lunedì 1 aprile 2013

Sotto la legalità, il furto



Strappiamo la radice del male e del furto ai cittadini che non viene solo dalla crisi o dagli ultimi venti anni di malgoverno, ma da molto lontano, dal 1990 e dall’ abolizione dell’art 324 del Codice penale  , con quel gesto sono stati sottratti ai lavoratori , disoccupati , piccoli e medi imprenditori miliardi di euro. La logica ci porterebbe a pensare come primo atto politico del Parlamento dell'Incomunicabilità alla reintroduzione nel codice penale dell' articolo in questione  che consideravagravi delitti gli interessi privati in atti d’ufficio; con la sua depenalizzazione in un colpo solo vengono “assolti”  i responsabili di Falso in Bilancio e di Peculato per “distrazione” , cioè utilizzo di denaro pubblico per fini diversi da quelli stabiliti dalla legge. Per esempio, si possono tranquillamente pagare le banche anziché i lavoratori e le piccole imprese oppure finanziare, incostituzionalmente (art 33), la scuola privata al posto di sovvenzionare la scuola pubblica.
 Si è liberalizzata  la gestione dissennata delle risorse aprendo la strada al fulcro della corruzione del nostro Paese il conflitto di interessi, responsabile di unasituazione di apparente “legalità” in cui sguazzano governanti, banchieri, un politici giudici i quali,  anziché fare l'interesse pubblico, curano interessi privati propri o degli amici se non a prestanomi.
Favorire leggi ad personam a tutela di patrimoni personali come quella sul falso in bilancio o sulla esportazione di capitali o sui vari condoni di berlusconiana memoria, non da ultimo la eccezionale rimonta del PDL avuta grazie anche ai media “privati”, per quanto deplorevoli sono quasi irrisorie rispetto alle  più gravi le complicità  che riguardano la Banca d’Italia, che da un lato dovrebbe svolgere compiti di vigilanza e controllo a tutela dei risparmiatori in base all’art. 47 della Costituzione (proteggere  e favorire i  risparmi dei cittadini), dall’altra è proprietaria degli Istituti che dovrebbe vigilare.

A riprova il Cicr (comitato credito e risparmio), sconosciuto ai più, altro non è che  una sigla  includente un organismo di  sorveglianza della  condotta del Governatore della Banca d’Italia, il quale ne fa parte   insieme ai rappresentati delle banche che nello stesso tempo sono controllate e comproprietarie della Banca stessa, naturalmente organismi stabili di questo organo  anche i ministri dell’economia e della finanza dei vari governi . Insomma inciuci interistituzionali tra pubblico e privato all’interno di un vuoto normativo  e di leggi imperfette e soprattutto di una politichetta serva dei banchieri  che da quel lontano 1990 ha, nella pratica, legittimato i fondi neri , il rientro di capitali illeciti, le evasioni fiscali  mentre gli organi di controllo   dai revisori dei conti ai sindaci alle agenzie rating non solo non hanno funzionato come dovevano, ma hanno rappresentato per la comunità costi altissimi. 
Insomma un apparente guazzabuglio ben diretto, al cui cospetto le peggiori organizzazioni criminali impallidiscono! 

L'Urlo di Mafalda

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