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giovedì 9 febbraio 2012

Dopo le classi, le scuole pollaio


L’eccesso di zelo fa della nostra regione l’avanguardia delle “innovazioni”, come scolaretti diligenti i nostri amministratori si fanno in quattro per applicare rigorosissimamente, anche se con dolore, le indicazioni governative. La giustificazione è nell’obbligo di legge, che forse presto obbligherà a disseminare la Puglia di ulivi OGM, che sono belli e crescono in fretta(!!!!), ma questa volta tocca rivolgere l’attenzione alla scuola e al nuovo devastante intervento sulla scuola pubblica che viene fatto passare come "Dimensionamento della rete scolastica", secondo quanto previsto dall’art. 19, commi 4 e 5, della legge di conversione n. 111 del 15 luglio 2011, come integrato dalla legge 183/2011.
Un provvedimento con cui si prevede, oltre all’abrogazione delle direzioni didattiche e delle scuole medie a favore degli Istituti comprensivi (per mantenere la propria autonomia devono raggiungere i mille iscritti), l’eliminazione tout court delle autonomie scolastiche sottodimensionate , cioè con meno di 600 alunni.
Con questi interventi La Puglia perde 28 autonomie per le scuole superiori e 160 per il primo ciclo (materne, elementari e medie).
Verrebbero soppresse, in pratica, oltre 202 scuole autonome del I ciclo (circoli didattici e scuole medie inferiori) e 35 del II ciclo (secondaria superiore), con la perdita di quasi 1.000 posti di lavoro (237 direttori scolastici, 237 direttori dei servizi amministrativi, circa 100 assistenti amministrativi e circa 150 collaboratori scolastici). Portando la sola provincia di Bari al vertice della classifica nazionale con l’eliminazione del 10% di istituti scolastici, con 180 posti che salteranno tra dirigenti, direttori dei servizi e personale ATA. Le conseguenze di questa ennesima scure ricadranno impietose sui lavoratori che temono il rischio di soprannumerarietà, di mobilità , ma soprattutto grazie al patto di stabilità sempre più tangibile si rivela la cassa integrazione, in particolare per i DSGA; a questo disagio lavorativo si aggiunge poi ciò che le famiglie subiranno a causa dell’interruzione dell’attività didattica e dello spostamento degli uffici di segreteria “È un piano doloroso – ha aggiunto l’assessore Alba Sasso– sappiamo che ci saranno proteste, ma lo abbiamo dovuto presentare per rispettare la legge. Le scuole saranno accorpate perlopiù in poli "di settore", tenendo insieme i tecnici, gli artistici e le altre specializzazioni». 
La verità è che la realizzazione di un istituto comprensivo, che non può ridursi ad un mero calcolo sommatorio di alunni né diventare terreno di conquista per qualcuno, non è altro che l’appendice di quei famosi 8,5 miliardi di euro scaricati sulla scuola, né sarà chiaro comprendere quali saranno gli eventuali benefici con meno operatori a gestire poli didattici così spropositatamente numerosi. Il dimensionamento dovrebbe sostanziarsi, in linea di principio, nella costruzione di un curricolo verticale, “questo” dimensionamento, invece, sembra tutt’altra cosa, se mai molto vicino alle logiche tutt’altro che trasparenti per chi opera e vive nella scuola, con la minaccia quotidiana della perdita del posto di lavoro e lo stravolgimento dell’offerta formativa sempre più dequalificata con studenti parcheggiati lì dove imperano confusione e deficit organizzativo.
Al di là delle parole tranquillizzanti dei sindacati che chiedono garanzie in merito all’edilizia scolastica per la formazione di istituti comprensivi organizzati come college (Giovanni Verga, segretario generale della Uil Scuola Puglia) o ai tempi distesi prefigurati dalla CGIL, dobbiamo considerare i primi deleteri effetti dovuti alla combinazione di ordini di scuole differenti a cominciare dall’impossibilità di far convivere nello stesso edificio minimo 1000 alunni con attività didattiche, orari e attività di amministrazione completamente diversi e tutto sotto un’unica dirigenza. 
Dopo le classi pollaio tocca alle scuole C’è da stupirsi se la qualità della formazione decade impietosamente?
Adele Dentice

domenica 29 gennaio 2012

Che aria tira a Taranto?


La solita, niente di nuovo, I soliti modi, le solite facce, Stefano che si riconferma forte del superamento del dissesto finanziario,non di quello ambientale , ma si sa ciò che conta è la Pila o Pil, e il sindaco in perfetta continuità con lo spirito “ecologista” della SEL e del suo immobilismo parolaio, che lo sosterrà alle prossime amministrative, porta avanti la strategia della minimizzazione e della delocalizzazione. Il quartiere Tamburi è avvelenato? Il primo cittadino sdrammatizza e sostiene che c’è solo un po’ di berillio nel sottosuolo, ma poichè bisogna fare prevenzione allora si spostano gli abitanti del quartiere altrove, come si è fatto per le cozze del Mar Piccolo. Perfetto no? In tal modo l’Ilva e company continuano a sfumacchiare veleni e diffondere per aria nel terreno, nell’acqua diossine PCB, Ipa e vari metalli pesanti, il “lavoro” è salvo e la città muore, ma questo non si deve dire, anche perchè tra un po’ si entrerà nel vivo del la competizione elettorale tra un PD che tace , ma acconsente, e l’IDV che per strategia finge di opporsi pur di rimanere a galla sorretto , tra l’altro, dalle dichiarazioni accusatorie a tutto raggio del medico ematologo prestato (come si suol dire ) alla politica.
Eppure in questo frastuono ancora nessun programma, ancora tutti annegano nella vecchia logica del tira e molla dell’autoreferenzialità, compresi gli ambientalisti sbandieranti parole di fuoco contro l’Ilva , l’ENI ecc ma nella sostanza frammentati, in questo assolutamente funzionali alle logiche del divide et impera dei grandi poteri che, per distrarre l’opinione pubblica, oltre ad aver idiotizzato i cittadini idiotizza la politica osservando con occhio benevolo le primarie delle porno star .
Che triste fine per Taranto per la sua tragedia, per la sua storia, banalizzare con il risolino accattivante di due allegre signore uno scontro politico nel luogo simbolo del confine tra la vita e la morte, di una città che non appartiene solo ai tarantini ma è patrimonio artistico-culturale universale defraudato. E’ un’ offesa rivoltante per coloro che hanno perso la salute, la vita, il lavoro, che non è solo quello degli operai , ci sono gli allevatori, gli agricoltori, piccoli imprenditori tutti divorati dalla logica dell’ipercapitalismo tutti consegnati in massa dalle organizzazioni mafio-massoniche, che sono i partiti
Che tristezza per Taranto e che profonda rabbia , ci vorrebbe una ribellione generale di tutti i cittadini non della Puglia, ma d’Italia, perché Taranto è un sistema diffuso è una sperimentazione con la quale un popolo viene schiavizzato e distrutto , come avvenne qualche secolo fa durante la seconda guerra punica, quando l’intera città fu fatta a pezzi e 30.000 cittadini deportati , evidentemente è il suo amaro destino, oggi il modus operandi è cambiato si gioca sulla malattia , sulla depressione, sulla delocalizzazione, ma l’ obiettivo non è cambiato, gli antichi eredi di Sparta sono ancora vittime della smania di potere dei dominanti che per esprimere totalmente il loro dominio devono cancellare la storia e il futuro.
All’ insulto si aggiunge l’inganno delle parole subdole, perché elargiscono valori fondamentali come democrazia diretta ,libertà di espressione violandoli nella pratica quotidiana , dov’ è la democrazia se i candidati non vengono scelti dal popolo a cui si consegna un programma preconfezionato senza alcuna forma di libera scelta assembleare , dov’è la libertà di espressione se neun pensiero diverso e plurale viene censurato , ridicolizzato e se acquisisce qualche consenso iniziano le minacce?
Che tristezza per Taranto, bellissima e antica signora dove sono confluite tutte le contraddizioni della nostra Italia spezzata.

Adele Dentice

domenica 4 settembre 2011

Nella Puglia dei tanti sprechi


Nella Puglia dei tanti sprechi , così vantata da Vendola, ciò di cui ci si può concretamente “vantare” sono gli ingenti debiti nel campo della Sanità, sembra evidentemente che il Governatore della Regione Puglia, distratto da altro, non ha posto la dovuta attenzione alle parole dell’assessore al bilancio Pelillo, grande sostenitore anche lui del San Raffaele aTaranto, quando il 12 marzo scorso (Corriere della sera) affermava” la politica’ (e cioè, lui ed i suoi colleghi di Giunta) ha perso il controllo del bilancio regionale” Selo dice lui
Talmente profondo è l’abisso del deficit che l’amministrazione è stata indotta ad abrogare i comma 1 e 2 dell’art. 13 della legge regionale di bilancio 2011 (L.R. 19/2010).che prevedono l’abolizione dell’esenzione ticket per visite specialistiche anche per gli ultrasessantacinquenni e per i bambini piccoli, questo per onorare l’impegno assunto con il Governo al fine di rispettare il Piano di rientro 2010-2012. Il giro di vite prosegue con la chiusura degli ospedali , alcuni sostituiti da Punti di Primo Intervento territoriale, poi chiusi dal 31 agosto scorso come è accaduto per Mola, Polignano , Ruvo di Puglia, Alberobello, Grumo Appula . Così in nome della razionalizzazione e della necessità di fermare gli sprechi e le irregolarità parecchie decine di migliaia di persone sono state private di presidi sanitari serali e notturni, il che si potrebbe pure accettare se non incombesse l’ombra di quel pasticciaccio dell’ospedale San Raffaele con 120 Milioni di euro impegnati , per ora 60 bloccati dalla Bancaintesa gli altri 60 verranno elargiti in seguito . Magari con tutti quei soldi si sarebbe potuto pensare alla modernizzazione delle strutture già esistenti sparse per la Puglia ,ipotesi questa che non ha trovato riscontro nella volontà degli alti vertici della Regione, che con molta determinazione hanno portato avanti il progetto San Raffaele giustificando la necessità di un polo di eccellenza nella martoriata Taranto. Una città questa già dotata di due ospedali pubblici il Moscati e il Santa Annunziata che verranno presto chiusi, cedendo , senza gara d’appalto, la realizzazione del progetto alla fondazione milanese San Raffaele del Mediterraneo, il cui patrimonio risulta negativo “le passività ammontano a 1,476 milioni di cui 431 legati a leasing factoring e garanzie concesse” ( Deloitte Consulting). Su questo punto il presidente della regione Puglia, durante la conferenza stampa del 1 agosto 2011( da sottolineare l’assenza dell’assessore alla sanità Tommaso Fiore), ha “assicurato” che “…si continuerà nell’investimento di 200 milioni per garantire a Taranto un ospedale pubblico di alto livello e, ovviamente, cambierà la natura della Fondazione pugliese” contraddicendo quanto affermato pochi mesi prima, esattamente il 24 aprile 2011 “Se l’esperienza del San Raffaele dopo tre anni di sperimentazione dovesse essere fallimentare Regione e Asl si riapproprieranno di tutto” .

Il caos silenzioso che avvolge l’intera vicenda , ci interessa per varie ragioni sia per via della destinazione dei fondi europei concentrati solo sul centro sanitario di eccellenza a Taranto sia per l’enorme deficit che pagheremo in termini di tasse e di perdita di risorse umane (a luglio 51 dirigenti sanitari sono stati licenziati) e strutturale , una scure che si abbatte anche sul privato con una riduzione del 5% prevista dal Dief 2010 col doppio rischio di appesantire ulteriormente i livelli di mobilità passiva qunatificati in 130 milioni annui e comprimere i livelli occupazionali presso strutture inevitabilmente destinate a chiudere a fronte di risorse insufficienti .
Soprattutto da tener d’occhio la data del 15 settembre quando verrà consegnata la proposta concordata alla Prefettura di Milano per scongiurare il fallimento , voluta da Renato Botti già presidente del San Raffaele e ora socio della Regione Puglia, nonchè consigliere di amministrazione di Molmed spa, la cui maggioranza delle azioni, 23%, è detenuta da Luigi Berlusconi, figlio di Silvio Berlusconi mentre Science Park Raf spa, di proprietà della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor ,possiede il 21,1%) , consulente esterno dela fondazione fortemente voluto con l'entrata in scena del Vaticano il 26 luglio 2011 tramite la Banca IOR
Notizie queste che in tempi di prosperità , anche se apparente, non fanno molta presa sulle persone , ma le cose cambiano quando da certi intrecci sono colpite le proprie tasche a favore di altre , così si scopre che non è solo Il San Raffaele il problema Puglia ,perché mentre si chiudono gli ospedali, le politiche agricole precipitano nel baratro ci sono settori che vengono tutelati come quello dello spettacolo, all’Apulia Film Commission società della Regione Puglia, per esempio,sono stati affidati un milione trecentomila euro , si licenziano medici e si precarizza il comparto sanitario , ma non è dato sapere né il rendiconto del Bifest nè l’indennità economica del direttore artistico Felice Laudadio,a meno che non collabori gratuitamente, di certo si sa che i vertici di queste due società sono in trasferta al festival di Venezia 2011 a spese di chi? , e poi siamo pieni di festival e di eventi dal Wawe festival a Lecce al Puglia sounds , Puglia events ecc d'altronde il cinema la musica sono soggetti parapolitici che hanno presa sui giovani e sulle persone , come ci insegna da anni il concertone del primo maggio dove la politica la fanno le canzoni, quindi ottimo investimento per la moltiplicazione dei consensi ,intanto le aziende chiudono , le malattie dovute all’insalubrità del’aria aumentano, ampie aree della regione sono deturpate dai mega impianti eolici e fotovoltaici , l’Ilva continua spruzzare veleno che inquina l’Europa e né il presidente nè la giunta hanno variato e tagliato i vitalizi e gli emolumenti dei vari consiglieri regionali e assessori, né le spese collaterali dalle auto blu ai vari rimborsi benzina rimane la sede della foresteria in via Barberini a Roma , le autostrade gratuite, le società in house eccetera eccetera

Adele Dentice

mercoledì 6 luglio 2011

Riflessioni




Sit-in dei diversamente abili, raccolta fondi per una famiglia di sfrattati disabili, convegno contro l’amianto , riunioni con associazioni ambientaliste, spaccati di sofferenza e di giuste rivendicazione di diritti negati; luoghi dove riecheggiano, tra i toni alti e parole sommesse, richieste di giustizia e denuncie dei torti subiti dirette ai rappresentante istituzionali che a volte, stancamente, presenziano, magari con qualche giornalista compiacente,
a lla fine si ritorna a casa soddisfatti , più o meno.

Personalmente provo disagio,profondo disagio, questi incontri dovrebbero suscitare ira, condivisione di volontà di cambiamento, presa di coscienza collettiva, ma non producono nulla.

Anche i grandi cortei ricchi di urla e striscioni colorati non hanno portato a niente,è successo con i temi importanti della scuola, dello smantellamento dello stato sociale,dello Statuto dei lavoratori, della sanità , abbiamo letto articoli fiammeggianti sulle testate più importanti, assistito a innumerevoli teatrini televisivi dove i soliti furbacchioni,in prevalenza di sinistra, con toni veementi o singhiozzoni si sono fatti paladini della giustizia e della democrazia .

Pagliaccerie la realtà è che tutto è perfettamente sotto controllo , la stessa dissidenza quando viene legittimata dai media è diventata lo strumento privilegiato di vigilanza che con precisione chirurgica ingloba nel sistema tutti, anche coloro che in buona fede vorrebbero sfuggire al sistema, ma è impossibile sottrarsi a questa morsa perché essa fa parte di quella macchina organizzativa che contiene i partiti e i movimenti ad essi legati. Migliaia di volte abbiamo assistito dopo l’esplosione di spontanea rivolta , all’equivoco volutamente ingannevole della “necessità” del dialogo, portato avanti dai vari capopolo, perché da soli non si va da nessuna parte e allora è meglio il meno peggio , meglio un poco che il nulla , e il gioco è fatto, si firmano contratti di lavoro che strangolano i dipendenti, si riempiono le campagne di inceneritori perché è meglio la diossina della monnezza , si continuano a contestare le fabbriche della morte senza chiuderle perché se no si perdono i posti di lavoro , si creano i gruppi di precari che si devono fare latori delle loro rivendicazioni contro i lavoratori a tempo determinato, gruppi di ammalati di cancro contro i disabili in carrozzella…

E’ il nuovo antico modo di fare politica per tenere in mano il potere , convincere la gente che il nemico è altrove mentre i nuovi rappresentanti del popolo. guardiani del capitalismo, ligi ai loro padroni hanno annullato completamente la militanza politica e il radicamento nel territorio trasformando lo sdegno in una esaltazione momentanea , che viene smorzata subito quando il politico di turno, con cui si mantiene un contatto, fa l’ interesse del singolo o del piccolo gruppo, comprandolo.

E’ la mafia clientelare dei partiti di sinistra come della destra che ormai non rappresentano altro che le lobby di cui curano gli interessi , per questo è importante depotenziare movimenti di massa, e produrre piccoli gruppi ,sempre più piccoli che vengono poi anestetizzati con promesse di unità e di cambiamento da utilizzare al momento opportuno in fase elettorale , piccoli gruppi chiusi, da cui escludere le classi meno abbienti, quelle fuori della produzione, i precari, i cassaintegrati, licenziati o licenziabili, gli immigrati, i clandestini, quelli che vivono alla giornata, trasformati in monadi chiuse nella loro individualità, persone che non devono credere più a nulla e che devono perdere la voglia di lottare per i propri diritti , iniziando da quello del voto, perché potrebbe contenere variabili strane, non controllabili.

Eppure il malessere esiste e viene percepito da tutti , allora sopraggiunge la strategia del’inganno , dal far proprie idee buone e trasfigurarle, al presenziare le grandi manifestazioni ,fino ad appoggiare i disegni di legge per le grandi opere , quando si è ministri, che al momento opportuno potrebbero essere rinnegati o riproposti sotto altra forma sotto le spoglie della modernità, del progresso quello che dà "lavoro e speranze", che fa girare i soldi e giustifica gli sprechi dell’autostrada Salerno-Reggio o la guerriglia in Val di Susa, che fa affermare a Vendola che bisogna rinunciare al welfare e beffarsi dei referendum, lasciando inalterate le tariffe per coprire un deficit immenso non provocato dai cittadini.

Alla fin fine sono d’accordo tutti secondo la filosofia della grande ammucchiata di un nuovo vecchio progetto politico americanizzato e postmoderno di sapore dalemiano che, nonostante le scaramucce mass mediatiche, non sembra discostarsi dal pensiero vendoliano, e molto si avvicina ai progetti di Casini, Fini, Di Pietro affascinati tutti dal gran de mito americano.

E’ l’ idea di società oligarchica e disperata dove si controlla l’insofferenza e si veicolano i pensieri ,ma può succedere che in una piccola valle gli abitanti decidono di difendere la propria vita , la propria terra e, magari, si accorgono di non essere soli…

sabato 18 giugno 2011

il merito della vittoria del referendum acqua pubblica


Il merito della vittoria dell’ultimo referendum ricade tutto sui partiti che oggi ci tengono a mostrare alla pubblica opinione il loro impegno contro la privatizzazione dell'acqua e il ritorno al nucleare, come Pierluigi Bersani,per esempio, che nel 2007 firmò con il Segretario USA all’ Energia Bodman, un accordo bilaterale di partneship sulla ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare.

Si esulta finalmente per la vittoria del si anche in Puglia, dove il 15 giugno è stata approvata una legge per la ripubblicizazione dell'Acquedotto, i maligni pensano che il varo della legge sia concomitante con l’enorme strabordante manifestazione popolare di assenso spingendo la giunta verso la modifica della configurazione legislativo-amministrativa dell’Aqp da società per azioni a totale partecipazione pubblica, voluta da D’alema nel 1999 con l’ assetto proprietario ripartito tra la regione Puglia ( 87% circa) e la regione Basilicata ( 13% circa), in azienda pubblica regionale. Una legge che rappresenta una svolta epocale, ma che è stata varata con discutibile ritardo soprattutto in considerazione della sua storia alquanto complicata e controversa . Ricordiamo i sistematici annuali aumenti del costo del servizio, prima giustificati dall’esigenza delle opere di risanamento della rete, poi col dover adeguare i costi, e così via. Fino all’apertura delle paratie dei laghi artificiali più volte stracolmi di acqua che stavano per tracimare, riversando l’acqua potabile a mare rendendola inutilizzabile; in elusione di ogni legge di mercato (maggiore offerta – minor prezzo), invece di distribuirla a minor prezzo si gettava via l’acqua e si invitava la gente a non sprecarla. Né va dimentica la disputa feroce tra Petrella, l’allora presidente dell'Aqp pugliese, e Vendola ancora attuale presidente della Regione Puglia.

“Non sono riuscito, in diciotto mesi,” affermava Petrella, “ a far accettare dalla Regione Puglia, che é il socio esclusivo (insieme alla Regione Basilicata) del capitale dell'Aqp e che esercita de jure e de facto un "potere" d'intervento forte sull'Acquedotto, l'idea di costituire un gruppo di lavoro incaricato di esaminare e proporre delle soluzioni.

L'abbandono dello statuto di S.p.A. non é stato considerato un atto prioritario e di attualità”(Petrella novembre 2006).
Ma questa è storia vecchia oggi spunta una nuova legge, promessa da diverso tempo, che si orienta verso la ripubblicizzazione che però si rileva piuttosto ambigua proprio nella materia più importante , ovvero l’apertura ai privati( art. 5, comma 4)

“l'Aqp può gestire attività strettamente connesse alla gestione del servizio idrico integrato attraverso la costituzione di società anche miste nel rispetto della normativa comunitaria e statale, in regime di pubblicità delle procedure e concorrenza, destinando gli utili propri ad investimenti diretti al miglioramento del servizio idrico integrato “sostanzialmente viene rimaneggiato quel decreto Ronchi sulla privatizzazione bocciato dai cittadini. La nuova formulazione non fa più riferimento alle “attività strettamente connesse” (come appreso in sede di Consiglio) bensì alle attività “diverse dal servizio idrico integrato ma da esso rivenienti”. ma soprattutto rimane poco chiara la questione del profitto del servizio idrico. La giustificazione è stata addotta da Losappio (capogruppo Sel Regione Puglia) che teme il riconoscimento della rilevanza economica del servizio integrato da parte della Corte Costituzionale,aprendo un conflitto tra la legislazione nazionale e quella regionale, la legge è stata fatta ma …. nel frattempo si è legittimati ad aprire ad altre attività molto remunerative come i rifiuti per esempio.

Sempre nell’ottica delle buone idee che vengono distrutte , la legge stabilisce anche l’erogazione dei 50 litri al giorno fissati dalle Nazioni Unite come diritto inalienabile, un diritto scritto a riconosciuto dalla normativa regionale , a patto che sia subordinato all’attivo in bilancio!!! alquanto difficile se per garantire il minimo vitale di acqua gratis a tutti (50 litri al giorno), l’Acquedotto Pugliese dovrebbe avere un avanzo di amministrazione di 400 milioni di euro l’anno.

In pratica un altro spottone elettorale che oltre a non rispettare la volontà popolare determina un sistema oligarchico , infatti l’ AQP sarà guidato da un amministratore unico, che sarà nominato dal Presidente delle Giunta regionale entro un mese, tra candidati in possesso di comprovate esperienze e competenze professionali o in possesso di rilevante esperienza nel settore dell’organizzazione e gestione delle risorse idriche. , svuotando di fatto il Consiglio Regionale della residuale capacità decisionale.

Questa è l’ultima espressione del laboratorio politico pugliese che oltre la facciata non è riuscito a dare risposta legislativa ed amministrativa concreta alla volontà popolare emersa dalla recente consultazione referendaria , andando oltre gli equilibrismi retorici l’acquedotto pugliese rimane principalmente un appetibile serbatoio di enormi risorse finanziarie, solo nel 2009 il Margine Operativo Lordo è cresciuto fino a 87,3 milioni di Euro rispetto ai circa 61 milioni di Euro del 2008, con un incremento del+43%, E’ chiaro che chi gestisce queste risorse, pubblico o privato o misto, acquisisce un forte potere per il raggiungimento dei suoi interessi, da qui il feroce conflitto che si è sviluppato , soprattutto nella sfera politica, e più in generale tra i vari blocchi di potere, che non rinunceranno facilmente al dominio e al controllo degli utili, da qui una legge che lascia aperti spazi di intervento ai privati e il netto rifiuto a introdurre e discutere i vari emendamenti presentati anche dagli stessi dipendenti dell’ Acquedotto.

Allo stato attuale si rimane scettici anche rispetto alla possibilità i poter sciogliere i nodi prodotti dalla confusione dei ruoli delle amministrazioni al tempo stesso pubblici , in rappresentanza dei cittadini e privati in quanto possessori delle quote patrimoniali; un doppiogioco che ha favorito e promosso la concorrenza ma soprattutto radicalizzato la rete di potere clientelare a cui il sistema difficilmente potrà rinunciare, nemmeno di fronte ai risultati inequivocabili del referendum.

sabato 7 maggio 2011

Opportunisti, ORA BASTA!


Anche noi di Per il Bene Comune abbiamo appreso dell'incontro fra il presidente della regione Vendola e l'ambasciatore israeliano Meir. Già altri prima di noi hanno smentito le falsità filosioniste alimentate dal governatore, che non ci sorprendono. Da sempre sosteniamo che Nichi Vendola è un politicante tanto esibizionista quanto bugiardo, opportunista e complice del potere, perciò non ci stupisce che abbia legittimato in pubblico lo stato razzista d'Israele, mentre solo poche settimane fa piangeva lacrime di coccodrillo (in un comunicato stampa) per Vittorio Arrigoni assassinato a Gaza.

Quello che ci disgusta è lo sciacallaggio che lui e il suo partito stanno portando avanti sulla questione palestinese. Qualcuno dice in giro che "Vendola ha sempre sostenuto la Flottilla  e Vittorio Arrigoni", presentando come prova i comunicati del poeta trovati su internet. Ma è troppo comodo esprimere "dolore" e "rammarico" (o viceversa "solidarietà" e "sostegno") soltanto nei comunicati stampa o in qualche dichiarazione pubblica, possibilmente dopo che ci è scappato il morto, per avere un po' di visibilità e ingannare potenziali votanti "pacifisti" sprovveduti.

Premettiamo che in Puglia e a Bari quasi nessuno sapeva chi fosse Arrigoni prima del suo assassinio; e nessuno si prodigava per farne conoscere l'operato (a parte PBC e qualche singolo o gruppo sparuto).
Nessuno aveva mai sostenuto la spedizione Freedom Flottilla partita il 24 maggio dell'anno scorso; solo PBC la supportò pubblicamente fin dall'inizio nel silenzio dei mass-media. Tutta la "sinistra" locale (partitica e para-partitica) si risvegliò soltanto la mattina del 31 maggio, all'annuncio dell'omicidio di 15 pacifisti per mano israeliana, e appena 2 ore dopo la prima notizia (un bel record) aveva già organizzato convegni, incontri, sit-in; per "interrogarsi" o "esprimere solidarietà". All'improvviso tutti a parlare della Flottilla, quasi a farla passare come una loro iniziativa, per pubblicizzare ciascuno la propria sigla o gruppo microscopico, nonostante che a rischiare la vita sulle navi fino a due giorni prima (poi rimpatriati a forza da Cipro) ci fossero anche il portavoce e il presidente nazionale di PBC, e non Vendola nè tantomeno altri personaggi della sinistra "pacifista" o "antagonista".
Infine nessuno aveva supportato l'evento per la Giornata mondiale della Nakba del 15 maggio 2010, a cui PBC aveva contribuito.

È evidente il tentativo di oscurare quelle poche realtà autonome che portano avanti realmente (e senza compromessi) una causa giusta, scimmiottando le loro prese di posizione (con frasi ogni volta vaghe ed equivoche) e prendendosi i meriti delle loro iniziative. Perciò mettiamo in guardia tutti i sinceri attivisti (per la causa palestinese ma non solo) sia dalle bugie dei provocatori vendoliani, sia dalle eventuali farse dei partitini di turno, anche quelli che si dicono antagonisti o critici della linea di Vendola. Noi non staremo più a guardare!

Per il Bene Comune - Puglia

sabato 12 marzo 2011

Venti di libertà!






 E' frastornante il silenzio di tutte le sinistre tese ad esortare qualche tipo di “intervento umanitario” in Libia e a condividere l'idea di un'Italia portaerei degli Stati Uniti contro il, fin ora ben pagato dalla UE, guardiano dei flussi migratori.
Troppo importante la Libia per la sua posizione strategica e le sue risorse di gas e petrolio per non solleticare le voglie dei governi imperialisti , USA e UE in primis
Persino Berlusconi si è allineato, anche perchè la questione libica potrebbe salvarlo , in quanto si porrebbe come funzionale intermediatore asservito ai voleri di Washington, non è un caso che dopo un'iniziale posizione di debole condanna al generale Gheddafi, Frattini abbia poi affermato che ci vuole "uno sforzo corale di tutti", che l'Italia offre Sigonella ed è disposta come tutte le serve a condividere il peso e le spese della missione umanitaria, con improbabili onori, ma l'importante è esserci e magari come nostra abitudine storica accontentarci di qualche briciola nel banchetto che si sta allestendo.

Anche Vendola si esprime a favore del Vento di Libertà che soffia sulla Libia senza spostare l’attenzione sui Profughi.
Vendola vuole esportare democrazia contro i Tiranni locali attuali mentre qualche rivoltoso “riesuma” le insegne di Re Idris, quell’oscuro re libico filo statunitense che oltre a offrire territori alle basi militari USA e Gran Bretagna offriva loro il petrolio e il gas, sfruttando e affamando il suo popolo , tale personaggio fu cacciato dall’allora ben visto rivoluzionario anticolonialista Gheddafi, che ora ci rappresentano come un personaggio fumettistico abbagliato dal potere e dimentico di essere doverosamente attento verso il suo popolo, popolo va precisato ben lontano dalle situazione di fame o vittima di violenze democratiche presenti in altri paesi, ma che che ci dicono oppresso le cui sofferenze sono la causa delo scatenanarsi di un conflitto civile spontaneo, che comunque nella volontà del "popolo" forse non vuole essere né filo-occidentale né succube dell’oscurantismo islamista.

La libertà del popolo libico, di cui amiamo riempirci la bocca, da chi deve provenire , quindi , da noi potenze occidentali , già ampiamente screditate nelle nostre missioni umanitarie di pace ? o dagli islamisti, repressi da Gheddafi? E se le ragioni del popolo sono di natura sociale se è una rivolta del pane quali sono gli obiettivi ? liberarsi del despota senza sovvertire l’ordine costituito (sembra che pezzi del potere militare siano con i rivoltosi!) o eliminare insieme al dittatore, ex padre, della rivoluzione le multinazionali, i comitati d’affari e il capitale finanziario globalista?
E, ritornando alle dichiarazioni del governatore delle Puglie, perché è convinto della necessità “morale” dei nostri interventi umanitari in Libia , e mostra interesse relativo verso gli sbarchi di fuggitivi che stanno intasando i nostri centri di accoglienza? Forse ingenuamente influenzato dalle notizie diffuse dai media , dispensatori generosi delle false notizie sull’ Irak Afghanistan Gaza ecc., che ci parlano di 10.000 morti, di bombardamenti, mai ripresi da nessuno né comprovati da testimoni italiani che hanno sempre parlato di scontri armati per le strade e mai di bombardamenti. O delle fughe del generale libico verso il Venezuela , ospite dell’odiatissimo dagli USA Chavez, tanto per gettare ombre anche su quest’ultimo?In realtà le informazioni sono poche si sa solo che esiste una rete di forze difficilmente individuabile sostenute dai “filantropi” occidentali e soprattutto diventa sempre più chiaro come le rivoluzioni colorate abbiano fatto scuola , gli imperialisti statunitensi operano dietro le quinte scegliendo la soluzione più conveniente e gli altri a seconda delle direttive tifano per gli uni o per gli altri. Intanto i flussi emigratori continuano ma noi non dobbiamo guardare, se i nostri campi di concentramento ovvero Cie , mutuati da quelli libici o quelli sionisti per i palestinesi, scoppiano e non si riesce a sostenere le bombe umane , noi dobbiamo prepararci alle nuove missioni di umanitarie e battere le mani quando sulle nostre teste svolazzano gli aerei portatori dei venti di libertà.


Adele Dentice

giovedì 3 marzo 2011

Sanità Puglia: oneri e onori


Il presidente della giunta regionale pugliese, da sempre paladino della legalità, quando scoppiò lo scandalo sanità in Puglia, reagì promettendo pulizia e trasparenza. Prima, a febbraio, le dimissioni – accettate – dell’assessore alla Sanità Alberto Tedesco («promosso» comunque senatore), poi l’azzeramento della giunta all’inizio di luglio. Eppure Vendola non poteva non conoscere il conflitto di interessi di Tedesco quando lo scelse nella sua squadra, nel 2005. né quando nel 2007 affermava «Alberto Tedesco l’ho scelto liberamente – e penso di aver fatto una buona scelta – e oggi nel nome di un’idea della moralità e di un’idea della coerenza con la mia storia, chiedo ad Alberto Tedesco di restare al suo posto».  
Oggi Tedesco, graziato dalla destra,  viene scaricato dai suoi ex compagni  e dal sindaco di Bari Emiliano che, all’epoca  in qualità segretario di partito regionale del PD, andò da Vendola ad intercedere per l’assessore quando il Presidente della Regione Puglia voleva sostituirlo con Lea Cosentino.

È una squallida commedia in cui tutti si scandalizzano e prendono le distanze, ma per finta perché poi interviene l’altra parte a ricomporre la scacchiera; eppure da trent'anni, ogni anno, uno scandalo sconvolge la sanità pugliese. Un male che  ha radici antiche e che, per la verità, pervade tutta l’Italia.
La salute è un bene che chiunque è disposto a pagare a qualunque costo, se necessita una Tac piuttosto che aspettare mesi se non anni ci si rivolge all’amico dell’amico; è un sistema che non ha bisogno delle grandi organizzazioni criminali per poter andare avanti e pascersi, nasce e si nutre delle necessità dei poveracci e il diritto si aggancia al favore.
È un sistema consolidato che affianca medici e personale parasanitario competenti e onesti a soggetti che alla incapacità e alla strafottenza sommano indubbie capacità speculative e questo humus ha avvicinato sempre più la sanità alla politica e alla criminalità organizzata, ricordiamoci lo scandalo delle Case di Cura Riunite a Bari  che drenavano denari, favori, tangenti.
Intanto i sistemi di potere si sono andati sempre più inabissando e frammentando né veniva operata quella bonifica morale che ci si aspettava da un cambio di guardia, al contrario si è continuato con l’impianto  delle nomine politiche  di direttori amministrativi e sanitari , dei consigli di  amministrazione,  di primari, tutto   al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione nelle istituzioni. 
E sulle assunzioni candalose non sono mancati i pannuccelli caldi: "In base alla normativa nazionale è la giunta che procede alla nomina dei manager in modo assolutamente discrezionale. Per questa ragione, ho voluto una legge regionale, che purtroppo il governo ha impugnato alla Corte costituzionale… La procedura è attualmente in corso".  Solo che la legge regionale in materia risale soltanto al 25 febbraio 2010, mentre Tedesco è stato nominato assessore nel 2005 e ha avuto tanto tempo per nominare quei manager che nonostante gli scandali e la crisi economica  non si sono fatti scrupolo di  aumentarsi i compensi (12 mila euro al mese i direttori amministrativi e 15 mila euro i direttori generali).

Del vuoto politico e culturale sul tema della sanità oggi si accusano i vari gruppi politici che si sono alternati nella gestione della cosa pubblica senza che si sia  mai registrato un gesto dovuto di etica e sensibilità. Oggi si entusiasmano le folle con parole e denunce, proposte avanzate e programmi politici all’avanguardia,  ma resta la fotografia impietosa di un miliardo di euro di disavanzo tra il 2006 e il 2009 dell’aumento della spesa farmaceutica e dei ricoveri, dei ritardi nei pagamenti e delle migliaia di assunzioni contro legge. Ma Vendola nega tutto, anche se oltre le smentite rimangono comunque inalterate le strettoie imposte dal buco senza fondo della sanità la responsabilità della chiusura di ospedali in tutta la Puglia, del taglio di 2100 posti letto e dell’introduzione del ticket sui medicinali.
Rimangono le lacrime e sangue di innocenti: anziani, poveri, disabili, extracomunitari, pazienti oncologici e i pronto soccorso affollati e liste di attesa ancora più lunghe e un sistema senza oneri e onori  sempre meno capace di sostenere gli  urgenti bisogni dei malati.

Adele Dentice

domenica 27 febbraio 2011

Archiviato: mezzo salvato?



Il governatore Vendola esce dall'inchiesta sanità in cui risultava indagato per concussione. Anche questa volta le intercettazioni telefoniche hanno assunto un ruolo chiave, come è successo (anche troppo) per altri scandali giudiziari. Nello specifico, queste risalgono al periodo in cui Alberto Tedesco era ancora assessore. Ce n'è una in cui Nichi Vendola insiste con Tedesco perchè si arrivi all'assunzione di un suo uomo nel settore sanità, così entrambi convengono sul fatto che occorrerà modificare una legge regionale per riuscirci. 

Nonostante questo la posizione del presidente demagogo viene archiviata dal giudice per le indagini preliminari Di Paola, perchè non avrebbe commesso fatti penalmente rilevanti. Che avrebbero dovuto consistere nella "minaccia" o "costrizione" verso i direttori generali delle Asl ad assumere come direttori sanitari e amministrativi e i primari uomini a lui graditi. Non risultando questi elementi e nemmeno quello di una ricerca di sostegno elettorale tramite le concussioni (imputata invece a Tedesco) le nomine "appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacita' di raggiungere determinati risultati". Per quanto ci riguarda, volendo fermarsi alla lettera di questa ricostruzione, viene da pensare a un rapporto di simpatia e comune appartenenza "politica" che coinvolge non solo governatore, assessore e direttori generali (come si legge dalla ricostruzione del gip) ma anche i nominativi graditi da collocare; ed evidentemente anche nel caso di questi ultimi quell'empatia è più forte della logica di "do ut des", di trattativa per uno scambio di favori. Anche perché parliamo di papabili direttori e primari, non di semplici impiegati o infermieri - che potrebbero essere perlopiù estranei alle alte cerchie di amicizia politica.
In breve, Vendola ha spinto per piazzare alcuni individui, già a lui fedelissimi, il cui sostegno elettorale era e rimarrà già assicurato in partenza. Si tratta cioè di un quadro di favoritismi ancora più schifoso del primo. E comunque, rimane la pesante responsabilità politica. Altro che ammutolirsi per rispettare le decisioni della giustizia formale, in nome del culto della "legalità".

La domanda sorge spontanea. Dove sono tutti quei personaggi che ogni giorno fanno un rumore assordante sulle inchieste del premier, sulla difesa delle intercettazioni, della legalità soprattutto formalista e della "santa magistratura", tirando in ballo la moralità e la dignità? Perchè continuano a non prendere una posizione, come nel 2009 quando il malaffare nella sanità è emerso per la prima volta, riguardo alle forniture di prodotti sanitari?

Intanto i vendoliani, questi arroganti irrecuperabili della classe media rimbambita e di nicchia, sempre tra i piedi con i loro commenti sul web e le loro comparsate tv assicurate (qui la "buona fede della base" non esiste), non tarderanno ad affermare che la corruzione, la gestione clientelare della sanità, il taglio della spesa e la chiusura degli ospedali pubblici sono sacrosanti per mantenere la "novità" lì dov'è insediata in Puglia. Magari in questo momento lo stanno dicendo in privato. Ma chi scrive li conosce troppo bene: troveranno il modo di sostenerlo in pubblico anche se con un linguaggio fumoso e politicamente corretto, la loro arma di riserva. E ricominceranno a reagire con la solfa demente “chi vi paga? Berlusconi?”.
Da notare che Vendola nel 2005 vinse promettendo di "scacciare via i mercanti dal tempio"; perciò questa, se mai ce ne fosse bisogno, è l'ennesima conferma di come lui e i suoi accoliti siano specializzati nel gioco delle tre carte, come abbiamo visto riguardo alle vicende delle leggi-truffa sulla diossina a Taranto, dell'insediamento degli inceneritori e della ripubblicizzazione dell'acqua.

Infine, questo caso dimostra che la Puglia, ben lontana dall'essere un Eden incontaminato, è una terra dove esiste e persiste un'alleanza di potere mafiosissima - di cui Bari è punta più avanzata - fra clan malavitosi, poche famiglie locali (sempre quelle da anni) di palazzinari e industriali gretti e ignoranti, rappresentanti di poteri forti economici con sede al nord e all'estero, notabili altolocati e corrotti delle professioni liberali "illuminate" (soprattutto magistrati - come nel nostro caso - e professori universitari), classe politica nichilista ex-DC ed ex-PCI (con relative clientele annidate nel settore pubblico), e per finire intellettuali mercenari e guitti cinematografici e televisivi di basso livello, ben ambientati nei salotti romani (e facenti da testimonial del credo vendoliano).
In questa regione i confini fra criminalità, apparati dello Stato, economia e classe dirigente sono evanescenti, e il vendolismo è la massima consacrazione di questo intreccio perchè rende ogni corrispondenza tra proclami verbali e scelte praticate un’esigenza della preistoria, addirittura fastidiosa, e fa strage di ogni etica valoriale e lucidità nell'inchiesta sociale attraverso un uso manipolatorio orwelliano del linguaggio (sole, cuore, amore, bambini che giocano, bellezza, gioventù ecc.) dalla spietatezza mai vista prima (tantomeno nei modi dei vecchi politicanti democristiani imbranati), ricevendo un appoggio spropositato dai media di disinformazione di massa e dai ceti privilegiati che se ne sentono sempre più attratti.

Andrea Russo

giovedì 24 febbraio 2011

"We have a problem"


Qualche mese fa prima di Natale il nostro governatore ci fece recapitare i pacchi doni provenienti dalla Campania arrivarono in anticipo e avevano un aspetto un po’ strano. Arrivarono in tarda mattinata stivati dentro dei camion primi sei diretti alle discariche pugliesi. Ogni mezzo trasportava 30 tonnellate di umido. Benché altre regioni (Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche e Molise) avevano dato la loro disponibilità, al momento l’unica intesa siglata era quella del 3 dicembre con la Puglia. Quando si dice Culo!!
Poi gradualmente i camion diretti in Puglia sono diventati circa 18. L’accordo prevede lo smaltimento di 500 tonnellate di frazione umida campana al giorno (50mila totali) nelle discariche private di Grottaglie, Statte e Monteparano (Ta), che già accolgono spazzatura da altre regioni (tra cui il Veneto).giusto perché qualcuno pensi che l’inquinamento da diossina non sia già un problema per Taranto.

Così mentre si importa monnezza sullo Jonio dall’altra parte, sull’Adriatico, la discarica di Conversano, in contrada Martucci, ormai satura deve chiudere. Dietro decisione del Tar Puglia accogliendo il ricorso presentato dal Comune di Conversano contro Regione Puglia e Provincia di Bari nei confronti della Lombardi Ecologia srl, gestore dell’impianto. La discarica, attiva dal 1996, avrebbe dovuto chiudere il 31 dicembre 2009. La Regione approvò allora un’ordinanza per posticipare la chiusura di 180 giorni, in attesa che fosse pronto il nuovo impianto complesso di Conversano.

Allora mi chiedo: se già nel 2010 una buona parte delle autorità politiche pugliesi, che avevano più volte millantato, anche in tempi recenti, un possibile “rischio emergenza rifiuti” anche in Puglia, come mai si importa da altre regioni?  Sarà che si spinge per la costruzione di nuovi inceneritori sul territorio? Tutti sotto l’egida della holding che fa capo all’attuale presidente di Confindustria Emma Marcegaglia?

Come si spiegherebbe diversamente se è vera questa situazione di presunta “emergenza”. Perchè la Regione si è prestata a ricevere le oltre 80 mila tonnellate di rifiuti campani ? Dopo aver accolto per anni quelli del Veneto, sorgere il dubbio che gli inceneritori, uno dei quali attualmente in costruzione in località Paglia a Manfredonia (Fg), sorgano proprio ad hoc per occasioni come questa. Vale a dire l'emergenza.
Un emergenza pilotatata? Accelerata? Fate voi, certo con lo smaltimento dei rifiuti delle altre regioni …… c'est plus facile!
Sto governatore della Regione come ha chiamato il partito? Ecologia e libertà?
..."Houston, abbiamo un problema"

Antonino Cimino

mercoledì 5 gennaio 2011

Gianni Lannes Ciarlatano?: la risposta del giornalista Lannes


Gianni Lannes è un ciarlatano? Allora fuori le prove! L’anonimato di chi mi spara addosso pur di denigrarmi a tutto spiano rende ancora più credibile il risultato del mio documentato lavoro giornalistico. Non ho padroni, né padrini o sponsor: sono un uomo libero.
Procediamo per ordine.
1) Screditare Vendola e sostituirlo? Follia pura. Uno dei tanti tentativi di mercificare il mio lavoro è stato quello di creare una pagina su facebook, intitolandola SENZA IL MIO CONSENSO “Gianni Lannes governatore di Puglia”. Appena ne sono venuto a conoscenza ho smentito pubblicamente e i diffidato i titolari di facebook. Oltretutto non mi sono candidato mai in nessuna tornata elettorale e non ho mai militato in un partito o in un sindacato. Da parte mia o di Italia Terra Nostra non è mai decollata alcuna campagna denigratoria nei confronti del guru di Terlizzi. Le inchieste sul malaffare sanità e sul “san Raffaele del mediterraneo” - un affare privato con denaro pubblico (vedi ricorso straordinario al presidente della Repubblica) hanno semplicemente smascherato Nichi, l’assessore regionale Pelillo, don Verzé e tutti i sodali di Berlusconi sotto mentite spoglie. Tant’è che l’8 settembre 2010, dopo una serie di inchieste pubblicate dal giornale Italia Terra Nostra, l’avvocato Paolo Ciaccia - socio di studio dell’assessore al bilancio Pelillo - è stato costretto a dimettersi dalla carica di presidente della fondazione “san Raffaele del mediterraneo”. Tant’è che la posa della prima pietra prevista ai primi di novembre 2010
2) è saltata definitivamente. Tant’è che il sindaco di Taranto (Ippazio Stefano, di professione pediatra) da me intervistato ha smentito pubblicamente il governatore Vendola (vedi intervista video pubblicata da ITN)… eccetera eccetera eccetera…

3) Per le mie conferenze non ho mai percepito un compenso economico. Basta informarsi accuratamente presso tutti gli organizzatori spontanei sparsi in Italia e all’estero (l’ultima conferenza l’ho tenuta a Grottaglie, organizzata dal comitato vigiliamo sulla discarica (la prof. Ssa Etta Ragusa, nota e stimata pacifista italiana potrà offrire utili ragguagli a tale proposito). Quanto ad ITN i magri introiti (in un anno e mezzo meno di stipendio di un operaio) versati alla luce del sole dai lettori su una carta “poste pay” ( di cui è titolare la sig.ra Isabella Antonacci) sono serviti a pagare le spese di gestione della testata. Per il mio lavoro di ricerca sul campo ho investito circa 20 mila euro solo nell’anno 2010 e sovente denaro ad associazioni che lottano realmente per il bene comune.



4) Le mie inchieste giornalistiche accurate e rigorose negli ultimi 25 anni sono state pubblicate – solo per restare in Italia e citarne alcune ma non tutte tralasciando la televisione (RAI e LA 7) e la radio - dalle seguenti testate: L’ESPRESSO, PANORAMA, FAMIGLIA CRISTIANA, AVVENIMENTI, DIARIO, LEFT, MEDICINA DEMOCRATICA, AIRONE, LA REPUBBLICA, LA STAMPA, L’UNITA’, IL MANIFESTO, LIBERAZIONE, L’INDIPENDENTE, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, NARCOMAFIE, IO DONNA, D LA REPUBBLICA DELLE DONNE. Nel 2010 il mio libro NATO: COLPITO E AFFONDATO ha provocato la riapertura giudiziaria di una strage insabbiata. Per quest’anno è prevista l’uscita dei seguenti libri: SVENDOLA PUGLIA; BELPAESE; BOMBE AMARE; ITALIA SEGRETA…TA.

Nonostante tre attentati e le minacce di morte estese anche alla mia famiglia, sopravvivo protetto a vista dal 22 dicembre 2009 dalla Polizia di Stato (la mia casa è sorvegliata invece dai carabinieri). Sempre nel 2010 ho conseguito il premio internazionale all’impegno sociale intitolato alla memoria di Rosario Livatino e Antonino Saetta (due magistrati assassinati dalla mafia).



Ultima notizia: il governatore Nicola Vendola in una recente audizione parlamentare presso la Comissione errori sanitari (presieduta da Leoluca Orlando) ha chiesto di secretare il suo intervento. Perché? Semplice: ha chiesto al governo Berlusconi (padrone del san Raffaele del monte tabor) -Silvio tessera p2 numero 1816 è stato insignito dello stesso premio elargito a Vendola, ovvero il “cedro d’oro” – di sanare la voragine di debito sanitario della regione Puglia, accollandosi i rifiuti della Campania.

In Parlamento giacciono dall’8 luglio 2009 (primo firmatario Orlando) una dozzina di interrogazioni sul mio caso indirizzate al governo Berlusconi. A tutt’oggi non hanno avuto alcuna risposta!

Se non basta attentare alla vita per tentare di mettermi a tacere, allora si ricorre al fango. Alla prossima occasione si inventeranno che mangio i bambini. Eppure smaschero solo i bugiardi come Vendola o Berlusconi che sopravvivono da parassiti alle spalle di tutti noi!

mercoledì 8 dicembre 2010

Ti Aiuterò! Però...


L’emergenza è diventata la normalità. Rifiuti, criminalità, traffico, scioperi, trasporti, scuole, università, acqua, epidemie, I cittadini tranquilli e rassegnati, ACCETTANO TUTTO, tranne piccoli gruppi di esasperati, a volte autentici, altre volte semplicemente dei facinorosi che manifestano “a prescindere”.

Intanto i leghisti, hanno intrapreso la strada della non solidarietà, rifiutandosi, di accogliere i rifiuti campani.

Diversamente la pensa Vendola, che ha precisato di essere disponibile, ma a patto che si attuai il trasferimento dei 5 milioni di euro, mai arrivati nelle casse della ragioneria della Regione, problema risolto con il si della Puglia che nel’accogliere la monnezza determina anche la favorevole intesa tra il Governo e la Regione Puglia per il piano di rientro e, finalmente , la sanità e tutte le sue controversie verrà anch’essa dimenticata. Diventerà invisibile , come la spazzatura e la sua emergenza inesistente in Puglia come stigmatizza l’assessore Nicastro mentre sollecita la maggioranza a non paragonare l’emergenza campana ad una fantomatica emergenza pugliese.

Sempre nell’ottica del rasserenamento degli animi veniamo tranquillizzati quando ci confermano che, nel nuovo caso Emergenza Campania, saranno smaltiti solo rifiuti speciali perche quelli solidi sono rifiuti inorganici non biodegradabili e contaminano l'ambiente irreversibilmente, ma l’assessore crede nella nostra totale disinformazione e negligenza , e, soprattutto, non sa che molti pugliesi conoscono il l decreto 91/689/EEC dell'Unione Europea secondo cui molti materiali speciali per le costruzioni sono tossici.

Nell’ ansia, poi, di volere rendere più fulgente nel mondo l’immagine di bontà e accoglienza dell’amministrazione della Regione Puglia si trascura il piccolo dettaglio dei criteri di controllo severissimi che dovrebbero effettuare le asl e l’ARPA di Taranto e Bari non solo sulla stabilizzazione, nocività e mancanza di odori, quanto sulla non radioattività dei rifiuti campani.

Non è che non vogliamo essere solidali, riprendendo ciò che hanno detto il 1 dicembre a Statte i sindaci dei comuni interessati all’”accoglienza” dei rifiuti campani, ma a fronte delle rassicurazioni del CITE (Il consorzio partenopeo Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali, che già nel 2008 si assicurò 8 milioni di euro promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Protezione Civile per lo smaltimento nelle discariche del tarantino dei rifiuti dell’emergenza campana), che ci parla di un terriccio inodore e stabilizzato , quindi inerme, val la pena riportare alla memoria qualche nota storica rispetto alla monnezza radioattiva campana.

Si tratta del giugno 2008 e febbraio 2010 quando il giornale spagnolo El Pais e La Repubblica-Napoli ci informarono che La Germania ha scoperto tassi di radioattività superiori al consentito nella spazzatura già stabilizzata inviata da Napoli e destinata all’inceneritore di Amburgo si trattava nello specifico di iodio 131,(  trattamento oncologico dei tumori delle ossa e della tiroide).

Oggi, che si delinea drammaticamente la nuova i emergenza campana 2010 Nicastro si limita a rincuorare la popolazione ma ancora nonci è chiaro il istema di controlli. L'unica certezza è data dalla ribellione delle città coinvolte e scelte a prescindere dalla volontà popolare.

La Puglia è fuori dell’emergenza rifiuti ci continuano a dire, ma il numero enorme di discariche di rifiuti industriali disseminate su tutto il territorio, non sempre rilasciate secondo i criteri della trasparenza, non sono forse anch’esse emergenza? Ci convincono che per non arrivare al collasso Campania meglio subito prevenire approfittare dalla filosofia dell’emergenza su cui si costruisce il businnes della politica e delle pubbliche amministrazioni e subito istallare tanti inceneritori e convincere la cittadinanza che non c’è alternativa se no ci ritroveremo sommersi come Napoli, Terzigno dove ora stanno approntando i tanto desiderati Termovalorizzatori o fabbriche di cancro. E i partiti pro cancer celebrano il patto del nuovo oro che accomuna le organizzazioni criminali e le nuove mafie quelle degli imprenditori del Nord e del Sud e in questo accordo, davvero, l’unità d’Italia è fatta.

Adele Dentice

giovedì 25 novembre 2010

Taranto: cronaca di un inquinamento annunciato



Taranto: disastro sanitario occulto, il dramma sociale degli abitanti di Taranto, colpiti da patologie sconosciute prodotte dall'inquinamento industriale, abbandonati dalle istituzioni e dalla stato e da tutte le parti sociali.

È lo scandalo di cui la sinistra vendoliana non "sa" parlare: le persone continuano a morire colpite da mali oscuri prodotti dai disastri ambientali e l'amministrazione regionale spende 120 milioni di euro per un ospedale privato, il San Raffaele di Don Verzè amico di Berlusconi.

Intanto le voci indipendenti , quelle fuori dal coro del conformismo massmediatico piegato ai poteri forti, sono "inspiegabilmente"eclissate.

A seguito la registrazione dell'intervista a Saverio Di Florio, presidente dell'Associazione tarantina "Malati infiammatori cronici e immunitari", e a Roberto L'Imperio della FIAB di Taranto.

giovedì 21 ottobre 2010

I pannicelli caldi



Come i pannuccelli caldi che nascondono senza guarire il danno, la Regione Puglia, in rispetto delle linee guida pubblicate con decreto ministeriale 10A11230 sulla G.U. n. 219 del 18 settembre in materia di rinnovabili , frena il limite per l’assoggettabilità alla VIA degli impianti che sorgono in aree protette con la delibera 2084 del 29-09-2010 del Consiglio regionale approvata dalla maggioranza, compresi l’Udc, mentre si sono astenuti i Moderati e Popolari, decisamente contrario il centrodestra.

Il provvedimento nasce dall’esigenza di “un riequilibrio in favore della salvaguardia dei territori”, bloccando l'incidenza dei grandi impianti sui territori, ma soprattutto di disegnare un quadro di certezze dopo che la Corte Costituzionale aveva bocciato quasi tutte le disposizioni prese in esame della Valle d’Aosta, Calabria, la Basilica, il Molise e in particolare la Puglia la cui legge 31 del 2008 era stata dichiarata incostituzionale incostituzionalità degli articoli 2 e 3. Ora, che le linee guida sono state pubblicate, alle regioni resta il compito di determinare l’iter burocratico degli assensi per la costruzione, modifica e potenziamento di tutte le fonti rinnovabili, esclusi quelli offshore, la copertura economica, ma soprattutto i criteri essenziali per la localizzazione degli impianti sul territorio mitigandone l’impatto.

La Puglia, che attualmente vanta il primato di essere la regione in testa alla classifica nazionale, per potenza fotovoltaica incentivata con il Nuovo Conto Energia e che grazie allo sviluppo dell'eolico e del fotovoltaico, produce più energia di quanta ne consuma, ha favorito nel corso di questi anni la corsa al mega impianto. L’energia elettrica “green”, si attesta su 161 mW prodotti (e un aumento del 37,3 per cento dell'intera crescita nazionale rispetto al 2008: vale a dire 72 gW in più), davanti a Lombardia (che con 77 mW si attesta davanti all'intera Spagna, produttrice di 69 mW totali) e Piemonte. In pratica la Puglia ha prodotto nel 2008 come potenza fotovoltaica in mW 53; nel 2009 ha più che raddoppiato con 214 con una media nazionale del 18,8 seguita dalla Lombardia con l’11,1. Un primato che è costato caro in termini di cannibalizzazione del territorio, è sotto gli occhi di tutti il danno paesagistico che una politica poco attenta ha prodotto localizzando a macchia di leopardo impianti eolici e fotovoltaici espiantando vigneti, deformando il profilo dei centri storici senza contare gli stupri ambientali nella Daunia, nel Salento e sull’alta Murgia.
Le facili autorizzazioni, giustificate dall’alleggerimento della burocrazia, vedi la legge regionale n.31 del 2008, la deriva speculativa, i rimbalzi di responsabilità hanno favorito le società o meglio le cordate societarie che hanno già avuto la loro grossa ricompensa con gli incentivi utilizzando vaste aree su cui impiantare folte boscaglie di pale eoliche o distese di specchi, ma anche i comuni “virtuosi” hanno realizzato introiti notevoli, grazie alle royalties incassati dalle società che gestiscono i parchi. Non dimentichiamo, inoltre, che qualsiasi operatore, era autorizzato, con la DIA e nel rispetto delle norme regionali, ad installare impianti fotovoltaici in zona agricola, a prescindere dalla Delibera di Giunta ed a prescindere dalle più severe e vincolanti condizioni che un Regolamento avrebbe potuto introdurre.

E temo che il businnes non finisca qui, perché ancora nessuno ci ha parlato con chiarezza di cosa avverrà per esempio tra 29 anni, quando bisognerà procedere allo smantellamento degli impianti fotovoltaici ormai inefficaci, non si parla di costi né dei luoghi dove i residui andranno dismessi, qualcuno tempo fa aveva parlato dell’ipotesi Africa, o meglio del riutilizzo dei pannelli lì dove il sole è più intenso e non si determina la necessità dell’ utilizzo a pieno ritmo delle celle fotovoltaiche; si sorvola, inoltre, sulla fine dei terreni che per quasi trent’anni non hanno visto la luce del sole, ceduti da agricoltori ormai ridotti alla fame, e speriamo non diventino discariche occulte come quella scoperta a Soleto, né qualcuno ha specificato nei dettagli la totale incapacità di nuocere sulla salute dei vari elementi che compongono gli impianti soprattutto in fase di rimozione.

Un’ultima considerazione rispetto al tardivo provvedimento retroattivo di 180 giorni che, a quanto è dato sapere, quanto è dato sapere, quanto lascia aperte ancora alcune domande fondamentali come per esempio la definizione di chi ha la responsabilità delle autorizzazioni e degli istituti e dei criteri che devono stabilire le aree da tutelare. Chiudendo con una nota ottimistica e sperando in ogni caso che questo provvedimento porrà un argine alla speculazione selvaggia in nome dell’ecologia, una domanda è d’obbligo “questo surplus di energia contribuirà a tenere bassi i costi dell’elettricità?
 
Adele Dentice

giovedì 30 settembre 2010

L'acqua e l'aria fritta



Dell’"imminente" ripubblicizzazione della società per azioni Acquedotto Pugliese si parla da febbraio. Il 4 febbraio viene approvato dalla giunta regionale (ormai allo scadere del mandato) il disegno di legge n. 7 per la costituzione dell'azienda pubblica regionale “Acquedotto pugliese - AQP” (ancora scaricabile sul sito del Consiglio regionale della Puglia) caratterizzato da molti punti significativi. L'art. 2 stabilisce che il servizio idrico integrato pugliese "è da considerarsi servizio pubblico locale di interesse generale, ai sensi dell’art. 1, comma 3 della presente legge, perciò privo di rilevanza economica e sottratto alla regola della concorrenza" e si precisa che la sua gestione viene affidata "esclusivamente a un’azienda pubblica regionale in grado di garantire la gestione dell’intero ciclo con criteri di efficacia, efficienza, trasparenza, equità sociale, solidarietà, senza finalità lucrativa e nel rispetto dei diritti delle generazioni future e degli equilibri ecologici".
L'art. 5 del DDL prevede invece la costituzione dell’azienda pubblica regionale AQP, non avente finalità di lucro e subentrante nelle attività e in tutti i rapporti attivi e passivi alla società Acquedotto Pugliese Spa (che dunque sarebbe diventata un ricordo).

Eppure questo DDL è una seconda versione di un'altra bozza, risalente a un anno prima, in origine contenente anch’essa la dicitura "azienda pubblica regionale, soggetto di diritto pubblico". Questa bozza, frutto del lavoro di un tavolo tecnico paritario tra governo Vendola e vari movimenti e gruppi, andava approvata da parte della giunta entro il 31 dicembre 2009 e poi passata in Consiglio regionale, per diventare definitivamente legge. Ma la giunta in quel caso aveva modificato il disegno eliminando l’espressione "soggetto di diritto pubblico” e lasciando solo “azienda pubblica regionale", sollevando già proteste da parte di membri del Comitato Acqua Bene Comune, movimento impegnato per antonomasia sul fronte dell’acqua pubblica.

Solo in tempo di campagna elettorale (e siamo tornati al 4 febbraio) la Giunta approva il DDL n. 7 reintroducendo la definizione “soggetto di diritto pubblico” (fondamentale, perché una società per azioni non è una vera persona giuridica pubblica, anche se partecipata interamente dalle regioni Puglia e Basilicata come nel caso in esame, ma può diventarlo solo se sottratta alle leggi del diritto privato). Ormai però la legislatura è agli sgoccioli e manca il tempo per presentarlo in Consiglio, ove la maggioranza possa votarne la conversione in legge regionale. Ma appunto siamo in campagna elettorale: e così già il 5 febbraio si diffonde la news (tratta dall’archivio stampa del sito web della Regione Puglia) dell'approvazione del DDL da parte della giunta, riportata anche su alcuni siti di Sinistra Ecologia e Libertà. Il principio dell’acquedotto pubblico, oltre a quello dell’acqua bene comune, non è ancora diventato legge; tuttavia l’ok della giunta (esecutivo), monco del voto in Consiglio (legislativo), viene quasi fatto passare per approvazione definitiva.

Ma è una dichiarazione dello stesso Vendola la riprova che “è tutto da rifare”: a marzo il governatore uscente prende l'impegno di ripubblicizzare l'acquedotto nei primi cento giorni di legislatura in caso di rielezione. Peccato che non sia questa (ennesima) promessa a campeggiare sui manifesti per le strade, ma la filastrocca ambigua “Giù le mani dalla brocca, l’acqua è nostra non si tocca!” dei creativi delle “fabbriche”. Certo, il sottotitolo parla di tutt’altro (“ridotte del 20% le perdite dell’Acquedotto”), ma tutto fa brodo e per tanti vendoliani icono-videodipendenti, che ingaggiano quotidianamente le battaglie di commenti online, “con Nichi l’acqua è diventata pubblica”. Del resto in quel periodo riscuote successi il Comitato per l’acqua, che sta per approntare una raccolta firme per un referendum (contro alcune norme del governo sulla privatizzazione dell’acqua); allora si mette in moto la giostra della propaganda di SeL e del centrosinistra, volta a conquistare voti col pretesto di aiutare il comitato; in alcuni servizi del Tg3 nazionale si è persino parlato dell’iniziativa referendaria associandola al placet di Vendola stesso e alle immagini dei dirigenti SeL ai banchetti delle firme, oscurando al massimo il comitato (in quanto tale un organismo plurale).

Dopo la rielezione di Vendola a fine marzo, una nuova tempesta di dichiarazioni e proclami. E’ del 25 aprile una dichiarazione dell’Assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, firmatario fra l’altro per il referendum del Comitato: "la Giunta regionale ha già approvato il disegno di legge sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese elaborato dal tavolo tecnico congiunto” e “non appena il Consiglio s’insedierà, lotteremo con tutte le forze per approvarlo immediatamente”.
Altro mese, altra "approvazione". L’11 maggio la giunta riapprova “un disegno di legge finalizzato a regolare governo e gestione del servizio idrico integrato attraverso la costituzione dell’azienda pubblica regionale" come si legge nell’ennesima news del giorno dopo. Viene fatto anche riferimento esplicito al futuro nuovo volto dell'Aqp (da Spa partecipata dal pubblico ad azienda del tutto pubblica, con tanto di acquisto di quote dalla Basilicata).
Ma la storia, secondo un recente articolo da “Liberazione” (quotidiano del Prc, partito membro della maggioranza in regione), finisce il 21 luglio quando il DDL “viene spedito alle commissioni competenti. […]. Il tempo passa e non sono ancora state calendarizzate le audizioni. L'obiettivo dei 100 giorni pare sfumato. Nella migliore delle ipotesi la questione slitterà a dicembre”. Intanto, l'azienda ridimensiona le unità territoriali di Brindisi e Trani, con a rischio 170 lavoratori.

Insomma, siamo stati bombardati da una serie di trionfalistici annunci di “approvazioni” doppie e triple a mezzo stampa, che dopo mesi fanno la loro porca figura su internet confondendo...le acque. Ma se si volessero trovare disposizioni vere e proprie nella normativa regionale, scandagliando l'archivio dei bollettini postati dall'inizio del 2010 ad oggi sul sito internet del BURP Puglia (e il sottoscritto lo ha fatto) si rimarrà delusi. Neanche l'ombra della tanto agognata legge; e compare ancora la dicitura "Acquedotto Pugliese Spa" o "AQP Spa" nei testi di altri atti che si riferiscono all'Aqp. Da chi fece il gran gesto di cacciare nel 2006 Petrella dai vertici aziendali, non ci si aspetta altro.
Per giunta (e citiamo ancora “Liberazione”) i comitati acqua osano scocciare il poeta scrivendogli di difendere i lavoratori e le unità locali dalle scelte dell’azienda di Monteforte. Queste le parole testuali di Vendola: “non rispondo alla lettera del comitato Acqua bene comune. Posso soltanto affermare che non siamo in Unione Sovietica”. Una prova scandalosa dell’adesione totale e incondizionata ai desideri ultraliberisti imposti dai grandi poteri economici a danno della collettività, dello spregio derisorio e spavaldo verso ogni coerenza ideologica e verso i “poveri fessi” che credono ancora ai colori delle bandiere. Il capitalismo (al di là delle chiacchiere “filoprecarie” à-la “Ballarò” o “Parla con me”) ringrazia Nichi, l’americano, che anche sull’acqua ha potuto conservare il suo scranno e cominciare la scalata alla leadership della sinistra ammucchiata antiberlusconiana.

Riferimenti:

- Il DDL n° 7 (4 febbraio 2010): www.consiglio.puglia.it/applicazioni/cadan/aula/public/VIII/legislativi.asp (cliccare sul numero 390 per scaricare)

- I primi “annunci” (5 febbraio 2010): www.sinistraelibertacapitanata.it/2010/02/05/governo-vendola-giunta-approva-legge-su-acqua-bene-comune (con in calce link alla press-regione)


- Dichiarazione di Amati (25 aprile 2010): www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=17077

- Altra “approvazione” (12 maggio 2010): www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=17260

Andrea Russo

mercoledì 22 settembre 2010

Gli errori giusti degli ignari-consapevoli



Il culto della personalità, nemico di ogni pensiero politico nuovo e liberato dai dogmi, si riafferma continuamente. Quando la libera ricerca della verità e l'inchiesta sociale diventano una fatica da scansare, è più comodo muoversi al seguito dei "miti" che esistono già. E da qualche tempo i miti, gli idoli, puntano a costruirsi un immagine immacolata, di candida purezza e passione romantica, più che ad apparire come uomini forti. Perchè così si impressionano di più le coscienze.

Non siamo sorpresi dalle critiche che ci rimproverano l'"ossessione" per il governatore della Puglia Nichi Vendola. Siamo sorpresi dal fatto che nessuno riconosca che la nostra "ossessione" negativa è una reazione, uguale e contraria, alla Nichimania assillante che si è scatenata sui mezzi di comunicazione e informazione (che uniforma i comportamenti di massa): una pubblicità poco subliminale che ci dice che, con i pro e i contro, "Nichi è pur sempre Nichi", come la Coca Cola, Mike Bongiorno e la canzone napoletana.

Tanti hanno ormai fissato in mente l'immagine del poeta dall'animo sensibile, dell'angelo innocente sceso in mezzo ai comuni mortali che non lo comprendono, e lo trafiggono senza pietà: a toccare Nichi, codesti animi eccitati si sollevano, si sentono togliere l'unica speranza di salvezza terrena. E applicano tale modo di "ragionare" - in negativo - anche ai rivali del pollaio politico di sistema (antiberlusconismo: ovvero dimostra loro che i droni della Nato in Afghanistan sono ben peggio delle battute di Sua Emittenza e, come se volessi uccider loro un parente, ti recrimineranno l'amicizia di fatto con la P2, la mafia ecc.). Si capisce che chi si fa prendere da questa fede, butta a mare ogni barlume di logica e di coerenza per difendere in prima persona l'idolo "liberatore" della propria tribù d'appartenenza.

Ne ha avute di ombre la "rivoluzione gentile" del 2005-2010, e si è costretti ad ammettere qualche peccatuccio. Ma, si sostiene, quelli di Vendola non sono "errori" suoi. Ecco il tipico esempio abusato di questi tempi: nel 2005 il neopresidente Vendola avrebbe nominato assessore alla Sanità Alberto Tedesco, poi salito agli onori di cronaca perchè al centro dello scandalo Tarantini e responsabile di un pesante deficit di bilancio, per il fatto che lo stesso Tedesco gli sarebbe stato imposto "dall'alto" (dal PD, gli allora DS e Margherita).

Premessa: nella questione non dovrebbero rilevare i guai di Tedesco. È vero, casualmente in quel tempo il futuro assessore risultava anche proprietario di aziende sanitarie private (col rischio di conflitto di interessi dietro l'angolo) ed era stato coinvolto anni prima in inchieste giudiziarie sulla sanità insieme tra gli altri all'ex-re delle cliniche private Cavallari condannato per mafia. Senz'altro, non fa male ricordare che per i quadri dei partiti locali questi fatti erano di dominio pubblico 5 anni fa come lo sono oggi, e il dirigente PCI di lungo corso Vendola non poteva fare eccezione (a maggior ragione perchè Fitto si disse contento di avere un suo assessore nella nuova giunta del rivale). Ma questi soli fatterelli non sono la chiave per comprendere il problema Vendola, che è di ordine politico e rimarrebbe tale anche se Tedesco e simili avessero vinto per 50 volte consecutive il premio per la fedina penale più bianca d'Europa. Per comprenderlo non occorrono invocazioni alla legalità tradita (cosa sia legalità o no lo stabiliscono come vogliono le istituzioni e le lobby) ma una buona memoria e una conoscenza profonda della cultura politica di chi è oggetto della propria critica.

Bisogna chidersi con che dignità nel 2005 la sinistra radicale (e non solo quella vendoliana) abbia potuto illudere migliaia di pugliesi con il miraggio di una stagione nuova che era in partenza impossibile, perchè basata su di un'alleanza con forze tutt'altro che "rivoluzionarie", dai programmi lontanissimi dai propri e ovviamente con un peso politico tanto maggiore da determinare per forza l'azione concreta della nuova giunta - come appunto ammettono a denti stretti gli stessi Nichi-fans. "Purtroppo si sapeva che gli uomini di D'Alema e Pinco Pallo avrebbero preso il comando" dicono. Si sapeva? E si è continuato a non opporre resistenza, a non pensare per l'euforia?

Se davvero Vendola fosse stato uno sproveduto tale da accorgersi, all'ultimo momento, d'essere sotto schiaffo del blocco partitico che lo sosteneva (ma noi pensiamo che un presidente di regione sia grande e vaccinato per fare nomine e scelte da solo!) avrebbe dovuto dare la prova autentica di essere diverso come si autodefiniva: lasciando la guida della coalizione e rinunciando alla poltrona di governatore (avete letto bene: r-i-n-u-n-c-i-a-r-e) per non cadere in contraddizione con gli obiettivi dichiarati. E anche tutti gli altri fedelissimi avrebbero dovuto mettere in discussione i propri scranni per fare la stessa scelta etica.

Si sa come vanno queste cose. La vittoria elettorale contingente con tanto di folla in festa sugli schermi televisivi (ecco la vera americanizzazione della politica, altro che berlusconismo e altre scemenze) e l'intronizzazione del reuccio (travicello per giunta) hanno contato più dell'etica e della coerenza. Certo, si è  mancati di rispetto verso la dignità dei cittadini pugliesi (a cominciare da quelli che credevano alle sue promesse di pulizia e di discontinuità): tant'è che alle ultime regionali ben il 71% dell'elettorato attivo (tra cui un 37% di astenuti) non ha affatto votato per Vendola, e ciò dà l'idea della grande fiducia popolare di cui gode. Ma vuoi mettere questi dettagli insignificanti con la tournee per i talk-show di Raitre o La7 tutti dedicati al "leader di popolo"?
 
Andrea Russo

lunedì 23 agosto 2010

L'Eldorado della green energy


In Puglia ci manca solo il nucleare, per il resto è l’Eldorado della green energy in tutte le sue forme. Alla soddisfazione di chi ha promosso il proliferare dei megaparchi eolici o fotovoltaici che siano, premiando «anni di ricerca, lavoro e investimenti finalizzati all’attuazione di una innovazione tecnologica», fanno da contraltare dubbi e preoccupazioni che si levano dai territori interessati; lasciano perplesse, infatti, le pale eoliche che producono energia elettrica in perdita, considerando che per ogni chilowattora di energia elettrica prodotta, il contribuente ne paga tre.

Il vero business dell'eolico deriva dall'incentivo pubblico che va ad arricchire i soliti furbacchioni dal momento che gli utenti non ricavano alcun beneficio e il territorio viene letteralmente divorato. Anche i più acerrimi difensori di queste scellerate pseudopoliche ambientaliste non possono non considerare la diminuzione repentina dei campi ad uso agricolo e la presunta violazione delle aree Zps (Zona a protezione speciale) o gli strani intrecci con società locali come si evince dall’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Bari Renato Nitti in merito al parco eolico dell’Alta murgia zps dove sono state erette 256 torri eoliche. Tutti dati che fanno riflettere sulla “opacità“ con cui certi affari vengono gestiti.

E fa pensare anche la reazione del sindaco di Palo del Colle, in provincia di Bari, Luigi Viola che ha dichiarato di non essere a conoscenza del parco eolico che l’Enel vuole realizzare nelle campagne confinati con i comuni di Binetto, Mariotto e Palombaio, un parco di trentasei aerogeneratori , pari a 2000 kw. In pratica la richiesta di assoggettabilità e valutazione di impatto ambientale giunta al Comune tramite posta il 9 luglio 2010, non è passata dal gabinetto del sindaco e l’ufficio tecnico tramite il responsabile l’ingegner Scicutella ha proceduto alla pubblicazione dell’avviso , generando l’indignazione del primo cittadino che ha minacciato provvedimenti disciplinari. Onestamente c’è da chiedersi come mai al sindaco sia sfuggito un progetto di queste dimensioni, chi non ha fatto recapitare la documentazione, possibile che l’ incartamento sia arrivato all’ufficio tecnico bypassando il primo cittadino di Palo del Colle? E’ un altro giallo pugliese del’estate 2010 come le delibere della Regione introvabili e non accessibili, ma è agosto i funzionari sono in ferie (tutti) e la politica si rallentata!
Va da se che se il comitato cittadino pro-ambiente di Palo non avesse fatto pressioni circa il corretto espletamento della procedura, probabilmente il sindaco non avrebbe saputo nulla e non avrebbe richiesto la proroga della scadenza dell’avviso (23 agosto 2010) alla Provincia per consentire al Consiglio Comunale , alle associazioni ai partiti di produrre osservazioni e potersi democraticamente esprimere, e i cittadini palesi si sarebbero ritrovati le campagne “arricchite” di torri alte 100 metri.

Questa è una delle tantissime contraddizioni che costellano la Puglia felix, terra del sole e del mare, nuova frontiera degli affari i cui rischi sono residuali se confrontati al grande valore dell’incentivazione italiana, che, rispetto alle altre nazioni europee, rappresenta un’anomalia evidente se si analizza la stridente quantità di finanziamento pubblico che l’Italia destina alle rinnovabili, basta dare un’occhiata alla seguente tabella del rapporto Eurobserver pubblicata da "Quale energia" nell’aprile del 2008:


Sono numeri che parlano di un eldorado su cui si sono buttati a capofitto le grandi lobby occultate da una rete capillare di microsocietà diffuse sul territorio. Un giro d’affari spaventoso che trova conforto nell’ assenza delle Linee guida nazionali per l'autorizzazione unica alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, un vuoto legislativo che ha dato vita a normative regionali spesso contraddittorie rispetto alle indicazioni del Dlgs 387/2003 e delle direttive europee del 2001. Per esempio in Puglia si era deciso che le soglie delineate dal decreto circa la potenza degli impianti era troppo bassa e così nella legge 31 del 21 ottobre 2008 art. 3 (dichiarato incostituzionale - sentenza n. 119 del 22 Marzo) fu stabilito che bastava solo una DIA per concedere l’autorizzazione prevista.

Fermo restando che si auspica una capillare diffusione del fotovoltaico sui tetti delle abitazioni e degli edifici pubblici, c’è da scongiurare l’ipotesi di uno stato di calamità ambientale artificiale che la politica energetica spinta sta determinando con l’approvazione di migliaia di progetti di torri eoliche e di ettari di terreno per il fotovoltaico.

Adele Dentice