previsti per il regime retributivo pieno a cui tocca dal 1996 ,1 gennaio , passare al sistema contributivo,
Ma Dini è latore di una ulteriore innovazione aprendo definitivamente la strada alla privatizzazione della previdenza favorendo la nascita della pensione integrativa (fondi di pensione chiusi) disciplinata genericamente dalla legge , sarà poi il Governo Prodi nel 2007 con le false votazioni a favore della riforma nelle assemblee sindacali indette dai confederali accordo 23 luglio 2007, a mettere tutti d'accordo e tagliare ulteriormente il sistema pensionistico con le quote , cioè agli anni anagrafici si dovevano sommare i contributivi con la decurtazione futura del 6/8% dei coefficienti di trasformazione
Per cui il decreto di Natale D.L. 201/2011 , applaudito da destrasinistracentro, che fa scomparire la pensione di anzianità, ha avuto la strada ben spianata per poter mettere in atto la doppia azione della dissoluzione del sistema previdenziale dilungando l’età pensionabile , e bloccando di fatto l’accesso al lavoro dei giovani, i più fortunati percepiranno una pensione di 300 euro. Il meccanismo ipocrita e crudele si basa sullo stratagemma dell’incentivo economico e dell’ adeguamento della speranza di vita, ennesima ipocrisia dal momento che si parla di allungamento della vita,ma si fa di tutto per ridurla, basta pensare al peggioramento delle condizioni lavorative e i tagli alla sanità
In pratica dal 2013 in poi non esisterà più un’età fissa per la pensione di vecchiaia, perché tutti i requisiti saranno adeguati in modo costante alla speranza di vita e l’incremento sarà per tutti di tre mesi.
Cioè se nel 2012 si potrà andare in pensione a 66 anni nel 2013 a 66 anni più tre mesi, nel 2029 a 68 anni e tre mesi , nel 2050 a 69 anni e 9 mesi e cosi via. Inoltre questo fausto anno porta un altro regalino ai pensionandi poiché l’assegno decorrerà dal mese successivo a quello di presentazione della richiesta di pensione all’ente di previdenza .

Si è capito che l’obiettivo principale della coppia Fornero-Monti è quello di mandarci in pensione tutti a 70 anni basta leggersi la relazione tecnica del D.L. 201 che ci informa che saranno ben 70mila lavoratori all’anno a non poter andare in pensione, posticipando di due anni e mezzo l’interruzione di attività.
Ci vogliono poi far credere che il lavoratore sarà libero di decidere se posticipare o meno la fine della sua attività lavorativa, ma in realtà non è data alcuna possibilità di scelta dal momento che se la pensione media sarà il 50% dell’ ultimo stipendio e la copertura INPS si incrementerà per coloro che decidono di continuare, tutti decideranno loro malgrado di continuare a lavorare , a meno di godere di pensioni d’oro.

Ma la realtà ci pone di fronte una media di stipendio annuo di 20.000 euro , se consideriamo un lavoratore, che ha iniziato a lavorare a 25 anni con il sistema retributivo e cede mensilmente la propria contribuzione previdenziale che ammonta al 33% ,cioè6.500 euro ; dopo 40 anni arriva a un montante contributivo di 260.000, e la sua pensione sarà quindi di 15 000, per iniziare a godere dei frutti dovrà vivere sino a 83 , superando di due anni la vita media. Con il sistema misto alle stesse condizioni il pensionato per recuperare il suo capitale dovrà vivere sino a 94 anni, con il sistema contributivo si arriverà sino a 98 anni soldi persi che serviranno all’INPS per essere quotata in borsa. Infatti come ultima operazione di massacro sociale vanno aggiunti la cancellazione dell Inpdap ed Enpals , che oltre a produrre la perdita di 700 posti di lavoro , considerati in esubero, indirizzerà verso il definitivo smantellamento della previdenza unica a favore di quella privata ,tanto auspicata da Bonanni , ma soprattutto il trasferimento di IdeaFimit sgr (di cui l’Inpdap e Enpals sono titolari di quote azionarie) all’INPS che verrà quotata in borsa con i soldi dei contributi dei lavoratori

lunedì 6 giugno 2011

LA SCUOLA E' APERTA A TUTTI 2 parte: Moratti Fioroni


L. n.53/2003: La struttura gerarchica della Riforma Moratti

L’agibilità democratico-sindacale e gli spazi di libertà e legalità presenti all'interno dell'istituzione scolastica pubblica , hanno subito colpi durissimi, dopo l'autonomia, infatti le scelte politiche dei governi nella loro alternanza si sono mossi in direzione univoca , costruendo un sistema alternativo a quello ipotizzato e delineato dalla Carta Costituzionale.

Sia l’istituzione della cosiddetta “autonomia scolastica” che poi l’applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come “riforma Moratti”), hanno determinato una profonda disparità di funzioni e redditi all'interno della scuola sulla base di “meriti” e competenze eregendo di fatto una struttura oligarchica e verticistica che segna in maniera definitiva la gestione autoritaria dei singoli istituti modo autoritario.
Di fatto si è costituito un sistema gerarchico che ha pregiudicato definitivamente il residuo di democrazia collegiale generando una situazione di subalternità ai poteri politici ed economici territoriali.

Liberandosi di ogni ambiguità con la legge Moratti si introduce il modello aziendalistico prevedendo dopo la scuola media un duplice canale, uno per la futura classe dirigente (i Licei) e un altro per la classe subalterna . Ovviamente la disparità che si veniva a determinare presupponeva anche una diversa organizzazione , nasce così il modello “spezzatino”, orari minimi e differenziati a seconda delle esigenze ore aggiuntive ecc.
La Riforma presentava altri elementi di forte criticità come la scuola dell' infanzia ,anticipata a due anni e mezzo, trasformata in mera custodia , e l'inesistente copertura finanziaria. 
La forte opposizione del mondo della scuola impedì l'applicazione di questo sconclusionato e classista modello scolastico, ma non impedì la politica dei tagli che nella finanziaria per il2007 fu di 3.175 milioni di euro per la scuola statale , mentre fu previsto un contributo per le scuole non statali di 100 milioni di euro, con la giustificazione che le scuole non statali svolgono una funzione pubblica!

Governo Prodi

- Finanziaria 2007 sono stati tagliati “solo”14.000 posti (10.000 docenti + 4.000 ATA). A un certo punto si sono resi conto che un taglio di 47.000 posti

- Finanziaria 2008 il Governo Prodi ha previsto di distribuire equamente in tre anni i 33.000 taglimancati, sospendendo per un anno gli effetti della clausola di salvaguardia per “evitare” il collasso finanziario delle scuole.

- Nell'anno scolastico 2008/2009 furono “coerentemente” tagliati 11.000posti (10.000 docenti + 1.000 ATA). Il Governo Prodi poi è caduto, quindi l’eredità dei restanti 22.000 tagli è passata all’attuale Governo Berlusconi.
Il Governo Prodi quindi in due anni ha tagliato 25.000 posti (20.000 docenti + 5.000 ATA).

IL SUPERAMENTO DEL MORATTISMO :

a)scuole come fondazioni


Nel gennaio del 2007 l'allora ministro dell'istruzione Fioroni annunciò al Summit di Caserta che nel giro di un paio d'anni la scuola avrebbe cambiato voto trasformando le scuole in Fondazioni, per poter garantirne vantaggi fiscali .Ilministro mossodall'entusiasmo andò oltre e consiglio che i consigli di Istituto nominassero un Comitato Tecnico che lo affiancasse composto da rappresentanti del mondo aziendale e del terzo settore, riprendendo il comma 15 dell'art 1 del decreto legislativo n.226/2005 che prevedeva la costituzione di Poli formativi riabilitando di fatto la riforma Moratti anche in virtù della riconferma dei percorsi sperimentali triennali in collaborazione con il sistema di formazione professionale delle Regioni . Il superamento del morattismo al summit di Caserta scatenò l'entusiasmo dei sindacati, fuori dal coro solo i Cobas, mentre Andrea Ranieri dei Ds affermò che bisognava essere realisti che le scuole così saranno assolutamente trattate come terzo settore e per quanto riguarda le aziende saranno i dirigenti scolastici a decidere se prevedere l'ingresso delle aziende nella gestione dei costi.



b) Parità scolastica

Con l'art. 68 con 12 contratto nazionale della scuola Fioroni volle innalzare di 100 milioni di euro i già cospicui finanziamenti alle scuole private a fronte di un aumento mensile di 30 euro lorde per i docenti;

c) obbligo scolastico:

innalzato a 16 anni con la biforcazione classista del doppio canale art.68 c. 1 e 2, i ragazzi dovranno scegliere se il proseguo degli studi o la formazione professionale privata per contrastare la dispersione scolastica, compito per legge destinato alla scuola pubblica;

d) Pensioni:

avvio all'introduzione del Tfr dei fondi pensioni complementari e nel silenzio assenso di tutti i partiti e sindacati , ma fu il famigerato protocollo “segreto” del luglio 2007 ,firmato dal Governo e i sindacati, a prevedere la riduzione dei rendimenti pensionistici e l'innalzamento dell'età pensionistica.

Adele Dentice - PBC Puglia

sabato 4 giugno 2011

Viaggio in Italia: il Paese dei Poveri


Secondo il “Rapporto annuale sulla situazione del Paese 2010” Istat l'Italia è il fanalino di coda dell'Europa e il Meridione con in testa Campania Sicilia e Puglia, sono il fanalino del fanalino.
I parametri adottati sono tre: persone a rischio povertà dopo i trasferimenti sociale, persone in situazione di grave deprivazione materiale, in cui la Puglia primeggia registrando il 10,7% a fronte di una media nazionale del 7%, infine ci sono le persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa.

Se analizziamo la questione lavoro si rileva subito il dato positivo di 532mila in meno di disoccupati, positività che non trova corrispondenza nel sud Italia dove risiede oltre la meta degli italiani in cerca di lavoro, la cosa non migliora con la scuola dove ancora rimane altissima la percentuale di giovani che abbandonano la scuola con la Sicilia al 26% e la Campania e la Puglia a seguire con il 23 %, contro la media del 12 % del centro -Nord. Siamo dunque ben lontani dalla strategia Europa che prevedeva entro il 2020 il 40% di laureati quarantenni dal momento che ci attestiamo a uno scarso 19%

Questi dati parlano chiaro e ci delineano un paese sbilanciato non solo in termini di povertà reale ma anche in relazione ai meccanismi di solidarietà, come emerge sempre nel rapporto Istat, in merito agli aiuti erogati nel nord-est dove le famiglie sostenute nel 2009 sono state il 32, 2 per cento, mentre al sud la percentuale si abbassa al 26,1. Questo nonostante in regioni come Puglia, Calabria e Basilicata i bisogni di assistenza siano ben superiori a quelli del settentrione.

E' il paese dei poveri e della disuguaglianza , che nasce dalla rottura del funzionamento di solidarietà esponendo sempre i più deboli, lavoratori e piccoli imprenditori, vecchi e giovani; un processo innescato dall' indebolimento e dalla riduzione della sovranità dello Stato che ha perso la sua azione regolativa e, nella fase di crisi, ha tutelato le istituzioni di mercato sovrastimandone la capacità adattiva ,mentre sono stati sotto valutati i problemi veri, quelli che interessano la vita concreta delle persone.

Come i trattamenti previdenziali, per esempio, che, in attesa che si passi alla totale privatizzazione dello stato sociale, sono stati falcidiati. Le pensioni che , ormai prive di potere d'acquisto in quanto non vengono più rivalutate in relazione alle dinamiche delle retribuzioni e dell'aumento dei prezzi, sono state rese "complementari" alla rendita attraverso i fondi pensione, di cui solo il 23% di potenziali aderenti vi ha fatto ricorso e bisognerebbe interrogarsi sulle reali motivazioni , non necessariamente legate all' ignoranza , forse non tutti i lavoratori sono disposti ad assicurarsi la vecchiaia giocando in borsa parte della busta paga.

Inoltre il sistema della privatizzazione e dell'eliminazione dello stato del Welfare (improduttivo secondo i criteri dell'economia dominante) oltre ad aver distrutto interi settori produttivi e creato disoccupazione non hanno nemmeno apportato benefici rilevanti alle casse dello Stato. Gli unici effetti significativi sono i costi dei servizi, invariati nel migliore dei casi, a fronte di un reale calo della la qualità e dell'efficienza, perdendo di conseguenza il valore sociale che rappresentavano.

E infine, la precarietà, che ormai ha assunto l'aspetto della normalità, piuttosto che della straordinarietà a cui si accompagnano gli spot preelettorali , tipo assunzione di precari della scuola non registrati nel testo unico, o il via libera al Testo Unico dell'Apprendistato, e relativo abbassamento dell'obbligo scolastico di un anno, (i ragazzi potranno assolverlo con un anno di formazione lavorativa!!!) con migliaia di giovani lavoratori a basso costo immessi nel mercato. Lesione del diritto allo studio, sfruttamento del lavoro minorile e firma dei sindacati CGIL CISL UIL, che lo scorso ottobre hanno siglato il Patto sull’Apprendistato, con cui già si concedeva al padronato di fatto il Contratto di Primo Impiego flessibile e determinato.

E già determinato nonostante le assicurazioni contrarie infatti l’apprendistato potrà durare 3 anni per i giovanissimi quindicenni e fino a sei anni per chi ha tra i 17 e i 29 anni con una formula che viene spacciata come un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma in realtà alla fine di questo periodo si potrà essere licenziati senza troppe giustificazioni.

In questo paese che scivola verso la totale perdita dei diritti sociali "vecchi e giovani" devono convivere ormai stabilmente con uno stato di disagio esistenziale ed economico che porta al degrado morale, alla desolazione sociale e distrugge qualsiasi stimolo al cambiamento. In assenza di dissenso, nonostante la crisi, il sistema continua a sopravvivere perche le opposizioni sono assai marginali e per lo più legate a vecchi parametri ideologici novecenteschi, assolutamente inadeguati a leggere e analizzare le contraddizioni interne alla globalizzazione e alla liberal democrazia. Inoltre l'alternanza destra-sinistra in perfetta continuità e condivisione di fondo delle impostazioni politico-economiche ha atomizzato la società diffondendo ed esasperando la conflittualità tra gli individui, vediamo la frammentazione nel mondo del lavoro o le leggi a tutela di diritti individuali, e lo stesso dissenso diventa strumento di controllo delle masse oramai definitivamente narcotizzate.

La nostra realtà che si definisce democratica e liberale, ma non libera, ci ha riportato alla barbarie capitalistica con classi sociali elitarie senza nessuna possibilità di redistribuzione del reddito, ma in nome del progresso ha abrogato i diritti sociali e procede ciecamente verso lo sfruttamento indiscriminato delle risorse materiali e il livellamento culturale verso il basso, che imprigiona ogni volontà a poter attualizzare, in piena libertà e concretamente, le proprie scelte.

Adele Dentice