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martedì 4 settembre 2012

petroli d'Italia: POCHI VANTAGGI E MOLTI LUTTI


SSEMBRA NON ESSERCI VIA D’USCITA se è la legge dello Stato a blindare la volontà popolare e delegittimarne la sovranità, disconoscendo la Costituzione che comunque nega se stessa se l’art 117 di fatto  concede facoltà assoluta allo Stato in materia ambientale, una facoltà che si esprime soprattutto nel rafforzare i vincoli relativi alla ricerca di idrocarburi escludendo ogni peso politico dei pareri delle istituzioni territoriali e dei cittadini
La recente ratifica del decreto 83/2012 poi  legge 134 datata 7 AGOSTO 2012, mostra la volontà del governo di sfruttare il Mare Adriatico per scopi energetici a favore di multinazionali straniere, non dando alcun peso alle mobilitazioni popolari spontanee e alle resistenze delle istituzioni e delle associazioni dei territori coinvolte. L’attuale recentissima legge ora in vigore predispone tra l’altro elementi decisamente peggiorativi rispetto al DLGS decreto 128/2010(Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell’articolo 12 della legge 18 giugno 2009, n. 69), decreto  che limita ogni intervento di ricerca   a 12 miglia dalle coste protette, ridotte a 5 miglia lì dove non viene riconosciuto alcun elemento di pregio naturalistico, entro il quale non è possibile effettuare trivellazioni, ma tale soglia non sarà applicabile lì dove  le domande di concessioni di coltivazione  erano sotto esame in occasione del DLGS 128/2010, né varrà  per le licenze di esplorazione, che erano già state  rilasciate prima DLGS 128/2010, inoltre sarà  possibile prevedere un procedimento di estensione .
Il Dr. Bill Higgs, Amministratore Delegato di Mediterranean Oil and Gas, ha commentato che la pubblicazione di questa nuova legge italiana consente alla Società da ora in avanti di 
 continuare lo sviluppo del progetto Ombrina Mare, di notevole importanza strategica per la Società.  Stiamo già lavorando a stretto contatto con le autorità di regolamentazione per progredire nell'assegnazione della concessione Lo sviluppo del campo Ombrina Mare darà un contributo molto positivo al l'economia italiana e locale (un risibile aumento del 3% delle royalties da dividere con lo Stato e le autorità locali sic!).  Crediamo che questa notizia, insieme ad altra nostra licenza  Area Malta 4 , garantisce  di massimizzare il valore di due risorse fondamentali per la Società.  
Un impegno inequivocabilmente finalizzato ad aumentare la produzione petrolifera del 20%  con una proiezione dell’innalzamento del PIL di mezzopunto , a cui si devono aggiungere opere infrastrutturali faraoniche (gasdotti, centrali , trivellazioni ) tutti obiettivi che necessitano, dati i tempi dichiarati, di una normativa più snella che abolisca ogni burocrazie e tutela ambientale ma soprattutto  liberi i petrolieri di perforare la terra e il mare d’Italia
Questa sferzata governativa, oltre a favorire le multinazionali straniere,  secondo gli annunci  del capo del dicastero dello Sviluppo economico rientrerebbero  nel piano energetico che prevede da qui al 2020 ben 180 miliardi di euro di investimenti al fine di  adeguare agli standard internazionali la nostranormativa di autorizzazione e concessione che oggi richiede passaggi autorizzativi lunghissimi ed è per molti aspetti molto più restrittiva di quanto previsto dalle normative europee

 I numeri elencati solo nel settore degli idrocarburi parlano di investimenti dell’ordine di 15.000 miliardi con  25.000 posti di lavoro assicurati e 6.500. milioni di tonnellate all’anno di greggio a fronte degli attuali 5.400milioni di tonnellate in più meno gas serra immessi nell’atmosfera nelle aree interessate della Val Padana, Alto Adriatico, Abruzzo, off shore Ibleo (quindi Sicilia), ela Basilicata. 
La tolleranza delle leggi italiane è  già di per sé molto ampia e favorevole allo scempio se consideriamo che il Decreto Legge 152 del 3 aprile 2006 nell’art 104 recita“..per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare lo scarico delle acque diretto in mare avviene secondo modalità previste dal Ministro  dell’ambiente e del territorio  con proprio decreto , purchè la concentrazione di oli minerali sia inferiore a 40mg/l“.
Consideriamo sul lungo termine l’effetto a ridosso  delle Tremiti dei  rifiuti speciali quali fanghi e fluidi perforanti e al raro ma possibile tragico incidente dello  scoppio di un pozzo petrolifero   Conseguenze ritenute evidentemente inessenziali per il  processo finale di colonizzazione dell’Italia se la modernizzazione e il “progresso” non si fermano davanti all’aumento dei tumori, (nella zona di Priolo, in Sicilia, il 35% dei decessi  avviene per tumore), al collasso del turismo, alla definitiva compromissione dell’habitat tutto a vantaggio delle multinazionali straniere e per di più per un petrolio di bassa qualità e pochi spiccioli. Senza contare poi  la devastazione prodotta dalle  esplosioni prodotte dai dispositivi air gun, micidiali bolle d’aria che si propagano nell’acqua e provocano tra  i tantissimi negativissimi effetti gli spiaggiamenti da non dimenticare i 7 capodogli nel dicembre del 2009 sul Gargano, forse non del tutto slegati da questa tecnica invasiva
Ma in tutto questo, c’è da chiedersi , mentre si decideva dell’ambiente e della vita, dove si trovavano   le segreterie di partito, le stesse  che oggi veicolano il messaggio di essere contro le estrazioni, di essere vicino alle popolazioni locali che soffrono della presenza del petrolio, che accusano il governo nazionale deresponsabilizzandosi, solo per arrivare col vento del populismo in poppa alle elezioni del 2013 e a quelle che verranno?


adele dentice

venerdì 11 novembre 2011

La città delle lame


Piove anche a Bari , ma la pioggia non porta via la speculazione edilizia di tipo capillare, che sta distruggendo a vari livelli la città, come dimostrano da un lato la proliferazione degli innumerevoli ipermercati con le necessarie nuove tratte stradali, le circonvallazioni, i raddoppi stradali e quant'altro, causati di riflesso dalla frantumazione delle proprietà e dall'urbanizzazione diffusa, e dall´altro dalla politica di riqualificazione che mira alla distruzione dei beni storici -naturalistici come le lame che incidono il territorio pugliese e la città di Bari.

Il fitto reticolato di lame , che si sviluppano a ventaglio, determina con gli affluenti un sistema geologico straordinariamente complesso un'area di grande pregio naturalistico la cui suggestione è stata annientate da quartieri dormitorio e da grossi impianti industriali inquinanti. Il valore ambientale - naturalistico si arricchisce delle testimonianze della presenza umana già a partire dal Neolitico , evidenziata dal ritrovamento di selci lavorate a punta e altri utensili ritrovati nelle grotte e negli ambienti ricavati scavando nei tufi e nel calcare. Gli insediamenti di comunità rupestri sono stati favoriti da un microclima ottimale determinato dalla presenza di corsi d'acqua, da buona esposizione al sole, dalla protezione dai venti per via di alti costoni . Un piccolo paradiso distrutto dalla scarsa consapevolezza del valore paesaggistico delle lame utilizzate come discariche o lottizzate per essere riempite di materiale di risulta destinate a massiva opera di sfruttamento edilizio o a pratiche agricole dannose . Nascosto nella pioggia il pericolo di alluvioni a cui la città è soggetta dopo l'intenso processo di urbanizzazione che ha accresciuto la sua vulnerabilità idraulica come testimoniano eventi di piena eccezionale quali le alluvioni del 1905, del 1915 del 1926 e recentemente quella del 28 ottobre del 2005 che ha registrato morti e danni ingentissimi anche a causa dell'interferenza dell'onda di piena con le infrastrutture di trasporto (ferroviarie e viarie).

Uno scandalo silenzioso che si perpetua da anni nonostante le lame siano protette sia dalla legge Galasso 431/85 che dal vincolo idrogeologico RFL del 30/12/1923.
Ma l´aggressione al territorio sembra non avere ostacoli e la vera ragione, al di là delle carte e dei finanziamenti e delle promesse, si incentra sulla speculazione edilizia lucrosa, non solo per i privati, ma anche per gli stessi Comuni che possono usare gli oneri di urbanizzazione anche per la spesa corrente , per questo tutto il territorio, come gli scampoli di fine stagione, viene venduto al miglior offerente, ma questa si chiama Rendita Fondiaria il cui valore di un´area nel mercato si valuta in merito alle condizioni di maggiore appetibilità per gli acquirenti

Adele Dentice

lunedì 8 agosto 2011

Il Nuovo che avanza

Il nuovo che avanza,una macchina perfetta per distruggere quanto resta delle coste e della bellezza del nostro territorio.
Lo dobbiamo ai piani regolatori, alle varianti ai progetti di riqualificazione che hanno fatto nascere quartieri periferici, svuotato e ripopolato centri storici,favorito l’ ascesa economica e sociale di personaggi responsabili delle speculazioni che hanno cambiato per sempre il volto della nostra regione, distruttori di bellezze storiche e di terreni agricoli e di pregio ambientale per realizzare architetture terrificanti. Un’ idea di sviluppo assimilata capillarmente da tutti, favorita dal’apatia politica dei cittadini, che passa attraverso la distruzione del territorio consentendo la spregiudicata speculazione edilizia anche in territori pregevoli, tutto in nome della “santa alleanza” politico-affaristica , e la chiara volontà di curare altri interessi privati ben lontani dal bene comune .
Così, come in tante parti d’Italia, si consuma a Polignano l’annosa vicenda di un’area tra le più suggestive del sud barese ultimo pezzo di natura spontanea mescolata a tradizione e storia con i suoi magnifici trulli dislocati sulla costa, condannata perennemente allo sfregio urbanistico.
La storia è lunga e risale agli anni 70 esattamente il 1975, quando in base al PRG , attuato poi nel 1980, l’idea del proprietario Andidero, di trasformare la zona in un centro turistico-alberghiero fu bloccata perché poco “conveniente sul piano dei profitti”, infatti in base al PRG l’area veniva suddivisa in tre zone, la più ampia per l’attivazione di strutture turistiche alberghiere, una seconda zona per il campeggio e la terza lungo la costa come area parcheggi. A questo vanno aggiunte le valutazioni della Sovrintentenza dei Beni culturali ed ambientali che riteneva lesivi della peculiarietà delle zone costiere i progetti di riqualificazione turistica
Le cose cambiano il 15 dicembre 2000 giorno in cui fu siglato l’accordo di programma tra Andidero e la Regione Puglia e il Comune di Polignano , accordo che prevedeva un progetto di villaggio turistico Agape, il più grande centro turistico in terra di Bari illustrato, recentemente,dalla brochure ideata dall’agenzia Proforma

A dieci anni da questo accordo la GIEM srl, che possiede un diritto di opzione su quei terreni , 1 milione e centomila metri quadri dislocati lungo via Cozze SS16, che costa quasi milione di euro ogni sei mesi , soldi che verranno defalcati nel momento in cui acquisterà i terreni di proprietà Andidero, presenta una variante, approvata il 6 dicembre 2010 dal consiglio comunale di Polignano, trasmessa poi alla Regione Puglia il 30 dicembre 2010 con richiesta di finanziamento. Il nuovo progetto denominato Parco dei Trulli ridimensiona l’assetto ricettivo e commerciale a favore della costruzione delle villette ,e prevede un campo da golf annesso, per poter accedere ai finanziamenti regionali .


La commissione ambiente della Regione Puglia ha rigettato la proposta della Giem srl, perché il piano di lottizzazione Parco dei Trulli (ex accordo di programma Agape) presenta un vizio di forma , poiché non è stata prodotta la documentazione attestante l'avvio delle procedure relative all'ottenimento delle autorizzazioni amministrative e dichiara inoltre “di non poter esprimere parere favorevole all'intervento della Giem srl, anche in considerazione del parere paesaggistico( progetto Agape) che prescriveva di destinare,la stessa area sulla quale è previsto il campo golf, a Parco pubblico, con clausola di conservare integralmente la vegetazione presente, i manufatti con copertura a trullo e i muretti a secco che configurano il paesaggio agrario storico e culturale meritevole di tutela.”
La Giem va all’attacco poiché sostiene che ha perso il finanziamento perché, a domande presentate è stato modificato il corpo del bando, venendo meno alla legge 241 del ’90 che di fatto vieta modifiche in corso d’opera.

Ci sarebbe poi da considerare il valore legale della variante approvata a dicembre nel consiglio comunale di Polignano in quando sottenderebbe un interesse privato in atti pubblici , facendo qualche calcolo elementare se ogni villetta, il progetto ne prevede 250, venisse venduta a 180.000 l’una, significa che dei 45 milioni di euro l’utile per la ditta sarebbe di 10 milioni una cifra importante che ci farebbe subito venire in mente cosa ne guadagnerebbe l’amministrazione , ma poi da considerare ancora più grave l’effetto domino poichè verrebbero ad essere coinvolte per via del PRG anche le altre 7 zone , Torre di Cina, San Giovanni, pozzo Vivo, La Compra, Cozze, Rigagnola Euxiridemus,in pratica si verrebbe a formare un’altra città.

Insomma una lotta a suon di carte bollate tra imprese edilizie importanti, per inciso insieme anche nella questione di Punta Perotti, e a quanto pare sostenute politicamente dalle diverse fazioni politiche ,che nell’interesse del bene di non si sa chi utilizzano slogan in difesa del bene pubblico e contro la “cementificazione selvaggia”. Il PD, i Verdi, Alleanza salverebbero il progetto a condizione che l’area sia destinata a strutture turistico-alberghiere, con la scusa dei posti di lavoro per giovani , ovviamente stagionale e precari, che le residenze non possano vendersi singolarmente, che le aree destinate a parco urbano e ad attrezzature private di interesse pubblico siano pari a quelle previste dal PRG e che sia eliminato a valle il campo da golf previsto dalla Giem srl che verrebbe a condizionare la realizzazione di quello previsto dall’ accordo del Comune con la Italprogram spa. Quindi il campo da golf si deve fare , sia per accontentare i pugliesi “notoriamente” giocatori appassionati di questa attività sportiva, che in spregio dell’ambiente e del consumo di acqua di cui questi impianti necessitano a dispetto della assetata Puglia
Un altro elemento di contestazione riguardano i 37mila metri cubi che saranno dedicati a servizi commerciali e turistici, rispetto ai 201mila metri cubi di Agape, quindi le osservazioni nella fattispecie non riguardano la difesa del territorio, ma si riduce alla diatriba tra villette o strutture turistiche-ricettive con l’ipocrita demagogia dei 400 posti di lavoro (ovviamente stagionali) e dei 210 esercizi commerciali . Non sappiamo come andrà a finire anche se onestamente non credo ci sia differenza tra l’una e l’altra proposta, è la solita commedia tra diverse fazioni nell’ottica tutta italiana che ormai considera come consuetudine la speculazione edilizia nelle deliberazioni politiche. Sappiamo a nostre spese come,dopo le promesse elettorali, ogni piano programmatico continua a basarsi sulla crescita e sull’aumento del consumo dei suoli, perché troppo grande è il guadagno ricavato dal passaggio da agricoli ad edificabili, e l’economia rimane tutta nelle mani delle immobiliari e delle banche mentre la ricchezza della terra è deprezzata e annullata .Eppure la cementificazione del territorio rappresenta tutta la nostra incapacità di guardare il futuro si continua a costruire a ritmo forsennato, si teorizzano persino le case ecologiche , pur i costruire, e non ci si rende conto che il territorio non è infinito che stiamo distruggendo il suolo fertile, che non sarà poi possibile ripristinare per migliaia di anni .Dovremmo pensare, se vogliamo conservare la vita, ad un altro modo di pianificare il territorio ,cominciando con ridare il giusto valore alle terre agricole , ma ci vuole un atto politico coraggioso, che coinvolga tutta la collettività che sappia resistere ai ricatti e alle lusinghe del mercato.

sabato 6 novembre 2010

Decidiamo di decidere

La legge 833 del 1978 prevede “la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro” e “la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro”, (e, prima del referendum del 1992, “la identificazione e la eliminazione delle cause degli inquinamenti dell'atmosfera, delle acque e del suolo”, obiettivo che il sistema “ambientale” si è dimostrato completamente incapace di attuare).

Ci prefiggiamo di CONTRASTARE LE POLITICHE “PRO CANCER” ed i PARTITI CANCEROGENI responsabili di una normativa inadeguata a tutelare la salute, pensiamo ai valori limite delle diossine, ma soprattutto che ignora gli effetti biologici di molti inquinanti ambientali (microparticolato, metalli pesanti ecc.).

Si vanta, la nostra classe politica, di applicare correttamente le normative della Comunità Europea, il Principio di Precauzione, in merito alla riduzione della CO2, ma nulla si è fatto per gli altri inquinanti sicuramente cancerogeni e mutageni.

Va soprattutto CONTRASTATO il NEGAZIONISMO, E L’IDEOLOGIA DELL’INEVITABILITÀ DEL DANNO, fattori culturali responsabili della DOPPIA MISTIFICAZIONE ambientalista e climatica con: l'invenzione del “recupero energetico” dei rifiuti (nato negli anni '80 negli Usa per riconvertire il settore nucleare dopo l'incidente di Three Miles Island, ed importato in Italia da Legambiente) e la propaganda dei “termovalorizzatori” che, al pari delle centrali nucleari, sono ritenute salvaguardia contro la terribile CO2 (la peggior minaccia oggi esistente).

La manipolazione mediatica della disinformazione giornalistica enfatizza i risultati, anche molto parziali, delle ricerche finalizzate all’uso terapeutico, mentre quelli, già ottenuti negli stessi campi, della ricerca, relativi agli effetti degli inquinanti ambientali sono completamente ignorati (spesso anche a livello specialistico-professionale) battistrada per imporre l’ideologia dell’inevitabilità del danno come mostra lo “stato d’emergenza campano”; emergenza che è diventata una costituente di una governabilità biopolitica all’interno di un processo di controllo sulla popolazione.

L’opinione pubblica deve accettare l’incenerimento, deve essere convinta che il nucleare e il termovalorizzatore sono inevitabili, anche incrementando la diffusione di false informazioni, come quelle sugli effetti benefici della diossina: “Vorrei poter spiegare anche che la diossina a piccole dosi fa bene: magari un'altra volta“ (dott. Franco Battaglia, di professione chimico, con testi prefatti dal prof. Umberto Veronesi, membri entrambi della associazione “Galileo 2001 per la libertà e la dignità della Scienza”, “Il Giornale” 9 gennaio 2008).

Ai dubbiosi dell’incenerimento si magnificano i nuovi impianti, dotati di filtri più efficienti (da 3 micron a 0,8 micron), che lasciano passare particolato più fine, e quindi più pericoloso per la salute, le maggiori dimensioni, quindi flussi di massa maggiori e la maggiore altezza del camino, che è vero che assicura più diluizione, a livello locale, ma l’impatto complessivo per inquinanti persistenti nell’ambiente e rimane comunque inalterato.
Il risultato della proliferazione di questi impianti negli anni è stata l’elevata diffusione di malattie oncologiche e la dequalificazione del paesaggio agrario, eppure si continua a perseverare in politiche di immagine e di assoggettamento al libero mercato pur essendo sotto gli occhi di tutti che la soluzione ai problemi ambientali impone una radicalità dell’azione politica.

Adele Dentice

giovedì 21 ottobre 2010

I pannicelli caldi



Come i pannuccelli caldi che nascondono senza guarire il danno, la Regione Puglia, in rispetto delle linee guida pubblicate con decreto ministeriale 10A11230 sulla G.U. n. 219 del 18 settembre in materia di rinnovabili , frena il limite per l’assoggettabilità alla VIA degli impianti che sorgono in aree protette con la delibera 2084 del 29-09-2010 del Consiglio regionale approvata dalla maggioranza, compresi l’Udc, mentre si sono astenuti i Moderati e Popolari, decisamente contrario il centrodestra.

Il provvedimento nasce dall’esigenza di “un riequilibrio in favore della salvaguardia dei territori”, bloccando l'incidenza dei grandi impianti sui territori, ma soprattutto di disegnare un quadro di certezze dopo che la Corte Costituzionale aveva bocciato quasi tutte le disposizioni prese in esame della Valle d’Aosta, Calabria, la Basilica, il Molise e in particolare la Puglia la cui legge 31 del 2008 era stata dichiarata incostituzionale incostituzionalità degli articoli 2 e 3. Ora, che le linee guida sono state pubblicate, alle regioni resta il compito di determinare l’iter burocratico degli assensi per la costruzione, modifica e potenziamento di tutte le fonti rinnovabili, esclusi quelli offshore, la copertura economica, ma soprattutto i criteri essenziali per la localizzazione degli impianti sul territorio mitigandone l’impatto.

La Puglia, che attualmente vanta il primato di essere la regione in testa alla classifica nazionale, per potenza fotovoltaica incentivata con il Nuovo Conto Energia e che grazie allo sviluppo dell'eolico e del fotovoltaico, produce più energia di quanta ne consuma, ha favorito nel corso di questi anni la corsa al mega impianto. L’energia elettrica “green”, si attesta su 161 mW prodotti (e un aumento del 37,3 per cento dell'intera crescita nazionale rispetto al 2008: vale a dire 72 gW in più), davanti a Lombardia (che con 77 mW si attesta davanti all'intera Spagna, produttrice di 69 mW totali) e Piemonte. In pratica la Puglia ha prodotto nel 2008 come potenza fotovoltaica in mW 53; nel 2009 ha più che raddoppiato con 214 con una media nazionale del 18,8 seguita dalla Lombardia con l’11,1. Un primato che è costato caro in termini di cannibalizzazione del territorio, è sotto gli occhi di tutti il danno paesagistico che una politica poco attenta ha prodotto localizzando a macchia di leopardo impianti eolici e fotovoltaici espiantando vigneti, deformando il profilo dei centri storici senza contare gli stupri ambientali nella Daunia, nel Salento e sull’alta Murgia.
Le facili autorizzazioni, giustificate dall’alleggerimento della burocrazia, vedi la legge regionale n.31 del 2008, la deriva speculativa, i rimbalzi di responsabilità hanno favorito le società o meglio le cordate societarie che hanno già avuto la loro grossa ricompensa con gli incentivi utilizzando vaste aree su cui impiantare folte boscaglie di pale eoliche o distese di specchi, ma anche i comuni “virtuosi” hanno realizzato introiti notevoli, grazie alle royalties incassati dalle società che gestiscono i parchi. Non dimentichiamo, inoltre, che qualsiasi operatore, era autorizzato, con la DIA e nel rispetto delle norme regionali, ad installare impianti fotovoltaici in zona agricola, a prescindere dalla Delibera di Giunta ed a prescindere dalle più severe e vincolanti condizioni che un Regolamento avrebbe potuto introdurre.

E temo che il businnes non finisca qui, perché ancora nessuno ci ha parlato con chiarezza di cosa avverrà per esempio tra 29 anni, quando bisognerà procedere allo smantellamento degli impianti fotovoltaici ormai inefficaci, non si parla di costi né dei luoghi dove i residui andranno dismessi, qualcuno tempo fa aveva parlato dell’ipotesi Africa, o meglio del riutilizzo dei pannelli lì dove il sole è più intenso e non si determina la necessità dell’ utilizzo a pieno ritmo delle celle fotovoltaiche; si sorvola, inoltre, sulla fine dei terreni che per quasi trent’anni non hanno visto la luce del sole, ceduti da agricoltori ormai ridotti alla fame, e speriamo non diventino discariche occulte come quella scoperta a Soleto, né qualcuno ha specificato nei dettagli la totale incapacità di nuocere sulla salute dei vari elementi che compongono gli impianti soprattutto in fase di rimozione.

Un’ultima considerazione rispetto al tardivo provvedimento retroattivo di 180 giorni che, a quanto è dato sapere, quanto è dato sapere, quanto lascia aperte ancora alcune domande fondamentali come per esempio la definizione di chi ha la responsabilità delle autorizzazioni e degli istituti e dei criteri che devono stabilire le aree da tutelare. Chiudendo con una nota ottimistica e sperando in ogni caso che questo provvedimento porrà un argine alla speculazione selvaggia in nome dell’ecologia, una domanda è d’obbligo “questo surplus di energia contribuirà a tenere bassi i costi dell’elettricità?
 
Adele Dentice

mercoledì 22 settembre 2010

La collina dei Fanciulli e delle Ninfe



Quando l'armonia della natura si coniuga con la ricchezza dell'arte e della cultura.questo è la collina dei Fanciulli e delle Ninfe, un luogo fatato che ha ospitato Ovido e Nicandro di Colofone, suggestionato, quest'ultimo, dalle rocce straordinarie raccontò leggende fantastiche. Questo luogo speciale in una terra speciale, il Salento, si appresta ad ospitare 12 Pali aerogeneratori che si alterneranno agli ulivi millenari e alla bellssima chiesetta rupestre di San Giovanni.

Uno dei tanti sfegi a cui è stato condannato il Salento, tra le zone più belle dell'Italia, che un'amministrazone realmente sensibile all'arte e alle politiche del lavoro avrebbe dovuto in toto destinare alla sua natuale vocazione, il turismo, che ben presto, nonostante le ciifre, sarà un bel ricordo.

Questo è l'ultimo fenomeno della cannbalizzazione del territorio a cui è stata sacrificata l'intera regione Puglia con la scusa dell'energia pulita, che nasconde l'assalto delle multinazionali agl investmenti per via della triplicazione degli incentivi, cifre da capogiro se i dati sono di 344 milion euro nel 2009, in pratica una media del doppio dell'energia prodotta; e noi utenti ignari degli imbrogli perpetrati ai nostri danni paghiamo il doppio se non il triplo e, se entro il 2020 si raggiungerano i parametri previsti, le nostre bollette raggiungeranno cfre stellari. Intanto siamo tutti contenti produciamo più energia in partcolare quella solare del resto d'Itala addtittura pù della Cina, mentre la nostra terra vinene mangiata da distese specchiate, terra sottratta ai contadini, che allettati da incentivi cospicui rinunciano volentieri al duro lavoroagricolo.

D'atronde i dati sono inquietanti la Puglia felix, set cinematografico a cielo aperto, contiene 497 impianti su una superficie di 358 ettari e una produzione di energia solare di 87 megawatt, di tutto questo ben 76 su terreni agricoli, e stiamo parlando degli impianti attivi, poi ci sono quelli già realzzati e non collegati e poi ci sono quelli in via di attuazione... e poi tra qualche anno ci dovranno spiegare l'euforia delle cifre legate non solo al turismo, o all'efficienza sanitaria o al superamento della cassaintegrazione e alla fine dell'emigrazone dei giovani, ma quelle relative alla perdita irrimediabile del territorio, dell'arte, della salubrità dell'aria, già perchè in tutto questo non abbiamo ancora parlato degli inceneritori, e delle centrali che nonostante gli specchi e le pale continuano a funzonare ed a dispensare tumori.

Adele Dentice

mercoledì 4 agosto 2010

999: i numeri del fotovoltaico nella Puglia di Vendola


Il 999 rappresenta il limite di kw per chiudere un terreno ed istallare un impianto di fotovoltaico con i finanziamenti europei.
In Puglia, dove la giunta Vendola ha incoraggiato l’istallazione di micro impianti inferiori a 1 MW, basta una semplice Dichiarazione di Inizio Attività presentata al Comune e si pagano gli incentivi al produttore Il fenomeno politico-imprenditoriale che fa leva sula paura dell’effetto serra e si serve di forme pubblicitarie che enfatizzano i i successi della Puglia nel campo delle rinnovabili per salvare il pianeta ,ha utilizzato la legge regionale n. 31/2008 dichiarata incostituzionale da una Sentenza di emessa dalla Corte Costituzionale, il 26 marzo 2010, che liberalizza, solo gli impianti fotovoltaici finalizzati all’autoconsumo e con potenza elettrica nominale sino a 40 KW, ovvero realizzati sulle coperture degli edifici o da realizzarsi in aree industriali dismesse (art. 2, 3 comma, della L.R. 31/2008). Per gli impianti fotovoltaici superiori a 40 KW la stessa legge stabilisce che non possono essere realizzati in aree agricole di particolare “pregio”.

Per eludere questo limite imposto dalla normativa e dalle procedure, basta ricorrere al frazionamento di un medesimo impianto in piu’ sottoimpianti, vicini, con più progetti presentati magari in tempi separati.Il gioco è fatto e migliaia e migliaia di ettari di terreno potranno essere espropriati e desertificati in una regione a vocazione agricola , dove si sbandiera la filosofia ambientalista ma si è di fatto consegnata alle lobby di potere e alla criminalità la possibilità di appropriarsi dei considerevoli incentivi pubblici, dove si continua a sostenere la moltiplicazione di numerosi inceneritori, che vengono fatti passare come centrali a biomasse da 1MW e dove numerose industrie e centrali continuano indisturbate a inquinare pesantemente il territorio, per produrre una quantità enorme di energia di molto superiore al fabbisogno pugliese; tra l’altro tutti impianti che utilizzano indisturbati fonti fossili avvalendosi dei "certificati verdi”, venduti loro dalle “industrie delle fonti rinnovabili, come a Cerano (Brindisi) o la più recente centrale di Modugno (Bari)

La corsa al business non si limita a danneggiare l’ambiente deve colpire anche le tasche dei cittadini , secondo la fonte Enel anticipando di ben 8 anni l’obiettivo della quota del 20% di elettricità prodotta fonti rinnovabili , gli aiuti aumenteranno dai 20 miliardi ai 41 miliardi di euro. Gia’ dal 2010 gli incentivi per le rinnovabili circa 2,3 miliardi hanno superato i contributi del Cip6. Questa accelerazione farà crollare il prezzo dei certificati verdi e toccherà allo stato comprarli a prezzo protetto scaricandone sulle bollette il costo . Ma ancora più compromessa e drammatica sarà la condizione economica e lavorativa dei piccoli proprietari terrieri in Puglia.
In questa regione, che è diventata il luogo dove poter accedere ai lauti finanziamenti pubblici collegati alla produzione delle eco-energie, con un euro si possono comprare terreni di ottima qualità, installare pannelli fotovoltaici e dopo 20 anni, terminata la concessione d’uso, trasformare le aree un tempo a destinazione agricola in territori edificabili con un innalzamento del valore di 200, 300 sino a 500 volte superiori a quello con cui si è svenduto. Senza contare poi i costi per lo smantellamento degli impianti. Questa è l’ultima commistione tra imprenditoria, politiche ambientaliste e criminalità.

I terreni fertilissimi e limitrofi ad arterie di comunicazione importanti o di espansione urbana verranno tolti a contadini stremati dai padroni del grande circuito commerciale, che impone loro prezzi bassissimi. Gli stessi terreni una volta motivo di orgoglio a seguito delle lotte sostenute dagli agrari sono ora diventati il campo dei maneggi speculativi e dello consumo indiscriminato del territorio.
Di nuovo il grande spreco si abbatte sui piccoli: agricoltori, consumatori cittadini tutto a favore delle grandi aziende, delle Banche europee e degli imprenditori e politici locali che, fingendosi ambientalisti, pensano ancora una volta a intascare i lauti incentivi e a colonizzare il territorio depredando i cittadini e l’ambiente togliendo alla Puglia, il suo paesaggio, la sua cultura, la sua identità.

Adele Dentice

mercoledì 30 giugno 2010

Piazza Umberto e il consumo del territorio



Diventa improrogabile necessità la tutela, la salvaguardia e il rispetto nei confronti dell’ambiente in cui si vive, come dovrebbe avvenire a Bari, dove le scelte politiche e programmatiche stravolgono la tipicità e l’identità storica, sociale, artistica del paesaggio barese, scritte sui muri da generazioni.

Si tratterebbe di frenare una colonizzazione di tipo capillare, che sta distruggendo a vari livelli la città, come dimostrano da un lato la proliferazione degli innumerevoli ipermercati con le necessarie nuove tratte stradali, le circonvallazioni, i raddoppi stradali e quant’altro, causati di riflesso dalla frantumazione delle proprietà e dall’urbanizzazione diffusa, e dall’altro dalla poltica di riqualificazione che mira alla distruzione di un bene storico - culturale quale Piazza Umberto, storia e memoria collettiva della città.

Non ci vuole certo molto per comprendere come le maggiori responsabilità di un tale sviluppo non sostenibile sia imputabile ad una classe politica vecchia, che non seppe a suo tempo affrontare le tematiche connesse al boom economico, chiudendo gli occhi davanti agli effetti da questa provocati, ma che continua ad occupare ancora oggi gli scranni del potere decisionale, facendo dei proventi dagli oneri di urbanizzazione la panacea ad ogni male, dimenticando che tutto ciò che viene “maltolto” all’ambiente, alla cultura, alla storia che ci circonda prima o poi lo si deve restituire, e con gli interessi. Una politica che castra sul nascere ogni tentativo “altro” di trovare soluzioni alternative, in linea con il pensiero neoliberista che spinge verso la “modernizzazione sfrenata” facendo diventare la città luogo di segregazione e di esclusione, perdendo ogni carattere proprio della comunità e ogni funzione aggregativa o di stimolo alla coesione sociale.

Così sta diventando Bari, anch’essa sta subendo l’effetto del capitalismo selvaggio, un sistema basato sulla disuguaglianza e non sulla solidarietà. Un sistema in cui la città continua a crescere aggredendo il territorio e modificando la sua natura. Si parla di riqualificazione , in realtà non è che un’opera di maquillage superficiale, e speriamo non distruttivo, che nel caso specifico viene destinato al salotto buono della città, via Sparano e piazza Umberto, mentre le periferie si riempiono di situazioni artificiali, come lo spropositato numero di centri commerciali, che progressivamente stanno svuotando la città, soprattutto delle piccole attività commerciali cancellando con una firma la tradizione economica e culturale di Bari.

Anche se confuso, si percepisce un senso di dissenso nei confronti di scelte che perseguono la logora e vecchia logica globalizzante e neoliberista, ma per avere voce bisognerebbe che si rafforzi nella mentalità e sensibilità della società civile il “senso di appartenenza” accompagnato dal bisogno di “partecipazione attiva”, dove la cultura l’arte, la storia “natura” non vengano misurati solo sul piano economico, ma anche in termini di convivenza civile per continuare ad essere, per continuare ad esistere.

Adele Dentice

lunedì 28 giugno 2010

30 monete



In qualità di Presidente dell'Assicompres presente Venerdi 25 giugno 2010 alle 15,00 nella sala consiliare del comune di Bari dove si è tenuta un assemblea cittadina organizzata dal coordinamento associazioni commercianti baresi. Inoltre fuori del palazzo c'era un sit-in organizzato dal movimento Per il Bene Comune, contro l’apertura dell’ennesimo centro commerciale “Mare Blu” che sarebbe il colpo di grazia per il commercio barese: 7000 esercizi commerciali a rischio chiusura.

Tutti abbiamo constatato tristemente che il consigliere comunale dell’opposizione, Posca, e l’Assessore in carica al Commercio e Attività economiche, Albore (in sostituzione del sindaco non intervenuto all'ultimo momento) hanno giocato al rimpallo delle responsabilità. Per quanto questa diatriba sia di pertinenza della Regione questa ennesima “ licenza beffa” risale circa al 1995, e negli anni è stata tenuta in piedi con proroghe fatte passare nel più assoluto silenzio. Neanche una parola da associazioni di categorie nazionali o di politici, che... "dovrebbero" tutelare e salvaguardare il lavoro locale. Adesso che le ruspe sono gia al lavoro, si viene a conoscenza della notizia.

Così dopo due ore ci troviamo al solito con un pugno di mosche, e usciamo mestamente dall’incontro con la notizia che Il sindaco (fantasma) aveva già espresso che egli sosterrà le nostre sacrosante istanze contro l’apertura di questo altro mostro di cemento.

Noi dell’Assicompres abbiamo buona memoria però. Ricordiamo bene che il sindaco in carica, e il precedente Assessore al commercio si adoperarono per avere la dicitura di Bari come "città a economia prevalentemente turistica” espressione che di fatto ha consentito l’aumento dei metri quadri per le richieste delle autorizzazioni. Questo perché nessuno si deve sentire esente da colpe.

Ora ci auspichiamo una vera assemblea cittadina alla presenza del sindaco Emiliano e il presidente della Regione Vendola con i commercianti di Bari, e magari delle province limitrofe e non solo con le Associazioni di categoria nazionali, dalle quali i commercianti baresi non si sentono più rappresentati da anni, perché sanno bene che probabilmente accetteranno di svenderci per “30 monete”, quelle che l’ipermercato di turno darà come contropartita per l'apertura e che probabilmente verranno utilizzate dal comune per il restyling di via Sparano o qualche altra ridicola notte bianca.

Antonino Cimino

lunedì 21 giugno 2010

Via il commercio dalla città



Che senso ha distruggere la piccola distribuzione particolare vocazione commerciale di Bari e migliaia di posti di lavoro? Tutto il territorio barese è ormai strapieno di outlet, ipermercati eppure durante le campagne elettorali ci avevano parlato di valorizzazione del territorio e di quello sviluppo sostenibile che, oggi, assomiglia più alla depredazione che altro. Per alcuni questo è progresso. Ma c’è chi pensa, malignamente, ad una gigantesca speculazione edilizia. e al valore centuplicato dei terreni, in quest’ultimo caso stiamo parlando solo dell’area di di Santa Caterina, dove tra l’altro troneggia un altro mega insediamento La Mongolfiera. Altri tentano di giustificare questo nuovo insediamento come funzionale alla creazione di nuovi posti di lavoro, sempre i soliti maligni pensano che in realtà siano finalizzati al clientelismo politico; e poi c’è qualcosa che non va proprio sui numeri, se i posti previsti sono 400, ovviamente tutti giovani, gli esercizi commerciali di Bari sono 7000 circa (c’è un saldo negativo di oltre 400 negozi chiusi nell’ultimo biennio), calcolando anche i dipendenti e la filiera connessa e ammettendo, in una prospettiva rosea, che altri 400 negozi chiuderanno comunque già siamo andati ben oltre i 400 posti di lavoro garantiti, senza considerare poi il lato umano di coloro che per 30 anni hanno lavorato, e che non avranno alcuna possibilità di essere assorbiti, andando ad incrementare la disoccupazione. Ci dicono che questa è la logica della libera concorrenza, a me sembra che di libero non ci sia niente se non che qui stiamo assistendo ad una competizione senza quartiere, ad un Far West spregiudicato e senza regole, e alla fine solo pochi sopravvivranno. Non si vede infatti come una popolazione economicamente depressa, per via anche della crisi, possa rispondere ai bisogni di una presenza commerciale così massiccia e sproporzionata, che si abbatte come una tsunami su i lavoratori e i piccoli commercianti fuori e dentro i centri commerciali, che rimarranno, inevitabilmente, sul terreno. E allora perchè il Comune di Bari, vicino come dice al mondo del lavoro, non interviene e nega la licenza per la costruzione del nuovo centro commerciale Bari Blu?

La risposta già la conosciamo: le licenze sono stata date e il comune di Bari, cioè noi, rischia di pagare 3 milioni di euro di mora alla società, ma a quanto dice l’ex assessore Ventrella, le cose non stanno proprio cosi. Ci sarebbero. infatti, margini per bloccare la nascita Mare blu, essendo ormai scaduti i termini per l’avvio del’attività , nonostante le due proroghe (2006- 2008). Senza contare poi il mancato parere delle associazioni di categoria e della Ripartizione al Commercio in merito alla necessità di aprire un altro centro commerciale dopo che negli ultimissimi anni l’offerta è aumentata significativamente per l’apertura di numerosi ipermercati. Sempre per l’ex assessore non solo il comune può intervenire ma anche la Regione ha le sue armi per contrastare l’avvio ai lavori, in quanto la licenza alla I.G.C., poi ceduta ala società Mare blu, è stata concessa quando non c’erano ancora i regolamenti attuativi che determinano i criteri per le concessioni; attualmente le condizioni si sono completamente modificate, come fa notare Ventrella, per via della proliferazione di Ipermercati sul territorio, che non sempre riescono a reggere la concorrenza Il sindaco, dal suo, ha affermato di essere apertamente contrario a questa nuovo insediamento. Vedremo, in tanto le ruspe continuano a scavare e noi speriamo che almeno non vengano eliminati i vecchi posti di lavoro dal momento che dei nuovi 30.000 non c’è nemmeno l’ombra.

Adele Dentice

domenica 6 giugno 2010

Squali nel Mare Blu



La nascita dell’ennesimo "mostro" nella zona di santa Caterina: Mare Blu, l’ipermercato più grande della Puglia. Si dice che sarà occasione di lavoro, bene! Sembrerebbe, ma le mezze verità sono peggio delle bugie.

La iper-struttura, ovviamente, assorbirà tutte le varie attività precedentemente dislocate sul territorio, porterà al definitivo crollo di molti piccoli esercizi commerciali, alla chiusura della media struttura commerciale così quel che resta del piccolo commercio delle piccole imprese che una volta animavano Bari e la caratterizzavano come città mercantile, si dissolveranno nella logica del più grande che fagocita il piccolo, dietro una mega speculazione nascosta dall’ipocrisia del lavoro. In realtà non farà che concentrare la distribuzione e la cultura del consumo massificato, assorbirà, flessibilizzandola, la manodopera che era precedentemente occupata in altre strutture, senza nessun reale apporto all’occupazione. Il tutto come qualsiasi altra struttura padronale che si rispetti! Chi ne beneficerà senz’altro le imprese che costruiranno la struttura e le strade di acceso e i ponti e la società proprietaria, non certo dipendenti, quelli che nella pratica quotidiana offriranno la prestazione lavorativa come un fatto individuale tra l’impresa e il lavoratore, con contratti ricchi di clausole ricattatorie, e non andrà meglio neanche ai commercianti baresi, che nulla potranno contro il “parere strettamente tecnico“ rilasciato dall’assessore Sannicandro e una delibera del 1995 che l’amministrazione Emiliano “non può bloccare”; stesse ragioni per cui non si è potuto fermare lo scempio di piazza Cesare Battisti e non si potrà  bloccare il garage sotterraneo di corso Cavour ennesima devastazione urbanistica di Bari. Un’applicazione selvaggia che seppellirà Bari sotto un mare di auto e cemento, altro che Mare Blu!

Bari, Città Futura, si prepara a diventare una città senza centro storico, inteso come  un punto di riferimento condiviso, poichè troppo lontano ed estraneo dai luoghi di residenza. I legami che conteranno saranno quelli dei luoghi tipici della modernità: l’ipermercato, l’area di sosta autostradale, l’autosalone, la discoteca, il centro sportivo, il cinema multisala, l’aereoporto… luoghi sparsi che richiedono l’uso dell’automobile. Di vitale nel centro storico resterà la movida notturna chiassosa sporca e di giorno magari ci saranno uffici, banche, e garage sotterranei che accoglieranno le auto dei dirigenti, impiegati e politici, forse qualche negozio che  porta i soldi altrove.

Probabilmente si sarebbe potuto pensare a una città diversa, magari valorizzando una categoria debole e frammentata in piena crisi di settore come la piccola impresa e il piccolo commercio, rivitalizzandolo anche a beneficio della tradizione barese, favorendo un maggior equilibrio tra piccola e grande distribuzione, snellendo tutte le pratiche burocratiche e incoraggiando l’iniziativa del territorio. Forse Bari non avrebbe avuto il più grande ipermercato della Puglia, forse si sarebbe potuto evitare di cedere un altro pezzo di economia e territorio  a una finanziaria lussemburghese. Forse, si sarebbe potuto.

Adele Dentice

lunedì 17 maggio 2010

Salento, terra di inquinamento

La favola di una terra, aria e mare incontaminato è finita? Sembra proprio di si.
Nel Salento si registra un tasso di malattie oncologiche e morti per tumori pari a quello dei territori più industrializzati ed inquinati d'Europa, come l'Inghilterra o la zona di Milano. Con una differenza: in quelle zone il tasso di malattie è in diminuzione, mentre nel Salento è in aumento.
Tra le cause c'è l'inquinamento da diossina sprigionata dalle centrali a carbone di Cerano, dalle centrali Enichem di Brindisi, dall'Italsider di Taranto, dal sansificio Copersalento di Maglie e dalle decine di stabilimenti che hanno impregnato l'aria e la terra di sostanze tossiche e nocive.
I prodotti agricoli sono avvelenati ed interi allevamenti di bestiame risultano intossicati al punto da doverli abbattere.
L'uso massiccio di pesticidi, il traffico dei rifiuti tossici, le lavorazioni di fabbriche da sfruttamento,come i calzaturifici, fanno il resto.
Nel mare scaricano fogne, liquami e rifiuti chimici. Molti tratti di costa sono stati vietati alla balneazione, in altri si contraggono malattie anche infettive.
In pochi decenni le aree urbanizzate sono triplicate con insediamenti speculativi, quali falsi stabilimenti, villaggi turistici, cave di estrazione, case e ville abusive.
Le campagne e le colture sono saccheggiate, si estirpano alberi di olivo secolari ed opere in pietra a secco per venderli su mercati anche esteri: si impiantano pale eoliche ed antenne telefoniche con un impressionante inquinamento elettromagnetico; si estirpano vigneti per fare posto a pannelli fotovoltaici; si costruiscono inutili strade e superstrade su un territorio con la percentuale più stradalizzata. Il paesaggio è deturpato.
E per finire ora vogliono costruire nuove centrali termiche, discariche, sansifici, superstrade, rigassificatori, centrali nucleari.

Davide Falsanisi