DON VERZE' & SAN VENDOLA
di Gianni Lannes
Apriamo il 2012 con una buona notizia. A 91 anni suonati, l’ultimo giorno del 2011 ha tagliato la corda, ma non si è reso latitante come Bettino Craxi (uno dei suoi protettori insieme ad Andreotti). E’ morto nel comfort della sua sontuosa residenza di Milano don Luigi Verzé. Il fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano era finito in bancarotta con debiti da un miliardo e mezzo di euro. Ufficialmente è deceduto per una crisi cardiaca alle 7:30. Ultima novità: la cartella clinica di don Luigi Verzé è stata acquisita dalla Guardia di Finanza. Il sospetto sorge spontaneo: e se il fondatore del San Raffaele non fosse morto per cause naturali? Il prete è davvero solo vittima dello stress e delle vicissitudini che l’hanno colpito negli ultimi mesi? A don Verzé la settimana scorsa avevo chiesto un’intervista libera, a 360 gradi. Il cantante Albano Carrisi sigilla un’illuminazione: “Ho sempre visto don Verzé come benefattore. E ora, dopo che tutti sono andati contro di lui, mi chiedo se è morto o l’hanno aiutato a morire”.
Inchiesta mortale - La scomparsa di don Luigi Verzé cade come un macigno sull’inchiesta in corso alla Procura di Milano per il crac da 1,5 miliardi dell’ospedale San Raffaele e segue il suicidio del secondo grande protagonista della vicenda, il vicepresidente con le deleghe operative Mario Cal. Il procedimento giudiziario però, che conta una decina di indagati, non dovrebbe subire rallentamenti. Queste le tappe dell’inchiesta. - 30 giugno: la Procura della Repubblica milanese accende un faro sulla crisi del San Raffaele. Il Pm Luigi Orsi avvia un protocollo civile sulla ristrutturazione del debito dell’ospedale. - 18 luglio: si suicida Mario Cal, storico braccio destro di don Verzé nella gestione del San Raffaele, qualche giorno prima era stato sentito come teste dal Pm Orsi. - 19 luglio: al vaglio della procura l’ipotesi di avanzare un’istanza di fallimento. - 21 luglio: il nuovo Cda del San Raffaele, appena insediatosi, chiede alla Procura tre mesi per presentare un concordato preventivo. Il Pm da come ultimatum la scadenza del 15 settembre. - 22 luglio: il fascicolo d’inchiesta sul suicidio di Cal passa ai Pm Luigi Orsi e Laura Pedio. Gli stessi che hanno acceso una luce sulla crisi finanziaria dell’ospedale. - 20 settembre: la Procura di Milano prende atto delle richieste dei rappresentanti del Cda che hanno promesso di presentare la richiesta di concordato preventivo il 10 ottobre. - 16 novembre: parallelamente alla causa civile va avanti l’inchiesta penale e i Pm dispongono una ventina di perquisizioni; una decina gli indagati fra i quali don Verzé, Valsecchi, Gianluca Zammarchi e Andrea Bezzicheri, esponenti della società “Metodo srl”. Arrestato per concorso in bancarotta il faccendiere Piero Daccò. - 17 novembre: Daccò è accusato di aver distratto dalla Fondazione circa 3,3 milioni di euro. - 18 novembre: Stefania Galli, segretaria di Cal parla di buste con denaro che passavano dall’ufficio del vicepresidente dal 2005. - 19 novembre: Il Gip Vincenzo Tuchinelli convalida il fermo di Daccò. - 13 dicembre: viene arrestato l’ex direttore amministrativo Valsecchi. A lui e ad altre 9 persone viene contestata anche l’associazione a delinquere. Decisive sarebbero state le dichiarazioni di tre imprenditori, uno dei quali, Pierino Zammarchi, parla di sovraffatturazione di costi a carico dell’ospedale e retrocessione dei soldi al San Raffaele tramite buste di contanti e bonifici per 4 milioni. Fondi neri che sarebbero stati costituiti a partire dal 1983. - 16 dicembre: Daccò interrogato dal Gip respinge le accuse. - 31 dicembre: muore don Verzé.
Al miglior offerente – E’ arrivata una sola offerta allo studio del notaio Chiodi Daelli di Milano per l’asta migliorativa per il San Raffaele. Fino ad ora a contrastare la proposta vaticana avanzata da Ior e Malacalza, ci sarebbe solo quella arrivata entro le 12 dal notaio, da parte del Gruppo San Donato facente capo a Giuseppe Rotelli. Offerta che sarebbe di poco superiore a 300 milioni. L’asta preveda che le nuove offerte dovessero superare di 50 milioni quella di 250 presentata appunto da Ior-Malacalza. Alla vigilia si prevedeva una dimostrazione di interesse anche da parte dell’Humanitas (Techint) che non vi è stata. Per il rilancio comunque è previsto il termine del 5 gennaio e non è escluso che nuove proposte si facciano avanti. Entro il 10 gennaio infine lo Ior può presentare, grazie al diritto di prelazione, un’offerta pari alla più alta presentata e rilevare la società. L’Humanitas, che fa capo alla famiglia Rocca, non ha presentato invece un’offerta.
Carriera divina - Un prete discusso, spesso in contrasto anche con i vertici della Chiesa tanto da essere sospeso “a divinis”, amico di molti potenti ma per 53 anni saldo al timone del San Raffaele che lui stesso aveva voluto e fondato prima di autosospendersi dalla carica di presidente a seguito dell’inchiesta giudiziaria avviata sull’istituto dalla Procura di Milano per la bancarotta da 1,5 miliardi e che lo aveva portato a paragonarsi a “Cristo in croce”. Don Luigi Verzé nasce a Illasi, in provincia di Verona il 14 marzo del 1920. Laureatosi nel 1947 alla Cattolica di Milano in lettere e filosofia, l’anno successivo viene ordinato sacerdote. Successivamente diventa assistente di don Giovanni Calabria. Il 5 agosto del 1958 fonda la “Associazione Centro di assistenza ospedaliera S. Romanello”, poi diventata “Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor”, che gestisce l’omonimo ospedale e ne rimane presidente fino al 2011. Nel 1964 dalla Curia di Milano arriva per Don Verzé la “proibizione di esercitare il Sacro ministero” e nel 1973 viene sospeso dalla stessa Curia presieduta dal Cardinale Giovanni Colombo, “a divinis”. Il 15 aprile 1971 viene riconosciuta la personalità giuridica della fondazione “senza fini di lucro” ‘Monte Tabor’ che diventerà la holding proprietaria dell’ospedale San Raffaele che avvierà così la sua espansione e si allargherà anche con la proprietà di spa quali Laboraf (laboratori di diagnosi) e Molmed (ricerca in medicina molecolare controllata dalla famiglia Berlusconi). Nel 1996 all’ospedale si affianca anche l’Università Vita-Salute San Raffaele di cui don Verzé diviene rettore e che avrà fra i docenti personaggi quali il filosofo Massimo Cacciari. Negli anni don Verzé intrattiene rapporti anche con molte personalità di spicco ed esponenti politici, da Giulio Andreotti a Bettino Craxi, fino a Silvio Berlusconi. Ultima relazione calda quella con l’ex funzionario del Sismi Pio Pompa. Nel frattempo il sacerdote viene spesso a trovarsi alle prese con problemi giudiziari: nel 1976 viene condannato ad un anno e 4 mesi per tentata corruzione in relazione alla convenzione con la facoltà di medicina della Statale di Milano ed un contributo da parte della Regione. Nel 1988 altre due condanne per abusi edilizi legati a lavori nell’ospedale, la prima a 5 mesi con la condizionale la seconda a 10 mesi. La gestione operativa passa quindi a Mario Cal, imprenditore veneto che affianca don Verzé da anni e che diventerà vice presidente della Fondazione, suicida nel luglio scorso quando prende corpo l’ultima inchiesta sul San Raffaele ancora in corso.
Vendola, Pelillo, Dell'Atti, Santoro.
Luigi Maria ordina e Nichi obbedisce – «Caro Presidente, ho appreso con grande piacere che il nostro progetto per il San Raffaele del Mediterraneo sta proseguendo il cammino verso la sua realizzazione e che l’impegno comune profuso nella realizzazione di questo obiettivo sta dando buoni frutti. Facendo seguito agli incontri con i Rappresentanti istituzionali della regione Puglia e della Fondazione e alla richiesta dell’Assessore al Bilancio, Avv. Michele Pelillo, Le invio una revisione del Piano finanziario del Progetto Tecnico Sanitario, prodotta ipotizzando un finanziamento pubblico pari a 120 milioni di Euro e il finanziamento della quota residua di fondi, necessari per il completamente dell’opera, tramite lo strumento del leasing in costruendo. Con l’auspicio che gli ulteriori passi, utili a garantire l’avvio della realizzazione dell’opera, possano essere compiuti rapidamente, le assicuro tutta la disponibilità dei miei uffici per eventuali approfondimenti o chiarimenti si rendessero necessari. Le invio cordiali saluti. Sa. Prof. Luigi M. Verzé».
Vendo-la Puglia – Già due anni fa Italia Terra Nostra - prima che la Barilla ottenesse illegalmente l’oscuramento conquistando il webmaster - aveva posto sotto la lente d’ingrandimento l’affarone a spese degli ignari contribuenti, attirando svendolinati in libera uscita e la scomunica di Nichi in persona. Dopo sono piombati gli scopiazzatori alla Travaglio. Il 27 maggio del 2010 Nichi ha sottoscritto un accordo con don Verzé per la nascita in Puglia della Fondazione San Raffaele del Mediterraneo, nonostante il noto stato pre-fallimentare del Monte Tabor. Il padrone di Sel, in barba alla trasparenza per oltre 4 mesi ha occultato la delibera di giunta regionale numero 1154, pubblicata nell’agosto 2010 dal giornale Italia Terra Nostra. La domanda che ricorre in Puglia è come Vendola e i suoi consiglieri non si siano potuti accorgere della pericolosa situazione economica e societaria della Fondazione San Raffaele Monte Tabor, a parte i celebri trascorsi del prete-affarista e la frequentazione con Berlusconi. Il primo agosto 2011, nonostante l’evidente dissesto finanziario ed economico dell’ospedale San Raffaele il presidente del governatore, Nichi Vendola, in un’affollata conferenza stampa ha comunicato che «non intende sospendere l’accordo stipulato con don Verzé per la realizzazione di un grande ospedale a Taranto». Vendola ha detto con tracotanza: «Ho già stanziato 60 milioni e di essere pronto a investirne in totale 200: al San Raffaele spetterà invece la sperimentazione gestionale per un triennio». Il capogruppo PD in Regione, Antonio Decaro, parla di “partner privato scelto in via diretta senz’alcuna procedura di evidenza pubblica”. Ancora balle vendoliane il 2 agosto 2011: «Ovviamente noi, di fronte all’attuale crisi del San Raffaele di Milano, abbiamo sospeso la pubblicazione del bando per la progettazione in attesa che la situazione si chiarisca». Insomma, bugie su menzogne. Infatti, pochi mesi dopo ecco un altro annuncio: il San Raffaele del Mediterraneo a Taranto si farà. Il progetto è ormai esecutivo, con la pubblicazione dei bandi di gara in Gazzetta Ufficiale lunedì 14 novembre 2011. I lavori cominceranno nel 2013 e finiranno probabilmente nel 2016. L’opera costerà circa 214 milioni di euro, di cui 200 finanziati dalla Regione Puglia con fondi FAS 2007-2013, mentre la quota restante arriverà da un leasing. Critica la Uil che parla di tagli agli ospedali pubblici e per sovvenzionare un complesso privato che fa capo alla Fondazione San Raffaele Monte Tabor. Infine, il colpo di scena: un recente comunicato del governatore della Puglia Nichi Vendola chiede la sospensione del bando. Perché “il Servizio urbanistica regionale dell’assessorato alla Qualità del territorio [...] ha riscontrato una incongruità tra quanto rilevato dal corpo forestale dello Stato e quanto invece attestato nella perizia tecnica del Comune di Taranto in merito alle aree percorse dal fuoco”. S’imponeva una gara internazionale, visto l’importo dell’opera oppure no? Lo stato fallimentare del San Raffaele non è una scoperta dell’ultim’ora. Forse una gara pubblica avrebbe fatto emergere i buchi neri della fondazione di don Verzé & Berlusconi fin dall’inizio. Tanto più che gli affari pugliesi del San Raffaele sono racchiusi in una società “13 maggio”, che associa don Verzé a due imprenditori già finiti sotto inchiesta (la cooperativa ciellina La Cascina) e che era presieduta fino al 18 luglio scorso da Mario Cal, il braccio destro di quel diavolo di prete, ora prematuramente scomparso perché si è sparato quando la Procura di Milano ha messo il naso nei conti. Dulcis in fundo: la megalattica speculazione edilizia in una città in cui tanti non hanno casa, che si cela dietro il progetto del nuovo ospedale, con la Fintecna Immobiliare (Ministero del Tesoro, Tremonti-Berlusconi) che baratta la variante urbanistica necessaria per costruirlo sulle sue aree in cambio della destinazione a edilizia residenziale, uffici e centri commerciali di terreni riservati a verde, parcheggi, ospedali. Vendola dice di aver scelto due anni fa l’affidamento privato perché il San Raffaele è molto prestigioso e preferiva “un processo accelerato”: ma allora perché del nuovo ospedale, seppure più volte annunciata in pompa magna, non è stata ancora neppure posta la prima pietra? A quanto pare il pifferaio rosa considera solo adesso don Verzé un “diavolo di prete”. Forse Vendola l’ha scoperto di recente o magari lo pensava già due anni fa quando, in piena campagna elettorale per la sua rielezione a governatore, presentando assieme al padre spirituale di Berlusconi il mega-progetto San Raffaele del Mediterraneo, quel diavolo di prete ebbe a definirlo pubblicamente “un uomo di grandissimo valore, di grandissima cultura, in grado di trasmettere idee e calore”, “dotato di un fondo di santità come Berlusconi” e invitò tutti a “eleggerlo ancora presidente della Regione Puglia almeno per altri 5-10 anni”, impegnandosi in caso di mancata elezione a “nominarlo comunque presidente del San Raffaele del Mediterraneo”. Il presidente ex comunista spera di ridurre il turismo sanitario dei malati tarantini fuori città o fuori regione sostituendo due vecchi ospedali con uno nuovo; oltre ai due ospedali tarantini esistenti, il piano regionale prevede di chiuderne 22 nell’intera regione. Qualcuno lo dica al vip terlizzese: la sanità pugliese, una delle più indebitate d’Italia, dovrebbe risparmiare quattrini, rinunciando al faraonico San Raffaele per ammodernare le strutture esistenti e migliorare i servizi: in Puglia il tempo di attesa medio per una mammografia o un esame cardiologico oscilla fra i due e i tre anni. Ancora fantasie del solito venditore di frottole. Spara Vendola a fine anno: «Diossina azzerata: l’Ilva diventa modello. A Taranto veleni ridotti fino a 80 volte rispetto al 2007». Riscontri oggettivi alla mano: il 26 giugno l’Arpa Puglia vi ha riscontrato il doppio delle emissioni consentite dalla legge regionale. Il picco è stato registrato a maggio con la presenza di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino del siderurgico, con un valore medio di 0,70 nanogrammi al metro cubo (contro 0,40 consentiti). Dove sarebbe dunque il mirabolante miglioramento ambientale vantato dal governatore? E’ prosa amministrativa, narrazione, poesia o che altro? Invece di operare sulla prevenzione dell’inquinamento, recidendo l’avvelenamento alla radice, si teorizza a valle prospettando solo affari sulla pelle viva di chi si ammala e muore. A conti fatti: la giunta vendoliana ha elevato l’aliquota dell’addizionale Irpef fino al tetto massimo per coprire il buco sanitario: non era meglio sanarlo con i 200 milioni destinati a don Verzé, invece di tassare un’altra volta i pugliesi? L’ultimo pifferaio del centrosinistra al grido “Pugliamo l’Italia” dove va, dove si presenta? Presidente Vendola giro a lei per l’ultima volta la domanda alla quale non ha risposto ben due anni fa, sul conto di Giuseppe Grossi (ras dei rifiuti, già nel consiglio di amministrazione del San Raffaele Monte Tabor), titolare della società Smarin (con sede fino al luglio 2010 in quel di Taranto, ora nuovamente in Lombardia, che ha gestito una discarica anche a Taranto). Che lei sappia governatore Vendola, l’ospedale San Raffaele di Milano (annessi e connessi in Italia e nel mondo) produce rifiuti radioattivi trasferiti nella provincia di Taranto o in Puglia?
martedì 3 gennaio 2012
sabato 31 dicembre 2011
Troppo comodo, troppo ipocrita

Troppo comodo E troppo ipocrita
Sbandierare una sincera carità verso gli umili o accoglienza per gli altri poveri che vengono da lontano, orchestrando una campagna mediatica che guarda sempre all’immagine soprattutto in fase preelettorale . Si gioca con cavillosità bizantine sulla vita dei poveracci ma irrimediabilmente al di là delle lezioncine che ci vengono impartite dalle parole di qualche politichino locale, di sinistra o di destra non fa alcuna differenza , o la proiezione di film di propaganda, che rievoca tanto un ventennio passato, la vuota demagogia si manifesta in tutto il suo splendore di falsità e opportunismo su cui siede il vertice della nostra politichetta locale, svendutasi ai più potenti
Da sinistra come da destra implacabilmente arrivano a ritmo scandito le grandi iniziative di bontà dei nostri rappresentanti che opportunamente scelgono il caso che fa notizia e lo espongono come un trofeo, lo abbiamo visto recentemente a Bari con i coniugi disabili che sono stati premiati dai media nazionali , selezionati per la loro diversità tra gli altri morti di fame senza tetto che sempre più numerosi invadono la città , ma sono un caso limite che fa notizia, come, dopo anni di silenzio, fanno notizia i fieri ragazzi del Ferrhotel oggetto di un documentario che ha acceso gli entusiasmi di una parte della borghesia rosata di sinistra .
Ma ci sono persone , come la sottoscritta, che non ritrovandosi in alcun schieramento calibrato su ismi anacronistici non più interpreti della base sociale, si pongono delle domande sul destino degli altri derelitti,come gli ospiti di quel campo di concentramento che è il CARA di Palese, o i Rom, o i senza tetto baresi sparpagliati agli angoli della città sempre più numerosi, sempre sgomenti e sempre più vicini al nostro benessere finto, come i nostri piagnistei e promesse di fine anno.
Passeggiando per le vie del centro oltre i negozi che magnificano i loro saldi pre fallimento, sempre più facile scorgere anziani a frugare nei cassonetti dell’immondizia e code sempre più lunghe alle mense dei poveri, dove si vedono sempre più “facce conosciute”, ma questo fa parte del mondo degli invisibili sono un problema un grattacapo da relegare nelle periferie o in quartieri ghettizzati e degradati per renderlo impercettibile al salotto buono della città di Bari ,quel centro murattiano sempre più luminoso e sempre più lontano dalle periferie.
Ma anche i poveri servono, basta sfruttare il loro dramma nella logica assistenzialista, perché ci sono i PON o i vari progetti finanziati con soldi pubblici che affidano ad associazioni “storiche” centri polifunzionali sportelli di orientamento al Lavoro (!!!) che controllano , verificano e organizzano convegni corredati di pranzi di beneficenza che si consumano tra cristallerie preziose e vini super raffinati per intellettuali di lusso vestiti di buonismo Tutti bravi a coniugare il verbo della solidarietà nelle situazioni ufficiali o davanti ai media assoldati , ma poi nei fatti tanta demagogia e dietro il vuoto , poggiato sui privilegi e l’ipocrisia di una casta che utilizza gli ultimi come pacchi postali spostandoli a piacimento. Nessuno dall’alto della propria “immunità” può o vuole percepire il dramma sociale che si consuma quotidianamente, le parole di circostanza smaterializzano le sofferenze e le preoccupazioni legate alla precarietà e allo spettro di una nuova povertà che non lascia speranze nemmeno qui a Bari che, come altrove, padroni pubblici e privati operano per scaricarne i costi dei loro affari sui lavoratori e sugli altri ceti deboli., spostando quote sempre maggiori del reddito nazionale ai profitti ed alle rendite di pochi. La borghesia nostrana insediata stabilmente sugli scranni del Consiglio Comunale vuole mantenere intatti i propri privilegi sociali ed economici tracciando una strada pericolosa che conduce verso l’isolamento sociale e alle guerre tra i poveri, non del tutto spontanee, in cui ciascuno crede di difendere i propri miserevoli averi attaccando i poveri che vengono da lontano, un stratagemma per dividere e distogliere l’attenzione da altri problemi o da quella riprovevole sceneggiata che si celebra nei saloni del potere e della politica in cui si finge di litigare e, con altrettanta maestria, si sbandiera la solidarietà o l’integrazione
I cittadini, d’altro canto, avvinghiati nei loro quotidiane affanni, privati di futuro, disdegnano la casa del popolo che dovrebbe essere il Comune, sono insensibili alle scaramucce tra notabili simbolicamente divisi in opposizione aree amiche, tra l’altro sempre più difficile diventa l’accesso alle sedute pubbliche, grandi impalcature che nascondono quella piccola porticina che conduce alle sedute dei Consigli Comunali , i quali non vengono neppure più trasmessi da reti televisive locali preposte a quello che era un sprazzo residuo di trasparenza e democrazia
Troppo comodo e ipocrita il loro augurio per un anno nuovo.
ma i miei auguri sono sinceri
venerdì 30 dicembre 2011
Dal blog di Gianni Lannes
http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2011/12/grillo-le-parole-che-non-ti-ho-detto.html
29.12.11
L'OMBRA DEL GRILLO
Mario Monti e Alberto Quadrio.
di Gianni Lannes
Niente complotti, né dietrologie. Non ci vuole granché per smascherare l’approvazione di Beppe Grillo per il premier Monti. Il canale si chiama Aspen Institute e ci porta direttamente allo spietato gruppo di potere Bilderberg e alla Commissione Trilaterale. Tradotto: Fmi, Bce, multinazionali, eccetera. Vi ricordate la mappa del potere esibita dal comico? Domanda non concordata. Perché non vi compare nessuno della Casaleggio Associati né la società stessa che gestisce il blog di Grillo? In particolare Enrico Sassoon, attuale responsabile del mensile di management Harvard Business Review Italia (rivista edita da StrategiQs Edizioni, di cui è co-fondatore e amministratore delegato), Presidente di Leading Events (The Ruling Companies Association) e Presidente di Global Trends, società di studi, ricerche e comunicazione. Il giornalista Sasson - socio Casaleggio - è soprattutto il director della Camera di Commercio Usa in Italia. Al suo interno figurano personaggi che all’epoca avevano ruoli di rilievo: il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci, Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea, Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato della Twentieth century Fox home entertainment Italia, Massimiliano Magrini, country manager di Google Italia, Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s, Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo, Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney co. Italia, Dario Rinero, presidente e numero uno di Coca-Cola Hbc Italia, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs. Micromega nel 2010 segnalava che «oggi nell’American chamber of commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel e Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana, che faccia riferimento al centrodestra o al centrosinistra».
Parola dello Zio Sam - Nel sito dell’Aspen Institute si legge: «Identità. Aspen Institute Italia è un’associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro caratterizzata dall’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni e valori. La comunità Aspen è composta di Soci Sostenitori, Soci Ordinari, Amici di Aspen e, dal 2001, dagli Aspen Junior Fellows. Dai loro contributi l’Istituto trae le risorse necessarie per il proprio funzionamento. Il network internazionale Aspen è composto da altri centri di attività - indipendenti ma coordinati - con sede negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Giappone, India, Romania e Spagna. The Aspen Institute nasce negli Stati Uniti nel 1950 per iniziativa di un gruppo di intellettuali e uomini di affari americani convinti della necessità di rilanciare il dialogo, la conoscenza e i valori umanistici in una realtà geopolitica internazionale complessa e in evoluzione, appena uscita dalla devastante esperienza della Seconda Guerra Mondiale. In Italia l’Istituto inizia la propria attività nel 1984 con una forte caratterizzazione transatlantica, oggi ancora ugualmente molto presente.
Tremonti e Bertone.
Missione. La missione di Aspen Institute Italia è l’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni. L’Istituto concentra la propria attenzione verso i problemi e le sfide più attuali della politica, dell’economia, della cultura e della società, con un’attenzione particolare alla business community italiana e internazionale.
Metodo. Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva. The Aspen Institute con sede oggi a Washington DC e centri d'attività ad Aspen (Colorado) e a Wye River (Maryland) nasce nel 1950 e, da allora, promuove e favorisce lo sviluppo di una leadership illuminata, formata al dialogo e in grado di affrontare le sfide della società globale. Partecipano agli incontri organizzati dall’Istituto personalità di primo piano della politica, dell’economia, della scienza e dei media nazionali e internazionali. L’intensa attività editoriale testimonia ulteriormente l’impegno per la missione di creare negli Stati Uniti e nel mondo una leadership illuminata e consapevole, formata su valori umanistici universali».
Stefano Parisi Carlo e De Benedetti.
Eterodiretti - Casaleggio plasma gli orientamenti di Beppe Grillo il quale forgia le politiche del Movimento cinque stelle. Il video aziendale di Casaleggio “Gaia” prevede nel 2045 un mondo controllato da internet dove la politica sarà morta. All’interno di Casaleggio ci sono esponenti dell’Aspen Institute, un tink tank conservatore americano che ha il chiodo fisso puntato sulla riduzione drastica della popolazione. Di che si tratta? Di un potente sodalizio di personaggi influenti: studiosi, politicanti, professionisti affermati, giornalisti; che hanno il ruolo di elaborare le nuove strategie politiche e anche le nuove ideologie come il neoconservatorismo americano, che ha fatto da guida ai 10 anni di Presidenza e governo di George W. Bush, inclusa “la guerra al terrore” e tutto ciò che comportò nella riduzione delle libertà civili dei cittadini americani ma non solo.
Sorpresa - Nel comitato esecutivo dell’Aspen Italia, tra gli altri figurano Mario Monti, Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Francesco Caltagirone, Giuseppe Cattaneo, Fedele Confalonieri, Gianni De Michelis, Umberto Eco, John Elkann, Franco Frattini, Enrico Letta, Gianni Letta, Emma Marcegaglia, Paolo Mieli, Romano Prodi, Cesare Romiti, Paolo Savona, Carlo Scognamiglio, Lucio Stanca, Giulio Tremonti, Giuliano Urbani. Per una mappa del potere sarebbe fondamentale sottolineare i collegamenti che ci sono tra questi personaggi ed alcune società. La Aspen ha come scopo (si legge nel loro sito web) «l’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese attraverso “il ‘metodo Aspen’ che privilegia il confronto ed il dibattito ‘a porte chiuse’». Alcuni di quei personaggi fanno parte del Bilderberg Group, della Commissione Trilaterale e il Consiglio per le Relazioni Estere. Per quale ragione una società che ha al suo interno membri del genere che si vedono “a porte chiuse” non è stata inserita nella mappa del grillo parlante? Dalle mie parti, in lingua dialettale si dice: “Sput’ c’adduin’” (sputa che indovini). Dal comico ligure è stata nascosta volutamente una parte dell’organigramma di potere? Singolare coincidenza: proprio quella collegabile alla Casaleggio e quindi a Grillo. Per la cronaca: sulla rivista Aspenia (edita dall’Aspen Institute Italia e sfacciatamente favorevole al nucleare civile e militare) scrive il generale Carlo Jean, già protagonista in negativo sotto il governo Berlusconi del tentativo di realizzare in Lucania un deposito illegale di scorie atomiche, in seguito arrestato dalla mobilitazione popolare. Un’altra singolare coincidenza: Marta Dassù, già direttore generale per alle attività internazionali di Aspen Italia è stata recentemente nominata sottosegretario al ministero degli Affari Esteri (governo Monti). Allora, da chi è influenzato la star Beppe? Serenetta Monti, grillina romana della prima ora dice che «Beppe prende ordini» da Gianroberto Casaleggio. Beppe Grillo stesso, nella prefazione di «Web ergo sum», racconta: «Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile del 2004. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di rete. Di come potesse cambiare il mondo. Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco. Ebbi un attimo di esitazione. Casaleggio ne approfittò. Mi parlò allora di Calimero, il pulcino nero, Gurdjieff». Il guru del guru fa il suo esordio nell’Olivetti di Roberto Colaninno, poi transita in Webegg, un’azienda allora controllata da Telecom. Casaleggio appunto è il manager che ha persuaso Grillo dell’utilità della rete. La società che presiede, la Casaleggio associati (fondata nel 2004 a Milano), ha l’obiettivo dichiarato di «sviluppare in Italia la cultura della Rete». Ha creato e gestisce, tra le altre cose, non solo il blog del comico genovese ma anche la distribuzione di tutti i suoi gadget (video, libri…). Casaleggio non ha traghettato su internet solo Grillo: nel gennaio 2006 il manager convinse anche Antonio Di Pietro ad aprire un suo blog. Per comprendere la strategia di Casaleggio basta leggere la dichiarazione rilasciata al Corsera il 25 maggio 2011: «La Rete condizionerà il potere e cambierà le forme di rappresentanza democratica. Passando dalla delega alla partecipazione diretta. Gli Usa sono davanti anni luce e noi siamo il fanalino di coda». In soldoni: la democrazia diretta che dalle antiche arene in pietra si sposta nell’arena della Rete e si fa democrazia digitale, per dirla come la annuncia lui: «La Rete che spossessa i governi della rappresentanza e i media della gestione dell’informazione», mettendo «in crisi il sistema della delega democratica», quella che passa attraverso il Parlamento.
Ora Grillo spieghi la faccenda ai suoi fans o almeno ai grulli a pagamento.
29.12.11
L'OMBRA DEL GRILLO
Mario Monti e Alberto Quadrio.
di Gianni Lannes
Niente complotti, né dietrologie. Non ci vuole granché per smascherare l’approvazione di Beppe Grillo per il premier Monti. Il canale si chiama Aspen Institute e ci porta direttamente allo spietato gruppo di potere Bilderberg e alla Commissione Trilaterale. Tradotto: Fmi, Bce, multinazionali, eccetera. Vi ricordate la mappa del potere esibita dal comico? Domanda non concordata. Perché non vi compare nessuno della Casaleggio Associati né la società stessa che gestisce il blog di Grillo? In particolare Enrico Sassoon, attuale responsabile del mensile di management Harvard Business Review Italia (rivista edita da StrategiQs Edizioni, di cui è co-fondatore e amministratore delegato), Presidente di Leading Events (The Ruling Companies Association) e Presidente di Global Trends, società di studi, ricerche e comunicazione. Il giornalista Sasson - socio Casaleggio - è soprattutto il director della Camera di Commercio Usa in Italia. Al suo interno figurano personaggi che all’epoca avevano ruoli di rilievo: il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci, Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea, Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato della Twentieth century Fox home entertainment Italia, Massimiliano Magrini, country manager di Google Italia, Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s, Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo, Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney co. Italia, Dario Rinero, presidente e numero uno di Coca-Cola Hbc Italia, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs. Micromega nel 2010 segnalava che «oggi nell’American chamber of commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel e Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana, che faccia riferimento al centrodestra o al centrosinistra».
Parola dello Zio Sam - Nel sito dell’Aspen Institute si legge: «Identità. Aspen Institute Italia è un’associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro caratterizzata dall’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni e valori. La comunità Aspen è composta di Soci Sostenitori, Soci Ordinari, Amici di Aspen e, dal 2001, dagli Aspen Junior Fellows. Dai loro contributi l’Istituto trae le risorse necessarie per il proprio funzionamento. Il network internazionale Aspen è composto da altri centri di attività - indipendenti ma coordinati - con sede negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Giappone, India, Romania e Spagna. The Aspen Institute nasce negli Stati Uniti nel 1950 per iniziativa di un gruppo di intellettuali e uomini di affari americani convinti della necessità di rilanciare il dialogo, la conoscenza e i valori umanistici in una realtà geopolitica internazionale complessa e in evoluzione, appena uscita dalla devastante esperienza della Seconda Guerra Mondiale. In Italia l’Istituto inizia la propria attività nel 1984 con una forte caratterizzazione transatlantica, oggi ancora ugualmente molto presente.
Tremonti e Bertone.
Missione. La missione di Aspen Institute Italia è l’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni. L’Istituto concentra la propria attenzione verso i problemi e le sfide più attuali della politica, dell’economia, della cultura e della società, con un’attenzione particolare alla business community italiana e internazionale.
Metodo. Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva. The Aspen Institute con sede oggi a Washington DC e centri d'attività ad Aspen (Colorado) e a Wye River (Maryland) nasce nel 1950 e, da allora, promuove e favorisce lo sviluppo di una leadership illuminata, formata al dialogo e in grado di affrontare le sfide della società globale. Partecipano agli incontri organizzati dall’Istituto personalità di primo piano della politica, dell’economia, della scienza e dei media nazionali e internazionali. L’intensa attività editoriale testimonia ulteriormente l’impegno per la missione di creare negli Stati Uniti e nel mondo una leadership illuminata e consapevole, formata su valori umanistici universali».
Stefano Parisi Carlo e De Benedetti.
Eterodiretti - Casaleggio plasma gli orientamenti di Beppe Grillo il quale forgia le politiche del Movimento cinque stelle. Il video aziendale di Casaleggio “Gaia” prevede nel 2045 un mondo controllato da internet dove la politica sarà morta. All’interno di Casaleggio ci sono esponenti dell’Aspen Institute, un tink tank conservatore americano che ha il chiodo fisso puntato sulla riduzione drastica della popolazione. Di che si tratta? Di un potente sodalizio di personaggi influenti: studiosi, politicanti, professionisti affermati, giornalisti; che hanno il ruolo di elaborare le nuove strategie politiche e anche le nuove ideologie come il neoconservatorismo americano, che ha fatto da guida ai 10 anni di Presidenza e governo di George W. Bush, inclusa “la guerra al terrore” e tutto ciò che comportò nella riduzione delle libertà civili dei cittadini americani ma non solo.
Sorpresa - Nel comitato esecutivo dell’Aspen Italia, tra gli altri figurano Mario Monti, Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Francesco Caltagirone, Giuseppe Cattaneo, Fedele Confalonieri, Gianni De Michelis, Umberto Eco, John Elkann, Franco Frattini, Enrico Letta, Gianni Letta, Emma Marcegaglia, Paolo Mieli, Romano Prodi, Cesare Romiti, Paolo Savona, Carlo Scognamiglio, Lucio Stanca, Giulio Tremonti, Giuliano Urbani. Per una mappa del potere sarebbe fondamentale sottolineare i collegamenti che ci sono tra questi personaggi ed alcune società. La Aspen ha come scopo (si legge nel loro sito web) «l’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese attraverso “il ‘metodo Aspen’ che privilegia il confronto ed il dibattito ‘a porte chiuse’». Alcuni di quei personaggi fanno parte del Bilderberg Group, della Commissione Trilaterale e il Consiglio per le Relazioni Estere. Per quale ragione una società che ha al suo interno membri del genere che si vedono “a porte chiuse” non è stata inserita nella mappa del grillo parlante? Dalle mie parti, in lingua dialettale si dice: “Sput’ c’adduin’” (sputa che indovini). Dal comico ligure è stata nascosta volutamente una parte dell’organigramma di potere? Singolare coincidenza: proprio quella collegabile alla Casaleggio e quindi a Grillo. Per la cronaca: sulla rivista Aspenia (edita dall’Aspen Institute Italia e sfacciatamente favorevole al nucleare civile e militare) scrive il generale Carlo Jean, già protagonista in negativo sotto il governo Berlusconi del tentativo di realizzare in Lucania un deposito illegale di scorie atomiche, in seguito arrestato dalla mobilitazione popolare. Un’altra singolare coincidenza: Marta Dassù, già direttore generale per alle attività internazionali di Aspen Italia è stata recentemente nominata sottosegretario al ministero degli Affari Esteri (governo Monti). Allora, da chi è influenzato la star Beppe? Serenetta Monti, grillina romana della prima ora dice che «Beppe prende ordini» da Gianroberto Casaleggio. Beppe Grillo stesso, nella prefazione di «Web ergo sum», racconta: «Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile del 2004. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di rete. Di come potesse cambiare il mondo. Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco. Ebbi un attimo di esitazione. Casaleggio ne approfittò. Mi parlò allora di Calimero, il pulcino nero, Gurdjieff». Il guru del guru fa il suo esordio nell’Olivetti di Roberto Colaninno, poi transita in Webegg, un’azienda allora controllata da Telecom. Casaleggio appunto è il manager che ha persuaso Grillo dell’utilità della rete. La società che presiede, la Casaleggio associati (fondata nel 2004 a Milano), ha l’obiettivo dichiarato di «sviluppare in Italia la cultura della Rete». Ha creato e gestisce, tra le altre cose, non solo il blog del comico genovese ma anche la distribuzione di tutti i suoi gadget (video, libri…). Casaleggio non ha traghettato su internet solo Grillo: nel gennaio 2006 il manager convinse anche Antonio Di Pietro ad aprire un suo blog. Per comprendere la strategia di Casaleggio basta leggere la dichiarazione rilasciata al Corsera il 25 maggio 2011: «La Rete condizionerà il potere e cambierà le forme di rappresentanza democratica. Passando dalla delega alla partecipazione diretta. Gli Usa sono davanti anni luce e noi siamo il fanalino di coda». In soldoni: la democrazia diretta che dalle antiche arene in pietra si sposta nell’arena della Rete e si fa democrazia digitale, per dirla come la annuncia lui: «La Rete che spossessa i governi della rappresentanza e i media della gestione dell’informazione», mettendo «in crisi il sistema della delega democratica», quella che passa attraverso il Parlamento.
Ora Grillo spieghi la faccenda ai suoi fans o almeno ai grulli a pagamento.
lunedì 26 dicembre 2011
Diritto alla salute, art. 32 della Costituzione

diritto alla salute, art. 32 della Costituzione
Per il 2012 si prevede la perdita di 4000 posti di lavoro nella sanità pugliese, colpa dei tagli imposti dal governo e dei ritardi, l’accanimento contro la sanità non si limita solo alle strutture complesse , ma è più incisiva con i pronto soccorso eliminati anche in zone con un numero cospicuo di abitanti come per esempio Mola di Bari , cittadina di oltre 28.000 abitanti a cui progressivamente è stato tolto prima l’ospedale , poi il pronto soccorso e ora è ridotto ad un punto di primo intervento operativo solo dalle 8 del mattino alle 20
il fiore all’occhiello della campagna elettorale di una Puglia migliore nel 2005 si è trasformato nel punto più raccapricciante del’intera politica della Regione Puglia I conti sono in profondo rosso e i servizi sono scadenti. Se fosse già in vigore la legge sul federalismo fiscale, Vendola decadrebbe da Governatore per il mancato rispetto del patto di stabilità e per gli aumenti di tasse e ticket, senza la fornitura di maggiori servizi.
Talmente profondo è l’abisso del deficit che l’amministrazione è stata indotta ad abrogare i comma 1 e 2 dell’art. 13 della legge regionale di bilancio 2011 (L.R. 19/2010).che prevedono l’esenzione ticket per visite specialistiche anche per gli ultrasessantacinquenni e per i bambini piccoli, questo per onorare l’impegno assunto con il Governo al fine di rispettare il Piano di rientro 2010-2012. Il giro di vite prosegue con la chiusura degli ospedali , alcuni sostituiti da Punti di Primo Intervento territoriale, poi chiusi dal 31 agosto scorso come è accaduto per Mola, Polignano , Ruvo di Puglia, Alberobello, Grumo Appula nelle ore notturne privando i cittadini di quel residuo di diritto alla salute garantito anche dalle singole unità territoriali almeno nella prima fase del soccorso.
Inoltre l’abbassamento del deficit sanitario del 2011 ,l’assicurazione dei fondi statali, tutti quei risparmi significativi che stanno registrando dalla chiusura di ben 18 ospedali in puglia, potrebbero essere investiti per potenziate le strutture attuali mostrando un concreto segnale di volontà politica dell’amministrazione regionale in difesa del diritto primario alla salute Sarebbe deludente per i cittadini scoprire a cose fatte che i sacrifici sopportati non sono serviti a nulla e , addirittura, i risparmi stornati verso la realizzazione di strutture private.
il Movimento Per il Bene Comune sensibile al bisogno espresso dai cittadini molesi ha perorato la loro causa promuovendo la petizione per la riapertura anche nelle ore notturne del presidio sanitario
sabato 24 dicembre 2011
Buon Anno con L'ORO

Buon Anno, con la fine del vecchio mondo , da antiche profezie Maya, e, forse, con la nascita di una nuova era, con nuove elezioni, delle quali si sente con sempre più intensità l’odore: Intanto qui a Bari il parapiglia elettorale fa smuovere il sonnacchioso panorama politico locale, e lo scacchiere delle alleanze “strategiche” cambia volto, così il sindaco Emiliano circondato dalla famiglia costruisce una nuova lista autoreferenziale alleandosi con il consigliere regionale Attanasio PDL , scompaginando gli equilibri locali della sinistra SEL, PD, i quali si ricompattano attorno a ex compagni (!!!) liste civetta e associazioni “amiche “, con le quali si fa “finta” di litigare, per dimostrare l’assoluta democraticità del sistema (ma sono sempre l’oro), infatti nel momento del l’oro bisogno si ritrovano amici più di prima per dividersi pezzi di elettorato e pezzi di potere.
E’ lo stesso copione che i replicanti leader politici ci ripropongono periodicamente, personalizzazione della politica e acrobatici voli, facilitati dall’inconsistenza totale dei l’oro programmi, comunque ben architettati ma inattuati, per cui leggeri e lievi possono zompettare indisturbati da destra a sinistra, evocando la benedizione della Chiesa o illudendo le poche frammentate e confuse oramai teste pensanti che, il l’oro, è il luogo della rivoluzione colorata gioiosa e, soprattutto, cangiante sinonimo di progresso. PD/PDL/SEL la farsa delle false promesse e delle parole pronunciate alternando ai ritmi pacati di una accattivante affabulazione, un’arcigna veemenza che, con battute sprezzanti, tacita l’intervento di altri pur di rimanere al centro della scena. Si dicono politici, in realtà mestieranti del potere non altro , offendendo l’Idea della Politica declamata da Platone nella Repubblica o nelle Leggi di Aristotele che, al di la di ipocriti moralismi, la individuano come gestione del bene comune, i signori invece gestiscono molto efficientemente il l’oro bene privato a danno di quello comune, tradendo i cittadini che, si sa, scelgono su basi emotive e irrazionali, non si spiegherebbe il consenso e la credibilità anche di fronte ed evidenti contraddizioni, smentite e falsità subito dimenticate. Mi si dirà che è il gioco della politica, quella dei poteri che sanno più di noi e per noi vendono la loro anima, ma allora se è per il nostro bene come mai si continua distruggere il territorio a macchia di leopardo cementificando oltre il 75% del territorio agricolo barese, disapplicando le belle parole sul’urbanistica partecipata, rivelatasi della pratica come accumulo di delibere e varianti, mentre la partecipazione delle assemblee popolari o forum, dopo i primi inizi tumultuosi e carichi di aspettativa, ora si rivela stancamente deserta, come deserte sono le speranze degli abitanti del quartiere Libertà dove perdura una situazione di profondo disagio, o come il lungomare dopo Torre Quetta, il non luogo abitato da una umanità dolente e dimenticata; a spegnere gli entusiasmi la mancata valorizzazione , sempre promessa, della memoria storica e visiva di questa città , nessuna attenzione all’ambiente , pensiamo allo scempio operato nella zona delle lame, che manifesta la perfetta continuità tra le varie amministrazioni, la distruzione di strutture architettoniche e potremmo continuare all’infinito sino ad arrivare alla grottesca farsa della caserma Rossani del malinteso tra il Comune e La Regione.Puglia , della nuova alleanza e della chiassata disastrosa nel Consiglio Comunale
Dopo la condivisione del piano di riqualificazione dell’ex caserma la Regione si è resa indisponibile a stanziare quei 17 milioni fondi FESR da integrare con i 13 del Comune, facendo svanire la gestione dell’ex caserma interamente pubblica, i privati – affermava Sindaco qualche giorno fa – dovranno entrare e a qualcosa dovremo rinunciare".
Va precisato come memoria storica che il PS MTB, approvato dal Nucleo di Valutazione regionale e sottoposto favorevolmente alla VAS regionale, prevedeva, tra i progetti strategici più significativi proprio quello della caserma Rossani, come polo integrato di servizi, ponendosi ai primi posti nella graduatoria di finanziabilità dal Consiglio Metropolitano e dal partenariato pubblico-privato. Stiamo parlando di 270M€ per le aree vaste che ha consentito a Bari il finanziamento del teatro Piccinni e del il waterfront di san Girolamo.
Dopo varie contese si giunge finalmente ad un accordo , la Regione stanzierà 13 dei 17 milioni promessi, ma si sa chi si contenta gode, e i finanziamenti ai privati dovranno subire un ritocchino. La sensazione di pace e condivisione però non si è registrata nel consiglio comunale di Bari , dove tutti gli schieramenti hanno rivelato la loro “anima Ambientalista” pro Rossani ,dopo aver approvato lo stanziamento di 450.000 euro per l’erba sintetica del campetto comunale di Palese (!!!).
La bagarre è iniziata ad opera di Maria Maugeri (PD) che ha sottolineato come “una parte della maggioranza volesse marciare ed approfittare del tema della Rossani in vista della campagna elettorale”, reazione provocata dalla richiesta di Introna (SEL) , di revocare la delibera della Giunta sullo studio di fattibilità per la riqualificazione dell’ex immobile militare. Sono intervenuti tutti, compreso l’assessore Elio Sannicandro che per pacificare gli animi ha precisato come lo studio di fattibilità fosse superato a seguito del nuovo accordo con la Regione , ma Introna continuava imperterrito nella sua richiesta , tra interventi che appoggiavano urla e concitazione generale, sino a quandouando quando la destra si è intrufolata evidenziando la spaccatura della sinistra e chiedendo un a seduta monotematica,che la sinistra (tutta questa volta) non ha accettato perché la proposta veniva dalla opposizione. Insomma tutto rimandato al forse 20 dicembre 2011 mentre i nostri consiglieri ambientalisti si compatteranno contro la cementificazione e in difesa della Rossani , che certamente avrà un ampio parcheggio sotterraneo per i residenti(?) con pub e gallerie commerciali di richiamo turistico e centri di vario genere utili a consolidare il mondo dell’associazionismo e perché no dell’imprenditoria ,;
e gli asili nido , i centri Diurni per i malati di Alzheimer di cui si era favoleggiato , o sono progetti legati a quell’idea senza prezzo e improduttiva di politica sociale così lontana dagli interessi politico –economico-finanziari per cui tutto ha un prezzo?
Noi siamo tranquilli e certi che vincerà il progresso e la modernità e la lite di Natale sicuramente troverà sfocio in una pace duratura che accontenterà tutti…l’oro.
lunedì 12 dicembre 2011
c'è del marcio a Bari?

C’è del marcio a Bari ? Rivolgiamo questa domanda al senatore Bucciero che lo afferma con decisione ma, precisa, senza poter dire i nomi , e lo chiediamo al primo cittadino di Bari, che, in quanto difensore della nostra salute e della nostra città , è l’istituzione competente per chiarire il valore delle accuse mosse dall’ex senatore sulla travagliata questione dei presunti abusi edilizi realizzati in località Lama Balice, a Bari, dalla società Maestrale sulla antica masseria Gironda Maselli. L’episodio, per quanto sembri circoscritto, in realtà è’ un’ombra che viene gettata su una città come Bari dotata di un Piano Regolatore ambizioso che vorrebbe nelle intenzioni ridare fiato all´economia, sfruttando tutto il residuo potenziale edificatorio dell´ambiziosa Città-Regione pensata negli anni ‘60; ma l’ex senatore di alleanza nazionale, deponendo in tribunale, come testimone d’accusa, sembra voler sottintendere qualcos’altro che non alleggerisce affatto i dubbi che aleggiano tra i cittadini rispetto alle profonde contraddizioni insite nella politica espansionistica del mattone rosso-bruno della nostra città, ad iniziare da quella gigantesca idea che prevedeva una manovra edificatoria del PRG , orientata verso una mai realizzata città di 650mila abitanti. E Infatti i numeri non quadrano anche se le ultime delibere comunali sono tracciate su proiezioni iperdimensionate mai conseguite, come la n.64 del 7 luglio 2008 che liberalizzò ben 11 milioni di mc in aperta contraddizione con i fatti che parlano di solo 320.000 abitanti ,a fronte degli oltre 600.000 previsti , e per i quali fu prevista una volumetria di 8 milioni di metri cubi dal piano Quaroni, a cui se ne a aggiunsero con la variante,altri 3 milioni.
Le giustificazioni distratte e farfugliate si poggiarono sulla solita demagogia dei diritti dei lavoratori (il jolly che va bene da destra a sinistra),ad atti giuridici e amministrativi, varianti piani regolatori, che legittimavano la mega colata di cemento (???)
Ciò che invece è’ sotto gli occhi di tutti è la metamorfosi di Bari che già nel 97 fu definita città delle periferie dall’architetto Dino Borri , periferie che si estendono sino a raggiungere i confini di altri comuni , che a loro volta seguono lo stesso andamento, ingabbiando milioni di metri cubi di terreno agricolo deprezzato, anche e per merito di una distratta leggerezza di quei settori della politica, che avrebbero dovuto vigilare sulle amministrazioni a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Invece si è continuato a lottizzare enormi aree in ossequio alla speculazione edilizia, figlia della speculazione fondiaria che nei lontani anni sessanta coltivava il sogno del CEP al di fuori della città dove convogliare i cittadini della Città vecchia di Bari, Torre fesca , un quartiere nuovo che sulla carta doveva essere corredato di servizi e di autonomia pur rimanendo legato al nucleo centrale della città; un sogno infranto ben presto, poichè si è rivelato come segregazione pianificata, uno dei tanti quartieri dormitorio, slegato dal contesto cittadino, che orbitano intorno alla città , ricettacolo della criminalità e del dissesto ambientale . Lo spazio tra il Cep e la città nel frattempo è stato occupato dalla zona industriale la cui realizzazione fu sostenuta da Aldo Moro negli anni 70, sulla scia del benessere e della glorificazione dello sviluppo capitalista, le cui forze produttive e tecnologiche, al servizio della massimizzazione dei profitti e del consolidamento del potere, sono cieche e indifferenti rispetto ai danni prodotti sul territorio e al suo valore naturalistico e storico. Il potere e l’enorme massa di denaro, che regola le dinamiche speculative edilizie, non possono per loro stessa implicita essenza considerare o dare valore a principi fondamentali che regolano gli equilibri naturali o estetici, né tanto meno considerano che, spogliando le fonti originali di ogni ricchezza, si impoverisce il suolo e che la trasformazione degli ecosistemi da via a fenomeni naturali catastrofici, verso cui , ormai, abbiamo fin troppa familiarità, intanto proliferano orrendi edifici eretti su terreni franosi e traballanti
L’ urbanizzazione in continua espansione sembra non impensierire più di tanto nemmeno l’opinione pubblica assuefatta alle ruspe e alla cantierizzazione selvaggia , anche perchè questo stravolgimento urbanistico viene dai più interpretato come occasione di lavoro, non è un caso che la campagna elettorale del 2009 è stata giocata sui 30.000 posti di lavoro dei 600 progetti del piano strategico, riguardanti però tutte le 31 città dell' area metropolitana.
La vocazione della città di Bari appare, quindi, indissolubilmente legata alla sua urbanizzazione alla lottizzazione di aree sempre più vaste, dopo aver ormai “edificato” il 75% del suo territorio, “con 30milioni addizionali di mc solo per abitazioni (senza contare uffici e servizi) in larga parte inutilizzati (D.Borri)”il futuro si orienta oltre i confini perimetrali urbani, sino a congiungersi con aree edificabili di altri territori assegnati dal consorzio ASI , ente Pubblico nel cui cda ci sono Sindaci, esponenti della Camera di Commercio e Confindustria , tecnici che decidono sui destini della salute e dell’economia di un’intera popolazione secondo teorie dette “ innovative”, che mantengono la antica tradizione da prima Repubblica dei bisbigli , delle carte, che si rincorrono e si perdono nelle stanze o tra i corridoi , delle lunghe attese e dei multipli incarichi, come il senatore- sindaco- presidente Antonio Azzollini, nonché componente del consiglio di amministrazione dell’Asi Bari. Un carrozzone, quello dell’Asi , accusato di agire con metodi assolutistici e totalitari non scevro da denunce come quelle della rappresentanti della Cna, la Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, che puntano il dito contro l'Asi e sullo stato di abbandono nella zona industriale di Bari o quella del segretario della Funzione Pubblica-Uil Franco Liuzzi che con esposti, lettere e denunce ha ventilato l’ipotesi sul giro di favori ed assunzioni all’interno dell’azienda che gestisce l’Area dello Sviluppo Industriale (settembre 2010) Come mai non sono state utilizzate procedure ad evidenza pubblica per effettuare queste assunzioni, essendo l’ASI un Ente pubblico? Perché il Direttore dell’Ente alla nostra formale richiesta ha risposto con spavalda sicumera: “che vai cercando, qua si assume “intuitu personae”; “qua non c’è mai stato un concorso”; “vai dove vuoi?”, si chiede ancora più arrabbiato di prima il segretario Franco Liuzzi. (Quotidiano di Bari 6 settembre 2010)
Ombre e penombre sulle quali vorremmo essere rassicurati perché a noi piacerebbe pensare che a Bari si è in grado di tenere insieme sviluppo, lavoro e rispetto del territorio, che le promesse fatte hanno un loro peso, che i cittadini sono interlocutori non solo in occasioni preelettoralistiche, ma anche quando si decide del loro futuro e della loro vita, per questo chiediamo al Sindaco di Bari di darci delle risposte, magari , in un confronto pubblico con Bucciero per capire e liberarci per sempre delle ombre.
sabato 3 dicembre 2011
C'è qualcosa di immorale nel non voler soffrire per la perdita della bellezza

Da Noi in Puglia , scarseggiano grandi ricchezze , però abbiamo il paesaggio e l’arte radicata nel territorio, pregevoli tesori che avremmo potuto sfruttare turisticamente , ma che, cedendo alle lusinghe di abili costruttori di lussuose ville o abitazioni popolari , li abbiamo umiliati facendo affogare nella melma secoli di storia, per costruirci sopra un bell’ipermercato dove trascorrere il nostro tempo libero Così non fa rumore se la Traiana antica, che per secoli ha attraversato gli antichi solchi erosivi che caratterizzano il paesaggio della Puglia carsica della terra di Bari , venga trasformata in una pratica camionabile che collegherà qualche capannone industriale, né fa scalpore se la Collina dei Fanciulli e delle ninfee sarà aggredita da enormi pale d’acciaio , per via dei lucrosi incentivi destinati alle rinnovabili. Gli amministratori, attenti all’ambiente solo in fase pre-elettoralistica , si trinceano tutti nei troppi soldi che ci vorrebbero per il recupero dei “troppi” beni artistici e paesaggistici ormai morenti, sommersi da sterpi e cumuli di lamiere , e poi c’è la giungla delle autorizzazioni e delle varianti rilasciate dalle precedenti amministrazioni, né si può retrocedere, perché le penali sono esosissime e ricadrebbero tutte sui cittadini ignari, il danno ormai è stato fatto e in un’epoca lontana, quella dei pre-condoni .
Ma la grigiastra politica del consumo del territorio non ha solo infierito sulla bellezza, e già questo sarebbe motivo per confinare i responsabili in qualche patria galera, essa mette a serio rischio l’incolumità dei cittadini poiché la morfologia del terreno è stata irreparabilmente modificata. Non è raro, passeggiando per il vasto reticolato di lame, imbattersi in loro colmamenti , riporti di terra , manufatti che potrebbero ostacolare seriamente durante le piogge il corso delle acque. Anche in questo caso l’avidità si è sposata con una sorta di fatalismo irresponsabile: in Puglia si sa piove poco e, se ci dovessero essere alluvioni, la responsabilità ricadrebbe sui cambiamenti climatici, una BUFALA PAZZESCA , da sempre esiste in questo territorio il fenomeno delle piogge improvvise e abbondanti e non sono mai state una rarità le piene“Le Mene”, lungo le lame, se danni più evidenti ci sono negli ultimi tempi andrebbero addebitati allo stato del territorio e alle responsabilità umane e agli astrusi strumenti giuridici che tutelano imprenditori e politici nella azione di cannibalizzazione del territorio. Anche la vecchia Direttiva n. 92/43/CEE del 21 maggio 1992 meglio nota come direttiva Habitat mostra tutti i suoi limiti , essa si dispone a difendere gli habitat naturali della flora e della fauna, ma non tiene conto delle tradizioni locali come i muretti a secco o i pozzi o palmenti, componenti essenziali della nostra tradizione agricola, che vengono legittimati ad essere distrutti con chirurgica capillarità , per sempre maciullati dalle livide colate di cemento o rumoreggianti super strade o megastrutture che miserevolmente emulano i grandi edifici importati da una civiltà che non ci appartiene
Eppure nonostante la direttiva europea comunque imponga certi limiti paesaggistici nessuno scrupolo blocca l’avanzata delle ruspe, anni fa nessuno si fermò davanti alla pregevole e rarissima vegetazione della lama Balice DPGR n. 352/92, zona vincolata ai sensi del D. M. 01/08/85 “Galassino” e della Legge Regionale 30/90. , al sequestro dei cantieri , seguito dagli incendi che hanno distrutto in quella famosa caldissima estate del 2004 gran parte del biotopo che ormai risulta decisamente compromesso, si contrapposero gli interessi lesi degli acquirenti e dei costruttori .All’epoca il sindaco Emiliano affermò che non c’era alcun problema ambientale a Lama Balice , che si trattava “più di questioni personali che rispondenti ai beni comuni,e il Comune in quanto difensore dei cittadini si riteneva” prima persona danneggiata dal sequestro”
Eppure ci dovrebbe essere un interesse comune , quello che dovrebbe preservare l’ambiente e gli equilibri ambientali ma l’episodio della lama Balice, come le mille altre speculazioni edilizie che investono il nostro territorio , mostra come le amministrazioni comunali a stento riescono a mantenere sotto controllo un fenomeno che è quello del consumo indiscriminato del territorio. Dopo il silente massacro, che infierisce sulla zona carsica ricca di avvallamenti e solcata dal fitto reticolato di lame con i loro millenni di storia della terra , reperti di antiche civiltà insediatesi la nostra cultura i suoi palmenti , masserie, grotte carsiche di grande pregio , insediamenti rupestri ,pezzi di strade romane come la Traiana, non resta che approfittare e a piede libero costruire, edificare , anche se enormi edifici o scheletri di vecchie industrie restano inutilizzate E’ la politica del mattone, quella che dicono dia posti di lavoro(!), ma perché non è un bel lavorare coltivare la terra o custodire parchi archeologici, supportati da cooperative di giovani esperti nella raccolta differenziata e nel riciclo Ma nella logica del progresso le lame riempite di materiale di risulta devono sostenere ipermercati o centrali o parchi fotovoltaici ,e , mentre le antiche cattedrali rupestri affondano sotto il peso di strade e strade che collegano enormi padiglioni , a noi non resta che la nostra antica memoria
quella che ci riporta a un patrimonio unico al mondo ormai completamente massacrato dalla tolleranza delle amministrazioni e dall’incuria dei cittadini che utilizzano questi spazi come ricettacolo di immondizia o rifiuti speciali.
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