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mercoledì 25 aprile 2012

La piccola guerra dei poveri morti di fame



Accanto ai poveri, poi, ci sono i poverissimi, quelli che versano non solo  in condizione di totale indigenza, ma che subiscono l’indifferenza delle istituzioni e di quei soggetti che si dicono a parole dalla parte degli ultimi. In questa Puglia, virtuosa all’esterno, percepita come l’Eldorado dei diritti e della democrazia, mentre  all’interno registra sfacelo economico per singoli e famiglie (28,69% dalla Fondazione G. Brodolini in collaborazione con il Consorzio Meridia e coordinata dal prof. Vito Peragine dell’Università di Bari) può succedere che a Bari un uomo si incateni sotto la sede Rai per reclamare civilmente  i propri diritti negati nell’assoluta indifferenza dei media e delle istituzioni che, in questo soleggiato 25 Aprile 2012 , sono  occupate a sventolare bandiere e a farci la morale sull'Unità Nazionale e sulla Costituzione, quella del 1948, fondata sulla solidarietà sociale, ormai incompatibile con i nostri tempi per cui ci si può lamentare, scioperare, incatenarsi, come oggi ha fatto il signor Marcato, peggio ancora suicidarsi ma il risultato non cambierà: stiamo vivendo una nuova selezione darwiniana che dal mondo del lavoro arriva ad azzannare le famiglie e i singoli individui.
La storia di Marcato Giuseppe rientra perfettamente nella casistica che ormai non fa più notizia  quella della perdita una piccola impresa familiare, che si porta via benessere, casa e familiari, Per mesi  hanno stazionato sotto il Comune di Bari , insieme ai coniugi Tempesta, ma per loro nulla, se non l’amichevole solidarietà di pochissime persone; dopo mille traversie l’occupazione di uno stabile in uno dei tanti inferni che circonda la città di Bari, sul quel pezzo di lungomare abitato da un sottobosco di umanità che alterna espedienti e malaffare.Vivono lì ormai da mesi senza luce , gas, servizi igienici , tra rifiuti di ogni genere e l’amianto,   nel frattempo la famiglia si è divisa, le figlie minorenni sono state accolte in un istituto, la madre ha trovato un’altra soluzione abitativa così come l’altra figlia, con Giuseppe è rimasto solo il figlio grande che con il padre divide la disperazione e la voglia di riscatto.
Le esternazioni di questo padre di famiglia racchiudono in forma sintetica, l’esatto autentico panorama emotivo della situazione in cui si trovano migliaia di famiglie e non si parla qui di una povertà fatta di stracci , o dell’ impossibilità di poter pagare i conti a fine mese, qui si parla di persone  a cui è stato strappato il diritto a vivere dignitosamente  , anche se in condizioni precarie e di bisogno;uno stato, questo, di degrado e di umiliazione che non può trovare alcuna giustificazione nei ritardi burocratici, fisiologici ormai, o nel sovraccarico di lavoro che lamentano i servizi sociali.
In un’Italia subissata da servizi di inchiesta televisiva predisposti ad hoc dai talkshow per cercare di suscitare la compassione dei telespettatori, debitamente accompagnati dagli opportunisti che cercano solo di coltivare un bacino elettorale per continuare a mantenere una poltrona nelle istituzioni, il signor Marcato è una nota stonata rispetto al concerto di ovvietà vomitate dal politicamente corretto   di turno. Lo scandalo del  libero pensiero quello divergente e accusatore del sistema  sia se espresso in modo semplice che con linguaggio articolato deve essere silenziato e in questa ottica si giustifica  la incomprensibile resistenza della emittente Rai a dare spazio mediatico a questa notizia “irrilevante”. Le  giustificazioni  che sono state addotte nel corso della mattinata si sono incentrate in particolare nel mancato comunicato  (mail sono state inviate a tutti gli organi di stampa), né ci ha aiutato il numero irrisorio (una ventina stabili più altri occasionali)  della congrega di sostenitori che stazionava giù sotto le vetrate della sede  del’emittente  di Stato , ma alla fine, dopo ore di attesa, parole, ordini , la nostra piccola resistenza ha avuto la meglio ed è stato concessa l’autorizzazione a registrare le parole di Giuseppe, una vittoria piccola piccola non eravamo molti ma la causa era grande, ma noi siamo ciucci in matematica e per noi la vita di uno è uguale a mille e i Partigiani, che oggi l’Italia ricorda, erano pochi.

venerdì 6 gennaio 2012

La scuola nuova del nuovo governo


“Sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli di istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo – identificando i fabbisogni anche mediante i test elaborati dall’INVALSI – e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti”.

Il breve e significativo passaggio di Monti sulla scuola mostra non solo il poco interesse per il sistema formativo del Paese ma, soprattutto, una lapidaria idea di scuola-azienda molto vicina a quella della Confindustria; in sostanza una scuola di massa sempre più povera di risorse e di contenuti, la scuola del fare ancora più americaneggiante di come impostata dai vari governi degli ultimi venti anni, buona a sfornare tecnici e operai in cui prevalgono test e tasti,che restringono la complessità del sapere a veri e propri quiz, con meno cultura e con sempre più strumenti informatici , LIM, che vanno a sostituire libri, gessetti e lavagne che, col latino e il greco,vanno lasciate solo alle scuole d’elite, meglio se private, dove fanno ressa i figli della classe dirigente.
Il ministro Profumo supera i nostri peggiori timori per lui la riforma Gelmini non si tocca, va bene così, anche con le deroghe alla sicurezza , le classi stracolme si superano facilmente , basta utilizzare i supporti informatici e 30 ragazzi in un’aula diventano pochi.
E’ la fine della suola statale , come è avvenuto negli USA, una fine preannunciata già da tempo il cui segno tangibile è dato dall’incremento delle iscrizioni del 10% a favore delle scuole private, mentre chi può permetterselo, manda i figli a studiare all’estero.
Nessuna prospettiva, quindi, per la massa di individui trasformati in clientes, buoni ad essere forza lavoro e consumatori secondo il modello dell’efficienza della scuola ai fini del mercato, in cui non si prevede nessuna possibile ipotesi di investimento sul capitale umano, al contrario l’aumento dei costi e dell’IVA dal 10 al 12 % ancora di più ridurranno gli approvvigionamenti per i laboratori e in generale per gli istituti scolastici. Si continua a tagliare con conseguenze gravissime per la popolazione il cui peggioramento delle condizioni economiche e l’aumento della povertà (nel Sud ci sono aree con il 40% di poveri Rapporto Svimet 2011) farà diminuire la percentuale di studenti poiché sempre meno le famiglie saranno in grado di sostenere i costi dell’istruzione e dell’università.
E i giovani, sempre meno preparati, sempre meno potranno sperare di essere inseriti nell’ambito lavorativo.
Da qualche parte si è esultato per i mancati tagli , ipocrita sequela di idiozie , cos’ altro si poteva togliere alla scuola dopo gli oltre 130.000 licenziamenti (prima sperimentazione dei licenziamenti di massa) con un risparmio calcolato nell’ordine di circa 8miliardi di euro, a cui si vanno ad aggiungere
il blocco degli stipendi con il congelamento degli scatti e del contratto, senza parlare della riduzione drastica dei finanziamenti , tanto da costringere le scuole, per poter garantire il livello qualitativo dell’ offerta formativa, a chiedere alle famiglie contributi , mentre si continuano ad erogare fondi a istituti privati con la scusa che svolgono un servizio pubblico.
Col cambio di governo qualche illuso pensava che ci sarebbe stato un cambio di rotta, poiché qua e là si legge sulla necessità di investire di più sull’istruzione, sulla formazione e sulla ricerca, ma i primi segnali vanno tutti in direzione della continuità con l’unica variante di qualche investimento nell’edilizia scolastica .
Come nel passato , tutto cambia per non cambiare nulla, si continua a mutilare economicamente il settore scolastico spingendo nel contempo verso la digitalizzazione e nuove tecnologie informatiche a pagamento nelle scuole, con l’obbligo di mettere tutte le informazioni in rete, come da protocollo dell’ottobre 2009, firmato dai ministri Gelmini e Brunetta e la Microsoft Italia, non privilegiando il software libero che non avrebbe alcun costo di licenza; né tanto meno si tiene conto della Direttiva Stanca del 19 dicembre 2003 “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni“ e il D. Lgs. 82/05 art. 68 (Codice dell' amministrazione digitale) che prevedeva l’adozione dell’open source per la P.A e per la scuola oltre a imporre una valutazione comparata prima di acquistare il software da adoperare, essenziale in un paese che riconosce il valore del libero mercato e della concorrenza.”
Si è parlato con grande enfasi di rigore, crescita, equità, lotta agli evasori, non c’è nulla di questo ,anzi vengono colpiti ancora una volta i più deboli , con l’innalzamento della età pensionabile le decurtazioni e trattamenti palesemente differenti rispetto a quelli che già sono andati in pensione, si eliminano i diritti acquisiti come i riscatti per gli anni di laurea o per il servizio militare (pagati e strapagati dai lavoratori della scuola). Probabilmente i professori che albergano nelle aule parlamentari pensano che insegnare in una scuola d’infanzia, o in zone a rischio , o in scuole professionali , a stranieri, disabili a settant’anni o giù di lì sia la stessa cosa che svolgere la propria docenza in prestigiose aule universitarie!!!
Un'altra misura demagogica e sicuramente non equa è l’inglobamento dell’INPDAP nell’INPS rendendo indistinguibili le poste corrispettive ai contributi versati dai lavoratori rispetto agli interventi di natura sociale e assistenziale , che devono avere un capitolo di bilancio a parte. Si dimentica con questo provvedimento che i versamenti dello Stato sono virtuali a meno che non si voglia far cassa
con chi non solo non evade per sua natura, ma ha coefficienti più elevati per l’erogazione delle pensioni, ma anche per provvedere alla cassa integrazione , alle pensioni sociali e di invalidità, cioè il welfare. Intanto sulla base di un discutibile criterio di equità si è introdotta una parvenza di tracciabilità sopra i 1000 euro , che salvaguarda il lavoro in nero, né si parla della riduzione delle ingentissime spese militari o delle rendite in capo al Vaticano (immobili, attività commerciali ..)
Eppure chi usufruirà di queste penalizzazioni è sempre più fortunato dei precari il cui destino si delinea sempre più gravoso e incerto .I precari, i giovani la cui condizione viene strumentalizzata per lanciare un attacco a 360° al diritto di lavoro per mettere i figli contro i padri definiti categoria iperprotetta, oppure contro i colleghi poco più anziani come vuole la sconcertante proposta del ministro Profumo, che pensa di risolvere il problema di 200.000 precari, a cui si aggiungeranno i nuovi neolaureati, costruendo un sistema artificioso di doppia graduatoria, concorsi, canali di accesso alle cattedre paralleli. Si prospetta per il futuro una tristissima e lacerante guerra tra poveri mentre le cattedre diminuiranno, per via dell’aumento dell’età pensionabile, e le classi saranno sempre più sovrabbondanti ,ingestibili e meno sicure, ma tanto con i supporti informatici non ce ne accorgeremo.

sabato 31 dicembre 2011

Troppo comodo, troppo ipocrita


Troppo comodo E troppo ipocrita
Sbandierare una sincera carità verso gli umili o accoglienza per gli altri poveri che vengono da lontano, orchestrando una campagna mediatica che guarda sempre all’immagine soprattutto in fase preelettorale . Si gioca con cavillosità bizantine sulla vita dei poveracci ma irrimediabilmente al di là delle lezioncine che ci vengono impartite dalle parole di qualche politichino locale, di sinistra o di destra non fa alcuna differenza , o la proiezione di film di propaganda, che rievoca tanto un ventennio passato, la vuota demagogia si manifesta in tutto il suo splendore di falsità e opportunismo su cui siede il vertice della nostra politichetta locale, svendutasi ai più potenti
Da sinistra come da destra implacabilmente arrivano a ritmo scandito le grandi iniziative di bontà dei nostri rappresentanti che opportunamente scelgono il caso che fa notizia e lo espongono come un trofeo, lo abbiamo visto recentemente a Bari con i coniugi disabili che sono stati premiati dai media nazionali , selezionati per la loro diversità tra gli altri morti di fame senza tetto che sempre più numerosi invadono la città , ma sono un caso limite che fa notizia, come, dopo anni di silenzio, fanno notizia i fieri ragazzi del Ferrhotel oggetto di un documentario che ha acceso gli entusiasmi di una parte della borghesia rosata di sinistra .
Ma ci sono persone , come la sottoscritta, che non ritrovandosi in alcun schieramento calibrato su ismi anacronistici non più interpreti della base sociale, si pongono delle domande sul destino degli altri derelitti,come gli ospiti di quel campo di concentramento che è il CARA di Palese, o i Rom, o i senza tetto baresi sparpagliati agli angoli della città sempre più numerosi, sempre sgomenti e sempre più vicini al nostro benessere finto, come i nostri piagnistei e promesse di fine anno.
Passeggiando per le vie del centro oltre i negozi che magnificano i loro saldi pre fallimento, sempre più facile scorgere anziani a frugare nei cassonetti dell’immondizia e code sempre più lunghe alle mense dei poveri, dove si vedono sempre più “facce conosciute”, ma questo fa parte del mondo degli invisibili sono un problema un grattacapo da relegare nelle periferie o in quartieri ghettizzati e degradati per renderlo impercettibile al salotto buono della città di Bari ,quel centro murattiano sempre più luminoso e sempre più lontano dalle periferie.
Ma anche i poveri servono, basta sfruttare il loro dramma nella logica assistenzialista, perché ci sono i PON o i vari progetti finanziati con soldi pubblici che affidano ad associazioni “storiche” centri polifunzionali sportelli di orientamento al Lavoro (!!!) che controllano , verificano e organizzano convegni corredati di pranzi di beneficenza che si consumano tra cristallerie preziose e vini super raffinati per intellettuali di lusso vestiti di buonismo Tutti bravi a coniugare il verbo della solidarietà nelle situazioni ufficiali o davanti ai media assoldati , ma poi nei fatti tanta demagogia e dietro il vuoto , poggiato sui privilegi e l’ipocrisia di una casta che utilizza gli ultimi come pacchi postali spostandoli a piacimento. Nessuno dall’alto della propria “immunità” può o vuole percepire il dramma sociale che si consuma quotidianamente, le parole di circostanza smaterializzano le sofferenze e le preoccupazioni legate alla precarietà e allo spettro di una nuova povertà che non lascia speranze nemmeno qui a Bari che, come altrove, padroni pubblici e privati operano per scaricarne i costi dei loro affari sui lavoratori e sugli altri ceti deboli., spostando quote sempre maggiori del reddito nazionale ai profitti ed alle rendite di pochi. La borghesia nostrana insediata stabilmente sugli scranni del Consiglio Comunale vuole mantenere intatti i propri privilegi sociali ed economici tracciando una strada pericolosa che conduce verso l’isolamento sociale e alle guerre tra i poveri, non del tutto spontanee, in cui ciascuno crede di difendere i propri miserevoli averi attaccando i poveri che vengono da lontano, un stratagemma per dividere e distogliere l’attenzione da altri problemi o da quella riprovevole sceneggiata che si celebra nei saloni del potere e della politica in cui si finge di litigare e, con altrettanta maestria, si sbandiera la solidarietà o l’integrazione
I cittadini, d’altro canto, avvinghiati nei loro quotidiane affanni, privati di futuro, disdegnano la casa del popolo che dovrebbe essere il Comune, sono insensibili alle scaramucce tra notabili simbolicamente divisi in opposizione aree amiche, tra l’altro sempre più difficile diventa l’accesso alle sedute pubbliche, grandi impalcature che nascondono quella piccola porticina che conduce alle sedute dei Consigli Comunali , i quali non vengono neppure più trasmessi da reti televisive locali preposte a quello che era un sprazzo residuo di trasparenza e democrazia
Troppo comodo e ipocrita il loro augurio per un anno nuovo.
ma i miei auguri sono sinceri

lunedì 15 agosto 2011

Decidiamo di Decidere


Quel che resta del Welfare ci parla di una nuova concezione dello Stato, che lascia indietro i più deboli, le persone senza lavoro, che stentano a pagare l'affitto, gli ammalati, i giovani e gli anziani, tutto questo dopo l’inganno del modello sociale europeo che ha migliorato la qualità della vita di decine di milioni di persone e ha permesso loro di credere che il destino dei figli sarebbe stato migliore di quello dei genitori. Un benessere apparente che si reggeva su un’opera di disinformazione totale, retta dalle oligarchie finanziarie, che ci ha spinto verso un consumo compulsivo e un indebitamento generale Adesso è la stessa disinformazione che ci colpevolizza inducendoci a pensare che sono stati i nostri cattivi comportamenti la causa di questo disastro mondiale.
In questo contesto trova ampio spazio un’abile propaganda che ci fa credere che la decurtazione al welfare sia giustificata e necessaria , una rottura della coesione sociale che ha trovato il suo humus privilegiato nella progressiva ’affermazione di una nuova struttura della società, caratterizzata dalla frammentazione dei rapporti social i determinati da interessi individuali
Trovano quindi facile giustificazione non solo tagli economici ma anche tagli di consenso ce lo conferma quella parte considerevole di italiani che propende per un’idea in cui solo i soggetti “meritevoli “ possano usufruire dei benefici sociali, chi siano i meritevoli rimane un mistero se i poveri aumentano e le strutture a sostegno degli ultimi diminuiscono. Le fredde cifre dell’Istat ci parlano di una povertà relativa che si attesta all’11,4% mentre peggiorano sensibilmente le condizioni dei più poveri 550.000 e aumentano i vulnerabili, cioè coloro che si apprestano a diventare poveri , in particolare i giovani 22% perché figli di cassaintegrati o perché in "working poor", cioè guadagnano troppo poco. Intanto peggiorano le condizioni di 2 milioni di anziani e altri due milioni di persone con limitazione alla salute non sono raggiunte da alcun tipo di sostegno, con maggiore criticità nel mezzogiorno dove da anni la carenza di welfare pubblico non viene compensata dalle famiglie che hanno perso ogni capacità di far fronte ai bisogni primari.

E proprio sul welfare ricade la mannaia della risanamento eludendo ogni legge di mercato che vuole che siano i responsabili a pagare e non la popolazione-vittima del connubio banche e governi , colpevoli questi ultimi di aver permesso di far emettere denaro in più di quanto ne avessero, chiedendo interessi su una massa monetaria inesistente. Una calamità che ha portato alla rovina gli Stati , che si sono indebitati per supportare le banche ad iniziare da quelle statunitensi alla BCE , mentre con cinismo assoluto gli stessi governi servi supportati da partirti complici , propongono interventi sulle pensioni .lo slittamento (per ora di due anni) del TFR , le modifiche dello Statuto dei Lavoratori , la generalizzazione ed estensione del modello globalizzato Marchionne, perché “siamo tutti sulla stessa barca”, destrutturando l’altro modello, quello di economia mista enunciato dalla carta costituzionale, che prevedeva il controllo e l’intervento diretto dello Stato nell’economia nazionale

Nel frattempo, in questa atmosfera di dramma sociale, dobbiamo prepararci all’ultima farsa quella portata avanti dalle opposizioni , filo Confindustria e filo USA , che, avvalendosi del consenso popolare, faranno le stesse cose imposte dall’UE e comunque dalle lobbie industrial-fimnaziarie, senza che nulla venga risolto salvo, forse, un maggiore accanimento contro la nostra indipendenza a favore dell’impero statunitense.Non possiamo certo illuderci che con l’insediamento di un nuovo governo arraffa soldi, l’attacco al lavoro sia fermato,sia in termini di perdita di diritti che di flessibilizzazione , dal momento che l’imprimatur al declassamento dei diritti dei lavoratori è tutto merito di questa raffazzonata sinistra, tanto per rinfrescare la memoria la strada passa dall’abolizione della “scala mobile” (governo Amato 1992),agli accordi sulla flessibilità (Ciampi 1993),al la controriforma delle pensioni (Dini) nel 1995al pacchetto Treu (Prodi 1997), sino all’attacco al diritto di sciopero (D’Alema 1999).
In poche ore e in poche battute la nostra povera Italia ha dato un addio a decenni di lotte sindacali e al processo di democratizzazione del Paese, ma il Paese siamo Noi e in Noi la forza di opporsi alle modifiche costituzionali imposte dai Poteri estranei e sovra nazionali ,
in Noi la forza di decidere
decidiamo di decidere

sabato 4 giugno 2011

Viaggio in Italia: il Paese dei Poveri


Secondo il “Rapporto annuale sulla situazione del Paese 2010” Istat l'Italia è il fanalino di coda dell'Europa e il Meridione con in testa Campania Sicilia e Puglia, sono il fanalino del fanalino.
I parametri adottati sono tre: persone a rischio povertà dopo i trasferimenti sociale, persone in situazione di grave deprivazione materiale, in cui la Puglia primeggia registrando il 10,7% a fronte di una media nazionale del 7%, infine ci sono le persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa.

Se analizziamo la questione lavoro si rileva subito il dato positivo di 532mila in meno di disoccupati, positività che non trova corrispondenza nel sud Italia dove risiede oltre la meta degli italiani in cerca di lavoro, la cosa non migliora con la scuola dove ancora rimane altissima la percentuale di giovani che abbandonano la scuola con la Sicilia al 26% e la Campania e la Puglia a seguire con il 23 %, contro la media del 12 % del centro -Nord. Siamo dunque ben lontani dalla strategia Europa che prevedeva entro il 2020 il 40% di laureati quarantenni dal momento che ci attestiamo a uno scarso 19%

Questi dati parlano chiaro e ci delineano un paese sbilanciato non solo in termini di povertà reale ma anche in relazione ai meccanismi di solidarietà, come emerge sempre nel rapporto Istat, in merito agli aiuti erogati nel nord-est dove le famiglie sostenute nel 2009 sono state il 32, 2 per cento, mentre al sud la percentuale si abbassa al 26,1. Questo nonostante in regioni come Puglia, Calabria e Basilicata i bisogni di assistenza siano ben superiori a quelli del settentrione.

E' il paese dei poveri e della disuguaglianza , che nasce dalla rottura del funzionamento di solidarietà esponendo sempre i più deboli, lavoratori e piccoli imprenditori, vecchi e giovani; un processo innescato dall' indebolimento e dalla riduzione della sovranità dello Stato che ha perso la sua azione regolativa e, nella fase di crisi, ha tutelato le istituzioni di mercato sovrastimandone la capacità adattiva ,mentre sono stati sotto valutati i problemi veri, quelli che interessano la vita concreta delle persone.

Come i trattamenti previdenziali, per esempio, che, in attesa che si passi alla totale privatizzazione dello stato sociale, sono stati falcidiati. Le pensioni che , ormai prive di potere d'acquisto in quanto non vengono più rivalutate in relazione alle dinamiche delle retribuzioni e dell'aumento dei prezzi, sono state rese "complementari" alla rendita attraverso i fondi pensione, di cui solo il 23% di potenziali aderenti vi ha fatto ricorso e bisognerebbe interrogarsi sulle reali motivazioni , non necessariamente legate all' ignoranza , forse non tutti i lavoratori sono disposti ad assicurarsi la vecchiaia giocando in borsa parte della busta paga.

Inoltre il sistema della privatizzazione e dell'eliminazione dello stato del Welfare (improduttivo secondo i criteri dell'economia dominante) oltre ad aver distrutto interi settori produttivi e creato disoccupazione non hanno nemmeno apportato benefici rilevanti alle casse dello Stato. Gli unici effetti significativi sono i costi dei servizi, invariati nel migliore dei casi, a fronte di un reale calo della la qualità e dell'efficienza, perdendo di conseguenza il valore sociale che rappresentavano.

E infine, la precarietà, che ormai ha assunto l'aspetto della normalità, piuttosto che della straordinarietà a cui si accompagnano gli spot preelettorali , tipo assunzione di precari della scuola non registrati nel testo unico, o il via libera al Testo Unico dell'Apprendistato, e relativo abbassamento dell'obbligo scolastico di un anno, (i ragazzi potranno assolverlo con un anno di formazione lavorativa!!!) con migliaia di giovani lavoratori a basso costo immessi nel mercato. Lesione del diritto allo studio, sfruttamento del lavoro minorile e firma dei sindacati CGIL CISL UIL, che lo scorso ottobre hanno siglato il Patto sull’Apprendistato, con cui già si concedeva al padronato di fatto il Contratto di Primo Impiego flessibile e determinato.

E già determinato nonostante le assicurazioni contrarie infatti l’apprendistato potrà durare 3 anni per i giovanissimi quindicenni e fino a sei anni per chi ha tra i 17 e i 29 anni con una formula che viene spacciata come un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma in realtà alla fine di questo periodo si potrà essere licenziati senza troppe giustificazioni.

In questo paese che scivola verso la totale perdita dei diritti sociali "vecchi e giovani" devono convivere ormai stabilmente con uno stato di disagio esistenziale ed economico che porta al degrado morale, alla desolazione sociale e distrugge qualsiasi stimolo al cambiamento. In assenza di dissenso, nonostante la crisi, il sistema continua a sopravvivere perche le opposizioni sono assai marginali e per lo più legate a vecchi parametri ideologici novecenteschi, assolutamente inadeguati a leggere e analizzare le contraddizioni interne alla globalizzazione e alla liberal democrazia. Inoltre l'alternanza destra-sinistra in perfetta continuità e condivisione di fondo delle impostazioni politico-economiche ha atomizzato la società diffondendo ed esasperando la conflittualità tra gli individui, vediamo la frammentazione nel mondo del lavoro o le leggi a tutela di diritti individuali, e lo stesso dissenso diventa strumento di controllo delle masse oramai definitivamente narcotizzate.

La nostra realtà che si definisce democratica e liberale, ma non libera, ci ha riportato alla barbarie capitalistica con classi sociali elitarie senza nessuna possibilità di redistribuzione del reddito, ma in nome del progresso ha abrogato i diritti sociali e procede ciecamente verso lo sfruttamento indiscriminato delle risorse materiali e il livellamento culturale verso il basso, che imprigiona ogni volontà a poter attualizzare, in piena libertà e concretamente, le proprie scelte.

Adele Dentice