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domenica 19 agosto 2012

Tu vuò fa l’Amerikano


La storia è una grande maestra, troppo spesso inascoltata.
Anni fa la triade  D’Alema Cossutta Cossiga inaugurò l’era dei rinnovi USA NATO , sostenuti  dai  dissensi di facciata di Bertinotti che in seduta parlamentare tendeva a  distrarsi  quando si affrontavano certi argomenti.
Cosi, mentre con la italica  partecipazione alla guerra nel Kosovo si dava avvio alla stagione delle guerre umanitarie , si individuava in Taranto la sede ideale per una base NATO, poiché la Maddalena non può reggere il carico di una elevata concentrazione di navi da guerra . Nello sfogliare ricordi e vecchi articoli si può facilmente ricostruire l’interesse degli US per il porto di Taranto. Il primo significativo snodo è uno stralcio del documento No. 507-98 September 30, 1998 Defense Logistics agency per i servizi di assistenza tecnica computer e intelligence (C4I) con riferimento a Taranto:
"Logicon, Inc., Tactical Systems Division, Arlington, Va., is being awarded a $9,889,408 modification to previously awarded contract N00244-96-C-5078 for technical support services for standard design engineering, analysis, developmental and certification testing, test operations analysis support and configuration management as they pertain to command, control, communications, computers and intelligence (C4I) systems at the Navy Center for Tactical Systems Interoperability, San Diego, Calif. This contract combines purchases for the U.S. Navy (94%) and the government of Italy (6%) under the Foreign Military Sales (FMS) Program. This contract contains options which, if exercised would bring the total cumulative value of the entire contract to $49,908,613. Work will be performed in San Diego, Calif. (71%), Eglin AFB, Fla. (11%), Fort Monmouth, N.J. (7%), Bahrain (4%), Norfolk, Va.(3%), Arlington, Va. (2%), Taranto, Italy (2%), and is expected to be completed by September 1999. Contract funds will not expire by the end of the current fiscal year. The Fleet and Industrial Supply Center, San Diego, Calif., is the contracting activity".

Il C4I  è un sofisticatissimo sistema tattico del sistema di comando e intelligence della Difesa statunitense nel Mediterraneo, che è stato impiantato nella città pugliese  senza che i cittadini ne sappiano niente  al di là di ogni giudizio umano
A questo fa seguito il documento del Pentagono ottobre 2002, volume 11A, capitolo 9, allegato 1 (DoD Financial Management Regulation, volume 11A, Chapter 9, Annex 1), nel maggio del 2003 l’ambasciatore americano Selmer  incontrò le autorità portuali e successivamente, circa un anno dopo, giunse a Taranto, per un’operazione “commerciale” Barbara Lief (funzionaria dell’ambasciata statunitense a Roma) accompagnata da uomini dell Westland Securities , agenzia statunitense esperta in studi di fattibilità, seguita poi da un sopralluogo della nave della VI flotta US.
 In Italia l’allora presidente Ciampi si dimostrò propenso a sostenere la NATO come simbolo di unità tra l’Europa e gli USA , che si è poi rivelata come nuova evoluzione  del colonialismo occidentale più spietato. Ma ancor più sostenitore fu l’allora ministro della Difesa nei Governi Berlusconi II e III Antonio Martino che, all’ interrogazione parlamentare in merito alla COMIT-MAR-FOR istituito ufficialmente il 4 settembre del 2002 sulla più importante base navale della Marina Militare , quella di Taranto, senza che il Parlamento ne fosse informato, così rispose :


con riferimento specifico alla nuova stazione navale in Mar Grande a Taranto, essa è stata realizzata per soddisfare le esigenze operative delle Unità della Marina Militare italiana.
In relazione agli accordi vigenti potranno, occasionalmente e su base di reciprocità, essere ormeggiate anche Unità navali di passaggio, appartenenti alla Nato.

Ciò detto, nell'ambito del processo di ristrutturazione delle Forze della Nato, volto a dotare l'Alleanza di forze proiettabili, si è provveduto nel contesto dei programmi di ristrutturazione dei comandi dipendenti dal comando in capo della Squadra navale (CINCNAV), ad operare la riconfigurazione del comando delle Forze d'Altura (COMFORAL), che ha sede a Taranto, in una nuova struttura di Comando destinata ad operare sia in ambito nazionale sia nel quadro dell'Unione europea che in quello Nato (COMFORAL/COMITMARFOR).
Analoghi Comandi sono stati riconfigurati in Gran Bretagna (COMUKMARFOR) e in Spagna (COMSPMARFOR).

Il Comando in questione, il cui staff è costituito da personale italiano, è integrabile nei rispettivi contesti per le operazioni a guida europea e Nato da alcuni rappresentanti multinazionali (Spagna, Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna, USA, Turchia).
Lo stesso Comando è deputato, a rotazione con i Comandi navali spagnolo e britannico, alla condotta delle operazioni marittime della Forza di risposta Nato (NRF).

A tale riguardo, la creazione di una Forza di reazione rapida della Nato risponde appunto all'esigenza di far fronte ai nuovi rischi e alle nuove minacce. È infatti necessario poter contare su Forze di reazione rapidamente dispiegabili e dotate di una capacità operativa e interoperabilità molto spinte, diverse da quelle che erano richieste precedentemente per fronteggiare una minaccia sostanzialmente «statica».

Alla luce del quadro delineato, si assicura l'interrogante che la base navale di Taranto è e rimane ad esclusivo controllo nazionale

Una risposta ambigua che non da  certezze, come ambivalenti furono quelle del ministro Frattini, al  Consiglio Atlantico il 3 marzo 2004, che pur prendendo certe distanze da questo progetto di grande Medio Oriente lo riteneva comunque condivisibile, pur stabilendo dei distinguo. Successivamente, il 26 Giugno 2004, Antonio Martino inaugurò a Taranto la nuova base navale della Marina Militare in Mar Grande a Chiapparo ,  costata 150 milioni di euro di cui un terzo proviene da finanziamenti Nato.  Va sottolineato che una delle caratteristiche peculiari del COMIT-MAR-FOR è la capacità di intervenire con estrema rapidità alla guida di forze aeronavali e anfibie NATO , caratterizzate da una composizione multinazionale, che in tempo di crisi possono sviluppare il Mediterraneo allargato, che comprende  il Mar Rosso, il Golfo Persico ed i mari limitrofi.
Cioè l'area del Grande Medio Oriente (Greater Middle East) individuata negli ambienti politici americani come obiettivo della politica di sicurezza nazionale, in particolare della lotta contro il terrorismo, che giustificherebbe  ulteriori iniziative che la Nato potrebbe intraprendere, qualora emergessero nella regione le condizioni adatte
Poi l’ultima tranche e il molo polisettoriale che potrebbe ospitare la VI flotta a testata nucleare, ovviamente; nel frattempo  c’è chi sorvola  e minimizza non mettendo in relazione   con  un precedente similare, quello di Bagnoli che negli anni 80 ospitava uno stabilimento Ilva poi dismesso, anche se con motivazioni diverse, e una base Nato che doveva essere  chiusa e invece continua ad essere attiva. Non sembra nemmeno di particolare rilievo il fatto che nel porto di Taranto dovrebbero transitare navi e sottomarini a propulsione nucleare con pericoli di incidenti che ci garantiscono rari , rarissimi , ma non scordiamo l’episodio del sottomarino Scorpion esploso, misteriose ancora le cause,  nell’Atlantico il 22  maggio del 1968 dopo essere passato per Napoli e Taranto. Sembra comunque sussistere una generale sottostima dei rischi sia in merito alla predisposizione di piani di emergenza,  che sembra siano inadeguati per la popolazione di Taranto, che di natura ambientale per via del rilascio dei radionuclidi, che aumentano col tempo, causato dall’andirivieni delle navi.
Intanto oggi Taranto divisa e disuguale combatte una guerra contro i poteri forti, ma non fortissimi, che forse riusciranno a trovare un accordo dopo aver sgretolato l’attuale sistema politico disvelando, come nel 1992, segreti e connivenze, al fine di sostituirlo con un altro cane da guardia delle grandi elites dominanti. In queste ore non si parla d’altro che di una sentenza giusta, ma che nel contempo mette sul lastrico migliaia di lavoratori a causa delle malefatte dei gestori dell’Ilva, tra l’altro in un momento storico in cui l’Italia sta perdendo produttività e  non solo  nel Mezzogiorno, pensiamo al numero crescente dei cassaintegrati e del lavoro nero, categorie già di per sé fortunate (!). In questo stato di confusione il rischio più severo che si profila sarà che   i danni  prodotti vengano pagati non dai veri colpevoli ma solo dai lavoratori e dalla popolazione vittima, in una situazione di generale abbandono e di competizione di tutti contro tutti.
Adele Dentice

domenica 26 febbraio 2012

Ci prepariamo alla guerra


All’incontro “amici della Siria “, del 24 febbraio scorso, si delinea il progetto di attacco alla Siria seguendo le stese modalità libiche .Il ministro britannico William Hague ha confermato la “necessità” di fermare la campagna di terrore del regime Assad , mentre ambienti israeliani farebbero intuire che sarebbe aperta qualsiasi opzione . Intanto cresce la tensione internazionale poiché la Russia e la Cina si oppongono fermamente a qualsiasi intervento a fronte del fronte interventista capeggiato da USA e Francia; quest'ultima ha comunicato che l’Unione Europea congelerà i fondi della banca nazionale siriana sotto giurisdizione europea lunedì prossimo, e il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha assicurato che verrá dato un giro di vite anche alle sanzioni da parte di Washington. Ma i toni vanno oltre: “Gli Stati Uniti e i suoi alleati sono pronti ad usare qualsiasi mezzo necessario per porre fine allo spargimento di sangue” per mano del regime di Bashar al-Assad, ha dichiarato ieri il presidente americano Obama all’agenzia AFP. Il senatore John McCain gli fa eco chiedendo di armare i ribelli. E il Clinton si lascia andare ad un dipinto manicheo, attaccando ancora una volta i grandi assenti alla conferenza Cina e Russia: il loro veto all risoluzione ONU per un intervento militare il 4 febbraio scorso sarebbe stato “doloroso”, mentre “donne, uomini, giovani coraggiosi vengono massacrati”.
Lo scenario è da guerra, guerra mondiale, dopo la conquista della Libia, precipitata nella frammentazione di guerriglie territoriali fratricide, le minacce alla Siria e all’Iran, l’Afghanistan con le sue basi militari straniere permanenti e un governo fantoccio e corrottissimo, il nemico da combattere rappresentato dalla Cina e dalla Russia e un’Europa completamente sottomessa agli USA il cui modello è stato completamente demolito grazie all’attacco all’euro che ha fagocitato il welfare ritenuto economicamente insostenibile .A seguito delle grandi manovre un popolo completamente idiotizzato dai deformatori di notizie (privati o pubblici che siano); un popolo che crede che le guerre di invasione siano operazioni umanitarie, che non si possa uscire dall’euro, mentre c’è l’art. 50 del trattato di Lisbona che lo prescrive; un popolo che pensa di essere libero e democratico in realtà è schiavo, di una schiavitù totale e senza scampo poiché gli stanno togliendo possibilità di poter pensare liberamente.

lunedì 31 ottobre 2011

Invito a cena con delitto


Nel 1992 secondo una rivelazione fornita dal Washington Post, il principale sponsor della campagna elettorale di Bill Clinton è stato la Goldman Sahs, avendo contribuito con un finanziamento di 98,7 milioni di dollari. in cambio ministro de tesoro diventerà il presidente della banca, Robert Rubin. La devozione e il riconoscimento dell’ex presidente si manifesterà anche durante le varie inchieste in cui è stata coinvolta la banca mostrando “scetticismo” in merito alla violazione della legge da parte della Goldman Sachs Group.A stigmatizzare il profondo legame con la superbanca il matrimonio della loro figlia con un alto funzionario della stessa , Marc Mezvinsky,denunciato poi per frode bancaria!
La collaborazione continuerà con l’organizzazione , ben retribuita, delle nuove formule delle missioni dell’uomo bianco , progetti internazionali di volontariato e formazione , che hanno la funzione di esportare diritti umani e civiltà (occidentale di marca statunitense) tra i popoli della terra. Per tutti vale il mega progetto 10.000 Women per la realizzazione di una scuola di formazione per donne imprenditrici in Afghanistan e Pakistan del costo di cento milioni di dollari
In pieno medioevo capitalistico le collaborazioni e i coinvolgimenti diretti o indiretti non mancano nemmeno durante le guerre sante , le nuove crociate che hanno sostituito alla croce cristiana i diritti umani, nuova ideologia del dominio, ne sanno qualcosa la Serbia, l’Iraq e da ultimo la caccia all’oro della Libia. Oltre il petrolio secondo la BBC ci sono 53 miliardi di dollari congelati in banche straniere, ruolo di rilievo manco a dirlo la Goldman Sachs, e le riserve auree che ammontano a centoquarantaquattro tonnellate pari a centosessantotto miliardi di dollari, tutto congelato poiché ci vorrà una risoluzione delle Nazioni Unite dell’ONU per liberarle, cioè gli Stati Uniti.
Per mettere gli artigli su questo immenso tesoro, la Santa Alleanza ha dovuto demonizzare il dittatore e sensibilizzare l’opinione pubblica utilizzando i rivoltanti e ipocriti movimenti “pacifinti” filo-americani o di sinistra , i quali, annebbiati da livelli di conoscenza distorti e camuffati dall’ideologia dei diritti umani, non hanno nemmeno capito che i grandi vincitori sono gli Usa che hanno diviso l’Europa e si sono definitivamente liberati delle fastidiose imprese italiane presenti in Libia (ENI ,Impregilo, Finmeccanica), che ha prevalso la linea keynesiana del distruggere per costruire e arricchirsi in pochi ,come insegna l’Iraq, che la guerra in Libia segnerà il predominio degli USA nel Mediterraneo e la ripresa economica della Francia e della Gran Bretagna, non certo dell’Italia.
La meglio cultura radical chic italiana, imbevuta di parole d’ordine non ha sprecato una parola di humana pietas per il linciaggio trasmesso in mondovisione mentre la commozione e gli speciali televisivi hanno glorificato un autorevole rappresentante del capitalismo globale, con la logica conseguenza di interminabili file di persone allineate davanti ai punti vendita dei suoi prodotti, per la gioia dei suoi eredi . Intanto il buon padre di famiglia giustiziere e sterminatore si prenderà cura dei barbari ribelli che hanno mostrato al mondo di non essere in grado di costituire uno stato di diritto , per cui dovranno essere “aiutati “ ,come fu per l’ex re-fantoccio Idris cacciato da Gheddafi, a costituire un secondo governo fantoccio del CNT , e i dominatori colonialisti occidentali e le super banche amiche della signora Clinton potranno finalmente banchettare sulle risorse di uno Stato sovran

giovedì 24 marzo 2011

Appello di Joe Fallisi contro la guerra - "Se non ora quando?"


"E' buffa la leggerezza con cui i malvagi pensano che gli andrà tutto bene." (Victor Hugo)
"Chi mente una volta, spesso deve abituarsi alla menzogna; perché ci vogliono sette menzogne per occultarne una." (Friedrich Rückert)
"Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici." (Aldous Huxley)
"Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna." (Aldous Huxley)
"Forse la terra è l'inferno di un altro pianeta." (Aldous Huxley)
"Se vuoi un'immagine del futuro, immagina uno stivale che schiaccia una faccia umana – per sempre." (George Orwell)
"I tre slogan del Partito: La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza." (George Orwell)
"La libertà consiste nella libertà di dire che due più due fanno quattro. Se è concessa questa libertà, ne seguono tutte le altre." (George Orwell)

Cari Ostunesi, mi rivolgo a voi come concittadino. Lo sono da poco, ma qui mi sento a casa mia, in famiglia, so di avere orecchie che mi possono ascoltare e capire più che in una grande città anonima, dove ogni voce si perde nei rumori del traffico, dove le masse sono composte da individui isolati, dove nessuno si conosce realmente e si parla. Al mio ritorno dalla Freedom Flotilla mi avete accolto come un fratello, come uno di voi. Non l'ho mai dimenticato, ed è per questo che mi permetto di scrivervi. I nostri sono giorni tragici, che nessun gioco a premi, nessun Grande Fratello, nessuna Isola dei Famosi, o Fattoria, o partita di calcio può nascondere. Ci troviamo precipitati nel gorgo della guerra, una delle più infami e ingiuste della storia, quasi di fronte alle nostre spiagge!... E l'Italia, fino a ieri alleata e amica dei libici, con cui aveva stipulato vantaggiosi e lungimiranti contratti di collaborazione e ai quali aveva chiesto perdono per gli orrori compiuti durante il fascismo, ora presta, come il peggior Giuda e traditore, le proprie basi e i propri "Tornado" ai predoni imperialisti! Eppure, voi lo sapete, la nostra Costituzione ce lo vieta espressamente... Ecco l'articolo 11:
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Chi può essere così falso e ipocrita da far rientrare il nostro odierno "intervento" in quelle eventuali "limitazioni di sovranità", cancellando così l'affermazione, chiarissima, che apre il testo costituzionale? In effetti non c'è dubbio che i dirigenti del nostro Paese ci hanno trascinato in una "guerra come strumento di offesa alla libertà" di un altro popolo, il quale non s'è mai sognato di dichiararne a noi nessuna... e che immagino, d'ora innanzi, cosa penserà degli italiani!... voltagabbana, servili, pugnalatori alle spalle! Questo siamo, purtroppo*. E badate che viceversa potremmo non esserlo!... la Germania, per esempio, s'è tolta da tale schifo... E del resto cosa speriamo?... di raccogliere qualche miserabile briciola, rimasuglio dal pasto degli avvoltoi? Meglio, enormemente meglio sarebbe stato (sarebbe ancora) serbare un poco di dignità e di orgoglio, dire no a questo scempio. NIENTE era vero, tutto inventato a tavolino, farlocco, dei pretesti con cui ci si è avventati sulla preda africana... diecimila morti, bombardamenti su civili inermi, fosse comuni!... una moltiplicazione inaudita e incredibile di menzogne... il falso, al posto del vero, obbligatorio per i teleutenti passivi!... Gheddafi, che non è certo un santo, ma rispetto a mostruosi criminali di guerra come Obama è un dolcissimo koala, dipinto... come il diavolo in persona!... stragista implacabile, divoratore del suo popolo (che, chissà perché, tuttavia, nella maggioranza è con lui...)... eppure bastava informarsi, ragionare con la propria testa per capire come stavano le cose... Sono certo che molti di voi l'hanno fatto. Perché i politici senza vergogna ci prendono per incapaci, per idioti, ma i pazzi furiosi sono loro! Le economie dell'Occidente, e innanzi tutto quella americana sull'orlo della bancarotta, dissanguate dalle banche private usuraie e dalle guerre in giro per il mondo, vogliono impossessarsi delle risorse energetiche della Libia, mettere fine alla sua scandalosa indipendenza, durata più di quarant'anni, e impiantare un'enorme base militare nell'Africa del Nord. Trasformeranno, quest'accolita di vampiri, in un Kosovo, in un Iraq anche la gloriosa Giamahiria del Libro verde... rovinata, smembrata, ridotta al rango di neo-colonia... per i nuovi Graziani, i nuovi genocidi! Lo sapete cosa significano tutte quelle tonnellate di bombe radioattive con cui stiamo impestando, noi, "democratici" e "progressisti", esportatori dei "diritti umani", il suolo della Libia? Vi prego solo di considerare le seguenti cifre: gli uomini sono tali da circa 8 milioni di anni, mentre le prime forme di vita multicellulari apparvero sul nostro pianeta 2,1 miliardi di anni fa. Bene. La vita media dell'uranio impoverito è di 4,5 miliardi di anni... E come nascono abitualmente, ormai, bambini deformi a Falluja o a Gaza, così succederà a Tripoli... MAI, in tutta la storia, nessun despota aveva compiuto atti tirannici di questa portata!... che invece noi perpetriamo tranquillamente, come se niente fosse!... sì, fino a quando non tornano i nostri stessi giovani ammalati a morte di cancro, di leucemia!... "No-fly zone" e bombardamenti a tappeto sulla Libia sovrana perché cerca di difendere - giustamente!... come faremmo noi, come farebbe qualunque altro Paese - la propria integrità territoriale contro un gruppetto di rivoltosi armati e pagati dallo straniero... ma niente di simile, nei confronti, che so, del Bahrein che massacra i dimostranti a mani nude o dello Yemen che li irrora di gas nervino!... o di Israele, lo Stato più razzista del mondo, che martirizza i Palestinesi e occupa la loro patria da 63 anni!... Pochi giorni fa gli abitanti di Madrid sono scesi in piazza per gridare la loro opposizione al governo che ha aderito, come il nostro, alla coalizione dei "volonterosi" (assassini)... FACCIAMOLO ANCHE NOI! Che un piccolo paese del Sud dia il buon esempio a tutta l'Italia!... Vi propongo di ritrovarci insieme nella piazza del nostro Municipio sabato 2 aprile alle ore 17.
Concittadini, è ora di dire BASTA ai distruttori di madre terra e dell'umanità... Protestiamo! Telefoniamo, scriviamo a tutte le autorità, esprimendo il nostro NO alla guerra!... DISSOCIAMOCI dalla Casta dei delinquenti! Non rimaniamo in silenzio, non chiudiamo gli occhi, SVEGLIAMOCI! Ne va del nostro onore e del futuro dei nostri figli, che un giorno ci giudicheranno... Viviamo con dignità!
SE NON ORA QUANDO?
Joe Fallisi, Ostuni, martedì 29 marzo 2011

* Per rendersi conto in che abisso, che è al di là di ogni possibile aggettivo, ci ha trascinato congiuntamente il "governo" e (persino con maggior fervore bellico) l'"opposizione", vi rimando al testo del 'Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista' firmato 'dall’onorevole Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e dal leader della Rivoluzione, Muammar El Gheddafi' poco più di due anni fa: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apritelecomando_wai.asp?codice=16pdl0017390. Faccio solo notare che il Trattato in questione, oggi cartapesta come fu nel 1915 quello che vincolava l'Italia nei confronti dell'Austria, prevede "il rispetto dell’uguaglianza sovrana degli Stati; l’impegno a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della controparte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite; l’impegno alla non ingerenza negli affari interni e, nel rispetto dei princìpi della legalità internazionale, a non usare né concedere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile nei confronti della controparte; l’impegno alla soluzione pacifica delle controversie". E con ciò si è detto tutto.
Joe Fallisi

sabato 12 marzo 2011

Venti di libertà!






 E' frastornante il silenzio di tutte le sinistre tese ad esortare qualche tipo di “intervento umanitario” in Libia e a condividere l'idea di un'Italia portaerei degli Stati Uniti contro il, fin ora ben pagato dalla UE, guardiano dei flussi migratori.
Troppo importante la Libia per la sua posizione strategica e le sue risorse di gas e petrolio per non solleticare le voglie dei governi imperialisti , USA e UE in primis
Persino Berlusconi si è allineato, anche perchè la questione libica potrebbe salvarlo , in quanto si porrebbe come funzionale intermediatore asservito ai voleri di Washington, non è un caso che dopo un'iniziale posizione di debole condanna al generale Gheddafi, Frattini abbia poi affermato che ci vuole "uno sforzo corale di tutti", che l'Italia offre Sigonella ed è disposta come tutte le serve a condividere il peso e le spese della missione umanitaria, con improbabili onori, ma l'importante è esserci e magari come nostra abitudine storica accontentarci di qualche briciola nel banchetto che si sta allestendo.

Anche Vendola si esprime a favore del Vento di Libertà che soffia sulla Libia senza spostare l’attenzione sui Profughi.
Vendola vuole esportare democrazia contro i Tiranni locali attuali mentre qualche rivoltoso “riesuma” le insegne di Re Idris, quell’oscuro re libico filo statunitense che oltre a offrire territori alle basi militari USA e Gran Bretagna offriva loro il petrolio e il gas, sfruttando e affamando il suo popolo , tale personaggio fu cacciato dall’allora ben visto rivoluzionario anticolonialista Gheddafi, che ora ci rappresentano come un personaggio fumettistico abbagliato dal potere e dimentico di essere doverosamente attento verso il suo popolo, popolo va precisato ben lontano dalle situazione di fame o vittima di violenze democratiche presenti in altri paesi, ma che che ci dicono oppresso le cui sofferenze sono la causa delo scatenanarsi di un conflitto civile spontaneo, che comunque nella volontà del "popolo" forse non vuole essere né filo-occidentale né succube dell’oscurantismo islamista.

La libertà del popolo libico, di cui amiamo riempirci la bocca, da chi deve provenire , quindi , da noi potenze occidentali , già ampiamente screditate nelle nostre missioni umanitarie di pace ? o dagli islamisti, repressi da Gheddafi? E se le ragioni del popolo sono di natura sociale se è una rivolta del pane quali sono gli obiettivi ? liberarsi del despota senza sovvertire l’ordine costituito (sembra che pezzi del potere militare siano con i rivoltosi!) o eliminare insieme al dittatore, ex padre, della rivoluzione le multinazionali, i comitati d’affari e il capitale finanziario globalista?
E, ritornando alle dichiarazioni del governatore delle Puglie, perché è convinto della necessità “morale” dei nostri interventi umanitari in Libia , e mostra interesse relativo verso gli sbarchi di fuggitivi che stanno intasando i nostri centri di accoglienza? Forse ingenuamente influenzato dalle notizie diffuse dai media , dispensatori generosi delle false notizie sull’ Irak Afghanistan Gaza ecc., che ci parlano di 10.000 morti, di bombardamenti, mai ripresi da nessuno né comprovati da testimoni italiani che hanno sempre parlato di scontri armati per le strade e mai di bombardamenti. O delle fughe del generale libico verso il Venezuela , ospite dell’odiatissimo dagli USA Chavez, tanto per gettare ombre anche su quest’ultimo?In realtà le informazioni sono poche si sa solo che esiste una rete di forze difficilmente individuabile sostenute dai “filantropi” occidentali e soprattutto diventa sempre più chiaro come le rivoluzioni colorate abbiano fatto scuola , gli imperialisti statunitensi operano dietro le quinte scegliendo la soluzione più conveniente e gli altri a seconda delle direttive tifano per gli uni o per gli altri. Intanto i flussi emigratori continuano ma noi non dobbiamo guardare, se i nostri campi di concentramento ovvero Cie , mutuati da quelli libici o quelli sionisti per i palestinesi, scoppiano e non si riesce a sostenere le bombe umane , noi dobbiamo prepararci alle nuove missioni di umanitarie e battere le mani quando sulle nostre teste svolazzano gli aerei portatori dei venti di libertà.


Adele Dentice

giovedì 3 febbraio 2011

INTRECCI e INCIUCI


E’ facile inculcare idee sbagliate a persone che, per fiducia o ignoranza, le accettano come oro colato facile diffondere insussistenti menzogne messe in piedi dalle forze politiche per fini elettorali è facile, soprattutto quando si parla di energia e di ambiente, perché è molto difficile farsi strada in un groviglio di nomi società cordate ,governi che cadono risorgono firmano accordi si scontrano , ma tutti lontani immensamente lontani dai reali bisogni della gente comune di cui altrove si decide il destino Ci addormentano con immagini da cartolina propagandandoci un futuro di centrali nucleari o inceneritori poiché altre soluzioni non esistono E’ l’ideologia diffusa del emergenza e del meno peggio è la vittoria del capitalismo nell’imporre stili di vita dai quali è difficile sganciarsi , e il sistema si diffonde servendosi della discrezionalità dei veri potenti che si celano dietro la volgare diatriba che occupa da vari anni, ormai, i talk show e le testate dei nostri quotidiani ma soprattutto (sic!) i nostri pensieri.

Così lo scacchiere internazionale delle politiche energetiche fissa le regole di un gioco i cui proventi la nostra mente non riesce a misurare e in questo altro universo da noi alieno la salute degli abitanti di Ferrandina, come della valle del Basento o dei fondali del mare di Otranto e della Puglia intera e dell’Italia è un fatto residuale ,Ne sa qualcosa Taranto sacrificata alle logiche del mercato e della modernizzazione per un progetto compensato dal lavoro

Ed oggi privati per sino di prospettive lavorative dopo essere stati attraversati dal furore ideologico delle energie alternative , sulle nostre ignare teste si sta svolgendo la guerra del gas tra ENI Gasprom con il progetto South Strem che non piace all’UE , da qui la leggenda delle disavventure di Berlusconi per via della ‘accordo ENI Gaz prom che avrebbe fatto arrabbiare gli USA ,

e il progetto Nabucco, il quale liberebbe l’Europa dalla dipendenza russa per l’approvviggionamento del gas per rimanere sotto la protezione statunitense . Sono interessi enormemente più grandi di noi , anche se a perdere il lavoro la salute l’ambiente saremo sempre noi i cittadini inconsapevoli e confusi . Ma sono questioni importanti gestite da nomi e società che spesso si incontrano e si intrecciano su versanti diversi

per esempio il progetto South Stream riguarda da vicino l’Italia e in particolare la Puglia e la Basilicata , fu siglato nel 2007 dall’ENI e la Gazprom alla presenza di Bersani, allora ministro allo sviluppo economico favorevolmente approvato dalla giunta Vendola come testano le seguenti parole del’allora assessore alla ‘ambiente Losappio «L’accordo raggiunto fra ENI, Gazprom e Governo italiano porterà il nuovo gasdotto lungo 900 km a sfociare con una delle sue diramazioni ad Otranto per poi collegarsi con la rete nazionale. L’opera, finalizzata a ridurre le difficoltà di approvvigionamento per l’Italia e l’Europa del prezioso gas, rientra nelle scelte indicate dal Piano Energetico Ambientale della Puglia.

Il PEAR, adottato dalla Giunta con delibera n. 827 del 8 giugno 2007, indica infatti fra i suoi obiettivi generali che «coerentemente con l’incremento dell’impiego del gas naturale si prevede di attrezzare il territorio regionale con installazioni che ne consentano l’approvvigionamento, per una capacità tale da poter soddisfare sia i fabbisogni interni che quelli di aree limitrofe



Poi, quando, sopraggiunse il Governo Berlusconi il progetto inglobò la francese Edf che strinse un accordo con l’Enel per l’istallazione del nucleare in Italia. La rotta del South Strem, se si dovesse concretizzare, dovrebbe approdare secondo il complesso disegno, ad Otranto il terminal petrolifero e gassifero, mentre la Basilicata e in particolare la val Basento, dovrebbe essere un polo energetico, con grandi prospettive per l’ILVA per la produzione dei tubi per metanodotti . Terminal e stoccaggio tutto in mano alla Geogasstock società che ha sede in provincia di Brescia (Paterno Franciacorta) , che ha comprato20 pozzi di proprietà ell’ENI (Salandra e Pisticci) un territorio che già nel 2003 fu dichiarato SIN cioè sito di bonifica nazionale . Un luogo che la classe dirigente dovrebbe difendere e tutelare , ma a quanto pare sono più interessanti le compensazioni per il mancato utilizzo del territorio che la salute degli abitanti e dell’ambiente. Val la pena però capire chi controlla questa società bresciana e diventa interessante scoprire che si tratta della Energetic Source a sua volta controllata dalla Avelar energy , holding europea della Renova di Victor Vekselberg proprietario della TNK terza compagnia petrolifera russa , strettamente collegata alla Gazprom.

La Avelar Energy, holding ha il compito di condurre l’espansione nel settore energetico in tutta Europa e in particolare in Italia, con investimenti previsti per un miliardo di euro in tempi brevi, nel CdA ci sono nomi italiani tra cui Massimo De Caro , amico di D’Alema e Dell’Utri, e Roberto De Santis amico di D’alema (imprenditore salentino con quote importanti nella società ITALGEST) gli vendette la barca Ikarus , presente anche nel C.dA del porto di Rimini che la Avelar comprò per 8 milioni di euro nel 2007 e rivendette per 12 milioni nel 2008 . La avelar ha iniziato a diffondersi in Puglia stringendo un accordo per la centrale a ciclo combinato di San Severo (nel foggiano), dove Vekselberg è entrato nella società di progetto En Plus insieme agli svizzeri di Atel.

In brevissimo tempo la Avelar con una quota di controllo congiunto entra nella Kerself (fotovoltaico), che ha disseminato la Puglia di Pannelli solari , in crisi nel 2010 poi salvata dalla stessa Avelar Energy, che comunica che il patto parasociale (stipulato in data 24 settembre 2008 con Pier Angelo Masselli e Immobiliare VEGA) e' stato risolto ai sensi dell'art. 1454 c.c. per effetto dell'inadempimento del Masselli. Com-red (RADIOCOR) 28-12-10, sostituito da Giorgi Vicepresidente della AZvelar e precedentemente consulente di Bain&co e investiment Bunker in ABN AMRU e Rotschild

Sempre nel dicembre 2010 si espande ulteriormente il giro d’interesse della Avelar in Puglia è infatti del 12 gennaio 2011 , dopo il via libera dell’antitrust (22dicembre 2010) l’acquisto di 17 MW di impianti fotovoltaici (provvedimenti 21476 e il 21485.





Contemporaneamente Gennaio 2011 la regione Puglia firma un protocollo con Beghelli per la solarizzazione dei tetti pugliesi, il Gruppo annuncia il completamento con Ergycapital e la connessione alla rete elettrica di un impianto da 1 MW nel Comune di Spongano (Lecce), senza che siano state prese in considerazioni società e cooperative locali. Si ripropone dopo il furore ambientalista la solita logica dei giochi fatti sulla testa dei cittadini con i poteri forti e la politica rimane sempre quella poco attenta al territorio e al destino della gente qualunque


adele dentice

domenica 15 agosto 2010

Benvenuti in Puglia, la terra del sole!



I colossi dell’energia, che siano indiani, tedeschi, spagnoli, statunitensi hanno tutti un minimo comune denominatore “accaparrarsi la terra e le sue pianure e investire sul valore del loro potenziale energetico”.

La terra nel mondo globale è stata già lottizzata, l’America centrale, parte dell’Africa, l’ estremo Oriente sono state aggiudicate ai cinesi e agli indiani , mentre il Sud Africa e l’africa sahariana sono terra di conquista della Libia. E le nostre pianure? Anche loro rappresentano elemento attrattivo per le multinazionali dell’ambiente soprattutto il meridione, soprattutto la Puglia.

La Puglia, con le sue pianure e il suo sole, ma soprattutto con una normativa a maglie larghe si pone all’avanguardia nello sviluppo delle energie rinnovabili e in particolare del fotovoltaico, più che dell’eolico. Un settore questo in espansione che non presenta particolari rischi di mercato , infatti per i prossimi 20 anni tutta l’energia prodotta dagli impianti in costruzione sarà venduta.
Questa prospettiva di guadagno ha fatto si che una tecnologia pulita, che andava favorita da un rigoroso assetto giuridico e scientifico , si sia trasformata in una corsa alla proliferazione di enormi parchi solari ,mega impianti produttori di energia come quello promosso da Enel Green Power, la società di Enel per le energie rinnovabili, che vuole impiantare in Puglia il più grande impianto fotovoltaico d’Italia se non d’Europa di 71,64 megawatt (attualmente il più grande in esercizio in Italia è da 28 mw, a Montalto).

L’impatto ambientale,annuncia la società ,sarà ovviamente visivo , ma si dichiara anche nell’avviso che comunque saranno assorbiti alcuni terreni agricoli e ne risentirà il parco naturale Saline di Punta della Contessa; ma questo sarebbe il minimo se non ci fosse il reale pericolo dell’ennesima beffa consumata sulla salute dei cittadini , quella cioè di un mega parco che produce energia pulita che a sua volta alimenta la centrale a carbone di Cerano; d’altronde il protocollo di Kyoto prevede che si continuino a tenere in vita le centrali a carbone, basta essere corredati di certificati verdi.

Anche la legge regionale, con la delega ai Comuni in merito alla pianificazione degli impianti, non aiuta a frenare l’assedio di imprenditori piccoli e grandi allettati proprio dal Distretto per le Energie Rinnovabili , una rete di aziente dietro le quali si nascondono grandi multinazionali.
Un esempio per tutti è la Kaitech-KR Energy e le sue diramazioni, che portano lontano sino agli USA. Questa società attraversa la Puglia controllando la Murge Green Power S.r.l. (Impianti di Cassano) Molfetta (BA) 100,00 Molfetta Energia S.r.l. Molfetta (BA) 51,00 - Puglia Sole S.r.l. Milano 100,00 - Fotovoltaico Puglia S.r.l. Milano 100,00 - Salento Sole S.r.l. Milano 100,00.
La KAITECH spa e le sue società controllate sono finanziate da INTERBANCA spa, a sua volta controllata al 100 % da GE Capital, controllata al 100% da Goldman Sachs, quest’ultima in merito alla progetto di quotazione in borsa della Enel Green Power (quella del mega parco di Cerano), è un componente del consorzio di collocamento, insieme a Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Credit Suisse.

Ma cosa può spingere questi grandi poteri economici ad interessarsi tanto del fotovoltaico in Puglia? soprattutto in considerazione del limitato valore economico dell’ energia prodotta dalla rinnovabili, la quale non può nemmeno essere venduta in quanto più lontano va e più si disperde.
La risposta è nel conto energia e nei certificati verdi, con il primo le aziende godono degli incentivi governativi che pagano tre volte il costo di 1 kw, mentre i certificati attestanti la non immissione di gas serra vengono venduti alle aziende di produzioni inquinanti come l’Ilva, come Cerano.

E quali saranno per i semplici cittadini in questo immenso giro d’affari gli eventuali vantaggi? Al massimo qualche migliaio di euro sarà sarà destinato ai contadini che, se non vendono il proprio terreno, potranno godere di un vitalizio ventennale, salvo poi sobbarcarsi le spese di smaltimento degli impianti; gli altri poi continueranno a pagare bollette, tra l’altro sempre più care, senza contare i danni alla salute e al territorio e alla perdita irreversibile di bellezze storiche e paesagistiche.

Adele Dentice

giovedì 15 luglio 2010

Forze Armate SPA: di peggio in peggio




Non c’è mai fine al peggio, soprattutto se si parla di guerra e soldati; per esempio la notizia del ritiro parziale delle truppe italiane dal Kosovo, per via della manovra finanziaria, potrebbe soddisfare l’anima pacifista, che alberga in molti di noi.
Basta però andare oltre la notizia e leggere le modifiche introdotte per capire il senso reale di questo provvedimento che trasforma i servizi della difesa in Servizi Difesa SPA (società di diritto privato a capitale pubblico). Ci dicono che questa modifica è necessaria per contrarre i costi, una motivazione che non regge; sembra molto più convincente l’ipotesi dell’ennesimo adeguamento del governo italiano alle direttive USA e nello specifico del Pentagono che spinge,in materia di spesa militare, non più verso una Forza Armata nazionale, ma nell'appalto a ditte private di contractors, che, anche se ufficialmente italiane, rappresenterebbero delle filiali delle case madri statunitensi.

La privatizzazione dell’esercito, assistita e sovvenzionata dal denaro pubblico, comporterà un doppio risultato per lo Stato poichè da un lato l’opinione pubblica non verrà a conoscenza del numero effettivo dei soldati morti (i mercenari non risultano nelle statistiche) e, dall’altro, i costi lieviterebbero senza incorrere in sanzioni penali, pensiamo alle altre aziende pubbliche divenute SpA a capitale pubblico.

Ancora più inquietante è la natura di queste ditte di mercenari e i servizi che forniscono ai governi, come Blackwater responsabile in Iraq di stragi e traffico d’armi, organi e minorenni imputata presso corti federali statunitensi (imputazione di cui si sono perse le tracce) o alla Military Professional Resources Inc. (MPRI) che opera nel Kosovo e nei Balcani.
Tutte ditte che hanno il compito oltre di organizzare e creare guerre, quella di reclutare ed addestrare la criminalità comune del luogo, in modo da farne una forza organizzata e presente in modo capillare sul territorio.

Sembra un problema lontano, la guerra è lontanissima da noi, nonostante la crisi continuiamo a ad alimentarci e a curarci e a pensare alle vacanze. In realtà l'orrore da cui sembriamo protetti è molto vicino e gli efferati crimini contro l'umanità, di cui non ci sentiamo direttamente responsabili , ma su cui poggia il benessere delle nostre vite, prima o poi ci chiederà il conto.
Ora, dopo aver demolito la società, disgregato il mondo del lavoro, ridotto la politica a meretricio è arrivato il momento di offrire ai giovani, intopiditi dai videogiochi e dai miraggi di glorie inesistenti, nuovi sbocchi di vita, per farli diventare dei perfetti criminali autorizzati. Ci sarà da scommettere che presto si apriranno campagne pubblicitarie per promuovere nuovi posti di lavoro, gli atti criminosi saranno fatti passare come atti in difesa della libertà e della democrazia di cui noi siamo i portatori più fieri, e come da programma la sinistra maggioritaria continuerà a servire gli USA, tacendo nel migliore dei casi, e quella radicale, imperterrita, ad attorcigliarsi al suo antibelusconismo.
Intanto il capitalismo peggiore di tutti i tempi si avvantaggerà della globalizzazione e continuerà ad alimentarsi di sempre nuove guerre. Come da programma.

Adele Dentice

martedì 23 febbraio 2010

Da dove viene il grano pugliese?


Il 27 gennaio si è tenuto un "sit in", indetto dalla Cia e dalla Copagri, dinnanzi alla sede della Divella, a Rutigliano, per protestare contro le importazioni di grano duro straniero in Italia.

Da tempo la Cia si è fatta portavoce del disagio che i produttori cerealicoli italiani stanno vivendo a seguito dell’invasione nel mercato italiano di grano duro importato in particolare dal Nord America, U.S.A. e dal Canada. L'azzeramento del dazio di grano duro di qualità nell’Ue e la riduzione dei dazi per i prodotti di media e bassa qualità ottenuto dalla Canadian Wheat Board ha contribuito notevolmente a peggiorare la già critica situazione dell’economia cerealicola italiana.

I prezzi di vendita al consumo durante l’anno sono rincarati per diversi prodotti agroalimentari, ma la situazione dei cereali e della pasta è sicuramente la più allarmante. Nel corso del 2009, a quanto affermato dalla Coldiretti, il prezzo della pasta è aumentato del +3,4 per cento con andamento opposto a quello del grano duro, le cui quotazioni si sono ridotte del 28,2 per cento: di conseguenza mentre il costo del grano al chilo è pari a 0,18 euro, quello della pasta corrisponde a 1, 4 euro al chilo. I lavoratori del settore si sono visti costretti a correre ai ripari riducendo le semine di grano duro, con un calo che si aggira attorno al 25 per cento.

Le nuove generazioni di agricoltori hanno acquisito consapevolezza dell’importanza della variabile “qualità”, che deve essere elemento di differenziazione dei prezzi e soprattutto dei prodotti: un prodotto italiano non è OGM, al contrario il grano importato dagli USA lo è.

Inoltre il grano italiano non necessita di migliaia di chilometri per il trasporto come avviene per quello importato dal Canada, il quale, durante l’attraversata in nave, è sottoposto a grandi quantità di umidità che rendono inevitabile l'utilizzo di prodotti chimici, al fine di bloccare lo sviluppo di micotossine, le quali a loro volta producono aflatossine altamente cancerogene. Se si continuerà a perseguire una politica che tende a non premiare la qualità del grano italiano sarà inevitabile quel processo degenerativo che vede la riduzione dei terreni seminativi italiani destinati alla coltivazione del grano come unica soluzione immediata e concreta.

Al fine di tutelare la pasta di grano italiano e le altre produzioni “made in Italy” la Coldiretti si sta attivando per la realizzazione di una “filiera agricola tutta italiana”, che si prefigge, attraverso il sostegno ottenuto dalle imprese agricole, dai mercati degli agricoltori, dalle cooperative e dai Consorzi Agrari, i quali hanno recentemente riconosciuto l'holding “Consorzi Agrari d'Italia”, di abolire qualsiasi tipo di speculazione e frode che potrebbero danneggiare sia il produttore agricolo che il consumatore.

Non è più sufficiente inserire in etichetta la dicitura “made in Italy”, che indica soltanto il sito in cui è stato realizzato un prodotto, piuttosto si rende necessario, oramai, specificare il luogo d’origine delle materie prime che lo compongono e dunque, nel caso specifico, la località in cui il grano è stato coltivato e raccolto.

Bianca de Laurentis

sabato 20 febbraio 2010

IL MODELLO AMERICANO


«La mia idea è di abbassare l'età del primo impatto con il lavoro, anche con un contratto a causa mistacome l'apprendistato», portando l'età di accesso «dai 16 ai 15 anni»- Sacconi. Così verrebbero reclutati i 120 mila ragazzi che abbandonano la scuola prima del tempo inserendoli nel mondo del mercato del lavoro attraverso un non precisato coordinamento con l’offerta formativa. La logica avrebbe voluto che si ricercassero alternative all’interno della scuola, valorizzando il triennio di istituti tecnici e le scuole professionali e non facendo retrocedere il sistema scuola all’ultimo posto in Europa con l’abbassamento dell’obbligo scolastico, i ragazzi a lavoro a 15 anni e la mortificazione di intere aree disciplinari.

Il modello che sta prendendo forma è quello statunitense una scuola non luogo di formazione e istruzione, ma zona dell’apprendistato, in cui lo Stato cede la responsabilità della formazione al privato, questo impianto è molto apprezzato dalla Confindustria alla quale piace anche chiamare l’educazione “Education” all’americana, ma nel contempo è contraria alle due lingue straniere,e sostiene che basta conoscere un po’ di inglese, il necessario per essere bravi consumatori , una seconda lingua è inopportuna un spreco superfluo di denaro e poi l’inglese è la lingua madre del mercato globale. Ma le mire di Confindustria si articolano e si diffondono soprattutto sulla governance con particolare attenzione al sistema universitario, che sarà carissimo, (consiglio di amministrazione a fianco del DS o del Preside di Facoltà), sulla scelta del personale tecnico (fuori da graduatorie e classi di concorso e privilegiando le esperienze aziendali), e sulla valutazione degli studenti (con la presenza di suoi rappresentanti nelle commissioni di esame).

Questa mistificazione di riforma oltre ad accentuare la separatezza sociale ci riporta al peggio della riforma Gentile, che almeno aveva valorizzato il sistema dei licei, pensiamo invece alla marginalizzazione del latino nel liceo scientifico e al disegno di impoverimento della disciplina della storia , tanto per scopiazzare il sistema americano statunitense che la configura come materia universitaria escludendola dai percorsi formativi primari.

Il progetto economicistico che si sta imponendo, lontano da ogni elementare principio della didattica, taglia materie importanti di studio e ore di insegnamento (in media 4 ore settimanali in meno), si cancellano laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, perseguendo un unico obiettivo quello di cacciare decine di migliaia di precari, immiserendo e svilendo l’istruzione e il diritto costituzionale alla formazione Lo stesso ministro Tremonti ha dichiarato che la messa a regime della riforma porterà a un taglio di 130.000 docenti/in realtà non ha considerato i 20.000, prodotti dalla costituzione di cattedre superiori a 18 ore e il sovraffollamento delle classi , e 85.000 personale ATA, ma non ha dato informazioni il ministro in merito alla destinazione dei risparmi operati sul sistema scuola , probabilmente andranno a sostenere le casse delle banche avvantaggiando gli interessi clientelari e finanziando le guerre. Ma tutto questo è noto da tempo e di fronte a tanto vandalismo ci si sarebbe aspettata una reazione dei sindacati, ma la CISL, la UIL la GILDA lo SNALS tacciono colpevolmente mentre il popolo della scuola viene tranquillizzato e addormentato con promesse e le chimere del decreto salva precari , un decreto che oltre a creare false speranze , contraddice la realtà fatta dall’ esubero dei docenti di ruolo che con la messa a regime della riforma aumenteranno e verranno spediti in massa in altri settori del pubblico impiego.

Adele Dentice