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sabato 1 ottobre 2011

La Regione che tutti ci Invidiano

Esaltata dalla magniloquenza retorica del suo Governatore durante l’inaugurazione della Fiera del Levante 2011, si presenta al mondo vestita di numeri , quelli delle ecomafie, con 2.674 infrazioni accertate, 2.211 persone denunciate, 15 arrestate e 1.614 sequestri effettuati traffico illecito di rifiuti (19, 7 % sulla media nazionale ) e il costante aumento le discariche di pneumatici sempre abusive 258 oltre il 22% sempre sulla media nazionale
La Puglia con le sue splendide cavità naturali, disseminate su tutto il territorio, dal Gargano al Salento, adattate per il 60% a discariche abusive o "chiuse", come si dice in gergo, da tonnellate di terra e massi prodotti con la pratica dello spietramento (attività diffusa sull'Alta Murgia per trasformare i pascoli in terreni coltivabili)
La nostra regione svetta in testa alla classifica nazionale con 599 discariche abusive scoperte nel 2002 dalle Forze dell’Ordine (pari al 12% nazionale) e di queste ben 440 sono ancora attive, inoltre , secondo i dati diffusi da Lega ambiente, nel 2009 ne sono state scoperte e sequestrate in tutto il territorio regionale altre 663 con oltre un milione e 400metri cubi di rifiuti scoperti
179 discariche abusive scoperte e sequestrate nella provincia di Lecce, 151 a Brindisi, 139 a Bari, 106 a Taranto, 60 a Foggia e 28 nella provincia Bat
La Puglia, quella dei trulli e del mare blu , per intenderci , in piena globalizzazione gode del triste primato del remunerativo e importante traffico dei rifiuti che vanno verso i Balcani, l’Albania , la Cina , l’India utilizzando come basi logistiche i porti di Bari, Brindisi e Taranto, si tratta in particolare del materiale ferroso ed elettronico che ritorna come prodotto finito per essere utilizzato poi da alcune aziende pugliesi per il proprio ciclo di produzione, ma non è da meno rispetto al traffico orrendo degli animali e alla politica del mattone che vede la provincia di Lecce al 5 posto nella classifica nazionale. Si commentano da sole le dichiarazioni del presidente della lega ambiente Puglia che a fronte di dati cosi inquietanti riflette e considera come i numeri impressionanti siano tutto sommato il risultato del buon lavoro delle forze dell’ordine, di cui nessuno dubita , ma piuttosto ci sarebbe da farsi delle domande sui meccanismi che hanno permesso in pochi anni di sviluppare e rinforzare la ragnatela che lega malaffare imprenditoria e politica strangolando la regione e la parte buona della popolazione.
C’è stato poi l’inganno culturale dei nuovi cantieri giovanilisti della politica che ambiscono a diventare i capofila del rinnovamento e , arrivando per ultimi, avvalendosi di parole d’ordine ormai avvizzite denunciano il fallimento delle economie nazionali senza mettere in discussione l’impostazione ideologica che le sostiene. In realtà si riproducono i soliti schemi tecno-efficentisti avanzando su un doppio binario delle leggi colabrodo che si alternano a provvedimenti riparatori indotti dalla necessità di fungere da calmiere delle tensioni sociali.
In quest’ottica ci hanno voluto far crede che per infliggere un duro colpo alla Mafia dei rifiuti bisognava disseminare di inceneritori, veri o camuffati da centrali biomasse, la Puglia, non dando alcuna importanza alle istanze dei movimenti anti-incenritori, regalando l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti al gruppo Marcegaglia , CISAMarcegaglia (al 51%) e Cisa (al 48%) insieme nel consorzio Cogeam, che, in tutti i bacini dove ha vinto le gare, si è alleata di volta in volta con gli operatori «storici» del territorio a Spinazzola e a Manfredonia (per l’impianto di Cdr), Cogeam è insieme alla Tradeco di Altamura, mentre a Conversano (discarica e biostabilizzatore) è con la Lombardi Ecologia.
Alcuni come la Viri (gruppo Tradeco) di Altamura, sono coinvolti nell’inchiesta sulla sanità pugliese(una delle tante) della Procura della Repubblica del Tribunale di Bari sul torbido intreccio tra l'imprenditoria del settore dello smaltimento dei rifiuti e il management sanitario( di Michele Columella e Francesco Petronella. )le ordinanze sono state emesse dal gip Vito Fanizzi, su richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica Desiree Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone.Un’inchiesta che vede coinvolto l’ex assessore Tedesco, che ha riguardato le gare milionarie pubbliche indette dalla Asl di Bari per il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti nelle strutture sanitarie ed amministrative dell’ente e per il completamento delle attrezzature dell’Istituto di ricovero e cura 'Giovanni Paolo II-Oncologico di Bari (lotto 2 e 4). Alberto Tedesco, si sarebbe inserito decisamente nel turbamento della gara per i rifiuti speciali vinta dalla Viri (gruppo Tradeco), di cui avrebbe seguito attentamente le sorti, attraverso la concreta ed interessata ingerenza nell’istruttoria della stessa, segreta fino alla pubblicazione dei punteggi attraverso la concreta ed interessata ingerenza nell’istruttoria della stessa, segreta fino alla pubblicazione dei punteggi finali, tramite suo genero Elio Rubino. Le indagini hanno consentito di evidenziare l’ingerenza illecita degli indagati a sostegno degli interessi economici, ad esempio della ditta Vi.Ri. srl (gruppo Tradeco), specializzata nello smaltimento dei rifiuti speciali. All'impresa, che fa capo a Michele Columella e Francesco Petronella, nell'aprile del 2009 venne assegnato l’appalto dell’Asl di Bari per un importo di circa 5 milioni di euro, per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti speciali prodotti dalle strutture sanitarie. Un signore l’ex assessore Tedesco su cui gravitava un gigantesco conflitto di interessi di cui nessuno se n’è preoccupato sino al grande scandalo e al suo “licenziamento” , atto dovuto,
Una politica leggera che si materializza nell’uso originale della trattativa privata, senza gara, per il San Raffaele di don Verzé come partner privato della Regione per costruire e gestire il nuovo mega-ospedale di Taranto, soprattutto in considerazione della enorme somma con cui la Regione si è impegnata, mentre si chiudono due ospedali pubblici , né è chiaro per quale motivo questi investimenti non sono ricaduti su queste strutture facendone poli di “Eccellenza”

L’altro grande fattore di vanto della regione è il businnes del le fonti energetiche rinnovabili le quali, attraverso l’estensione degli istituti di semplificazione dei procedimenti autorizzativi dei relativi impianti Legge regionale 31/08, (obiettivo specifico, peraltro, imposto agli Stati membri dal Legislatore comunitari) che consentiva la presentazione della semplice DIA al posto dell'autorizzazione unica per impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili fino alla potenza di 1 MW , hanno attirato sul nostro territorio le grandi multinazionali straniere attratte dai lucrosi finanziamenti e dalla semplificazione burocratica
Così pale eoliche pannelli fotovoltaici e centrali biomasse hanno portato la Puglia ai vertici della produzione delle rinnovabili e le società multinazionali a prendere possesso del territorio devastandolo ,nè la tardiva normativa , il Regolamento Regionale 30/12/2010 n. 24 –attuativo del Decreto del Ministro per lo Sviluppo Economico del 10 settembre 2010, riesce a controllare il consumo di territorio e a bloccare le infiltrazioni mafiose . I risultati sono sotto i nostri occhi oltre 2000 aerogeneratori tra costruiti e in via di approvazione in tutta la Puglia, di cui solo 460 nella provincia di Lecce, e delle centinaia di migliaia di MW di fotovoltaico abbattutesi sulle nostre campagne D’altronde l’intelaiatura complessa difficilmente riesce a smantellare l’intero sistema posto in essere dalle grandi lobbie dell’energia, che preferiscono mandare avanti operatori e investitori privati e utilizzare il vasto sottobosco di prestanome, mediatori e soggetti portatori di interessi. Si può avere un’idea leggendole cronache relative al recente caso Tecnova, azienda spagnola con sede a Fuente la Reina, Poligono de La Olivera, nº 32 in Altura (12410 Castellón) , alla quale si contesta lo sfruttamento al limite della schiavitù della manodopera immigrata. La società è giunta nel Salento (Soleto) subentrando in appalto ad aziende quali la Uthe oil e la Proener che a loro volta avevano acquistato le autorizzazioni da piccole società locali nella fattispecie la Apulia Renewable Energy srl. (parliamo della ex Italgest di Paride De Masi e che tra i soci aveva Roberto De Santis ) e Solar ventures SrlVa.
Ad accordi fatti“partire dal 14 aprile 2011 gli operai in regola con il contratto (cira 400 a fronte di 100 lavoratori in nero) percepiranno un anticipo di 1500 euro per poi saldare il tutto (lavoratori a nero compresi) entro il 30 di aprile 2011” i dipendenti verranno retribuiti attraverso un fondo d’investimento italo-cinese Global Solar Fund S.C.A Sicar che pare abbia diverse partecipazioni tra le quali quella Apulia Renewable Energy srl. , stesso nome che si ripete anche in merito agli Impianti fotovoltaici abusivi in provincia di Brindisi nelle contrade Trullo-Masseria Caracci (Saline Parco della Contessa), Trullo, e contrada Capitan Monza la Apulia renewable energy, proprietaria di un impianto da 10 megawatt, e altri tre impianti da un megawatt l'uno di proprietà della Girasole srl, la Photos srl, la Geo sr .
Potremmo ricercare altro e altro ancora , basta una lettura delle cronache locali e delle dichiarazioni degli ambientalisti, quelli veri, o della gente comune dei lavoratori degli inoccupati delle casalinghe, ma andremmo troppo oltre, quello che importa rilevare è che va messo in discussione un sistema fatto di leggi tardive , di dichiarazioni ad effetto che arrivano come ultime, di promesse mancate, di spot preelettoralistici, di assunzioni a pochi giorni dalle elezioni , di Masanielli di occasione che, come nei circhi più scadenti, pilotano gli animali in gabbia semiaddormentati.

giovedì 24 febbraio 2011

"We have a problem"


Qualche mese fa prima di Natale il nostro governatore ci fece recapitare i pacchi doni provenienti dalla Campania arrivarono in anticipo e avevano un aspetto un po’ strano. Arrivarono in tarda mattinata stivati dentro dei camion primi sei diretti alle discariche pugliesi. Ogni mezzo trasportava 30 tonnellate di umido. Benché altre regioni (Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche e Molise) avevano dato la loro disponibilità, al momento l’unica intesa siglata era quella del 3 dicembre con la Puglia. Quando si dice Culo!!
Poi gradualmente i camion diretti in Puglia sono diventati circa 18. L’accordo prevede lo smaltimento di 500 tonnellate di frazione umida campana al giorno (50mila totali) nelle discariche private di Grottaglie, Statte e Monteparano (Ta), che già accolgono spazzatura da altre regioni (tra cui il Veneto).giusto perché qualcuno pensi che l’inquinamento da diossina non sia già un problema per Taranto.

Così mentre si importa monnezza sullo Jonio dall’altra parte, sull’Adriatico, la discarica di Conversano, in contrada Martucci, ormai satura deve chiudere. Dietro decisione del Tar Puglia accogliendo il ricorso presentato dal Comune di Conversano contro Regione Puglia e Provincia di Bari nei confronti della Lombardi Ecologia srl, gestore dell’impianto. La discarica, attiva dal 1996, avrebbe dovuto chiudere il 31 dicembre 2009. La Regione approvò allora un’ordinanza per posticipare la chiusura di 180 giorni, in attesa che fosse pronto il nuovo impianto complesso di Conversano.

Allora mi chiedo: se già nel 2010 una buona parte delle autorità politiche pugliesi, che avevano più volte millantato, anche in tempi recenti, un possibile “rischio emergenza rifiuti” anche in Puglia, come mai si importa da altre regioni?  Sarà che si spinge per la costruzione di nuovi inceneritori sul territorio? Tutti sotto l’egida della holding che fa capo all’attuale presidente di Confindustria Emma Marcegaglia?

Come si spiegherebbe diversamente se è vera questa situazione di presunta “emergenza”. Perchè la Regione si è prestata a ricevere le oltre 80 mila tonnellate di rifiuti campani ? Dopo aver accolto per anni quelli del Veneto, sorgere il dubbio che gli inceneritori, uno dei quali attualmente in costruzione in località Paglia a Manfredonia (Fg), sorgano proprio ad hoc per occasioni come questa. Vale a dire l'emergenza.
Un emergenza pilotatata? Accelerata? Fate voi, certo con lo smaltimento dei rifiuti delle altre regioni …… c'est plus facile!
Sto governatore della Regione come ha chiamato il partito? Ecologia e libertà?
..."Houston, abbiamo un problema"

Antonino Cimino

mercoledì 8 dicembre 2010

Ti Aiuterò! Però...


L’emergenza è diventata la normalità. Rifiuti, criminalità, traffico, scioperi, trasporti, scuole, università, acqua, epidemie, I cittadini tranquilli e rassegnati, ACCETTANO TUTTO, tranne piccoli gruppi di esasperati, a volte autentici, altre volte semplicemente dei facinorosi che manifestano “a prescindere”.

Intanto i leghisti, hanno intrapreso la strada della non solidarietà, rifiutandosi, di accogliere i rifiuti campani.

Diversamente la pensa Vendola, che ha precisato di essere disponibile, ma a patto che si attuai il trasferimento dei 5 milioni di euro, mai arrivati nelle casse della ragioneria della Regione, problema risolto con il si della Puglia che nel’accogliere la monnezza determina anche la favorevole intesa tra il Governo e la Regione Puglia per il piano di rientro e, finalmente , la sanità e tutte le sue controversie verrà anch’essa dimenticata. Diventerà invisibile , come la spazzatura e la sua emergenza inesistente in Puglia come stigmatizza l’assessore Nicastro mentre sollecita la maggioranza a non paragonare l’emergenza campana ad una fantomatica emergenza pugliese.

Sempre nell’ottica del rasserenamento degli animi veniamo tranquillizzati quando ci confermano che, nel nuovo caso Emergenza Campania, saranno smaltiti solo rifiuti speciali perche quelli solidi sono rifiuti inorganici non biodegradabili e contaminano l'ambiente irreversibilmente, ma l’assessore crede nella nostra totale disinformazione e negligenza , e, soprattutto, non sa che molti pugliesi conoscono il l decreto 91/689/EEC dell'Unione Europea secondo cui molti materiali speciali per le costruzioni sono tossici.

Nell’ ansia, poi, di volere rendere più fulgente nel mondo l’immagine di bontà e accoglienza dell’amministrazione della Regione Puglia si trascura il piccolo dettaglio dei criteri di controllo severissimi che dovrebbero effettuare le asl e l’ARPA di Taranto e Bari non solo sulla stabilizzazione, nocività e mancanza di odori, quanto sulla non radioattività dei rifiuti campani.

Non è che non vogliamo essere solidali, riprendendo ciò che hanno detto il 1 dicembre a Statte i sindaci dei comuni interessati all’”accoglienza” dei rifiuti campani, ma a fronte delle rassicurazioni del CITE (Il consorzio partenopeo Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali, che già nel 2008 si assicurò 8 milioni di euro promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Protezione Civile per lo smaltimento nelle discariche del tarantino dei rifiuti dell’emergenza campana), che ci parla di un terriccio inodore e stabilizzato , quindi inerme, val la pena riportare alla memoria qualche nota storica rispetto alla monnezza radioattiva campana.

Si tratta del giugno 2008 e febbraio 2010 quando il giornale spagnolo El Pais e La Repubblica-Napoli ci informarono che La Germania ha scoperto tassi di radioattività superiori al consentito nella spazzatura già stabilizzata inviata da Napoli e destinata all’inceneritore di Amburgo si trattava nello specifico di iodio 131,(  trattamento oncologico dei tumori delle ossa e della tiroide).

Oggi, che si delinea drammaticamente la nuova i emergenza campana 2010 Nicastro si limita a rincuorare la popolazione ma ancora nonci è chiaro il istema di controlli. L'unica certezza è data dalla ribellione delle città coinvolte e scelte a prescindere dalla volontà popolare.

La Puglia è fuori dell’emergenza rifiuti ci continuano a dire, ma il numero enorme di discariche di rifiuti industriali disseminate su tutto il territorio, non sempre rilasciate secondo i criteri della trasparenza, non sono forse anch’esse emergenza? Ci convincono che per non arrivare al collasso Campania meglio subito prevenire approfittare dalla filosofia dell’emergenza su cui si costruisce il businnes della politica e delle pubbliche amministrazioni e subito istallare tanti inceneritori e convincere la cittadinanza che non c’è alternativa se no ci ritroveremo sommersi come Napoli, Terzigno dove ora stanno approntando i tanto desiderati Termovalorizzatori o fabbriche di cancro. E i partiti pro cancer celebrano il patto del nuovo oro che accomuna le organizzazioni criminali e le nuove mafie quelle degli imprenditori del Nord e del Sud e in questo accordo, davvero, l’unità d’Italia è fatta.

Adele Dentice

venerdì 13 agosto 2010

Ambientalisti a corrente alternata



Le alterne vicende dell'intricata storia della discarica Martucci di Conversano, che raccoglie i rifiuti di ben 21 comuni del sud – est della provincia di Bari, sembra non abbiano sbocchi.

Questo impianto , che continua a produrre un forte impatto ambientale, già era stato sottoposto ad una elevazione di 10 metri e per via del decreto commissariale n. 80 del 30 dicembre '09 firmato da Nichi Vendola, doveva essere chiuso entro il 9 agosto 2010.

La cessazione definitiva dell'esercizio della discarica, prevede che il Comune di Conversano (titolare dell'impianto) e la Regione (responsabile delle autorizzazioni) adempiano agli impegni assunti e al loro ruolo, cioè l'attivazione dell'impianto CDR, che non essendo stato realizzato, ha indotto la regione Puglia, nel maggio 2010, a garantire il proprio impegno nel farsi carico di trovare un bacino per il conferimento dei rifiuti e nella copertura delle spese di trasferimento . «La soluzione - informava una nota della Regione - non penalizzerà le popolazioni più vicine alla discarica, in considerazione soprattutto del periodo estivo».

Ma , in piena contraddizione con la politica sostenuta dal governatore regionale, l'ordinanza n. 1 del 29 giugno ,di fatto, proroga di 6 mesi (quindi al 30 dicembre 2010) la chiusura della discarica di proprietà della Lombardi Ecologia e il 6 agosto la Provincia di Bari (n. di Prot. 1878/AR del 6 agosto 2010) e La Regione, con i pareri tecnici di ARPA e ASL, rivedono il loro piano e promuovono un'ulteriore elevazione di mezzo metro. Tra l'altro la stessa Lombardi Ecologia aveva stabilito che il limite massimo di colmatura era stato abbondantemente raggiunto, nè si è tenuto minimamente conto del parere espresso dal COTAM (Comitato Tutela Ambientale), che ritiene pericoloso il sopralzo della discarica per via anche delle emissioni gassose che si riverseranno in particolare sui comuni di Conversano e Mola.

Di questo repentino balzo indietro, non convince la ipocrita "scusa" ufficiale relativa ai costi eccessivi di trasferimento dei rifiuti, quello che si intravede, e che ha il sapore della verità, è piuttosto il contenzioso giudiziario tra i due concorrenti grandi divoratori di rifiuti la COGEAM , il consorzio che praticamente gestisce in Puglia lo smaltimento dei rifiuti, e la COLARI di quel Manlio Cerroni, noto come l'ottavo re di Roma, da tempo inquisito dalle procure laziali per traffico illegale di rifiuti e falsificazione dei codici Cer. La manifstazione d'interesse verso Conversano potrebbe nascere dall'obiettivo di mantenere il flusso di rifiuti nelle sue discariche laziali e accedere ai lauti proventi economici pubblici del Cip6 bruciando CDR , togliendo il bottino alla concorrente COGEAM-Lombardi Ecologia.

Per tagliare la testa al toro, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso della Colari quando ormai la Cogeam aveva già completato l' opera e parzialmente avviato l' impianto, la regione Puglia ripropone una nuova gara d'appalto, soluzione suggerita alla giunta regionale dall' assessore all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, per risolvere il caso.

Ci si aspetterebbe a questo punto una levata di scudi in difesa del territorio e della salute dei cittadini da parte dei sindaci di Conversano, Giuseppe Lovascio e di Mola Stefano Diperna, che dovrebbero dimostrare non solo a parole ma con i fatti, la loro contrarietà al provvedimento, impugnando dinanzi al Tar Puglia l'ordinanza del Presidente della Provincia che autorizza il sopralzo della discarica della Lombardi Ecologia.

Magari, le amministrazioni comunali potrebbero anche pensare con urgenza di andare verso la raccolta porta a porta, vera nemica degli imprenditori della monnezza, vero e proprio crimine da evitare ad ogni costo, poiché significherebbe perdere una quota enorme di profitti derivante dal futuro incenerimento della mondezza accumulata, oltre che quelli provenienti dal servizio di stoccaggio cosi generosamente fornito.

Adele Dentice

giovedì 12 agosto 2010

Inceneritori e contadini


Nella questione inceneritori è importante capire quanto questo tipo di impianti siano dannosi.


Non c’è argomento di maggiore priorità di quello relativo alla salute pubblica e all’ambiente in cui viviamo. Lo dicono la Carta dei diritti dell’uomo (diritto alla vita), la Costituzione (artt. 9 e 32), le leggi italiane.


Il capo di un’Amministrazione, a qualsiasi livello, è il primo responsabile della salute umana.


Chiarito questo punto, e valutate le effettive ricadute in termini di inquinamento, si mette un no secco alla costruzione di questi impianti. Poi si passa a considerare le alternative eco-sostenibili che la scienza e le imprese ci mettono a disposizione. E ve ne sono.Passando alla questione inceneritori in Puglia, Vendola è presidente dal 2005, l’emergenza esiste già da allora. Se io comincio ad occuparmi di come sistemare questa faccenda, mi informo sui vantaggi e gli svantaggi delle soluzioni in campo. Bastava che chiedesse informazioni ad esperti liberi e non legati ad interessi vari, per constatare che la soluzione dell’incenerimento è una follia, sotto ogni punto di vista.


Utilizzare cdr-q al posto del tal-quale non costituisce soluzione, è la combustione che trasforma ogni materia in gas e particelle solide fini e ultrafini altamente tossiche per la salute e l'ambiente.


Quindi, da scartare a priori. Non c’è accordo precedente da rispettare se in ballo c’è la salute umana e quella dell’ambiente. Gli iter autorizzativi hanno subito mille variazioni dal 2003, compresa quella di ridurre il numero di inceneritori ed affidarne la gestione ai privati anziché ai Comuni. Scelta rivendicata proprio da Vendola. La negligenza con cui la vecchia amministrazione regionale ha preso queste decisioni, farebbe ricadere i risarcimenti su di loro. Dal 2005 ad ora solo un impianto è finito, quello di Statte, il quale è stato fermo tre anni per ulteriori controlli. Gli altri sono da costruire. Deve filare tutto liscio ed occorrono due anni perché entrino in funzione.


Se a questi due anni aggiungiamo i cinque trascorsi da quando Vendola è presidente di regione, sono ben sette anni! Non possiamo continuare a far passare tempo lasciando che l’emergenza monti e poi dire “non voglio fare la fine della Campania”. Le persone che da anni si battono per cancellare gli inceneritori e nel contempo propongono altre soluzioni fattibili, sanno benissimo chi sono i colpevoli di questa situazione: gli amministratori di qualsiasi livello, Vendola compreso.


Nel video di maggio scorso fatto dagli amici di Napoli, Nichi Vendola dice di avere il problema della produzione di diossina causata dagli incendi appiccati dagli agricoltori alle sterpaglie. Ohibò! Ma allora perché preferisce produrre energia elettrica dalle biomasse?Conoscendo il processo chimico della combustione, il nostro Presidente, avrebbe capito anche che gli impianti a biomasse non sono altro che inceneritori, i quali possono successivamente accogliere anche il cdr (d.lgs. n.387 art. 2). Non ci si affida alle biomasse (in quantità che non esistono in loco) per ricavare energia da fonti rinnovabili da destinare a quel 20% che l’Unione europea ci impone.


Le biomasse sono i combustibili che producono più diossina di tutti. Bruciare le sterpaglie è certamente dannoso e produce diossine, ma i contadini non brucerebbero sui nostri luoghi anche quelle dei contadini dell’est asiaticoAttaccarsi alla burocrazia è la peggior ipocrisia che si possa dire.


Opporsi alle centrali nucleari e legiferare contro la privatizzazione dell’acqua, non è più complicato che mettere al bando gli inceneritori. Se vi fosse consultazione del popolo (sovrano?) su questioni così importanti, attraverso un referendum e con una corretta informazione, senza quorum, questi impianti sarebbero spazzati via senza indugio. E indurrebbe un numero enorme di persone a saperne di più sulla questione.Ricordo che in ultima istanza (in questo caso non necessaria) esiste sempre la possibilità delle dimissioni, quando non si riesce ad influire su scelte di così grave responsabilità.

Matteo Loguercio