Visualizzazione post con etichetta CGIL. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CGIL. Mostra tutti i post

sabato 3 marzo 2012

A data da destinarsi!!!


Serve tempo per‘individuare le risorse da destinare a sostenere l’auspicata vera e profonda riforma degliammortizzatori sociali’ come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi. con un decreto relativo alla semplificazione fiscale, si mettono le mani sul lavoro interinale e sullo staff leasing in modo da “semplificare" il lavoro delle aziende che non dovranno più giustificare i motivi per cui ricorrono a queste forme di contratto, si evita loro così di dover rispondere in sede di contenzioso e magari di trovarsi obbligati ad assumere il lavoratore a tempo indeterminato senza più alcun problema a licenziarli!
Le intenzioni nascoste della Fornero, celate dalla mancanza di fondi, sono l’eliminazione totale di ogni forma di protezione sociale, con questo provvedimento saranno gi stessi lavoratori precari a doversi pagare i contributi assicurativi , necessari per la Cassa Integrazione, liberando le imprese da ogni spesa.
La Camussso e gli altri sindacati hanno accettato il rimando del confronto, in particolare vanno cebrate le parole della responsabile nazionale della CGIL che ha notato alcune positività in questa proposta, ci sarebbe da chiederle quali sono, certamente non per i lavoratori, ancora più spezzati ancora più condannati alla precarietà e alla povertà. Intere generazioni ingannate da quelle 47 forme di contatto atipico, spacciate come il miglior rimedio contro la disoccupazione approvato sia da sinistra che da destra che come bravi soldatini diligenti ci hanno portato al servizio dell’Europa tecnocratica in funzione di un impero orwelliano che esalta la falsa “libera concorrenza” . Il piano di salvataggio della nostra economia nella sua ’inaudita brutalità altro non cela che la dittatura delle banche che ha utilizzato la UE come strumento di occupazione e triturazione dei popoli partendo dalla distruzione dello stato sociale sottomesso e sacrificato dal delirio speculativo, mettendo a capo i loro più fidati luogotenenti
Mario Draghi vice-presidente di Goldman Sachs per l’Europa, tra il 2002 e il 1006
Mario Monti è un consigliere internazionale di Goldman Sachs
Queste sono le persone a cui è affidato il mercato del lavoro e lo sviluppo, la ricetta è pronta “tutti più preari e licenziabili” e nessuno si sentirà più precario, il Contratto d’Ingresso dell’Apprendistato siglato da tutti i finti-sindacati compresa la CGIL , accentuano questo carattere poiché nei primi tre anni viene normata la licenzi abilità con il riconoscimento di un indennizzo in caso di illegittimità.
I partiti di sinistra liberati di Berlusconi finalmente hanno mostrato , mi auguro che per tutti sia chiaro, il loro vero volto, esaltano Monti perché loro stessi rappresentano l’appoggio del capitalismo che dicono di combattere
Per difendersi più che mai bisogna scuotere i tanti addormentati creduloni che impigriti non vogliono vedere e sentire "Svegliati , poichè il tuo sonno danneggia la mia vita!"

martedì 1 novembre 2011

La conversione di Bonanni


La mia su Bonanni è una semplice battuta, sulla Camusso, e ciò che si porta dietro, l'ironia non è più adeguata, di Bonanni sappiamo tutti come sia schiavo e portatore di principi dettati dal capitale e la sua levata di scudi sui diritti negati per acquisire qualche consenso oscilla tra il ridicolo e il patetico, ma gli sciopericchi tardivi della CGIL sono insopportabili e offensivi. Intervengono quando i giochi sono fatti, per finta. Per esempio nessuno ha mobilitato a suo tempo i lavoratori sulla gravissima ’assenza del “diritto al lavoro” tra i diritti fondamentali dell’Unione Europea, una dimenticanza, fu detto , nemmeno tanto significativa. Nessuno dei nostri grandi sindacalisti ed esponenti democratici di questi partiti filo-USA di sinistra ha sprecato una sola parola sulla negazione del lavoro come diritto. Nessuno ha fatto mente locale che la ‘decostituzionalizzazione’del diritto al lavoro finisce per mettere in discussione anche altri diritti sociali: dalla sicurezza nei luoghi di lavoro, alle tutele sociali, alle libertà individuali e collettive dei lavoratori.
D'altronde abbiamo sotto gli occhi di tutti come i morti sul lavoro siano scivolati a livello di cronaca nera, un'altra "dimenticanza", tutto perfettamente in linea con la nuova declinazione sul diritto di stampo filo-americano ,non più pensato come obbligo costituzionale del legislatore di attuare programmi che mirino al pieno impiego o almeno alla "sicurezza" sul posto di lavoro, diritti ritenuti deboli, al contrario le nozioni forti imposte dall’UE sono Formazione, Informazione, Orientamento, facendo svanire implicitamente il concetto di sicurezza sul posto del lavoro e facendo prevalere la ricerca del lavoro e del reddito.
Il mondo nuovo, che si è già prefigurato, stabilizza la precarietà non più intesa come debolezza , ma come forza produttiva il lavoro è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta , mentre l’equiparazione precarietà-schiavitù viene considerata come pura demagogia pericolosa. I giovani non possono pensare ad un lavoro a tempo indeterminato, definizione di stampo sessantottino, quindi anacronistica e residuo della concezione dello stato perfetto di Leniniana memoria, ma devono prepararsi, a proprie spese, per potersi formare e diventare competitivi nel mercato del lavoro.
Inoltre,affermano gli ideologi della modernità, quando fu scritta la Costituzione c’erano condizioni storiche e politiche diverse poiché lo Stato garantiva la tutela di un diritto per tutti, non è un caso che viene citato nel primo articolo, ma essendo mutate le condizioni, nel senso che non ci sono più soldi, il diritto decade. E il cerchio si chiude, e il nuovo programma politico raffigurato dal binomio giovanil-rottamatore Renzi-Marchionne , deve affrontare il tema dei licenziamenti senza tabù.
Chi vuole opporrsi a questa “ tendenza" viene accusato di demagogia, ma ci sono dati di fatto inconfutabili , data la situazione attuale, per avere un posto di lavoro bisogna sottomettersi senza condizioni agli interessi del datore di lavoro, che come in una piramide di stampo feudale, giura fedeltà ai suoi superiori fino ad arrivare al sovrano di turno, che elargisce appalti e lavori solo ai propri fedelissimi, andando oltre anche i vari concorsi pubblici, tanto fa testo solo la “professionalità acclarata”, i beneficiati manifesteranno il proprio riconoscimento in vari modi , principalmente durante le campagne elettorali E’ un sistema condiviso in tutti i settori il più forte che diventa benefattore il pater familias dalla faccia smielata , la stessa di coloro che organizzano guerre in difesa dei diritti umani , distruggendo la sovranità dei popoli, così come, nella società dell’incertezza, il diritto al lavoro è diventato un diritto minore smantellando la rivendicazione della parità e della libertà formale che si è trasformata in disuguaglianza e discriminazione, dove prevale solo il potere sociale del datore di lavoro disequilibrando le parti ,già in fase di contrattazione individuale.
Siamo ritornati ad una situazione antecedente la legge 1363 del 1960 con la scusante del nuovo mondo e dell’ innovazione tecnologica formule funzionali a coprire l’incredibile quantità di contratti atipici e di lavoratori fatturisti o coordinati , che si suole definire “lavoratori autonomi“, ma altro non sono che lavoratori subordinati, che sarebbero dovuti essere protetti e tutelati dalle denunce dei sindacati, prima di precipitare nella zona d’ombra della perdita dei diritti fondamentali.
I lavoratori sanno da sempre che il contratto a tempo determinato è un contratto di licenziamento che contiene in se la frode e l’obbligo ad autocensurarsi, un’ingiustizia sociale e morale che la legge n.230 (1962) arginò, ma che il riconoscimento giuridico della precarietà e dei contratti atipici, con la scusa della maggior tutela della competitività delle imprese, ha ripristinato, riportandoci indietro di decenni.

giovedì 30 giugno 2011

Democrazia partecipata , ovvero la dittatura degli eletti

Si sa ancora poco dell’accordo del 29 giugno 2011 da quello che è dato capire si è ratificato l’indebolimento, se non l’eliminazione dei due strumenti fondamentali a disposizione dei lavoratori : il conflitto e la democrazia.

Ha fatto scuola il sistema Marchionne della “tregua” che a ridosso di una manovra finanziaria che penalizzerà ulteriormente i lavoratori, precari e le classi più deboli , blocca” qualunque forma di opposizione .

le ragioni sono tutte politiche e ancora una volta riconducibili alla logica del subalternità alle esigenze del sistema delle imprese a danno dei diritti sociali e delle politiche di solidarietà, d’altronde nell’ultimo documento della CGIL il ridimensionamento del welfare pubblico è stato ritenuto inevitabile a fronte della riduzione del Pil.

La CGIL, quindi, ha preferito negoziare diritti certi per salvaguardare il patto di stabilità europeo mentre i costi della manovra si concretizzeranno in ulteriori tagli ai servizi pubblici, nuovi attacchi alle pensioni, ulteriore congelamento sine die dei contratti pubblici, blocco totale del turn over - con buona pace dei precari del pubblico impiego - manovra sulle tasse e sull'IVA tale da far pagare di più ai ceti popolari e al lavoro dipendente, di aumento dei contributi previdenziali per i precari, di attacco ai migranti,e sostanzialmente i ricchi, che hanno un reddito medio 11 volte superiore ai poveri. (55.000 euro contro 5.000) , continueranno a non essere toccati ,al massimo la “stangatella “ colpirà i proprietari dei Suv.

Si sgretola definitivamente anche quel residuo di democrazia attraverso il meccanismo delle certificazioni, cioè non saranno più previste consultazioni di base mediante le quali i lavoratori sono chiamati ad esprimersi sugli accordi nazionali e sul contratto collettivo, ma è stato elaborato un sistema misto tra iscritti , quindi il via al mercato delle iscrizioni, ed RSU, che lì dove sono presenti saranno le uniche a votare . In pratica il contratto di lavoro nazionale, viene siglato dai firmatari, bloccando il diritto di voto dei lavoratori e qualunque agibilità sindacale delle organizzazioni in disaccordo. In questo sistema la derogabilità al contratto collettivo, sistema Fiat, secondo cui ogni impresa potrà definire a suo piacere i contratti ad personam, decreterà la fine del sistema universale di diritti e tutele, unica e forte premessa per ricomporre la frammentarietà del lavoro e nel lavoro.

lunedì 13 settembre 2010

La scuola del collaborazionismo



Con le politiche del saccheggio i nostri vari governi, quelli , per intenderci, che hanno dilapidato centinaia di miliardi di euro per soccorrere le banche e gli imperi finanziari a danno dei lavoratori, in perfetta continuità, si sono proposti come i "salvatori" del sistema politico ed economico proponendo un'immagine positiva e propositiva della Scuola. In realtà, si metteva scientemente in pratica il massacro della scuola laica e statale con l'espulsione in massa del precariato, l'attacco indiscriminato al Publico Impiego, la pressione intollerabile del fisco, la proliferazione dei contratti a progetto.

Viene in questo scenario, una naturale rabbia e la voglia di rivendicare NON SOLO IL LAVORO MA IL DIRITTO ALLA VITA, che sia degna di questo nome, anche se credo che siamo, attualmente, ad un punto di possibile non ritorno, per la scuola pubblica,quella che strumento di emancipazione, ha permesso a molti di realizzare il proprio progetto di vita. Oggi, inermi, assistiamo al suo smontaggio pezzo per pezzo, alla sua balcanizzazione, ... per far scendere i prezzi ed immetterla sul mercato. Per rovesciare la tendenza al suo progressivo degrado e alla sua mercificazione, sarebbe bastato imporre i dettami della Costituzione sull'obbligo di riconquistare risorse e condizioni di studio e lavoro, di quantità e qualità adeguate allo sviluppo sociale e civile della popolazione. Si sarebbero dovute bloccare le finzioni del governo e quegli strumenti inventati per creare le illusioni delle finte risoluzioni del problemi economici riconquistando spazi di rappresentatività. Invece il mondo della scuola e il diritto allo studio è stato considerato residuale una spesa inutile a carico dell’amministrazione centrale filoliberista , che si andava sempre più consolidando con la tacita complicità della falsa opposizione filo-USA.

Così, senza accorgercene, siamo giunti alla pseudo-riforma Gelmini e all’assemblamento di norme che nella loro legalità inducono a delinquere; come lo scandalo dei lavoratori precari illegalmente licenziati se consideriamo lo Stato di Diritto, infatti fare retrocedere dei cittadini-lavoratori dalla priorità acquisita fino alla privazione, cancellare i diritti acquisiti significa negare il DIRITTO-DOVERE sancito dalla Costituzione, e amministrare in queste condizioni con lo Stato che contraddice se stesso significa compiere un crimine. Forse una forza sindacale, degna di questo nome e difensiva dei lavoratori, avrebbe arginato questa deriva, ma in questi anni sembra che nessuno si sia accorto di come i sindacati si siano piegati agli interessi della Confindustria, di come ora la RSU si sia s trasformata in un mezzo aggiuntivo del collaborazionismo alla dirigenza. Un sistema introdotto dall’autonomia scolastica, grazie alla quale uno stuolo di presidi si è trasformato in dirigenti scolastici, che, come tirannelli locali, praticando una sorta di investitura, si scelgono tra i docenti più fedeli i propri collaboratori, non più funzione intermedia facilitatrice tra i vertici e la base, ma mezzi di controllo feroce sui lavoratori. Per anni il mondo della scuola si è affidato ai sindacati il cui lento esaurimento del potere di contrattazione ha fatto si che i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil guardano oggi alle elezioni Rsu e ai comparti solo in funzione dei permessi sindacali, delle tessere e del loro potere di sigla, nel più totale disprezzo dei diritti dei lavoratori. E non è finita, la meritocrazia, la valutazione legata alla carriera trasformerà gli operatori scolastici in ulteriori collaborazionisti pronti a tradire a mettere la propria dignità sotto i piedi, per cercare il consenso di chi ritiene suo diritto esercitare il potere sulla vita dei propri subalterni.

Eppure tutto questo in uno Stato di Diritto, è illegale.

Adele Dentice

sabato 1 maggio 2010

1° Maggio: quando le riforme le fa l'opposizione!


I tre sindacati confederali insieme per inerzia al concertone, per festeggiare la giornata del Lavoro; intanto si profila, non più all’orizzonte ma molto vicina, la giornata lavorativa di 13 ore e la settimana di 60 ore e i giornali, al servizio del padronato, diramano la falsa notizia dell’accoglimento delle modifiche richieste dal Capo dello Stato alla 1167.
I sindacati “commentano“, con toni diversi a seconda degli schieramenti, non possono fare altro!
D’altronde c’è una crisi in atto e bisogna drasticamente diminuire i costi mediante riduzione del personale e abbassamento delle qualifiche richieste, ma si tace dell’ attacco al welfare che permette lo smantellamento di pezzi di Stato ,affidati a privati (l’ultima il Decreto Biondi) o alle cooperative sociali, che rappresentano un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Si critica il servizio pubblico, senza far nulla per debellarne le inefficienze, i baroni universitari , la malasanità, la scuola secondaria ancora ferma a una struttura anacronistica , ma nessuno ha messo in discussione la logica aziendale-mercantile riprodotta, per esempio, nelle cooperative ed, anzi, in esse accentuata dal carattere mistificante del “lavorare senza un padrone". Così in nome della crisi si sono accentuati i meccanismi di deregolamentazione e di precarizzazione attuati per ribassare il costo dei servizi che si sono tradotti nell’aumento smisurato della ricattabilità e di conseguenza nell’abbassamento dei salari e nell’intensificazione dei ritmi lavorativi e della flessibilità in generale.
Ma oggi è il 1 maggio e tutti festeggeremo insieme e appassionatamente il Lavoro e i Lavoratori (privilegi) , anche il partito Confindustriale per eccellenza il PD, promotore del Contratto Unico di Ingresso (Ddl 2000) , nuovo strumento di oppressione nelle mani del datore di lavoro che può , con una piccola penale , licenziare prima dei 3 anni, sospendendo di fatto l’art. 18, o “cittadella fortificata”, (il diritto alla reintegrazione).

Fino ad ora il rischio serio che correva datore di lavoro, in caso di successione di contratti a termine di volta in volta rinnovati, era di vedersi costretto a garantire il posto a tempo indeterminato al dipendente che si rivolgeva al Tribunale, ottenendone giustizia. Con il C.U.I. il problema non si pone: alla scadenza del terzo anno, o anche prima secondo la sua convenienza, l’azienda si può sbarazzare del dipendente in cambio di una modesta somma di denaro . Le ragioni (?) di questa proposta “complice” del partito erede del PCI, sono chiarite nella relazione di accompagnamento al decreto:
"Una quantità crescente di lavoratori sta invecchiando all’interno di schemi contrattuali che, se nelle intenzioni dei loro proponenti dovevano funzionare come strumenti inclusivi, di incentivazione e accompagnamento verso il lavoro stabile e regolare, si sono trasformati – anche a causa di concorrenti fattori di crisi del sistema produttivo nazionale – in recinti e barriere invalicabili, percepiti e sofferti dalle persone come un’esclusione dalla “cittadella fortificata” in cui i diritti e le tutele dei lavoratori hanno piena cittadinanza. (relazione di accompagnamento!) "
E’ chiaro no? Poichè non tutti godono degli stessi diritti, meglio eliminarli.


Adele Dentice

domenica 4 aprile 2010

Le leggi speciali...e i sindacati balbettanti



La privatizzazione della legge nell'arbitrato; il "collegato lavoro” L. 1163. Ovvero, l’inganno della “certificazione dei rapporti di lavoro” e della "espressione della propria volontà”.

E’ una legge che ci riporta al Medioevo, una legge in gestazione già da due anni e per due anni le opposizioni compiacenti e i sindacati, servi della Confindustria e del padronato, non hanno fatto nulla per ostacolarne
l’evoluzione. C’è da chiedersi, infatti, come mai durante i 4 passaggi al Parlamento i lavoratori non sono stati avvisati di ciò che si stava organizzando ai loro danni Sembra il dejà vu della Controriforma della Scuola con la finta ostilità anacronistica che facilita la realizzazione di un provvedimento di legge “condiviso da tutti”.
Così mentre si tolgono diritti ai lavoratori (maturati, questo val bene ricordarlo sempre, in più di 100 anni di lotta), ai sindacati vengono offerti poteri e funzioni normalmente erogate dallo Stato concretizzando finalmente il progetto della loro statalizzazione,come premio per aver firmato negli ultimi decenni contratti capestro o di aver parlato d’altro mentre procedeva indisturbato il cammino della legge 1167 bis.

A parte il tardivo e ormai inutile risveglio della CGIL, le forze politiche che si definiscono di sinistra, presenti o meno in Parlamento, in questa fase risultano “distratte” dalle manifestazioni di piazza o dalle campagne elettorali e le affermazioni scandalizzate (tra l’altro molto deboli) sembrano una strategia più per controllare le eventuali battaglie in difesa del posto di lavoro, che per volere veramente attivare una protesta costruttiva. Stesso copione visto nella scuola , i partiti entrano nei movimenti spontanei fagogitandoli e svilendone la forza e l’autonomia e, nel frattempo, si va avanti indisturbati verso la “modernizzazione dei servizi e dei rapporti di lavoro”!

Il “collegato lavoro” L. 1163 bis è una brutta legge che stabilisce la possibilità di deroghe alla applicazione di leggi e del contratto nazionale, autorizzando la stipula di contratti individuali peggiorativi rispetto alla normativa generale e ha l’obiettivo di rimediare alla lentezza dei giudizi delle cause di lavoro sostituendo la giustizia pubblica con quella privata (arbitrati). In realtà si impedisce l’autodifesa legale consentendo di “affidare” la legislazione del lavoro a quei sindacati che rispondono alle esigenze delle controparti aziendali.

Secondo questa normativa si potranno regolarizzare anche contratti individuali con retribuzioni e diritti diversi da quanto stabilito nei contratti nazionali di lavoro e il dipendente “potrà” anche rinunciare a priori al diritto di rivolgersi al magistrato in caso di controversie, per rivolgersi ad un arbitro. In teoria, ma solo in teoria, il lavoratore può liberamente discutere con il futuro datore di lavoro l'opportunità di deferire anticipatamente in arbitri anche le eventuali future questioni, compreso il licenziamento e le conseguenze della sua illegittimità; è un’ipotesi fantomatica in quanto presupporebbe da parte del futuro dipendente pari forza, mentre sappiamo tutti che in fase di assunzione si è in una posizione di debolezza e subalternità.
La verità è che si forniscono al datore di lavoro mezzi efficaci per contrastare qualunque ricorso giudiziario, facendo sparire nella sostanza il principio di “giusta causa” nel contratto individuale; inoltre, riducendo la funzione al solo controllo formale, si impedisce al giudice di valutare i provvedimenti del datore di lavoro non potendo più entrare nel merito delle decisioni aziendali; nel contempo all’azienda sarà garantita la possibilità di licenziare sulla base della situazione del mercato, dell’anzianità del lavoratore e delle sue condizioni di salute, in palese violazione del principio favor lavoratoris, L. 533/73. E questa sarebbe la “libera espressione della propria volontà”!!!

E i Sindacati, in caso di controversia e conciliazione che ruolo avranno? Basta leggere attentamente l’art.31 della suddetta legge da cui si evince che le commissioni di conciliazioni saranno composte da 4 rappresentanti dei datori di lavoro e 4 rappresentanti dei sindacati , non “eletti”, ma “scelti” dai sindacati "maggiormente rappresentativi a livello territoriale" (o meglio vicino alle aziende). Tutto in linea con l’accordo del 22 gennaio scorso tra Governo CISL, UIL, UGL e Confindustria, secondo cui il lavoratore licenziato senza giusta causa (non licenziabile), con la clausola sarà obbligato a rivolgersi all’arbitro, che non sarà tenuto ad applicare l’art.18 ma deciderà “secondo equità”...cioè come gli pare (al massimo un risarcimento o una multa al datore di lavoro da una a 12 mensilità).

Si delinea quindi uno scenario futuro in cui sempre di più si diffonderanno i contratti co.co.pro e sempre meno saranno riconosciuti i risarcimenti per contratti irregolari.
Contratti tra l’altro tipizzati da consulenti del lavoro, che avranno il compito di certificarli e di sciogliere i nodi di una procedura complessa e piena di trabocchetti per i lavoratori, i quali saranno costretti a rivolgersi a queste figure professionali non a caso in espansione soprattutto nel Sud Italia, come si evince dagli albi professionali il cui numero è aumentato in pochissimi anni da 17.000 a 25.000 (!).

Un’altra sorpresa, tra le tante, riguarda i dipendenti pubblici e l’80% delle lavoratrici; all’art. 16 , infatti, si legge che le amministrazioni “possono riesaminare i provvedimenti di trasformazione, dovendo in ogni caso prevalere il buon andamento delle amministrazioni”, in pratica si tratta della revoca senza preavviso del part-time provvedimento che non prevede alcuna possibilità di difesa e si fonda sulla “discrezionalità” del dirigente o della commissione deposta a decidere. Un provvedimento anacronistico che segue la riforma Brunetta con il quale si rende imputabile del fallimento delle P.A. i dipendenti e non il sistema politico-clientelare che ne ha caratterizzato l’impianto da decenni.
In quest’ottica vengono penalizzati anche i lavoratori che vivono in famiglia il dramma dell’handicap grave, infatti l’art. 24, appone una variazione riduttiva alla legge 104 del 1992 in merito alla regolamentazione dei permessi per assistenza; il diritto viene contratto sensibilmente poiché non potrà essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona e solo i genitori possono usufruirne congiuntamente, ma alternativamente.

Con queste riforme si retrocede al medioevo e al potere assoluto che aggredisce il diritto al lavoro nelle procedure, rese vere e proprie trappole, e nel trasferimento ai sindacati dei diritti dei lavoratori, quei sindacati che sono dalla parte dei padroni e ne tutelano gli interessi.

Adele Dentice

mercoledì 31 marzo 2010

Rosso Bianco Verde o Viola, alla fine sempre neri dalla rabbia


Una “ditta” in Puglia licenzia 27 dipendenti con contratto a tempo indeterminato e subito dopo ne crea una nuova, riassumendo due terzi dei vecchi dipendenti con contratti da precari e, naturalmente, una notevole diminuzione degli stipendi. Il sospetto di una porcata sarebbe più che legittimo pensarlo, ora mi chiederete e dove è la notizia? È la solita azienda privata che fa il solito vecchio gioco,perché non si rivolgono ai sindacati i dipendenti? La Cgil per esempio? Sicuro!

Certamente sarebbe la prima a indignarsi promettendo fuoco e fiamme scendendo in piazza. Tra l'altro è proprio di questi giorni la notizia del tentativo di modificare l’articolo 18 da parte del governo. Allora tiriamo fuori le bandiere cappellini e fischietti e ….ma che succede il sindacato è rimasto tranquillo, muto, immobile. Niente strepiti, niente proteste. Per una ragione semplice e sorprendente: quel datore di lavoro è la stessa Cgil Puglia. Se questo non è abbastanza c’è anche la storia di un sindacalista di Lecce accusato di essersi appropriato indebitamente di 40 mila euro. Si giustifica: Se sei un dirigente della Cgil puoi prendere i soldi dalla cassa tranquillamente, non parliamo di prestito, con interessi, qui ti servi semplicemente. Un take away praticamente. Infatti dopo una denuncia ammette il prelievo delle cifre, ma dimostra che contestualmente aveva disposto un prelievo rateale sul proprio conto per ripianare il debito. Nella denuncia scrive che: «il trasferimento di quelle somme di denaro sul mio conto assecondava una prassi da sempre diffusa in Cgil, in base alla quale i dirigenti del sindacato o di strutture ad esso collegate, possono prendere in prestito del denaro per l’acquisto di beni strumentali quali l’automobile (come nel mio caso)». E vogliamo omettere anche il caso della dipendente di Castrovillari, in Calabria? Che ha lavorato per anni in nero nella Cgil, sottopagata e infine allontanata.

Concludo con una chicca per i tesserati ossia tutti coloro che lasciano una quota nella busta paga ai sindacati : i bilanci della Cgil continuano a salire. Il 2006 e il 2007 terminano in attivo, sebbene, esaminando i bilanci, emergano costi non proprio congruenti, come i 5mila euro per le brochure e i 3840 euro per 192 coperti al ristorante del Grand hotel Tiziano, in occasione del 15° Congresso Cgil. Adesso vi state chiedendo: “Ma il sindacato non è quella “cosa” che deve o dovrebbe difendere i lavoratori che subiscono soprusi da parte dei datori di lavoro. E quando assume dei dipendenti non dovrebbe …?". Carissimi anche questa è una realtà tipica del nostro bel Paese, dove si è corretti e portabandiera dei diritti degli altri nelle chiacchiere. Quando riguarda i propri interessi però sono molto meno credibili e onesti di quelle aziende che vi fanno contestare in piazza continuamente. Oggi con bandiere rosse, domani verdi, poi viola e… a fine manifestazione con i vostri soldi… al Grand hotel Tiziano.

Antonino Cimino

mercoledì 17 marzo 2010

Articolo 18: da diritti a privilegi



I lavoratori “pesanti”, con alle spalle venti , trent’anni di attività sono diventati un peso morto per l’economia per cui vanno cacciati con tutti i loro diritti acquisiti e sostituiti con i giovani precari da schiavizzare e pagare di meno, perché colti in un momento di assoluta debolezza.

Resi ricattabili e inseriti all’interno di una guerra tra poveri, i precari rimangono privi di quelle tutele che garantiscono i lavoratori già occupati, ma il vero inganno è dato sia dalla trasformazione dei rapporti di lavoro, che diventano di tipo privatistico, che dal venire “affidati” alla simbolica autorità dei giudici in caso di controversie.

Dopo anni di lotte e di sangue, il mondo del lavoro si trova indebolito e diviso perché tradito dai sindacati che, al servizio dei padronati e della Confindustria , hanno firmato accordi capestro con i governi o sono rimasti inerti di fronte a rinnovi contrattuali, dimostratisi attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori e dei settori popolari.
L’inazione si è rivelata ancora più pericolosa di qualsiasi firma o accordo esplicito, perché nel tempo ha logorato la certezza del diritto, alimentando il senso di insicurezza che ha bloccando nei lavoratori la capacità di difendere se stessi.

Mentre la legge 1167 bis viene approvata con il tacito assenso di un’opposizione inerte, siamo tutti, più o meno colpevolmente, distratti dai guazzabugli prodotti da una legge elettorale bipartisan che nega la nostra volontà e i nostri diritti di elettori e non dà più alcuna rappresentanza alle minoranze , ma ,soprattutto, siamo colpevoli di esserci accontentati nel tempo delle briciole, mentre ai nostri danni si sta consumando la controriforma del Lavoro e del Contratto nazionale, che segue puntualmente quella della scuola, la quale nei fatti è andata a regime senza troppi ostacoli, poiché i movimenti spontanei sono stati fagocitati dai partiti e dalla burocrazia sindacale, smorzando qualunque reattività residua.

Oggi, a quasi 10 anni dal primo tentativo di emanazione di una legge che attacca nella sua essenza la Costituzione, la si ripropone aggirandola, ma, sostanzialmente, si riproduce identico il tentativo di smantellamento dell’art 18, obbligando i lavoratori a rinunciare al contratto collettivo e trasformando i sindacati in “erogatori di servizi non più agenti contrattuali” (Sergio Cofferati intervista al Secolo XIX del 4 marzo 2010).

Alla luce anche delle parole di Cofferati è stupefacente il silenzio o le tiepide risposte del più importante sindacato italiano, la CGIL che, schiava del PD, risponde con toni blandi alla legge 1167-B limitandosi a proporre un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale; Epifani, senza dare la dovuta importanza al’attacco all’art.18, ha dichiarato che con parteciperà alla raccolta di firme per chiedere un referendum e lo sciopero del 12 diluisce la questione tra la rivendicazione di quell’elemosina dei 500 euro di sgravio fiscale e altri temi fondamentali quali la scuola, le pensioni ecc.

Un’assuefazione alle novità, di fronte al processo demolitorio dei diritti? O ancora una volta la CGIL si mostra subalterna a un PD disinteressato sulle questioni del lavoro come testimonia il fragoroso silenzio di Bersani e la supponenza di Ichino, quando afferma che ci sono cose più importanti di cui discutere della legge del 3 marzo?

Adele Dentice