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domenica 2 settembre 2012

SCUOLA E SPENDING REVIEW: LA POLITICA DELLA MISERIA, soprattutto morale



Bilanci scolastici, ai tagli per le scuole all'estero, ferie non godute, vicari, pagelle online, soprannumerari ed inidonei e altro.
La prima lettura ci fa capire che chi ha operato i tagli lineari valevoli su tutte le amministrazioni , non sa come si muove la macchina organizzativa della scuola, l’ignoranza pilotata fa  saltare agli occhi le contraddizioni profonde che caratterizzano questa ennesima finanziaria celata, a partire  dalla giostra del  sistema pensionistico che in una prima fase  impone l’uscita dei pubblici dipendente su  base anagrafica  poi reintroduce  i vecchi sistemi , però escludendo i docenti della scuola e gli inidonei costretti a transitare nei profili ATA (non docenti, segreterie ecc). Altri pessimi esempi sono rappresentati dal divieto di monetizzare le ferie non godute e l’obbligo di accesso ai servizi on line. Nel primo caso , art 5 comma 8, non si tiene conto che il divieto è inapplicabile con i supplenti perché c’è l’obbligo di assicurare il diritto allo studio e la scuola non può mettere in ferie il dipendente prima che termini il rapporto di lavoro, nel secondo caso non si considera  che la de materializzazione degli atti amministrativi obbligatori per gli utenti esterni ed interni , potrebbe colpire  magari qualche milione di famiglie che non ha né gli strumenti tecnici né le competenze necessarie per accedere ai servizi on line.  
Tra i punti critici più discutibili e iniqui c’è art 14 comma 13 e 15 in riferimento a  3,765 docenti permanentemente o temporaneamente inidonei per motivi di salute , i quali dovrebbero  essere utilizzati nei profili ATA mettendo sul lastrico  3.800 lavoratori e altrettanti docenti precari  , inoltre gli inidonei  alle soglie della pensione e malati si vedrebbero costretti a svolgere il lavoro gravoso di assistente amministrativo magari  in provincia. E’ questa una norma “illegittima” poiché il personale mantiene lo status quo di docente nonostante siano posti “temporaneamente “ fuori ruolo, l’art 2103 dello Statuto dei lavoratori chiaramente prevede che “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quella corrispondenti alla categoria superiore  che abbia successivamente acquisito…. Senza alcuna diminuzione della retribuzione
Poi ci sono i docenti in esubero e parliamo di 10.000 lavoratori , docenti soprannumerari resi tali dai vari dimensionamenti e revisioni ,che sono utilizzati in ambito provinciale senza alcun rapporto con la formazione  professionale ( nel senso che un docente di artistica potrebbe trovarsi a fare da tappabuchi su una cattedra di matematica!), con conseguenze deleterie per le prestazioni professionali, sui livelli occupazionali di docenti abilitati , specializzati con anni di esperienza, ma precari, sugli interessati che verrebbero utilizzati come tappabuchi
Così in un colpo solo 15.000 lavoratori con decenni di esperienza alle spalle vengono fatti fuori
Un’altra sferzata importate quella sui docenti italiani all’estero  una combinazione perfetta di interventi che aprono  definitivamente la porta alla privatizzazione infatti con il taglio del 41% degli investimenti che colpiscono corsi di lingua e cultura nelle scuole e università all’estero.Volendo mantenere gli attuali standard qualitativi lo Stato deve per forza delegare al privato, smantellando di fatto due leggi che garantivano uno dei pochi servizi di qualità del nostro sistema scolastico il S.Lgs 297/94 e la legge 153 /71. Le scusanti miserevoli sono quelle di far cassa in realtà , e temo che il tempo mi darà ragione, si trasformerà in un'altra contribuzione a enti privati che sulla carta manterranno il servizio sacrificando ancora una volta il personale precario in servizio all’estero : Insomma un intervento drastico che sfigura ancora la suola rendendola incapace di agire, senza alcuna finalità di miglioramento , risparmiando e privilegiando le scuole private e le ore di religione che diventano “credito formativo”, risparmio a seno unico , quindi  in questa alleanza tra banche e altare!|

Adele Dentice

martedì 5 giugno 2012

Il lavoro non nobilita l’uomo, lo asservisce

Il senso di nobiltà del lavoro era determinato dalla cura degli interessi individuali, il capitalismo lo ha trasfigurato consegnando l’umanità alla schiavitù del precariato e dei call center. Dietro l’attacco finale al lavoro c’è un progetto preciso  ridurre l’uomo a mero fattore-lavoro disumanizzato, inteso come materia prima o fattore energetico, nel contempo si plasma un popolo di schiavi inconsapevoli, incapaci di  ribellarsi e di creare troppi problemi al massimo gli si concede  di scendere in piazza con bandiere e canzoni pensando (unico pensiero-unico cervello) di essere la punta avanzata  della coscienza civile tutta dalla parte degli sfruttati

La nostra idea è quella di sostituire l’ingiustizia del ricatto e della schiavitù inconsapevole, poiché  mentale, con la  possibilità di proteggere i cittadini e l’autonomia delle loro scelte di vita iniziando dalla  rivendicazione del diritto al  il reddito di base con il quale , oltre a separare la copertura dei bisogni primari pagati dal lavoro, migliorerebbe l’efficienza dell’assegnazione di risorse  garantendo un livello di esistenza socialmente decoroso, la  possibilità di scelta e di autodeterminazione dei soggetti sociali .

Ciò che non è : non è una misura assistenziale esso infatti è reddito primario, prodotto dall’attività di vita, attualmente certificata solo parzialmente, con questa misura si verrebbe a riconosce quella parte di vita produttiva che non viene considerata tale

.
Ciò che è : Il reddito minimo garantito è un reddito di base incondizionato e individuale, conferito ai residenti , quindi anche agli immigrati che fanno domanda di residenza,  senza essere  sottoposto a nessun obbligo, pagato dalla fiscalità generale e non dai contributi sociali, una misura propulsiva per l’economia e soprattutto per la produttività sociale che sta oggi alla base della creazione di valore, favorendo un miglior sfruttamento dell'economia di apprendimento.

Oggi, ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o il sussidio di disoccupazione sono riservati a chi ha perso un lavoro a tempo indeterminato e determinato; il reddito, invece, dovrebbe essere dato a tutte le persone che hanno un reddito inferiore al minimo  consentito, per esempio ai precari tra un contratto e l’altro, ai disoccupati e ai lavoratori/trici che pur impiegati/e guadagno salari da fame
INCONDIZIONATO: slegato sia dal tipo di contratto precedente che dall’obbligo di accettare qualsiasi impiego proposto o i programmi di inserimento lavorativo

ORRORE N.1
La contro-riforma Fornero. L’ Aspi
. La riforma si muove in un’unica direzione: abolire quegli ammortizzatori sociali che sono a carico del bilancio dello Stato, con l’ovvio obiettivo di fare cassa. . Indennità di disoccupazione e di mobilità e la Cassa Integrazione Straordinaria (dal 2014) saranno abolite a favore dell’introduzione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (Aspi) che potrà essere usufruita dai lavoratori dipendenti non dai parasubordinati e dagli “autonomi”, dagli apprendisti e dagli artisti, purché siano stati garantiti due anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio (art. 23). Rimangono però inalterati quei parametri di accesso per il sussidio di disoccupazione che tagliano fuori da qualsiasi forma di sostegno al reddito la maggior parte dei precari





ORRORE N.2
La contrazione temporale del diritto
 La durata dell’Aspi viene estesa dagli attuali 8 mesi (12 per gli over 50) a 12 mesi (18 per gli over 55), ma sarà a scalare con una riduzione nella misura del 15% dopo i primi sei mesi di fruizione e di un ulteriore 15% dopo il dodicesimo mese di fruizione (art. 24)
La durata massima dell'istituto sarà però pari alla metà delle settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo (art. 28
nel periodo di transizione, è prevista una mini-Aspi, applicabile ai giovani lavoratori, con parametri di accesso più favorevoli: sono infatti necessarie almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi
(L’Aspi andrà a regime dal 2017 e sarà finanziata con i contributi sociali con l’aumento dell’aliquota contributiva dell’1,4% a carico dei contratti a termine,  sino al 2017, la Cassa Integrazione Ordinaria , oggi a carico della contribuzione sociale, e la Cassa in deroga continueranno ad esistere  finché saranno esigibili i finanziamenti stanziati a livello europeo utilizzati dalle Regioni

a questo punto invece di tenere in piedi una giungla di ammortizzatori sociali molto meglio convogliare il tutto sul Reddito)
               
OSTACOLI : Reddito Minimo

1. Mondo imprenditoriale che considera il minimo reddito come  misura sovversiva poiché  è in grado di ridurre la ricattabilità dal bisogno e dalla dipendenza del lavoro, con la possibilità di mettere in crisi la subalternità del lavoro al capitale.

2. I sindacati che lo ritengono “ politicamente”  inaccettabile in quanto contraddice quell’etica del lavoro su cui parte dei sindacati stessi continua a basare la propria esistenza. Da sottolineare che i tavoli di negoziazione tra governo e sindacati non prendono affatto in considerazione la condizione di milioni di precari e precarie che quotidianamente producono ricchezza. Nel contempo la politica dell’accumulazione ha eliminato la differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale mescolando tempo di lavoro e tempo di vita che tendono a mischiarsi (vedi mie slide sulla frantumazione del  diritto al limite massimo di 8 ore  lavorative Regio Decreto L. n. 692/23 abolito dal  D.lgs. n. 66/03 e dall’ .accordo del 23 luglio 2007 CON I SINDACATI che prevede  di poter richiedere le sedici ore al giorno anche per i lavoratori full time, IN ATTUAZIONE ALLE DIRETTIVE 93/104/CE E 2000/34/CE)

3. copertura economica

DA ELIMINARE
a) l’indennità di disoccupazione che copre il 25% dei licenziati, la cassa integrazione – in particolare quella in deroga – crea sperequazione, clientelismo e riguarda solo una parte dei lavori. L’articolo 18 tutela (per modo di dire) solo il 60% della forza lavoro e sommando finte partite iva e parasubordinazioni la percentuale scende. E’ la concezione stessa dei diritti e delle tutele ad essere parziale e minoritaria, quindi perdente.

DA INTRODURRE
b) una tassa patrimoniale sui patrimoni superiori ai 500.000 euro e dalla tassazione delle rendite finanziarie si possono stimare incassi pari a 10,5 miliardi di Euro, il giusto ripristino della progressività delle imposte in un paese dove la forbice tra ricchi e poveri si va allargando a dismisura porterebbe a reperire ulteriori 1,2 miliardi.
c) razionalizzazione della spesa pubblica, solo nel campo della spesa militare (vedi i 15 miliardi per gli F35) e delle grandi opere del trasporto (vedi la Torino-Lione), potrebbe consentire un risparmio di quasi 6 miliardi.

DA SEPARARE
d) assistenza da previdenza, la somma che finanzia il reddito di base non deve derivare dai contributi sociali, ma piuttosto dal pagamento delle tasse dirette e indirette e dalle entrate fiscali generali dello Stato, relative ai diversi cespiti di reddito, qualunque sia la loro provenienza. Il reddito di base incorpora, sostituisce e universalizza gli attuali iniqui, parziali e distorsivi ammortizzatori sociali, non più da contabilizzare nel bilancio Inps ma all’interno del bilancio dello Stato (Legge Finanziaria nazionale e regionale). In tal modo, si riducono i contributi sociali (per la quota relativa agli ammortizzatori sociali), con l’effetto di far aumentare i salari e ridurre il costo del lavoro per le imprese. Oggi,  che  si tassano solo il lavoro dipendente (tanto), la proprietà delle macchine (poco) e il consumo (molto), si potrebbero tassare le transazioni finanziarie, i diritti di proprietà intellettuale i grandi patrimoni immobiliari che lucrano sugli spazi delle città,come anche l’uso delle forme contrattuali atipiche,introducendo l’Iva sull’intermediazione di lavoro effettuato dalle agenzie interinali. E poi ci sono le spese da sopprimere come gli aerei da guerra F35 che la Difesa sta acquistando per 15 miliardi di euro. (vendola parla solo di qust’ultimo)

DA COSTITUIRE
e) un bilancio autonomo di welfare. La legge quadro 328/2000 il D.L. 31 marzo 1998, n. 112), consentono localmente di costituire  un Osservatorio Regionale sul Welfare sotto insieme del bilancio generale (regionale, nazionale o europeo), che ha come compito il monitoraggio della spesa sociale e la sua efficacia
Tale operazione consente un processo di razionalizzazione, semplificazione e trasparenza, in grado di:

1. ridurre gli ambiti discrezionali di gestione del bilancio in materia di welfare, oggi suddivisi tra assessorati diversi (o centri di spesa) con bilanci separati, ognuno dei quali rappresenta un centro di potere;

2. ridurre le sovrapposizioni e le moltiplicazioni di spese e provvedimenti di protezione sociale, con un risparmio di bilancio, che si stima essere intorno al 5-7%;

3. snellire l’iter burocratico e centralizzare il processo di controllo e di monitoraggio, riducendo ulteriormente i costi della macchina statale.
REDDITO WELFARE LAVORO
La lotta per il reddito e per un nuovo welfare interviene direttamente dentro le condizioni di lavoro per incidere sulla di flessibilizzazione del fattore-lavoro, sul tempo di lavoro, sul livello di ricattabilità e subordinazione che fanno dipendere il lavoro dal capitale  ,oggi, più di ieri, la lotta per un nuovo welfare è strumento diretto di regolazione del mercato del lavoro e di miglioramento della condizione lavorativa

venerdì 6 gennaio 2012

La scuola nuova del nuovo governo


“Sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli di istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo – identificando i fabbisogni anche mediante i test elaborati dall’INVALSI – e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti”.

Il breve e significativo passaggio di Monti sulla scuola mostra non solo il poco interesse per il sistema formativo del Paese ma, soprattutto, una lapidaria idea di scuola-azienda molto vicina a quella della Confindustria; in sostanza una scuola di massa sempre più povera di risorse e di contenuti, la scuola del fare ancora più americaneggiante di come impostata dai vari governi degli ultimi venti anni, buona a sfornare tecnici e operai in cui prevalgono test e tasti,che restringono la complessità del sapere a veri e propri quiz, con meno cultura e con sempre più strumenti informatici , LIM, che vanno a sostituire libri, gessetti e lavagne che, col latino e il greco,vanno lasciate solo alle scuole d’elite, meglio se private, dove fanno ressa i figli della classe dirigente.
Il ministro Profumo supera i nostri peggiori timori per lui la riforma Gelmini non si tocca, va bene così, anche con le deroghe alla sicurezza , le classi stracolme si superano facilmente , basta utilizzare i supporti informatici e 30 ragazzi in un’aula diventano pochi.
E’ la fine della suola statale , come è avvenuto negli USA, una fine preannunciata già da tempo il cui segno tangibile è dato dall’incremento delle iscrizioni del 10% a favore delle scuole private, mentre chi può permetterselo, manda i figli a studiare all’estero.
Nessuna prospettiva, quindi, per la massa di individui trasformati in clientes, buoni ad essere forza lavoro e consumatori secondo il modello dell’efficienza della scuola ai fini del mercato, in cui non si prevede nessuna possibile ipotesi di investimento sul capitale umano, al contrario l’aumento dei costi e dell’IVA dal 10 al 12 % ancora di più ridurranno gli approvvigionamenti per i laboratori e in generale per gli istituti scolastici. Si continua a tagliare con conseguenze gravissime per la popolazione il cui peggioramento delle condizioni economiche e l’aumento della povertà (nel Sud ci sono aree con il 40% di poveri Rapporto Svimet 2011) farà diminuire la percentuale di studenti poiché sempre meno le famiglie saranno in grado di sostenere i costi dell’istruzione e dell’università.
E i giovani, sempre meno preparati, sempre meno potranno sperare di essere inseriti nell’ambito lavorativo.
Da qualche parte si è esultato per i mancati tagli , ipocrita sequela di idiozie , cos’ altro si poteva togliere alla scuola dopo gli oltre 130.000 licenziamenti (prima sperimentazione dei licenziamenti di massa) con un risparmio calcolato nell’ordine di circa 8miliardi di euro, a cui si vanno ad aggiungere
il blocco degli stipendi con il congelamento degli scatti e del contratto, senza parlare della riduzione drastica dei finanziamenti , tanto da costringere le scuole, per poter garantire il livello qualitativo dell’ offerta formativa, a chiedere alle famiglie contributi , mentre si continuano ad erogare fondi a istituti privati con la scusa che svolgono un servizio pubblico.
Col cambio di governo qualche illuso pensava che ci sarebbe stato un cambio di rotta, poiché qua e là si legge sulla necessità di investire di più sull’istruzione, sulla formazione e sulla ricerca, ma i primi segnali vanno tutti in direzione della continuità con l’unica variante di qualche investimento nell’edilizia scolastica .
Come nel passato , tutto cambia per non cambiare nulla, si continua a mutilare economicamente il settore scolastico spingendo nel contempo verso la digitalizzazione e nuove tecnologie informatiche a pagamento nelle scuole, con l’obbligo di mettere tutte le informazioni in rete, come da protocollo dell’ottobre 2009, firmato dai ministri Gelmini e Brunetta e la Microsoft Italia, non privilegiando il software libero che non avrebbe alcun costo di licenza; né tanto meno si tiene conto della Direttiva Stanca del 19 dicembre 2003 “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni“ e il D. Lgs. 82/05 art. 68 (Codice dell' amministrazione digitale) che prevedeva l’adozione dell’open source per la P.A e per la scuola oltre a imporre una valutazione comparata prima di acquistare il software da adoperare, essenziale in un paese che riconosce il valore del libero mercato e della concorrenza.”
Si è parlato con grande enfasi di rigore, crescita, equità, lotta agli evasori, non c’è nulla di questo ,anzi vengono colpiti ancora una volta i più deboli , con l’innalzamento della età pensionabile le decurtazioni e trattamenti palesemente differenti rispetto a quelli che già sono andati in pensione, si eliminano i diritti acquisiti come i riscatti per gli anni di laurea o per il servizio militare (pagati e strapagati dai lavoratori della scuola). Probabilmente i professori che albergano nelle aule parlamentari pensano che insegnare in una scuola d’infanzia, o in zone a rischio , o in scuole professionali , a stranieri, disabili a settant’anni o giù di lì sia la stessa cosa che svolgere la propria docenza in prestigiose aule universitarie!!!
Un'altra misura demagogica e sicuramente non equa è l’inglobamento dell’INPDAP nell’INPS rendendo indistinguibili le poste corrispettive ai contributi versati dai lavoratori rispetto agli interventi di natura sociale e assistenziale , che devono avere un capitolo di bilancio a parte. Si dimentica con questo provvedimento che i versamenti dello Stato sono virtuali a meno che non si voglia far cassa
con chi non solo non evade per sua natura, ma ha coefficienti più elevati per l’erogazione delle pensioni, ma anche per provvedere alla cassa integrazione , alle pensioni sociali e di invalidità, cioè il welfare. Intanto sulla base di un discutibile criterio di equità si è introdotta una parvenza di tracciabilità sopra i 1000 euro , che salvaguarda il lavoro in nero, né si parla della riduzione delle ingentissime spese militari o delle rendite in capo al Vaticano (immobili, attività commerciali ..)
Eppure chi usufruirà di queste penalizzazioni è sempre più fortunato dei precari il cui destino si delinea sempre più gravoso e incerto .I precari, i giovani la cui condizione viene strumentalizzata per lanciare un attacco a 360° al diritto di lavoro per mettere i figli contro i padri definiti categoria iperprotetta, oppure contro i colleghi poco più anziani come vuole la sconcertante proposta del ministro Profumo, che pensa di risolvere il problema di 200.000 precari, a cui si aggiungeranno i nuovi neolaureati, costruendo un sistema artificioso di doppia graduatoria, concorsi, canali di accesso alle cattedre paralleli. Si prospetta per il futuro una tristissima e lacerante guerra tra poveri mentre le cattedre diminuiranno, per via dell’aumento dell’età pensionabile, e le classi saranno sempre più sovrabbondanti ,ingestibili e meno sicure, ma tanto con i supporti informatici non ce ne accorgeremo.

lunedì 21 novembre 2011

Dagli spazi profondi della mia ignoranza

Non sono né un’ economista né una Decorosa Tecnica, come la recente moda impone, molto semplicemente appartengo a quella vastissima categoria di persone che la crisi la sente , eccome, sulla sua pelle ; dalla profondità della mia ignoranza alcune cose però le capisco, come il concetto molto elementare che l’origine del disfacimento del sistema economico è stato prodotto dall’ allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e l’ incapacità di consumo dei lavoratori
Ho persino capito che, per sanare i debiti privati , questi saranno scaricati sui bilanci pubblici e , ho persino intuito, che la debolezza della zona euro è stata causata dalla “imposizione” del Trattato di Maastricht di una politica liberista, fondata sull aumento dell’incertezza e sul peggioramento della retribuzione del reddito, in pratica è aumentata l’offerta in modo smisurato rispetto alla domanda.
Non ho bisogno di leggere trattati specialistici per capire che le politiche dell’austerità deprimeranno quel che resta dello Stato sociale, che la crisi smantellerà completamente il lavoro per decenni indbolito dalla frammentazione, che aumenterà la disuguaglianza redistributiva , che l’azione pubblica nel sociale sarà sostituita definitivamente dalle offerte di mercato a cui accederanno solo coloro che potranno permettersi certi lussi .
Mentre la crisi avanza l’opposizione, invece di fare il suo dovere proponendo interventi centrati sulla produzione pubblica di beni collettivi ,superando definitivamente l’assistenzialismo dei fondi europei , o un sistema progressivo di fiscalità, oppure un serio consolidamento dei contratti collettivi di lavoro, con reiterata irresponsabilità continua a prediligere ricette care alla filosofia neoliberale a partire dalla radicalizzazione dei contratti di lavoro precari sino alla privatizzazione totale dei servizi pubblici.
Nel frattempo noi ascoltiamo preoccupati e sempre più poveri di soldi e diritti, ma rassicurati dal nuovo look più sobrio della politica italiana, e intanto con sempre meno concorrenza sul mercato qualcuno, in Europa e non solo, pensa ai futuri propri vantaggi !

Adele Dentice

lunedì 15 agosto 2011

Decidiamo di Decidere


Quel che resta del Welfare ci parla di una nuova concezione dello Stato, che lascia indietro i più deboli, le persone senza lavoro, che stentano a pagare l'affitto, gli ammalati, i giovani e gli anziani, tutto questo dopo l’inganno del modello sociale europeo che ha migliorato la qualità della vita di decine di milioni di persone e ha permesso loro di credere che il destino dei figli sarebbe stato migliore di quello dei genitori. Un benessere apparente che si reggeva su un’opera di disinformazione totale, retta dalle oligarchie finanziarie, che ci ha spinto verso un consumo compulsivo e un indebitamento generale Adesso è la stessa disinformazione che ci colpevolizza inducendoci a pensare che sono stati i nostri cattivi comportamenti la causa di questo disastro mondiale.
In questo contesto trova ampio spazio un’abile propaganda che ci fa credere che la decurtazione al welfare sia giustificata e necessaria , una rottura della coesione sociale che ha trovato il suo humus privilegiato nella progressiva ’affermazione di una nuova struttura della società, caratterizzata dalla frammentazione dei rapporti social i determinati da interessi individuali
Trovano quindi facile giustificazione non solo tagli economici ma anche tagli di consenso ce lo conferma quella parte considerevole di italiani che propende per un’idea in cui solo i soggetti “meritevoli “ possano usufruire dei benefici sociali, chi siano i meritevoli rimane un mistero se i poveri aumentano e le strutture a sostegno degli ultimi diminuiscono. Le fredde cifre dell’Istat ci parlano di una povertà relativa che si attesta all’11,4% mentre peggiorano sensibilmente le condizioni dei più poveri 550.000 e aumentano i vulnerabili, cioè coloro che si apprestano a diventare poveri , in particolare i giovani 22% perché figli di cassaintegrati o perché in "working poor", cioè guadagnano troppo poco. Intanto peggiorano le condizioni di 2 milioni di anziani e altri due milioni di persone con limitazione alla salute non sono raggiunte da alcun tipo di sostegno, con maggiore criticità nel mezzogiorno dove da anni la carenza di welfare pubblico non viene compensata dalle famiglie che hanno perso ogni capacità di far fronte ai bisogni primari.

E proprio sul welfare ricade la mannaia della risanamento eludendo ogni legge di mercato che vuole che siano i responsabili a pagare e non la popolazione-vittima del connubio banche e governi , colpevoli questi ultimi di aver permesso di far emettere denaro in più di quanto ne avessero, chiedendo interessi su una massa monetaria inesistente. Una calamità che ha portato alla rovina gli Stati , che si sono indebitati per supportare le banche ad iniziare da quelle statunitensi alla BCE , mentre con cinismo assoluto gli stessi governi servi supportati da partirti complici , propongono interventi sulle pensioni .lo slittamento (per ora di due anni) del TFR , le modifiche dello Statuto dei Lavoratori , la generalizzazione ed estensione del modello globalizzato Marchionne, perché “siamo tutti sulla stessa barca”, destrutturando l’altro modello, quello di economia mista enunciato dalla carta costituzionale, che prevedeva il controllo e l’intervento diretto dello Stato nell’economia nazionale

Nel frattempo, in questa atmosfera di dramma sociale, dobbiamo prepararci all’ultima farsa quella portata avanti dalle opposizioni , filo Confindustria e filo USA , che, avvalendosi del consenso popolare, faranno le stesse cose imposte dall’UE e comunque dalle lobbie industrial-fimnaziarie, senza che nulla venga risolto salvo, forse, un maggiore accanimento contro la nostra indipendenza a favore dell’impero statunitense.Non possiamo certo illuderci che con l’insediamento di un nuovo governo arraffa soldi, l’attacco al lavoro sia fermato,sia in termini di perdita di diritti che di flessibilizzazione , dal momento che l’imprimatur al declassamento dei diritti dei lavoratori è tutto merito di questa raffazzonata sinistra, tanto per rinfrescare la memoria la strada passa dall’abolizione della “scala mobile” (governo Amato 1992),agli accordi sulla flessibilità (Ciampi 1993),al la controriforma delle pensioni (Dini) nel 1995al pacchetto Treu (Prodi 1997), sino all’attacco al diritto di sciopero (D’Alema 1999).
In poche ore e in poche battute la nostra povera Italia ha dato un addio a decenni di lotte sindacali e al processo di democratizzazione del Paese, ma il Paese siamo Noi e in Noi la forza di opporsi alle modifiche costituzionali imposte dai Poteri estranei e sovra nazionali ,
in Noi la forza di decidere
decidiamo di decidere