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domenica 7 ottobre 2012

L'Incultura


Nel '68 i giovani si sentivano più colti dei loro genitori, il pensiero critico a cui la conoscenza li allenava, fece sorgere in loro la convinzione che chi avesse  la responsabilità delle guerre nella storia moderna fossero le democrazie più che le dittature, ma questo è

un pensiero scorretto cancellato dall’idea diffusa che imparare e approfondire le proprie curiosità è superfluo, d'altra parte con internet tutto diventa più facile immediato,  così i genitori e i nonni sono diventati più anacronisticamente acculturati e la scuola non serve praticamente più a niente  né ad istruire e tanto meno ad educare. I giovani non imparano più nulla , perchè non c’è più nulla da imparare  ciò che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa la scuola è trasformata ormai in un mercatino che eroga servizi educativi tratti dalla rete, eliminando qualsiasi forma di interesse dal momento che ciò che serve è lì pronto per l’uso e ciò che  risale a prima della nascita non è che retaggio romantico di un mondo perduto . Così è facile assistere alla ectoplasmatica diffusione di vuoti saperi ridondanti e ripetitivi, autorevolmente interpretati da servili giornalisti o intellettuali che si commuovono nell’annunciare disgrazie e fare la conta di vittime infelici e sofferenti; una forma di altruismo molto  utilizzata dai nostri politici saltellanti  che gareggiano nell’esporre le loro emozioni “scadenti” negli studi televisivi . Le loro lacrimevoli passerelle alimentano l’individualismo di massa trasformando i “diritti dell’uomo” in un umanismo spietato e cinico, mentre  il cittadino comune ipnotizzato dagli studi televisivi o dai distruttivi net work cade nella trappola dell’immediatezza dell’emozione, solo che tutta la passione altruistica si dissolve tra il moralismo benpensante e la percezione del proprio sé, svelando  inevitabilmente la vera natura di questo amore, puro  egoismo mascherato.
La prova del nove ci è data dalle strade vuote, abitate da individui soli e piegati dal peso dell’esistenza, infettati da personaggi più o meno pittoreschi che lanciano sfoghi veementi contro il sistema, la politica, i cattivi e il megapotere, che si appoggiano ai tardivi scopritori delle banche come responsabili abietti della crisi, i cittadini comuni sono ormai stati drogati dalla fame di notizie che si dissolvono appena enunciate, dagli scandali più o meno pruriginosi.
Mentre la Fame, quella vera, comincia a profilarsi su un orizzonte sempre più vicino. Qualunque altra notizia o voce non allineata passa sotto silenzio, in pace e in democrazia, come sempre in pace e democrazia sono ignorati le petizioni , quelle non benedette dal sistema ovviamente, come quella sul nucleare che non è stato degnata di interesse dal nostro capo dello Stato, quella sul Collegato lavoro che ambiva bloccare il ritorno a Medioevo-schiavista in cui siamo precipitati,  oggi si sbandiera ed enfatizza quella  ridicola , si fa per dire , promossa dal tribuno Di Pietro e dai suoi sinistra-mente amici , che vorrebbe ripristinare nella sua interezza l’art.18. Ora chiediamo l’oro dove fossero quando passava il pacchetto Treu o la legge Biagi del 2003 che introduceva ben 31 forme di contratti atipici
con l’indebolimento dei diritti contrattuali o la liberalizzazione del contratto a termine ( Dlgs.368 /01), che aboliva una legge avanzata del 1962, la 230, che riteneva nella sua formulazione il contratto a termine ricattatorio.
Si introduce ancora più sinistra-mente l’affitto dei lavoratori (Treu lavoro interinale, Biagi lavoro a somministrazione) abolendo la legge 1369/60 che vietava queste forme abiette di utilizzo dei lavoratori.

Ancora più scandaloso e colpevole il silenzio dei “nostri” politici e sindacalisti strappaconsensi in merito all’abolizione del Regio Decreto L. n. 692/23, una legge fascista che, a seguito delle lotte sindacali, fissava a otto ore il limite massimo della giornata lavorativa. C’è voluto il nuovo secolo che in nome del progresso ha potenziato il livello di sfruttamento della manodopera, indicato come produttività, aumentando, grazie il D.lgs. n. 66/03 , il limite massimo dell’orario di lavoro giornaliero sino a  dodici ore al giorno se full time e, con l’ignobile accordo con i sindacati del 23 luglio 2007, a sedici ore al giorno per i lavoratori full time.
Insomma gli smanicamenti Di Pietro le retoriche catto-comuniste vendoliane, i grugniti tosco-emiliani dello scontro a tavolino Bersani - Renzi, le alleanze sottobanco grillin-camaleontiche che oggi si infuriano per l’art 18, di fatto ormai inessenziale, avrebbero dovuto veicolare la loro rabbia in altri tempi , al contrario sono moralmente
e politicamente responsabili  della destrutturazione del lavoro a sostegno del mondo della grande impresa e delle grandi elites. 
Gli inganna popolo  hanno organizzato sciopericchi sfoga plebe tanto per allontanare il dissenso dai temi reali ed ora hanno sferzato l’ultimo attacco, sanno che la gente si è allontanata perché sulla propria pelle si è accorta della mercificazione della politica , ridotta a prostituta di infimo grado,  una strategia voluta per dividersi il consenso elettorale con la loro base “fedele e clientelare” inglobando ancora chi si potrebbe lasciare abbacinare da incaute speranze o entusiasmi,  il resto dei cittadini può tranquillamente astenersi dal’andare a votare e rimanere vittima della incultura di massa, controllati a vista dall’occhio vigile della Tv e della rete.
Adele Dentice

domenica 10 giugno 2012

CI VORREBBE UN FATTO NUOVO

Se i sindacati coincidono storicamente con i progressi della condizione operaia, che scopriva e trasmetteva la consapevolezza che la forza lavoro è un elemento imprescindibile per la produzione di beni, secondo un’equazione tra ricchezza e prodotti “umanamente” gestibile e controllabile; oggi, dopo una fase di esuberanza produttiva , e in ragione di una ricchezza svincolata da ogni fattore tangibile, poiché regolata dai flussi  finanziari, il dipendente ,  non  più inteso come risorsa ma come “costo” improduttivo,  viene abbandonato dagli stessi sindacati che hanno sostituito  la loro funzione di contropotere con quella normante e legislativa asservita ai poteri forti,  ne danno prova i famigerati accordi utilizzati  come veri e propri strumenti di assoggettamento a servizio delle elite dominanti.

La sospensione e l’isolamento a cui sono appesi i lavoratori impediscono  che la gente dia  corpo o creda a un soggetto politico che non sia schiacciato dall’ideologismo o dalla devastante pratica del neocapitalismo; gli stessi movimenti,che stanno colorando il nostro  panorama politico in cerca di un facile consenso, non  sono in grado di prospettare una strategia in grado di arginare il mutamento del sistema produttivo con tutti i suoi nefasti effetti; i partiti sopravvivono  grazie all’assimilazione   di istanze e idee dal volto“nuovo” saccheggiandole  a movimenti spontanei, mentre questi ultimi convergono verso prospettive, ormai   superate dall’esperienza, che continuano a caratterizzare i partiti tradizionali; in buona sostanza nonostante il  cambio di immagine  alla fine gli orizzonti, in particolare quelli economici, rimangono invariati. E’ l’effetto della mondialità che ha assottigliato la forza lavoro rendendo irreversibile la disoccupazione e la precarietà , disegnando una società diseguale che priva il singolo  di qualsiasi forma di reddito come  diritto alla vita In questa fase pre-elettorale molto si parla del reddito minimo di cittadinanza, un diritto incondizionato e inalienabile  che rappresenta il primo punto di partenza per uscire dalla miseria a cui gli schieramenti destra-sinistra, ormai privi di alcun senso storico,ci hanno condotto,un diritto che consentirebbe tra l’altro anche una redistribuzione della ricchezza più equa, ma si può incorrere nella trappola  della pura demagogia se non  si riesce a separare il ceto politico dal potere economico, che lo orienta.

Ci vuole un fatto nuovo, o forse vecchio, come voler ricostruire una piattaforma politica almeno coerente, che dia per certo la sovranità popolare monetaria, che sia protezionista, per la tassazione progressiva e riduca la spesa improduttiva aumentando  quella  per la ricerca, sviluppo, educazione, per il sostegno ai settori strategici nazionali
Un fatto nuovo che  implichi una coscienza e una volontà collettiva,unica precondizione “scientifica” irrinunciabile del cambiamento stesso, una operazione difficile poichè moltissima gente non crede ci sia via di scampo per via del terrorismo dei   mass media che inducono a far accettare la macelleria sociale come unica possibile via di salvezza.

martedì 6 marzo 2012

I FUNERALI DELLA DEMOCRAZIA

Il 5 marzo mentre tutti siamo concentrati sulla questione serissima della No Tav e dei tristissimi funerali di Lucio Dalla, alle Camere si discute, su richiesta del “fiscal compact” mezzo di distruzione costituzionale, sul pareggio di bilancio in Costituzione, legittimando “costituzionalmente” le politiche liberiste imposte dal governo “austero”, precludendo ogni iniziativa referendaria se la votazione Camera-Senato raggiungerà i due terzi, cosa che sicuramente si determinerà dal momento che PD, PDL. IdV e Terzo Polo sono coesi nell’appoggiare questo ennesimo attacco ai residui frammenti di democrazia. Ma la democrazia è ormai morente se tutti insieme sono concordi nel togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi, risucchiandosi ogni legittimità dei diritti sociali perché il pareggio rende impossibile l’intervento delle istituzioni nell’economia.

domenica 26 febbraio 2012

Ci prepariamo alla guerra


All’incontro “amici della Siria “, del 24 febbraio scorso, si delinea il progetto di attacco alla Siria seguendo le stese modalità libiche .Il ministro britannico William Hague ha confermato la “necessità” di fermare la campagna di terrore del regime Assad , mentre ambienti israeliani farebbero intuire che sarebbe aperta qualsiasi opzione . Intanto cresce la tensione internazionale poiché la Russia e la Cina si oppongono fermamente a qualsiasi intervento a fronte del fronte interventista capeggiato da USA e Francia; quest'ultima ha comunicato che l’Unione Europea congelerà i fondi della banca nazionale siriana sotto giurisdizione europea lunedì prossimo, e il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha assicurato che verrá dato un giro di vite anche alle sanzioni da parte di Washington. Ma i toni vanno oltre: “Gli Stati Uniti e i suoi alleati sono pronti ad usare qualsiasi mezzo necessario per porre fine allo spargimento di sangue” per mano del regime di Bashar al-Assad, ha dichiarato ieri il presidente americano Obama all’agenzia AFP. Il senatore John McCain gli fa eco chiedendo di armare i ribelli. E il Clinton si lascia andare ad un dipinto manicheo, attaccando ancora una volta i grandi assenti alla conferenza Cina e Russia: il loro veto all risoluzione ONU per un intervento militare il 4 febbraio scorso sarebbe stato “doloroso”, mentre “donne, uomini, giovani coraggiosi vengono massacrati”.
Lo scenario è da guerra, guerra mondiale, dopo la conquista della Libia, precipitata nella frammentazione di guerriglie territoriali fratricide, le minacce alla Siria e all’Iran, l’Afghanistan con le sue basi militari straniere permanenti e un governo fantoccio e corrottissimo, il nemico da combattere rappresentato dalla Cina e dalla Russia e un’Europa completamente sottomessa agli USA il cui modello è stato completamente demolito grazie all’attacco all’euro che ha fagocitato il welfare ritenuto economicamente insostenibile .A seguito delle grandi manovre un popolo completamente idiotizzato dai deformatori di notizie (privati o pubblici che siano); un popolo che crede che le guerre di invasione siano operazioni umanitarie, che non si possa uscire dall’euro, mentre c’è l’art. 50 del trattato di Lisbona che lo prescrive; un popolo che pensa di essere libero e democratico in realtà è schiavo, di una schiavitù totale e senza scampo poiché gli stanno togliendo possibilità di poter pensare liberamente.

giovedì 20 ottobre 2011

Non seguiamo le pedine


Basterebbero due dati. Il primo, Mario Draghi che da ragione agli indignados. Il secondo, l'elenco completo degli organizzatori della manifestazione del 15 ottobre: "Arci, Attac Italia, Unicobas, Cobas, Cub, Federazione Anarchica Italiana, Federazione della Sinistra, Gruppo Abele, Popolo Viola, Legambiente, Partito comunista dei lavoratori, Rete 28 Aprile-CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Critica, Snater, USB".

Praticamente tutti soggetti nuovi, davvero alternativi, e soprattutto campioni di coerenza. Questi gruppi e partiti (con rispettivi sostenitori), che non si sfilerebbero mai dal fronte comune con Monti, Draghi, Prodi in nome della lotta a Berlusconi e per i quali i moniti di Moodys e dell'Unione europea sono il vangelo, hanno avuto la faccia tosta di mettere su all'improvviso una manifestazione contro il pagamento del debito e lo strapotere delle banche, che poi si è rivelata la copia sputata di tutte le altre piazzate romane degli ultimi 20 anni (canti, balli, girotondi, urli qualunquisti e cartelli variopinti contro il nano, dopodichè...tutti a casa). Non sono esclusi i partiti trotzkoidi critici del PD e di Vendola, che ormai si possono scorgere sempre più spesso insieme alla  vecchia "casa madre" SEL-PRC in cortei, tavole rotonde ecc.
Dalla loro i senza ritegno hanno anche la provvidenziale gazzarra mediatica sui black bloc, che hanno movimentato la festa: così qualunque "osservatore" può fregarsene bellamente di sottolineare l'unico risvolto importante, e cioè che in Italia un personale politico e associativo asservito alla grande finanza ha organizzato un evento di protesta...contro la finanza, con una "piattaforma" di 3 parole in croce e con "indignati" presi SOLO ed esclusivamente dalle loro nicchie elettorali (la presunta "base buona").
 
Di elementi oscuri sul vero significato della trappola di sabato ne erano saltati fuori parecchi: c'è chi si è accorto che la pagina Facebook sull'evento era collegata a quelle di Obama, del popolo viola o di altre fesserie antiberlusconiane e anticasta, oppure chi ha riconosciuto guardando le interviste televisive ai portavoce degli indignados (prima del 15) le facce di ragazzi solitamente ospitati da Michele Santoro in veste di esponenti del popolo viola o dei gruppi studenteschi dell'onda anti-Gelmini (affiliati ai partiti). La stessa manifestazione è stata preceduta da una analoga di prova a Bologna: in cui già si poteva vedere la solita fauna giovanile mista (dai centri sociali ai vendoliani più di bocca buona) uscirsene con slogan pericolosamente confusionari contro il debito e le banche, senza critica precisa ai veri responsabili della crisi (ma biascicando altri capri espiatori: il governo, i politici corrotti, addirittura "lo stato"!). Era stata preparata da giorni una trappola che rientra in una più ampia strategia pianificata dell'assorbimento e dell'oscuramento, messa in atto dall'ammucchiata "sinistra" da circa un paio d'anni.

Da tempo tutte le realtà al di fuori dello schema destra/sinistra sono sotto osservazione dei poteri forti, tramite le sue pedine di centrosinistra: dai parlamentari trombati ai movimenti e sindacati controllati dai partiti, dagli intellettuali bombardatori ai provocatori megalomani di paese, ecc. 
Dato che le nuove realtà stanno iniziando ad acquisire un minimo grado di notorietà e seguaci presso il popolo (quello vero!), queste pedine ne le rimasticano parole d'ordine e trasfigurano ai limiti del grottesco i loro punti fondamentali: copia, taglia, incolla per vanificare l'impegno di poche, ma coerenti avanguardie e confonderlo con le carnevalate dei più reazionari e venduti che esistano: il "popolo di sinistra". 
I figli della classe media aristocratica, le stesse facce che si vedono al leoncavallo, nelle fabbriche di nichi e tra il popolo viola (per i quali "l'ILVA deve rimanere aperta" e "Gheddafi va scacciato con le bombe"), si sono limitati a imparare 4 parole nuove navigando per qualche ora in internet (tipo debito, signoraggio, BCE, Draghi) e a sciorinarle alle telecamere del tg3 a Roma e Bologna. Costoro non hanno scippato "ai buoni" la manifestazione (che hanno organizzato) ma fatto molto di peggio: hanno letteralmente scippato il linguaggio e i contenuti anticapitalisti di tutte le tendenze critiche della dicotomia Destra/Sinistra. E se lo hanno fatto in maniera così deliberata e spavalda lo scorso sabato, vuol dire che d'ora in poi lo faranno in ogni altra occasione e ambito.

Chissà poi come mai persino il Tg1 di Minzolini, quello del presunto minculpop di regime, stavolta non è stato il megafono del manganello (vedi scontri di Genova, 2001) ma fin da subito ha preso le parti dei manifestanti parlando apertamente di infiltrati isolati (mandando in onda tanto di filmati di prova). E chissà come mai nessuno (nè gli opinionisti e pensatori dei mass-media, nè la "base" che è andata a Roma) ha voglia di ricordare che quel poco di piattaforma ambigua di questa bella protesta indignata era basata sulla questione "stop BCE", non sulla questione "Berlusconi, dimettiti". 
I motivi sono presto detti. Innanzitutto, si sta spingendo ogni italiano che voglia protestare davvero o a riconoscersi nei militanti "pacifici" minacciati dagli intrusi, appartenenti al gregge dei partiti del centrosinistra, oppure viceversa a solidarizzare con le tute nere, raffigurati (anche grazie a storie commoventi che circolano in queste ore sui rotocalchi e riprese dalla galassia antagonista - trotzkisti, stalinisti, centrosocialisti ecc.) come scusabilissimi trentenni precari timidi e gentili diventati violenti sfasciatori di negozi e d'auto per sfogarsi della propria situazione di vita; ed è appunto questo il modello offerto alle menti più critiche di cui vengono strumentalizzate apposta le inclinazioni estremistico-radicali più grezze (secondo cui se salta un bancomat non ce frega giustamente niente!).

Non vengono offerte terze soluzioni a questa (falsissima) contrapposizione, così se qualcuno è schifato sia dagli indignados arcobaleno che dalle violenze dai provocatori sfasciatutto in odore di servizi (come per i romani che ci hanno rimesso l'auto o il negozio) manderà naturalmente al diavolo l'anticapitalismo e chi lo porta realmente avanti - come infatti sta già avvenendo senza che agli indignati freghi alcunchè. 
E com' è prevedibile, si vuole che tutti confondano il tema della difesa di welfare e diritti sociali (contro gli interessi delle banche e le manovre europee) e quello solito della caduta del governo, mantenendo sempre il secondo obiettivo come primario rispetto al primo. Il che significa oscurare e silenziare i soggetti politici e culturali difensori della nostra sovranità, dando il diritto di parola solo ai fasulli indignados sovvenzionati da Soros.

Se solo in queste piazzate si possono trovare le "avanguardie", e tutto ciò che sta al di fuori è retroguardia, molto meglio (è una modesta opinione dello scrivente) dialogare con la retroguardia. Questi 4 gaglioffi (rumorosi quando si uniscono in piazza, ma sempre pochi - e sempre gaglioffi) possono continuare a rubare tutta l'attenzione pubblica, diffamare i coerenti per prendersene i meriti, giocare agli indignati divertendosi, mentre i loro beniamini fanno i voleri di Wall Street, degli Usa e del sionismo, ma almeno accorgiamoci della tattica pericolosa e subdola che stanno conducendo. E vendiamo loro cara la pelle - che già ci stanno strappando di dosso.

Andrea Russo

mercoledì 20 luglio 2011

Comunicato stampa - Sia ripristinata la scorta a Gianni Lannes!


Apprendiamo con disgusto che il Ministero dell'Interno ha revocato la scorta a Gianni Lannes, giornalista indipendente che ha subito ripetute minacce di morte e rischiato attentati contro la sua persona (fortunatamente sempre sventati) per le sue inchieste coraggiose tra cui quelle sulle navi dei veleni affondate nei mari italiani, sul traffico di rifiuti nucleari, sull'inquinamento da inceneritori, sulla sanità pugliese, sull'omicidio di Ilaria Alpi. E' l'ennesima dimostrazione che in questo paese le istituzioni cosiddette democratiche, che oggi (anniversario dell'attentato a Borsellino) hanno organizzato la solita cerimonia fasulla sulla "legalità" con piagnistei sulle vittime di mafia, sono di fatto complici degli interessi della malavita organizzata e dei gruppi privilegiati delll'economia. Prevedibile anche il silenzio assoluto di tutti i politici, di destra e di sinistra, e dei grandi organi di informazione, che continuano a far arrivare ai cittadini solo menzogne gridate ad alta voce, mentre oscurano e mortificano le persone indipendenti che cercano di raccontare la verità toccando argomenti "scomodi" e interessi inconfessabili. Naturalmente, chiediamo che a Lannes venga resa subito la sua scorta; noi contribuiremo a informare di questo scandalo i cittadini - visto che la notizia è stata fatta passare in sordina - e a far scoppiare la protesta se necessario.


Movimento Per il Bene Comune


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Clicca qui per chiedere il ripristino della scorta a Gianni Lannes

mercoledì 6 luglio 2011

Riflessioni




Sit-in dei diversamente abili, raccolta fondi per una famiglia di sfrattati disabili, convegno contro l’amianto , riunioni con associazioni ambientaliste, spaccati di sofferenza e di giuste rivendicazione di diritti negati; luoghi dove riecheggiano, tra i toni alti e parole sommesse, richieste di giustizia e denuncie dei torti subiti dirette ai rappresentante istituzionali che a volte, stancamente, presenziano, magari con qualche giornalista compiacente,
a lla fine si ritorna a casa soddisfatti , più o meno.

Personalmente provo disagio,profondo disagio, questi incontri dovrebbero suscitare ira, condivisione di volontà di cambiamento, presa di coscienza collettiva, ma non producono nulla.

Anche i grandi cortei ricchi di urla e striscioni colorati non hanno portato a niente,è successo con i temi importanti della scuola, dello smantellamento dello stato sociale,dello Statuto dei lavoratori, della sanità , abbiamo letto articoli fiammeggianti sulle testate più importanti, assistito a innumerevoli teatrini televisivi dove i soliti furbacchioni,in prevalenza di sinistra, con toni veementi o singhiozzoni si sono fatti paladini della giustizia e della democrazia .

Pagliaccerie la realtà è che tutto è perfettamente sotto controllo , la stessa dissidenza quando viene legittimata dai media è diventata lo strumento privilegiato di vigilanza che con precisione chirurgica ingloba nel sistema tutti, anche coloro che in buona fede vorrebbero sfuggire al sistema, ma è impossibile sottrarsi a questa morsa perché essa fa parte di quella macchina organizzativa che contiene i partiti e i movimenti ad essi legati. Migliaia di volte abbiamo assistito dopo l’esplosione di spontanea rivolta , all’equivoco volutamente ingannevole della “necessità” del dialogo, portato avanti dai vari capopolo, perché da soli non si va da nessuna parte e allora è meglio il meno peggio , meglio un poco che il nulla , e il gioco è fatto, si firmano contratti di lavoro che strangolano i dipendenti, si riempiono le campagne di inceneritori perché è meglio la diossina della monnezza , si continuano a contestare le fabbriche della morte senza chiuderle perché se no si perdono i posti di lavoro , si creano i gruppi di precari che si devono fare latori delle loro rivendicazioni contro i lavoratori a tempo determinato, gruppi di ammalati di cancro contro i disabili in carrozzella…

E’ il nuovo antico modo di fare politica per tenere in mano il potere , convincere la gente che il nemico è altrove mentre i nuovi rappresentanti del popolo. guardiani del capitalismo, ligi ai loro padroni hanno annullato completamente la militanza politica e il radicamento nel territorio trasformando lo sdegno in una esaltazione momentanea , che viene smorzata subito quando il politico di turno, con cui si mantiene un contatto, fa l’ interesse del singolo o del piccolo gruppo, comprandolo.

E’ la mafia clientelare dei partiti di sinistra come della destra che ormai non rappresentano altro che le lobby di cui curano gli interessi , per questo è importante depotenziare movimenti di massa, e produrre piccoli gruppi ,sempre più piccoli che vengono poi anestetizzati con promesse di unità e di cambiamento da utilizzare al momento opportuno in fase elettorale , piccoli gruppi chiusi, da cui escludere le classi meno abbienti, quelle fuori della produzione, i precari, i cassaintegrati, licenziati o licenziabili, gli immigrati, i clandestini, quelli che vivono alla giornata, trasformati in monadi chiuse nella loro individualità, persone che non devono credere più a nulla e che devono perdere la voglia di lottare per i propri diritti , iniziando da quello del voto, perché potrebbe contenere variabili strane, non controllabili.

Eppure il malessere esiste e viene percepito da tutti , allora sopraggiunge la strategia del’inganno , dal far proprie idee buone e trasfigurarle, al presenziare le grandi manifestazioni ,fino ad appoggiare i disegni di legge per le grandi opere , quando si è ministri, che al momento opportuno potrebbero essere rinnegati o riproposti sotto altra forma sotto le spoglie della modernità, del progresso quello che dà "lavoro e speranze", che fa girare i soldi e giustifica gli sprechi dell’autostrada Salerno-Reggio o la guerriglia in Val di Susa, che fa affermare a Vendola che bisogna rinunciare al welfare e beffarsi dei referendum, lasciando inalterate le tariffe per coprire un deficit immenso non provocato dai cittadini.

Alla fin fine sono d’accordo tutti secondo la filosofia della grande ammucchiata di un nuovo vecchio progetto politico americanizzato e postmoderno di sapore dalemiano che, nonostante le scaramucce mass mediatiche, non sembra discostarsi dal pensiero vendoliano, e molto si avvicina ai progetti di Casini, Fini, Di Pietro affascinati tutti dal gran de mito americano.

E’ l’ idea di società oligarchica e disperata dove si controlla l’insofferenza e si veicolano i pensieri ,ma può succedere che in una piccola valle gli abitanti decidono di difendere la propria vita , la propria terra e, magari, si accorgono di non essere soli…

domenica 26 giugno 2011

"Alla Mafia non ci sto!"


Il suicidio di Vincenzo è un atto di accusa feroce contro l‘immagine edulcorata di una città qualunque, che va in bici la domenica , che il sabato sera si tuffa nella movida, che nasconde una rete di alleanze di potere mafiosa, dai clan malavitosi, ai rappresentanti di poteri forti economici, notabili altolocati e corrotti, una città permeata dalla rassegnazione e dalla condivisione di tante illegalità che favoriscono la cultura mafiosa

Dovrebbe scuotere le nostre coscienze il grido del povero operaio “depresso”, ma si scontra con l’indifferentismo sociale che fa accettare come inessenziale lo spaccio sotto casa o gli episodi di bande politico-affaristiche che continuano ad appropriarsi di denaro pubblico a nostre spese , più facile non vedere ,distrarsi e sperare che tanto non ci tocca più di tanto il disperato volo del dipendente delle multi servizi

L’estremo gesto questa volta nella sua assolutezza drammatica ha qualcosa in più, è accompagnato da un biglietto raccolto da un suo amico su cui era scritto “Alla Mafia non ci sto”, non un pensiero alla famiglia o alla sua disperazione, ma a quel sistema di corruzione trasversale che decide il destino delle persone . Un’accusa grave perché per quanto le motivazioni di un suicidio siano esistenziali esiste una percezione di alienazione prodotta dalla presenza subdola , che invade gli spazi vitali della nostra esistenza, di quella “mafia pulita” che non uccide più, ma compra e corrompe, si infiltra nelle attività economiche e nella vita della gente che ci fa adeguare all’idea della normalità del crimine

Forse nel suo gesto estremo Vincenzo ha voluto rompere anche questo legame con una società “mafiogena” che si fonda sull’egoismo e accentua disuguaglianze che, in un momento di crisi totale e sistemica, dilagano . E in questa crisi il mondo del lavoro è quello più attaccato perché la ricerca della sopravvivenza spinge ogni giorno centinaia di migliaia di lavoratori ad andare ben oltre i propri limiti fisici accumulando ore ed ore di straordinario, ad accettare mansioni che danneggiano la salute, o a lavorare in nero in un cantiere o in un’industria, senza che siano rispettate le norme di sicurezza, e può succedere che l’ansia e il peso del compromesso , dell’ingiustizia e della prevaricazione possano privare della lucidità necessaria e indurre un brav’uomo a gettarsi dal sesto piano dello stabile del Comune.

L’accusa feroce del dipendete della multi servizi di Bari va oltre la tragedia individuale , acquisisce un carattere simbolico contro il mondo del lavoro ormai teatro di guerra disumanizzato , senza regole dove chi perde sono sempre i lavoratori ingannati dalla falsa retorica dei politici e del mondo sindacale la cui credibilità è ormai ridotta a zero.

Il mondo del lavoro e del suo baratto, il luogo dove si fa strada l’infiltrazione mafiosa ,che non è il signore con la coppola e la lupara, ma è un pensiero , un modo di fare e di tollerare il malaffare, è l’esigenza dell’economia di continuare a restare “sul mercato inducendo migliaia di imprenditori o dirigenti o consulenti a perdere la propria umanità trasformandosi in individui senza scrupoli, pronti a mercanteggiare qualche scampolo di produttività con la vita delle persone.

Ovviamente rispetto a quest’ultimo episodio non mancano e non mancheranno dichiarazioni da parte di ogni colore o fazione politica, ma sarà difficile dover replicare, senza cadere nella solita magniloquenza singhiozzona, alle lapidarie parole 'alla mafia non ci stò, perché per anni e anni si è fatta passare l’idea di una società sana, di istituzioni che controllano il sistema criminale, mentre predicano un’antimafia unicamente a sostegno dei magistrati impegnati in inchieste sulla mafia, e praticano un'educazione alla legalità astratta e formalistica, che coltiva idee di mafia stereotipe (emergenza, antistato), delegando a leaders più o meno carismatici la lotta alla mafia che spesso rimane allo stadio di aspirazione.

Quel biglietto in questo quadro è disorganico fuori luogo, non previsto, ha infatti, sbilanciato, per ora, i vari rappresentanti istituzionali, che non lasceranno “sola” la famiglia;ma l’operaio quarantenne della società mista Multiservizi di Bari è stato lasciato solo per tanti anni , e non è la sua un’eccezione, in questa mediterranea e rinunciataria città, ci sono migliaia di storie da raccontare che vengono nascoste all’opinione pubblica, perché imbarazzanti sul piano morale, come lo scandalo dei coniugi Tempesta , disabili senza uso degli arti inferiori, che per una serie di cavillosità giuridiche disumane e inique,verranno sbattuti fuori dalla loro abitazione senza che la pubblica amministrazione abbia provveduto a una decorosa sistemazione. Ci si chiede dove andrà a vivere la famiglia Tempesta, non potrà nemmeno accomodarsi nel Palazzo di città , che è di tutti , nemmeno davanti ai gradini , come altri sfrattati più fortunati di loro perché possono utilizzare le gambe, infatti l’edificio non ha nemmeno superato il gap delle barriere architettoniche. E ci si chiede anche del destino di quell’altra signora con figlio gravemente malato anche lei sfrattata, con proroga di 10 giorni, per delle analisi che non potrà fare perché non ha i 60 euro necessari per il ticket sanitario, e così via.

Sicuramente l’informazione di questi singoli casi ingenererà sdegno, ma nonostante si percepiscano anche nella propria vita tanti problemi, moltissime persone continuano a lasciarsi condizionare dalla propaganda e non riescono a vedere la realtà e poi, già domani queste storie saranno vecchie perché ci saranno nuove cose di cui occuparci e la morte di Vincenzo come tanta altra disperazione presto sarà dimenticata .

Fa parte della strategia di quel processo di disumanizzazione di cui siamo vittime e che ci condanna all’isolamento e all’indifferenza, e di questo i primi ad esserne consapevoli sono i più deboli . L’ho letto stamane negli occhi e nelle parole sfiduciate di Gianna Tempesta , che, dalla sua carrozzella in cui è inchiodata da sempre, a voce bassa mormorava “non ho più voglia, oggi non ho più voglia di lottare”, dalle strette di mano di quei pochi che nel loro semplice gesto cercano un momento di incontro per liberarsi dal degrado sociale , morale e materiale in cui ci hanno fatto precipitare . Erroneamente si continua ad aspettare un leader o un gruppo di dissidenti che possa guidare verso un radicale cambiamento ,inutile e vana speranza, il mutamento potrà determinarsi solo partendo da noi stessi.

E mi piace immergermi nel mio sogno e immaginare noi cittadini che riprendendoci in mano la nostra vita alzando la testa in un moto di dignità e di orgoglio, finalmente riusciamo a gridare: Alla Mafia non ci sto!

per Vincenzo, Gianna e Gianni Tempesta e la loro figlia , per Pasquina e le tante e tanti che lottano per la loro dignità.

giovedì 19 maggio 2011

L'Abisso



Sono parecchi mesi ormai che sono attivi gli sportelli di aiuto del PBC a Bari. Un 'esperienza straordinaria sul piano umano e agghiacciante su quello politico, le tragedie quotidiane, la mancanza di lavoro che impedisce persino di provvedere alla propria salute a e a quella dei familiari non trovano risposte istituzionali e tanto meno quelle dei cosiddetti partiti e movimenti che sono presenti solo lì dove si accendono i riflettori mediatici.
Dove sono i vari militanti dell'estrema sinistra, ormai chiusi nelle loro nicchia ideologica innocua e apparentemente di opposizione, fedeli al giuramento di fedeltà (gli unici!) e comunque infinitamente lontani dalla gente comune, in fin dei conti cosa può esprimere una casalinga o il piccolo commerciante fallito o lo studente che rifiuta di scioperare e occupare l'università perchè i genitori non hanno da pagare le esosissime tasse universitarie? E i grillini, che a parte qualche generoso esempio, non sanno cosa siano le politiche del welfare, come da indicazioni del loro leader, assolutamente indifferente alla questione scuola, se non ostile, così come a quella della sanità o attualmente dell' economia . Avvezzi alla provocazione senza declinazione pratica o programmazione politica , un movimento antisistema che nel contempo “dichiara” sostegno a Pisapia (PD; SEL ecc), vecchia pratica se a suo tempo Grillo appoggiò al ballottaggio Michele Emiliano (sindaco di Bari PD) e poi Vendola.

Senza parlare della questione scottante di Taranto dove oltre le solite manifestazioni , miranti a svuotare il risentimento popolare , si risolvono nella solita passerella mediatica, dal momento che nella pratica nulla cambia.

Nel nostro piccolo mondo, dove la gente disperata muore in silenzio, dove non rimane che il conforto isolato di qualche gesto caritatevole, anche noi, attivisti del PBC, restiamo soli nel nostro sportello, noi e i tanti volti disperati che ci chiedono aiuto e noi con la voglia di cambiare, ma sempre più soli, perchè gli altri hanno altro da fare , c'è sempre altro da fare, come presenziare il caso del giorno, rilasciare interviste e svolazzano da un posto all'altro, da un gruppo all'altro, perchè è decisivo per la propria immagine e la propria carriera politica,  non ha importanza destra , sinistra, centro, o altre alchimie, si esiste solo lì dove c'è il conflitto provocato ad arte o spontaneo l'importante è che ci siano le tv e i giornalisti, perchè bisogna farsi vedere, perchè la politica, prostituta ruffiana tra i poteri forti e la criminalità, ha un unico cinico obiettivo esporre il suo squallido volto al mondo , disaffezionare le persone così sempre in meno ci sarà partecipazione attiva, e la partita si giocherà finalmente tra coloro che “contano”.

Ma fino a quando reggerà questo gioco? Fino a quando si riuscirà a sostenere la rabbia individuale dei precari , i nuovi schiavi perchè impossibilitati a progettare il loro futuro , fino a quando i lavoratori parcellizzati e divisi rimarranno vincolati al sistema di produzione capitalistico, fino a quando il ceto medio riuscirà a tenere l'impoverimento relativo o assoluto fino a quando la gente continuerà a rimanere ingabbiata nello ormai obsoleto e inattuale schema destra-sinistra senza paura di uscire fuori, senza paura di essere liberi?

Eppure, nonostante il dramma sociale che investe il nostro paese e la morsa della concorrenza globalizzata in cui sono ormai costrette le nostre città, ancora l'opinione pubblica si lascia distrarre dalla favola dei Diritti Umani, estensione delle strategie imperialiste , diffusa dalle prediche del circo mediatico e da coloro che dichiarano di voler salvare il mondo, di essere dalla parte dei clandestini , ma poi esprimono favorevoli consensi alle guerre di aggressione. Una simulazione politica cinica e corrotta tesa a giustificare le enormi spese destinate alla guerra togliendole al welfare, alla scuola, alla sanità, al lavoro, alla casa; una simulazione che espelle chiunque decida di non essere organico e rifiuta di piegarsi a quella cultura settoriale che pretende di spiegare ma nella sostanza e nella apparente diversità è uniformata al capitalismo.

Diritti Sociali, quindi, che non solo vengono negati ma relegati nelle stanze dell'oblio, attraverso un'operazione di colpevolizzazione, vecchia di 60 anni, sono stati trasformati in privilegi, il lavoro, la casa, la salute, senza parlare del riposo, della pensione, della dignità dell'istruzione, dell'assistenza ai disabili agli anziani, ai malati.
Diritti per i quali noi del movimento Per il Bene Comune ci spendiamo e con grande difficoltà, poiché non siamo legati alle elite finanziarie, non abbiamo intellettuali strapagati e subordinati alla classe predominante, né siamo trasmettitori di ideologie apologetiche, soprattutto non siamo volontari, “facciamo politica” dal basso, privi di guru da inseguire, rincorriamo però l'obiettivo del cambiamento radicale, sperando di infrangere il modello dell' attuale sistema senza nasconderci dietro l'alibi dell'antiberlusconismo di facciata che non permette di individuare le profonde e laceranti contraddizioni politico-sociali della nostra società.

Adele Dentice

sabato 7 maggio 2011

Opportunisti, ORA BASTA!


Anche noi di Per il Bene Comune abbiamo appreso dell'incontro fra il presidente della regione Vendola e l'ambasciatore israeliano Meir. Già altri prima di noi hanno smentito le falsità filosioniste alimentate dal governatore, che non ci sorprendono. Da sempre sosteniamo che Nichi Vendola è un politicante tanto esibizionista quanto bugiardo, opportunista e complice del potere, perciò non ci stupisce che abbia legittimato in pubblico lo stato razzista d'Israele, mentre solo poche settimane fa piangeva lacrime di coccodrillo (in un comunicato stampa) per Vittorio Arrigoni assassinato a Gaza.

Quello che ci disgusta è lo sciacallaggio che lui e il suo partito stanno portando avanti sulla questione palestinese. Qualcuno dice in giro che "Vendola ha sempre sostenuto la Flottilla  e Vittorio Arrigoni", presentando come prova i comunicati del poeta trovati su internet. Ma è troppo comodo esprimere "dolore" e "rammarico" (o viceversa "solidarietà" e "sostegno") soltanto nei comunicati stampa o in qualche dichiarazione pubblica, possibilmente dopo che ci è scappato il morto, per avere un po' di visibilità e ingannare potenziali votanti "pacifisti" sprovveduti.

Premettiamo che in Puglia e a Bari quasi nessuno sapeva chi fosse Arrigoni prima del suo assassinio; e nessuno si prodigava per farne conoscere l'operato (a parte PBC e qualche singolo o gruppo sparuto).
Nessuno aveva mai sostenuto la spedizione Freedom Flottilla partita il 24 maggio dell'anno scorso; solo PBC la supportò pubblicamente fin dall'inizio nel silenzio dei mass-media. Tutta la "sinistra" locale (partitica e para-partitica) si risvegliò soltanto la mattina del 31 maggio, all'annuncio dell'omicidio di 15 pacifisti per mano israeliana, e appena 2 ore dopo la prima notizia (un bel record) aveva già organizzato convegni, incontri, sit-in; per "interrogarsi" o "esprimere solidarietà". All'improvviso tutti a parlare della Flottilla, quasi a farla passare come una loro iniziativa, per pubblicizzare ciascuno la propria sigla o gruppo microscopico, nonostante che a rischiare la vita sulle navi fino a due giorni prima (poi rimpatriati a forza da Cipro) ci fossero anche il portavoce e il presidente nazionale di PBC, e non Vendola nè tantomeno altri personaggi della sinistra "pacifista" o "antagonista".
Infine nessuno aveva supportato l'evento per la Giornata mondiale della Nakba del 15 maggio 2010, a cui PBC aveva contribuito.

È evidente il tentativo di oscurare quelle poche realtà autonome che portano avanti realmente (e senza compromessi) una causa giusta, scimmiottando le loro prese di posizione (con frasi ogni volta vaghe ed equivoche) e prendendosi i meriti delle loro iniziative. Perciò mettiamo in guardia tutti i sinceri attivisti (per la causa palestinese ma non solo) sia dalle bugie dei provocatori vendoliani, sia dalle eventuali farse dei partitini di turno, anche quelli che si dicono antagonisti o critici della linea di Vendola. Noi non staremo più a guardare!

Per il Bene Comune - Puglia

sabato 12 marzo 2011

Venti di libertà!






 E' frastornante il silenzio di tutte le sinistre tese ad esortare qualche tipo di “intervento umanitario” in Libia e a condividere l'idea di un'Italia portaerei degli Stati Uniti contro il, fin ora ben pagato dalla UE, guardiano dei flussi migratori.
Troppo importante la Libia per la sua posizione strategica e le sue risorse di gas e petrolio per non solleticare le voglie dei governi imperialisti , USA e UE in primis
Persino Berlusconi si è allineato, anche perchè la questione libica potrebbe salvarlo , in quanto si porrebbe come funzionale intermediatore asservito ai voleri di Washington, non è un caso che dopo un'iniziale posizione di debole condanna al generale Gheddafi, Frattini abbia poi affermato che ci vuole "uno sforzo corale di tutti", che l'Italia offre Sigonella ed è disposta come tutte le serve a condividere il peso e le spese della missione umanitaria, con improbabili onori, ma l'importante è esserci e magari come nostra abitudine storica accontentarci di qualche briciola nel banchetto che si sta allestendo.

Anche Vendola si esprime a favore del Vento di Libertà che soffia sulla Libia senza spostare l’attenzione sui Profughi.
Vendola vuole esportare democrazia contro i Tiranni locali attuali mentre qualche rivoltoso “riesuma” le insegne di Re Idris, quell’oscuro re libico filo statunitense che oltre a offrire territori alle basi militari USA e Gran Bretagna offriva loro il petrolio e il gas, sfruttando e affamando il suo popolo , tale personaggio fu cacciato dall’allora ben visto rivoluzionario anticolonialista Gheddafi, che ora ci rappresentano come un personaggio fumettistico abbagliato dal potere e dimentico di essere doverosamente attento verso il suo popolo, popolo va precisato ben lontano dalle situazione di fame o vittima di violenze democratiche presenti in altri paesi, ma che che ci dicono oppresso le cui sofferenze sono la causa delo scatenanarsi di un conflitto civile spontaneo, che comunque nella volontà del "popolo" forse non vuole essere né filo-occidentale né succube dell’oscurantismo islamista.

La libertà del popolo libico, di cui amiamo riempirci la bocca, da chi deve provenire , quindi , da noi potenze occidentali , già ampiamente screditate nelle nostre missioni umanitarie di pace ? o dagli islamisti, repressi da Gheddafi? E se le ragioni del popolo sono di natura sociale se è una rivolta del pane quali sono gli obiettivi ? liberarsi del despota senza sovvertire l’ordine costituito (sembra che pezzi del potere militare siano con i rivoltosi!) o eliminare insieme al dittatore, ex padre, della rivoluzione le multinazionali, i comitati d’affari e il capitale finanziario globalista?
E, ritornando alle dichiarazioni del governatore delle Puglie, perché è convinto della necessità “morale” dei nostri interventi umanitari in Libia , e mostra interesse relativo verso gli sbarchi di fuggitivi che stanno intasando i nostri centri di accoglienza? Forse ingenuamente influenzato dalle notizie diffuse dai media , dispensatori generosi delle false notizie sull’ Irak Afghanistan Gaza ecc., che ci parlano di 10.000 morti, di bombardamenti, mai ripresi da nessuno né comprovati da testimoni italiani che hanno sempre parlato di scontri armati per le strade e mai di bombardamenti. O delle fughe del generale libico verso il Venezuela , ospite dell’odiatissimo dagli USA Chavez, tanto per gettare ombre anche su quest’ultimo?In realtà le informazioni sono poche si sa solo che esiste una rete di forze difficilmente individuabile sostenute dai “filantropi” occidentali e soprattutto diventa sempre più chiaro come le rivoluzioni colorate abbiano fatto scuola , gli imperialisti statunitensi operano dietro le quinte scegliendo la soluzione più conveniente e gli altri a seconda delle direttive tifano per gli uni o per gli altri. Intanto i flussi emigratori continuano ma noi non dobbiamo guardare, se i nostri campi di concentramento ovvero Cie , mutuati da quelli libici o quelli sionisti per i palestinesi, scoppiano e non si riesce a sostenere le bombe umane , noi dobbiamo prepararci alle nuove missioni di umanitarie e battere le mani quando sulle nostre teste svolazzano gli aerei portatori dei venti di libertà.


Adele Dentice

domenica 27 febbraio 2011

Archiviato: mezzo salvato?



Il governatore Vendola esce dall'inchiesta sanità in cui risultava indagato per concussione. Anche questa volta le intercettazioni telefoniche hanno assunto un ruolo chiave, come è successo (anche troppo) per altri scandali giudiziari. Nello specifico, queste risalgono al periodo in cui Alberto Tedesco era ancora assessore. Ce n'è una in cui Nichi Vendola insiste con Tedesco perchè si arrivi all'assunzione di un suo uomo nel settore sanità, così entrambi convengono sul fatto che occorrerà modificare una legge regionale per riuscirci. 

Nonostante questo la posizione del presidente demagogo viene archiviata dal giudice per le indagini preliminari Di Paola, perchè non avrebbe commesso fatti penalmente rilevanti. Che avrebbero dovuto consistere nella "minaccia" o "costrizione" verso i direttori generali delle Asl ad assumere come direttori sanitari e amministrativi e i primari uomini a lui graditi. Non risultando questi elementi e nemmeno quello di una ricerca di sostegno elettorale tramite le concussioni (imputata invece a Tedesco) le nomine "appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacita' di raggiungere determinati risultati". Per quanto ci riguarda, volendo fermarsi alla lettera di questa ricostruzione, viene da pensare a un rapporto di simpatia e comune appartenenza "politica" che coinvolge non solo governatore, assessore e direttori generali (come si legge dalla ricostruzione del gip) ma anche i nominativi graditi da collocare; ed evidentemente anche nel caso di questi ultimi quell'empatia è più forte della logica di "do ut des", di trattativa per uno scambio di favori. Anche perché parliamo di papabili direttori e primari, non di semplici impiegati o infermieri - che potrebbero essere perlopiù estranei alle alte cerchie di amicizia politica.
In breve, Vendola ha spinto per piazzare alcuni individui, già a lui fedelissimi, il cui sostegno elettorale era e rimarrà già assicurato in partenza. Si tratta cioè di un quadro di favoritismi ancora più schifoso del primo. E comunque, rimane la pesante responsabilità politica. Altro che ammutolirsi per rispettare le decisioni della giustizia formale, in nome del culto della "legalità".

La domanda sorge spontanea. Dove sono tutti quei personaggi che ogni giorno fanno un rumore assordante sulle inchieste del premier, sulla difesa delle intercettazioni, della legalità soprattutto formalista e della "santa magistratura", tirando in ballo la moralità e la dignità? Perchè continuano a non prendere una posizione, come nel 2009 quando il malaffare nella sanità è emerso per la prima volta, riguardo alle forniture di prodotti sanitari?

Intanto i vendoliani, questi arroganti irrecuperabili della classe media rimbambita e di nicchia, sempre tra i piedi con i loro commenti sul web e le loro comparsate tv assicurate (qui la "buona fede della base" non esiste), non tarderanno ad affermare che la corruzione, la gestione clientelare della sanità, il taglio della spesa e la chiusura degli ospedali pubblici sono sacrosanti per mantenere la "novità" lì dov'è insediata in Puglia. Magari in questo momento lo stanno dicendo in privato. Ma chi scrive li conosce troppo bene: troveranno il modo di sostenerlo in pubblico anche se con un linguaggio fumoso e politicamente corretto, la loro arma di riserva. E ricominceranno a reagire con la solfa demente “chi vi paga? Berlusconi?”.
Da notare che Vendola nel 2005 vinse promettendo di "scacciare via i mercanti dal tempio"; perciò questa, se mai ce ne fosse bisogno, è l'ennesima conferma di come lui e i suoi accoliti siano specializzati nel gioco delle tre carte, come abbiamo visto riguardo alle vicende delle leggi-truffa sulla diossina a Taranto, dell'insediamento degli inceneritori e della ripubblicizzazione dell'acqua.

Infine, questo caso dimostra che la Puglia, ben lontana dall'essere un Eden incontaminato, è una terra dove esiste e persiste un'alleanza di potere mafiosissima - di cui Bari è punta più avanzata - fra clan malavitosi, poche famiglie locali (sempre quelle da anni) di palazzinari e industriali gretti e ignoranti, rappresentanti di poteri forti economici con sede al nord e all'estero, notabili altolocati e corrotti delle professioni liberali "illuminate" (soprattutto magistrati - come nel nostro caso - e professori universitari), classe politica nichilista ex-DC ed ex-PCI (con relative clientele annidate nel settore pubblico), e per finire intellettuali mercenari e guitti cinematografici e televisivi di basso livello, ben ambientati nei salotti romani (e facenti da testimonial del credo vendoliano).
In questa regione i confini fra criminalità, apparati dello Stato, economia e classe dirigente sono evanescenti, e il vendolismo è la massima consacrazione di questo intreccio perchè rende ogni corrispondenza tra proclami verbali e scelte praticate un’esigenza della preistoria, addirittura fastidiosa, e fa strage di ogni etica valoriale e lucidità nell'inchiesta sociale attraverso un uso manipolatorio orwelliano del linguaggio (sole, cuore, amore, bambini che giocano, bellezza, gioventù ecc.) dalla spietatezza mai vista prima (tantomeno nei modi dei vecchi politicanti democristiani imbranati), ricevendo un appoggio spropositato dai media di disinformazione di massa e dai ceti privilegiati che se ne sentono sempre più attratti.

Andrea Russo

mercoledì 22 dicembre 2010

I despoti all'acqua di rose



In questi ultimi giorni, inchiodati davanti all’occhio scrutatore e manipolatore dei nostri pensieri, ci hanno mostrato cassonetti e macchine bruciate e ragazzi che aggredivano altri coetanei in divisa. Quasi sfiorata e distorta la ragione o le ragioni della rabbia , non che si voglia giustificare la violenza, soprattutto se fine a se stessa è inutile, perché non credo onestamente che questi episodi siano già il preludio di un futuro sanguinoso e insurrezionale; perchè la rivolta nasce da uno stato di necessità che i nostri ragazzi non conoscono, ma questo non vuol dire che le ragioni della rivendicazione non abbiano sostanza, al contrario la riforma Gelmini , mette il punto su un processo distruttivo dei principi costituzionali di Libertà e Democrazia colpendo al cuore il diritto all’istruzione e allo studio. Diritti che ci parlano di egualitarismo ,non nel senso di appiattimento verso il basso ma di Merito, quello decantato da chi immeritatamente si trova a coprire cariche istituzionali, che nella declinazione del dettato costituzionale prevede aiuti agli studenti “meritevoli” privi di  mezzi, un ascensore ,dicono,ma soprattutto l’unico strumento di rivoluzione sociale  che permette a chi appartiene a classi sociali deboli il riscatto sociale.

Ma  già il lontano 1997, anno della famigerata autonomia scolastica varata dal Distruttore Berlinguer, e da una sinistra prona ai voleri del capitalismo, rappresenta la parola fine della scuola pubblica, avremmo dovuto essere più solleciti e attenti , invece di vendere la nostra professionalità alle lusinghe di poche lire, e sempre di soldi si parla quando la parità scolastica ha profuso incentivi alle scuole private togliendoli alle pubbliche servendosi dell’ambiguità terminologica  dell’equipollenza, in barba all’art 33 della Costituzione: Ormai è tutto passato si dice, i giovani contestano, gli operai si arrampicano sui tetti e sulle gru, manifestazioni spontanee ma inoffensive che non scalfiscono di un millimetro il potere delle classi dominanti, la coscienza civile è spezzata e Il Capitalismo ha stravinto, favorito da un clima indotto da intellettuali prezzolati, portatori del pentitismo sessantottesco diffusori dell’ideologia del negazionismo e dell’emergenza.

Oggi ciò che mi spaventa  profondamente è questa  dittatura dalla faccia smielata, sostenuta dall’indifferenza della gente attenta più al profumo dell’acqua di rose  delle escort che a leggi che hanno demolito  gli ultimi residui dei  diritti dei lavoratori, come quella medievale sul Collegato Lavoro , passata inosservata , senza parlare poi della  sicurezza nei luoghi di lavoro o nelle scuole, poste all’attenzione della pubblica opinione  solo in caso di tragedie, rimaniamo silenziosi e passivi di fronte  alla distruzione della sanità e del welfare  tanto i minori , come i malati, i vecchi, i pensionati, i diversamente abili sono gli  invisibili , non sono produttivi , quindi inutili, per la manovalanza ci si serve degli schiavi extracomunitari e dei precari, che tanto pur di mangiare pane e acqua (ho sbagliato l’acqua è un bene destinato alle classi abbienti) sono disposti a tutto.

E’ una dittatura soft, forse, ma per me, sia  se indossa una camicia nera o si presenta con il volto bonario da pater familias ringalluzzito o da monaco eremita o da cosiddetti mezzi di lotta democratica  non cambia nella sostanza, è sempre prevaricazione , imposizione del pensiero unico che mostra la sua ferocia contro  chiunque prova a non allinearsi, oscurato, ridicolizzato o fatto passare per folle e, se proprio non riesce a farlo rientrare nei ranghi, lo si fa passare per   fuori legge.

Hanno contorto il nostro cervello e quei pochi pensieri autonomi rimasti, inducendoci a sentirci in colpa  se pensiamo di volerci curare gratis nelle strutture pubbliche, eppure paghiamo un botto di tasse per servizi che non ci danno, far studiare i nostri figli poi è un lusso, e se avremo l’ardire di pensare ad una formazione decorosa ci sono le scuole private che offrono prodotti adeguati alle rette, nonostante i finanziamenti statali e nonostante gli stipendiucoli(quando li danno) a quei poveri morti di fame di docenti - schiavi , che non avranno nemmeno la pensione a dispetto delle  trattenute e delle pensioni compensative.

Intanto, sempre da quello schermo parlante, quotidianamente ci parlano della patria, degli atti di eroismo dei nostri giovani in luoghi di guerra, loro i portatori di  PACE armati fino ai denti, mentre qui in Italia i morti sul campo del lavoro non si contano, ma non ha importanza è necessario sostenere le guerre statunitensi e filo-sioniste di cui noi siamo i migliori amici , aumentare i finanziamenti per la difesa (armi e guerra ), togliendoli alla formazione e alla ricerca  , tanto non serve a niente le ricerche le fanno altrove e le Università rimarranno sempre in mano ai baroni , poi se proprio  si vuol  tenere buona qualche anima pseudo-libera e riempire i giornali di qualche notiziola,  si possono permettere lievi occupazioni, anche queste profumate di acqua di rosa. Si occupano le facoltà e i giovani contestatori hanno le facce dei loro padri, per lo più baroni universitari o giornalisti o imprenditori, sono ragazzi   che comunque hanno un futuro certo , magari in qualche dipartimento , al contrario degli altri, quei poveracci che vengono penalizzati dalle occupazioni concordate , che  perdono soldi se escono fuori corso, questi figli del popolo che hanno visto il proprio padre rivolgersi alle finanziarie , per coronare il sogno del proprio riscatto  e un anno in più all’Università costa e questi si ribellano e se la prendono con quegli altri , che li chiamano fascisti …e ancora stravince il capitalismo.

Ma i giovani non dovrebbero essere lasciati soli, come quelli criminalizzati per aver accolto estremisti violenti , quelli che l’opposizione condanna , mentre passa il voto di fiducia alla Camera , sono stati lasciati soli in balia di  violenze  improvvise di giovani senza volto armati, soli con le violenze che legittimano il ripristino delle leggi speciali, facendo, così,  apparire il vero volto del dispotismo,  perché  il potere ha iniziato forse a percepire una presa di coscienza incontrollabile, un pericolo serio per gli interessi delle classi dominanti, meglio giocare in anticipo,  attaccando alla radice la rabbia sociale, prima che diventi protesta civile organizzata.

Adele Dentice

domenica 28 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 3: le fabbriche del dissenso e la violenza televisiva




Il dissenso è un’isola circondata e controllata dal Potere, quello vero non quello delle auto blu, se non esistesse sarebbe facile creare un movimento di massa globale, il vero reale antagonista al Potere forte quello che decide della nostra vita dei nostri pensieri della nostra morte se per cancro , di fame o in guerra. Se non ci fossero le fabbriche dove convogliare e disperdere il pensiero critico e indipendente , forse questo immane mostro che sta divorando la terra potrebbe essere fermato, distrutto in breve tempo, poiché l’osservanza dei diritti umani è incompatibile rispetto al potere attuale. per questo viene favorita la costruzione delle fabbriche della dissidenza, piccoli nuclei gestiti da leader (sempre ricchissimi) che fingono di essere dalla parte dei deboli, degli operai come dei cassaintegrati, magari degli emigranti, dell’ambiente. Per essere credibili e convogliare le “poche” menti libere i leaders, sempre molto carismatici, interpretano, nell’ampio ventaglio delle diverse tipologie, il pensiero dell’uomo medio alla ricerca di un Idolo che sostenga il peso della propria vita . Questi capi del finto dissenso, apparentemente diversi, ma identici nella sostanza , hanno la funzione di bloccare l’indipendenza del pensiero critico espulso violentemente da qualsiasi spazio televisivo, ormai governato dal conformismo mass mediatico piegato al volere della classe dirigente, a sua volta prona ai poteri forti.

Sono loro questi personaggi gli unici portavoci delle denunce sociali, delle esigenze espresse dagli operai o comunque dai dominati , ricchissimi troneggiano nei vari talk show o in trasmissioni disgustose pseudo intellettuali , che con grande “generosità” i media offrono, informano distorcendo la notizia soffocandola nel chiacchiericcio o dalla violenza verbale. Sparano raffiche di parole, utilizzano la volgarità e la prevaricazione o lo sbeffeggiamento e hanno creato un nuovo modello di confronto, non più dialettico, ma scontro senza esclusioni di colpi che al di là della verità deve distruggere l’avversario, una modalità che si è andata moltiplicando nel tessuto sociale riproponendo nella quo tidianeità la violenza televisiva. Siamo così circondati da replicanti “fans” del Grande Fratello come dell’idoletto – falso dissidente di turno e loro, i replicanti, come i loro idoli sono irrazionalmente suscettibili e si scagliano animalescamente contro chiunque abbia il coraggio “di mettere in dubbio la buona fede dei loro totem di riferimento.Siamo ormai Indottrinati da egregie signore del bel mondo o da personaggi dello spettacolo, o da signori esibizionisti e velleitari che nello spazio della menzogna saranno ricordati come coloro che hanno annientato la cultura dei contenuti, ancora difesa da poche voci dissonanti che pagano questo privilegio con il doppio rischio della propria incolumità e dell’isolamento , per questo prolificano le fabbriche che alimentano la tifoseria politica, priva di retroterra critico, denunciando senza andare in profondità. Sono il clero del nuovo medioevo capitalistico i portatori dell’informazione menzognera i responsabili prezzolati della compartimentalizzazione del dissenso , che hanno promosso la nascita di movimenti orientati su questioni separate, bloccando la nascita di un movimento coesivo di massa e ancora più pericolosi sono i dissidenti pacifici, per lo più personaggi noti che guadagnando milioni di euro e fanno proseliti tra i giovani isterilendo le loro proteste sono i complici di quelle stesse autorità che massacrano si presentano poi tranquillamente ai popoli parlando di alti valori umani e di democrazia.

Adele Dentice

domenica 21 novembre 2010

I giovani



Sono i potenti sogni di emancipazione e trasformazione; i partigiani che nella seconda guerra mondiale contribuirono a riscattare una nazione che altri giovani avevano trasformata in dittatura. Ora è un dato ineludibile che i giovani provino un sempre maggiore allontanamento dalla politica, che percepiscono non come “il servizio per il bene comune”, ma uno spazio inessenziale confinati come sono nel limbo consumistico, considerati al più interlocutori solo dai pubblicitari che devono vendere canzoni, videogiochi o scarpe alla moda. La conseguenza è che l i luoghi tradizionali della partecipazione si svuotano le assemblee studentesche sono presenziate solo dai soliti accoliti dei vari partiti.

Sempre con meno idee e più spinelli.

Di fronte a questo quadro, che può apparirci desolante, le scelte che il mondo della scuola può operare sono due: arrendersi, e lasciare che tutto continui ad esistere cosi com’è, oppure impegnarsi per rilanciare la partecipazione e l’impegno politico e civile, fuori e dentro le mura della scuola Ma per questo I giovani hanno bisogno di testimoni coraggiosi.

E chi sarebbero questi testimoni i professori? Il "PROFESSORE", che ormai primeggia solo fra le professioni in declino scivolato lungo la scala della mobilità sociale figura sbiadita e lamentosa che ripropone stancamente la consueta difficoltà a relazionarsi con questi giovani bulletti, i cui padri sicuramente sono più ricchi, importanti, belli ed eleganti di loro, che sono ai limiti storici del salario di fame, ma comunque almeno i più fortunati possono contare su quei 1200 euro. Questi giovani che non riconoscono l’autorità paterna , stritolati dalle promozioni di massa e dalla sparizione definitiva della serietà degli studi eredi della mistificazione del pensiero di Don Milani che al contrario proponeva una scuola seria e difficile.

Come unico strumento di rivoluzione sociale, una scuola seria. Oggi più di ieri basterebbe solo una scuola seria, non nuova o antica o moderna o severa, semplicemente seria, dedicata alla trasmissione della conoscenza e dei saperi e non anticamera della disoccupazione.
Ma la scuola nell'attuale periodo dominato dal neoliberismo, è percepita dagli enormi poteri economici intollerabile per la dilagante legge del profitto, in particolare La scuola pubblica, roccaforte di conoscenza e di cultura critica, va disarticolata e ridimensionata; ma d’altro canto sarebbe un errore imputare alla riforma Tremonti-Gelmini la perdita di centralità e di autorevolezza dei docenti e dell’istituzione, bisogna piuttosto pensare alla responsabilità di una sinistra italiana che non ha saputo resistere alla pressione mondiale dell’ultra-capitalismo. Ripensiamo al fatale quinquennio di Luigi Berlinguer e di Tullio De Mauro (1996-2001) rappresentativi solo dell’atto finale di un processo di smantellamento avviato con precisione dopo che era stato raggiunto il punto più alto della democratizzazione della scuola il 1964 , anno in cui viene eliminata la classista odiosa scuola media d’avviamento professionale. Ma la sinistra italiana non ha saputo nemmeno arginare il triviale monopolio dei linguaggi della televisione contagiata anch’essa da turpiloquio generalizzato Bersani il 22maggio del 2010 in un comizio pubblico è scivolato su un bel “la Gelmini gli rompe i coglioni” . ma questo è gossip e sarebbe divertente se non ci fosse la drammatica realtà di una generazione di nuovi schiavi troppo occupati a sopravvivere per pensare a qualcosa di utile, per sè come per la comunità.

Adele Dentice

mercoledì 17 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 2: l'orgoglio dell'ignorante



La peggiore celebrazione dell’ignoranza si recita con l’orgoglio di esserlo, Le televisioni in primo luogo, tra le più disdicevoli del mondo, che veicolano contenuti inessenziali recepiti passivamente con la sola leggera pressione di un tasto, creando l’illusione delirante di poter saltare da un mondo all’altro, da un’epoca all’altra.

Segno tangibile della perdita del patrimonio culturale costruito anche dalla proliferazione dell’ alto numero di gruppi e movimenti che, nella loro fase iniziale, erano stati spirito di rivolta nell’ambito di un processo di crescita collettiva, poi fatti precipitare, ridicolizzati e travolti dalla globalizzazione e dalle sue derive populiste e demagogiche.

Uno tzunami che ha annientato la massa critica oscurando le menti più brillanti incapsuladole nei miraggi della necessità dell’istituzionalizzazione per combattere il nemico dall’interno, in realtà una manipolazione del sistema capitalistico che è penetrato nel DNA dei nuclei fondativi dei movimenti trascinandoli in una deriva qualunquista. In questo clima di ripiegamento individualista la società è attraversata, indifferente, dai deliri dei vari Borghezio e Calderoli, il cui fondamentalismo alimenta le potenzialità reazionarie trovando humus idoneo nell’aumento dell’insicurezza della gente.

Indifferente è passata la distruzione della scuola dove , e gli insegnanti lo sanno, i giovani non imparano più nulla, perché nulla c’è da imparare , quello che si deve sapere viene veicolato dai mezzi di comunicazione di massa responsabili dello sdoganamento dell’ignoranza “colta” che alleggerisce le menti dagli sforzi di apprendimento e di interpretazione. La conoscenza , quella che “deve” essere diffusa, viene fornita attraverso le trasmissioni politiche e il variegato mondo dei telegiornali, E in questo paradosso rimane più innocuo il telegiornale di Emilio Fede mentre pericolose si manifestano le ambigue e contorte trasmissioni radical-chic dove il mercimonio della conoscenza viene affidato a compagni attori o cantautori o comici , che ormai non riempiono più i botteghini ma si ergono a giudici inappellabili del malcostume dilagante.

Servi dei servi, passano per i portatori di conoscenza , utilizzano la cultura per la criminalizzazione del dissenso e per l’integrazione di tutti coloro che si oppongono al sistema economico e politico capitalistico e quel che resta del pensiero si posiziona nella servile acritica ignoranza diffusa. Pericoloso oggi diffondere e praticare la gramsciana visione della coscienza di classe, prima ancora che la conquista del potere politico, pericoloso perché gli Idoli non amano essere messi in discussione, perché la gente potrebbe scoprire che oltre le belle parole o i litigi o le derisioni dei diversi pensieri c’è l’inganno e la vittoria del capitalismo che ha conquistato le strutture stesse del sistema.
(continua)