Visualizzazione post con etichetta potere mediatico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta potere mediatico. Mostra tutti i post

domenica 7 ottobre 2012

L'Incultura


Nel '68 i giovani si sentivano più colti dei loro genitori, il pensiero critico a cui la conoscenza li allenava, fece sorgere in loro la convinzione che chi avesse  la responsabilità delle guerre nella storia moderna fossero le democrazie più che le dittature, ma questo è

un pensiero scorretto cancellato dall’idea diffusa che imparare e approfondire le proprie curiosità è superfluo, d'altra parte con internet tutto diventa più facile immediato,  così i genitori e i nonni sono diventati più anacronisticamente acculturati e la scuola non serve praticamente più a niente  né ad istruire e tanto meno ad educare. I giovani non imparano più nulla , perchè non c’è più nulla da imparare  ciò che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa la scuola è trasformata ormai in un mercatino che eroga servizi educativi tratti dalla rete, eliminando qualsiasi forma di interesse dal momento che ciò che serve è lì pronto per l’uso e ciò che  risale a prima della nascita non è che retaggio romantico di un mondo perduto . Così è facile assistere alla ectoplasmatica diffusione di vuoti saperi ridondanti e ripetitivi, autorevolmente interpretati da servili giornalisti o intellettuali che si commuovono nell’annunciare disgrazie e fare la conta di vittime infelici e sofferenti; una forma di altruismo molto  utilizzata dai nostri politici saltellanti  che gareggiano nell’esporre le loro emozioni “scadenti” negli studi televisivi . Le loro lacrimevoli passerelle alimentano l’individualismo di massa trasformando i “diritti dell’uomo” in un umanismo spietato e cinico, mentre  il cittadino comune ipnotizzato dagli studi televisivi o dai distruttivi net work cade nella trappola dell’immediatezza dell’emozione, solo che tutta la passione altruistica si dissolve tra il moralismo benpensante e la percezione del proprio sé, svelando  inevitabilmente la vera natura di questo amore, puro  egoismo mascherato.
La prova del nove ci è data dalle strade vuote, abitate da individui soli e piegati dal peso dell’esistenza, infettati da personaggi più o meno pittoreschi che lanciano sfoghi veementi contro il sistema, la politica, i cattivi e il megapotere, che si appoggiano ai tardivi scopritori delle banche come responsabili abietti della crisi, i cittadini comuni sono ormai stati drogati dalla fame di notizie che si dissolvono appena enunciate, dagli scandali più o meno pruriginosi.
Mentre la Fame, quella vera, comincia a profilarsi su un orizzonte sempre più vicino. Qualunque altra notizia o voce non allineata passa sotto silenzio, in pace e in democrazia, come sempre in pace e democrazia sono ignorati le petizioni , quelle non benedette dal sistema ovviamente, come quella sul nucleare che non è stato degnata di interesse dal nostro capo dello Stato, quella sul Collegato lavoro che ambiva bloccare il ritorno a Medioevo-schiavista in cui siamo precipitati,  oggi si sbandiera ed enfatizza quella  ridicola , si fa per dire , promossa dal tribuno Di Pietro e dai suoi sinistra-mente amici , che vorrebbe ripristinare nella sua interezza l’art.18. Ora chiediamo l’oro dove fossero quando passava il pacchetto Treu o la legge Biagi del 2003 che introduceva ben 31 forme di contratti atipici
con l’indebolimento dei diritti contrattuali o la liberalizzazione del contratto a termine ( Dlgs.368 /01), che aboliva una legge avanzata del 1962, la 230, che riteneva nella sua formulazione il contratto a termine ricattatorio.
Si introduce ancora più sinistra-mente l’affitto dei lavoratori (Treu lavoro interinale, Biagi lavoro a somministrazione) abolendo la legge 1369/60 che vietava queste forme abiette di utilizzo dei lavoratori.

Ancora più scandaloso e colpevole il silenzio dei “nostri” politici e sindacalisti strappaconsensi in merito all’abolizione del Regio Decreto L. n. 692/23, una legge fascista che, a seguito delle lotte sindacali, fissava a otto ore il limite massimo della giornata lavorativa. C’è voluto il nuovo secolo che in nome del progresso ha potenziato il livello di sfruttamento della manodopera, indicato come produttività, aumentando, grazie il D.lgs. n. 66/03 , il limite massimo dell’orario di lavoro giornaliero sino a  dodici ore al giorno se full time e, con l’ignobile accordo con i sindacati del 23 luglio 2007, a sedici ore al giorno per i lavoratori full time.
Insomma gli smanicamenti Di Pietro le retoriche catto-comuniste vendoliane, i grugniti tosco-emiliani dello scontro a tavolino Bersani - Renzi, le alleanze sottobanco grillin-camaleontiche che oggi si infuriano per l’art 18, di fatto ormai inessenziale, avrebbero dovuto veicolare la loro rabbia in altri tempi , al contrario sono moralmente
e politicamente responsabili  della destrutturazione del lavoro a sostegno del mondo della grande impresa e delle grandi elites. 
Gli inganna popolo  hanno organizzato sciopericchi sfoga plebe tanto per allontanare il dissenso dai temi reali ed ora hanno sferzato l’ultimo attacco, sanno che la gente si è allontanata perché sulla propria pelle si è accorta della mercificazione della politica , ridotta a prostituta di infimo grado,  una strategia voluta per dividersi il consenso elettorale con la loro base “fedele e clientelare” inglobando ancora chi si potrebbe lasciare abbacinare da incaute speranze o entusiasmi,  il resto dei cittadini può tranquillamente astenersi dal’andare a votare e rimanere vittima della incultura di massa, controllati a vista dall’occhio vigile della Tv e della rete.
Adele Dentice

giovedì 20 ottobre 2011

Non seguiamo le pedine


Basterebbero due dati. Il primo, Mario Draghi che da ragione agli indignados. Il secondo, l'elenco completo degli organizzatori della manifestazione del 15 ottobre: "Arci, Attac Italia, Unicobas, Cobas, Cub, Federazione Anarchica Italiana, Federazione della Sinistra, Gruppo Abele, Popolo Viola, Legambiente, Partito comunista dei lavoratori, Rete 28 Aprile-CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Critica, Snater, USB".

Praticamente tutti soggetti nuovi, davvero alternativi, e soprattutto campioni di coerenza. Questi gruppi e partiti (con rispettivi sostenitori), che non si sfilerebbero mai dal fronte comune con Monti, Draghi, Prodi in nome della lotta a Berlusconi e per i quali i moniti di Moodys e dell'Unione europea sono il vangelo, hanno avuto la faccia tosta di mettere su all'improvviso una manifestazione contro il pagamento del debito e lo strapotere delle banche, che poi si è rivelata la copia sputata di tutte le altre piazzate romane degli ultimi 20 anni (canti, balli, girotondi, urli qualunquisti e cartelli variopinti contro il nano, dopodichè...tutti a casa). Non sono esclusi i partiti trotzkoidi critici del PD e di Vendola, che ormai si possono scorgere sempre più spesso insieme alla  vecchia "casa madre" SEL-PRC in cortei, tavole rotonde ecc.
Dalla loro i senza ritegno hanno anche la provvidenziale gazzarra mediatica sui black bloc, che hanno movimentato la festa: così qualunque "osservatore" può fregarsene bellamente di sottolineare l'unico risvolto importante, e cioè che in Italia un personale politico e associativo asservito alla grande finanza ha organizzato un evento di protesta...contro la finanza, con una "piattaforma" di 3 parole in croce e con "indignati" presi SOLO ed esclusivamente dalle loro nicchie elettorali (la presunta "base buona").
 
Di elementi oscuri sul vero significato della trappola di sabato ne erano saltati fuori parecchi: c'è chi si è accorto che la pagina Facebook sull'evento era collegata a quelle di Obama, del popolo viola o di altre fesserie antiberlusconiane e anticasta, oppure chi ha riconosciuto guardando le interviste televisive ai portavoce degli indignados (prima del 15) le facce di ragazzi solitamente ospitati da Michele Santoro in veste di esponenti del popolo viola o dei gruppi studenteschi dell'onda anti-Gelmini (affiliati ai partiti). La stessa manifestazione è stata preceduta da una analoga di prova a Bologna: in cui già si poteva vedere la solita fauna giovanile mista (dai centri sociali ai vendoliani più di bocca buona) uscirsene con slogan pericolosamente confusionari contro il debito e le banche, senza critica precisa ai veri responsabili della crisi (ma biascicando altri capri espiatori: il governo, i politici corrotti, addirittura "lo stato"!). Era stata preparata da giorni una trappola che rientra in una più ampia strategia pianificata dell'assorbimento e dell'oscuramento, messa in atto dall'ammucchiata "sinistra" da circa un paio d'anni.

Da tempo tutte le realtà al di fuori dello schema destra/sinistra sono sotto osservazione dei poteri forti, tramite le sue pedine di centrosinistra: dai parlamentari trombati ai movimenti e sindacati controllati dai partiti, dagli intellettuali bombardatori ai provocatori megalomani di paese, ecc. 
Dato che le nuove realtà stanno iniziando ad acquisire un minimo grado di notorietà e seguaci presso il popolo (quello vero!), queste pedine ne le rimasticano parole d'ordine e trasfigurano ai limiti del grottesco i loro punti fondamentali: copia, taglia, incolla per vanificare l'impegno di poche, ma coerenti avanguardie e confonderlo con le carnevalate dei più reazionari e venduti che esistano: il "popolo di sinistra". 
I figli della classe media aristocratica, le stesse facce che si vedono al leoncavallo, nelle fabbriche di nichi e tra il popolo viola (per i quali "l'ILVA deve rimanere aperta" e "Gheddafi va scacciato con le bombe"), si sono limitati a imparare 4 parole nuove navigando per qualche ora in internet (tipo debito, signoraggio, BCE, Draghi) e a sciorinarle alle telecamere del tg3 a Roma e Bologna. Costoro non hanno scippato "ai buoni" la manifestazione (che hanno organizzato) ma fatto molto di peggio: hanno letteralmente scippato il linguaggio e i contenuti anticapitalisti di tutte le tendenze critiche della dicotomia Destra/Sinistra. E se lo hanno fatto in maniera così deliberata e spavalda lo scorso sabato, vuol dire che d'ora in poi lo faranno in ogni altra occasione e ambito.

Chissà poi come mai persino il Tg1 di Minzolini, quello del presunto minculpop di regime, stavolta non è stato il megafono del manganello (vedi scontri di Genova, 2001) ma fin da subito ha preso le parti dei manifestanti parlando apertamente di infiltrati isolati (mandando in onda tanto di filmati di prova). E chissà come mai nessuno (nè gli opinionisti e pensatori dei mass-media, nè la "base" che è andata a Roma) ha voglia di ricordare che quel poco di piattaforma ambigua di questa bella protesta indignata era basata sulla questione "stop BCE", non sulla questione "Berlusconi, dimettiti". 
I motivi sono presto detti. Innanzitutto, si sta spingendo ogni italiano che voglia protestare davvero o a riconoscersi nei militanti "pacifici" minacciati dagli intrusi, appartenenti al gregge dei partiti del centrosinistra, oppure viceversa a solidarizzare con le tute nere, raffigurati (anche grazie a storie commoventi che circolano in queste ore sui rotocalchi e riprese dalla galassia antagonista - trotzkisti, stalinisti, centrosocialisti ecc.) come scusabilissimi trentenni precari timidi e gentili diventati violenti sfasciatori di negozi e d'auto per sfogarsi della propria situazione di vita; ed è appunto questo il modello offerto alle menti più critiche di cui vengono strumentalizzate apposta le inclinazioni estremistico-radicali più grezze (secondo cui se salta un bancomat non ce frega giustamente niente!).

Non vengono offerte terze soluzioni a questa (falsissima) contrapposizione, così se qualcuno è schifato sia dagli indignados arcobaleno che dalle violenze dai provocatori sfasciatutto in odore di servizi (come per i romani che ci hanno rimesso l'auto o il negozio) manderà naturalmente al diavolo l'anticapitalismo e chi lo porta realmente avanti - come infatti sta già avvenendo senza che agli indignati freghi alcunchè. 
E com' è prevedibile, si vuole che tutti confondano il tema della difesa di welfare e diritti sociali (contro gli interessi delle banche e le manovre europee) e quello solito della caduta del governo, mantenendo sempre il secondo obiettivo come primario rispetto al primo. Il che significa oscurare e silenziare i soggetti politici e culturali difensori della nostra sovranità, dando il diritto di parola solo ai fasulli indignados sovvenzionati da Soros.

Se solo in queste piazzate si possono trovare le "avanguardie", e tutto ciò che sta al di fuori è retroguardia, molto meglio (è una modesta opinione dello scrivente) dialogare con la retroguardia. Questi 4 gaglioffi (rumorosi quando si uniscono in piazza, ma sempre pochi - e sempre gaglioffi) possono continuare a rubare tutta l'attenzione pubblica, diffamare i coerenti per prendersene i meriti, giocare agli indignati divertendosi, mentre i loro beniamini fanno i voleri di Wall Street, degli Usa e del sionismo, ma almeno accorgiamoci della tattica pericolosa e subdola che stanno conducendo. E vendiamo loro cara la pelle - che già ci stanno strappando di dosso.

Andrea Russo

mercoledì 20 luglio 2011

Comunicato stampa - Sia ripristinata la scorta a Gianni Lannes!


Apprendiamo con disgusto che il Ministero dell'Interno ha revocato la scorta a Gianni Lannes, giornalista indipendente che ha subito ripetute minacce di morte e rischiato attentati contro la sua persona (fortunatamente sempre sventati) per le sue inchieste coraggiose tra cui quelle sulle navi dei veleni affondate nei mari italiani, sul traffico di rifiuti nucleari, sull'inquinamento da inceneritori, sulla sanità pugliese, sull'omicidio di Ilaria Alpi. E' l'ennesima dimostrazione che in questo paese le istituzioni cosiddette democratiche, che oggi (anniversario dell'attentato a Borsellino) hanno organizzato la solita cerimonia fasulla sulla "legalità" con piagnistei sulle vittime di mafia, sono di fatto complici degli interessi della malavita organizzata e dei gruppi privilegiati delll'economia. Prevedibile anche il silenzio assoluto di tutti i politici, di destra e di sinistra, e dei grandi organi di informazione, che continuano a far arrivare ai cittadini solo menzogne gridate ad alta voce, mentre oscurano e mortificano le persone indipendenti che cercano di raccontare la verità toccando argomenti "scomodi" e interessi inconfessabili. Naturalmente, chiediamo che a Lannes venga resa subito la sua scorta; noi contribuiremo a informare di questo scandalo i cittadini - visto che la notizia è stata fatta passare in sordina - e a far scoppiare la protesta se necessario.


Movimento Per il Bene Comune


- - - - - - 

Clicca qui per chiedere il ripristino della scorta a Gianni Lannes

domenica 28 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 3: le fabbriche del dissenso e la violenza televisiva




Il dissenso è un’isola circondata e controllata dal Potere, quello vero non quello delle auto blu, se non esistesse sarebbe facile creare un movimento di massa globale, il vero reale antagonista al Potere forte quello che decide della nostra vita dei nostri pensieri della nostra morte se per cancro , di fame o in guerra. Se non ci fossero le fabbriche dove convogliare e disperdere il pensiero critico e indipendente , forse questo immane mostro che sta divorando la terra potrebbe essere fermato, distrutto in breve tempo, poiché l’osservanza dei diritti umani è incompatibile rispetto al potere attuale. per questo viene favorita la costruzione delle fabbriche della dissidenza, piccoli nuclei gestiti da leader (sempre ricchissimi) che fingono di essere dalla parte dei deboli, degli operai come dei cassaintegrati, magari degli emigranti, dell’ambiente. Per essere credibili e convogliare le “poche” menti libere i leaders, sempre molto carismatici, interpretano, nell’ampio ventaglio delle diverse tipologie, il pensiero dell’uomo medio alla ricerca di un Idolo che sostenga il peso della propria vita . Questi capi del finto dissenso, apparentemente diversi, ma identici nella sostanza , hanno la funzione di bloccare l’indipendenza del pensiero critico espulso violentemente da qualsiasi spazio televisivo, ormai governato dal conformismo mass mediatico piegato al volere della classe dirigente, a sua volta prona ai poteri forti.

Sono loro questi personaggi gli unici portavoci delle denunce sociali, delle esigenze espresse dagli operai o comunque dai dominati , ricchissimi troneggiano nei vari talk show o in trasmissioni disgustose pseudo intellettuali , che con grande “generosità” i media offrono, informano distorcendo la notizia soffocandola nel chiacchiericcio o dalla violenza verbale. Sparano raffiche di parole, utilizzano la volgarità e la prevaricazione o lo sbeffeggiamento e hanno creato un nuovo modello di confronto, non più dialettico, ma scontro senza esclusioni di colpi che al di là della verità deve distruggere l’avversario, una modalità che si è andata moltiplicando nel tessuto sociale riproponendo nella quo tidianeità la violenza televisiva. Siamo così circondati da replicanti “fans” del Grande Fratello come dell’idoletto – falso dissidente di turno e loro, i replicanti, come i loro idoli sono irrazionalmente suscettibili e si scagliano animalescamente contro chiunque abbia il coraggio “di mettere in dubbio la buona fede dei loro totem di riferimento.Siamo ormai Indottrinati da egregie signore del bel mondo o da personaggi dello spettacolo, o da signori esibizionisti e velleitari che nello spazio della menzogna saranno ricordati come coloro che hanno annientato la cultura dei contenuti, ancora difesa da poche voci dissonanti che pagano questo privilegio con il doppio rischio della propria incolumità e dell’isolamento , per questo prolificano le fabbriche che alimentano la tifoseria politica, priva di retroterra critico, denunciando senza andare in profondità. Sono il clero del nuovo medioevo capitalistico i portatori dell’informazione menzognera i responsabili prezzolati della compartimentalizzazione del dissenso , che hanno promosso la nascita di movimenti orientati su questioni separate, bloccando la nascita di un movimento coesivo di massa e ancora più pericolosi sono i dissidenti pacifici, per lo più personaggi noti che guadagnando milioni di euro e fanno proseliti tra i giovani isterilendo le loro proteste sono i complici di quelle stesse autorità che massacrano si presentano poi tranquillamente ai popoli parlando di alti valori umani e di democrazia.

Adele Dentice

mercoledì 17 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 2: l'orgoglio dell'ignorante



La peggiore celebrazione dell’ignoranza si recita con l’orgoglio di esserlo, Le televisioni in primo luogo, tra le più disdicevoli del mondo, che veicolano contenuti inessenziali recepiti passivamente con la sola leggera pressione di un tasto, creando l’illusione delirante di poter saltare da un mondo all’altro, da un’epoca all’altra.

Segno tangibile della perdita del patrimonio culturale costruito anche dalla proliferazione dell’ alto numero di gruppi e movimenti che, nella loro fase iniziale, erano stati spirito di rivolta nell’ambito di un processo di crescita collettiva, poi fatti precipitare, ridicolizzati e travolti dalla globalizzazione e dalle sue derive populiste e demagogiche.

Uno tzunami che ha annientato la massa critica oscurando le menti più brillanti incapsuladole nei miraggi della necessità dell’istituzionalizzazione per combattere il nemico dall’interno, in realtà una manipolazione del sistema capitalistico che è penetrato nel DNA dei nuclei fondativi dei movimenti trascinandoli in una deriva qualunquista. In questo clima di ripiegamento individualista la società è attraversata, indifferente, dai deliri dei vari Borghezio e Calderoli, il cui fondamentalismo alimenta le potenzialità reazionarie trovando humus idoneo nell’aumento dell’insicurezza della gente.

Indifferente è passata la distruzione della scuola dove , e gli insegnanti lo sanno, i giovani non imparano più nulla, perché nulla c’è da imparare , quello che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa responsabili dello sdoganamento dell’ignoranza “colta” che alleggerisce le menti dagli sforzi di apprendimento e di interpretazione. La conoscenza , quella che “deve” essere diffusa, viene fornita attraverso le trasmissioni politiche e il variegato mondo dei telegiornali, E in questo paradosso rimane più innocuo il telegiornale di Emilio Fede mentre pericolose si manifestano le ambigue e contorte trasmissioni radical-chic dove il mercimonio della conoscenza viene affidato a compagni attori o cantautori o comici , che ormai non riempiono più i botteghini ma si ergono a giudici inappellabili del malcostume dilagante.

Servi dei servi, passano per i portatori di conoscenza , utilizzano la cultura per la criminalizzazione del dissenso e per l’integrazione di tutti coloro che si oppongono al sistema economico e politico capitalistico e quel che resta del pensiero si posiziona nella servile acritica ignoranza diffusa. Pericoloso oggi diffondere e praticare la gramsciana visione della coscienza di classe, prima ancora che la conquista del potere politico, pericoloso perché gli Idoli non amano essere messi in discussione, perché la gente potrebbe scoprire che oltre le belle parole o i litigi o le derisioni dei diversi pensieri c’è l’inganno e la vittoria del capitalismo che ha conquistato le strutture stesse del sistema.
(continua)

sabato 6 novembre 2010

Decidiamo di decidere

La legge 833 del 1978 prevede “la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro” e “la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro”, (e, prima del referendum del 1992, “la identificazione e la eliminazione delle cause degli inquinamenti dell'atmosfera, delle acque e del suolo”, obiettivo che il sistema “ambientale” si è dimostrato completamente incapace di attuare).

Ci prefiggiamo di CONTRASTARE LE POLITICHE “PRO CANCER” ed i PARTITI CANCEROGENI responsabili di una normativa inadeguata a tutelare la salute, pensiamo ai valori limite delle diossine, ma soprattutto che ignora gli effetti biologici di molti inquinanti ambientali (microparticolato, metalli pesanti ecc.).

Si vanta, la nostra classe politica, di applicare correttamente le normative della Comunità Europea, il Principio di Precauzione, in merito alla riduzione della CO2, ma nulla si è fatto per gli altri inquinanti sicuramente cancerogeni e mutageni.

Va soprattutto CONTRASTATO il NEGAZIONISMO, E L’IDEOLOGIA DELL’INEVITABILITÀ DEL DANNO, fattori culturali responsabili della DOPPIA MISTIFICAZIONE ambientalista e climatica con: l'invenzione del “recupero energetico” dei rifiuti (nato negli anni '80 negli Usa per riconvertire il settore nucleare dopo l'incidente di Three Miles Island, ed importato in Italia da Legambiente) e la propaganda dei “termovalorizzatori” che, al pari delle centrali nucleari, sono ritenute salvaguardia contro la terribile CO2 (la peggior minaccia oggi esistente).

La manipolazione mediatica della disinformazione giornalistica enfatizza i risultati, anche molto parziali, delle ricerche finalizzate all’uso terapeutico, mentre quelli, già ottenuti negli stessi campi, della ricerca, relativi agli effetti degli inquinanti ambientali sono completamente ignorati (spesso anche a livello specialistico-professionale) battistrada per imporre l’ideologia dell’inevitabilità del danno come mostra lo “stato d’emergenza campano”; emergenza che è diventata una costituente di una governabilità biopolitica all’interno di un processo di controllo sulla popolazione.

L’opinione pubblica deve accettare l’incenerimento, deve essere convinta che il nucleare e il termovalorizzatore sono inevitabili, anche incrementando la diffusione di false informazioni, come quelle sugli effetti benefici della diossina: “Vorrei poter spiegare anche che la diossina a piccole dosi fa bene: magari un'altra volta“ (dott. Franco Battaglia, di professione chimico, con testi prefatti dal prof. Umberto Veronesi, membri entrambi della associazione “Galileo 2001 per la libertà e la dignità della Scienza”, “Il Giornale” 9 gennaio 2008).

Ai dubbiosi dell’incenerimento si magnificano i nuovi impianti, dotati di filtri più efficienti (da 3 micron a 0,8 micron), che lasciano passare particolato più fine, e quindi più pericoloso per la salute, le maggiori dimensioni, quindi flussi di massa maggiori e la maggiore altezza del camino, che è vero che assicura più diluizione, a livello locale, ma l’impatto complessivo per inquinanti persistenti nell’ambiente e rimane comunque inalterato.
Il risultato della proliferazione di questi impianti negli anni è stata l’elevata diffusione di malattie oncologiche e la dequalificazione del paesaggio agrario, eppure si continua a perseverare in politiche di immagine e di assoggettamento al libero mercato pur essendo sotto gli occhi di tutti che la soluzione ai problemi ambientali impone una radicalità dell’azione politica.

Adele Dentice

lunedì 26 luglio 2010

Boicottiamo Israele



A Bari il 2 agosto 2010 Italia e Israele, si incontrano per una importante partita di Basket. Un momento di relax e divertimento per gli spettatori, i media si stanno già organizzando per l’evento, sicuramente presenzieranno le autorità, quelle stesse che hanno mostrato orrore e sconcerto quando poco più di un mese fa la Freedom Flotilla è stata attaccata in acque internazionali. Ma Bari è una città accogliente (!!!!!) e festaiola, soprattutto non ha memoria e la Palestina è lontana e povera, mentre Israele è uno stato ricco e potente; la pratica dell’apartheid, della pulizia etnica, del furto di risorse e di terra fino al massacro di Gaza, che ricopre di vergogna l’Occidente, sono dettagli, e poi le sofferenze uniche sopportate dagli ebrei autorizzano Israele a contravvenire agli standards convenzionali morali e legali.

La gente che parteciperà all’evento non sa degli orrori di Gaza, dell’operazione "Piombo fuso", del fosforo bianco, dei bambini palestinesi chiusi in carcere, del genocidio, dell’atto indebito di espropriazione di un territorio; e come potrebbe se l’informazione è costituita da un sistema menzognero costruito ad arte per zittire chi contrasta il programma neocoloniale sionista, tacciandolo di antisemitismo. Una confusione voluta, incentrata sull’equiparazione della cultura giudaico-ebraica, che appartiene al mondo, al sionismo, che è un progetto politico ed economico.

La liberazione della Palestina passa attraverso la presa di coscienza dell’opinione pubblica occidentale, che viene impedita dai mezzi di informazione e dai salotti televisivi che, oltre la falsificazione della cronaca, utilizzano la retorica coloniale secondo cui l'occupazione non è furto; si parla della fioritura del deserto, della modernizzazione di territori arretrati, dell’integrazione. Nè in quei salotti complici del genocidio viene detto che Israele controlla ogni goccia d’acqua e che la soluzione finale non è la normalizzazione, ma la separazione: separare, chiudere in gabbia, come allo zoo, come a Gaza.

LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA E DI GAZA PASSA ANCHE ATTRAVERSO UN SEMPLICE GESTO DEI CITTADINI BARESI: BOICOTTARE LA PARTITA DEL 2 AGOSTO 2010
 
Adele Dentice

venerdì 12 marzo 2010

Una sconfitta improbabile...ma auspicabile



Come sanno bene i suoi fans accaniti in Puglia e nel resto d'Italia, il personaggio politico e prodotto pubblicitario Nichi Vendola deve assolutamente vincere per una seconda volta le elezioni regionali in Puglia, possibilmente con un margine di vantaggio più netto sugli avversari rispetto al risultato del 2005 (allora, 14000 voti in più di Fitto). Soprattutto... per allontanare il fantasma di una sconfitta che si ripercuoterebbe in negativo sulla forza politica che il governatore uscente della Regione Puglia guida a livello nazionale, Sinistra Ecologia e Libertà.

I suoi supporters di tutt'Italia, senza che nessuno li contraddica, parlano di 5 anni di governo regionale modello e "progressista" da ogni punto di vista, esportabile in altre regioni e buono per il governo nazionale. Logico quindi un indiretto successo del progetto di Sinistra e Libertà in tutta Italia con la vittoria del suo leader in Puglia. E la vittoria pare più che probabile: intanto grazie ai centristi che sembra proprio abbiano candidato la Poli Bortone apposta per favorire il demagogo di Terlizzi togliendo voti a Rocco Palese del PDL. Inoltre Vendola, che l'UDC lo corteggia da prima delle primarie con Boccia, può contare sul sostegno del PRC ferreriano: il suo ex-partito che gli ha lanciato anatemi per un biennio e ora come previsto lo appoggia alle regionali, non mostrando alcuna credibilità agli occhi della potenziale base al di là di estremismi solo verbali. Certo bisogna tener conto del PD e dell'avversione del suo 'apparato' verso il governatore uscente (contrapposizione dal sapore fittizio/di superficie e a carattere contingente), motivo di vanto per i vendoliani. Ma davvero gli eventuali voti disgiunti dei dalemiani (per la Poli Bortone) sarebbero così incidenti sul risultato?

Il punto di forza di Vendola è l'enorme visibilità propagandistica sui canali di comunicazione di massa, frutto del suo leaderismo ipertrofico e dei suoi discorsi ricolmi di affabulazioni retoriche e melense, fatte passare per poetici slanci di passione politica. Assi nella manica sono anche l'invasione delle città con la cartellonistica (quella delle filastrocche demenziali), le elefantiache kermesse pseudoculturali a nome e coi fondi della Regione (festival del cinema e primavere dei diritti), l'uso massiccio del web. L'effetto è il formarsi spontaneo di adunate di fans deliranti spinti alla fede religiosa per "Nichi", di ogni età e specie giovani: la generazione Facebook-dipendente che inonda la rete dei bollettini coi presunti successi della giunta (bollenti spiriti, energia eolica, acqua pubblica, no al nucleare...) e si ritrova nelle "fabbriche di Nichi", versioni odierne dei comitati elettorali americanoidi del 2005 che il presidente promise di lasciare aperti perchè la sua gente non lo "lasciasse solo" durante il mandato...e furono subito chiusi.

Durante questa competizione elettorale (a cui non partecipiamo) non solo vogliamo sfatare il mito di una "rivoluzione gentile" nella nostra regione, e la realtà dei fatti in questo ci è amica, ma rendere noto che il progetto di cui Vendola si fa promotore a livello nazionale è una rischiosa trappola di sistema per tanti cittadini ed elettori - e perciò ha il beneplacito di tutti i poteri forti del nostro paese, che le riservano crescente attenzione mediatica.

Il modo di fare politica dei vendoliani non è nato ieri e non solo in Puglia. E' riconoscibilissimo da più di un decennio, anzi ha radici più risalenti. Nichi Vendola ha formato il nucleo principale di Sinistra e Libertà con quella che è stata per 16 anni la maggioranza dirigente di Rifondazione Comunista, ereditandola quasi in blocco dal suo padrino e mentore Fausto Bertinotti.
Questo "nuovo che avanza" ha alle spalle una storia di alleanza quasi ininterrotta col centrosinistra, cioè con coloro che al governo si sono dimostrati i peggiori guerrafondai, privatizzatori e liberisti, cioè i rappresentanti degli interessi delle grandi imprese e delle banche (ricordarlo che fatica!) oltre che puntello dell'influenza americana nella politica interna.
Salvo due sole rotture di rilievo e comunque di breve durata, il PRC bertinottiano (Vendola compreso) ha sempre appoggiato in modo diretto o indiretto quello schieramento, dando in dote i voti degli elettori traditi e dei propri parlamentari. Ed ha fatto lo stesso a livello locale ottenendo incarichi e privilegi in cambio dell'entrata in giunte di centrosinistra.

Tale strategia andava legittimata per accreditarsi una volta per tutte nelle stanze del potere senza scontentare la base. La cricca di Bertinotti ha così normalizzato il PRC, già nato con l'enorme difetto di essere stato concepito da esponenti provenienti quasi tutti dal PCI, partito i cui grandi meriti sono i "compromessi storici" eterni, il controllo e soffocamento dei conflitti sociali, la persecuzione contro i critici della linea (matrice del menopeggismo sinistrese odierno), l'aver partorito "mostri" come D'Alema, Bersani, Veltroni.

La genesi del vendolismo sta nel processo di mutazione neocraxiana con cui si è cancellato quel poco che il PRC aveva di incompatibile con il sistema, soprattutto dal punto di vista della cultura politica.
E' stato bonificato il linguaggio con espressioni grottesche: riduzione del danno, contaminazione feconda, o "connessione sentimentale con il popolo di sinistra". Si è predicato il "partito di lotta e di governo", definendo "errori" le nefandezze dei "governi amici" votate dai parlamentari PRC e incorraggiando l'odio maniacale della base contro Berlusconi, per votare tutti uniti il "meno peggio" salvando la mistica "unità della sinistra" contro il "ritorno delle destre". In politica estera i popoli resistenti armati sono stati ridotti a "terroristi" con pretesti non-violenti, o demonizzati i paesi estranei od ostili all'orbita americana (Serbia, Cuba, Russia e oggi Venezuela, Iran...) aderendo alle veline dei mass-media.
Si è cercato quindi di attrarre il più possibile persone del ceto medio snob agiato, tanto rancorose verso la gente semplice (ritenuta ignorante e berlusconiana) quanto amanti di smielati discorsi buonisti e desiderosi di un partito leggero, d'opinione. Nei congressi si sono tesserati in massa i "cammelli" portavoti per la maggioranza bertinottiana che acquisiva i posti chiave negli organismi centrali, nelle realtà locali, tra le liste di candidati, nei centri culturali e nella stampa di partito, arrivando a calare le scelte e le iniziative dall'alto senza consultare gli iscritti e umiliando le correnti di minoranza. E diversi movimenti popolari e apartitici sono stati incanalati in dinamiche elettoraliste e fatti oggetto di cooptazioni nella gerarchia organizzativa, minandone l'indipendenza e la genuinità delle battaglie.
Così le sezioni diventavano club di ritrovo per radical-chic e ragazzetti "alternativi" di famiglie bene, con i dissenzienti pressati e costretti ad allontanarsi, con interi circoli in rotta con la linea governista/revisionista abbandonati a se stessi e fatti chiudere. Per tacere della militanza politica ridotta alla difesa dei "diritti civili" e rimpiazzata dalle comparsate in tv di qualche guitto (es. Vladimir Luxuria).
Risultato: il PRC ovunque servo fedelissimo del centrosinistra mentre Bertinotti interpretava nei talk-show il ruolo farsa di integerrimo Robin Hood. Un 6-7% di italiani ci ha anche creduto...ma non per sempre.

Solo due anni fa la "sinistra radicale", tanto serva da espellere due senatori contrari al rifinanziamento della guerra in Afghanistan (caso Turigliatto-Rossi, 2007) e tanto sciocca da non capire che a breve il menopeggismo e il votoutilismo le si sarebbero ritorti contro, si è quasi suicidata elettoralmente per entrambe le ragioni (elezioni politiche 2008).
Ora siamo nel 2010 e fanno tutto come prima. Vendola è protagonista indiscusso della politica della realtà virtuale, quella di Youtube e delle convention all'americana, lasciato nel frattempo ad altri il "cerino in mano" della rappresentanza testimoniale comunista per nostalgici. E' papabile per un futuro ruolo di leader del centrosinistra, un "Obama italiano" che rimpiazzi i grigi burocrati delle coop rosse tutti segretari e tutti rivali, al grido orwelliano di "Io Sogno. Io Amo. Io non ho Paura".
E' sostenuto sempre dai soliti ex-parlamentari, assessori, consiglieri, intellettuali chacchierati, professori universitari, giornalisti, nani e ballerine, tutti responsabili o compromessi e tutti ancora sulla cresta dell'onda, senza la minima autocritica o presa di distanza.

Ma il suo vero complice è il "popolo di sinistra", la middle class benestante, conformista e aristocratica dal linguaggio politically correct, che vomita meschinità sugli italiani "geneticamente di destra" spacciandosi per parte sana del paese e poi si stupisce perchè non vince le elezioni, propugnatrice dell'americanizzazione della politica (primarie+talk show+facebook), totalmente ostile a un analisi critica del reale che è invece il presupposto base di una forza antisistema. Ecco a chi piacerebbe un bel fantoccio mediatico con la parlantina poetica, che guidi l'agognata ricostruzione della sinistra, ossia riaggregazione di cocci di ceto politico disoccupato e disposto a sostenere sempre e comunque loschi figuri e venditori di fumo spacciati per "male minore" (come il razzista e inquisito De Luca in Campania).
Sia chiaro, per ora rimane un progetto con percentuali irrisorie, un affare di piccoli borghesi in minoranza in Italia (vedi "popolo viola"), ma è molto forte il pericolo che facciano presa sui lavoratori e i ceti produttivi impoveriti grazie ai mass-media e con la retorica demagogica. A tutto vantaggio di un centrosinistra che vuole ricomporsi per non scomparire.

Bisogna proprio sperare nella memoria e nell'incorreggibile materialismo dei pugliesi, oltre che nei tanti disillusi che ricordano bene le vicende eclatanti (scandalo della sanità, cacciata di Petrella dall'AQP) per vedere questo abominio incepparsi, punito dagli elettori. Come si può pensare oggi che Vendola sia così "estremista" e diverso da Palese o dalla Poli Bortone? Come è possibile una "primavera pugliese" in coalizione con gli ex-DS e Margherita che opereranno di nuovo le scelte fondamentali della giunta assecondando gli affari del Tedesco o Frisullo di turno, sempre con l'appoggio sottobanco del centrodestra?

Bisogna smascherare e contrastare, per liberarsene, tutte le forze fintoradicali e portatrici d'acqua, sia come ceti politici che come apparati ideologici di fiancheggiamento. Il crollo di Vendola e di SEL sarebbe un obiettivo in tal senso, sempre meno probabile ma ben più che auspicabile.

Andrea Russo