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domenica 7 ottobre 2012

L'Incultura


Nel '68 i giovani si sentivano più colti dei loro genitori, il pensiero critico a cui la conoscenza li allenava, fece sorgere in loro la convinzione che chi avesse  la responsabilità delle guerre nella storia moderna fossero le democrazie più che le dittature, ma questo è

un pensiero scorretto cancellato dall’idea diffusa che imparare e approfondire le proprie curiosità è superfluo, d'altra parte con internet tutto diventa più facile immediato,  così i genitori e i nonni sono diventati più anacronisticamente acculturati e la scuola non serve praticamente più a niente  né ad istruire e tanto meno ad educare. I giovani non imparano più nulla , perchè non c’è più nulla da imparare  ciò che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa la scuola è trasformata ormai in un mercatino che eroga servizi educativi tratti dalla rete, eliminando qualsiasi forma di interesse dal momento che ciò che serve è lì pronto per l’uso e ciò che  risale a prima della nascita non è che retaggio romantico di un mondo perduto . Così è facile assistere alla ectoplasmatica diffusione di vuoti saperi ridondanti e ripetitivi, autorevolmente interpretati da servili giornalisti o intellettuali che si commuovono nell’annunciare disgrazie e fare la conta di vittime infelici e sofferenti; una forma di altruismo molto  utilizzata dai nostri politici saltellanti  che gareggiano nell’esporre le loro emozioni “scadenti” negli studi televisivi . Le loro lacrimevoli passerelle alimentano l’individualismo di massa trasformando i “diritti dell’uomo” in un umanismo spietato e cinico, mentre  il cittadino comune ipnotizzato dagli studi televisivi o dai distruttivi net work cade nella trappola dell’immediatezza dell’emozione, solo che tutta la passione altruistica si dissolve tra il moralismo benpensante e la percezione del proprio sé, svelando  inevitabilmente la vera natura di questo amore, puro  egoismo mascherato.
La prova del nove ci è data dalle strade vuote, abitate da individui soli e piegati dal peso dell’esistenza, infettati da personaggi più o meno pittoreschi che lanciano sfoghi veementi contro il sistema, la politica, i cattivi e il megapotere, che si appoggiano ai tardivi scopritori delle banche come responsabili abietti della crisi, i cittadini comuni sono ormai stati drogati dalla fame di notizie che si dissolvono appena enunciate, dagli scandali più o meno pruriginosi.
Mentre la Fame, quella vera, comincia a profilarsi su un orizzonte sempre più vicino. Qualunque altra notizia o voce non allineata passa sotto silenzio, in pace e in democrazia, come sempre in pace e democrazia sono ignorati le petizioni , quelle non benedette dal sistema ovviamente, come quella sul nucleare che non è stato degnata di interesse dal nostro capo dello Stato, quella sul Collegato lavoro che ambiva bloccare il ritorno a Medioevo-schiavista in cui siamo precipitati,  oggi si sbandiera ed enfatizza quella  ridicola , si fa per dire , promossa dal tribuno Di Pietro e dai suoi sinistra-mente amici , che vorrebbe ripristinare nella sua interezza l’art.18. Ora chiediamo l’oro dove fossero quando passava il pacchetto Treu o la legge Biagi del 2003 che introduceva ben 31 forme di contratti atipici
con l’indebolimento dei diritti contrattuali o la liberalizzazione del contratto a termine ( Dlgs.368 /01), che aboliva una legge avanzata del 1962, la 230, che riteneva nella sua formulazione il contratto a termine ricattatorio.
Si introduce ancora più sinistra-mente l’affitto dei lavoratori (Treu lavoro interinale, Biagi lavoro a somministrazione) abolendo la legge 1369/60 che vietava queste forme abiette di utilizzo dei lavoratori.

Ancora più scandaloso e colpevole il silenzio dei “nostri” politici e sindacalisti strappaconsensi in merito all’abolizione del Regio Decreto L. n. 692/23, una legge fascista che, a seguito delle lotte sindacali, fissava a otto ore il limite massimo della giornata lavorativa. C’è voluto il nuovo secolo che in nome del progresso ha potenziato il livello di sfruttamento della manodopera, indicato come produttività, aumentando, grazie il D.lgs. n. 66/03 , il limite massimo dell’orario di lavoro giornaliero sino a  dodici ore al giorno se full time e, con l’ignobile accordo con i sindacati del 23 luglio 2007, a sedici ore al giorno per i lavoratori full time.
Insomma gli smanicamenti Di Pietro le retoriche catto-comuniste vendoliane, i grugniti tosco-emiliani dello scontro a tavolino Bersani - Renzi, le alleanze sottobanco grillin-camaleontiche che oggi si infuriano per l’art 18, di fatto ormai inessenziale, avrebbero dovuto veicolare la loro rabbia in altri tempi , al contrario sono moralmente
e politicamente responsabili  della destrutturazione del lavoro a sostegno del mondo della grande impresa e delle grandi elites. 
Gli inganna popolo  hanno organizzato sciopericchi sfoga plebe tanto per allontanare il dissenso dai temi reali ed ora hanno sferzato l’ultimo attacco, sanno che la gente si è allontanata perché sulla propria pelle si è accorta della mercificazione della politica , ridotta a prostituta di infimo grado,  una strategia voluta per dividersi il consenso elettorale con la loro base “fedele e clientelare” inglobando ancora chi si potrebbe lasciare abbacinare da incaute speranze o entusiasmi,  il resto dei cittadini può tranquillamente astenersi dal’andare a votare e rimanere vittima della incultura di massa, controllati a vista dall’occhio vigile della Tv e della rete.
Adele Dentice

lunedì 21 novembre 2011

Dagli spazi profondi della mia ignoranza

Non sono né un’ economista né una Decorosa Tecnica, come la recente moda impone, molto semplicemente appartengo a quella vastissima categoria di persone che la crisi la sente , eccome, sulla sua pelle ; dalla profondità della mia ignoranza alcune cose però le capisco, come il concetto molto elementare che l’origine del disfacimento del sistema economico è stato prodotto dall’ allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e l’ incapacità di consumo dei lavoratori
Ho persino capito che, per sanare i debiti privati , questi saranno scaricati sui bilanci pubblici e , ho persino intuito, che la debolezza della zona euro è stata causata dalla “imposizione” del Trattato di Maastricht di una politica liberista, fondata sull aumento dell’incertezza e sul peggioramento della retribuzione del reddito, in pratica è aumentata l’offerta in modo smisurato rispetto alla domanda.
Non ho bisogno di leggere trattati specialistici per capire che le politiche dell’austerità deprimeranno quel che resta dello Stato sociale, che la crisi smantellerà completamente il lavoro per decenni indbolito dalla frammentazione, che aumenterà la disuguaglianza redistributiva , che l’azione pubblica nel sociale sarà sostituita definitivamente dalle offerte di mercato a cui accederanno solo coloro che potranno permettersi certi lussi .
Mentre la crisi avanza l’opposizione, invece di fare il suo dovere proponendo interventi centrati sulla produzione pubblica di beni collettivi ,superando definitivamente l’assistenzialismo dei fondi europei , o un sistema progressivo di fiscalità, oppure un serio consolidamento dei contratti collettivi di lavoro, con reiterata irresponsabilità continua a prediligere ricette care alla filosofia neoliberale a partire dalla radicalizzazione dei contratti di lavoro precari sino alla privatizzazione totale dei servizi pubblici.
Nel frattempo noi ascoltiamo preoccupati e sempre più poveri di soldi e diritti, ma rassicurati dal nuovo look più sobrio della politica italiana, e intanto con sempre meno concorrenza sul mercato qualcuno, in Europa e non solo, pensa ai futuri propri vantaggi !

Adele Dentice

giovedì 30 giugno 2011

Democrazia partecipata , ovvero la dittatura degli eletti

Si sa ancora poco dell’accordo del 29 giugno 2011 da quello che è dato capire si è ratificato l’indebolimento, se non l’eliminazione dei due strumenti fondamentali a disposizione dei lavoratori : il conflitto e la democrazia.

Ha fatto scuola il sistema Marchionne della “tregua” che a ridosso di una manovra finanziaria che penalizzerà ulteriormente i lavoratori, precari e le classi più deboli , blocca” qualunque forma di opposizione .

le ragioni sono tutte politiche e ancora una volta riconducibili alla logica del subalternità alle esigenze del sistema delle imprese a danno dei diritti sociali e delle politiche di solidarietà, d’altronde nell’ultimo documento della CGIL il ridimensionamento del welfare pubblico è stato ritenuto inevitabile a fronte della riduzione del Pil.

La CGIL, quindi, ha preferito negoziare diritti certi per salvaguardare il patto di stabilità europeo mentre i costi della manovra si concretizzeranno in ulteriori tagli ai servizi pubblici, nuovi attacchi alle pensioni, ulteriore congelamento sine die dei contratti pubblici, blocco totale del turn over - con buona pace dei precari del pubblico impiego - manovra sulle tasse e sull'IVA tale da far pagare di più ai ceti popolari e al lavoro dipendente, di aumento dei contributi previdenziali per i precari, di attacco ai migranti,e sostanzialmente i ricchi, che hanno un reddito medio 11 volte superiore ai poveri. (55.000 euro contro 5.000) , continueranno a non essere toccati ,al massimo la “stangatella “ colpirà i proprietari dei Suv.

Si sgretola definitivamente anche quel residuo di democrazia attraverso il meccanismo delle certificazioni, cioè non saranno più previste consultazioni di base mediante le quali i lavoratori sono chiamati ad esprimersi sugli accordi nazionali e sul contratto collettivo, ma è stato elaborato un sistema misto tra iscritti , quindi il via al mercato delle iscrizioni, ed RSU, che lì dove sono presenti saranno le uniche a votare . In pratica il contratto di lavoro nazionale, viene siglato dai firmatari, bloccando il diritto di voto dei lavoratori e qualunque agibilità sindacale delle organizzazioni in disaccordo. In questo sistema la derogabilità al contratto collettivo, sistema Fiat, secondo cui ogni impresa potrà definire a suo piacere i contratti ad personam, decreterà la fine del sistema universale di diritti e tutele, unica e forte premessa per ricomporre la frammentarietà del lavoro e nel lavoro.

sabato 12 marzo 2011

Venti di libertà!






 E' frastornante il silenzio di tutte le sinistre tese ad esortare qualche tipo di “intervento umanitario” in Libia e a condividere l'idea di un'Italia portaerei degli Stati Uniti contro il, fin ora ben pagato dalla UE, guardiano dei flussi migratori.
Troppo importante la Libia per la sua posizione strategica e le sue risorse di gas e petrolio per non solleticare le voglie dei governi imperialisti , USA e UE in primis
Persino Berlusconi si è allineato, anche perchè la questione libica potrebbe salvarlo , in quanto si porrebbe come funzionale intermediatore asservito ai voleri di Washington, non è un caso che dopo un'iniziale posizione di debole condanna al generale Gheddafi, Frattini abbia poi affermato che ci vuole "uno sforzo corale di tutti", che l'Italia offre Sigonella ed è disposta come tutte le serve a condividere il peso e le spese della missione umanitaria, con improbabili onori, ma l'importante è esserci e magari come nostra abitudine storica accontentarci di qualche briciola nel banchetto che si sta allestendo.

Anche Vendola si esprime a favore del Vento di Libertà che soffia sulla Libia senza spostare l’attenzione sui Profughi.
Vendola vuole esportare democrazia contro i Tiranni locali attuali mentre qualche rivoltoso “riesuma” le insegne di Re Idris, quell’oscuro re libico filo statunitense che oltre a offrire territori alle basi militari USA e Gran Bretagna offriva loro il petrolio e il gas, sfruttando e affamando il suo popolo , tale personaggio fu cacciato dall’allora ben visto rivoluzionario anticolonialista Gheddafi, che ora ci rappresentano come un personaggio fumettistico abbagliato dal potere e dimentico di essere doverosamente attento verso il suo popolo, popolo va precisato ben lontano dalle situazione di fame o vittima di violenze democratiche presenti in altri paesi, ma che che ci dicono oppresso le cui sofferenze sono la causa delo scatenanarsi di un conflitto civile spontaneo, che comunque nella volontà del "popolo" forse non vuole essere né filo-occidentale né succube dell’oscurantismo islamista.

La libertà del popolo libico, di cui amiamo riempirci la bocca, da chi deve provenire , quindi , da noi potenze occidentali , già ampiamente screditate nelle nostre missioni umanitarie di pace ? o dagli islamisti, repressi da Gheddafi? E se le ragioni del popolo sono di natura sociale se è una rivolta del pane quali sono gli obiettivi ? liberarsi del despota senza sovvertire l’ordine costituito (sembra che pezzi del potere militare siano con i rivoltosi!) o eliminare insieme al dittatore, ex padre, della rivoluzione le multinazionali, i comitati d’affari e il capitale finanziario globalista?
E, ritornando alle dichiarazioni del governatore delle Puglie, perché è convinto della necessità “morale” dei nostri interventi umanitari in Libia , e mostra interesse relativo verso gli sbarchi di fuggitivi che stanno intasando i nostri centri di accoglienza? Forse ingenuamente influenzato dalle notizie diffuse dai media , dispensatori generosi delle false notizie sull’ Irak Afghanistan Gaza ecc., che ci parlano di 10.000 morti, di bombardamenti, mai ripresi da nessuno né comprovati da testimoni italiani che hanno sempre parlato di scontri armati per le strade e mai di bombardamenti. O delle fughe del generale libico verso il Venezuela , ospite dell’odiatissimo dagli USA Chavez, tanto per gettare ombre anche su quest’ultimo?In realtà le informazioni sono poche si sa solo che esiste una rete di forze difficilmente individuabile sostenute dai “filantropi” occidentali e soprattutto diventa sempre più chiaro come le rivoluzioni colorate abbiano fatto scuola , gli imperialisti statunitensi operano dietro le quinte scegliendo la soluzione più conveniente e gli altri a seconda delle direttive tifano per gli uni o per gli altri. Intanto i flussi emigratori continuano ma noi non dobbiamo guardare, se i nostri campi di concentramento ovvero Cie , mutuati da quelli libici o quelli sionisti per i palestinesi, scoppiano e non si riesce a sostenere le bombe umane , noi dobbiamo prepararci alle nuove missioni di umanitarie e battere le mani quando sulle nostre teste svolazzano gli aerei portatori dei venti di libertà.


Adele Dentice

mercoledì 22 dicembre 2010

I despoti all'acqua di rose



In questi ultimi giorni, inchiodati davanti all’occhio scrutatore e manipolatore dei nostri pensieri, ci hanno mostrato cassonetti e macchine bruciate e ragazzi che aggredivano altri coetanei in divisa. Quasi sfiorata e distorta la ragione o le ragioni della rabbia , non che si voglia giustificare la violenza, soprattutto se fine a se stessa è inutile, perché non credo onestamente che questi episodi siano già il preludio di un futuro sanguinoso e insurrezionale; perchè la rivolta nasce da uno stato di necessità che i nostri ragazzi non conoscono, ma questo non vuol dire che le ragioni della rivendicazione non abbiano sostanza, al contrario la riforma Gelmini , mette il punto su un processo distruttivo dei principi costituzionali di Libertà e Democrazia colpendo al cuore il diritto all’istruzione e allo studio. Diritti che ci parlano di egualitarismo ,non nel senso di appiattimento verso il basso ma di Merito, quello decantato da chi immeritatamente si trova a coprire cariche istituzionali, che nella declinazione del dettato costituzionale prevede aiuti agli studenti “meritevoli” privi di  mezzi, un ascensore ,dicono,ma soprattutto l’unico strumento di rivoluzione sociale  che permette a chi appartiene a classi sociali deboli il riscatto sociale.

Ma  già il lontano 1997, anno della famigerata autonomia scolastica varata dal Distruttore Berlinguer, e da una sinistra prona ai voleri del capitalismo, rappresenta la parola fine della scuola pubblica, avremmo dovuto essere più solleciti e attenti , invece di vendere la nostra professionalità alle lusinghe di poche lire, e sempre di soldi si parla quando la parità scolastica ha profuso incentivi alle scuole private togliendoli alle pubbliche servendosi dell’ambiguità terminologica  dell’equipollenza, in barba all’art 33 della Costituzione: Ormai è tutto passato si dice, i giovani contestano, gli operai si arrampicano sui tetti e sulle gru, manifestazioni spontanee ma inoffensive che non scalfiscono di un millimetro il potere delle classi dominanti, la coscienza civile è spezzata e Il Capitalismo ha stravinto, favorito da un clima indotto da intellettuali prezzolati, portatori del pentitismo sessantottesco diffusori dell’ideologia del negazionismo e dell’emergenza.

Oggi ciò che mi spaventa  profondamente è questa  dittatura dalla faccia smielata, sostenuta dall’indifferenza della gente attenta più al profumo dell’acqua di rose  delle escort che a leggi che hanno demolito  gli ultimi residui dei  diritti dei lavoratori, come quella medievale sul Collegato Lavoro , passata inosservata , senza parlare poi della  sicurezza nei luoghi di lavoro o nelle scuole, poste all’attenzione della pubblica opinione  solo in caso di tragedie, rimaniamo silenziosi e passivi di fronte  alla distruzione della sanità e del welfare  tanto i minori , come i malati, i vecchi, i pensionati, i diversamente abili sono gli  invisibili , non sono produttivi , quindi inutili, per la manovalanza ci si serve degli schiavi extracomunitari e dei precari, che tanto pur di mangiare pane e acqua (ho sbagliato l’acqua è un bene destinato alle classi abbienti) sono disposti a tutto.

E’ una dittatura soft, forse, ma per me, sia  se indossa una camicia nera o si presenta con il volto bonario da pater familias ringalluzzito o da monaco eremita o da cosiddetti mezzi di lotta democratica  non cambia nella sostanza, è sempre prevaricazione , imposizione del pensiero unico che mostra la sua ferocia contro  chiunque prova a non allinearsi, oscurato, ridicolizzato o fatto passare per folle e, se proprio non riesce a farlo rientrare nei ranghi, lo si fa passare per   fuori legge.

Hanno contorto il nostro cervello e quei pochi pensieri autonomi rimasti, inducendoci a sentirci in colpa  se pensiamo di volerci curare gratis nelle strutture pubbliche, eppure paghiamo un botto di tasse per servizi che non ci danno, far studiare i nostri figli poi è un lusso, e se avremo l’ardire di pensare ad una formazione decorosa ci sono le scuole private che offrono prodotti adeguati alle rette, nonostante i finanziamenti statali e nonostante gli stipendiucoli(quando li danno) a quei poveri morti di fame di docenti - schiavi , che non avranno nemmeno la pensione a dispetto delle  trattenute e delle pensioni compensative.

Intanto, sempre da quello schermo parlante, quotidianamente ci parlano della patria, degli atti di eroismo dei nostri giovani in luoghi di guerra, loro i portatori di  PACE armati fino ai denti, mentre qui in Italia i morti sul campo del lavoro non si contano, ma non ha importanza è necessario sostenere le guerre statunitensi e filo-sioniste di cui noi siamo i migliori amici , aumentare i finanziamenti per la difesa (armi e guerra ), togliendoli alla formazione e alla ricerca  , tanto non serve a niente le ricerche le fanno altrove e le Università rimarranno sempre in mano ai baroni , poi se proprio  si vuol  tenere buona qualche anima pseudo-libera e riempire i giornali di qualche notiziola,  si possono permettere lievi occupazioni, anche queste profumate di acqua di rosa. Si occupano le facoltà e i giovani contestatori hanno le facce dei loro padri, per lo più baroni universitari o giornalisti o imprenditori, sono ragazzi   che comunque hanno un futuro certo , magari in qualche dipartimento , al contrario degli altri, quei poveracci che vengono penalizzati dalle occupazioni concordate , che  perdono soldi se escono fuori corso, questi figli del popolo che hanno visto il proprio padre rivolgersi alle finanziarie , per coronare il sogno del proprio riscatto  e un anno in più all’Università costa e questi si ribellano e se la prendono con quegli altri , che li chiamano fascisti …e ancora stravince il capitalismo.

Ma i giovani non dovrebbero essere lasciati soli, come quelli criminalizzati per aver accolto estremisti violenti , quelli che l’opposizione condanna , mentre passa il voto di fiducia alla Camera , sono stati lasciati soli in balia di  violenze  improvvise di giovani senza volto armati, soli con le violenze che legittimano il ripristino delle leggi speciali, facendo, così,  apparire il vero volto del dispotismo,  perché  il potere ha iniziato forse a percepire una presa di coscienza incontrollabile, un pericolo serio per gli interessi delle classi dominanti, meglio giocare in anticipo,  attaccando alla radice la rabbia sociale, prima che diventi protesta civile organizzata.

Adele Dentice

mercoledì 6 ottobre 2010

Mondo disabile



“Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano. Meglio per tutti una comunità, dove mandarli seguiti da personale specializzato”: parole dell’assessore all’Istruzione di Chieri, comune torinese. Che momento di vergogna…rassicurante è comunque che molti siano stati i dissensi che ha riscontrato tale affermazione. Questo genere di esternazioni dei nostri politici associate ai tagli che coinvolgono il mondo della scuola e in particolar modo gli insegnati di sostegno rappresentano delle profonde ferite per le famiglie che vivono tali realtà.
Ci troviamo nella società del consumo, della sovrapproduzione, del dinamismo, dell’alienazione … nella società dell’individualismo, dell’egocentrismo e della prevaricazione del forte sul debole. La società, che, per sua natura, dovrebbe rappresentare lo scheletro funzionante di una nazione, pian piano viene distrutta, annientata dai nostri gruppi dirigenziali, dai nostri politici volti a creare e a sottolineare le “diversità”… di ceto, di sesso, di nazionalità, etc. Una società evoluta dovrebbe permettere al debole di essere supportato dal più forte, avvolto e portato per mano, invece che essere soggiogato, schiacciato e annullato.

La disabilità in questo mondo viene letta come “non produttività”, quindi inutilità. Eppure bisognerebbe cominciare ad insegnare ai nostri figli a scoprire e comprendere la disabilità in termini di “altra abilità”. Del resto, poi, tra i cosiddetti disabili spiccano personaggi autorevoli che in vari ambiti si sono distinti, come ad esempio il noto campione Oscar Pistorius. Vi sono, inoltre, numerosi artisti disabili, famosi o meno che siano, che non hanno gli arti superiori, altri sono ipovedenti, molti hanno disabilità mentali (autistici). Un esempio tra tanti è rappresentato da Stephen Wiltshire: è uno degli autistici più famosi al mondo grazie all’abilità di poter creare dei disegni ultradettagliati dopo una vista soltanto (una memoria fotografica all’ennesima potenza). Ha imparato a parlare a 9 anni e a 10 ha iniziato a disegnare. Perché dunque non ambire alla ricerca di metodi per poter esprimere le potenzialità di queste persone al fine anche di migliorare la società in cui viviamo? Forse è chiedere troppo?

Per poter capire e accettare la disabilità bisognerebbe anzitutto immedesimarsi in chi è costretto a viverla tutti giorni, tralasciando qualsiasi forma di pietismo e pensando, invece, agli sforzi continui e alle difficoltà che deve cercare di superare attimo per attimo e al sacrificio delle famiglie coinvolte, sacrificio non solo emotivo e morale, ma anche materiale ed economico. Facile credere che questi siano problemi lontani da noi e che riguardino solo una piccola fetta della società: ci sbagliamo alla grande! Disabile non sempre si nasce… questo dovrebbero impararlo soprattutto i nostri politici!

Dove andremo a finire se costruiamo classi separate per i disabili, per gli immigrati …classi separate per i “diversi” da noi? Alla fine ci saranno classi per i belli e ricchi da una parte e poveracci dall’altra? Del resto, però, come meravigliarsi se già oggi in quasi tutte le scuole esiste la cosiddetta sezione d’elìte?
Poi, alla fin fine cos’è questa normalità di cui tutti parlano? Qualcuno sia in grado di darci una definizione!

Bianca De Laurentis

lunedì 13 settembre 2010

La scuola del collaborazionismo



Con le politiche del saccheggio i nostri vari governi, quelli , per intenderci, che hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro per soccorrere le banche e gli imperi finanziari a danno dei lavoratori, in perfetta continuità, si sono proposti come i "salvatori" del sistema politico ed economico proponendo un'immagine positiva e propositiva della Scuola. In realtà, si metteva scientemente in pratica il massacro della scuola laica e statale con l'espulsione in massa del precariato, l'attacco indiscriminato al Publico Impiego, la pressione intollerabile del fisco, la proliferazione dei contratti a progetto.

Viene in questo scenario, una naturale rabbia e la voglia di rivendicare NON SOLO IL LAVORO MA IL DIRITTO ALLA VITA, che sia degna di questo nome, anche se credo che siamo, attualmente, ad un punto di possibile non ritorno, per la scuola pubblica,quella che strumento di emancipazione, ha permesso a molti di realizzare il proprio progetto di vita. Oggi, inermi, assistiamo al suo smontaggio pezzo per pezzo, alla sua balcanizzazione, ... per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Per rovesciare la tendenza al suo progressivo degrado e alla sua mercificazione, sarebbe bastato imporre i dettami della Costituzione sull'obbligo di riconquistare risorse e condizioni di studio e lavoro, di quantità e qualità adeguate allo sviluppo sociale e civile della popolazione. Si sarebbero dovute bloccare le finzioni del governo e quegli strumenti inventati per creare le illusioni delle finte risoluzioni del problemi economici riconquistando spazi di rappresentatività. Invece il mondo della scuola e il diritto allo studio è stato considerato residuale una spesa inutile a carico dell’amministrazione centrale filoliberista , che si andava sempre più consolidando con la tacita complicità della falsa opposizione filo-USA.

Così, senza accorgercene, siamo giunti alla pseudo-riforma Gelmini e all’assemblamento di norme che nella loro legalità inducono a delinquere; come lo scandalo dei lavoratori precari illegalmente licenziati se consideriamo lo Stato di Diritto, infatti fare retrocedere dei cittadini-lavoratori dalla priorità acquisita fino alla privazione, cancellare i diritti acquisiti significa negare il DIRITTO-DOVERE sancito dalla Costituzione, e amministrare in queste condizioni con lo Stato che contraddice se stesso significa compiere un crimine. Forse una forza sindacale, degna di questo nome e difensiva dei lavoratori, avrebbe arginato questa deriva, ma in questi anni sembra che nessuno si sia accorto di come i sindacati si siano piegati agli interessi della Confindustria, di come ora la RSU si sia s trasformata in un mezzo aggiuntivo del collaborazionismo alla dirigenza. Un sistema introdotto dall’autonomia scolastica, grazie alla quale uno stuolo di presidi si è trasformato in dirigenti scolastici, che, come tirannelli locali, praticando una sorta di investitura, si scelgono tra i docenti più fedeli i propri collaboratori, non più funzione intermedia facilitatrice tra i vertici e la base, ma mezzi di controllo feroce sui lavoratori. Per anni il mondo della scuola si è affidato ai sindacati il cui lento esaurimento del potere di contrattazione ha fatto si che i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil guardano oggi alle elezioni Rsu e ai comparti solo in funzione dei permessi sindacali, delle tessere e del loro potere di sigla, nel più totale disprezzo dei diritti dei lavoratori. E non è finita, la meritocrazia, la valutazione legata alla carriera trasformerà gli operatori scolastici in ulteriori collaborazionisti pronti a tradire a mettere la propria dignità sotto i piedi, per cercare il consenso di chi ritiene suo diritto esercitare il potere sulla vita dei propri subalterni.

Eppure tutto questo in uno Stato di Diritto, è illegale.

Adele Dentice

giovedì 26 agosto 2010

I diritti perfetti


Basta con i lussi eccesivi e con “diritti talmente perfetti” da essere un ostacolo per la produzione capitalista spingendo verso la delocalizzazione delle aziende. Così Tremonti ci offre l’ennesima sua ricetta iniziando con l’eliminazione del diritto più fastidioso e non coincidente con la logica del profitto e del mercato, “la sicurezza sul posto del lavoro”. D’altronde investire parte degli utili su corsi di formazione per dipendenti o nel mantenere standard di sicurezza sugli impianti sono tutti costi a perdere, per essere in regola un’azienda deve più o meno spendere per ogni dipendente, tra corsi di formazione, attrezzature tipo scarpe, caschetto mascherine oltre 1000 euro a persona!

Un “lussuoso spreco” denunciato dal Ministro, mentre in Puglia e Campania morivano altri lavoratori, ma lo scandalo delle morti bianche ormai sembra non fare più presa sull’opinione pubblica, così come la perdita progressiva dei diritti fondamentali legati alla vita e alla salute. Ci vengono offerte notizie che ci infondono ottimismo, la fine della crisi o i dati dell’Inail che pronunciano una lieve flessione sulle disgrazie nei posti di lavoro rispetto all’anno precedente . Ma le cifre del primo semestre di 642 morti , 642634 infortuni , 16065 invalidi, che comunque non ci negano il primato europeo di disgrazie , nascondono un altro dato forse più significativo e meno “ottimista” , cioè che le ore di lavoro tra licenziamenti, cassaintegrazione e mobilità sono notevolmente diminuite, di conseguenza,viene da pensare, anche gli incidenti.

Come ci viene anche da pensare che il rispetto della l. 626 sia un optional e che la cultura della sicurezza non fa parte de nostro vivere quotidiano ce lo attesta l’ indagine dell’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering che mostra come la maggior parte delle vittime hanno un’età che si aggira tra i 40 e i 49 anni (22,6%), cioè una popolazione adulta e con una professionalità consolidata, indicatori che ci spingono a pensare che troppe certezze, specialmente in agricoltura e nell’edilizia, spingono a trascurare le misure basilari di sicurezza. In questo quadro fatto di superficialità e ignoranza, inteso come non conoscenza della normativa, la Puglia si attesta al terzo posto nella classifica nazionale, e il maggior numero di incidenti avviene nel comparto dell’agricoltura quasi a convalidare il tipo di approccio dell’imprenditore al concetto di sicurezza, non considerata un’assicurazione sul patrimonio familiare ma interpretata solo come un inutile esborso di denaro.

Produrre, essere nel mercato dilaniando il territorio calpestando i diritti fondamentali dell’uomo e anni di lotte e di sacrifici , pur di essere competitivi. I lussi vanno abbattuti e un input di avanzata ed efficiente gestione delle imprese può essere importato dal sistema adottato nelle campagne della Daunia, in provincia di Foggia, dove le nuove leggi rendono ancora più ricattabili e meno tutelata la salute e la vita dei lavoratori , i nuovi schiavi gli extracomunitari che vivono condizioni drammatiche di vita. Questo è un esempio del capitalismo avanzato, di una nuova, moderna , efficiente forma di contratto di lavoro, andare avanti tornando indietro incrementare la guerra tra i poveri, creare condizioni lavorative sempre più precarie, sempre più ai limiti del’igiene, della sicurezza, della vita.

Adele Dentice

venerdì 16 luglio 2010

L’Ammazza Precari 2



Il sistema propone un decreto salvifico, che sostanzialmente fa saltare ogni principio di equità nell’applicazione delle norme, poichè mira a dividere e a confondere gli stessi addetti ai lavori.
La riproposizione del decreto salva precari, ha come determinante requisito di accesso l’aver effettuato una supplenza di almeno 180 giorni nel 2008/09 nella stessa scuola, anche a seguito di proroghe/conferme, escludendo coloro che hanno lavorato per esempio nel 2009-2010. A parte la scelta dell’anno, tipo lotteria, ci sarebbe da chiedersi per prima cosa che fine faranno le persone che , pur avendo accumulato punteggi (anzianità) nel corso degli anni, si troveranno scalzate via da colleghi che magari hanno meno anni di servizio alle spalle, ma hanno avuto la fortuna di lavorare nel periodo specifico previsto dal decreto ; ma nascosto dall'apparente paradosso, si cela l'inquità dela norma, cioè l'esclusione dei lavoratori che non hanno svolto le supplenze nella stessa scuola pur avendo lavorato 180 gg.

E' chiaro che la illeicità oltre che l'incongruenza della norma non sono determinate da incapacità , ma segnano ancora una volontà politica precisa, quella di frammentare ulteriormente la categoria, obbligando i docenti colpiti ad aprire nuovi fronti di ricorsi contro i colleghi più fortunati e le proteste saranno sempre più individuali, sempre più solitarie.

Un sistema studiato per creare nuove laceranti conflittualità nella categoria e procedere ad un progressivo imbarbarimento dei rapporti tra i lavoratori già frustrati e avviliti nella loro condizione di subalternità al potere. Ma soprattutto con questa operazione si raggiunge l’obiettivo di svuotare di significato e di energia le rivendicazioni dei precari e procedere ad una ulteriore scissione interna della categoria svalutandola ulteriormente agli occhi dell’opinione pubblica.

È stato il progressivo indebolimento dell’immagine della scuola pubblica che giustifica l’assenza dell’interesse generale a recepire come dramma sociale la cancellazione di posti prevista, che toccherà complessivamente le 150mila unità, (se nel 2008 erano 835.726, l'anno successivo i docenti della scuola italiana sono scesi a 795.342 per subire un’ulteriore contrazione di oltre 40.000 posti nel 2010 ) per inciso l'unica categoria tra gli insegnanti italiani che ha fatto registrare un aumento, a seguito dell'incremento di posti a tempo determinato, è stata quella dei prof di religione: all'inizio dell'anno scolastico 2009/10 erano 26.326 (395 in più dell'anno precedente).

Va da se che queste politiche scolastiche oltre a ledere i diritti fondamentali dei lavoratori, fanno saltare anche il diritto allo studio, ma nessuno, compresi i genitori, sembra curarsi della drammaticità a cui è arrivata oggi la situazione della scuola italiana, che non è più nelle condizioni di assicurare, in molti casi, neanche il normale funzionamento, per i tagli ai fondi d’istituto, all’edilizia scolastica, al sostegno e quant’altro, anno dopo anno, finanziaria dopo finanziaria.

Probabilmente disinformati, sembra che i giornalisti italiani preferiscano le scuole private, o assuefatti all’idea di scuole trasformate in contenitori di certificazioni e di competenze, forse ancora non sanno che, con l’aumento di alunni per classe, il controllo delle effettive competenze maturate dagli alunni sarà un’impresa quasi impossibile.

La scuola a cui sono destinati i loro figli sarà sempre più passivizzante con docenti non più portatori di cultura ma trasformati in addestratori ambiziosi e rivali tra loro, bravi ad aiutare i ragazzi a superare i quiz.

Adele Dentice

venerdì 9 luglio 2010

Non solo scuola!



Divisi e scoraggiati, presidi-manager sempre più autoritari e la frustrazione dei docenti di ruolo che per rivalsa snobbano i precari, che guardano dal’alto in basso i bidelli e cosi via, intanto la rabbia si disperde e in questa cornice i famosi blocchi degli scrutini si sono rilevati un fallimento. In realtà la categoria dei docenti, per quanto numerosa si è dimostrata incapace di proporre azioni di protesta concrete. Si è lasciata guidare da logiche sindacali isolazioniste incapaci di operare una critica radicale sul sistema che ha prodotto la riforma, l’intera categoria è stata condotta al Macello, slegata dagli altri lavoratori e smembrata all’interno con la scusa della crisi del capitale. Ogni qual volta si è determinato un barlume di autorganizzazione pronti i sindacati e i partiti hanno fagocitato la lotta che si è ridotta a blandi scioperi in difesa della Costituzione, senza mai però turbare l’ordine e la pace, oppure in sterili occupazioni studentesche e in variopinte passeggiate con fischietti e bandiere; tutte iniziative che non hanno lontanamente sfiorato l’ipotesi di un minimo cambiamento delle condizioni di vita dei lavoratori, l’unico risultato concretoconseguito è stato quello di far sfogare la rabbia e ogni anelito di ribellione.

La riforma è passata incolume anche per via del distacco dell’opinione pubblica dalle questioni legate alla scuola per via dell’indebolimento della funzione docente sempre meno in grado di promuovere sviluppo , ma non per scadimento della qualità professionale, quanto per l’eccessiva precarizzazione, per i turn over frequenti, per i tagli alle risorse.

Ci aspetta l’ennesimo ritorno a scuola ognuno chiuso nel suo guscio senza guardare chi sta peggio, eppure basterebbe pensare per un attimo che siamo tanti e se invece di difendere la nostra umiliante condizione assecondando il meccanismo clientelare imperante per essere classificati come “buoni” e affidabili , alzassimo la testa e iniziassimo a difendere chi sta peggio di Noi, se mettessimo in discussione la didattica, se ci rifiutassimo di entrare in classi sovraffollate, se solidarizzassimo con gli altri lavoratori, se iniziassimo a parlare con i genitori. Se si cominciasse a considerare come veramente necessaria una nuova alleanza, adoperando tutte le strategie possibili di comunicazione e di coinvolgimento per ritrovare faticosamente un orizzonte di significati condivisi in grado di riscattare la propria vita e li proprio lavoro e non solo della scuola.
 
Adele Dentice

I Vicerè



Finalmente destra e sinistra, Nord e Sud, uniti nella lotta, governatori e sindaci insieme contro la manovra che taglia le entrate. Certo la manovra penalizza molto, soprattutto se si pensa che per far fronte alla crisi ai dipendenti pubblici magari si toglierà la tredicesima, mentre c’è chi va in pensione, dopo 5 anni di servizio come consigliere regionale, con 4400,00 euro al mese.

I vicerè di destra e sinistra del Nord e del Sud tuonano e lottano perchè, dicono, non avranno soldi per sostenere le politiche sociali, verrà penalizzata la sanità, la scuola, il lavoro ecc., ma la crisi sociale non è un problema recente, nè mi sembra di aver visto una levata di scudi in difesa dei lavoratori contro il loro sfruttamento e l’abbassamento dei salari nè, se non qualche azione di facciata, c’è stata una presa di posizione di fronte al programmato, da anni, smantellamento della scuola pubblica, anzi la scuola è stata la sperimentazione della reintroduzione delle gabbie salariali con quell’abominio di decreto Salva-precari.

Per difendere i vice-reami i governatori si sono mobilitati in massa e sono andati a Roma, come i cittadini dell’Aquila, ma i diritti erano diversi, come il trattamento!

Al di là delle vuote parole profuse a volontà dai media e dalle interviste, restano i fatti e la concretezza dei colpevoli silenzi degli amministratori quando si è trattato di opporsi alla irresponsabile complicità dei governi a sostegno dell’ambizione delle grandi multinazionali, vera causa della crisi. Così come reali sono le società “inutili” e il fiume di danaro che si è perso dietro le consulenze e le pensioni d’oro, per esempio in Puglia, la poetica e virtuosa Puglia, le consulenze nel 2008 sono aumentate del 52% rispetto all’anno precedente (500 contratti tra collaborazioni e co.co.pro) superando spesso i 50.000 euro all’anno sino a 168.000 euro annui (alcuni godono di doppie triple consulenze).

Per non parlare delle pensioni d’oro bastano dieci anni in servizio per godere di un vitalizio di 7mila 200 euro al mese chi ha 15 anni di “servizio“ veleggia sui 10.000 euro, i più poveri 5 anni godono di una pensione minima di 4.000 e 400 euro al mese.

I Vicerè continueranno a lottare per questi "diritti" e perchè hanno bigno di denaro per le notti bianche e per mantere il lussuoso sistema oligarchico in cui sguazzano migliaia di collaboratori.

I Vicerè hanno bisogno di soldi, per questo sottoscrivono autorizzazioni per impianti venefici e tacciono di fronte al federalismo demaniale e alla vendita di territorio che farà diventare l’Italia degli Altri, quelli Privati.
 
Adele Dentice

domenica 20 giugno 2010

Scuola e globalizzazione: guai ai Deboli!



Per capire le ragioni dei cambiamenti delle politiche educative e scolastiche non basta semplicemente ricondurre tutto all'attuale crisi economica ,quanto piuttosto legarle alla ridefinizione della natura dello Stato e del suo rapporto con la società civile; un processo abbastanza lento poichè, da un lato bisognava creare i presupposti perchè l’opinione pubblica digerisse la perdita di diritti, dall’altro il sistema scuola andava trasfigurato nella sua sostanza e nei principi costituzionali su cui si poggiava, un processo che ha visto come edificatori e complici tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni e tutte le aree politiche che, al di la di slogan preelettoralistici, per sopravvivere devono adeguarsi al dominio della rete dei poteri forti guidati dalla Confindustria.
I cambiamenti sono stati prodotti dal processo generale di globalizzazione, che ha posto dei vincoli alla concezione dell’istruzione come bene comune , di cui beneficia non solo l’individuo ma tutta la collettività e che ha come obiettivo da raggiungere l’uguaglianza delle opportunità. Con la globalizzazione questi principi di eguaglianza sociale e dell’istruzione/formazione, interpretato come ascensore sociale, non sono coincidenti, poichè l’idea di Stato, che promuove la “modernizzazione” della società, ha come obiettivo principale quello della promozione delle attività economiche sia all’interno che al’esterno rendendole competitive, e l’obiettivo principale è quello di cercare di risolvere prioritariamente i problemi economici orientandosi verso la manovra dell’offerta, del’innovazione ed del rafforzamento della competitività nazionale, relegando tutta la politica del welfare a un ruolo di secondario interesse. Se ne deduce, quindi, che questa trasformazione, introdotta dalla globalizzazione neoliberista, si fa accompagnare da un’altra di ordine culturale che vede la subordinazione del discorso educativo formativo a quello economico e ai bisogni della flessibilità centrato sull’efficienza.

L' istruzione deve essere considerata come un servizio reso al mondo economico (ERT, 1995). In questo scenario la scuola viene ridefinita in termini di "capitale umano", dando priorità all’apparato economico dell’istruzione ,eliminando completamente ogni implicazione di ordine educativo; in questa logica si spiegano la dissoluzione della scuola primaria ,riconosciuta tra le migliori del mondo, il sovraffollamento delle classi e l’eliminazione di ore di laboratori e di discipline curriculari; provvedimenti tutti funzionali alla legge del mercato del lavoro centrate sui costi e sui guadagni, così gli studenti sono clienti /prodotti e la scuola produttore. Anche il dirottamento dei fondi economici statali dalle scuole pubbliche verso le scuole private rientra nell'ottica del processo del risparmio, che condurrà all’eliminazione della scuola pubblica, se n on in forma residuale di scuole-contenitore in zone ad alto rischio socio-culturale, con grande contrazione dei costi dello Stato poichè il contributo dato ai privati, per quanto oneroso, non sarà ma imparagonabile ai finanziamenti utili per tenere in piedi le scuole pubbliche (stipendi dei dipendenti, corsi di formazione e, strutture ecc).

Gli effetti immediati, già distinguibili, sono la disuguaglianza educativa e lo scarso interesse rispetto alle politiche sociali ,cambia infatti l’interpretazione dell’uguaglianza e tutto riconduce al binomio elite-utilitarismo. Non solo ma la globalizzazione, accentuando i processi di atomizzazione individualistica, elimina anche ogni possibilità di solidarietà sociale, soprattutto perchè la scuola, trasformata in azienda e impoverita della democrazia, è stata depotenziata in questa sua funzione sostanziale.

A sbilanciare in senso antidemocratico la funzione educativo formativo della scuola è proprio l’ introduzione del concetto di "merito" che conduce al fallimento del giovane più debole sul piano socio-culturale , approfondendo il divario tra classi sociali in aperta contraddizione sia con i principi della Costituzione che con la pratica educativa, che testimonia come esperienze consolidate,finalizzate al recupero e al potenziamento individuali , si sono rilevate strumenti efficaci e indispensabili di prevenzione del disagio e della devianza.
Per concludere è da rimarcare come lo smantellamento della scuola pubblica che trova la sua giustificazione nella necessità di porre un argine al deflagrare della crisi, racconta anche qualcosa di diverso: la riforma Gelmini rappresenta nel suo insieme il punto di equilibrio precario di accordo tra la classe politica, di governo e di opposizione. Andando oltre il tema della riorganizzazione del sistema dell’istruzione e del welfare l’indegno gruppo dirigente del Pd e di tutta l’area della sinistra ha già da molto tempo deciso: qualche piccola modifica, qualche contentino, poi si va avanti “insieme”.

Tutti sono d’accordo nel progettare una scuola che costi molto meno e che prepari dei cittadini a livello di buoni consumatori. I dissidenti falsi o in buona fede che siano, anche loro sono funzionali servono come valvole di sfogo, da stritolare o riciclare poichè ognuno ha il suo il prezzo, mentre la politica del saccheggio sociale continua la sterilizzazione dei salari per i lavoratori di tutti i settori pubblici e privati passa senza prese di posizioni decise, la scusa è sempre la solita le perdite e i debiti vanno socializzati , già solo che vengono scaricati sulle classi popolari nella logica tutta darwiniana della selezione delle specie più deboli. Guai ai deboli, solo che i deboli sono numericamente tanti!

Adele Dentice

sabato 1 maggio 2010

1° Maggio: quando le riforme le fa l'opposizione!


I tre sindacati confederali insieme per inerzia al concertone, per festeggiare la giornata del Lavoro; intanto si profila, non più all’orizzonte ma molto vicina, la giornata lavorativa di 13 ore e la settimana di 60 ore e i giornali, al servizio del padronato, diramano la falsa notizia dell’accoglimento delle modifiche richieste dal Capo dello Stato alla 1167.
I sindacati “commentano“, con toni diversi a seconda degli schieramenti, non possono fare altro!
D’altronde c’è una crisi in atto e bisogna drasticamente diminuire i costi mediante riduzione del personale e abbassamento delle qualifiche richieste, ma si tace dell’ attacco al welfare che permette lo smantellamento di pezzi di Stato ,affidati a privati (l’ultima il Decreto Biondi) o alle cooperative sociali, che rappresentano un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Si critica il servizio pubblico, senza far nulla per debellarne le inefficienze, i baroni universitari , la malasanità, la scuola secondaria ancora ferma a una struttura anacronistica , ma nessuno ha messo in discussione la logica aziendale-mercantile riprodotta, per esempio, nelle cooperative ed, anzi, in esse accentuata dal carattere mistificante del “lavorare senza un padrone". Così in nome della crisi si sono accentuati i meccanismi di deregolamentazione e di precarizzazione attuati per ribassare il costo dei servizi che si sono tradotti nell’aumento smisurato della ricattabilità e di conseguenza nell’abbassamento dei salari e nell’intensificazione dei ritmi lavorativi e della flessibilità in generale.
Ma oggi è il 1 maggio e tutti festeggeremo insieme e appassionatamente il Lavoro e i Lavoratori (privilegi) , anche il partito Confindustriale per eccellenza il PD, promotore del Contratto Unico di Ingresso (Ddl 2000) , nuovo strumento di oppressione nelle mani del datore di lavoro che può , con una piccola penale , licenziare prima dei 3 anni, sospendendo di fatto l’art. 18, o “cittadella fortificata”, (il diritto alla reintegrazione).

Fino ad ora il rischio serio che correva datore di lavoro, in caso di successione di contratti a termine di volta in volta rinnovati, era di vedersi costretto a garantire il posto a tempo indeterminato al dipendente che si rivolgeva al Tribunale, ottenendone giustizia. Con il C.U.I. il problema non si pone: alla scadenza del terzo anno, o anche prima secondo la sua convenienza, l’azienda si può sbarazzare del dipendente in cambio di una modesta somma di denaro . Le ragioni (?) di questa proposta “complice” del partito erede del PCI, sono chiarite nella relazione di accompagnamento al decreto:
"Una quantità crescente di lavoratori sta invecchiando all’interno di schemi contrattuali che, se nelle intenzioni dei loro proponenti dovevano funzionare come strumenti inclusivi, di incentivazione e accompagnamento verso il lavoro stabile e regolare, si sono trasformati – anche a causa di concorrenti fattori di crisi del sistema produttivo nazionale – in recinti e barriere invalicabili, percepiti e sofferti dalle persone come un’esclusione dalla “cittadella fortificata” in cui i diritti e le tutele dei lavoratori hanno piena cittadinanza. (relazione di accompagnamento!) "
E’ chiaro no? Poichè non tutti godono degli stessi diritti, meglio eliminarli.


Adele Dentice

mercoledì 17 marzo 2010

Articolo 18: da diritti a privilegi



I lavoratori “pesanti”, con alle spalle venti , trent’anni di attività sono diventati un peso morto per l’economia per cui vanno cacciati con tutti i loro diritti acquisiti e sostituiti con i giovani precari da schiavizzare e pagare di meno, perché colti in un momento di assoluta debolezza.

Resi ricattabili e inseriti all’interno di una guerra tra poveri, i precari rimangono privi di quelle tutele che garantiscono i lavoratori già occupati, ma il vero inganno è dato sia dalla trasformazione dei rapporti di lavoro, che diventano di tipo privatistico, che dal venire “affidati” alla simbolica autorità dei giudici in caso di controversie.

Dopo anni di lotte e di sangue, il mondo del lavoro si trova indebolito e diviso perché tradito dai sindacati che, al servizio dei padronati e della Confindustria , hanno firmato accordi capestro con i governi o sono rimasti inerti di fronte a rinnovi contrattuali, dimostratisi attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori e dei settori popolari.
L’inazione si è rivelata ancora più pericolosa di qualsiasi firma o accordo esplicito, perché nel tempo ha logorato la certezza del diritto, alimentando il senso di insicurezza che ha bloccando nei lavoratori la capacità di difendere se stessi.

Mentre la legge 1167 bis viene approvata con il tacito assenso di un’opposizione inerte, siamo tutti, più o meno colpevolmente, distratti dai guazzabugli prodotti da una legge elettorale bipartisan che nega la nostra volontà e i nostri diritti di elettori e non dà più alcuna rappresentanza alle minoranze , ma ,soprattutto, siamo colpevoli di esserci accontentati nel tempo delle briciole, mentre ai nostri danni si sta consumando la controriforma del Lavoro e del Contratto nazionale, che segue puntualmente quella della scuola, la quale nei fatti è andata a regime senza troppi ostacoli, poiché i movimenti spontanei sono stati fagocitati dai partiti e dalla burocrazia sindacale, smorzando qualunque reattività residua.

Oggi, a quasi 10 anni dal primo tentativo di emanazione di una legge che attacca nella sua essenza la Costituzione, la si ripropone aggirandola, ma, sostanzialmente, si riproduce identico il tentativo di smantellamento dell’art 18, obbligando i lavoratori a rinunciare al contratto collettivo e trasformando i sindacati in “erogatori di servizi non più agenti contrattuali” (Sergio Cofferati intervista al Secolo XIX del 4 marzo 2010).

Alla luce anche delle parole di Cofferati è stupefacente il silenzio o le tiepide risposte del più importante sindacato italiano, la CGIL che, schiava del PD, risponde con toni blandi alla legge 1167-B limitandosi a proporre un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale; Epifani, senza dare la dovuta importanza al’attacco all’art.18, ha dichiarato che con parteciperà alla raccolta di firme per chiedere un referendum e lo sciopero del 12 diluisce la questione tra la rivendicazione di quell’elemosina dei 500 euro di sgravio fiscale e altri temi fondamentali quali la scuola, le pensioni ecc.

Un’assuefazione alle novità, di fronte al processo demolitorio dei diritti? O ancora una volta la CGIL si mostra subalterna a un PD disinteressato sulle questioni del lavoro come testimonia il fragoroso silenzio di Bersani e la supponenza di Ichino, quando afferma che ci sono cose più importanti di cui discutere della legge del 3 marzo?

Adele Dentice

lunedì 1 marzo 2010

Scuola e università: la svendita bipartisan



Lo snaturamento del carattere pubblico della scuole e dell’Università non passa solo attraverso l’assunzione di modelli organizzativi e dal coinvolgimento dei privati nelle scelte strategiche; la logica della privatizzazione attraversa tutto ciò che riguarda il “diritto alla studio" (sostegno dei meritevoli privi di mezzi, art.34 della Costituzione). La negazione del diritto è inequivocabile nel nuovo assetto dell’Università quando si annuncia che il merito è determinato solo dal sacrificio individuale (DDL 10/ 2009); non si parla più quindi di diritto ma di “promozione dell’eccellenza” che si può realizzare attraverso il “mero” prestito (art 4 c.7) amministrato dalla CONSAP (art 4 c.4), una SpA controllata dal Ministero dell’economia che si occupa di servizi assicurativi e del fondo Vittime della Strada.

La trasformazione delle Scuole e delle Università in fondazioni di Diritto Privato, favorita dal PD che ha proposto di incentivare i privati nel Governo delle Università e già pensata dagli anni '90 da Berlinguer e successivamente da Bersani, è stata definita dall’associazione dei Rettori CRUI come una occasione unica e irripetibile, così come importate è la presenza nei CdA della presenza di soggetti esterni legati all’Industria (il 40% 19-febbraio 2009); l’unico limite è determinato dalla scarsità dei fondi, ma saranno i privati a compensare il deficit economico e le Università saranno pronte alla loro Svendita, così come le Scuole Secondarie Superiori, ormai già trasformate in comunità aperte in concorrenza tra loro e piegate al mercato.

Il processo riformistico, che si è abbattuto sulla scuola e sull’Università, ha travalicato lo stretto contingente politico accomunando governi e partiti di diverso orientamento politico, pensiamo alla madre di tutte le riforme, la legge Bassanini, a quella sull’autonomia, alla legge sulla parità scolastica, alla riforma del Titolo V della Costituzione. In questo senso la Gelmini oggi non può vantarsi di una riforma epocale della scuola, perché la Storia è cambiata diversi anni fa, nel periodo in cui la rossa Emilia Romagna introdusse per la prima volta i finanziamenti pubblici alle scuole private (con la Legge regionale Rivola, poi riconfermata e peggiorata dalla Legge regionale Bastico). Esempio subito seguito dalle amministrazioni periferiche comunali e provinciali , che iniziarono ad erogare finanziamenti alle scuole private . Tutti atti preparatori alla famigerata legge sulla parità scolastica del governo D’Alema che ha liberato finanziamenti dello Stato alle scuole paritarie, dando il via alla destrutturazione della scuola pubblica e trasferendo la responsabilità politica della formazione e dell’istruzione dallo Stato al privato con il colpevole silenzio assenso delle rappresentane sindacali. Questo è stato il vero cambiamento epocale!

E oggi quale futuro si prospetta per la scuola e i suoi lavoratori? I tagli hanno indebolito scuole prestigiose, mentre le scuole di periferia o meno importanti sono state messe in seria difficoltà, senza soldi non si possono fare più corsi di recupero, né provvedere adeguatamente alla manutenzione e alla pulizia dei locali (con tagli del 25% si possono pulire a giorni alterni!), per gli operatori poi si aprono scenari di precarietà, licenziamenti, nel migliore dei casi mobilità, e per gli studenti? Per loro rimane la scuola di eccellenza ovviamente privata, inaccessibile alla maggior parte delle famiglie, la fascia intermedia si dirigerà verso i licei mentre le scuole professionali destinate ai proletari e stranieri, impoverite tra l’altro di ore e discipline perchè «il numero delle ore di lezione si riduce in tutti gli indirizzi per rendere più sostenibile il carico orario delle lezioni per gli studenti»; intanto, già dai 16 anni, gli studenti potranno usufruire di contratti di apprendistato nelle aziende, così queste ultime saranno libere di licenziare e attingere manovalanza a costo zero.

Una scuola scadente, sporca e razzista, già perché c’è il capitolo del tetto massimo del 30% di studenti stranieri per lo più con un basso tasso di alfabetizzazione a causa dell’assenza di servizi rivolti a questi ragazzi, quindi con un aumento dell’emarginazione e dell’esclusione sociale; altro che integrazione!

Di fronte a questo disastro e vicini ad uno sciopero a ridosso delle elezioni, che non scongiurerà le migliaia di licenziamenti, ci si chiede dov’è andato a finire il popolo della scuola, gli studenti, i genitori e quella volontà di lotta emersa dallo sciopero del 30 ottobre 2008; dove sono andate a finire quelle risposte forti che dovevano far indietreggiare il Governo; tutto si è andato disperdendo nella burocrazia dei sindacati sia di quelli filogovernativi, sia della CGIL che ha alimentato, colpevolmente, le illusioni dei lavoratori dando per certo interventi della magistratura che avrebbero “bloccato le riforme”. Così il movimento si è lasciato ingoiare da settarismi e dalla resistenza individuale, mentre tutto veniva celermente approvato e messo a regime, approfittando dell’immobilismo della categoria che si è lasciata ingannevolente guidare dall’opposizione di facciata, su cui si è collocato quel mondo politico e sindacale responsabile di aver gettato acqua sulla protesta raccogliendo poche briciole buone solo a dividere.

Adele Dentice

sabato 20 febbraio 2010

IL MODELLO AMERICANO


«La mia idea è di abbassare l'età del primo impatto con il lavoro, anche con un contratto a causa mistacome l'apprendistato», portando l'età di accesso «dai 16 ai 15 anni»- Sacconi. Così verrebbero reclutati i 120 mila ragazzi che abbandonano la scuola prima del tempo inserendoli nel mondo del mercato del lavoro attraverso un non precisato coordinamento con l’offerta formativa. La logica avrebbe voluto che si ricercassero alternative all’interno della scuola, valorizzando il triennio di istituti tecnici e le scuole professionali e non facendo retrocedere il sistema scuola all’ultimo posto in Europa con l’abbassamento dell’obbligo scolastico, i ragazzi a lavoro a 15 anni e la mortificazione di intere aree disciplinari.

Il modello che sta prendendo forma è quello statunitense una scuola non luogo di formazione e istruzione, ma zona dell’apprendistato, in cui lo Stato cede la responsabilità della formazione al privato, questo impianto è molto apprezzato dalla Confindustria alla quale piace anche chiamare l’educazione “Education” all’americana, ma nel contempo è contraria alle due lingue straniere,e sostiene che basta conoscere un po’ di inglese, il necessario per essere bravi consumatori , una seconda lingua è inopportuna un spreco superfluo di denaro e poi l’inglese è la lingua madre del mercato globale. Ma le mire di Confindustria si articolano e si diffondono soprattutto sulla governance con particolare attenzione al sistema universitario, che sarà carissimo, (consiglio di amministrazione a fianco del DS o del Preside di Facoltà), sulla scelta del personale tecnico (fuori da graduatorie e classi di concorso e privilegiando le esperienze aziendali), e sulla valutazione degli studenti (con la presenza di suoi rappresentanti nelle commissioni di esame).

Questa mistificazione di riforma oltre ad accentuare la separatezza sociale ci riporta al peggio della riforma Gentile, che almeno aveva valorizzato il sistema dei licei, pensiamo invece alla marginalizzazione del latino nel liceo scientifico e al disegno di impoverimento della disciplina della storia , tanto per scopiazzare il sistema americano statunitense che la configura come materia universitaria escludendola dai percorsi formativi primari.

Il progetto economicistico che si sta imponendo, lontano da ogni elementare principio della didattica, taglia materie importanti di studio e ore di insegnamento (in media 4 ore settimanali in meno), si cancellano laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, perseguendo un unico obiettivo quello di cacciare decine di migliaia di precari, immiserendo e svilendo l’istruzione e il diritto costituzionale alla formazione Lo stesso ministro Tremonti ha dichiarato che la messa a regime della riforma porterà a un taglio di 130.000 docenti/in realtà non ha considerato i 20.000, prodotti dalla costituzione di cattedre superiori a 18 ore e il sovraffollamento delle classi , e 85.000 personale ATA, ma non ha dato informazioni il ministro in merito alla destinazione dei risparmi operati sul sistema scuola , probabilmente andranno a sostenere le casse delle banche avvantaggiando gli interessi clientelari e finanziando le guerre. Ma tutto questo è noto da tempo e di fronte a tanto vandalismo ci si sarebbe aspettata una reazione dei sindacati, ma la CISL, la UIL la GILDA lo SNALS tacciono colpevolmente mentre il popolo della scuola viene tranquillizzato e addormentato con promesse e le chimere del decreto salva precari , un decreto che oltre a creare false speranze , contraddice la realtà fatta dall’ esubero dei docenti di ruolo che con la messa a regime della riforma aumenteranno e verranno spediti in massa in altri settori del pubblico impiego.

Adele Dentice

In difesa della scuola pubblica


Finora le azioni intraprese dai genitori e dagli insegnati per denunciare come Diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione, quali il diritto allo studio e alla sicurezza degli studenti, sono stati calpestati da tutti i livelli dell’amministrazione scolastica con tono burocraticamente sprezzante.

Il giorno 31 gennaio 2010 nell’ambito del convegno “ma almeno la scuola la vogliamo sicura’ svoltosi a Bari si è voluto proporre la nascita di un nuovo Comitato in difesa della scuola Pubblica che non sia settorializzato solo all’ambito scolastico e del precariato della scuola, ma investa l’intera società civile colpita dalla miopia della classe dirigente che non considera come, investire nella conoscenza, si possa tradurre anche in un incremento della redditività economica.
Uno stato moderno si dovrebbe distinguere per la sua capacità di competere a livello globale non solo in termini di ricchezza e di benessere , ma anche di conoscenza, elemento cruciale per la crescita di una società.

Al contrario è stato messo in atto un vasto progetto di riforme che rispondono all’esigenza di un’unica conoscenza asservita al mercato, procedendo verso la creazione di uno Spazio Superiore dell’Istruzione Europea di stampo neoliberista capace di competere a livello mondiale nel mercato del “sapere” Alle indicazioni europee si sono inchinati i vari governi dei paesi membri della UE portando avanti un processo di ristrutturazione del sistema scolastico che sposta la responsabilità dell’istruzione e della formazione dallo Stato al privato. In generale l’obiettivo è quello di un doppio sistema, uno dequalificato , dove si sfornano lavoratori esposti alla precarietà , obbligati a master e corsi di aggiornamento a pagamento, e l’altro, fortemente selettivo, finalizzato a costruire la futura classe dirigente in luoghi di alta formazione, decisamente consegnato nelle mani dei privati.
Ma il pericolo maggiore che voglio segnalare è determinato dalla metamorfosi culturale che si sta determinando facendo passare inosservata l’ipotesi scandalosa del considerare come formativa l’acquisizione di conoscenza attraverso la pratica del posto di lavoro sin dalla scuola superiore; ma non è tutto, i condizionamenti europei stanno inducendo alla riscrittura della storia e della cultura in genere a vantaggio dell’ideologia della classe dominante.
Anche la ricerca non è immune da questo processo se pensiamo allo sviluppo di prodotti farmaceutici o informatici che avvantaggiano sostanzialmente certe aziende spesso responsabili della produzione di materiale bellico.
Questo scenario viene abilmente celato da paraventi ideologici come “spreco” o “meritocrazia” la verità è che le logiche baronali e clientelari e i meccanismi sempre più rigidi di controllo e repressione continueranno e sussistere nel silenzio assertivo generale e verrà cancellata perfino la simulazione di un sapere critico.

A
dele Dentice