domenica 8 aprile 2012

PER IL BENE COMUNE - PUGLIA: Pasqua 2012 Auguri???

PER IL BENE COMUNE - PUGLIA: Pasqu 2012 Auguri???: Oggi non ho voglia di fare gli auguri ma se proprio volessi li i rivolgerei all’ enorme terzo stato politicamente espropriato di cui facc...

Pasqua 2012 Auguri???


Oggi non ho voglia di fare gli auguri ma se proprio volessi li i rivolgerei all’ enorme terzo stato politicamente espropriato di cui faccio parte; massa immensa abbandonata all’insicurezza e al veleno del menopeggismo un veleno tossico che ci ha abituati lentamente alla perdita dei diritti fondamentali, alla disoccupazione endemica, alla morte del territorio e della vita ; un veleno che si è impossessato delle menti di una platea immensa composta dalla eterogenea fascia di subalternità sociale alla quale è stata tolta ogni capacità di reagire anestetizzando persino l’ istinto primario alla sopravvivenza.
Solo così si spiega la crescita di un astensionismo da “disperazione”,frutto di una secessione silenziosa incapace però di cambiare le cose per escludere ogni pericolo di scontro e vero dissenso. Oggi che non ci sono più nemici, non c’è più Berlusconi o Bossi non ci sono comunisti o fascisti, non c’è più l’attrattiva ideologica c’è solo a mio avviso una politica priva di sovranità rappresentata da agenzie di supporto del nuovo capitalismo mentre i partiti di massa sono ormai definitivamente scomparsi, sostituiti "da vergognosi ed effimeri cartelli elettorali privi di anima e di storia [PdL, Pd, UDC, SEL], oppure da congreghe di separatisti ed evasori fiscali che inventano nuove patrie [Lega Nord], che ci impongono sacrifici" .Loro alleati e pericolosamente servi sono i rappresentanti delle false opposizioni, la cui pericolosità per il sistema è bassa o nulla, rivendicano diritti organizzano finte battaglie destinate ad arenarsi e a spegnersi e con fine acrobazia affabulatoria danno per scontato il giusto sacrificio colpevolizzando i genitori spendaccioni che non hanno saputo pensare al futuro dei propri figli ; eppure per uscire da questo groviglio di incantesimi e bugie basterebbe semplicemente che tutti chiedessero perchè un operaio, un precario, un disoccupato, oppure un impiegato, un insegnante, un pensionato, dovrebbero continuare a fare “sacrifici” per consentire allo Stato di pagare ogni anno 80 miliardi di interessi ai banchieri detentori di Titoli di Stato che da trent’anni, chiedono tagli a stipendi, istruzione, sanità, pensioni. Basterebbe questa domanda e il capitalismo sarebbe arrivato al suo capolinea , per morte naturale!
Auguri a tutti
anche a chi non la pensa come me

giovedì 5 aprile 2012

ENICHEM: ASSOLUZIONE PER STRAGE DI STATO ITALIANO


di Gianni Lannes

Morti di lavoro, danni irreversibili al territorio e inquinamento per le prossime due generazioni, eppure nessun colpevole. 17 operai deceduti a causa dei tumori a polmoni e laringe. Senza contare i malati e gli assassinati tra la popolazione civile. Per i media la notizia non esiste. La quarta sezione penale della Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi della Procura generale di Bari e di tre parti civili e sigilla sul piano giudiziario una vergognosa ingiustizia. Così l’hanno fatta franca 10 ex dirigenti dell’Enichem agricoltura (Mario Campelli, Massimo Monti, Paolo Visioli, Marcello Fulgenzi, Mario Lanfranchi, Armando Mortara, Luigi Farris, Annibale Del Bue, Italo Ragni, Gino Pagano) e 2 esperti di medicina del lavoro (Luigi Ambrosi e Vito Foa).

Atto d’accusa - Solo l’operaio Nicola Lovecchio ha avuto il coraggio di denunciare la situazione (settembre 1996). Oggetto dell’inchiesta non è mai stata l’esplosione di un serbatoio dell’Anic-Enichem, avvenuta il 26 settembre 1976, con conseguente fuoriuscita di 10 tonnellate di arsenico sulla città di Manfredonia. Secondo la Procura gli imputati, dirigenti della multinazionale chimica, oltre ai due medici del lavoro, avevano omesso di adottare una serie di contromisure per limitare i danni causati dal prolungato contatto degli operai con il veleno cancerogeno. Quell’esposizione aveva provocato tumori a polmoni, laringi e colicisti, ed innumerevoli decessi, ma si è indagato solo su pochi casi, nonostante la diretta esposizione di almeno 1900 lavoratori nel periodo 1976-1982.
L’accusa contestava agli imputati a vario titolo: non aver informato gli operai dei rischi causati dall’esposizione all’arsenico; non aver impiegato personale specializzato nella bonifica dell’area; non essersi assicurati che gli operai usassero maschere protettive con filtri cambiati quotidianamente e tute impermeabili a tenuta stagna; non aver monitorato ciclicamente l’area per verificare il livello di concentrazione dell’arsenico nei limitrofi terreni agricoli.


Enichem Manfredonia.
Assassinio di lavoratori - In realtà sono molto di più, ma si è proceduto solo per 17 omicidi colposi di ex dipendenti dell’Enichem contestati dalla Procura nella richiesta di rinvio a giudizio. Nicola Lovecchio, operaio del magazzino insacco, deceduto per neoplasia maligna polmonare il 9 aprile 1997; Michele Bottalico, addetto alle tramogge e al controllo pesi, deceduto per neoplasia polmonare il 23 agosto 1991; Michele Palumbo, addetto alla manutenzione meccanica, deceduto per neoplasia polmonare e vescicale il 30 maggio 1989; Michele Ciuffreda, turnista, deceduto per carcinoma laringeo e polmonare il 23 ottobre 1998; Elio Amicarelli, impiegato addetto al magazzino insacco, deceduto per carcinoma polmonare il 14 maggio 1995; Raffaele Scapicchio, impiegato addetto alla gestione dei programmi, deceduto per carcinoma polmonare il 9 marzo 1993; Natale Suriano, operaio della cooperativa di facchinaggio “L’Arcangelo” adibito alle attività di bonifica, deceduto per carcinoma polmonare l’1 agosto 1990; Luigi Trotta, saldatore elettrico, deceduto per carcinoma polmonare il 14 giugno 1989; Vito Antonio Montano, operaio dell’insacco, adibito alle attività di bonifica, deceduto per adenocarcinoma al polmone il 14 maggio 1992; Gaetano Bevilacqua, operaio saldatore turnista, deceduto per carcinoma colicistico il 24 giugno 1993; Rosario Pampina, manutentore meccanico adibito alle operazioni di bonifica, deceduto per carcinoma polmonare il 23 luglio 1989; Giuseppe Rinaldi, dipendente della ditta Collicelli, adibito alle attività di bonifica, deceduto per carcinoma polmonare il 22 marzo 1997; Sebastiano Guerra, lavoratore della cooperativa di facchinaggio “Cap”, deceduto per epatocarcinoma il 23 luglio 1997; Antonio Croce, dipendente dell’Anic, deceduto per adenocarcinoma del polmone il 21 settembre 1998; Attilio Maria Casagni, tecnico strumentista deceduto per adenocarcinoma al polmone il 5 marzo 2000; Gennaro Cascella, deceduto nel luglio 2001. A questi 17 omicidi colposi, la Procura aggiungeva altri 6 casi di lesioni colpose a danno di ex dipendenti affetti da varie e gravi patologie.

Veleni infiniti - L’Eni, ossia i boiardi di Stato, per decenni ha scaricato in mare - non esclusivamente in atmosfera e nel sottosuolo - migliaia di tonnellate di rifiuti chimici; in particolare utilizzando le navi “Irene” e “Isola Celeste”. Grazie alla copertura di governo (con un famigerato decreto di craxiana impronta, firmato dal ministro “ecologista” Giorgio Ruffolo), beneficiando della compiacenza dei politicanti locali (tutti venduti al miglior offerente), non hanno risparmiato le Isole Tremiti, il Gargano ed il Salento. Negli anni ’80 dopo una mobilitazione popolare lo Stato fu costretto a chiudere la fabbrica della morte, donata in cambio del furto legalizzato di gas dalle viscere dei Monti Dauni, realizzando comunque un nuovo affare a danno della salute di migliaia di persone. Attualmente la bonifica pagata con denaro pubblico - affidata alla Syndial, ovvero agli inquinatori dell’Eni - non è stata ancora portata a termine. Le scorie dell’Enichem sono finite addirittura nell’ex fornace dei Fantini a Giardinetto in provincia di Foggia, causando la morte di numerosi contadini, e perfino di molti bambini. Anzi, mediante il “contratto d’area” inventato da Prodi e poi confermato da Berlusconi, accolto trionfalmente in Puglia da Fitto ed avallato infine da Vendola, sono stati elargiti quattrini pubblici a prenditori del Nord che, nella maggior parte dei casi hanno sgraffignato il malloppo filando via alla prima occasione. Anche la Marcegaglia ha intascato i soldi dei contribuenti (40 miliardi e 300 milioni di lire) per donare alla Capitanata un pericoloso ed inutile inceneritore di rifiuti - realizzato con metodi mafiosi, truffando lo Stato - inizialmente camuffato da centrale a biomasse. Il business sulla pelle viva delle comunità locali non si arresta. Nel sito Enichem il patron veneto Sangalli ha aperto addirittura una micidiale fabbrica di vetro, mentre all’interno della stessa operazione, il presidente della Camera di Commercio, Eliseo Zanasi, ha realizzato una lottizzazione edilizia abusiva su una collina costiera di Mattinata. Nel Sud d’Italia colonizzato e martirizzato da 150 anni, va così e nessuno si ribella.

domenica 1 aprile 2012

LAUREA D’ANNATA Ovvero l’eliminazione di qualcosa di legale



VLTSU è Il valore legale titolo di studio universitario che il nuovo pensiero liberale, ritornato di moda, e il governo vogliono eliminare sulla base dell’ inesauribile numero di sedi e sotto-sedi occasionali, in cui primeggia il Meridione, distintosi in quanto a offerte formative decentrate ; fenomeno surreale mai denunciato né dagli accademici né tanto meno dalle forze politiche locali , che anzi hanno favorito il dilagare di questo arcipelago di presidi a loro consenzienti come pattuglia d’avanguardia di credenziali cultural-politico-ideologiche. Ovviamente una realtà discutibile ,che ha ingenerato la costituzione di mega-atenei accreditati e piccole isole formative dequalificate, sfrangiando il sistema nazionale,accentuando le divaricazioni tra atenei e determinando una diversità di valore delle lauree, che ben conosce le imprese, ma che, d’altro canto, non legittima la liberalizzazione dei titoli di studio basata su valutazione di mercato. La soppressione del valore legale del titolo di studio o la valutazione del titolo di studio sulla base di una classifica è una operazione oltre che sbagliata alquanto pericolosa, poiché implica in sé la discrezionalità del titolo sulla base della sede accademica e dell’anno, nel senso che un diploma di laurea del 2004 sarà più appetibile di quello conseguito nel 2012nella stessa università e per lo stesso percorso formativo universitario. Laurea d’annata per la quale ci sarebbe pure da capire a quale organo verrebbe affidato l’onere di formulare la graduatoria di qualità discriminando o premiando Atenei che verrebbero, comunque,rinchiusi nel culto della selezione, prigionieri del potere economico,seguendo per contro la strada delle due velocità, la ricerca scientifica – tecnologica , incentivata e riconosciuta , in quanto funzionale al mercato, e quella umanistica che vedrebbe trasformati gli Atenei in scuole di specializzazione post liceo.Altro punto di riflessione sono le premesse della riforma universitaria e dell’eliminazione del valore legale del titolo che si incentrano su due punti fondamentali la concorrenza e il merito individuale, in termini pratici verrebbero imposte da un lato la liberalizzazione delle tasse e dall’altro un sistema di borse distudio legate al merito; queste ’ultime, già previste nella Costituzione, hanno avuto “il merito” di premiare i capaci e meritevoli che “dichiaravano” sulla carta di non avere mezzi,penalizzando i ricchissimi dipendenti della pubblica amministrazione il cui reddito non può essere oggetto di evasione.La liberalizzazione del sistema di tassazione universitario, secondo la volontà dei riformatori, indurrebbe a una “virtuosa” competizione,poiché verrebbero selezionati i docenti più capaci e si fronteggerebbero meglio le spese legate alla didattica svincolando definitivamente lo Stato dalla sua funzione, inoltre i ragazzi sarebbero indotti a scegliere gli Atenei migliori poichè più appetibili, determinando un sistema universitario basato su una restrizione delle opportunità formative con costi sempre più elevati.Se ciò dovesse realizzarsi lo Stato non solo rinuncerebbe al suo ruolo costituzionale di predisposizione di un’offerta formativasuperiore uguale per tutti , ma si avvantaggerebbero solo coloro che potranno permettersi scuole di eccellenza riservando inevitabilmente la formazione superiore ai ricchi, penalizzando, quindi, non solo i ceti più poveri, ma soprattutto i giovani meridionali poichè le sedi accademiche più titolate saranno sicuramente collocate nel Nord Italia e magari oltre le Alpi con la inevitabile selezione naturale dei più fortunati economicamente che potranno trasferirsi in Atenei più autorevoli. Tra l’altro togliere il VLTSU significa anche colpire il diritto all’emancipazione femminile, pensiamo alla caduta delle frontiere rosa nel mondo accademico in particolare nel Meridione.Con questa operazione i governi consolidano l’inganno del rilancio scuola -università , un po’ come si fa per salvare il mercato del lavoro abolendo l’articolo 18, non è altro che l’ennesimo escamotage per abolire qualunque forma di controllo, in modo da differenziare le Università di eccellenza , per pochi eletti, e tutelare il mercato delle certificazioni facili a “pagamento”; tutto secondo il principio ispiratore del rinnovamento dell’istruzione che passa attraverso la competizione aziendalista aggiungerei delle “cricche”, un modello che inevitabilmente mette in concorrenza i privati che hanno per definizione scopi di “lucro”, snaturando la natura stessa della formazione che si poggia sulla solidarietà in materia di cultura e di istruzione così come per le altre risorse fondamentali come l’acqua ,l’aria, la salute ecc , risorse che per definizione non possono permettere la competizione e la concorrenza ma devono passare sotto il controllo dello Stato per garantire un servizio basilare di qualità crescente , garantendo per l'istruzione che tutti i percorsi di studio , pubblici o privati che siano, debbano “valere ciò che promettono” ; in pratica una garanzia di competenze accumulate che solo un titolo di studio legale può assicurare, in pieno rispetto di un sistema di equilibrio tral’identità nazionale - unitaria e le peculiarietà territoriali.
La vera anomalia invece sussiste proprio nella mancanza di un sistema pubblico che certifichi le competenze, infatti senza valore legale ognuno sarebbe autorizzato ad autocertificare cosa sa fare , al contrario un titolo di studio legale riconosciuto comunque rimane un punto di partenza essenziale e certificabile, poi il vero valore del titolo andrebbe verificato attraverso l’accertamento di merito , competenze ed etica professionale utilizzando un sistema di meccanismi e strumenti che vadano a riscontrare e ad individuare anche corresponsabilità in chi certifica .Questa ennesima diatriba, in realtà poco dibattuta, nasconde l’insidia del controllo dell’istruzione giustificata dall’incapacità del sistema di rispondere alla sua missione istituzionale, alla qualità della formazione, sbilanciata e inadeguata di fronte alla dimensione di massa della formazione superiore ,un sistema che non ha saputo o voluto trovare un punto di equilibrio tra la moltiplicazionedei compiti e la l’identità unitaria della formazione precipitando l'intero comparto della formazione superiore nella ragnatela degli intrecci ,degli accordi e delle intese tra il mondo politico e quello delle imprese con i docenti trasformati in sacerdoti adoranti di questo oscuro medioevo ipercapitalista

venerdì 23 marzo 2012

TARANTO quando le malattie sono il costo del lavoro e della sopravvivenza.




Taranto per morire , Taranto per lavorare e sopravvivere,
sciocchezze Taranto è una città nella norma , prima di tutto sono stati spesi 4 miliardi per l’ambientalizzazione dell’impianto Ilva, inoltre, sulla base delle normative europeee inattuate (75/2010), che entreranno in vigore nel 2013, e quindi non recepite da nessuna legge italiana, le analisi chimiche richieste sono “fuori legge”. Poi c’è la perizia medica , che verrà discussa il 30 marzo 2012, “inattendibile” anche questa poiché la soglia accertata di diossina è di 25 microgrammi,una stupidaggine rispetto ai 50 della Lombardia, e ai 40 fissati dall’UE.
E chi glielo dice agli abitanti di Tamburi che l’aria che respirano non è poi così inquinata?
Chi può giustificare l'aumento esponenziale di malattie oncologiche che superano di molto la media nazionale , che i diritti fondamentali salute, ambiente e lavoro vengono quotidianamente violati dai variopinti partiti , che si riparano sotto l’ombrello dell’ecologismo in nome però della modernità e sviluppo? Le risposte sono pronte e immediate , la legge che non c’è e la Costituzione che nell’art23 recita «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge»,la quale come ben sappiamo non esiste per cui i tarantini possono passeggiare per le strade , scrivere striscioni colorati e far volare palloncini, non servirà a nulla, se non ad avere qualche scampolo di finta democrazia e a scegliere comunque tra un pacchetto definito "di centro-sinistra" ed uno definito di "centro-destra" e, per quelli che pensano di essere “liberi”, i satelliti orbitanti trasversali e frammentati, ottimo serbatoio di voti in caso di ballottaggio.
Qualunque poi sarà il risultato,i lavoratori continueranno a perdere il loro impiego poiché la crisi e la nuova “riforma” del mercato del lavoro si abbattono anche sull’acciaio e sull’indotto, e il ricatto occupazionale si farà sempre più aspro e lacerante , e tutti per difendersi metteranno a repentaglio la propria vita
ma c’è qualcosa che atterrisce di più , che paralizza la mente, che si manifesta quando la disperazione e la paura fa difendere il luogo che elargisce morte e sopravvivenza ricattabile, è il luogo oscuro della schiavitù che ancora fa credere che la città possa trovare negli insediamenti industriali la soluzione di sviluppo, senza per un attimo soffermarsi a considerare come siano state sprecate le enormi risorse del territorio dall’agricoltura alla pesca, ormai di bassa qualità, e a un turismo impraticabile penalizzato da un ambiente fatiscente reso tale da una macroscopica struttura che sovrasta con i suoi enormi interessi non solo Taranto

adele dentice

venerdì 16 marzo 2012

artigli sulla città


E’tutta cosa loro , come nei più avvincenti romanzi ci sono tutti gli ingredienti per costruire una storia alla Leonardo Sciascia dal titolo Artigli sulla città,
Sullo sfondo la Dec ovvero la famiglia De Gennaro , imprenditori dalle mani uncinate di destra e di sinistra, favorita in un primo tempo da Donato Radogna commercialista, revisore dei conti dell’ASL di Bari e consigliere comunale eletto nel centrodestra con la Lista di SimeoneDi Cagno Abbrescia e finito nel centrosinistra prima con l’UDC di Russo Frattasi e poi con l’API di Rutelli e Pisicchio, con l’intermediazione di Michele Emiliano.Personaggi principali : la procura di Bari che accerta al momento due tipi di accordo della impresa edile, uno con gli uffici tecnici comunali per il parcheggio di Corso Cavour e l’altro trasversale alla destra come alla sinistra per l’”Occupazione” sempre dei suddetti uffici. C’è il messaggero (indagato ) Antonio Ricco che pare partecipasse agli incontri quale consulente , pare, in sostituzione del sindaco, ci sono i politici che dalla giunta comunale di Bari si estendono sinoalla regione, i quali accettano dei regali natalizi a base di pescepregiato, ovviamente, e champagne, inviati non solo al Sindaco, che hariconosciuto la sua leggerezza nell’accettare ma era poco lucido etroppo preso dai festeggiamenti natalizi, ma anche al presidente delConsiglio regionale Introna . Altro interprete la Finanza che annotaanche altre due circostanze strane: un'azienda di prefabbricati, laIanus, "il cui socio e presidente del consiglio era Michele Emiliano,cugino del sindaco", che effettua lavori in subappalto per1.789.025,01 euro per conto della Dec, ma il sindaco declina ognilegame perché il cugino lo vede raramente ai funerali, e poi ci sonole intercettazioni e il fratello del sindaco, Alessandro (che haun'azienda di celle frigoriferi) il quale parla con uno dei figli diDegennaro della possibilità di lavorare con loro nella realizzazionedi un maxi impianto sportivo. "Ci può offrire il know how - spiegaSimone Degennaro allo zio Vito - Hanno lavorato con i Ladisa (ndr,azienda di ristorazione barese) alla Farnesina". "Si vabbè ma devistare sempre attento, questi parlano. Poi ti dico (...) In ogni casolo sa che lo aiutiamo al fratello?". "Si, lo sa” In un’altraintercettazione si sente per esempio Vito raccontare dell'incontro disuo figlio con il fratello di Michele, Alessandro. In quell'incontro(avvenuto durante una festa) Alessandro, secondo quanto raccontaDegennaro jr al padre al telefono, avrebbe accennato alla possibilitàdella sua azienda di fornire il proprio "know how" per l'apertura di Villa Camilla. "Ha detto che ha lavorato ora con i Ladisa al Senato".Mentre la Finanza appunta anche come un cugino omonimo del sindaco siastato subappaltatore di un'opera al Direzionale del San Paolo L’inchiesta che si è abbattuta sul comune di Bari è partita dalle presunte truffe ai danni dello Stato e falso ideologico condotta dalla pm Isabella Ginefra e sul sequestro preventivo di circa 12 milioni dieuro eseguito nei confronti delle società “Futura Bari srl”,“Castellaneta Domus” srl (entrambe oggi “Tecnodelta costruzioni”spa.), “Immobiliare Brindisi Paradiso” srl, l’unica legata alla Dec,(oggi “Villaggio dei turchesi” srl) riconducibili, secondo la guardiadi finanza, al medesimo gruppo imprenditoriale barese, De Gennaro,impegnato nel settore turistico- alberghiero e industriale, sarebbe laprima tappa di una indagine che punta dritto al cuore degli affarilegati al mattone. Principale attività degli imprenditori baresi. Gliaccertamenti, partiti tra il 2007 e il 2008, coinvolgerebbero 19società, Nel filone che riguarda i De Gennaro, la magistraturasostiene che il finanziamento pubblico di 23 milioni di euro stanziatodal ministero dello Sviluppo economico sarebbe servito allarealizzazione di nuove strutture turistico-alberghiero, industriali eper la ristrutturazione di un centro medico-sportivo nelle province diBari, Taranto e Bat.
Ora c’è il finale tutti in scena a difendersi la destra accusa a spadatratta la sinistra che rimanda al mittente sottolineando che le opererelative ai tre parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare, piazzaCesare Battisti e corso Cavour sono state aggiudicate nel 2003dall’Amministrazione Di Cagno Abbrescia”. L’attuale amministrazione èresponsabile solo del centro direzionale San Paolo (Lacarra assessoreLavori Pubblici) ennesima cattedrale nel deserto. Lomelo dei Verdi citiene a evidenziare come nonostante le nostre denunce e tutti iproblemi provocati alle strutture portanti del vecchio Ateneo, sonoandati avanti celermente. Infine Elio Sannicandro, delegaall’Urbanista, visto soprattutto il suo presunto coinvolgimento inprima persona emerso dalle intercettazioni telefoniche dichiara : “Lafinalità (della telefonata intercettata) era quella di avere pienacontezza delle opere che dovevano essere prese in carico dal Comune inmodo da poter interessare gli uffici competenti - la RipartizioneSolidarietà Sociale, la Ripartizione Mobilità Urbana e il SettoreGiardini - ad assicurarne la gestione. Cosa che poi è avvenuta con unatto di indirizzo della Giunta comunale (delibera n. 660/2010) al finedi salvaguardare il patrimonio pubblico e consentirne l’immediatafruibilità non appena presa in carico dal Comune. Ho espressamenterichiesto i disegni finali (as built) per essere certo che fosseropienamente rispondenti a quanto realizzato, consapevole dellapossibilità (e non della certezza) che vi fossero state dellemodifiche in corso d’opera (cosa che può accadere nel passaggio dalpiano urbanistico alla realizzazione effettiva)”.
E il sindaco ? si scusa, chiede scusa ai cittadini per essersi comportato come un ragazzino, per essere stato superficiale e disattento , per aver portato nella giunta Annabella De Gennaro e per aver accettato i regali e non aver capito che gli artigli a lungo andare fanno molto male

mercoledì 14 marzo 2012

Democrazia e decentramento: i punti oscuri del comune di Bari


E’ fuori dubbio che le capacità e le qualità di governo locale partono dall’avvio di un processo di avvicinamento ai cittadini del livello istituzionale in modo da rendere concreta la possibilità di individuare soluzioni ai problemi e permettere al cittadino comune di valutare il buon governo oltre che sentirsi partecipe del processo che concorre all’innalzamento della qualità della vita. Sempre più si sente, nella nostra città, la necessità di un decentramento da attuare in breve tempo Nonostante alcune forti pressioni ancora siamo lontani dalla realizzazione dei municipi e le competenze circoscrizionali sono rimaste quelle attuali anzi sono andate depotenziandosi negli anni riducendosi a semplici organi consultivi , tutto questo in contrasto con disposizioni legislative che spingono verso forme accentuate di decentramento, che non segnano, come molti temono, forme accentuate di localismo chiuso in se stesso come pone la Lega , ma al contrario possono favorire la partecipazione attiva della cittadinanza Non aver prodotto la fusione delle circoscrizioni non solo ha determinato uno sperpero di danaro pubblico pauroso, pensiamo ai costi della politica in merito al numero di assessorati e delle 9 circoscrizioni (bacini insostituibili di voti), ma articolando, nell’ambito dell’area metropolitana, il comune capoluogo in Municipi, si sarebbe potuto garantire una più razionale efficienza dei servizi e, soprattutto, si sarebbe concretamente avviato un processo di democrazia diretta reale avvicinando i cittadini alle istituzioni . Ma questo avrebbe significato anche rendere concreta la possibilità al cittadino comune di valutare il buon governo, per cui procedere si, ma lentamente.


Oggi viviamo la contraddizione di una fase politica e storica matura per superare le sperimentazioni delle Circoscrizioni per procedere verso la realizzazione dei Municipi ma che si arena a causa dell’assenza di autonoma iniziativa delle istituzioni di livello territoriale, che spesso sostengono uno schema che sancisce la netta separazione tra la “politica” e la cittadinanza Bari deve avere il coraggio e la forza di operare questo passaggio istituzionale previsto dal Regolamento sul decentramento e superare la debolezza delle Circoscrizioni che significa meno partecipazione dei cittadini alla vita del quartiere riducendo in tal modo la socialità che è la vera forza di un territorio. Decentrando uffici, servizi oltre a ridare voce ai cittadini si ristabiliscono i luoghi democratici del confronto e si da pienezza al principio di delega che nelle grandi realtà metropolitane trova difficile attuazione, oltre a operare per un effettivo rilancio delle periferie. Sono comprensibili che in una prima fase il trasferimento di persone uffici ecc non è semplice, però è anche vero che è un passaggio necessario alla realizzazione delle municipalità , che si dovrebbero organizzare come piccoli Comuni, dove confluirebbe un’ampia quota del bilancio del Comune e verrebbero demandati una parte dei poteri, per cui i Municipi potrebbero gestire una parte importante dei servizi e delle attività. Ai cittadini verrebbero date risposte più pronte e immediate in materia di traffico, di manutenzione delle scuole, di ordine e pulizia nei quartieri. Inoltre la costituzione dei Municipi proietterebbe Bari con gli altri comuni della provincia verso la realizzazione della Città metropolitana, ma l’applicabilità di questo progetto si arena di fronte alla mancanza di coraggio al mutamento e a riforme non ampiamente condivise inoltre c’è da superare lo scoglio della diffidenza dei comuni , che temono per la loro autonomia, ma una città disarticolata in municipi con autonomia di competenze e funzioni e bilancio oltre ad assicurare alla comunità trasparenza , partecipazione amministrativa e razionalizzazione della spesa pubblica, dimostrerebbe agli altri comuni che l’attuazione della città metropolitana non è annessione, poiché viene garantita pari dignità a tutti i comuniAdele Dentice Referente Puglia Movimento politico di Liberazione Per il Bene Comune