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mercoledì 2 maggio 2012

TFA truffa a danno dei precari


La questione scolastica è un pezzo della questione dell'indipendenza nazionale.

TFA truffa a danno dei precari
E’ un inganno quella  dei Tirocini Formativi Attivi o  TFA,  in teoria dovrebbero essere propedeutici   all’accesso alla professione docente, comparto già abbastanza ingarbugliato, che con questo nuovo stratagemma sarà arricchito da una nuova sottocategoria di aspiranti precari. Verranno sfornati  nuovi abilitati che, non solo non avranno diritto al posto di lavoro, poichè il TFA è pensato solo per la formazione, ma non si saprà neanche in quale graduatoria inserirli in quanto non esiste attualmente un canale di reclutamento definito per legge. Per chi non è addentro alle “cose” scolastiche è bene rivelare  che già dal 2007, anno dell’ avvio dell’ultimo ciclo SSIS il Governo italiano non fu in grado di assicurare alcuna modalità di formazione iniziale e di abilitazione   (Legge n. 296 del 2006 finanziaria 2007 al comma 605 dell’art. 1, ha trasformato le Graduatorie Permanenti in Graduatorie ad Esaurimento ,poi l’art. 64 del Decreto Legge n. 112 del 2008, convertito con modificazioni dalla Legge n. 133 del 2008, ha stabilito la sospensione delle procedure per l’accesso alla SSIS per l’anno accademico 2008/2009). Per sopperire alle disfunzioni prodotte dalla  mancanza di personale abilitato per le supplenze,  sono stati chiamati diversi insegnanti dalla graduatoria di istituto non abilitati, a questi  lavoratori  il Ministero si rifiuta di dare qualsiasi riconoscimento neanche attraverso un sistema di punteggio relativo ai titoli di servizio , per cui viene  loro negata qualsiasi priorità nella nuova formazione rispetto a tutti gli altri cittadini che volessero tentare questa strada . Questa scelta viene “giustificata” dalla necessità di meritocrazia che, però, non vale nei confronti di chi ha ottenuto, con prezzi poco accessibili per i più, il riconoscimento di punteggi e priorità attraverso mini corsi organizzati in Italia senza alcuna selezione.
A parte l’azione discriminante operata dal Governo   nei confronti di questa “sottocategoria” di lavoratori vanno  considerati altri aspetti contraddittori e dissonanti rispetto all’indizione dei TFA.
 Se, infatti,  si lamenta una crisi devastante   da rendersi necessari i tagli ingenti al decentramento che si traducono in minori risorse per l'istruzione, per il diritto allo studio, per le scuole dell'infanzia, per l'edilizia scolastica, per il cablaggio delle scuole ecc, e se alla già effettuata de pauperizzazione del sistema scuola si aggiunge il rapporto sulla spending review “Elementi per una revisione della spesa pubblica" del ministro Piero Giarda, in cui risulta evidente che il pensiero del Governo è  di risparmiare sulla SCUOLA, il cui  il grosso della spesa (circa il 90 per cento) è destinato agli stipendi, viene spontaneo  chiedersi a chi giova la formazione di un nuovo precariato Sicuramente n on è funzionale all’indizione di eventuali  concorsi a cattedra, poiché  non ci sono gli elementi oggettivi per bandirne di nuovi , secondo l’Art. 400 del Decreto Legislativo Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione) “ L indizione dei concorsi è subordinata alla previsione del verificarsi nell ambito della regione, nel triennio di riferimento, di un’effettiva disponibilità di cattedre o di posti di insegnamento” e in alcune province ancora sono da espletare le liste dei concorsi ordinari del  1990 e del 1999.
In più   ci sono in Italia 250.000 precari storici da stabilizzare perché inseriti in graduatorie ad esaurimento  più altri 20.000 docenti abilitati in attesa di essere inseriti a pieno titolo in queste liste .
Sulla base di questi dati appare incomprensibile l’attuazione di nuovi corsi abilitanti alla docenza come il Tirocinio Formativo Attivo (TFA), fortemente voluto dall’On. Maurizio Lupi e da Comunione e Liberazione, in una situazione di grande incertezza aprire nuovi percorsi di abilitazione senza alcuna trasparenza sia sulle procedure che sulle attività di reclutamento, oltre a mortificare le legittime aspettative di tutti coloro che si accingeranno a spendersi per cercare di ritagliarsi uno spazio lavorativo, rischia nei fatti di spaccare ulteriormente la categoria e di mettere  i lavoratori l’uno contro l’altro.
Lavoratori che per accedere a questo tirocinio dovranno sborsare alle Università non pochi soldi , solo l’iscrizione per la preselezione  dovrebbe partire da un minimo di 30 euro (la cifra varierà da una sede all’altra!!) e, nel caso fortunato si dovesse superare  questa prima fase di accesso, subito ci saranno 3000 euro da sborsare in un'unica soluzione per accedere al corso, soldi  che aiuteranno molto le casse delle università italiane sempre più in rosso per via dei continui tagli. Sembra quindi più un’operazione studiata per rispondere alle esigenze delle Università che dei precari, sui quali lucreranno anche i sindacati, con i vari tesseramenti e corsi di formazione , enti accreditati e tutto l’universo che orbita attorno alla formazione
Un altro aspetto che dovrebbe allertare sarà il sistema di reclutamento e i criteri di valutazione nella prima fase selettiva,  oltre  il solito quizzone,  le altre prove saranno strutturate dai docenti universitari attorno ai quali ruotano i vincitori di dottorati di ricerca che potrebbero risultare in una posizione di vantaggio “culturale” rispetto alla pletora di precari,  magari con decenni di insegnamento sulle spalle, non riconosciuti!

Adele Dentice

sabato 10 marzo 2012

Piove sul bagnato


Piove sul bagnato a scuola, l’ effetto trascinamento della Gelmini e il blocco degli organici (approvato in Commissione) determina un ulteriore taglio delle assunzioni facendo evaporare quei fantomatici 10.000 posti a cui onestamente non ho mai creduto, la giustificazione di questo ennesimo taglio è il blocco di 350 milioni di euro garantiti dagli aumenti sulle tasse su birra alcoolici e gettito sul gioco.
Per tenere buoni gli animi e 250.mila precari della scuola ormai disoccupati a vita scatta la falcidiante idea dell’ assunzione in base all’aumento degli alunni , il Sud , ormai siamo già terzo mondo, si ritroverà con zero possibilità (siamo a meno 20ntimile rispetto ai più 23.000 del nord); tutto viene giustificato dalla media statistica e dalla razionalizzazione dei soldi, a discapito delle norme sulla sicurezza con 25/30 alunni stipati in aule poco arieggiate, e dello scadimento della qualità della didattica e dell’inquinamento in door. Né tanto meno si parla della variegata realtà scolastica , le classi pollaio e le scuole pollaio contengono stipati diverse nature composte da alunni svantaggiati,diversamente abili , i quali, appartenendo alla parte più debole e fragile della giovane umanità , saranno relegati nell’angolo del silenzio e dell’indifferenza di quella destra e sinistra che, nella migliore delle ipotesi utilizza parole trasudanti profondo disprezzo per chi lavora nella scuola ,un disprezzo mal celato dai media e dai vescovi italiani che tacciono sul controllo dell’istruzione come tacciono sul nostro bilancio della Difesa mentre continuano i venti di guerra a dilaniare Stati, persone e diritti e questa povera nostra scuola che trascina con sé i nostri giovani.
E i cittadini,perché non si chiedono come mai i nostri parlamentari hanno accettato in tempi di crisi una guerra in Libia costata ben 700 milioni di euro, come mai nel2010 le armi italiane consegnate hanno raggiunto il valore di 2,7 miliardi di euro (più 550 milioni rispetto l’anno precedente), mentre agli operatori della scuola si fa parlare di pace tra gli sgangherati banchi di aule stracolme? I cittadini, che si perdono nella sofferenza di un futuro negato ai figli, dovrebbero farsi e fare più domande del perché la scuola pubblica e con essa il diritto all’istruzione viene negato, una negazione attuata con il tacito assenso dell’opinione pubblica dopo anni di campagne di delegittimazione e di divagazioni più o meno sarcastiche a cui i lavoratori della scuola sono stati sottoposti .Si è imposta nel tempo l’immagine di un’insegnate donna, moglie di un professionista che lavora la mattina provvede ai figli e alle cure domestiche o ai propri interessi (parrucchiere e shopping inclusi ), abbassando, in tal modo, la considerazione a livello sociale della funzione docente si è potuta sviare l’attenzione generale non solo dai radicali mutamenti insorti e dal maggior carico di lavoro a cui è corrisposto un rallentamento della progressione economica, ma ha legittimato il più grande licenziamento di massa mai registrato, una sperimentazione riuscita bene che ha spalancato le porte alla demolizione dei diritti di tutti i lavoratori

martedì 1 novembre 2011

La conversione di Bonanni


La mia su Bonanni è una semplice battuta, sulla Camusso, e ciò che si porta dietro, l'ironia non è più adeguata, di Bonanni sappiamo tutti come sia schiavo e portatore di principi dettati dal capitale e la sua levata di scudi sui diritti negati per acquisire qualche consenso oscilla tra il ridicolo e il patetico, ma gli sciopericchi tardivi della CGIL sono insopportabili e offensivi. Intervengono quando i giochi sono fatti, per finta. Per esempio nessuno ha mobilitato a suo tempo i lavoratori sulla gravissima ’assenza del “diritto al lavoro” tra i diritti fondamentali dell’Unione Europea, una dimenticanza, fu detto , nemmeno tanto significativa. Nessuno dei nostri grandi sindacalisti ed esponenti democratici di questi partiti filo-USA di sinistra ha sprecato una sola parola sulla negazione del lavoro come diritto. Nessuno ha fatto mente locale che la ‘decostituzionalizzazione’del diritto al lavoro finisce per mettere in discussione anche altri diritti sociali: dalla sicurezza nei luoghi di lavoro, alle tutele sociali, alle libertà individuali e collettive dei lavoratori.
D'altronde abbiamo sotto gli occhi di tutti come i morti sul lavoro siano scivolati a livello di cronaca nera, un'altra "dimenticanza", tutto perfettamente in linea con la nuova declinazione sul diritto di stampo filo-americano ,non più pensato come obbligo costituzionale del legislatore di attuare programmi che mirino al pieno impiego o almeno alla "sicurezza" sul posto di lavoro, diritti ritenuti deboli, al contrario le nozioni forti imposte dall’UE sono Formazione, Informazione, Orientamento, facendo svanire implicitamente il concetto di sicurezza sul posto del lavoro e facendo prevalere la ricerca del lavoro e del reddito.
Il mondo nuovo, che si è già prefigurato, stabilizza la precarietà non più intesa come debolezza , ma come forza produttiva il lavoro è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta , mentre l’equiparazione precarietà-schiavitù viene considerata come pura demagogia pericolosa. I giovani non possono pensare ad un lavoro a tempo indeterminato, definizione di stampo sessantottino, quindi anacronistica e residuo della concezione dello stato perfetto di Leniniana memoria, ma devono prepararsi, a proprie spese, per potersi formare e diventare competitivi nel mercato del lavoro.
Inoltre,affermano gli ideologi della modernità, quando fu scritta la Costituzione c’erano condizioni storiche e politiche diverse poiché lo Stato garantiva la tutela di un diritto per tutti, non è un caso che viene citato nel primo articolo, ma essendo mutate le condizioni, nel senso che non ci sono più soldi, il diritto decade. E il cerchio si chiude, e il nuovo programma politico raffigurato dal binomio giovanil-rottamatore Renzi-Marchionne , deve affrontare il tema dei licenziamenti senza tabù.
Chi vuole opporrsi a questa “ tendenza" viene accusato di demagogia, ma ci sono dati di fatto inconfutabili , data la situazione attuale, per avere un posto di lavoro bisogna sottomettersi senza condizioni agli interessi del datore di lavoro, che come in una piramide di stampo feudale, giura fedeltà ai suoi superiori fino ad arrivare al sovrano di turno, che elargisce appalti e lavori solo ai propri fedelissimi, andando oltre anche i vari concorsi pubblici, tanto fa testo solo la “professionalità acclarata”, i beneficiati manifesteranno il proprio riconoscimento in vari modi , principalmente durante le campagne elettorali E’ un sistema condiviso in tutti i settori il più forte che diventa benefattore il pater familias dalla faccia smielata , la stessa di coloro che organizzano guerre in difesa dei diritti umani , distruggendo la sovranità dei popoli, così come, nella società dell’incertezza, il diritto al lavoro è diventato un diritto minore smantellando la rivendicazione della parità e della libertà formale che si è trasformata in disuguaglianza e discriminazione, dove prevale solo il potere sociale del datore di lavoro disequilibrando le parti ,già in fase di contrattazione individuale.
Siamo ritornati ad una situazione antecedente la legge 1363 del 1960 con la scusante del nuovo mondo e dell’ innovazione tecnologica formule funzionali a coprire l’incredibile quantità di contratti atipici e di lavoratori fatturisti o coordinati , che si suole definire “lavoratori autonomi“, ma altro non sono che lavoratori subordinati, che sarebbero dovuti essere protetti e tutelati dalle denunce dei sindacati, prima di precipitare nella zona d’ombra della perdita dei diritti fondamentali.
I lavoratori sanno da sempre che il contratto a tempo determinato è un contratto di licenziamento che contiene in se la frode e l’obbligo ad autocensurarsi, un’ingiustizia sociale e morale che la legge n.230 (1962) arginò, ma che il riconoscimento giuridico della precarietà e dei contratti atipici, con la scusa della maggior tutela della competitività delle imprese, ha ripristinato, riportandoci indietro di decenni.

lunedì 16 maggio 2011

Fuori dall'Europa: il decreto Agro-Dolce dei precari della scuola


i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente [...] necessari per garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo, non possono in alcun caso trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, né consentire la maturazione di anzianità utile ai fini retributivi prima della immissione in ruolo“ Solo per il Docente precario e solo per lui non vale l'’art.10 d.lgs. 6 sett. 2001 n. 368 che applica in Italia la direttiva comunitaria in materia di lavoro sui tempi determinati, cioè dopo tre anni di lavoro, i singoli soggetti possono rivolgersi al giudice per ottenere la conversione del contratto a tempo indeterminato.

Secondo questa norma potrà passare da tempo determinato a indeterminato solo il personale che rientra nel contingente annuale sulle immissioni in ruolo, bloccando, di fatto, ogni possibilità di trasformare le supplenze continuative in rapporti a tempo indeterminato, Sterilizzando così la direttiva europea e la stessa legge nazionale ed espellendo i precari italiani dall'Europa .

E' un' empia operazione articolata in una serie di comma contenuti nell'art 9 del Decreto, concordata dal governo con i sindacati e parte dell'opposizione , in cui è stato inserito quel carattere retroattivo mirato a proteggere il ministero del Lavoro e il ministro dell'Istruzione contro i ricorsi e i maxirisarcimenti che i giudici del lavoro si appresterebbero a mettere in atto per la trasformazione dei contratti da tempo indeterminato a determinato; ricorsi che non avranno seguito.. per via di una norma dettata dalla necessità di arginare una valanga di azioni giudiziarie preannunciate da due recenti sentenze che hanno riconosciuto una maggiore importanza dela normativa europea rispetto al contratto determinato D.lgs 369/01 e l124/99 ( Tribunale di Genova ha condannato il Ministero del Lavoro al riconoscimento e risarcimento di 15 mesi a un gruppo di docenti e l'altra del tribunale di Siena che ha riconosciuto l'obbligo di stabilizzazione dei precari in ricorso più l'assunzione di una docente dopo 6 anni di incarichi annuali).

Inoltre, la necessità di risparmiare al massimo sulla scuola , eliminerà i diritti acquisiti per cui non ci sarà più ricostruzione della carriera e ,chi ha insegnato per anni (pre-ruolo) ,non avrà riconosciuto nemmeno l'adeguamento dello stipendio (art.9) Praticamente, coloro che verranno chiamati a settembre per poi essere mandati a casa a giugno, potranno ottenere la stabilizzazione del loro contratto a tempo indeterminato ( se scelgono la provincia giusta!) , ma gli anni trascorsi a insegnare o come personale Ata non saranno calcolati per gli scatti di anzianità e lo stipendio parte dal primo, come se avvenisse una neo-assunzione. Assunzione a costo zero quindi come il rinvio al 31 agosto del termine per il completamento delle graduatorie e l'allungamento da tre a cinque anni della permanenza minima nella sede di prima nomina, mirata a contenere al massimo le assunzioni dei precari.

Inoltre il Piano sarà annualmente verificato ed, eventualmente, rimodulato, fermo restando il regime autorizzatorio in materia di assunzioni ( cioè, decide Tremonti ). L'articollo 9, che apre dolci speranze di assunzione ha un sapore amaro poiché in realtà blocca più della metà degli attuali precari da ogni ipotesi di assunzione in ruolo e da ogni sviluppo di carriera oltre che aggiungere un elemento di umiliante corsa alla provincia giusta , un perfido gioco dove il destino di 226.000 persone si declina in 13 articoli e in possibili 30.000 cattedre da distribuire in un non ancora chiaro quale arco temporale, perchè nel decreto-legge non si fanno cifre, si parla genericamente di posti annualmente disponibili e vacanti,quanti sono, quali sono non ci è dato sapere!!!

martedì 26 ottobre 2010

Scuola e disabili nel 2010



L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1966 così dichiarava ... "il diritto di ogni individuo all'istruzione che deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali. L' istruzione primaria deve essere obbligatoria e accessibile gratuitamente a tutti...". D'altra parte, già la nostra Costituzione, in perfetta coerenza con quanto sottoscritto dal nostro paese in sede di Nazioni Unite lo afferma (in particolare negli art. 3 e 34).

Qualcosa invece non va se nelle scuole di Bari e provincia ci sono 5mila e 66 studenti portatori di handicap, a fronte di 2mila 964 posti per insegnanti di sostegno e se un solo docente è costretto a seguire fino a tre alunni disabili contemporaneamente. Un’altra osservazione da fare è che l’Italia è l’unico stato della comunità europea dove il personale di sostegno rientra nello stesso organico del corpo docente, mentre negli altri paesi della C.E. dipende direttamente dal Ministero alla Sanità.

A settembre di questo anno centinaia di alunni disabili della provincia barese si sono visti privati dei loro legittimi insegnanti grazie ai tagli della riforma Gelmini. A seguito del verificarsi di tale situazione l’Angsa, l´associazione nazionale genitori soggetti autistici, si è trovata costretta ad attivarsi. Il risultato ottenuto è consistito nella nomina di 188 docenti di sostegno (a fronte degli oltre 500 necessari secondo le stime dei sindacati), e le chiamate, iniziate in data 12 di ottobre, si concluderanno il 25 dello stesso mese, dopodichè la ricerca del personale sarà affidata ai singoli capi d’istituto.

La scuola costa troppo e nella logica del risparmio a tutti i costi si taglia nei settori più deboli della popolazione, i bambini e i malati, se poi sono malati e bambini o diversamente abili ancora meglio, né la logica aziendalista, all’interno della quale è stato fatto precipitare il sistema scolastico, si può porre il problema che spesso la scuola per un ragazzo diversamente abile è l'unica forma di integrazione e se gli si toglie anche questo è finita.

Tale situazione di disagio non è limitata al territorio barese, né tanto meno al sud in generale. Basti pensare, infatti, alle condizioni in cui si trovano a lavorare i docenti della scuola magistrale Agnesi di Milano, nota per la sua efficienza e disponibilità nel seguire gli alunni diversamente abili. Qui, lamenta il Dirigente Scolastico Giovanni Gaglio, le cattedre di sostegno sono cinque in meno rispetto all’anno precedente nonostante gli alunni affetti da diverse patologie non siano diminuiti. Eppure, risponde Rita Garlaschielli, coordinatrice dell'ufficio handicap, da quest’anno sono state concesse dall’Ufficio regionale 152 cattedre di sostegno in più. Evidentemente, però, tale soluzione non è ancora sufficiente per coprire il bisogno effettivo. Così pochi giorni fa l’Ufficio regionale scolastico della Lombardia ha dato il via libera per 554 posti in più, ma essendo esaurite le graduatorie degli docenti di sostegno si è optato per il reclutamento di precari non specializzati nell’insegnamento diretto ai diversamente abili creando, ovviamente, sconcerto e allarme nei genitori di questi ragazzi.

La situazione è dunque disastrosa in tutta Italia e il crollo dei finanziamenti oltre a demolire il Tempo Pieno e prolungato, impedisce di pagare e fare le supplenze quasi ovunque, con decine di migliaia di classi sovraffollate, che ogni giorno restano senza insegnanti. Eppure basterebbe che i soldi destinati alla costruzione degli F35 (i caccia) venissero dirottati sull'istruzione, almeno una parte, ma il mondo politico evidentemente ha un altro obiettivo distruggere il bene comune e il senso di collettività, e imporre ovunque il privato . Una tendenza a quanto pare trasversale a tutte le aree politiche se nella finanziaria 2008, varata dal Governo Prodi, furono stanziati qualcosa come... 23 miliardi di euro in spese militari ed oggi, nonostante le danze dei vari coordinamenti, sindacati e associazioni registriamo un vergognoso dato reale, l’abbandono dei giovani più fragili e delle loro famiglie in nome del dio mercato.

Bianca de Laurentis

mercoledì 22 settembre 2010

La spirale della povertà



L'ultimo rapporto Istat sulla diffusione della povertà in Italia dimostra che c'è un peggioramento delle condizioni di vita di moltissime famiglie italiane, prevalentemente residenti nel Mezzogiorno.

Per l'Istat sono povere quelle famiglie che si collocano al di sotto di una linea di povertà quantificata in termini di consumi medi pro-capite. Nel 2009 la linea di povertà relativa è risultata pari a 983 euro,17 euro in meno rispetto a quella del 2008. Nel 2009 le famiglie in condizioni di povertà relativa risultano essere 2 milioni 657 mila, pari al 10,8% delle famiglie italiane. Si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell'intera popolazione.

La maggior parte sono giovani individui inoccupati o con impieghi precari, o assunti in nero. In questo caso non si tratta di bamboccioni perchè sono individui alla ricerca del lavoro e sui quali si scaricano 2 contraddizioni di questo modello di sviluppo. La prima, alla quale il governo ha saputo rispondere con la social card, consiste nella trasmissione ereditaria della povertà. Nel contesto italiano chi nasce povero, non solo è destinato a rimanere tale,ma è destinato ad impoverirsi ulteriormente. Ciò accade perchè i posti di lavoro disponibili si sono drammaticamente ridotti e sono diventati nella gran parte dei casi precari, e poi perchè la caduta dei salari reali ha ridotto i risparmi e la possibilità di effettuare trasferimenti di reddito.

Il Mezzogiorno è sempre più un'area di desertificazione industriale, popolata da imprese di piccole dimensioni, con alta incidenza di economia irregolare. Così è ovvio che la domanda di lavoro sia bassa, riguardi essenzialmente individui poco scolarizzati, e i salari siano bassi e decrescenti.

Si è in presenza di un modello di sviluppo e di una politica economica dalla quale non c'è da attendersi una riduzione della povertà in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno. Un obiettivo questo che dovrebbe essere ritenuto prioritario e che potrebbe essere raggiunto evitando misure assistenziali di breve periodo, e abbandonando l'idea che la crescita economica si possa conseguire con politiche di austerità e di riduzione dell'intervento pubblico in economia.

Davide Falsanisi

venerdì 16 luglio 2010

L’Ammazza Precari 2



Il sistema propone un decreto salvifico, che sostanzialmente fa saltare ogni principio di equità nell’applicazione delle norme, poichè mira a dividere e a confondere gli stessi addetti ai lavori.
La riproposizione del decreto salva precari, ha come determinante requisito di accesso l’aver effettuato una supplenza di almeno 180 giorni nel 2008/09 nella stessa scuola, anche a seguito di proroghe/conferme, escludendo coloro che hanno lavorato per esempio nel 2009-2010. A parte la scelta dell’anno, tipo lotteria, ci sarebbe da chiedersi per prima cosa che fine faranno le persone che , pur avendo accumulato punteggi (anzianità) nel corso degli anni, si troveranno scalzate via da colleghi che magari hanno meno anni di servizio alle spalle, ma hanno avuto la fortuna di lavorare nel periodo specifico previsto dal decreto ; ma nascosto dall'apparente paradosso, si cela l'inquità dela norma, cioè l'esclusione dei lavoratori che non hanno svolto le supplenze nella stessa scuola pur avendo lavorato 180 gg.

E' chiaro che la illeicità oltre che l'incongruenza della norma non sono determinate da incapacità , ma segnano ancora una volontà politica precisa, quella di frammentare ulteriormente la categoria, obbligando i docenti colpiti ad aprire nuovi fronti di ricorsi contro i colleghi più fortunati e le proteste saranno sempre più individuali, sempre più solitarie.

Un sistema studiato per creare nuove laceranti conflittualità nella categoria e procedere ad un progressivo imbarbarimento dei rapporti tra i lavoratori già frustrati e avviliti nella loro condizione di subalternità al potere. Ma soprattutto con questa operazione si raggiunge l’obiettivo di svuotare di significato e di energia le rivendicazioni dei precari e procedere ad una ulteriore scissione interna della categoria svalutandola ulteriormente agli occhi dell’opinione pubblica.

È stato il progressivo indebolimento dell’immagine della scuola pubblica che giustifica l’assenza dell’interesse generale a recepire come dramma sociale la cancellazione di posti prevista, che toccherà complessivamente le 150mila unità, (se nel 2008 erano 835.726, l'anno successivo i docenti della scuola italiana sono scesi a 795.342 per subire un’ulteriore contrazione di oltre 40.000 posti nel 2010 ) per inciso l'unica categoria tra gli insegnanti italiani che ha fatto registrare un aumento, a seguito dell'incremento di posti a tempo determinato, è stata quella dei prof di religione: all'inizio dell'anno scolastico 2009/10 erano 26.326 (395 in più dell'anno precedente).

Va da se che queste politiche scolastiche oltre a ledere i diritti fondamentali dei lavoratori, fanno saltare anche il diritto allo studio, ma nessuno, compresi i genitori, sembra curarsi della drammaticità a cui è arrivata oggi la situazione della scuola italiana, che non è più nelle condizioni di assicurare, in molti casi, neanche il normale funzionamento, per i tagli ai fondi d’istituto, all’edilizia scolastica, al sostegno e quant’altro, anno dopo anno, finanziaria dopo finanziaria.

Probabilmente disinformati, sembra che i giornalisti italiani preferiscano le scuole private, o assuefatti all’idea di scuole trasformate in contenitori di certificazioni e di competenze, forse ancora non sanno che, con l’aumento di alunni per classe, il controllo delle effettive competenze maturate dagli alunni sarà un’impresa quasi impossibile.

La scuola a cui sono destinati i loro figli sarà sempre più passivizzante con docenti non più portatori di cultura ma trasformati in addestratori ambiziosi e rivali tra loro, bravi ad aiutare i ragazzi a superare i quiz.

Adele Dentice

venerdì 9 luglio 2010

Non solo scuola!



Divisi e scoraggiati, presidi-manager sempre più autoritari e la frustrazione dei docenti di ruolo che per rivalsa snobbano i precari, che guardano dal’alto in basso i bidelli e cosi via, intanto la rabbia si disperde e in questa cornice i famosi blocchi degli scrutini si sono rilevati un fallimento. In realtà la categoria dei docenti, per quanto numerosa si è dimostrata incapace di proporre azioni di protesta concrete. Si è lasciata guidare da logiche sindacali isolazioniste incapaci di operare una critica radicale sul sistema che ha prodotto la riforma, l’intera categoria è stata condotta al Macello, slegata dagli altri lavoratori e smembrata all’interno con la scusa della crisi del capitale. Ogni qual volta si è determinato un barlume di autorganizzazione pronti i sindacati e i partiti hanno fagocitato la lotta che si è ridotta a blandi scioperi in difesa della Costituzione, senza mai però turbare l’ordine e la pace, oppure in sterili occupazioni studentesche e in variopinte passeggiate con fischietti e bandiere; tutte iniziative che non hanno lontanamente sfiorato l’ipotesi di un minimo cambiamento delle condizioni di vita dei lavoratori, l’unico risultato concretoconseguito è stato quello di far sfogare la rabbia e ogni anelito di ribellione.

La riforma è passata incolume anche per via del distacco dell’opinione pubblica dalle questioni legate alla scuola per via dell’indebolimento della funzione docente sempre meno in grado di promuovere sviluppo , ma non per scadimento della qualità professionale, quanto per l’eccessiva precarizzazione, per i turn over frequenti, per i tagli alle risorse.

Ci aspetta l’ennesimo ritorno a scuola ognuno chiuso nel suo guscio senza guardare chi sta peggio, eppure basterebbe pensare per un attimo che siamo tanti e se invece di difendere la nostra umiliante condizione assecondando il meccanismo clientelare imperante per essere classificati come “buoni” e affidabili , alzassimo la testa e iniziassimo a difendere chi sta peggio di Noi, se mettessimo in discussione la didattica, se ci rifiutassimo di entrare in classi sovraffollate, se solidarizzassimo con gli altri lavoratori, se iniziassimo a parlare con i genitori. Se si cominciasse a considerare come veramente necessaria una nuova alleanza, adoperando tutte le strategie possibili di comunicazione e di coinvolgimento per ritrovare faticosamente un orizzonte di significati condivisi in grado di riscattare la propria vita e li proprio lavoro e non solo della scuola.
 
Adele Dentice

venerdì 25 giugno 2010

Gabbie salariali, catene di schiavitù



Nel settembre 2008, governo, sindacati e padroni hanno siglato l'accordo Alitalia il quale non ha interessato solo i lavoratori della compagnia aerea, ma ha significato l'inizio della riforma dei salari di tutti i lavoratori. Ogni azienda che dichiara lo stato di crisi può evitare l'obbligo di rispettare le garanzie e le tutele poste a difesa dei lavoratori. Basta un commissariamento, una procedura di cassa integrazione o di mobilità e l'azienda può cambiare solo il nome. Con il nuovo nome, l'azienda può licenziare tutti i lavoratori e procedere a nuove assunzioni, chiaramente a condizioni peggiori. E cioè con salari più bassi e con contratti precari, quali i contratti a termine, part-time, a progetto, a somministrazione, ecc. Governo, sindacati e padroni hanno attuato un ulteriore passaggio verso il peggioramento con l'accordo del 22 gennaio 2009 con il quale hanno riformato la contrattazione collettiva, anche se in realtà si tratta di abolizione e non di riforma.

L'accordo del 22 gennaio 2009 prevede che ogni singola azienda può stabilire il pagamento di salari in misura inferiore di quella prevista a livello nazionale. La scusa adoperata per questa deroga in peggio è quella del minor costo della vita in alcune aree geografiche. Si è detto che gli accordi Alitalia del 22 gennaio 2009 hanno reintrodotto le infami gabbie salariali. In realtà questi accordi sono ancora peggio delle gabbie salariali. Sono un mezzo per imporre la riduzione dei salari e far scatenare una concorrenza al ribasso tra i lavoratori delle singole aziende: quelli che accetteranno una paga inferiore avranno la promessa di non essere licenziati o più opportunità per essere assunti. Così, se i lavoratori italiani accetteranno salari più bassi dei lavoratori francesi, le imprese transalpine apriranno nuove fabbriche in Italia. Se i lavoratori meridionali accetteranno un salario inferiore a quello dei lavoratori del Nord, le imprese si sposteranno nel Sud. Se i lavoratori di un'azienda accetteranno un salario inferiore di quello percepito dai lavoratori dell'altra azienda concorrente posta accanto, avranno maggiore possibilità di non essere licenziati. E via dicendo fino alla corsa al ribasso tra due operai dello stesso reparto.

Giuridicamente è quello che sta avvenendo con il municipalismo introdotto da Bassolino e sostenuto da un'intera sinistra istituzionale, prima ancora di Berlusconi. Nel meridione, dove i disoccupati sono il 16% della forza lavoro, la retribuzione è già meno della metà di quella del settentrione,dove i disoccupati sono il 4%. La tendenza sarà sempre più al ribasso vista la continua minaccia di delocalizzare la produzione all'estero. Accordi padronali degli ultimi mesi hanno previsto che i salari mensili dei lavoratori italiani saranno di 1.100 euro al nord, 750 euro al centro e 300 euro al sud. Ci sarà posto di lavoro per tutti, a due soldi ma per tutti. Con queste condizioni i padroni italiani hanno garantito la rilocalizzazione delle fabbriche dal terzo mondo: BASTA ACCETTARE LE STESSE CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO.

Davide Falsanisi

domenica 6 giugno 2010

Squali nel Mare Blu



La nascita dell’ennesimo "mostro" nella zona di santa Caterina: Mare Blu, l’ipermercato più grande della Puglia. Si dice che sarà occasione di lavoro, bene! Sembrerebbe, ma le mezze verità sono peggio delle bugie.

La iper-struttura, ovviamente, assorbirà tutte le varie attività precedentemente dislocate sul territorio, porterà al definitivo crollo di molti piccoli esercizi commerciali, alla chiusura della media struttura commerciale così quel che resta del piccolo commercio delle piccole imprese che una volta animavano Bari e la caratterizzavano come città mercantile, si dissolveranno nella logica del più grande che fagocita il piccolo, dietro una mega speculazione nascosta dall’ipocrisia del lavoro. In realtà non farà che concentrare la distribuzione e la cultura del consumo massificato, assorbirà, flessibilizzandola, la manodopera che era precedentemente occupata in altre strutture, senza nessun reale apporto all’occupazione. Il tutto come qualsiasi altra struttura padronale che si rispetti! Chi ne beneficerà senz’altro le imprese che costruiranno la struttura e le strade di acceso e i ponti e la società proprietaria, non certo dipendenti, quelli che nella pratica quotidiana offriranno la prestazione lavorativa come un fatto individuale tra l’impresa e il lavoratore, con contratti ricchi di clausole ricattatorie, e non andrà meglio neanche ai commercianti baresi, che nulla potranno contro il “parere strettamente tecnico“ rilasciato dall’assessore Sannicandro e una delibera del 1995 che l’amministrazione Emiliano “non può bloccare”; stesse ragioni per cui non si è potuto fermare lo scempio di piazza Cesare Battisti e non si potrà  bloccare il garage sotterraneo di corso Cavour ennesima devastazione urbanistica di Bari. Un’applicazione selvaggia che seppellirà Bari sotto un mare di auto e cemento, altro che Mare Blu!

Bari, Città Futura, si prepara a diventare una città senza centro storico, inteso come  un punto di riferimento condiviso, poichè troppo lontano ed estraneo dai luoghi di residenza. I legami che conteranno saranno quelli dei luoghi tipici della modernità: l’ipermercato, l’area di sosta autostradale, l’autosalone, la discoteca, il centro sportivo, il cinema multisala, l’aereoporto… luoghi sparsi che richiedono l’uso dell’automobile. Di vitale nel centro storico resterà la movida notturna chiassosa sporca e di giorno magari ci saranno uffici, banche, e garage sotterranei che accoglieranno le auto dei dirigenti, impiegati e politici, forse qualche negozio che  porta i soldi altrove.

Probabilmente si sarebbe potuto pensare a una città diversa, magari valorizzando una categoria debole e frammentata in piena crisi di settore come la piccola impresa e il piccolo commercio, rivitalizzandolo anche a beneficio della tradizione barese, favorendo un maggior equilibrio tra piccola e grande distribuzione, snellendo tutte le pratiche burocratiche e incoraggiando l’iniziativa del territorio. Forse Bari non avrebbe avuto il più grande ipermercato della Puglia, forse si sarebbe potuto evitare di cedere un altro pezzo di economia e territorio  a una finanziaria lussemburghese. Forse, si sarebbe potuto.

Adele Dentice

mercoledì 21 aprile 2010

Soluzione finale



Finalmente ci siamo! La soluzione finale della scuola pubblica è una realtà , e il suo affossamento si porterà via anche gli antiquati principi anni ’50 di eguaglianza, parità sociale, libertà, su cui era stata fondata.

Ognuno si deve poter misurare "con le persone che sceglie, e deve poterle valutare e anche cambiare, se queste non funzionano".. affermava poco più di due anni fa il Ministro fantoccio Gelmini e ora il decreto è pronto e quella tanto agognata chiamata diretta dell’Aprea vedrà la luce con l’aiuto di Formigoni, che promuove un modello di scuola pubblica sempre più vicino a quello della scuola privata. Nella pratica saranno introdotti albi professionali regionali per i docenti cancellando le attuali Graduatorie ad Esaurimento e i presidi PESCHERANNO i docenti direttamente dagli albi. Così il vecchio sistema trasparente che garantiva lavoro sulla base di titoli ed esperienza viene sostituito da una scuola federale che valuterà i docenti sulla base di provvedimenti discriminatori e protezionistici. Un sistema che non farà che aumentare le molteplici contraddizioni in cui la scuola è già inserita. Contraddizioni che si articoleranno sempre di più su vari livelli: fra logiche politico-clientelari e diverse cordate d'interesse; fra il personale tecnico amministrativo e le dirigenze; fra le masse sempre più numerose di docenti esclusi dal mondo del lavoro, anche sulla base del luogo di nascita; di studenti rifiutati dai livelli della formazione per essere precocemente immessi nel mercato del lavoro; dell’ istituzione di meccanismi sempre più rigidi di selezione, repressione e controllo. L’ultimo passo sarà l’eliminazione del valore legale del titolo di studio e poi finalmente l’affossamento della scuola pubblica sarà completo.

Un indebolimento che viene da lontano se il ministro di “sinistra“ Berlinguer Il Distruttore concepì e avviò una scuola intesa come un laboratorio riservato esclusivamente a esperimenti affaristici e reazionari. Fu l’allora ministro della Pubblica Distruzione che, dimentico dei programmi elettorali del 1996, sostituì l’elevazione dell’obbligo scolastico a 18 anni con l’obbligo formativo, cioè una riedizione del caro, vecchio e reazionario avviamento professionale. Di cosa ci lamentiamo, quindi, se i rappresentanti di questa opposizione fasulla non spendono che poche parole di circostanza in merito ai vergognosi contratti di apprendistato legati all’abbassamento di un anno dell’obbligo scolastico? E sulle chiamate dirette, come si esprimeranno i nostri rappresentanti o meglio cosa faranno se non uno sciopero miserrimo e un’andata a Roma a protestare con poche centinaia di fedelissimi, e sul destino di decine di migliaia di persone vessate dai nuovi modelli contrattuale che hanno come obiettivo condiviso quello di impoverire i lavoratori sbattendoli fuori senza tanti complimenti, e sul feudalesimo scolastico e la configurazione di Presidi bulli che infesteranno le scuole protagonisti e gestori della vita dei lavoratori o di chi aspira ad esserlo, cosa verrà detto o fatto?

Sarò pessimista ma come al solito mi aspetto un dissenso che ha il sapore amaro dell’approvazione. Intanto il 25 aprile festeggeremo la sconfitta di quelle forze che lottarono per la libertà e l’uguaglianza, le stesse forze che proposero una Costituzione in cui la scuola si determinava come il più importante strumento di rivoluzione sociale.

Adele Dentice

mercoledì 17 marzo 2010

Articolo 18: da diritti a privilegi



I lavoratori “pesanti”, con alle spalle venti , trent’anni di attività sono diventati un peso morto per l’economia per cui vanno cacciati con tutti i loro diritti acquisiti e sostituiti con i giovani precari da schiavizzare e pagare di meno, perché colti in un momento di assoluta debolezza.

Resi ricattabili e inseriti all’interno di una guerra tra poveri, i precari rimangono privi di quelle tutele che garantiscono i lavoratori già occupati, ma il vero inganno è dato sia dalla trasformazione dei rapporti di lavoro, che diventano di tipo privatistico, che dal venire “affidati” alla simbolica autorità dei giudici in caso di controversie.

Dopo anni di lotte e di sangue, il mondo del lavoro si trova indebolito e diviso perché tradito dai sindacati che, al servizio dei padronati e della Confindustria , hanno firmato accordi capestro con i governi o sono rimasti inerti di fronte a rinnovi contrattuali, dimostratisi attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori e dei settori popolari.
L’inazione si è rivelata ancora più pericolosa di qualsiasi firma o accordo esplicito, perché nel tempo ha logorato la certezza del diritto, alimentando il senso di insicurezza che ha bloccando nei lavoratori la capacità di difendere se stessi.

Mentre la legge 1167 bis viene approvata con il tacito assenso di un’opposizione inerte, siamo tutti, più o meno colpevolmente, distratti dai guazzabugli prodotti da una legge elettorale bipartisan che nega la nostra volontà e i nostri diritti di elettori e non dà più alcuna rappresentanza alle minoranze , ma ,soprattutto, siamo colpevoli di esserci accontentati nel tempo delle briciole, mentre ai nostri danni si sta consumando la controriforma del Lavoro e del Contratto nazionale, che segue puntualmente quella della scuola, la quale nei fatti è andata a regime senza troppi ostacoli, poiché i movimenti spontanei sono stati fagocitati dai partiti e dalla burocrazia sindacale, smorzando qualunque reattività residua.

Oggi, a quasi 10 anni dal primo tentativo di emanazione di una legge che attacca nella sua essenza la Costituzione, la si ripropone aggirandola, ma, sostanzialmente, si riproduce identico il tentativo di smantellamento dell’art 18, obbligando i lavoratori a rinunciare al contratto collettivo e trasformando i sindacati in “erogatori di servizi non più agenti contrattuali” (Sergio Cofferati intervista al Secolo XIX del 4 marzo 2010).

Alla luce anche delle parole di Cofferati è stupefacente il silenzio o le tiepide risposte del più importante sindacato italiano, la CGIL che, schiava del PD, risponde con toni blandi alla legge 1167-B limitandosi a proporre un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale; Epifani, senza dare la dovuta importanza al’attacco all’art.18, ha dichiarato che con parteciperà alla raccolta di firme per chiedere un referendum e lo sciopero del 12 diluisce la questione tra la rivendicazione di quell’elemosina dei 500 euro di sgravio fiscale e altri temi fondamentali quali la scuola, le pensioni ecc.

Un’assuefazione alle novità, di fronte al processo demolitorio dei diritti? O ancora una volta la CGIL si mostra subalterna a un PD disinteressato sulle questioni del lavoro come testimonia il fragoroso silenzio di Bersani e la supponenza di Ichino, quando afferma che ci sono cose più importanti di cui discutere della legge del 3 marzo?

Adele Dentice

lunedì 22 febbraio 2010

FUORI DAL CORO!!!



Era di ottobre, precisamente il 17 dell’anno 2008, un’assemblea affollatissima di docenti mentre le parole di Vendola troneggiavano nell’auditorium della scuola:
“Ricorreremo alla Corte Costituzionale contro la Gelmini, perchè siamo di fronte ad atti che sono violenti nella sostanza e nel metodo e, quindi, noi ci comporteremo secondo i principi della legittima difesa”.
“Ringraziamo Nichi Vendola e Michele Emiliano, dichiarava in quell’occasione Maddalena Gissi, segretaria Cisl Scuola Bari, per la loro presenza e per l’intensità degli interventi a sostegno della scuola e della nostra piattaforma”.

Poi il tempo è passato, si sono spese milioni di parole e intanto le iniziative e le proteste sempre più si andavano smorzando, ma la scorsa estate Vendola interviene concretamente sui precari con i fondi per lo sviluppo dell’UE per le aree svantaggiate e, sulla base dei dati OCSE,da cui risulta che gli studenti pugliesi siano particolarmente deficitari in matematica e Italiano, si vara un progetto di rinforzo e recupero di queste aree disciplinari. Sembra di primo acchito una buona cosa ma, al di là della preelettoralistica logica del salvare il salvabile, appare una realtà diversa, perché oltre il meccanismo che esclude automaticamente intere classi di concorso, quindi numerosi lavoratori, il tanto celebrato aiuto si rivela una elemosina che verrà rinfacciata come un privilegio; un palliativo che degrada e divide ulteriormente la categoria più frastagliata del mondo del lavoro, già di per sé profondamente lacerato.

Infatti, la vera incognita di questa operazione si annida nelle formule contrattuali, i Cococo; umilianti per i lavoratori, una perdita di diritti acquisiti che non garantiscono assolutamente niente perché, anche se in Puglia si sta lavorando, non significa che si stia lavorando bene. Un impianto questo che non soddisfa molto dal punto di vista professionale e rappresenta una ulteriore complicazione che avvantaggia alcuni, penalizzando altri.

Comunque il pericolo maggiore si mostrerà in seguito, quando le altre regioni vorranno imitare l’esempio pugliese e sulla categoria precipiteranno un turbinio di contentini, cavilli e proteste, insomma l’aver accontentato qualche centinaia di persone, con qualche mese di lavoro e la “raccolta punti”, potrebbe ritorcersi pericolosamente contro la categoria stessa per via del peggioramento delle condizioni di lavoro e della frammentazione dei lavoratori della scuola e di un sistema che, a grandi passi, va verso privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi.
Sconcerta, inoltre, pensare come la protesta estesa in tutta Italia, che sembrava avesse scosso il lobotomizzato mondo della scuola , mettendo finalmente insieme i lavoratori con i genitori e gli studenti, si sia andata spegnendo e chi ha lavorato accumulando titoli e diritti si trova costretto ad accontentarsi di un sedativo, un contentino solo per alcuni e, in ogni caso, non risolutivo di quel dramma sociale che da decenni si è consumato ai danni della scuola, senza che nessuna istituzione e uomo politico sia intervenuto quando si doveva e si poteva arginare il suo smantellamento.

Fuori dal coro delle celebrazioni, perché ormai la inattaccabile Puglia vendoliana gode dei consensi acritici per via delle primarie, rifletto sul dimenticato ricorso alla Corte Costituzionale e sulla rinuncia alla legittima difesa contro quegli atti violenti nella sostanza e nel metodo: evidentemente, trincerandosi dietro l’ideologia della “nonviolenza”, è prevalsa la linea dei compromessi! E quest’ultima ha indotto il Governatore della Puglia e la sua giunta, con accordi-tampone estivi ratificati con la Gelmini, ad essere sostenitori convinti della rinuncia alla lotta per la giusta causa, disperdendo, nel concreto, la Legittima difesa di una classe di lavoratori.

Ritengo, infine, che queste iniziative “salva-precari messe in atto in varie regioni , più o meno bene, non sono che rattoppi che si limitano a gestire l’esistente con interventi di breve periodo, funzionali solo al politico del momento senza avere la capacità e la volontà di ostacolare la pericolosa deriva della balcanizzazione del sistema scolastico nazionale, che, nella logica dell’individualismo del libero mercato, verrà smembrato con i suoi lavoratori su basi ideologiche e geografiche.

Adele Dentice

sabato 20 febbraio 2010

IL MODELLO AMERICANO


«La mia idea è di abbassare l'età del primo impatto con il lavoro, anche con un contratto a causa mistacome l'apprendistato», portando l'età di accesso «dai 16 ai 15 anni»- Sacconi. Così verrebbero reclutati i 120 mila ragazzi che abbandonano la scuola prima del tempo inserendoli nel mondo del mercato del lavoro attraverso un non precisato coordinamento con l’offerta formativa. La logica avrebbe voluto che si ricercassero alternative all’interno della scuola, valorizzando il triennio di istituti tecnici e le scuole professionali e non facendo retrocedere il sistema scuola all’ultimo posto in Europa con l’abbassamento dell’obbligo scolastico, i ragazzi a lavoro a 15 anni e la mortificazione di intere aree disciplinari.

Il modello che sta prendendo forma è quello statunitense una scuola non luogo di formazione e istruzione, ma zona dell’apprendistato, in cui lo Stato cede la responsabilità della formazione al privato, questo impianto è molto apprezzato dalla Confindustria alla quale piace anche chiamare l’educazione “Education” all’americana, ma nel contempo è contraria alle due lingue straniere,e sostiene che basta conoscere un po’ di inglese, il necessario per essere bravi consumatori , una seconda lingua è inopportuna un spreco superfluo di denaro e poi l’inglese è la lingua madre del mercato globale. Ma le mire di Confindustria si articolano e si diffondono soprattutto sulla governance con particolare attenzione al sistema universitario, che sarà carissimo, (consiglio di amministrazione a fianco del DS o del Preside di Facoltà), sulla scelta del personale tecnico (fuori da graduatorie e classi di concorso e privilegiando le esperienze aziendali), e sulla valutazione degli studenti (con la presenza di suoi rappresentanti nelle commissioni di esame).

Questa mistificazione di riforma oltre ad accentuare la separatezza sociale ci riporta al peggio della riforma Gentile, che almeno aveva valorizzato il sistema dei licei, pensiamo invece alla marginalizzazione del latino nel liceo scientifico e al disegno di impoverimento della disciplina della storia , tanto per scopiazzare il sistema americano statunitense che la configura come materia universitaria escludendola dai percorsi formativi primari.

Il progetto economicistico che si sta imponendo, lontano da ogni elementare principio della didattica, taglia materie importanti di studio e ore di insegnamento (in media 4 ore settimanali in meno), si cancellano laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, perseguendo un unico obiettivo quello di cacciare decine di migliaia di precari, immiserendo e svilendo l’istruzione e il diritto costituzionale alla formazione Lo stesso ministro Tremonti ha dichiarato che la messa a regime della riforma porterà a un taglio di 130.000 docenti/in realtà non ha considerato i 20.000, prodotti dalla costituzione di cattedre superiori a 18 ore e il sovraffollamento delle classi , e 85.000 personale ATA, ma non ha dato informazioni il ministro in merito alla destinazione dei risparmi operati sul sistema scuola , probabilmente andranno a sostenere le casse delle banche avvantaggiando gli interessi clientelari e finanziando le guerre. Ma tutto questo è noto da tempo e di fronte a tanto vandalismo ci si sarebbe aspettata una reazione dei sindacati, ma la CISL, la UIL la GILDA lo SNALS tacciono colpevolmente mentre il popolo della scuola viene tranquillizzato e addormentato con promesse e le chimere del decreto salva precari , un decreto che oltre a creare false speranze , contraddice la realtà fatta dall’ esubero dei docenti di ruolo che con la messa a regime della riforma aumenteranno e verranno spediti in massa in altri settori del pubblico impiego.

Adele Dentice

In difesa della scuola pubblica


Finora le azioni intraprese dai genitori e dagli insegnati per denunciare come Diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione, quali il diritto allo studio e alla sicurezza degli studenti, sono stati calpestati da tutti i livelli dell’amministrazione scolastica con tono burocraticamente sprezzante.

Il giorno 31 gennaio 2010 nell’ambito del convegno “ma almeno la scuola la vogliamo sicura’ svoltosi a Bari si è voluto proporre la nascita di un nuovo Comitato in difesa della scuola Pubblica che non sia settorializzato solo all’ambito scolastico e del precariato della scuola, ma investa l’intera società civile colpita dalla miopia della classe dirigente che non considera come, investire nella conoscenza, si possa tradurre anche in un incremento della redditività economica.
Uno stato moderno si dovrebbe distinguere per la sua capacità di competere a livello globale non solo in termini di ricchezza e di benessere , ma anche di conoscenza, elemento cruciale per la crescita di una società.

Al contrario è stato messo in atto un vasto progetto di riforme che rispondono all’esigenza di un’unica conoscenza asservita al mercato, procedendo verso la creazione di uno Spazio Superiore dell’Istruzione Europea di stampo neoliberista capace di competere a livello mondiale nel mercato del “sapere” Alle indicazioni europee si sono inchinati i vari governi dei paesi membri della UE portando avanti un processo di ristrutturazione del sistema scolastico che sposta la responsabilità dell’istruzione e della formazione dallo Stato al privato. In generale l’obiettivo è quello di un doppio sistema, uno dequalificato , dove si sfornano lavoratori esposti alla precarietà , obbligati a master e corsi di aggiornamento a pagamento, e l’altro, fortemente selettivo, finalizzato a costruire la futura classe dirigente in luoghi di alta formazione, decisamente consegnato nelle mani dei privati.
Ma il pericolo maggiore che voglio segnalare è determinato dalla metamorfosi culturale che si sta determinando facendo passare inosservata l’ipotesi scandalosa del considerare come formativa l’acquisizione di conoscenza attraverso la pratica del posto di lavoro sin dalla scuola superiore; ma non è tutto, i condizionamenti europei stanno inducendo alla riscrittura della storia e della cultura in genere a vantaggio dell’ideologia della classe dominante.
Anche la ricerca non è immune da questo processo se pensiamo allo sviluppo di prodotti farmaceutici o informatici che avvantaggiano sostanzialmente certe aziende spesso responsabili della produzione di materiale bellico.
Questo scenario viene abilmente celato da paraventi ideologici come “spreco” o “meritocrazia” la verità è che le logiche baronali e clientelari e i meccanismi sempre più rigidi di controllo e repressione continueranno e sussistere nel silenzio assertivo generale e verrà cancellata perfino la simulazione di un sapere critico.

A
dele Dentice