NEET,ovvero un’intera generazione di giovani dai 15 ai 29 anni che non
studia e non lavora . I dati dell’Ocse sono impietosi oltre a farci
precipitate al penultimo posto della classifica ci danno un quadro
inquietante dei figli delle periferie ,quelli i cui genitori hanno un
tasso di istruzione modesto che non riescono a migliorare e sono
esclusi da qualsiasi percorso , destinati ad essere schiavi , a vivere
ai margini della società facile preda della criminalità organizzata che,
approfittando della crisi, sta gonfiando le proprie fila di militanti
Altro che ascensore sociale! la scuola pubblica è stata destrutturata
e depotenziata nella sua funzione formativa e preventiva soprattutto
in territori con alta vocazione criminale . In queste zone più che in
altre sarebbe dovuta essere imperativa per le scuole la necessità di porsi come
istituzioni attente,oltre che alle esigenze degli adolescenti, allo
sviluppo e alla radicalizzazione della cultura della legalità e della
solidarietà che possano fungere da barriera contro le
infiltrazioni delle organizzazioni criminali che intendono i minori
come fonte di danaro e di consenso politico. La scuola rappresenta,
infatti, un vivaio e la sede ottimale per il reclutamento, ma quando
isolatamente purtroppo
si vuole anteporre al modello sotto-culturale forte, che si impone ai
giovani, un sapere radicalmente alternativo, allora diventa oggetto di
atti vandalici e le persone che vi operano oggetto di atti
intimidatori.
Oggi la scuola nei territori disagiati è il centro delle
contraddizioni, perché pur rimanendo il presidio per eccellenza della
legalità nel quartiere è anche il punto di incontro dei conflitti
virtuali tra la criminalità organizzata, che si materializza nelle
dinamiche comportamentali e relazionali tra bambini, donne, a volte
complici e a volte vittime, e gli operatori scolastici. Questi ultimi,
privi di adeguati strumenti strategici, si mostrano a volte inadeguati
al compito di dover arginare e contrastare fenomeni tanto complessi.
Un tragico fenomeno riconducibile alla politica di disinvestimento nella scuola
pubblica, che in zone depresse dovrebbe prevedere l’utilizzo dei
migliori insegnati e dell'allungamento del tempo scuola, impedire la saltuarietà
dei docenti e delle programmazioni. IAl contrario si lavora sull’
emergenza, sull'approssimazione
e sul contenimento .e lo scenario attuale, si limita a conferire
all’istituzione, qual’ora non si proceda alla sua definitiva
eliminazione, il ruolo di un contenitore di ragazzi o bambini, che di fatto
utilizzano la scuola come spazio utile a favorire l’apprendistato
della criminalità organizzata. E’ infatti ormai riconosciuto anche
processualmente che le organizzazioni mafiose per garantire la
continuità operativa ed usufruire dell’impunità dei minori, reclutano
tra le loro fila molti giovanissimi la cui età si abbassa sempre di
più. Vengono, naturalmente privilegiati quartieri ad alto tasso di
disoccupazione,
in cui vige la regola del più forte, della violenza, e di solito sono
ragazzi che provengono da famiglie disagiate che spesso abbandonano la
scuola prima dell’assolvimento dell’obbligo scolastico. Questi ragazzi
privi di adeguati strumenti culturali di difesa si lasciano
affascinare dal carisma del leader, in particolare se latitante,
perché ai loro occhi è più forte dello Stato, incapace di catturarlo,
e il boss diventa un modello da imitare e di cui fidarsi. Ed è qui
la forza aggregativa della Mafia, nel suo porsi come Mito senza negare la
realtà ma purificandone l’immagine, ne deriva una profonda equivocità
sui valori e la giustizia la famiglia, la religione, la fedeltà
vengono usati per mascherare la vera identità criminale
dell’organizzazione; né aiutano i messaggi controversi diffusi da
fiction televisive, molto seguite dai ragazzi, che hanno favorito e
rinforzato una mentalità controversa rispetto alla riconoscibilità del
ruolo del boss delineato come un modello forte da imitare, la stessa
reclusione viene interpretata e ostentata come un valore aggiunto.
La mafia promette ai giovani ciò che la società non riesce ad
offrire. Essa rappresenta per i giovani una risposta al loro bisogno
di identità, di appartenenza, di rispetto e di ricchezza, in cambio
dell’obbedienza: la Mafiosità quindi non è un fatto criminale,
risolvibile con l'intervento repressivo,
ma è soprattutto “cultura diffusa” che alimenta l’illegalità e l’omertà
innescando un circuito da cui è difficile uscire, fondato da dati
comportamentali, emotivi e cognitivi, un patrimonio trasmesso
attraverso reti relazionali composte dalla famiglia e dalle comunità
di appartenenza.
Se la famiglia è il luogo fondativo dei processi relazionali, la
scuola come agenzia principale della socializzazione secondaria è la
fucina di apprendimento dei codici che, se interpretati in maniera
distorta, come l’obbedienza e l’autorità, accentuano il mantenimento
del Pensare mafioso appreso in famiglia. Di fronte a comportamenti
devianti l’istituzione, e più in generale la società civile, tende ad
interpretarli più come una malattia da controllare o da cui
difendersi, che considerarla come una condizione esistenziale
riproponendo modalità di intervento che non producono alcun
giovamento, privilegiando iniziative frammentate o
slegate oppure applicando il modello moralistico della
istituzionalizzazione che ghettizza i ragazzi più che favorirne
l’inclusione sociale. Ambedue i sistemi consentono solo di stornare
cospicue somme di danaro pubblico senza incidere minimamente sul
fenomeno e rinforzano circuiti clientelari , garanti di appoggi
elettorali.
C'è chi poi interpreta ottimisticamente il declino delle organizzazioni,
poiché non emergono fatti di cronaca rilevanti, ma viene
clamorosamente smentito
quotidianamente dai fatti;si continua a spacciare in
prossimità dei luoghi di aggregazione giovanile , a
lucrare sui rifiuti tossici e sul traffico delle armi , soprattutto si
continua a sostenere un ruolo socializzante nelle aree più degradate e
povere , nei quartieri dormitorio, dove l’organizzazione criminale
sembra essere l’unica forma
di potere riconosciuto e d ove il radicamento culturale le consente di
rigenerarsi, dove bambini e i ragazzi rimangono
incastrati a vita nelle scelte delinquenziali e nella cultura mafiosa.
E’ in questi territori, dove sembra impossibile il contrasto alla
criminalità che la scuola pubblica avrebbe dovuto essere difesa, evitando la
costruzione degli ennesimi cartelli di associazioni ma costruendo un
laboratorio permanente in cui ciascuno possa partecipare senza
abbandonare la propria identità istituzionale associativa o
individuale con l’obiettivo comune di risolvere in chiave creativa i
fenomeni di devianza superando la logica assistenzialistica e
clientelare,
adele dentice
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venerdì 14 settembre 2012
sabato 1 ottobre 2011
La Regione che tutti ci Invidiano
Esaltata dalla magniloquenza retorica del suo Governatore durante l’inaugurazione della Fiera del Levante 2011, si presenta al mondo vestita di numeri , quelli delle ecomafie, con 2.674 infrazioni accertate, 2.211 persone denunciate, 15 arrestate e 1.614 sequestri effettuati traffico illecito di rifiuti (19, 7 % sulla media nazionale ) e il costante aumento le discariche di pneumatici sempre abusive 258 oltre il 22% sempre sulla media nazionale
La Puglia con le sue splendide cavità naturali, disseminate su tutto il territorio, dal Gargano al Salento, adattate per il 60% a discariche abusive o "chiuse", come si dice in gergo, da tonnellate di terra e massi prodotti con la pratica dello spietramento (attività diffusa sull'Alta Murgia per trasformare i pascoli in terreni coltivabili)
La nostra regione svetta in testa alla classifica nazionale con 599 discariche abusive scoperte nel 2002 dalle Forze dell’Ordine (pari al 12% nazionale) e di queste ben 440 sono ancora attive, inoltre , secondo i dati diffusi da Lega ambiente, nel 2009 ne sono state scoperte e sequestrate in tutto il territorio regionale altre 663 con oltre un milione e 400metri cubi di rifiuti scoperti
179 discariche abusive scoperte e sequestrate nella provincia di Lecce, 151 a Brindisi, 139 a Bari, 106 a Taranto, 60 a Foggia e 28 nella provincia Bat
La Puglia, quella dei trulli e del mare blu , per intenderci , in piena globalizzazione gode del triste primato del remunerativo e importante traffico dei rifiuti che vanno verso i Balcani, l’Albania , la Cina , l’India utilizzando come basi logistiche i porti di Bari, Brindisi e Taranto, si tratta in particolare del materiale ferroso ed elettronico che ritorna come prodotto finito per essere utilizzato poi da alcune aziende pugliesi per il proprio ciclo di produzione, ma non è da meno rispetto al traffico orrendo degli animali e alla politica del mattone che vede la provincia di Lecce al 5 posto nella classifica nazionale. Si commentano da sole le dichiarazioni del presidente della lega ambiente Puglia che a fronte di dati cosi inquietanti riflette e considera come i numeri impressionanti siano tutto sommato il risultato del buon lavoro delle forze dell’ordine, di cui nessuno dubita , ma piuttosto ci sarebbe da farsi delle domande sui meccanismi che hanno permesso in pochi anni di sviluppare e rinforzare la ragnatela che lega malaffare imprenditoria e politica strangolando la regione e la parte buona della popolazione.
C’è stato poi l’inganno culturale dei nuovi cantieri giovanilisti della politica che ambiscono a diventare i capofila del rinnovamento e , arrivando per ultimi, avvalendosi di parole d’ordine ormai avvizzite denunciano il fallimento delle economie nazionali senza mettere in discussione l’impostazione ideologica che le sostiene. In realtà si riproducono i soliti schemi tecno-efficentisti avanzando su un doppio binario delle leggi colabrodo che si alternano a provvedimenti riparatori indotti dalla necessità di fungere da calmiere delle tensioni sociali.
In quest’ottica ci hanno voluto far crede che per infliggere un duro colpo alla Mafia dei rifiuti bisognava disseminare di inceneritori, veri o camuffati da centrali biomasse, la Puglia, non dando alcuna importanza alle istanze dei movimenti anti-incenritori, regalando l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti al gruppo Marcegaglia , CISAMarcegaglia (al 51%) e Cisa (al 48%) insieme nel consorzio Cogeam, che, in tutti i bacini dove ha vinto le gare, si è alleata di volta in volta con gli operatori «storici» del territorio a Spinazzola e a Manfredonia (per l’impianto di Cdr), Cogeam è insieme alla Tradeco di Altamura, mentre a Conversano (discarica e biostabilizzatore) è con la Lombardi Ecologia.
Alcuni come la Viri (gruppo Tradeco) di Altamura, sono coinvolti nell’inchiesta sulla sanità pugliese(una delle tante) della Procura della Repubblica del Tribunale di Bari sul torbido intreccio tra l'imprenditoria del settore dello smaltimento dei rifiuti e il management sanitario( di Michele Columella e Francesco Petronella. )le ordinanze sono state emesse dal gip Vito Fanizzi, su richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica Desiree Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone.Un’inchiesta che vede coinvolto l’ex assessore Tedesco, che ha riguardato le gare milionarie pubbliche indette dalla Asl di Bari per il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti nelle strutture sanitarie ed amministrative dell’ente e per il completamento delle attrezzature dell’Istituto di ricovero e cura 'Giovanni Paolo II-Oncologico di Bari (lotto 2 e 4). Alberto Tedesco, si sarebbe inserito decisamente nel turbamento della gara per i rifiuti speciali vinta dalla Viri (gruppo Tradeco), di cui avrebbe seguito attentamente le sorti, attraverso la concreta ed interessata ingerenza nell’istruttoria della stessa, segreta fino alla pubblicazione dei punteggi attraverso la concreta ed interessata ingerenza nell’istruttoria della stessa, segreta fino alla pubblicazione dei punteggi finali, tramite suo genero Elio Rubino. Le indagini hanno consentito di evidenziare l’ingerenza illecita degli indagati a sostegno degli interessi economici, ad esempio della ditta Vi.Ri. srl (gruppo Tradeco), specializzata nello smaltimento dei rifiuti speciali. All'impresa, che fa capo a Michele Columella e Francesco Petronella, nell'aprile del 2009 venne assegnato l’appalto dell’Asl di Bari per un importo di circa 5 milioni di euro, per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti speciali prodotti dalle strutture sanitarie. Un signore l’ex assessore Tedesco su cui gravitava un gigantesco conflitto di interessi di cui nessuno se n’è preoccupato sino al grande scandalo e al suo “licenziamento” , atto dovuto,
Una politica leggera che si materializza nell’uso originale della trattativa privata, senza gara, per il San Raffaele di don Verzé come partner privato della Regione per costruire e gestire il nuovo mega-ospedale di Taranto, soprattutto in considerazione della enorme somma con cui la Regione si è impegnata, mentre si chiudono due ospedali pubblici , né è chiaro per quale motivo questi investimenti non sono ricaduti su queste strutture facendone poli di “Eccellenza”
L’altro grande fattore di vanto della regione è il businnes del le fonti energetiche rinnovabili le quali, attraverso l’estensione degli istituti di semplificazione dei procedimenti autorizzativi dei relativi impianti Legge regionale 31/08, (obiettivo specifico, peraltro, imposto agli Stati membri dal Legislatore comunitari) che consentiva la presentazione della semplice DIA al posto dell'autorizzazione unica per impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili fino alla potenza di 1 MW , hanno attirato sul nostro territorio le grandi multinazionali straniere attratte dai lucrosi finanziamenti e dalla semplificazione burocratica
Così pale eoliche pannelli fotovoltaici e centrali biomasse hanno portato la Puglia ai vertici della produzione delle rinnovabili e le società multinazionali a prendere possesso del territorio devastandolo ,nè la tardiva normativa , il Regolamento Regionale 30/12/2010 n. 24 –attuativo del Decreto del Ministro per lo Sviluppo Economico del 10 settembre 2010, riesce a controllare il consumo di territorio e a bloccare le infiltrazioni mafiose . I risultati sono sotto i nostri occhi oltre 2000 aerogeneratori tra costruiti e in via di approvazione in tutta la Puglia, di cui solo 460 nella provincia di Lecce, e delle centinaia di migliaia di MW di fotovoltaico abbattutesi sulle nostre campagne D’altronde l’intelaiatura complessa difficilmente riesce a smantellare l’intero sistema posto in essere dalle grandi lobbie dell’energia, che preferiscono mandare avanti operatori e investitori privati e utilizzare il vasto sottobosco di prestanome, mediatori e soggetti portatori di interessi. Si può avere un’idea leggendole cronache relative al recente caso Tecnova, azienda spagnola con sede a Fuente la Reina, Poligono de La Olivera, nº 32 in Altura (12410 Castellón) , alla quale si contesta lo sfruttamento al limite della schiavitù della manodopera immigrata. La società è giunta nel Salento (Soleto) subentrando in appalto ad aziende quali la Uthe oil e la Proener che a loro volta avevano acquistato le autorizzazioni da piccole società locali nella fattispecie la Apulia Renewable Energy srl. (parliamo della ex Italgest di Paride De Masi e che tra i soci aveva Roberto De Santis ) e Solar ventures SrlVa.
Ad accordi fatti“partire dal 14 aprile 2011 gli operai in regola con il contratto (cira 400 a fronte di 100 lavoratori in nero) percepiranno un anticipo di 1500 euro per poi saldare il tutto (lavoratori a nero compresi) entro il 30 di aprile 2011” i dipendenti verranno retribuiti attraverso un fondo d’investimento italo-cinese Global Solar Fund S.C.A Sicar che pare abbia diverse partecipazioni tra le quali quella Apulia Renewable Energy srl. , stesso nome che si ripete anche in merito agli Impianti fotovoltaici abusivi in provincia di Brindisi nelle contrade Trullo-Masseria Caracci (Saline Parco della Contessa), Trullo, e contrada Capitan Monza la Apulia renewable energy, proprietaria di un impianto da 10 megawatt, e altri tre impianti da un megawatt l'uno di proprietà della Girasole srl, la Photos srl, la Geo sr .
Potremmo ricercare altro e altro ancora , basta una lettura delle cronache locali e delle dichiarazioni degli ambientalisti, quelli veri, o della gente comune dei lavoratori degli inoccupati delle casalinghe, ma andremmo troppo oltre, quello che importa rilevare è che va messo in discussione un sistema fatto di leggi tardive , di dichiarazioni ad effetto che arrivano come ultime, di promesse mancate, di spot preelettoralistici, di assunzioni a pochi giorni dalle elezioni , di Masanielli di occasione che, come nei circhi più scadenti, pilotano gli animali in gabbia semiaddormentati.
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mercoledì 20 luglio 2011
Comunicato stampa - Sia ripristinata la scorta a Gianni Lannes!
Apprendiamo con disgusto che il Ministero dell'Interno ha revocato la scorta a Gianni Lannes, giornalista indipendente che ha subito ripetute minacce di morte e rischiato attentati contro la sua persona (fortunatamente sempre sventati) per le sue inchieste coraggiose tra cui quelle sulle navi dei veleni affondate nei mari italiani, sul traffico di rifiuti nucleari, sull'inquinamento da inceneritori, sulla sanità pugliese, sull'omicidio di Ilaria Alpi. E' l'ennesima dimostrazione che in questo paese le istituzioni cosiddette democratiche, che oggi (anniversario dell'attentato a Borsellino) hanno organizzato la solita cerimonia fasulla sulla "legalità" con piagnistei sulle vittime di mafia, sono di fatto complici degli interessi della malavita organizzata e dei gruppi privilegiati delll'economia. Prevedibile anche il silenzio assoluto di tutti i politici, di destra e di sinistra, e dei grandi organi di informazione, che continuano a far arrivare ai cittadini solo menzogne gridate ad alta voce, mentre oscurano e mortificano le persone indipendenti che cercano di raccontare la verità toccando argomenti "scomodi" e interessi inconfessabili. Naturalmente, chiediamo che a Lannes venga resa subito la sua scorta; noi contribuiremo a informare di questo scandalo i cittadini - visto che la notizia è stata fatta passare in sordina - e a far scoppiare la protesta se necessario.
Movimento Per il Bene Comune
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Clicca qui per chiedere il ripristino della scorta a Gianni Lannes
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domenica 26 giugno 2011
"Alla Mafia non ci sto!"

Il suicidio di Vincenzo è un atto di accusa feroce contro l‘immagine edulcorata di una città qualunque, che va in bici la domenica , che il sabato sera si tuffa nella movida, che nasconde una rete di alleanze di potere mafiosa, dai clan malavitosi, ai rappresentanti di poteri forti economici, notabili altolocati e corrotti, una città permeata dalla rassegnazione e dalla condivisione di tante illegalità che favoriscono la cultura mafiosa
Dovrebbe scuotere le nostre coscienze il grido del povero operaio “depresso”, ma si scontra con l’indifferentismo sociale che fa accettare come inessenziale lo spaccio sotto casa o gli episodi di bande politico-affaristiche che continuano ad appropriarsi di denaro pubblico a nostre spese , più facile non vedere ,distrarsi e sperare che tanto non ci tocca più di tanto il disperato volo del dipendente delle multi servizi
L’estremo gesto questa volta nella sua assolutezza drammatica ha qualcosa in più, è accompagnato da un biglietto raccolto da un suo amico su cui era scritto “Alla Mafia non ci sto”, non un pensiero alla famiglia o alla sua disperazione, ma a quel sistema di corruzione trasversale che decide il destino delle persone . Un’accusa grave perché per quanto le motivazioni di un suicidio siano esistenziali esiste una percezione di alienazione prodotta dalla presenza subdola , che invade gli spazi vitali della nostra esistenza, di quella “mafia pulita” che non uccide più, ma compra e corrompe, si infiltra nelle attività economiche e nella vita della gente che ci fa adeguare all’idea della normalità del crimine
Forse nel suo gesto estremo Vincenzo ha voluto rompere anche questo legame con una società “mafiogena” che si fonda sull’egoismo e accentua disuguaglianze che, in un momento di crisi totale e sistemica, dilagano . E in questa crisi il mondo del lavoro è quello più attaccato perché la ricerca della sopravvivenza spinge ogni giorno centinaia di migliaia di lavoratori ad andare ben oltre i propri limiti fisici accumulando ore ed ore di straordinario, ad accettare mansioni che danneggiano la salute, o a lavorare in nero in un cantiere o in un’industria, senza che siano rispettate le norme di sicurezza, e può succedere che l’ansia e il peso del compromesso , dell’ingiustizia e della prevaricazione possano privare della lucidità necessaria e indurre un brav’uomo a gettarsi dal sesto piano dello stabile del Comune.
L’accusa feroce del dipendete della multi servizi di Bari va oltre la tragedia individuale , acquisisce un carattere simbolico contro il mondo del lavoro ormai teatro di guerra disumanizzato , senza regole dove chi perde sono sempre i lavoratori ingannati dalla falsa retorica dei politici e del mondo sindacale la cui credibilità è ormai ridotta a zero.
Il mondo del lavoro e del suo baratto, il luogo dove si fa strada l’infiltrazione mafiosa ,che non è il signore con la coppola e la lupara, ma è un pensiero , un modo di fare e di tollerare il malaffare, è l’esigenza dell’economia di continuare a restare “sul mercato inducendo migliaia di imprenditori o dirigenti o consulenti a perdere la propria umanità trasformandosi in individui senza scrupoli, pronti a mercanteggiare qualche scampolo di produttività con la vita delle persone.
Ovviamente rispetto a quest’ultimo episodio non mancano e non mancheranno dichiarazioni da parte di ogni colore o fazione politica, ma sarà difficile dover replicare, senza cadere nella solita magniloquenza singhiozzona, alle lapidarie parole 'alla mafia non ci stò, perché per anni e anni si è fatta passare l’idea di una società sana, di istituzioni che controllano il sistema criminale, mentre predicano un’antimafia unicamente a sostegno dei magistrati impegnati in inchieste sulla mafia, e praticano un'educazione alla legalità astratta e formalistica, che coltiva idee di mafia stereotipe (emergenza, antistato), delegando a leaders più o meno carismatici la lotta alla mafia che spesso rimane allo stadio di aspirazione.
Quel biglietto in questo quadro è disorganico fuori luogo, non previsto, ha infatti, sbilanciato, per ora, i vari rappresentanti istituzionali, che non lasceranno “sola” la famiglia;ma l’operaio quarantenne della società mista Multiservizi di Bari è stato lasciato solo per tanti anni , e non è la sua un’eccezione, in questa mediterranea e rinunciataria città, ci sono migliaia di storie da raccontare che vengono nascoste all’opinione pubblica, perché imbarazzanti sul piano morale, come lo scandalo dei coniugi Tempesta , disabili senza uso degli arti inferiori, che per una serie di cavillosità giuridiche disumane e inique,verranno sbattuti fuori dalla loro abitazione senza che la pubblica amministrazione abbia provveduto a una decorosa sistemazione. Ci si chiede dove andrà a vivere la famiglia Tempesta, non potrà nemmeno accomodarsi nel Palazzo di città , che è di tutti , nemmeno davanti ai gradini , come altri sfrattati più fortunati di loro perché possono utilizzare le gambe, infatti l’edificio non ha nemmeno superato il gap delle barriere architettoniche. E ci si chiede anche del destino di quell’altra signora con figlio gravemente malato anche lei sfrattata, con proroga di 10 giorni, per delle analisi che non potrà fare perché non ha i 60 euro necessari per il ticket sanitario, e così via.
Sicuramente l’informazione di questi singoli casi ingenererà sdegno, ma nonostante si percepiscano anche nella propria vita tanti problemi, moltissime persone continuano a lasciarsi condizionare dalla propaganda e non riescono a vedere la realtà e poi, già domani queste storie saranno vecchie perché ci saranno nuove cose di cui occuparci e la morte di Vincenzo come tanta altra disperazione presto sarà dimenticata .
Fa parte della strategia di quel processo di disumanizzazione di cui siamo vittime e che ci condanna all’isolamento e all’indifferenza, e di questo i primi ad esserne consapevoli sono i più deboli . L’ho letto stamane negli occhi e nelle parole sfiduciate di Gianna Tempesta , che, dalla sua carrozzella in cui è inchiodata da sempre, a voce bassa mormorava “non ho più voglia, oggi non ho più voglia di lottare”, dalle strette di mano di quei pochi che nel loro semplice gesto cercano un momento di incontro per liberarsi dal degrado sociale , morale e materiale in cui ci hanno fatto precipitare . Erroneamente si continua ad aspettare un leader o un gruppo di dissidenti che possa guidare verso un radicale cambiamento ,inutile e vana speranza, il mutamento potrà determinarsi solo partendo da noi stessi.
E mi piace immergermi nel mio sogno e immaginare noi cittadini che riprendendoci in mano la nostra vita alzando la testa in un moto di dignità e di orgoglio, finalmente riusciamo a gridare: Alla Mafia non ci sto!
per Vincenzo, Gianna e Gianni Tempesta e la loro figlia , per Pasquina e le tante e tanti che lottano per la loro dignità.
domenica 27 febbraio 2011
Archiviato: mezzo salvato?
Il governatore Vendola esce dall'inchiesta sanità in cui risultava indagato per concussione. Anche questa volta le intercettazioni telefoniche hanno assunto un ruolo chiave, come è successo (anche troppo) per altri scandali giudiziari. Nello specifico, queste risalgono al periodo in cui Alberto Tedesco era ancora assessore. Ce n'è una in cui Nichi Vendola insiste con Tedesco perchè si arrivi all'assunzione di un suo uomo nel settore sanità, così entrambi convengono sul fatto che occorrerà modificare una legge regionale per riuscirci.
Nonostante questo la posizione del presidente demagogo viene archiviata dal giudice per le indagini preliminari Di Paola, perchè non avrebbe commesso fatti penalmente rilevanti. Che avrebbero dovuto consistere nella "minaccia" o "costrizione" verso i direttori generali delle Asl ad assumere come direttori sanitari e amministrativi e i primari uomini a lui graditi. Non risultando questi elementi e nemmeno quello di una ricerca di sostegno elettorale tramite le concussioni (imputata invece a Tedesco) le nomine "appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacita' di raggiungere determinati risultati". Per quanto ci riguarda, volendo fermarsi alla lettera di questa ricostruzione, viene da pensare a un rapporto di simpatia e comune appartenenza "politica" che coinvolge non solo governatore, assessore e direttori generali (come si legge dalla ricostruzione del gip) ma anche i nominativi graditi da collocare; ed evidentemente anche nel caso di questi ultimi quell'empatia è più forte della logica di "do ut des", di trattativa per uno scambio di favori. Anche perché parliamo di papabili direttori e primari, non di semplici impiegati o infermieri - che potrebbero essere perlopiù estranei alle alte cerchie di amicizia politica.
In breve, Vendola ha spinto per piazzare alcuni individui, già a lui fedelissimi, il cui sostegno elettorale era e rimarrà già assicurato in partenza. Si tratta cioè di un quadro di favoritismi ancora più schifoso del primo. E comunque, rimane la pesante responsabilità politica. Altro che ammutolirsi per rispettare le decisioni della giustizia formale, in nome del culto della "legalità".
La domanda sorge spontanea. Dove sono tutti quei personaggi che ogni giorno fanno un rumore assordante sulle inchieste del premier, sulla difesa delle intercettazioni, della legalità soprattutto formalista e della "santa magistratura", tirando in ballo la moralità e la dignità? Perchè continuano a non prendere una posizione, come nel 2009 quando il malaffare nella sanità è emerso per la prima volta, riguardo alle forniture di prodotti sanitari?
Intanto i vendoliani, questi arroganti irrecuperabili della classe media rimbambita e di nicchia, sempre tra i piedi con i loro commenti sul web e le loro comparsate tv assicurate (qui la "buona fede della base" non esiste), non tarderanno ad affermare che la corruzione, la gestione clientelare della sanità, il taglio della spesa e la chiusura degli ospedali pubblici sono sacrosanti per mantenere la "novità" lì dov'è insediata in Puglia. Magari in questo momento lo stanno dicendo in privato. Ma chi scrive li conosce troppo bene: troveranno il modo di sostenerlo in pubblico anche se con un linguaggio fumoso e politicamente corretto, la loro arma di riserva. E ricominceranno a reagire con la solfa demente “chi vi paga? Berlusconi?”.
Da notare che Vendola nel 2005 vinse promettendo di "scacciare via i mercanti dal tempio"; perciò questa, se mai ce ne fosse bisogno, è l'ennesima conferma di come lui e i suoi accoliti siano specializzati nel gioco delle tre carte, come abbiamo visto riguardo alle vicende delle leggi-truffa sulla diossina a Taranto, dell'insediamento degli inceneritori e della ripubblicizzazione dell'acqua.
Infine, questo caso dimostra che la Puglia, ben lontana dall'essere un Eden incontaminato, è una terra dove esiste e persiste un'alleanza di potere mafiosissima - di cui Bari è punta più avanzata - fra clan malavitosi, poche famiglie locali (sempre quelle da anni) di palazzinari e industriali gretti e ignoranti, rappresentanti di poteri forti economici con sede al nord e all'estero, notabili altolocati e corrotti delle professioni liberali "illuminate" (soprattutto magistrati - come nel nostro caso - e professori universitari), classe politica nichilista ex-DC ed ex-PCI (con relative clientele annidate nel settore pubblico), e per finire intellettuali mercenari e guitti cinematografici e televisivi di basso livello, ben ambientati nei salotti romani (e facenti da testimonial del credo vendoliano).
In questa regione i confini fra criminalità, apparati dello Stato, economia e classe dirigente sono evanescenti, e il vendolismo è la massima consacrazione di questo intreccio perchè rende ogni corrispondenza tra proclami verbali e scelte praticate un’esigenza della preistoria, addirittura fastidiosa, e fa strage di ogni etica valoriale e lucidità nell'inchiesta sociale attraverso un uso manipolatorio orwelliano del linguaggio (sole, cuore, amore, bambini che giocano, bellezza, gioventù ecc.) dalla spietatezza mai vista prima (tantomeno nei modi dei vecchi politicanti democristiani imbranati), ricevendo un appoggio spropositato dai media di disinformazione di massa e dai ceti privilegiati che se ne sentono sempre più attratti.
Andrea Russo
mercoledì 8 settembre 2010
Altamura: omicidi di Mafia

Non è un fatto di sangue , è qualcosa di più, ancora Altamura , ancora l’alta Murgia fa da sfondo a delitti efferati e significativi per quel che riguarda il nuovo assetto criminal –affaristico, delitti che tanto ci riportano a quelli di Mafia per modalità, per strani e misteriosi intrecci, a inchieste che legano il mondo affaristico-imprenditoriale , agli appalti alla politica e alla criminalità La vittima è D’Ambrosio, non un semplice delinquente locale ma capoclan della zona, già noto alle forze dell’ordine facente parte del giro dell’usura e dei traffici illeciti dei Rifiuti . Sembra che questo boss volesse pentirsi, o, semplicemente, la sua morte può configurarsi come una risposta al duplice delitto del 27 marzo 2010, dove persero la vita Marco Lagonegro (legato ai clan baresi) e il suo autista Francesco Ciccimarra. Gli eventuali collegamenti saranno svelati dagli inquirenti , a noi resta solo il momento della riflessione e di come in pochi anni sia stata permessa una trasformazione radicale e sostanziale dell’assetto sociale di una città, Altamura, che avrebbe dovuto continuare ad essere famosa per il suo pane, per il Pulo , per l’Uomo di Altamura, per le libere passeggiate nei maglifici spazi del parco del’Alta Murgia.
Invece già da anni il colpevole silenzio o la distrazione delle istituzioni hanno permesso che questo luogo tranquillo degenerasse in nome degli affari, permettendo ad organizzazioni, più o meno coinvolte nelle ultime inchieste sulle ecomafie e sulla sanità, di fare soldi soprattutto con i lavori pubblici, con il giro dei rifiuti e ultimamente con le rinnovabili.
Nonostate i tanti segnali che da anni si susseguono e le innumerevoli denunce di giornalisti (Di Palo, Forina ecc) e di imprenditori costretti poi a dover essere protetti in località segrete, l’ immagine della cittadine deve essere salvaguardata ad ogni costo. La stessa scandalosa mancanza di un commissariato, in un territorio cosi fortemente compromesso, è espressione di una volontà generale di oscurare e minimizzare e nascondere .
Nonostate i tanti segnali che da anni si susseguono e le innumerevoli denunce di giornalisti (Di Palo, Forina ecc) e di imprenditori costretti poi a dover essere protetti in località segrete, l’ immagine della cittadine deve essere salvaguardata ad ogni costo. La stessa scandalosa mancanza di un commissariato, in un territorio cosi fortemente compromesso, è espressione di una volontà generale di oscurare e minimizzare e nascondere .
Ci sono state dopo il delitto Lagonigro reazioni da parte di politici locali e richieste di supporto e potenziamento delle forse del’ordine , ma a quanto pare non hanno avuto riscontro più di tanto eppure era noto il suo legame al clan Palermiti del rione Japigia di Bari, sintomatico dell’interesse espansionista della criminalità barese verso un territorio strategico inteso come punto di snodo e di apertura per i nuovi affari con la Basilicata.
Un interesse nuovo di nuovi soggetti determina un cambiamento nella pax malavitosa locale , l’equilibrio che salta motiva la nuova esplosione criminale, al rischio si contrappongono affari enormemente remunerativi , ci sono legami con la Mafia siciliana che eleva e stigmatizza una regia che travalica i confini murgiani e della stessa Puglia, stiamo parlando di rifiuti e di rinnovabili , parliamo di nuovi territori già pronti su cui investire e fare accordi , parliamo di milioni e milioni di euro a fronte dei quali la vita di un uomo, di un territorio, l’economia di una città valgono meno di niente
adele dentice
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mercoledì 4 agosto 2010
999: i numeri del fotovoltaico nella Puglia di Vendola
Il 999 rappresenta il limite di kw per chiudere un terreno ed istallare un impianto di fotovoltaico con i finanziamenti europei.In Puglia, dove la giunta Vendola ha incoraggiato l’istallazione di micro impianti inferiori a 1 MW, basta una semplice Dichiarazione di Inizio Attività presentata al Comune e si pagano gli incentivi al produttore Il fenomeno politico-imprenditoriale che fa leva sula paura dell’effetto serra e si serve di forme pubblicitarie che enfatizzano i i successi della Puglia nel campo delle rinnovabili per salvare il pianeta ,ha utilizzato la legge regionale n. 31/2008 dichiarata incostituzionale da una Sentenza di emessa dalla Corte Costituzionale, il 26 marzo 2010, che liberalizza, solo gli impianti fotovoltaici finalizzati all’autoconsumo e con potenza elettrica nominale sino a 40 KW, ovvero realizzati sulle coperture degli edifici o da realizzarsi in aree industriali dismesse (art. 2, 3 comma, della L.R. 31/2008). Per gli impianti fotovoltaici superiori a 40 KW la stessa legge stabilisce che non possono essere realizzati in aree agricole di particolare “pregio”.
Per eludere questo limite imposto dalla normativa e dalle procedure, basta ricorrere al frazionamento di un medesimo impianto in piu’ sottoimpianti, vicini, con più progetti presentati magari in tempi separati.Il gioco è fatto e migliaia e migliaia di ettari di terreno potranno essere espropriati e desertificati in una regione a vocazione agricola , dove si sbandiera la filosofia ambientalista ma si è di fatto consegnata alle lobby di potere e alla criminalità la possibilità di appropriarsi dei considerevoli incentivi pubblici, dove si continua a sostenere la moltiplicazione di numerosi inceneritori, che vengono fatti passare come centrali a biomasse da 1MW e dove numerose industrie e centrali continuano indisturbate a inquinare pesantemente il territorio, per produrre una quantità enorme di energia di molto superiore al fabbisogno pugliese; tra l’altro tutti impianti che utilizzano indisturbati fonti fossili avvalendosi dei "certificati verdi”, venduti loro dalle “industrie delle fonti rinnovabili, come a Cerano (Brindisi) o la più recente centrale di Modugno (Bari)
La corsa al business non si limita a danneggiare l’ambiente deve colpire anche le tasche dei cittadini , secondo la fonte Enel anticipando di ben 8 anni l’obiettivo della quota del 20% di elettricità prodotta fonti rinnovabili , gli aiuti aumenteranno dai 20 miliardi ai 41 miliardi di euro. Gia’ dal 2010 gli incentivi per le rinnovabili circa 2,3 miliardi hanno superato i contributi del Cip6. Questa accelerazione farà crollare il prezzo dei certificati verdi e toccherà allo stato comprarli a prezzo protetto scaricandone sulle bollette il costo . Ma ancora più compromessa e drammatica sarà la condizione economica e lavorativa dei piccoli proprietari terrieri in Puglia.
In questa regione, che è diventata il luogo dove poter accedere ai lauti finanziamenti pubblici collegati alla produzione delle eco-energie, con un euro si possono comprare terreni di ottima qualità, installare pannelli fotovoltaici e dopo 20 anni, terminata la concessione d’uso, trasformare le aree un tempo a destinazione agricola in territori edificabili con un innalzamento del valore di 200, 300 sino a 500 volte superiori a quello con cui si è svenduto. Senza contare poi i costi per lo smantellamento degli impianti. Questa è l’ultima commistione tra imprenditoria, politiche ambientaliste e criminalità.
I terreni fertilissimi e limitrofi ad arterie di comunicazione importanti o di espansione urbana verranno tolti a contadini stremati dai padroni del grande circuito commerciale, che impone loro prezzi bassissimi. Gli stessi terreni una volta motivo di orgoglio a seguito delle lotte sostenute dagli agrari sono ora diventati il campo dei maneggi speculativi e dello consumo indiscriminato del territorio.
Di nuovo il grande spreco si abbatte sui piccoli: agricoltori, consumatori cittadini tutto a favore delle grandi aziende, delle Banche europee e degli imprenditori e politici locali che, fingendosi ambientalisti, pensano ancora una volta a intascare i lauti incentivi e a colonizzare il territorio depredando i cittadini e l’ambiente togliendo alla Puglia, il suo paesaggio, la sua cultura, la sua identità.
Adele Dentice
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