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sabato 18 giugno 2011

il merito della vittoria del referendum acqua pubblica


Il merito della vittoria dell’ultimo referendum ricade tutto sui partiti che oggi ci tengono a mostrare alla pubblica opinione il loro impegno contro la privatizzazione dell'acqua e il ritorno al nucleare, come Pierluigi Bersani,per esempio, che nel 2007 firmò con il Segretario USA all’ Energia Bodman, un accordo bilaterale di partneship sulla ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare.

Si esulta finalmente per la vittoria del si anche in Puglia, dove il 15 giugno è stata approvata una legge per la ripubblicizazione dell'Acquedotto, i maligni pensano che il varo della legge sia concomitante con l’enorme strabordante manifestazione popolare di assenso spingendo la giunta verso la modifica della configurazione legislativo-amministrativa dell’Aqp da società per azioni a totale partecipazione pubblica, voluta da D’alema nel 1999 con l’ assetto proprietario ripartito tra la regione Puglia ( 87% circa) e la regione Basilicata ( 13% circa), in azienda pubblica regionale. Una legge che rappresenta una svolta epocale, ma che è stata varata con discutibile ritardo soprattutto in considerazione della sua storia alquanto complicata e controversa . Ricordiamo i sistematici annuali aumenti del costo del servizio, prima giustificati dall’esigenza delle opere di risanamento della rete, poi col dover adeguare i costi, e così via. Fino all’apertura delle paratie dei laghi artificiali più volte stracolmi di acqua che stavano per tracimare, riversando l’acqua potabile a mare rendendola inutilizzabile; in elusione di ogni legge di mercato (maggiore offerta – minor prezzo), invece di distribuirla a minor prezzo si gettava via l’acqua e si invitava la gente a non sprecarla. Né va dimentica la disputa feroce tra Petrella, l’allora presidente dell'Aqp pugliese, e Vendola ancora attuale presidente della Regione Puglia.

“Non sono riuscito, in diciotto mesi,” affermava Petrella, “ a far accettare dalla Regione Puglia, che é il socio esclusivo (insieme alla Regione Basilicata) del capitale dell'Aqp e che esercita de jure e de facto un "potere" d'intervento forte sull'Acquedotto, l'idea di costituire un gruppo di lavoro incaricato di esaminare e proporre delle soluzioni.

L'abbandono dello statuto di S.p.A. non é stato considerato un atto prioritario e di attualità”(Petrella novembre 2006).
Ma questa è storia vecchia oggi spunta una nuova legge, promessa da diverso tempo, che si orienta verso la ripubblicizzazione che però si rileva piuttosto ambigua proprio nella materia più importante , ovvero l’apertura ai privati( art. 5, comma 4)

“l'Aqp può gestire attività strettamente connesse alla gestione del servizio idrico integrato attraverso la costituzione di società anche miste nel rispetto della normativa comunitaria e statale, in regime di pubblicità delle procedure e concorrenza, destinando gli utili propri ad investimenti diretti al miglioramento del servizio idrico integrato “sostanzialmente viene rimaneggiato quel decreto Ronchi sulla privatizzazione bocciato dai cittadini. La nuova formulazione non fa più riferimento alle “attività strettamente connesse” (come appreso in sede di Consiglio) bensì alle attività “diverse dal servizio idrico integrato ma da esso rivenienti”. ma soprattutto rimane poco chiara la questione del profitto del servizio idrico. La giustificazione è stata addotta da Losappio (capogruppo Sel Regione Puglia) che teme il riconoscimento della rilevanza economica del servizio integrato da parte della Corte Costituzionale,aprendo un conflitto tra la legislazione nazionale e quella regionale, la legge è stata fatta ma …. nel frattempo si è legittimati ad aprire ad altre attività molto remunerative come i rifiuti per esempio.

Sempre nell’ottica delle buone idee che vengono distrutte , la legge stabilisce anche l’erogazione dei 50 litri al giorno fissati dalle Nazioni Unite come diritto inalienabile, un diritto scritto a riconosciuto dalla normativa regionale , a patto che sia subordinato all’attivo in bilancio!!! alquanto difficile se per garantire il minimo vitale di acqua gratis a tutti (50 litri al giorno), l’Acquedotto Pugliese dovrebbe avere un avanzo di amministrazione di 400 milioni di euro l’anno.

In pratica un altro spottone elettorale che oltre a non rispettare la volontà popolare determina un sistema oligarchico , infatti l’ AQP sarà guidato da un amministratore unico, che sarà nominato dal Presidente delle Giunta regionale entro un mese, tra candidati in possesso di comprovate esperienze e competenze professionali o in possesso di rilevante esperienza nel settore dell’organizzazione e gestione delle risorse idriche. , svuotando di fatto il Consiglio Regionale della residuale capacità decisionale.

Questa è l’ultima espressione del laboratorio politico pugliese che oltre la facciata non è riuscito a dare risposta legislativa ed amministrativa concreta alla volontà popolare emersa dalla recente consultazione referendaria , andando oltre gli equilibrismi retorici l’acquedotto pugliese rimane principalmente un appetibile serbatoio di enormi risorse finanziarie, solo nel 2009 il Margine Operativo Lordo è cresciuto fino a 87,3 milioni di Euro rispetto ai circa 61 milioni di Euro del 2008, con un incremento del+43%, E’ chiaro che chi gestisce queste risorse, pubblico o privato o misto, acquisisce un forte potere per il raggiungimento dei suoi interessi, da qui il feroce conflitto che si è sviluppato , soprattutto nella sfera politica, e più in generale tra i vari blocchi di potere, che non rinunceranno facilmente al dominio e al controllo degli utili, da qui una legge che lascia aperti spazi di intervento ai privati e il netto rifiuto a introdurre e discutere i vari emendamenti presentati anche dagli stessi dipendenti dell’ Acquedotto.

Allo stato attuale si rimane scettici anche rispetto alla possibilità i poter sciogliere i nodi prodotti dalla confusione dei ruoli delle amministrazioni al tempo stesso pubblici , in rappresentanza dei cittadini e privati in quanto possessori delle quote patrimoniali; un doppiogioco che ha favorito e promosso la concorrenza ma soprattutto radicalizzato la rete di potere clientelare a cui il sistema difficilmente potrà rinunciare, nemmeno di fronte ai risultati inequivocabili del referendum.

domenica 28 novembre 2010

Idoli e idoletti - parte 3: le fabbriche del dissenso e la violenza televisiva




Il dissenso è un’isola circondata e controllata dal Potere, quello vero non quello delle auto blu, se non esistesse sarebbe facile creare un movimento di massa globale, il vero reale antagonista al Potere forte quello che decide della nostra vita dei nostri pensieri della nostra morte se per cancro , di fame o in guerra. Se non ci fossero le fabbriche dove convogliare e disperdere il pensiero critico e indipendente , forse questo immane mostro che sta divorando la terra potrebbe essere fermato, distrutto in breve tempo, poiché l’osservanza dei diritti umani è incompatibile rispetto al potere attuale. per questo viene favorita la costruzione delle fabbriche della dissidenza, piccoli nuclei gestiti da leader (sempre ricchissimi) che fingono di essere dalla parte dei deboli, degli operai come dei cassaintegrati, magari degli emigranti, dell’ambiente. Per essere credibili e convogliare le “poche” menti libere i leaders, sempre molto carismatici, interpretano, nell’ampio ventaglio delle diverse tipologie, il pensiero dell’uomo medio alla ricerca di un Idolo che sostenga il peso della propria vita . Questi capi del finto dissenso, apparentemente diversi, ma identici nella sostanza , hanno la funzione di bloccare l’indipendenza del pensiero critico espulso violentemente da qualsiasi spazio televisivo, ormai governato dal conformismo mass mediatico piegato al volere della classe dirigente, a sua volta prona ai poteri forti.

Sono loro questi personaggi gli unici portavoci delle denunce sociali, delle esigenze espresse dagli operai o comunque dai dominati , ricchissimi troneggiano nei vari talk show o in trasmissioni disgustose pseudo intellettuali , che con grande “generosità” i media offrono, informano distorcendo la notizia soffocandola nel chiacchiericcio o dalla violenza verbale. Sparano raffiche di parole, utilizzano la volgarità e la prevaricazione o lo sbeffeggiamento e hanno creato un nuovo modello di confronto, non più dialettico, ma scontro senza esclusioni di colpi che al di là della verità deve distruggere l’avversario, una modalità che si è andata moltiplicando nel tessuto sociale riproponendo nella quo tidianeità la violenza televisiva. Siamo così circondati da replicanti “fans” del Grande Fratello come dell’idoletto – falso dissidente di turno e loro, i replicanti, come i loro idoli sono irrazionalmente suscettibili e si scagliano animalescamente contro chiunque abbia il coraggio “di mettere in dubbio la buona fede dei loro totem di riferimento.Siamo ormai Indottrinati da egregie signore del bel mondo o da personaggi dello spettacolo, o da signori esibizionisti e velleitari che nello spazio della menzogna saranno ricordati come coloro che hanno annientato la cultura dei contenuti, ancora difesa da poche voci dissonanti che pagano questo privilegio con il doppio rischio della propria incolumità e dell’isolamento , per questo prolificano le fabbriche che alimentano la tifoseria politica, priva di retroterra critico, denunciando senza andare in profondità. Sono il clero del nuovo medioevo capitalistico i portatori dell’informazione menzognera i responsabili prezzolati della compartimentalizzazione del dissenso , che hanno promosso la nascita di movimenti orientati su questioni separate, bloccando la nascita di un movimento coesivo di massa e ancora più pericolosi sono i dissidenti pacifici, per lo più personaggi noti che guadagnando milioni di euro e fanno proseliti tra i giovani isterilendo le loro proteste sono i complici di quelle stesse autorità che massacrano si presentano poi tranquillamente ai popoli parlando di alti valori umani e di democrazia.

Adele Dentice

sabato 7 agosto 2010

Il pensiero unico del'inciucio



La storia corre...e nulla è uguale a se stesso soprattutto in politica dove i trasformismi coperti da strategie retoriche fanno muovere le pedine a proprio piacimento per ricercare “opportunamente” strategie di fondo comuni.
Esemplificativo il caso tutto pugliese di De Donatis dirigente della Regione Puglia con undici presidenti. Amico di famiglia dei Fitto e, con la presidenza di Raffaele, capo di gabinetto. La giunta Vendola lo esiliò, ma la permanenza nell’Udc lo ha riabilitato, sino a concedergli un nuovo incarico cucito su misura, nell’ottica di una futura collaborazione segnale preciso di chi lavora già per limare le differenze in vista di una sinistra di governo. Emblematica è stata la ricerca spasmodica dell'alleanza con l'Udc di Casini, e persino con l'ex missina, ex ministra e ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone.

La storia, quindi. corre e si ripete e i partiti in assenza di democrazia assomigliano sempre più a comitati d’affari che si legano e si sciolgono con estrema disinvoltura, sempre più lontani dalla loro funzione originaria che pretendeva fossero strumenti democratici per coinvolgere la base nei processi decisionali (parliamo di preistoria!).
Allo stato attuale l’elettorato della cosi detta sinistra non sembra più essere in grado di leggere autonomamente i compromessi a cui Vendola sembra essere sempre più propenso; appare più che altro suggestionato e illanguidito dal linguaggio pre-moderno; i giovani poi illusi di essere forza attiva pensano di poter contrastare il malgoverno. la corruzione, la Mafia. Sicuramente accorreranno per la prima edizione del Forum internazionale Otranto Legality Experience, organizzato dal network "Flare" per il quale  l’assessore Fratoianni ha chiesto un finanziamento di 70.000 euro, che verrà concesso all’associazione Libera e ad Agnoletto. Sarà quello il luogo gioioso della moltiplicazione dei forum, delle discussioni guidate con la presenza dei soliti volti locali ,nazionali e internazionali e l’assoluta indifferenza della classe operaia e del popolo pugliese. Non credo che ci saranno gli 800.000 abitanti della nostra regione che vivono in condizione di povertà o quei tanti giovani esclusi dai circuiti lavorativi e i cui bollenti spiriti si sono raffreddati definitivamente.

Saranno presenti, quelli si, i trecento e più movimenti che rivendicano il nuovo, l’originalità quelli che veleggiano nell’area di Vendola o della triade Di Pietro, Grillo, Travaglio, tutti nuovi agglomerati eticamente e politicamente altri, ma tutti pronti a riprodurre i difetti della politica maggiore, con personalismi sfrenati, all’insegna del litigio, in attesa di appropriarsi di un comodo seggiolino. Il nuovo che si inventa il look della lontananza dai partiti, rimpinzandolo di una retorica a seconda dell'utenza salvifica o di dissenso usando o criminalizzando i movimenti no global o no tav o quello di Genova.
Si discuterà nei forum, e ampiamente, e tutti potranno avere il loro spazio e uscire dal loro anonimato, basterà condividere la cultura dominante e non creare “fastidio”, osando visioni e interpretazioni che scivolano fuori da quell’unico pensiero in un unico mondo possibile.

Adele Dentice